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Diario/Info Camino Catalan e Camino del Ebro

Discussione in 'Diari pellegrini' iniziata da Raùl, 23 Giugno 2014.

  1. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Vorrei scrivere una piccola guida di questi 2 Cammini : Camino Catalan e Camino del Ebro ma ho il problema di come iniziare.
    Il perchè è noto: le mie annotazioni meticolose,da Barcellona a Montserrat, porterebbero i passi dei pellegrini nel trappolone della salita dal paese di Collbato' e sarei maledetto in eteno da chiunque seguisse i miei passi.
    Pertanto la prima parte di questa guida, sara' forzatamente corretta da Barcellona a Martorell, mentre da Martorell a Montserrat ci sara' un vuoto,poiche' da Martorell si DEVE seguire la carrettera verso Monistrol,allungando la strada ma evitando la via alpinistica di Collbato'.
    Questo a cappello di tutto, ma andiamo per ordine: Barcellona non e' una citta' pellegrina e quindi:
    1) all'ufficio del Turismo non sanno nulla a riguardo,inutile andare.
    2) In Cattedrale hanno il sello ma non sanno a cosa serva: quando vedono la credenziale ti guardano con la faccia a punto interrogativo
    3)Esiste una Associazione di Amici del Cammino (pensa se erano nemici!) il cui referente e' tale Ramiro Arca:
    933 521 663
    647 012 660
    mi ha dato tre appuntamenti e li ha cannati tutti: magari voi sarete piu' fortunati.
    L'indirizzo e' "Amigos del Apostol y del Camino de Santiago" c/Numancia 107/109 Barcellona.
    Con il nome dell'Associazione sul motore di ricerca, troverete anche il sito internet.
     
    Ultima modifica di un moderatore: 16 Febbraio 2015
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  3. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Tappa n.1 Barcellona-Molins del Rey. (20 km)

    Dopo aver timbrato la credenciale (il giorno prima,ovviamente!) in Cattedrale ho stabilito la partenza da un posto conosciuto di Barcellona per comodita' di itinerario: tale punto e' la statua di Cristoforo Colombo all'inizio della Rambla (lato mare). Io sono partito dal bagnasciuga, ma questa e' un'altra storia.

    Spalle alla statua di Colombo,prendere la Rambla camminando sul lato sx e dopo pochi metri svoltare a sx verso Avenida Paral-el (si scrive proprio cosi')

    Non lasciare mai la Paral-el fino a Plaza de Espanya (sono circa 3km) Attraversare la de Espanya sulla sinistra (tenendo alle spalle la plaza de toros) e ci si trova su uno stradone in discesa che si biforca a destra su una calle piu' stretta: imboccarla e seguirla (si chiama Rua de la Bordeta).

    Sempre dritto,la Bordeta diventera' calle Gava' e poi calle Costitucio' (in realta' non avete mai cambiato strada ma e' la stessa che prende nomi diversi).

    Calle Costitucio' diventera' Calle Santa Eulalia: esattamente in questo punto vedrete una piazzetta con le panchine ed una fontanella:se attraversate in quel punto, sulla calle Santa Eulalia, vedrete la prima freccia gialla! Non mancheranno piu' di accompagnarvi!

    Sempre dritto senza mai lasciare la strada che state percorrendo. Barcellona si allontana ma voi non ve ne accorgerete, poiche' la periferia ed i paesetti dell'hinterland che si susseguono,non hanno soluzione di continuita': tanto vale che non vi riempia la testa di nomi astrusi.

    Arriverete (sempre senza MAI lasciare la strada su cui state camminando, ad un semaforo pedonale con un piccolo parco fiorito di fronte a voi: date un'occhiata al cippo al centro del giardino. ?-) Una bella freccia gialla e l'indicazione "santiago 1175km". Rialzatevi da terra ed imboccate il sottopasso che avete di fronte.
    Seguite SEMPRE DRITTO, le frecce vi stanno aiutando.

    Dopo 10 km, vi troverete a percorrere uno stradone con le rotaie del tram in mezzo. Siete a San Joan Despì (se siete fortunati e vi piace il football,sappiate che lì si allena la squadra del Barça!) Seguite lo stradone sul lato sx,vi troverete ad una rotatoria: il tram va a destra, voi girerete a sinistra!

    E' una strada in discesa, attraversatela e seguitela fino alla rotonda.Andate a destra. siete su un paseo con il marciapiede in mezzo.percorretelo ed osservate la base dei lampioni: dopo 300 metri, ne vedrete due con una X gialla alla base.Voltate a sx seguendo la freccia gialla. Attraversate il semaforo pedonale. Li' lascerete la "civilta'" per imboccare la Via degli Orti. Vedrete una indicazione con le distanze da Martorell e da Montserrat.


    L'uscita dall'area urbana e' terminata ed io sono gia' stanco. Siamo a meta' della prima tappa.
     

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  4. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Dunque: avevamo appena impboccato la via degli Orti.
    Seguite l'indicazione per Martorell: vi troverete a camminare su una strada di campagna (semiasfaltata) con la superstrada A2 alla vostra dx. Andate sempre dritti.

    Ad un certo punto due panchine sul vostro cammino, vi inviteranno alla sosta: sono due parallelepipedi in legno uno grande ed uno piccolo: vi siederete perchè fino ad ora non lo avrete fatto e lì su una stradina in discesa vedrete quelle che io chiamero' "Le False Amiche". Trattasi di due frecce gialle un po' sbiadite stampate (non a mano,si vede) su un guard rail. IGNORATELE! riposatevi e poi tirate dritto. Troveremo in seguito altre "False Amiche": occhio!

    Continuando per la via degli orti, vi troverete a costeggiare il fiume Llobregat alla vostra sx: fate in modo che (per ora!) resti su tale lato. Lo attraverseremo domani.

    Siamo quasi a Molins del Rey, fine della nostra tappa.
    Fate caso al cavalcavia che state per passare: se malauguratamente lo osservate in alto a destra, vedrete un freccione giallo che vi chiama per "scalare" una piccola grotta e raggiungerlo. IGNORATELA! Se vorrete fermarvi a Molins, continuate dritto oltre il cavalcavia: c'e' una stradina piu' comoda per entrare in paese. Quando vedrete sulla destra l'Hotel Ibis, andate verso quella direzione, attraversate la statale (c'è il semaforo pedonale!) e siete a Molins. Fine!

    Piccolo inciso: la mancanza di albergues è totale o quasi per tutto il Camino Catalan e quindi gli alberghi e gli hotel sono una necessita' inevitabile. L'Ibis (a Molins non c'è altro) costa 53 euri con la colazione.
    Come alternativa un po' meno caro, c'è 1,5 km piu' avanti (seguendo la via degli orti troverete l'indicazione) il paese di El Papiòl. Li' c'e' la Pension "La Fonda Casanovas" 936 730 042.
     
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  5. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Madre che nervoso! Avevo scritto la seconda tappa e quando sono andato ad inviare il router ha staccato il collegamento cancellando un'ora di lavoro! Ci riprovo: se vi giungera' la notizia del mio suicidio,saprete perche'. :-x

    Seconda tappa. Molins del Rey-Abrera. 22 km circa.

    Da Molins si torna sui propri passi fino alla senda parallela al fiume Llobregat e si percorre verso destra.
    Passato l'ennesimo cavalcavia,vedremo il greto di un fiume asciutto: puo' essere che e' stato deviato il Llobregat per far posto ad una cava di pietre o per una ragione piu' grave che scopriremo tra un attimo.
    Sotto al pilone del cavalcavia di cui sopra, una "Falsa Amica" invita ad andare dritto, ma noi la ignoriamo e teniamo sott'occhio il greto asciutto, il sentiero tende verso sx.
    Vedremo quella che sembra una gettata di cemento grande e larga tutto il letto del fiume asciutto: ma la scritta enorme, seppur sbiadita,su questa costruzione ci suggerisce il perche' della deviazione del fiume: "ETERNIT".

