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Diario Assisi Rieti"Di qui passò san francesco"

Discussione in 'Diari pellegrini' iniziata da Frambo, 14 Settembre 2013.

  1. Frambo

    Frambo Iscritto

    Diario di un pellegrino sulla via “di qui passò san Francesco”


    I giorni prima della partenza

    stavolta molte cose sono diverse dagli altri cammini.

    Innanzitutto il poco studio delle tappe, il non avere una cartina ma un libro preso su internet (terre di mezzo), sentirsi tranquilli che tutto andrà bene ma, domandandomi dov'è la solita ansia.
    Così i giorni prima di partire passano concentrati sul lavoro e distratti da altri pensieri che da tanto tempo non arrivavano alla mente e non solo.

    Preparo lo zaino mercoledì sera... 5 minuti per farlo , con la sicurezza di chi fa le cose da tanto tanto tempo, e la certezza che qualcosa dimenticherò, ma se così sarà lo scoprirò solo in cammino.
    L'unica preoccupazione vera che rimane è il sentirmi pronto.
    Già una volta ho pagato di arroganza (Pavia - Piacenza) piantandomi con le gambe che pareva tronchetti di quercia sottovalutando tutto. Esiste anche il diario di quei due giorni, e mezzo... ancora li nel cassetto non finito, a cui son certo prima o poi darò una conclusione.

    Ma più che arrogante mi sento in realtà sereno. Certo che questa cosa mi appartiene, certo che questa cosa è fatta per me. Come se si soffiasse aria su quella scintilla di eternità scoperta (o riscoperta), lungo la via degli abati... e si sa soffiando le scintille si ravvivano.
    Stavolta la benedizione di Don Renato (prete pellegrino) è saltata infatti si trova all'estero, altra cosa anomala.
    Ma la cosa più strana è che se gli altri anni chi ha camminato con me l'ho trovato lungo il cammino... volti nuovi amici da e per sempre, stavolta la compagnia è dal principio del viaggio, infatti una mia amica mi ha chiesto di poter venire con me.
    Detto e fatto.
    Ciao Chiara!!!




    Arriva così Venerdì il giorno della partenza.

    Venerdì 12 Luglio 2013

    Ore 06.20
    Suona la sveglia. Lo zaino sul divano da due giorni continuo a pensare di aver dimenticato qualcosa... lo apro ci guardo dentro... vedo tutto... ma è come se non guardassi, quasi come se ormai anche quel poco che mi porto sia diventato quasi superfluo... se non fosse per dei buoni e sani principi di convivenza con gli altri e anche con se stessi forse non uscirei solo con i bastoncini da trekking e il mio amato cappellino da pellegrino che ha passato sulla mia testa gli stessi km che hanno percorso i miei piedi sulla terra che mi ha visto peregrinare.

    I minuti passano lenti, passerà a prendermi la Chiara con suo papà e ci accompagnerà alla stazione dove un treno ci aspetta per portarci all'inizio del nostro viaggio.
    Detta così è poetica in realtà ci porta alla stazione dove noi aspettiamo il treno che ci porterà comunque all’inizio del nostro viaggio.

    Viaggio … Giusto ancora non ho detto dove andremo.
    Si riparte da un luogo già incontrato l'anno scorso, un luogo che dall'anno scorso ha aumentato la sua lucentezza perché un papa (e pare proprio un grande papa) si è dato il nome del Santo nato in quel luogo. Il santo è ovvio, Francesco la partenza Assisi.

    Ma dire partenza non è sufficiente... a un cammino bisogna dare formalmente (e solo formalmente) una fine, e è stato deciso Rieti.
    Il cammino di quest'anno si chiama “di qui passò san Francesco” e a dire il vero arriverebbe una tappa dopo Rieti a Poggio Bustone, ma i giorni sono contati, ma a Dio piacendo non sarà un problema ho già pensieri futuri

    Circa 160 – 170 Km di buon cammino.

    Ma non divaghiamo, passa il papà della Chiara, mi carica in macchina, con tanto di zaino, e poco dopo siamo in stazione a Fidenza.
    Sul treno si chiacchiera, e nasce la prima frase della settimana,
    Non sapendo il meteo che ci aspetta perché ne io ne la Chiara ci abbiamo guardato, il motto è l'acqua non ci scioglie il buio non ci rosica, insomma pronti a tutto!

    Le ore in treno tra una chiacchiera e un occhiata fuori dal finestrino passano veloci ed ecco che arriviamo ad Assisi. Subito lasciamo gli zaini all’Ostello Adelante in una bella stanzetta dove già è stata accolta un'altra pellegrina.

    A piedi si va a santa Maria degli angeli, si mette l'anima in lavatrice, gli si da una bella lavata e si esce ancor più sereni!!!
    Poi sempre con la Chiara torniamo all'ostello dove conosciamo Alessia, la nostra ospitaliera che a offerta offre una stanza di casa sua per i pellegrini.

    Prendiamo il pullman e andiamo a fare un po’ i turisti ad Assisi alta e soprattutto a fare il timbro di inizio tappa sulla credenziale presso la Basilica, e la Chiara ha l'emozione un poco perplessa del suo primo timbro!!!

