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Amore a prima vista


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tiripellegrina

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Socio Assoc.ne PPS
Amore a prima vista

Amore a prima vista, a cinquant'anni suonati? Sì.
Amore fulminante per il Cammino, quello con la C maiuscola, quello di Santiago.
Forse, però, più “a primo udito” che “a prima vista”.
La futura pellegrina è da sempre un' accanita camminatrice. Eccola lì, su uno dei suoi amati sentieri alpini, in compagnia di una ex collega. Chiacchierin chiacchierando, salta fuori che l'amica è appena tornata dal Cammino di Santiago.
Esiste, l'illuminazione: si vede con chiarezza fulminea qualcosa che non si sa di sapere, di volere, qualcosa che magari si annida da chissà quando in un angolino della mente. Il Cammino, per esempio. La futura pellegrina lo conosceva, ma solo ora che l'amica glielo racconta diventa reale, possibile. Colpo di fulmine. Aria, sole, gioia, prospettiva di libertà allargano il respiro. Come non averci mai pensato?
E' già pellegrina.
E poi, come sempre succede sull'onda della passione, tutto diventa facile. L'entusiasmo contagia l'amica del cuore, voilà, sono in due. Zaino leggero, minimalismo. Scarpe, per carità scarpe adatte! Baci e abbracci ai figli divertiti e ai mariti perplessi e via che si va.
Luglio, che caldo. Che la vampa dell'amore si spenga nel sudore? Macchè. Munite della regolamentare conchiglia, si avviano da Saint Jean Pied de Port in una bolla di leggerezza.
La gambetta è allenata, sudano felici, la rustica origine contadina si manifesta nella resistenza alla fatica. La marcia, però, procede lenta. E' tutto un altolà per un sorso d'acqua, una mela, una seconda prima colazione, un caffè, una pipì. E quel ruscello, non vorremo mica ignorarlo? Subito i piedi a bagno. E chissà se in quella chiesetta là c'è un retablo degno di un'occhiata? E diamogliela, questa occhiata. Se poi c'è il parroco, meglio, un po' a parole e un po' a gesti ci facciamo raccontare tutto del retablo, se c'è, e se non c'è fa lo stesso. E non vogliamo fermarci un attimo con il vecchio Dionisio che ci chiama da un prato lontano, si presenta e ci offre una manciata di prugne in cambio di una preghiera a Santiago?
Hanno un bell'alzarsi all'alba, arrivano sempre al tramonto. Sentono favoleggiare di pellegrini fulminei, a mezzogiorno già alla meta. Be', loro no, non è questo l'obiettivo.
Loro sono lì per...già, perchè?
Sono partite senza domandarsi perchè. Mica ci si chiede il perchè, quando ci si innamora.
Ma adesso, macinando chilometri e parole, un po' capiscono.
Primo: non le ha messe in cammino la spiritualità, che sembra collocarsi a un livello bassino, o comunque inferiore a quello della chiacchiera e della ridarella, queste sì da Premio Oscar. Ma San Francesco apprezzerebbe, si giustificano le due, lui capiva l'animo lieto.
Secondo: non sono “alla ricerca”. Ascoltano con stupore, a Roncisvalle, altre pellegrine dichiarare che per loro il Cammino è già finito, perchè “hanno avuto la risposta”. Loro non hanno neanche la domanda.
Invece, hanno ben presente la leggenda delle stelle che conducono l'eremita Pelagio alla sepoltura dell' apostolo Giacomo.
Compostela, le stelle, già. Anche loro seguono le stelle. Qualcuna brilla nel loro cielo fin dall'inizio, altre si accendono man mano.
La stella più fulgida è la libertà. Sul Cammino, nessuno ha bisogno di loro. Nessun genitore, marito, figlio, studente in agguato. Niente doppio lavoro scuola-casa. Incredibile. Già la prima, lunga e bella tappa sui Pirenei regala alle pellegrine una nuova illuminazione, che i chilometri successivi confermeranno: la vita quotidiana è molto ma molto più faticosa del Cammino.
Qui c'è solo da camminare, organizzarsi per dormire (ma gli ostelli pullulano) e per mangiare (rifornimenti facilissimi), provvedere al micro-bucato quotidiano (tessuti tecnici docilissimi, una risciacquata e sono puliti, un soffio e sono asciutti), e camminare, camminare, camminare. Libertà anche dal troppo di tutti i giorni, armadi e frigoriferi straripanti, case piene di oggetti. Qui la casa è ridotta allo zaino, che contiene tutto l'indispensabile e sta lì incorporato a schiena e spalle, come il guscio alla chiocciola.