    A monte di quel colosso velenoso, traversiamo il greto e ci troviamo ai bordi della cava. Sul pilone del cavalcavia, la freccia invita ad andare dritti: ignoratela, vi trovereste nel grande parcheggio dei mezzi da cava.

    Superatela e vedrete di fronte,sotto di voi, il fiume. Osservate alla vs destra, una salitella,una strada con tre massi enormi a sbarrare il passo: siate anarchici e puntate proprio la strada coi massi!

    Vi troverete a percorrere una bella senda curata e con gli alberelli giovani ai lati: un'ora di cammino tra ciclisti, podisti, mamme coi bambini e cani a passeggio. Ci sara' anche un pellegrino: tu!

    La bella stradina si trasformera' alla fine in un orribile tratturo (penserete di aver sbagliato strada!),percorretelo con pazienza (e' proprio brutto!) e con fiducia: dopo un'altra oretta ed altri cavalcavia a infastidire la vista, vi troverete davanti al bellissimo Puente del Diablo: un'opera romana rivisitata nel medioevo di una bellezza semplice ed austera.
    Dopo le foto di rito, percorretelo e traversate il Llobregat. Siete a Martorell.


    Spalle al ponte, pigliate la stradina in salita di fronte, ombrosa e con i fiori. In cima svoltate a dx e siete nel casco antiguo di Martorell. Passate la piazza, andate ancora a dritto fino a lasciare la parte vecchia del paese. Alla vostra sx vedrete un altro ponte (stavolta moderno),traversatelo e seguite le indicazioni per il poligono industriale. Non ci sono piu' ne' frecce gialle ne' i cartelli indicatori per i camminanti che vi hanno accompagnato fin'ora: attentzione!
    Seguite lo stradone in discesa del poligono, fino ad una rotonda che vi immettera' sulla N2.
    Non pensate ai camion che tentano di strapparvi lo zaino e percorrete la N2 per alcune centinaia di metri.
    Un'indicazione stradale con la scritta CAN BROS e' il vostro target: la vedrete e la seguirete verso destra.
    Salutate i camion che vi sunano la tromba nelle orecchie: non siate timidi!
    Passate il distributore di benza e andate a destra fino infondo alla strada e poi a sinistra.
    Su un muro di cemento armato, dopo alcune decine di metri, vedrete una enorme freccia gialla. Poiche' l'avevate persa un paio d'ore prima, cercherete di abbracciarla cantando una canzone d'amore.
    Siate dignitosi e seguitela senza piangere: d'ora in poi non vi lasceranno piu' fino ad Abrera,meta della nostra tappa.
    Ad Abrera arriverete dalla campagna. Una piazza con una croce pellegrina di fronte a voi,una salita molto ripida a sinistra: vi tocca quella! Presto si trasformera' in un altrettanto ripido discesone in curva. Di fronte c'è la parrocchia di San Père,buona per il sello, all'angolo destro della discesona un Banco Sabadell. Attaccato al Banco, una brutta pensioncina che per 30 euro vi offrira' una stanza tristissima e la colazione.
    Non c'è scampo, senno' quello di chiedere un giaciglio al parroco.
    Da Abrera e' visibile il Montserrat in tutta la sua minaccia (ehmmm....bellezza) ma di questo parleremo la prox tappa.

    Fly
     

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  6. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Prima della terza tappa (o tappa della morte,per le ragioni che sapete, incompleta) alcune precisazioni.
    La guida TURISTICA che appare anche sul forum sotto forma di indirizzo internet,su un post di Zena nel Thread "Da Mare a Mare",e' una buona traccia da seguire. Le note che vi ho scritto sono un compendio (o una correzione!) a quella guida.

    Scaricatela e tenetene conto ma SENZA pendere dalle sue labbra, o vi mettera' in difficolta' abbastanza serie.

    Il Cammino di Montserrat (come tutti i Cammini) e' vivo e cambia di volta in volta a seconda delle esigenze della popolazione: "Le False Amiche stanno li' a dimostrarlo! La cava, l'eternit, il tunnell dopo Abrera che porta a fare un giro pazzesco...

    Il tragitto e' abbastanza ben segnalato,(in certi tratti pero' e' inesistente!!!!) i cartelli azzurri con la concha sono corretti come indicazione ma sbagliati come distanze "sono ottimisti", nel senso che marcano una distanza minore.

    Qualsiasi info o chiarimento, non esitate a chiedere. Sono a disposizione.

    Le persone del posto sono gentili ma non sempre precise nel dare indicazioni! Occhio....

    F.
     
  7. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Vai, mi avete convinto!
    Terza tappa o tappa della morte: Abrera-Montserrat 18km.
    La prima cosa da fare il giorno prima,appena arrivati ad Abrera, e' chiamare il seguente numero: 938 777 777 oppure 938 777 701. Vi rispondera' il centralino o l'Abbazia del Montserrat e vi presenterete come pellegrini per Santiago che necessitano ospitalita' nell'albergue.
    Prenoterete il vostro posto letto e gia' mezzo lavoro e' fatto.

    Da Abrera, uscite lungo la via principale che si chiama calle Generalitat. passate sotto al sottopasso della C55 e continuate per calle San Jaume (toh, combinazione!) fino ad uscire dal paese.
    Ma da qui in poi i ricordi sono confusi: un lungo tunnel, un fiume in secca, Giochi senza Frontiere, raccordi di superstrada....ho perso le frecce: non seguitemi!
    Ho girato come un criceto nella ruota (secondo voi questa guida me la pubblicano a Terre di Mezzo?) fino ad incontrare un bicigrino con la faccia giusta: percorreva un tratturo che non avrei mai preso in considerazione e l'ho imitato. Mi sono ritrovato sulla statale (i ciclisti adorano le statali!) direzione Olesa.
    Olesa e' un bel paesino dove c'e' un bar col barista grasso che fa ottimi cafe' con leche: fermatevi a far colazione.
    (anche questa e' una bella indicazione, vai!)
    E' che mi sono perso, gente...e la cosa peggiore e' che tra poco ritrovero' le frecce verso Esparraguera e da li' a Colbato', ma voi non mi seguite, mi raccomando: trovate il modo di raggiungere Monistrol. Fanno 16 km in piu' ma vi eviterete il calvario che sto per raccontarvi. Monistrol, mi raccomando: se qualcuno vi manda a Collbato', voi mandatelo dove vi dice l'istinto.
    La mia guida da turista con l'animo da dominguero, recita cosi':
    "Il Camino da Colbato' e' solo por caminantes (con le rotelle fuori posto, aggiungo io) quindi i ciclisti sono obbligati a deviare, prima di Esperraguera, lungo la carrettera C1414 fino a Monistrol e da lì la BP1121."

    Giocatevi la distanza come volete, ma arrivate a Monistrol.
    Io non mi sono dato ascolto e da Collbato' inizio una salita in mezzo alle rocce. Gli altri squilibrati mi guardavano strano: "dove vai con uno zaino da 10 chili?" A me parevano sguardi di ammirazione per via della conchiglia sul mammozzone che mi tiravo dietro, ed ho continuato a salire.
    Una scalinata lascia il posto al tratturo da stambecchi fino alla miniera di salnitro.
    Poi la scalinata finisce ed inizia un camminamento di 40/50 cm, burrone sotto e montagna sopra: Caronte si frega le mani ed i corvi ti guardano fisso: tu dici "Buon Cammino" e ti avvii con un pensiero in mente: "Devo arrivare tra un'ora senno' mi chiude la acojida de peregrinos".
    Infondo sono solo tre km e mezzo.
    Dopo un'ora di arrampicata, cambi il tuo target: "Devo arrivare".
    Il camminamento si restringe, il vento ti sfida a stare in piedi ma lo zaino ti spinge lato burrone.
    Dopo due ore cambi ancora il target: "devo arrivare vivo!"
    Un signore scende dal tratturo: "Manca molto a Montserrat?" Chiedi temendo la risposta. Il tizio non parla e tu lo incalzi: "una mezz'oretta, no?" e lui: Eh...piu' o meno...." Capisco che non rivedro' piu' Costanza e tento di telefonarle,ma non c'e' segnale.