    Giriamo tranquillamente Assisi, quando seduto a un bar chiacchierando con la chiara, li a 10 metri da me, appare una pellegrina con zaino che chiacchiera con delle persone.
    Strabuzzo gli occhi chi ho davanti a me??? La Lia il piccolo caterpillar con cui ho condiviso la bella e dura via degli abati!!! mi ci metto davanti, con un sorriso così tirato da toccare non i lobi delle orecchie, ma da far incontrare i lati della bocca dietro... sulla colonna vertebrale!!

    Come La Lia mi vede, il sorriso è ricambiato, e gli occhi esprimono tutto lo stupore di incontrare in modo del tutto casuale un amica pellegrina.
    Lei finisce oggi (ha fatto il cammino di Assisi) e io inizio domani... un vero passaggio di testimone.

    Ma la cosa più incredibile è che la pellegrina che abbiamo in stanza è proprio lei!!!

    Mangiamo insieme e torniamo all'ostello dove ora sto scrivendo.
    Una giornata che doveva essere banale, ha avuto la sua sorpresa realmente inaspettata. Come inaspettata è stata la pioggia che ci ha sorpresi mentre andavamo verso la basilica per vederla illuminata al tardo imbrunire, Quella pioggia sciocca e malinconica che tante volte ha accompagnato i miei cammini, come a suggellare l'emozione di quell'incontro che a li a poche ore sarebbe diventato un addio!!

    Un ultima cosa prima di spegnere e dormire, non ho ancora aperto i bastoncini, ma il primo gesto da pellegrino l'ho fatto... dando così ufficiosamente il via a questo giro. Mi son lavato con il sapone di marsiglia, e solo il suo profumo mi ha portato alla mente i luoghi che ho attraversato in questi anno ma ancor di più i volti e i sorrisi delle persone che hanno camminato con me.

    Buonanotte Chiara buonanotte Lia



    13 Luglio 2013

    La sveglia alle 6.15, tutti prepariamo gli zaini e via, si esce dall'ostello dove la gentile ospitaliera Alessia ci ha accolti.

    Siamo a pochi metri la stazione di santa Maria degli angeli, li ci fermiamo per la doverosa colazione e per salutare Lia... infatti di li a poco ha il treno.
    Io e la Chiara invece ci avviamo al pullman che ci porterà nel punto di partenza designato a porta cappuccini.

    E li finalmente posso aprire i miei bordoni moderni e passare nella modalità pellegrino al 100%. un gesto che da inizio ufficialmente ai miei cammini e che compirò all'inverso solo al termine del viaggio.
    Anche la Chiara compie lo stesso gesto, banale, semplice, scontato, perché di per se è un gesto realmente semplice, ma non so se si renda conto di cosa voglia dire per un pellegrino aprire i propri bastoni e iniziare il cammino. Forse lo scoprirà alla fine.

    Appena si lascia La porta Cappuccini alle spalle, inizia una irta salita che ci porta all'eremo delle carceri... ed è il caso di dire che l'eremo è stato sudato, infatti nonostante fosse mattina presto il caldo già si faceva sentire, ed ecco un altra anomalia rispetto i miei soliti viaggi... mai fatti d'estate e se si suda già alle otto del mattino inizio a preoccuparmi per il mezzogiorno.
    Approfitto della salita per sgranare la mano destra , muovendo le labbra in modo continuo e ripetitivo, ad ogni passaggio di aria affannata mantenendo il cammino costante sulla salita... e come ho imparato l'anno scorso non 5 ma sei decine... il rosario pellegrino!!!!

    Quello formato da sei decine, e la sesta decina dedicata a tutte le persone che hanno condiviso i cammini con me. E in mente mi vengono i volti Di Luca dell'Enny di Giovanni a Santiago, dell'Anna e della Sonia, di Joseph di Franco e i suoi amici, sulla via francigena, di Elena e Giovanni di Marco e Stefano sul cammino di Assisi, di Gisella, Francesco, Franco Valeria Maria Teresa e ovviamente Lia sulla via degli abati.... e penso a quella ragazza, Chiara (e partendo da assisi nessun nome poteva essere più indicato), che cammina con me quest'anno.

    AL primo tratto pianeggiante, inizio a cantare la mia canzone da pellegrino, come tutte le tappe della mia vita fatte fino ad ora... Ave Maria splendore del mattino, e un colpo al cuore è arrivato quando a cantarla non mi sono trovato da solo!!! Anche la Chiara la conosce. E sicuramente la canta meglio di me. Ma la cosa più bella è stata quando mi ha detto chi glie l'ha insegnata. E' stato Jacopo, un ragazzo che ho cresciuto in oratorio tanti anni fa... e che questa canzone ha imparato sicuramente li, una sorta di ritorno, di raccolto.

    Arriviamo all'eremo poco prima delle nove, visita e timbro sulla credenziale... a me lo ha fatto un frate gentile, alla Chiara una suorina dal sorriso lieto .

    Riprendiamo il nostro inerpicarci verso il monte Subasio. Inerpicarci è la parola giusta, infatti la salita costante intervallata solo da piccoli pezzi in piano ci porta presto alla croce sul monte che da verso Assisi.
    Il panorama spettacolare, veramente incredibile, sulla città di San Francesco e la vallata sottostante. In alto praterie pieni di fiori accompagnavano il nostro procedere. Purtroppo non erano tutti fiori quelli che accarezzavano i miei cosciotti (e anche quelli della Chiara) infatti c'erano molti cardi e piante similari che continuavano a graffiare letteralmente le gambe ad ogni passo.... la cosa era irritante , ma non ci si è fatto molto caso vista la bella beltà del luogo che ci circondava.