Cammina cammina, si fa sempre più viva la luce di un'altra stella: il piacere della resistenza. Allenamento e fibra contadina aiutano, ma non tutto è rose e fiori. Le scarpe si rivelano non poi così adatte, le “ampullas”, le malefiche vesciche nemiche n°1 del pellegrino, costellano dita e piante dei piedi: medicare, zoppicare, scarpe nello zaino e sandali ai piedi. E poi il mal di testa di una, la tendinite dell'altra, l'eritema di tutte e due. Scomodità varie, dall'incamminarsi a pancia vuota perchè il bar che dichiara “aperto alle 6” è ancora chiuso alle 8, alla doccia gelida perchè l'acqua calda è finita, al districarsi al buio in una camerata affollatissima per raggiungere il bagno lontanissimo, perchè proprio quella notte lì si è colte da raffiche di mal di pancia.
Ma che sarà mai? Si riparte, semplicemente, e si va, con animo lieto. Che siano queste le “perenni salute e allegria” promesse dalla preghiera del pellegrino?
E cosa brilla lassù? Ah sì, è il fascino del Cammino sulle orme dei pellegrini medievali. Loro sì che erano impegnati in un'impresa cancella-peccati, con sanrocchino in spalla e zucca per l'acqua, altro che giacchino antivento e borraccia termica. Per non dire delle calzature. Paradiso garantito.
Poi, nuove stelle.
Le feste: l'”encierro” per San Fermìn, a Pamplona, beccato al volo; la festa di Santiago, il 25, a Leòn.
La natura e la campagna. Pirenei dolci, pecore dal muso nero, Navarra tutta boschi di bosso, verdi sempre diversi, i vigneti perfetti della Rioja, il vuoto assolato della meseta, i sentieri sprofondati e soffici di muschio della Galizia.
L'incanto dei paesini, delle chiesette. Il tocco di assurdo del pollaio in chiesa, a Santo Domingo de la Calzada.
Le città, con le loro cattedrali, esaminate puntigliosamente in ogni arco, guglia, portale fitto di rilievi, interno maestoso, foreste di colonne che si perdono in alto. Retabli spettacolari, come presepi-condomini fitti di personaggi affacciati nell'oro della struttura elefantesca.
La cattedrale di Santiago, cuore della città: è una montagna, pietra scolpita che ritorna natura, tutta ciuffi di verde e macchie di licheni gialli; è un'ameba gigante cresciuta inglobando cappelle e cappellette. Dentro poi, nella suggestione del gotico e pigiate nella folla, le due si sentono pellegrine medievali, incantate dal botafumeiro in azione ed emozionate dall'abbraccio al santo.
E lungo tutto il lungo Cammino, gli incontri.
Le due pellegrine trascurano bazzecole come le differenze linguistiche e attaccano bottone con finlandesi, vietnamiti, tedeschi, spagnoli e anche italiani, perchè no. Con parecchi procedono in parallelo, fanno amicizia. Grandi chiacchierate, scambio di opinioni e consigli sull'assillo del pellegrino: i piedi. Bere, bere tanto, per prevenire le vesciche. Cerotti? Guai! Ago e filo, bucare la vescica, lasciarci il filo. Sottopiedi? Di silicone? Sì. No.
Assistono, nella loro granitica stabilità, a rivoluzioni nelle vite altrui: il giovane musicista travolto dall'amore per la bella spagnola, proprio alla vigilia delle nozze con una bella italiana; l'ingegnere meccanico in crisi mistica che decide di farsi frate cappuccino.
Alla periferia di Burgos le due scorgono da lontano un fagotto appoggiato sui gradini di cemento di una scalinata. E' una donna esile, piccola e anziana. Ha una carta autostradale, un ombrello e un carrello per la spesa, con le ruote: è il suo equipaggiamento per attraversare l'Europa pellegrinando. Partita da Mantova, la sua meta è Fatima. Racconta di aver cominciato a percorrere cammini “da giovane”, a 65 anni, dopo una malattia grave. E' Emma Morosini, pellegrina oggi nota nel mondo. Regala alle due una cioccolata e tempo dopo scrive una cartolina: “Arrivata a Fatima, con un braccio rotto”.
Altra illuminazione: non è mai troppo tardi, e niente è impossibile, sul cammino come nella vita.
E vai e vai, la stella che con stupore le due scoprono tenacemente brillante, nemmeno velata da una nebbiolina, è la loro sintonia. In un mese non sono riuscite a litigare neanche una volta. Certo, sono persone accomodanti, amiche da quarant'anni, ma, si sa, il Cammino mette a dura prova l'affiatamento più collaudato. Sarà un miracolo di San Giacomo.
E poi si torna a casa. Fine dell'avventura? Fuoco di paglia?
Certo che no. Come ogni amore vero, quello per il Cammino resiste, e fruttifica. Insegna tenacia, gioia, semplicità. Porta nuovi e diversi cammini, negli anni: pellegrine per sempre.
 

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