    Dopo un'altra ora e mezzo,stramazzi (ehm) arrivi in cima, con le mani gonfie ed il cuore che batte nelle tempie. Un giovanotto mi guarda e poi guarda il mio zaino: "porque' te cargaste asì?" mi dice.
    "Porque' me llevo a tu hermana, coño!"

    Il giovane capisce che non e' aria e se marcha. Io mi spalmo su una panchina e dormo due ore.
     

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  8. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Montserrat, come tutti i luoghi di culto turistici,non fa molto caso ai pellegrini ma adora i pullmann che vomoitano turisti.
    Il posto e' bello, ma non c'è "l'atmosfera giusta": mi dirigo alla acojda de peregrinos un attimo prima che chiudesse. Sello la credencial e dico che ho una prenotazione.
    L'albergue e' laggiu' (mi indica un posto qualsiasi agitando una mano: lo trovero') il bar ha chiuso mezz'ora fa ma nell'albergue c'è la cucina o senno' c'è il ristorante. Il tizio mi guarda con aria compassionevole: "ma e' molto caro". Aggiunge.
    Tento di tenere un aspetto da pellegrino professionista: "E' caro, ma ci sara' uno sconto per i pellegrini che vanno a Santiago...."
    Il tizio, untuoso mi apostrofa cosi': "Voi pellegrini non volete spendere,vi facciamo dormire gratis,almeno consumate al ristorante. Asi' balanceamos!" Asi' balanceamos!!!!!
    E sempre sia lodato.

    Vabbe', mi dico nell'albergue c'e' la cucina ed io ho una scatola di tonno (mai un tonno era salito fino al Montserrat) e del mais...
    L'albergue e' molto bello anche se spartano....e la cucina c'è per davvero!
    La cucina. non una forchetta ne' una pentola ne' una manciata di sale. Mezzo piatto (giuro!) ed una scodella di terracotta su uno scolapiatti. Non del sapone o dell'olio, non un coltello. Solo la cucina!
    Recepisco il messaggio e vado al ristorante: primo, secondo, un quarto di vino ed il pane. 36 euro.

    La paura dell'infarto durante la salita,era poca cosa ma nel dubbio quel giorno ho fumato solo tre sigarette. Ero convinto di essere sulla strada buona per smettere.
     

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  9. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Cara Fede...mentre mi arrampicavo, l'ultima preoccupazione che avevo era quella di fare foto. :-))
    Ecco perche' non ho potuto documentare il percorso.

    Montserrat-Sant Pau de la Guardia. 13 km.

    Pero' il Cammino continua, questa volta con una guida pellegrina scritta da un pellegrino: "Guia practica del Camino jacobeo del Ebro y Camino Catalan" (edizioni jacobeo.net). Una guida seppur non nuovissima,molto ben attualizzata nel sito. (ci sono anche gli aggiornamenti freschi di giornata del Fly).

    Montserrat mi ha regalato la compagnia fugace del primo pellegrino: tale Elo Badura un musicista polacco della mia eta' con figlia quindicenne al seguito. (su youtube si possono vedere anche alcune sue performances). Elo ha portato con se la chitarra e la musica che mi ha regalato e' valsa la scalata. El chico aveva fatto il Cammino nel 1990 e ne aveva parlato così entusiasticamente alla ragazzina, che lei ha voluto vedere questa meraviglia di persona. Da buon papa', Elo l'ha accompagnata.

    Il mattino dopo io son partito di buon'ora e non li ho piu' visti.

    Il Cammino si sviluppa su un sentiero, all'uscita del complesso del Monastero, chiamato "Camì dels Degotalls". Trattasi di un paio di km sotto frondosi alberi, con una grotta sulla quale sono affisse maioliche con innumerevoli immagini della Madre Celeste: Ogni paese,ogni corporazione ed ogni occasione, hanno la propria Protettrice,che e' sempre La Vergine ma con appellativi e vestimenta differenti.

    Ce ne sono moltissime, compresa la Madonna di Loreto protettrice degli aviatori, che ho salutato volentieri poiche' a volte mi ha messo una mano sotto alla pancia dell'aeroplano.

    Ben presto una freccia gialla ti riporta sulla strada principale (BP 1103) e ti rendi conto che il percorso appena fatto e' solo una (piacevole ma inutile ai fini del percorso) deviazione.

    Cammini sulla strada per una decina di km e passato il secondo tunnel, ti trovi ad un bivio: a destra andresti a Monistrol :pugni: a sinistra si vede un casale abbandonato, una frecciona in terra ed una salitella: E' l'incrocio di Can Maçana ed e' li' che dobbiamo andare.

    La strada circumnaviga una collina, il Cammino la attraversa in pieno. Inizi a salire in mezzo a giovani abeti e ti ritrovi....a scalare una serie di massi. :???:

    Mi sono seduto a terra scoraggiato, mentre le frecce mi invitavano a salire. Non voglio scalare ancora!
    Alla fine ha vinto la freccia, mi son tolto lo zaino e l'ho posto incima al primo masso. sono salito anche io, ho aspettato un quarto d'ora e poi ho fatto la stessa cosa col secondo masso.

    Per fortuna, dopo il terzo masso, la scalata e' diventata un tratturo, poi un sentiero in discesa ed infine una bella campagna con cavalli al pascolo.

    Il percorso ben segnalato fino ad ora, all'improvviso si fa muto,nel senso che le frecce spariscono di botto. Poco male perche' in alto a destra, su un piccolo poggio, il minipaesino di Sant Pau de la Guardia ti invita alla sosta.
    Ho seguito il sentiero verso il campanile e mi sono trovato in un villaggetto superaccogliente.
    Ma questo ve lo racconto alla prossima.
     
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  10. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    "El Celler de la Guardia" e' l'unico posto del paesino ove si possa alloggiare e mangiare. Non ci si puo' sbagliare.
    Sono arrivato li' alle undici e mezzo, dopo soli 13km ed un leggero dolore alla schiena ed alle ginocchia.
    Davanti ad un sontuoso cafe' con leche (non avevo ancora desayunato) ed un fettone di torta casera,mi sono messo a parlare con il propietario: un quarantenne amichevole, simpatico,ospitale e pellegrino anch'esso.

    La giornata era piacevolissimamente estiva e con una leggera brezza: l'ideale per asciugare il bucato,col quale ero indietro di due giorni.
    "C'e' da dormire"? ho chiesto all'improvviso toccandomi la schiena indolenzita.
    Il tizio mi guarda strano: guarda l'orologio e mi dice contro ai suoi interessi: "non e' un po' presto per fermarti?"
    Gli racconto l'incubo della salita al Montserrat e quando ha saputo che venivo da Collbato',non ha fatto piu' storie.
    "Devi riposare e rimetterti in sesto"!Mi da la chiave dell'albergue. Fai come ti pare, ci sei solo tu!
    Albergue con una ventina di letti (non a castello), bagni puliti ed il Fly come unico ospite. Cama piu' cena,18 euro.