    Iniziamo la discesa del Monte e arriviamo a una fontana, il libro del cammino dice che dovrebbe esserci si una fontana, ma dice anche che li c'è una scultura che non vedo. Quindi faccio fatica a capire dove mi trovo realmente al che dico la cosa alla Chiara che sgrana gli occhi... e dopo qualche istante ad osservarmi scoppia in una risata fragorosa.
    Infatti sulla scultura ci avevo i piedi sopra.... ma non me ne ero accorto. Una sorta di legno al centro della vasca della fontana, che io usavo come appoggio per bere... sembrava un tronco e giuro non avevo capito si trattasse di una scultura moderna...
    Difficilmente perdo i segnali... ma l'arte moderna proprio non solo stento a capirla,... proprio non la so vedere anche se è lunga quasi due metri.

    Dopo una meritata pausa con spuntino scendiamo per il pese di Spello. Lungo la via incontriamo due quasi improbabili pellegrine, una irlandese l'altra belga e io inizio a parlare nel mio inglese misto esperanto e speranza che queste capiscano... anche qui occhi sgranati della Chiara e risate. Ma alla fine ci siamo capiti!!!
    arriviamo a Spello. Incantevole, un borgo medioevale bellissimo, che dovrebbe essere la meta ufficiale del viaggio, ma avevamo già deciso prima che avremmo continuato la tappa fino a Foligno. Siccome erano passate le 13 decidiamo di fare una bella sosta con panino e birra, infatti se l'anima era ritemprata, la carne necessitava di qualcosa da mangiare.
    Da li a Foligno da segnalare solo una lunga striscia di asfalto di 5-6 km per giungere in centro città e più precisamente all'ostello alle 16.30. Tappa bella, tra le più belle che ricordo.
    La Chiara alla sua prima esperienza di questo tipo (in realtà ha più fisico di me... è anche nel soccorso alpino). Ha tenuto botta e anzi io nell'attesa del portiere dell'ostello mi scappa un abbiocco sulla panchina.

    L'abbiocco è un animale strano, e nessuno provi a negarlo tutti lo abbiamo posseduto almeno una volta nella vita. Animale che si trova a suo agio generalmente dopo mangiato, o durante interessanti riunioni di lavoro, oppure dalle chiacchiere infinite delle mogli o fidanzate. Magari agevolato dal fatto che la sera si è fatto tardi.
    Quando una o più delle condizioni sopracitate si sovrappongono be non ci sono speranze, si passa alla seconda fase dell'abbiocco
    L'abbiocco seconda fase, ama farci chiudere gli occhi facendo barcollare la testa che riprende il controllo dei suoi muscoli solo dopo aver comprovato la legge di newton, ovvero che se una testa non è sorretta dai muscoli del collo tenderà a cadere verso il petto con una velocità tale che almeno il 50% delle persone che sono con noi lo possano vedere.
    Arriva il portiere, ci da la camere, doccia, bucato, e visita rapida alla città (carina) e poi a cena nel locale convenzionato menù da pellegrino...

    finisce qui la prima giornata di cammino

    Buonanotte mondo Buonanotte pellegrini buonanotte Chiara.


    14 Luglio 2013

    Sveglia alle 06 .30 anzi svegliati, infatti nessuno dei due aveva montato la sveglia. Rito dello zaino, e rapidi come lucertole scaldate dal sole, fuori dalla porta dell'ostello, con in mente una sola cosa... Fare colazione.
    AL primo bar di nostro gradimento ci fermiamo e la bontà della pasta con crema di nocciole ha dato ragione al nostro istinto.

    Si esce per porta Romana, la tappa di oggi sulla carta non dovrebbe essere impegnativa, ma siccome l'esperienza lo dice, sono le tappe di cui diffido di più.

    Tutta o quasi tutta in piano il grosso neo della tappa di oggi si chiama asfalto. Infatti salvo brevi tratti in carrareccia tutto il percorso si snoda su strade secondarie.

    Appena fuori dai paeselli insieme cantiamo Ave Maria splendore del mattino. Se ieri mi sembrava quasi un illusione oggi è confermato che l'abbiamo cantata insieme. Poi in silenzio via a sgranar le 6 decine con la mano.

    Le rondini volano basse sui campi in gran parte incolti, e a volte nel loro turbinare arrivano a sfioraci con voli radenti.
    Una lumaca percorre in senso inverso il nostro cammino, è al centro della strada e con il suo zainetto a forma di chiocciola, procede lenta sui sassolini dello sterrato. Dopo una bella foto di rito la prendo e la metto nell'erba, lei allunga le corna e ringrazia.

    Arriviamo al paese di Trevi e qui visto che avevamo fatto tre ore di cammino ci concediamo una bellissima e da me tanto amata seconda colazione. Nulla di particolare ma ci si ritempra un poco. E dopo poco si riparte verso la meta di oggi... Spoleto.
    Camminiamo tra campi di grano girasole e uliveti, insieme recitiamo le lodi.
    Io quest'anno mi sono dimenticato il libretto, ma ancora stupito l'aveva lei.

