da angeloscano » mer apr 27, 2011 7:42 pm
26 aprile 2011
Caceres – Canaveral
Oggi avevo previsto di andare fino all'Embalse di Alcantara (circa 33 km), il cammino ha deciso diversamente. Lentamente in un continuo saliscendi si arriva su un altopiano dal quale puoi volare intorno a te con lo sguardo fino alla fine dell'orizzonte senza vedere segni dell'uomo. Pascoli e prativi, si susseguono su dolci colline. L'erba ondulata dal vento come onde del mare si rincorre fino a infrangersi ai tuoi piedi. Le rondini stanno sospese nell'aria, le ali immobili, lasciandosi trasportare. Si rinfrescano in una pozza d'acqua. E' piacevole camminare su questo sentiero, ecco in lontananza comparire lembi di lago. Sfrangiato quasi fosse stato stirato, ogni valletta ne voleva un pezzettino. Oggi sto bene. All'albergue di Caceres ho incontrato Mauro di Treviso. Divisa la cena e la stanza, ritrovata una spontanea simpatia abbiamo deciso di partire insieme. E' stata la mia salvezza. Non è facile trovare un buon compagno di strada, con il quale sentirsi libero di essere e fare quello che si sente. Con lui è possibile. Mi racconta di sé alternando l'italiano al veneto e già solo il suono mi mette di buon umore. Procediamo con piacere alla volta del lago di Proserpina. Ogni curva o dosso regala squarci nuovi di questo invaso enorme. Lungo le sue sponde neanche una casa, un imbarcadero, un chiosco per bibite. Ne sono piacevolmente stupito. Da noi l'avremmo già rovinato costruendo di tutto intorno lungo le sue rive. Ville e villette, condomini di seconde case, alberghi e porticcioli per barche e windsurf. Intorno a noi invece solo natura e silenzio. La strada N 630 e la ferrovia ricordano che di qui la mano dell'uomo è passata con pudore. Su una sponda del lago dovrebbe trovarsi l'Hostal ad accoglierci con la sua frescura. Pregusto il piacere di fare un bagno rinfrescante. Fa molto caldo, il sole sembra voler recuperare l'assenza dei giorni scorsi. La mia ombra si nasconde tra le mie gambe. Qui avviene la tragedia. E' chiuso. Manca l'acqua. Sembra una presa in giro ci saranno milioni di metri cubi d'acqua e dai rubinetti niente. Non ospita nemmeno solo per dormire. Sono ormai quasi 8 ore che camminiamo. Sono sconfortato. L'idea di altri 12 km fino a Canaveral sotto il sole arrabbiato mi spaventano. Senza acqua, senza un albero, tutti da percorre lungo l'asfalto. Avere al fianco Mauro contengono un po' il disperdersi delle poche energie rimaste. Non so cosa avrei fatto fossi stato solo. Sento il bisogno di trovare conforto con chi mi sta seguendo con dolcezza dall'Italia passo dopo passo. Invio un sms “siamo passati chiuso. Adesso mi siedo e mi metto a piangere. Per favore se mi vuoi bene vienimi a prendere...” La sua dolce presenza si materializza con la comparsa di un ponte della ferrovia a tre arcate sotto le quali troviamo fresco, ombra e sollievo. Non parliamo molto Mauro ed io, l'umorismo e l'ironia è andata via via scemando lasciando posto al silenzio. Ma è di questo che ho bisogno. Di una presenza silenziosa, di riconcentrarmi, di ritrovare le energie per affrontare i 12 km che rimangono fino al prossimo paese. 3 ore di cammino lungo il nastro di catrame che si scioglie sotto il sole. Mangiamo e beviamo la poca acqua rimasta. Mezzora dopo eccoci di nuovo lentamente percorrere la nazionale che tra sali e scendi ci porterà al paese. Decidiamo di non fare il sentiero e percorrere la strada. Troppo stanchi, l'attenzione è al minimo, prendere una storta o inciampare su un sasso una possibilità da ridurre il più possibile. Sento il bisogno di distrarre la mia attenzione fissa sui paracarri che segnano le distanze e che mi sembrano infiniti. Lascio entrare la musica nelle mie orecchie, la bevo, mi ci lascio trasportare. Forse non sono un buon compagno in questo momento per Mauro, ma solo così riesco a procedere. Ci alterniamo davanti a tirare, a fare il passo, a mantenere l'andatura per non ritrovarci senza accorgercene a camminare fermi sul posto come inutili soldati nel Deserto dei Tartari. Il Paese appare in lontananza, sparisce dietro la curva, riappare alla stessa distanza. Sparisce dietro un dosso, rieccolo e ti sembra più lontano. Un paese in cammino. Bello, ma proprio oggi dovevamo incontrarlo? Per affrontare gli ultimi km ho bisogno di liberare in me energie nuove. Metto su l'Ipod un vecchio album dei Dire Straits. Le gambe vanno da sole, la stanchezza e la musica mi fanno giocare con i bastoncini. Eccomi che suono la chitarra elettrica cantando spensierato. Mario ride. Bella la sua risata. Solare, aperta, sincera. Arriviamo all'Albergue Municipale. Completo! L'Hostal Malaga, anche se descritto nella guida come fatiscente, andrà benissimo questa notte per accogliere le nostre membra. Prima di salire le ripide scale e raggiungere la stanza facciamo un bagno nella birra. Oggi ce la siamo proprio guadagnata. Apriamo la stanza. Accogliente e con il bagno rifatto a nuovo.