    Ho fatto il bucato,e mi sono messo a prendere il sole in attesa di mangiare una cosina giusto per arrivare a cena.
    Gia, la cena: niente menu': "Ci penso io, pellegrino!"
    Vassoio di affettati (ci mangiavano 3 persone comode)
    Vassoio di formaggi (come sopra)
    Pinzimonio misto di verdure dell'orto
    Sopa de lentejas
    Bisteccone di brontosauro con insalata e fagioli.

    L'ho visto arrivare con un altro vassoio che onestamente non so cosa contenesse: l'ho dovuto minacciare fisicamente se non se ne tornava in cucina, lui ed ill suo vassoio! :doh:

    "Ah, non hai piu' fame?"
    "No, e' dal vassoio di formaggi che non ho piu' fame!"
    Allora passiamo al dolce?
    Si, ma poco!
    "Un assaggino...! ".Ed e' sparito.
    Mi ha lasciato una bottiglia di digestivo della casa ed una rivista di Cammini e pellegrinaggi: "Prenditela comoda"!
    mi ha detto. Li' ho capito che sarebbe finita male: "Gli assaggini" messi in fila avrebbero potuto comodamente sfamare due persone che non mangiavano da giorni. ':)

    "Chi si sposa?" Ho detto: questo e' un pranzo di nozze!
    Erano 24 ore che non toccavo una sigaretta...ma come fai dopo una cena così? l'avessi mai fatto!
    Ho dato una bella sgrossata agli assaggini, al digestivo ed al pacchetto di Marlboro e sono andato a dormire in pace con il mondo e soprattutto con il Montserrat.
    Grazie, amico pellegrino travestito da oste.
    Da domani sara' Cammino vero: se non altro per smaltire le abbondanti leccornie. (burp!)
     
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  11. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    San Pau de la Guardia-Jorba (28km)
    Mi incammino di buon'ora (il mio orario sono le sette-sette e mezzo: dipende si se puede desayunar o no:non mi piace fare il "settenano" tutti in fila alle cinque con la torcia da minatore in testa :no: ) in una bella mattinata di sole (ignoro che per un bel pezzo sara' l'ultima) fuori dalla campagna di San Pau,per camminare dopo alcuni chilometri lungo un centro residenziale di nuova costruzione, con villette dall'erbetta curata ed i fuoristrada dentro al cancello,il cesto da basket ed il cane incazzoso. La via al benessere borghese dei Catalani. Il paesuccio carinuccio si chiama Castelloli' e non c'e' manco un bar.
    Passato Castelloli' ci si inoltra in un bosco (le segnalazioni e le frecce gialle fanno invidia al Camino Francese) e la camminata scorre tranquilla fino ad Igualada.
    Igualada e' una cittadina piuttosto grande e vivace: passando la piazza principale,mentre ammiravo le bellezze architettoniche,mi sento chiamare: "Peregrino!"
    Mi volto ed un signore in la' con gli anni e molto cerimonioso,si presenta come Presidente dell'Associazione Pellegrina di Igualada.
    Mi chiede come va il viaggio e se ho avuto problemi. Inutile raccontarvi che anche a lui ho fatto il piagnisteo della scalata: mi veniva automatico,come al Big Jim che muoveva il braccino se gli premevi la schiena.
    Il distinto signore, che di nome fa Jose',si rabbuia ed assume un tono solenne: "Ne parlero' alla prossima riunione con le Associazioni Pellegrine di Catalunya!"
    Mi congeda con una vigorosa stretta di mano e mi raccomanda l'albergue di Jorba,tenuto dal parroco locale che e' un giovane molto ospitale.
    Supero Igualada attraverso un quartiere di nuova costruzione sotto ad un sole che comincia a farsi fastidiosamente caldo anche per un lupo caliente come me ed in breve mi trovo di fronte ad un convento di clausura dove (ovviamente!) non si vede nessuno, ma le suorine hanno organizzato un paio di panchine per i viandanti in cerca di riposo. Dopo una breve sosta, mi inoltro nuovamente nella campagna catalana,costeggiando una chiesa in rovina di fronte alla quale, inspiegabilmente, qualcuno ha abbandonato una vecchia Dyane,ormai in pasto ai rovi.
    Presto la campagna fara' posto alla carrettera e poi ad una pista ciclabile che corre parallela alla nazionale e che,dopo alcuni chilometri, conduce a Jorba.Ancora la nota positiva delle frecce addirittura ridondanti. El Señor Jose' mi aveva avvertito, non senza una punta di malcelato orgoglio:"Abbiamo fatto uno splendido lavoro,con le frecce gialle. Siamo al livello del Camino Francese!"

    Arrivo a Jorba sotto al cocente sole delle due,con una certa fame nonostante l'abbuffata della sera prima e con in mente il mio rito: la birretta di fine tappa ancor prima di prender posto in albergue.
    Secondo la mia guida, il bar "La Gallega" (nomen omen) sarebbe stato il posto piu' adatto, poiche' la proprietaria, Doña Elena, ama accudire i pellegrini.
    La Gallega e' proprio di strada,all'inizio del paese e con la possibilita' di bere una birretta all'aperto sotto agli ombrelloni (il che nel mio linguaggio vuol dire che posso fumare! :angel )

    Entro,mi dirigo al bancone dove individuo una donna che ha tutta l'aria di essere la Signora Elena e...
    ...ve lo dico la prossima volta. :bacibaci:
     

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  12. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    "Buenas tardes,Señora...es usted Doña Elena?" Dico avvicinandomi al bancone.

    "No, non sono io. Quella e' mia sorella e gli piace tanto chacchierare con voi pellegrini. L'hai letto sulla guida, vero?"
    :-o
    "In piazza, dove c'e' il vecchio teatro, proprio di fronte all'albergue,ha aperto un bar tutto suo: qui era un viavai di voi pellegrini,grazie a mia sorella: pensa che ne passavano anche tre a settimana!"
    :roll:
    "Grazie, per l'informazione. Buona giornata".
    Cento passi piu' in la',sulla piazza principale, l'unico bar del paese, proprio sotto al vecchio teatro.
    Butto un occhio ai tavolini e chi ti vedo? Elo Badura con la figlia Anna!
    "Elo!" Saluto calorosamente. Il musicista mi butta le braccia al collo.
    Anna mi sorride ma intravedo nel suo viso un'aria mesta: "Che ti succede, piccoletta? Ti vedo triste."
    Interviene Elo: "Stiamo tornando a casa. Tra 10 minuti passera' un'autobus che ci portera' a Igualada e da lì in treno a Barcellona..." Non termina manco la frase che interviene Anna: "Il Cammino e' noioso, faticoso e non mi piace proprio! Ma come fate???!!!"
    Aver quindici anni vuol dire anche questo: i racconti del papa' ammantati di nostalgia, si sono rivelati un bluff fatto di polvere,docce gelate,fatica,vesciche ai piedi e solitudine. Ha ragione Anna.
    In quella esce una signora con due profondi occhi azzurri ed un paio di birre in mano: si presenta come Elena, mi da' il benvenuto ed appoggia le birre sul tavolo: mentre parlavo con Anna, Elo aveva organizzato il "bicchiere dell'addio" (così lo ha chiamato). Tempo di bere un sorso e suonare un pezzo struggente alla chitarra,e l'autobus e' arrivato portandosi via quel tenero quadretto di Cammino per sempre.
    Finisco la mia birra, :smoke: chiacchiero con Elena che mi indica l'albergue proprio li' di fronte.
    "Oggi il parroco e' stressatissimo perche' per la settimana Santa e' tutto un lavorare organizzare, dire Messa...(l'indomani sarebbe stata Pasqua) . "Adesso sta facendo la siesta: se suoni non ti apre fino alle sei. Aspetta qui".
    Si alza dalla sedia, entra da una porta secondaria nell'albergue e mi apre dall'interno.
    Piglia una branda e fatti una doccia. Ho fatto le polpette,quando sei pronto vieni a mangiare. Tranquillo, che col cura siamo daccordo: io sono una specie di viceospitalera....anche se lui non lo sa: dice di non volere ingerenze.E' sempre stressato e brontola, ma e' un "buen chico".