    Arriviamo alle fonti di Clitunno e delle acque sgorgano dal terreno e formano laghetti così limpidi da sembrare surreali. Un gran bel spettacolo.

    Riprendiamo il cammino e da li in poi sicuramente più difficile. Sarà il paesaggi non eccezionale (ma tutt'altro che brutto) sarà il fatto di essere ancora su asfalto della Flaminia, sarà che sono le 13.30 del 14 luglio.. e il caldo si fa sentire... la pelle scotta, i piedi ribollono e un suono ci accompagna da tutto il giorno. Il canto delle cicale, che imperterrite continuano a cantare indifferenti del nostro passaggio. E allora anche a noi non resta che cantare... e mettiamo nelle corde vocali canzoni degli alpini (ancora stupore) e una serie di cantautori, con le cicale che completano la polifonia.

    Quando il caldo, la stanchezza, i dolori alle giunture, e la disidratazione si fanno sentire arriviamo finalmente nell'incantevole Spoleto. Abbiamo prenotato dalle suore benedettine e con profondo rammarico ci dicono che si trovano in alto sul monte... ma con profonda gioia ci dicono che ci sono le scale mobili!

    Ci accoglie una suorina dai tratti orientali. Gentile e ci accompagna in camera. Doccia, bucato, e trenta minuti di relax e poi via giretto per Spoleto città veramente bellissima. L'unico neo, c'era un concerto di classica davanti al piazzale del duomo e non facevano passare nessuno.. se non muniti di biglietto. Quindi non abbiamo potuto visitare il duomo. Che rabbia.... Mi sa che qui ci dobbiamo tornare.

    Io e la Chiara ceniamo in un locale poco distante dal convento e stanchi o meglio ancora cotti dal sole e dall'asfalto di oggi, andiamo a dormire.

    Io sto scrivendo il diario la Chiara dormicchia già quand'ecco che due esplosioni fragorose squarciano l'aria e il silenzio del convento. Mi domando cosa sono, la Chiara si sveglia ma è abbastanza indifferente al rumore, passano due minuti e il cielo si illumina dei fuochi d'artificio più belli che ho mai visto. Se a questo aggiungiamo che li abbiamo visti dalla stanza di un convento benedettino, rende la cosa quasi surreale. Ora è mezzanotte. Ed è ora di finire questo diario.. mi sa che devo accudire il mio abbiocco...

    ma finisco così
    Buonanotte mondo, Buonanotte pellegrina Chiara.
    Da oggi Pellegrina vera!


    15 Luglio 2013

    La sveglia alle 6 e alle 6. 30 nel refettorio a far colazione. La stessa suorina che ci ha aperto ieri la porta ci prepara latte e caffè, sulla tavola pane e marmellate di ogni genere. Albicocca o albicocca...

    Usciamo dal convento e ci dirigiamo verso le scale mobili per la discesa da Spoleto e portarci alla fermata dei pullman, infatti oggi i primi 4-5 km li facciamo con il bus di linea, la strada su indicazione della guida è pericolosa, e come già scrissi per l'ingresso in Roma... vale più un Pellegrino stropicciato sul sedile di un pullman che un Pellegrino bello stirato sull'asfalto.

    Scendiamo al paese di Giovanni di Baiano. E li sull'asfalto inizia la nostra avventura odierna.
    Andiamo verso la Romita di Cesi. Altri pellegrini mi hanno parlato di questo luogo, e tutti in modo splendido... la cosa ha creato in me una certa attesa. Attesa un poco ansiosa dovuto al fatto che sono due giorni che proviamo ad annunciare il nostro arrivo senza riuscirci. Non vorrei avere la sorpresa che non ci sia nessuno, questo vorrebbe dire quasi sicuramente dormire all'addiaccio, poiché la tappa è lunghetta e gli altri paesi non vicinissimi.

    Presto lasciamo la via principale fortunatamente non trafficatissima e iniziamo a passare una serie di paeselli di campagna prima, di montagna poi, infatti lentamente ma non troppo la strada inizia a salire verso l'alto e i panorami si aprono davanti ai nostri occhi, mai sazi di beltà.

    Arrivati al paese di Rapicciano, una signora ci guarda e con un sorriso da nonna esclama: ma figli miei... dove andate con questo caldo, allora gli raccontiamo cosa stiamo facendo e riceviamo la sua benedizione. Prima di partire gli chiedo se c'è nei paraggi una fontana, e lei mi risponde si e con il dito me a indica. Chiedi e ti sarà dato.

    Dopo un altra inerpicata su una tranquilla strada, immersa totalmente nel verde, arriviamo al paese di Fogliano e li abbandoniamo l'asfalto per una carraia.
    Poco prima del paese di macerino troviamo un altra fontanella dove ci dissetiamo e decidiamo di mangiare qualcosa sono le 12.00 e ancora non ci siamo fermati. Quindi mi mangio un panino fatto la sera prima a Spoleto da un salumiere. Leggero, tre tipi di salume diverso e formaggio... non riuscivo ad addentarlo, o meglio è stata una bella sfida farlo. Chi ha vinto lo potete immaginare, del panino è rimasta la carta del salumiere, e poche briciole per le formiche.

    Dopo una impresa ciclopica come quella ci siamo rilassati e ben presto sono arrivate le 13. Il caldo si faceva sentire, ma il fatto di essere in mezzo ai boschi aiutava a camminare. Superiamo macerino, e da carraia la strada si fa sentiero. Un sentiero che si inerpica ancora, in alto non proprio all'ombra, con il bianco delle pietre che accecava i nostri occhi.