La vita è bella....
27 aprile 2011
Canaveral – Gallisteo
Albeggia mentre incominciamo a salire una ripida pista che porta al bosco di pini. Sulla sinistra l'Ermita di San Cristobal e una fontana. Una anziana pellegrina sistema le sue cose su un carrellino tipo quello usato da mia madre quando andava al mercato del quartiere. Con lei due piccoli cani. Ha un bel viso, abbronzato da molti giorni di cammino alle spalle, incorniciato da lunghi capelli grigi lasciati fluire sulla schiena. Mi chiedo come farà a risalire questo ripido pendio. Lei sembra serena, saluta sorridendo. Questo suo stato d'animo placa il mio istinto di andarla ad aiutare, di prendermi cura anche di chi non lo chiede, neanche silenziosamente. So che questo tipo di aiuto nasconde in sé una svalutazione dell'altro, delle sue capacità, della sua libertà di chiedere o meno. Sono un Salvatore di professione, i peggiori compagni di strada. Quasi in cima mi volto, eccola lì procedere lentamente sasso dopo sasso, il carrellino saltellante e i suoi cagnetti a giocarle intorno. Sorrido e la ringrazio in cuor mio di avermi regalato questa lezione di dignità e rispetto dell'altro.
Nel bosco di pini si sta bene, il sole vi filtra con delicatezza, l'aria è fresca della notte. Il sentiero pianeggiante porta a boschi di sugheri e querce. Siepi di grandi e profumati fiori bianchi costeggiano il sentiero. A terra petali ceduti alla pioggia dei giorni scorsi sui quali si posano i piedi come se rendessero onore al nostro cammino. Nell'aria un profumo intenso, buono, avvolgente e pieno. Chiudo gli occhi e sento in me penetrare il profumo divino, l'assorbo come una spugna, ne sono parte. Se Dio ha un profumo è questo, ne sono sicuro. Man mano il bosco cede la scena ai pascoli che attraversiamo aprendo e chiudendo alle nostre spalle i cancelli. Il piacevole vento sembra rimasto tra le chiome degli alberi. Rimane solo il sole che man mano sale sul cielo. Il paese a guardare la guida non è più così lontano 7,5 km. Mi ritrovo a camminare nei prati. Abbiamo perso il sentiero. Qualche buontempone deve aver girato la freccia su un cartello di lamiera portandoci qui. Gli ultimi km sotto il sole sono oltremodo faticosi. Ma eccoci infine all'Albergue municipale. Ancora qualche letto libero che di lì a poco verranno occupati da chi prenota per altri costringendo i pellegrini che via via arrivano ad andare all'Hostal. Anche questo è un modo di interpretare il cammino. Non è il mio. Il resto è solo riposo e sonno che mi porta via lontano.
La donna con i cani è arrivata anche lei qui. 29 km con il carrellino. Mauro là incontrata in piazza, serena, i cani stanchi. Dormirà accanto all'antico ponte romano. Non è facile trovare ospitalità se hai cani al seguito. Ora tutto è a posto. Siamo tutti giunti a casa. La giornata è veramente conclusa, il sole può declinare.