    E così,rifocillato e coccolato, passo la giornata a Jorba.
    Il Don si rivelera' davvero una bella persona: il suo albergue e' pulito, ospitale con una grande cucina e bagni separati per maschietti e femminucce. Ovviamente ero l'unico ospite e per dieci euro avevo tutta la casa per me. :doh:
    La sera viene a farmi visita Jose',il Presidente Pellegrino di Igualada, per sincerarsi che stessi bene e fossi arrivato "sano e salvo". Purtroppo ero in giro a far foto e non ci siamo incontrati. Mi piace questa gente,mi piace questo Cammino...una piccola piantina sbuca da un terreno arido...c'è speranza anche qui. Alzo gli occhi al cielo rosa di tramonto e mi saluta la scia brillante di un aereo. Per la prima volta da quattro anni, le ho sorriso.
    Ma il pellegrino che vive nel corpo del pilota, nota che il cielo di Jorba si sta facendo scuro verso nord ed un vento stizzoso cominciava a soffiare. Non mi avrebbe piu' abbandonato.
     

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  13. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Jorba-Cervera 34km
    Esco alle solite sette dall’albergue di Jorba, sotto ad una pioggerella fina ed un venticello fresco anziche’ no.
    Presto il paesello e’ alle mie spalle ed il nastro d’asfalto violaceo dedicato a pedoni e biciclette,che mi aveva condotto ieri alla fine tappa,riprende ad accompagnarmi e volentieri lo seguo.
    La Nacional e’ stranamente deserta ed il perche’ e’ semplice. Oggi e’ Pasqua e le famiglie sono riunite per la festa.
    Passo un viadotto sopra la quattro corsie bagnate e silenziose: “Cosa ci fai il giorno di Pasqua sopra ad un viadotto in mezzo al nulla,solo e fradicio come un pulcino?”
    Sorrido: a volte fare il pellegrino porta a vedere immagini di se stessi … diciamo così … singolari,ma non mi dispiace.
    La pista ciclabile inizia a salire e la vegetazione cambia,adesso sono abeti,boschi di abeti silenziosi come la Nacional.
    Dopo un’oretta scarsa di cammino,la ciclabile si accosta alla Statale quasi volesse entrarci dentro ed il mio regalo di Pasqua e’ una invitante deviazione verso un autogrill, nella speranza che sia aperto.
    Desayuno! Cafe’ con leche ed un cannellone ripieno di crema che da solo e’ valso la camminata fino a li’,il gestore e’ burbero e probabilmente incazzato per trovarsi sul posto di lavoro proprio oggi: gli abbozzo un sorriso ma non mi risponde e per evitare qualsiasi dialogo accende la TV. Prove ufficiali del GP di F1 (replica) Alonso….Alonso….Alonso… il telecronista tarantolato recita il nome come un mantra. Pago e me ne vado.
    La ciclabile mi abbandonera’ a breve e mi trovero’ a camminare su carretera.
    Otto chilometri separano Jorba da Santa Maria del Cami’ dove una chiesetta del dodicesimo secolo dedicata a Santiago (i catalani Lo chiamano San Jaume) ti ricorda il perche’ ti trovi in viaggio.
    Anticamente la chiesetta era un hospital de peregrinos e pare che San Francesco, durante il suo pellegrinaggio, abbia dormito tra queste mura.
    Mi piace pensare che il Poverello sia partito proprio da Barcellona come me. Sorrido.
    Sorrido molto,non mi capita spesso, ultimamente. Sorrido nonostante ormai piova a dirotto ed il vento sia aumentato.
    Noto che le frecce (sempre precise e puntuali) mi guidano presso campi con tratturi bagnati dalla pioggia e con l’erba alta per poi riportarmi sulla carretera: una volta…due volte…tre volte…finche’ decido di ignorarle e seguire direttamente la strada.
    Che senso ha infradiciarsi ancor di piu’ ed infangarsi, quando la carretera e’ vuota e tutta mia? Non passa nessuno e quindi abbandono le frecce e seguo i cartelli stradali.
    La Panadella non e’ esattamente un paese, piu’ che altro si tratta di un autoporto con due distributori di benza, una pensione con ristorante e bar ed una panetteria.
    Mi fermo per una sosta (ho percorso ormai 20 km) lascio il poncho (da strizzare!) sotto ad una pensilina ed entro al bar/ristorante/ pensione/ per bere qualcosa di caldo.
    Il freddo e l’umidita’ mi sono entrate nelle ossa e non devo avere un bell’aspetto. Sono tentato di fermarmi definitivamente per oggi e chiedo il prezzo di una stanza in questo nulla assoluto: 21 euri sconto pellegrino. E’ un buon prezzo, ma il posto e’ davvero squallido. Penso al da farsi ed in quel mentre un uomo sui 30 anni mi saluta: “Sei un Pellegrino per Santiago?”
    Alla mia risposta affermativa, mi racconta di aver fatto il Francese due volte e la Via della Plata.
    “Abbiamo anche questo in comune: ho fatto anche io “due Francesi ed una Plata!”
    Parliamo un po’, mi presenta la sua ragazza, Marcela e poi salutano e se ne vanno.
    Fuori sta venendo il diluvio universale, mi mancano “solo” 14km per raggiungere Cervera,ma sono troppo fradicio ed infreddolito e decido di fermarmi.
    Proprio quando la decisione e’ presa, rientra il pellegrino (si chiama Jordi) e mi chiede se faccio parte della categoria “pellegrini sportivi o pellegrini talebani”.
    Li’ per li’ non capisco,lui ride e continua: “se sei per la prima categoria, accetterai certo un passaggio fino a Cervera…”.
    Dio ti benedica, Jordi! Con una pioggia così divento sportivo tutto assieme! Salgo in macchina con la giovane coppia e scopro che manco erano diretti a Cervera: “Ma cosa vuoi che sia una deviazione di pochi chilometri?”
    E così arrivo a fine tappa “con lo sconto” (Succedera’ ancora una volta,ma il Cammino ti da’ cio’ che ti serve in quel momento, no?)
    Lungo questo breve tragitto in auto, la nostra attenzione e’ attratta da un uomo che tira quello che potrebbe sembrare un pesante “carretto”: “Sara’ un pellegrino? Carichiamo anche lui?” Dice Jordi.
    Ma la praticita’ tipicamente femminile di Marcela blocca i nostri intenti: “Ed il carro dove lo mettiamo, sul tetto della macchina?”
    Continuiamo fino a Cervera ma non si poteva entrare in centro a causa dell’isola pedonale festiva: Jordi si spertica in spiegazioni per dirmi dove e’ l’ostello dei Pellegrini e devo rassicurarlo di aver capito bene, senno’ non mi congeda.
    Ci abbracciamo e riprendo la mia strada. Ha smesso di piovere ma tira vento ancor piu’ forte di prima.
    Cervera e’ una bella cittadina con vestigia storiche importanti ed un numero “93” che campeggia su tutte le finestre delle case (almeno mi pare di ricordare un 93…ma forse è 92…)
    Il fatto e’ che qui e’ nato l’idolo sportivo piu’ amato nel campo delle corse di motoGP e quello e’ il suo numero di gara: Marc Marquez.Io non lo sapevo, ma e’ il nuovo Valentino Rossi.
    Come ho fatto a scoprirlo? Semplice: nella piazza principale di Cervera mi sento chiamare: “Alfredo!?”
    Mi giro piu’ sorpreso che incuriosito: un’altra giovane coppia mi si presenta: “Poncho nero e scarpe con le stringhe verdi: devi essere Alfredo per forza!Siamo amici di Jordi e Marcela”. Dice la ragazza. “Marcela mi ha chiamato per assicurarsi che tu fossi arrivato bene e siamo venuti qui ad incontrarti per sincerarsi che tu stessi bene: dicono che tremavi dal freddo e…!”
    E’ risaputo che il lupetto non ami le basse temperature e questo interessamento mi ha fatto piacere davvero.
    “Mi dispiace avervi disturbato…” La ragazza non mi risponde ma si attacca al cell: “Tutto a posto, Marcela, e’ qui con noi!”
    “Ma mi hanno lasciato fuori paese,mica era difficile arrivare in centro…”
    “Oggi e’ Pasqua e trovare un ristorante aperto non e’ facile: avrai fame, no?” Interviene lui.
    Inizia ad armeggiare col suo telefonino.
    In breve trova un ristorante aperto intimando al proprietario un trattamento di favore e neanche con troppa gentilezza:dopo aver trattato su un prezzo che non gli piaceva,alza impercettibilmente ma perentoriamente il tono della voce. “Non e’ qui per la Settimana Santa, e’ un pellegrino che va a Santiago a piedi,por dios!!!!” (quel “a piedi”scandito per sillabe, AN-DAN-DO, appena sceso da una macchina, mi ha fatto deglutire a vuoto e la mia coscienza mi ha guardato storto per un paio di secondi)
    Mi indicano il ristorante,si scusano per non potermi invitare loro ma sono a casa di altre persone ospiti a loro volta e…non lo lascio neanche continuare: “Avete fatto oltre quello che mi sarei potuto aspettare”.
    “.
    Altri abbracci, altri ringraziamenti ed auguri. Cavolo, se le persone al mondo fossero tutte così!!!!!
    Mangio come un’oca all’ingrasso per 15 euro: dubito che smettero’ di fumare ma dubito ancor piu’ fortemente di buttar giu’ la panza!
    Sorrido.
    Alle cinque passate, busso al Colegio de la Sagrada Familia(C/Mayor 57 tel. 973 530 027),mi apre una vecchia suorina dolce come una nonna e come una nonna mi accoglie. A breve un’altra anziana sorella si unisce a noi ed inizia a raccontarmi dei suoi 27 anni passati in Africa a fare l’infermiera. Storie bellissime e piene d’amore e sofferenza.
    Si fanno le sette e manco mi accorgo: tra poco c’è messa. Abbraccio le sorelle e vado nella mia stanza: mi hanno detto che c’è un altro pellegrino per Santiago.
    Sorrido. Finalmente,non saro’piu’ solo….mannaggia non saro’ piu’ solo! Che se e’ uno palloso, come faccio a cannarlo? Purtroppo non saro’ piu’ solo…pensieri contrastanti.
    Vedremo. Potrei diventare veloce come Marc Marquez…..
     