    Seguendo la regola del pellegrino che “dopo una salita c'è sempre un altra salita decidiamo un ulteriore mini sosta all'ombra di una pianta (peccato non saperle riconoscere), sulla pianta era inciso il tau giallo del nostro cammino, e visto il caldo la sua ombra era dono prezioso da non lasciarci scappare.
    Ripartiamo dopo 15 minuti e ancora su sempre più su, fino a un traliccio dell'alta tensione, dove finalmente la salita è finita e dolcemente si è ripreso una carrareccia che ci avrebbe di li a poco riportato alla romita. Sulla strada un incontro, la Chiara vede a terra un bastoncino che bastoncino non era... dopo poco esclama “ ma quella è una vipera” allora mando giù un poco di saliva respiro profondo e in mezzo la strada a circa 50 cm da me c'era una bella viperina con il pancino pieno ferma immobile la guardiamo foto di rito e la stuzzico un poco con il bastone fino a che non va via... ancora una volta non l'ho uccisa. Del resto siamo sul cammino di San Francesco lei è a casa sua e non ci sono ragioni per ucciderla.

    E così stanchi ma cantando arriviamo alla romita. E qui apriamo un altro capitolo.

    La Romita di Cesi

    Al nostro arrivo troviamo un cancello aperto con scritto che l'ingresso è dopo. Costeggiamo un muro ma il dopo è chiuso, ergo torniamo indietro da quello di prima con in cima scritto dopo.
    Entriamo nella Romita e subito un senso di pace ci accoglie, il prato curato, i fiori ovunque, e le mura dell'antico convento belle luminose, e calde!

    Apparentemente non c'è nessuno se non un grosso pastore maremmano, quando l'ho visto mi si è raggelato il sangue, in virtù dei ricordi degli anni passati... poi dei rumori dietro un porta, un ragazzo, Michele lavorava a una porta e subito ci accoglie come se fossimo la cosa più normale che potesse accadere li, ci sono dei pellegrini!!!

    CI porta verso la sala del convitto e ci offre da bere, poi arriva Maddalena, una tedesca che ha deciso di vivere li, e poco dopo Conosciamo Paola (simpatica e carina) che ci porta in visita alla Romita il belvedere e la grotta di san Francesco, ci presenta i tre cani tra cui pecorello, il grosso maremmano anzi il grosso e buono maremmano.
    Veniamo accompagnati nella nostra stanza, anzi cella e poi a far la doccia. Ma stando ben attenti a non sprecare acqua infatti nella romita esiste poca corrente elettrica (pannelli e due palette eoliche) e non esiste l'acqua corrente. L'unica acqua è data da dei serbatoi di raccolta della romita stessa alcuni originali (poco dopo il 1213) altri postumi.

    Manca la persona simbolo e radice stessa della romita Fra Bernardino, che una trentina di anni orsono seguendo alcune indicazioni di libri antichi e narrazioni su san Francesco, ha iniziato a cercare questo luogo perduto. Dimenticato dagli uomini. Circondato totalmente da una fitta vegetazione, per vederlo si è fatto aiutare da un albero. Spesso i frati francescani al centro del convento piantavano un cedro del Libano perché è un albero molto grande che fa un sacco di ombra. Ebbene Fra Bernardino ha visto tra la fitta vegetazione svettare questo albero che assolutamente non centrava nulla con il resto e sotto di esso ha trovato la Romita in condizioni spaventose, semplicemente un ammasso di pietre.
    Con l'aiuto di alcuni volontari tedeschi di alcune persone generose e con l'aiuto di Dio (stato e chiesa neanche lo avevano in nota) è riuscito in trent'anni a riportare alla vita questo convento dove san Francesco è stato e ha predicato.

    Ora con l'aiuto di alcuni volontari lo manda avanti, in perfetta letizia con tutto il circondario.
    E da spirito francescano, all'ora della preghiera (lodi vespri...) suona la campana i cani ulunano, e poi tutti (ospiti e volontari) ci si dirige verso la chiesetta (non più consacrata) a pregare... e fin qui nulla di anomalo, ma per tutti intendo anche i cani che entrano con gli altri si mettono tranquilli davanti alle panche e ascoltano le lodi a Dio.
    Quindi fatta la doccia visitato la romita si da una mano, io a Michele a tagliar dei rami e a rimettere su una pesante porta, la chiara a seminare ortaggi e fiori con Paola.

    Dopo i vespri la cena, semplice umile ma buona iniziata con un canto insieme, e finita verso il tramontar del sole con la buonanotte, con il tramontar del sole perché non essendoci la luce... tutti a nanna.


    Finisce anche questo terzo giorno di cammino, finisce con il calar del sole, finisce con il buio più completo, in mezzo al bosco più fitto, luogo che mai avrei immaginato di vedere, anzi di vivere.

    Allora stasera chiudiamo così
    Buonanotte mondo buonanotte pellegrina Chiara, buonanotte gente della Romita. Possa Dio concedere un sonno ristoratore a tutte queste persone che nella loro semplicità, recuperano quelle anime rovinate dagli spiriti maligni che scorrazzano per il mondo.

    16 Luglio 2013

    La sveglia della romita è il canto di fra Bernardino, tempo di prepararsi e suona la campana per le lodi così che, tutti insieme pecorello compreso andiamo in chiesa.
    Dopo colazione qualche chiacchiera e infine i saluti.
    Non posso dirlo con certezza ma credo che ritornerò in questo luogo.

    Usciti dal cancello iniziamo la discesa in un bosco magnifico verso Cesi. Alberi e vecchi ruderi dal fascino millenario circondano il nostro passaggio,
    la discesa è rapida e in poco più di un ora ci troviamo sull'asfalto.
    Approfittiamo di un pezzo in piano per fare il canto che ci accompagna dall'inizio del cammino ( e me da sempre).
    Un paio di km dopo entriamo a Cesi, dove approfittiamo per berci un buon ging seng io e un orzo la Chiara.
    Sosta breve e da li si riparte su stradine asfaltate in una pianura circondata da monti e colline, nulla di particolare da segnalare, solo il caldo e le cicale che anche oggi accompagnano il nostro peregrinare.
    Cosa dicono le cicale, ancora non lo so di preciso, ma con la Chiara decidiamo di cantare e scopriamo così che sono un buon metronomo, aiutano i pellegrini canterini a tenere il tempo e il passo. Forse nella loro pigrizia, le cicale sono le custodi del tempo del cammino!!!

    Il caldo si fa sempre più intenso e il fatto di essere in una piana non sempre ombreggiata rende impegnativo camminare.
    Purtroppo entriamo nella zona industriale di terni. I nostri occhi e le nostre orecchie ricevono un impatto traumatizzante della nostra civiltà. Ma le immagini i profumi i suoni leggeri della romita e dei suoi boschi sono ancora nella nostra testa, e nei nostri cuori.

    Passiamo davanti alle vetrate di una pasticceria sono le 11.30, manca 4 km a Collescipoli meta odierna e attratti come gli argonauti dalle sirene veniamo tirati dentro la pasticceria e dal fresco dell'aria condizionata e dalla fame. Pranziamo.

    Stiamo al fresco per circa un ora e al nostro uscire la situazione caldo era tutt'altro che migliorata. Iniziamo a inerpicarci verso Collescipoli. In pasticceria abbiamo guardato la tappa del giorno dopo molta pianura e tanto asfalto, e valutato il fatto che tenendo la strada normale saremmo arrivati a Stroncone con “soli” 8 km in più di cammino, facendo così inoltre potremmo guadagnare un altro giorno e evitare di fare le corse venerdì per prendere il treno.

    A Collescipoli decidiamo e cambiamo la meta di oggi, il capolinea della nostra giornata diventa Stroncone.
    E allora ancora su per una stradina secondaria, sotto il caldo sole di luglio alle 14 di pomeriggio.
    A dire il vero abbiamo curiosato per vedere gli orari dei pullman.... ma senza risultato.
    Quindi un passo dopo l'altro incontrando fortunatamente qualche fontanella lungo la via arriviamo a Stroncone alle 16 circa, dove chiamiamo l'hotel san Francesco per la notte.
    E qui una piacevole sorpresa.

    La Chiara sono già tre giorni che lo chiede, ma io gli rispondo che non è possibile, che in circa 60 gg di cammino mai mi è capitato, ma lei a fine viaggio vorrebbe dove dormiamo anche la piscina
    Chiedi e ti sarà dato... infatti veniamo accompagnati alla nostra stanza che si trova in un agriturismo poco lontano dall'albergo, e cosa c'è a 10 metri dalla nostra porta?
    Una bella e fresca piscina a nostra disposizione...
    Quindi tuffo.... e relax

    Alle 19.40 ci vengono a prendere per la cena. Il ristorante si trova sotto l'albergo con il cuoco che si chiama Spartaco... Bruschette favolose come antipasto (quella alle lenticchie la ricorderò a vita), gnocchi al ragù per me e pappardelle al cinghiale per la Chiara (si sa difendere la ragazza). Poi punta di vitello con cicoria ripassata... tutto condito da un bel litro di vino!!! siamo riaccompagnati a casa.. da soli sarebbe stata dura.

    Buonanotte mondo, buonanotte pellegrina Chiara.


    17 Luglio 2019

    la partenza da Stroncone è quasi drammatica, infatti i nostri ospitalieri (gli albergatori) a colazione continuano a offrirci roba da mangiare, e vogliono riempire i nostri zaini di roba da portare via. A stento riusciamo a rifiutare.

    Partiamo sono quasi le 8 ma oggi la tappa dovrebbe essere quasi corta, anche se con un discreto dislivello. Presto abbandoniamo la strada e ci troviamo a inerpicarci su un sentiero sassoso, sentiero che ha visto il passaggio di san Bernardino, su di esso si trovano l'impronta del suo ginocchio, della sua mano, del suo piede, ecc. ecc. Tradizioni popolari che non so cosa possano avere di vero, ma credo che poco importi, credo che la fede di per se non abbia bisogno di segni così eloquenti, almeno non nella nostra epoca. Ma se a pensarci fanno un poco ridere, non bisogna però togliere la possibilità che ci sia un fondo di verità, questi aspetti diciamo folkloristici aiutano la gente (e anche me) a ricordare che nella vita ci sono persone eccezionali che hanno lasciato segni tangibili del loro passaggio nella storia (e non è l'impronta del ginocchio su una roccia), segni tangibili che non si limitano a richiamare il loro nome fine a se stesso, ma a ricordare che la loro vita è stata grande perché Affidata a qualcuno, anzi a uno. Cristo.