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  14. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Cervera-Palau de Anglessola 34km
    Entro nella cameretta e mi saltano all’occhio due fili stesi con il bucato ad asciugare.
    In mezzo ai panni,fa capolino l’autore di cotanto dovizioso lavoro: si presenta col nome di Tomas e dice di venire dalla Lituania.
    Ho sempre fatto casino tra Estonia, Lettonia e Lituania: Riga, Vilnius e quell’altra che non mi ricordo mai, per me pari sono ma non lo do a vedere : mi parrebbe scortese.
    Mi regala dieci metri di filo (ne ha chilometri!), si sente in colpa per la stanzetta che pare una lavanderia di Mumbai ed in breve, daro’ il mio contributo a renderla ancor piu’ incasinata.
    La notte rischiero’ di decapitarmi con un filo nel tentativo di andare alla toilette facendo lo slalom tra le mutande.
    Tomas non ride mai pur essendo affabile e chiacchierone,mostra sempre un’espressione del volto che non so decifrare,tra tristezza e pudore. Forse e’ solo timidezza.
    La mattina ci alziamo prestissimo,raccogliamo il bucato ancora bagnato e ci incamminiamo assieme lungo il corridoio che porta all’ascensore e quindi all’uscita. Le suore sono gia’ in chiesa e…”Giaà! Ce lo avevano detto: il portone e’ chiuso,o uscite prima delle sette o dovete aspettare le otto che finisca la messa!!!!!”
    Guardo l’orologio: sono le sette e un quarto e non resta che attendere.
    Di fronte al portone sbarrato, un altro pellegrino e’ stato evidentemente poco attento alla raccomandazione della suora piu’ anziana ed anche lui e’ in attesa che si possa uscire.
    Ci mettiamo a parlare ed e’ così che conosciamo un altro compagno di viaggio: Jordi,catalano di Vic che si fa qualche giorno di Cammino approfittando delle vacanze di Pasqua.
    Jordi e’ allegro ed affabile,contrariamente a Tomas, ride spesso. Mi piace.
    Ci mettiamo a parlare dei nostri rispettivi itinerari e scopriamo che: il Fly seguira’ il Camino Catalan verso ovest passando per Saragozza,Tomas ci lascera’invece a Tarrega,ovvero tra 11 chilometri,per prendere la direzione nord verso Huesca,Jaca ed il Camino Aragones. Jordi camminera’ nella mia stessa direzione fermandosi pero’ a Llerìda e da lì tornera’ a Vic in autobus.
    Quindi Jordi ed io staremo assieme un paio di giorni mentre Tomas ci lascera’ tra un paio d’ore.
    Alle otto in punto, le suore “ci liberano” ed usciamo: il Fly e’ stressatissimo per il seguente motivo:Jordi parla con me in castigliano ed ignora l’inglese,Tomas parla con me in inglese ed ignora il castigliano,Tomas e Jordi quindi non si capiscono ed io devo ripetere due volte gli stessi concetti in due lingue,impicciando il cervello che a quell’ora parla si e no l’aretino. Devo altresi’ fare da tramite tra i due principi dell’incomunicabilita’ e sono stanco di questo compito già dopo mezz’ora. Non vedo l’ora di arrivare a Tarrega e liberarmi,grazie all’itinerario di Tomas, di questo incomodo.
    Il tracciato e’ ben segnalato (o meglio, continua ad esserlo dal Montserrat) il percorso e’ pianeggiante tra dolci campagne, cappelle votive e casali sparsi. Il cielo e’ nero e minaccia temporale,il vento canta la sua solita canzone.
    Obiettivo: il paesino di El Talladell,10 km circa da percorrere, dove con tutta probabilita’ NON faremo colazione. E’ il lunedi’ di Pasqua e Jordi ci ha tolto ogni speranza di trovar qualcosa di aperto.
    I dialoghi hanno piu’ o meno questo svolgimento:
    Tomas: “nel prossimo paese si potra’ far colazione?”
    Fly: “Jordi,Tomas dice se nel prossimo paese c’e’ possibilita’ di mangiare”
    Jordi: “Credo di no,perche’ e’ festa”.
    Fly (rivolto a Tomas): “Pare di no perche’ e’ festa”.
    Figuratevi quando Jordi mi si mette a spiegare la questione dell’indipendenza catalana (di cui lui e’ fervente sostenitore) o quando Tomas per non essere da meno, “la butta” sull’influenza che ha avuto l’URSS sul suo Paese e gli strascichi che ancora si portano dietro.
    Quando ormai stavo seriamente pensando di sopprimerli in aperta campagna e seppellirne sommariamente i resti,un lamento intenso, corale e straziante attira la mia attenzione: mi giro nella direzione da cui arriva e vedo cio’ che mi aspettavo di vedere: un mattatoio.
    E’ che da ragazzo il lupetto ha lavorato per un periodo dentro ad uno di questi lager per pagarsi la miscela del motorino , i dischi dei Pink Floyd ed i primi manualetti di cose aeronautiche,in attesa di assolvere gli obblighi di leva.
    Quello che ho visto e udito dentro a quel luogo triste, mi e’ rimasto dentro: io conoscevo quel lamento,e’ quello dei maiali che sanno dove stanno per essere condotti e semplicemente non ci vorrebbero andare.
    Dopo quell’esperienza giovanile, non ho piu’ mangiato carne di maiale per molti anni,poi sono diventato vegetariano anche se un po’ “a targhe alterne”,ma il rapporto con la carne e’ sempre stato conflittuale.
    Il lamento sentito prima di giungere a El Talladell, ha risvegliato in me ricordi spiacevoli e tristi.
    Non avevo tempo di dare una doppia spiegazione ai miei compagni,semplicemente li ho pregati di allungare il passo e di allontanarsi da quel luogo il prima possibile.
    Il vento giocava stavolta a mio favore ed in breve si e’ portato via l’urlo. Da quel momento, ancora una volta, non ho piu’ mangiato (e non sto mangiando) maiale,prosciutto ed insaccati vari.
    El Talladell era gia’ alla nostra vista, quando il cielo ha cominciato a scaricare acqua a catinelle.
    Arriviamo in paese dentro ai nostri ponchos e ci mettiamo a cercare un bar aperto, ma senza esito.
    Mezz’ora dopo arriveremo a Tarrega, sotto ad un vero temporale. Ci accogliera’ un bellissimo bar nella piazza principale,una colazione sontuosa e la spiegazione che dovevo loro per quella corsetta alla quale li ho sottoposti per via del mattatoio.
    Ci siamo separati nella piazza con un abbraccio “di ponchos fradicios”: Tomas avrebbe proseguito a destra e sarebbe diventato gia’ ricordo.
    Jordi ed io avremmo attraversato la piazza. Sempre dritti verso ovest.
    (I 22 chilometri che restano a me e a Jordi, da percorrere fino a Palau,saranno oggetto del prossimo racconto).
     

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  15. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Lasciamo Tarrega sotto ad uno squarcio di cielo azzurro che fa ben sperare ed al pueblo successivo, Villagrassa,il vento ha gia’ spazzato via le nubi ,inizia a fare caldo e con Jordi iniziamo un improbabile balletto per trovare l’abbigliamento piu’ consono al momento: maglietta….troppo poco…felpa e maglietta….troppo …pile senza maglietta…. Intanto il sole e lo sforzo del camminare aumentano la temperatura corporea ma il vento sui panni ancora umidi, ci avverte che non e’ il caso di far troppo gli sportivi. Il primo starnuto e’ del Fly. Jordi dovra’ ancora aspettare un po’, ma domattina sara’ raffreddore vero.
    La tappa che avevamo in mente, avrebbe dovuto terminare a Castelnou de Seana,localita’ di poco piu’ di seicento anime, nella cui comunita’ vive la famiglia della Señora Dolores.
    Dolores ha una vera e propria vocazione nell’accogliere i pellegrini e benedetta donna, dio sa quanto ce ne sia bisogno, dato che gli albergues sul Catalan sono davvero pochi ed in genere abbastanza cari.
    Ci siamo fatti prendere dagli scrupoli: “puoi telefonare o suonare il campanello, in una casa privata,il lunedì di Pasqua?” Per quanto sia una famiglia che ama prendersi cura dei camminanti, e’ festa anche per loro.
    Avremmo dovuto telefonare ieri….ma ieri era Pasqua e comunque non sapevamo di camminare assieme,io ed il catalano: ieri Jordi non esisteva per me e viceversa…. Fatto sta che non eravamo organizzati e adesso e’ troppo tardi.
    Decidiamo di fare altri otto chilometri, quelli che ci separano da Palau,dove Jordi presume che ci sia un piccolo albergue,anche se la guida non ne parla. Ha un numero di telefono in tasca e col sorrisetto di chi la sa lunga,fa la sua telefonata.
    Segue una lunga conversazione in catalano, di cui colgo qualche spezzone che non mi aiuta certo a capire,ma dall’espressione del mio amico, capisco che procede tutto bene.
    Continuiamo a camminare lungo piantagioni di mais, con l’Autopista che ci tallona alla nostra sinistra ed il tipico monumentale toro del brandy “Soberano” che pare doverci caricare da un momento all’altro.
    Il sole di qualche ora fa e’ sparito di nuovo ed il cielo e’ tornato a farsi scuro: altro starnuto da parte di Jordi (stavolta seguito da una espressione verbale incomprensibile, che non pareva proprio un moto di giubilo). Arriveremo a Palau sotto alla pioggia ma (ormai eravamo in paese) evitiamo la lotta contro il vento nel tentativo di indossare il poncho: tanto e’ sempre il pellegrino a soccombere.
    L’albergue e’ al centro deportivo: una ulteriore telefonata di Jordi, avverte del nostro arrivo, così che l’ospitalero possa uscire da casa e venire ad aprirci.
    Arriviamo di fronte alla palestra e vediamo una donna sui cinquanta uscire dalla macchina: e’ Teresa, l’ospitalera. Cento chili di pura energia,sorriso aperto, affabile come se ci conoscesse da sempre.
    Ci abbraccia e ci da il benvenuto, chiacchierando a macchinetta con Jordi nella loro lingua.
    Scopre ben presto che io non li capisco ed allora (a malincuore e facendo un po’ di teatro) si presta a parlare l’”odiato castigliano”,la lingua del tiranno.
    Comincia a bombardarmi sull’Italia, Berlusconi, “Veneccia y RrrrrOma” (Venezia e Roma) ed attacca le solite battute sulla mafia e su quanto siano bravi gli italiani,e l’amante latino, y “me encanta esto y me encanta el otro” gli spaghetti al pesto ed il Bungabunga. Mancava solo il mandolino.
    Teresa e’ una donna pratica: ci dice che in questo albergue,ci sono sei ospitaleri che si danno il cambio settimanalmente e l’ultimo che era in turno, si e’ portato a casa il sello. Lasciatemi la vostra email e così il sello ve lo mando para correo electronico;voi lo ritagliate e lo incollate sulla credenziale. “Ya esta’!” Conclude con un battito energico delle mani come a mimare qualcosa da appiccicare in modo definitivo.
    L’albergue altro non e’ che uno spogliatoio della palestra: due letti a castello, un bagno e…..dieci docce!
    Pero’ e’ confortevole e riscaldato ma soprattutto c’è uno stendipanni elettrico che ti secca il bucato in un fiat. Dio sa se ne avevo bisogno: che regalo!!!
    “E’ inutile che andiate a cercare un ristorante,oggi e’ chiuso”. Ci dice la nostra amica seduta su uno sgabello fregandosi le mani sulle cosce come per raccogliere le idee.
    “Italiano…” dice rivolta a me: “Ti piace la pizza, vero?” Ecco….mancava la pizza alla collezione di luoghi comuni: se ci metti dentro Toto Cutugno che canta “O sole mio” abbiamo fatto bingo.
    “Col tonno e le cipolle”! Le dico un po’ seccato. Teresa non ci bada: “Tu come la vuoi?” Dice rivolta a Jordi e lì capisco che fa sul serio. “Tonno e cipolle”. Risponde lui in italiano guardandomi con un sorrisetto ironico.
    Teresa si alza con uno scatto che non le appartiene, considerata la sua rotonda e burrosa figura.
    “Bene! Avrete fame. Per dormire fanno tre euro a testa,la pizza e’ cosa mia.”
    Esce senza aggiungere altro. Mentre Jordi si fa la doccia, io attacco un paio di stickers “Pellegrinipersempre” in posti strategici come a marcare il territorio e poi mi lascio andare anche io ad una doccia bollente.
    Teresa tornera’ con due pizze giganti,due (altrettanto giganti) pezzi di torta avanzata del pranzo pasquale, una bottiglia di vino sincero come il suo sorriso e due litri d’acqua “senno’ voi bevete solo il vino e questo non va bene: i pellegrini devono bere mooooolta acqua!”
    “Domattina lasciate la chiave nella cassetta della posta. Tu, Berlusconi….” Dice rivolta a me: “Questo e’ il mio numero di cellulare: quando arrivi a Santiago mandami un messaggio per dirmi che sei arrivato ed abbraccia il Santo per me!”
    Se ne andra’ col suo passo svelto dopo averci salutato con grande calore ed amicizia.
    Abbraccero’ il Santo anche per te,Teresita. Anche se ti odio quando mi chiami “Berlusconi”. Quell’abbraccio te lo meriti davvero.
    Il ricordo di Teresa e la gratitudine nei suoi confronti,si fanno ancor piu’ forti addentando la pizza tonno e cipolle piu’ buona di tutta la Spagna.
     