    Finito il sentiero ci troviamo su una bella strada asfaltata a quasi 850 mt di altezza e nonostante il sole fosse alto nel cielo, il clima era splendido. I prati che ci circondavano erano pieni di castagni secolari, con i tronchi enormi a volte anche scavati all'interno, ma con il cespuglio di foglie sopra verde e rigoglioso.

    Arriviamo alla località prati, altopiano erboso pieno di casette estive li ci fermiamo per una pausa, la prima da quando abbiamo iniziato a camminare, sono circa le 10.30.
    La Chiara ha l'ottima idea di comprare un pezzo di focaccia... incredibilmente buona.

    Ripartiamo rifocillati e allegri e ci troviamo a camminare su una strada sterrata stupenda con prati verde brillante ai lati, mucche al pascolo e un cielo azzurrissimo sopra le nostre teste.

    E tra una chiacchiera e l'altra passiamo il confine tra l’Umbria e il Lazio.

    Inizia la discesa che ci porterà al convento di Greggio, meta ufficiale della tappa odierna.
    La discesa non un gran che, infatti il sentiero è stato lastricato con sassi e cemento rendendo impattante per le ginocchia la ripida discesa, con il rischio di scivolare. Il bosco che ci circonda però è molto bello. Davanti a noi la valle reatina in tutta la sua magnificenza.
    Cantando pezzi dei Beatles John Denver e tanti altri arriviamo al convento, facendo di questo pellegrinaggio, il pellegrinaggio più canterino mai fatto.
    Greggio è il luogo dove san Francesco in primis ha fatto il presepe, e infatti all’interno del convento è presente una mostra permanente di presepi. Terminiamo la visita sono quasi le tredici e iniziamo a scendere le scalinate del convento. Alla base di esse sulla strada arriva un motociclista, che io riconosco...
    Ciao Teso, anche quest' è venuto a trovarmi lungo il cammino.
    Che dire è una bella tradizione, ma ancor di più, è una gran bella amicizia.

    Uno alla volta ci carica in moto e andiamo a Greccio (poco distante dal convento) e li ci facciamo una bella mangiata, è giusto festeggiare!!!!
    Dopo pranzo facciamo un giro per il paese molto carino e alle tre passato il caldo Teso parte, e io e la Chiara ci dirigiamo a Contigliano. La meta di oggi doveva farci fermare a Greccio ma decidiamo di fare latri 7 km in più per accorciare la tappa di domani e arrivare prima a Rieti per poterla visitare.

    Sono le 17 e entriamo nell'ostello di Contigliano, subito ben accolti dall'ospitaliera.
    Lauta cena, passeggiatina per Contigliano e stanchi stanchi andiamo a letto. Domani abbiamo deciso di svegliarci presto.

    Buonanotte pellegrina, buona notte Teso.

    18 Luglio 2013

    LA sveglia alle 5 la colazione preparatala sera prima dagli ospitalieri e pronta nei thermos, e dopo aver riempito la pancia e le bottiglie dell'acqua partiamo.
    Oggi Rieti!!!!

    Il cammino di oggi è semplice su qualche strada asfaltata alternata da qualche carraia, un paio di cani ci fanno da compagni inattesi di viaggio scorrazzando intorno a noi per qualche centinaia di metri, e aggiungo per fortuna, infatti non emanavano un gran buon odore.
    I segnali oggi lasciano un poco a desiderare, e vuoi una svista, vuoi che non c'era ne perdiamo uno e ci facciamo un km e mezzo di non buona statale senza banchina con le macchine che ti passano vicino. Finalmente arriviamo a una deviazione che ci porta al convento delle colombe e li troviamo un luogo di quiete e tranquillità. Sostiamo circa un ora, e ripartiamo per Rieti. Qui il tragitto dopo una mezz'oretta nel bosco su sentiero diventa puro asfalto di strada trafficata. LA cosa è quasi inevitabile quando si arriva in grandi città. La penitenza (per me è tale) è durata poco più di un oretta.
    Infatti un paio di km prima della città il percorso devia sull'argine del fiume velino che costeggia la parte bassa della città bello ben curato, e tanta tanta acqua che scorre veloce verso acqua schiere di anatre oche e papere nuotano allegramente, la gente passeggia incurante di due persone zoppicanti (io ho una discreta vescica sotto l'alluce dx la chiara sopra.

    Arriviamo in centro della carina e piccola Rieti e andiamo al b&b dove abbiamo prenotato, veramente carino. LA sera ottima pizza da Cintia, prezzo pellegrino, passeggiata e a dormire.

    Dal Cielo qualche goccia di pioggia, quella sciocca come sei giorni prima ad assisi,
    Forse a bagnare la nostra malinconia, forse per benedire questa nuova pellegrina, forse per la tristezza di aver perso due pellegrini che hanno cantato chiacchierato e pregato sotto il cielo di quei posti che hanno Visto 800 anni prima chiacchierare cantare e pregare quel grande santo che è Francesco.

    Qui si conclude ufficialmente il nostro cammino, ma a dire il vero ci sarebbe un altra tappa ma i giorni sono finiti e domani si deve tornare a casa. Infatti dovevamo arrivare a Poggio bustone. Però visto che il treno è al pomeriggio decidiamo di informarci sugli orari dei pullman e andarci con i mezzi la mattina di domani.

    Buonanotte mondo, buonanotte pellegrina Chiara

    conclusioni:
    Quest'anno come scritto prima anno anomalo,
    niente pioggia, e devo dire che un poco mi è mancata,
    niente Benedizione da don Renato, ma so che ha saputo che ero in cammino e sono sicuro ha pregato per me. Sicuro perché anche quest'anno la Mamma del cielo non mi ha abbandonato.
    Niente cani maremmani che ti inseguono ma solo un tenerissimo pecorello alla romita di cesi, scoprendo così l'esistenza anche dei maremmani buoni.
    Grazie alle persone gentili, incontrate lungo il cammino e assicuro sono più di quelle che ci si può immaginare.
    Grazie a fra Bernardino vero appassionato di Cristo.
    Grazie al creato, che immancabile come sempre ha accompagnato i nostri passi con il giallo dei campi di girasole, lo scroscio dei fiumi e torrenti, il verde dei boschi il caldo del sole e un grazie particolare alle cicale, che mimetizzate tra gli alberi danno il tempo ai nostri canti.
    E ultima ma non ultima un grazie alla Chiara, brava, allegra, attenta, canterina compagna di viaggio, e nuova pellegrina per le strade di questo mondo.




    un gionro in più

    19 Luglio 2013

    Oggi sveglia alle 6 il pullman per Poggio bustone parte alle 6.40.
    Ma partire qui a Rieti deve essere un fatto non proprio certo infatti arriviamo puntuali alla fermata (in realtà puntuali dopo una corsa con tanto di zaino sulle spalle) dei bus e quello di poggio bustone non c'è per la semplice ragione che non ci sono pullman... alla richiesta di spiegazione dell'addetto mi sento dire “il primo pullman che si libera vi facciamo caricare” e così alle 7.40 arriva un pullman da Roma gli chiede sei libero... si bene, porta questi due ragazzi a poggio bustone... e così è stato!!!
    Arriviamo al convento di poggio bustone, sono le 8.20 e visto che il convento apre alle 8.30 decidiamo di andare subito al sacro Speco dove san >Francesco si ritirava a pregare una salita impervia ci spinge ad abbandonare gli zaini sul sentiero, io porto con me solo il mio cappellino. Dopo circa mezzora di salita irta e continua arriviamo a una piccola cappella posta sotto il dirupo di un monte sulla sua sommità una campana.

    Saliamo le scale interne della Cappelletta e tirando la corda suoniamo la campana, il suo suono riecheggia nella valle, e un brivido scende dalla schiena, un gesto simbolico, semplice, il punto finale di questo cammino. Un abbraccio alla Chiara. E per finire, li davanti alla Cappelletta ancora una volta Ave Maria splendore del mattino.

    Scendiamo rapidi dal sentiero, recuperiamo gli zaini e andiamo al convento.
    Suoniamo e ci apre il guardiano, Fra Renzo. Ci lascia visitare con calma tutto il convento e i luoghi dove san Francesco ha pregato, Proprio nel chiostro del convento faccio quel gesto che ufficialmente conclude i miei cammini, sotto lo sguardo curioso dei due gatti di fra Renzo chiudo lentamente uno ad uno i miei bordoni da pellegrino, e li ripongo nei laccetti attaccati allo zaino. Ora è veramente finito questo cammino.

    Gentilissimo Fra Renzo ci offre un caffè e qualche biscotto chiacchierando allegramente. Purtroppo il tempo passa e Sta per arrivare il pullman che ci riporterà a Rieti, ma lui si offre di portarci giù in macchina, deve andare al santuario della foresta poco prima di Rieti, insiste e accettiamo.
    Il viaggio piacevole e ha visto toccare tanti argomenti diversi, dalle vocazione al modo di interpretare san Francesco, troppe volte scambiato per una Biancaneve della Disney. Insieme visitiamo il convento della foresta, luogo dove Il santo ha scritto “il laudato” e poi ci riaccompagna in stazione a Rieti.
    Fra Renzo, un regalo realmente inaspettato dal cielo, oltre che alla Romita di Cesi mi sa che dovrò, e credo di poter dire dovremmo ritornare a Poggio Bustone a trovarlo.

    Il resto della giornata scorre tra l'attesa dei treni, chiacchiere con la gente che ci sta accanto, a guardar fuori dal finestrino i panorami che veloci scorrono davanti ai nostri occhi, a riordinare i pensieri che si affollano nella mente con già nel cuore la nostalgia del cammino, e la speranza di avere ancora sulle spalle lo zaino, pieno dell'essenziale che serve alla vita.

    O San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia.
    Contro la malizia e le insidie del diavolo, sii di sostegno.
    Noi scongiuriamo supplichevoli che Iddio lo tenga sotto il suo dominio. E Tu, o Principe delle milizia celeste con la potenza che Iddio ti ha dato, rovescia nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni, che a rovina delle anime vanno scorrazzando per il mondo. 
    Amen
    Papa Leone XIII preghiera a san michele arcangelo

    Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam .

    Mauro Frambati
     
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  3. Edo

    Edo Admin Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

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