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  16. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Palau-Llerìda.24km
    Jordi si sveglia con il raffreddore: ha respirato male tutta la notte e quando suona la sveglia mi siedo sulla branda di fronte alla sua e me lo guardo torvo: “Mortacci tua! Hai russato tutta la notte!”
    Vedo che a sua volta mi guarda malissimo accennando quel sorrisetto che gli e’ tipico: “Coño,Alfredo: tu roncas como un oso en calor!!!”
    Scoppiamo a ridere.
    Chiudiamo “casa” e ci avviamo sotto ad una pioggerella fitta lungo l’uscita del pueblo. Sara’ un camino por carretera con poche deviazioni di percorso su piste pellegrine,per tutti i dieci chilometri che ci separano da Bell-lloc d’Urgell. Ve da se che e’ piu’ lungo il nome del paese,pero’ ci aspetta un bar accogliente con cafe’ con leche caliente e dolciumi fatti in casa. Una grazia di Dio! Mangiamo come due che non vedono cibo da una settimana.
    Stiamo nel bar piu’ tempo del previsto (deve leggere le ultime sulla stampa ed incazzarsi come un’oca contro la matrigna castigliana che da sempre fa ombra alla sua Catalunya endependiente) e quando ne usciamo, la pioggerella e’ sparita sotto al solito vento instancabile che per lo meno ha il vantaggio di spazzare le nubi. Ovviamente Jordi sta sacramentando contro “quel marica de Rajoy”. (marica non e’ un bell’epiteto)
    In poco tempo il cielo si fara’ terso ed arriveremo a destinazione sotto ad un sole estivo.
    Da Bell-lloc,avro’ una compagna quasi inseparabile: la ferrovia che da Barcellona arriva a Burgos. D’ora in poi non mi lascera’ mai piu’ e grazie ad essa,alla sua “guida” avro’ un’alleata sicura in caso di mancanza di frecce gialle: nel dubbio,segui il treno!
    Per adesso le segnalazioni sono ottime e non ci sono problemi.
    Camminiamo per campi fino ad Alcoletge, attraversiamo l’autostrada e costeggiamo la strada ferrata fino alle porte di Llerida, dove ci accoglie il solito, orribile, poligono industriale che fa da preludio ad ogni grande citta’. Da lontano gia’ si scorge la torre della Seu Vella (la citta’ vecchia sospesa come su una nuvola in cima alla collina nel mezzo dell’agglomerato urbano. Appare imponente anche a distanza.
    Andremo a timbrare la credencial e poi Jordi prendera’ l’autobus per tornare a casa.
    Entriamo a Llerìda (ma con jordi la devo chiamare “Lleìda” in catalano, senno’ se la piglia a morte!) costeggiando il fiume Segre ed il palazzo dei congressi che pare un’ enorme astronave aliena,poi ci dirigiamo verso il centro e prendiamo un dedalo di scale mobili ed ascensori fino a Seu Vella.
    Ovviamente l’ufficio del turismo e’ chiuso (sono le due del pomeriggio e riapre alle tre) e con le pive nel sacco, riscendiamo la collina.
    Jordi non sa dove sellar la credencial,ma non e’ un problema: scopro che il mio amico ha ben cinque credenziali “aperte”: tutte dovrebbero arrivare a Santiago per cinque Cammini distinti, ma lui a Santiago non c’è mai arrivato: lo vede come “la fine” e vuole aspettare.
    Sono quattro anni che cammina lungo i Nobili Sentieri,ma ad un certo punto si ferma, apre un’altra credenziale e riparte daccapo.
    Prende un pullman al volo lasciandomi con questo interessante punto di vista in sospeso. Da adesso, fino a Logroño,il lupo tornera’ ad essere solitario.”Catalunya llibre!!!” Mi urla prima di salire a bordo. Mi mancherai, rivoluzionario del finesettimana!
    Vado al Ayuntamiento a timbrare ed a farmi consigliare un hostal a buon prezzo: sono molto gentili ed affabili e quando scoprono che sono diretto a Santiago, si fanno letteramente in quattro.
    Mi consigliano il “Mondial”: 20 euro per dormire e 9,50 per il menu’ pellegrino. Non me ne pentiro’.
    Dopo il rituale bucato, la birretta di fine tappa e la “pianificazione” per il giorno successivo,mi metto a fare il turista. Lleìda-Llerìda e’ una citta’ che merita una lunga visita.
    Domani mi aspettano 33 chilometri per arrivare a Fraga. Si fa dura: dopo Fraga mi attende il deserto de “Los Monegros”: Jordi me ne ha parlato così tanto e così male che non nascondo di essere un po’ preoccupato. Guardo in alto un cielo senza nuvole e con un sole feroce. Si e’ calmato anche il vento.
    Vado a fare due passi lungo il fiume e noto in lontananza un camminante che traina un carrito piuttosto voluminoso sotto il sole a picco: “Ma e’ il tizio che vidi prima di Cervera quando accettai quel passaggio in macchina!”
    Lo seguo con lo sguardo e sono incuriosito.
    Mi godo l’ombra di un albero lungo il fiume e (che non mi accadeva dal 2009!) mi scopro seduto nella posizione del semi-loto a meditare.
    Sto bene.
     

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  17. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Llerìda-Fraga. 33km
    Lascio “El Mondial” intorno alle sette e un quarto,fresco e colazionato.
    Mi attende in strada un sole gia’ caldissimo a quell’ora e (udite udite!) il vento ancora dorme.
    Frecce e conchiglie di bronzo incastonate ovunque, mi conducono, costeggiando il fiume, fuori dalla citta’ e ben presto mi trovo in un bosco, lungo una pista ciclabile,costeggiando le acque impetuose del Segre.
    Vedo da lontano la ferrovia allontanarsi verso nord: mi abbandonera’ momentaneamente, fino alla fine del Camino Catalan, per poi,come una compagna fedele, non lasciarmi mai piu’ fino a Logroño,dove finira’ quest’avventura.
    La passeggiata e’ piacevolissima,la pista ciclabile e’ un “tavolo da biliardo in terra battuta” ed il Segre regala frescura in questa giornata che si preannuncia torrida. Peccato che come tutte le cose piacevoli, dura poco: dopo sei chilometri,la pista finisce di colpo ed il Segre mi si para davanti tagliandomi il passo.
    A destra due strade di campagna entrambe senza frecce o indicazioni di sorta. Decido per quella che “muove piu’ ad ovest”, ma non sono convinto.
    Percorro un chilometro per ritrovarmi di fronte ad un piazzale deserto con un capannone enorme sullo sfondo, deposito di vai a sapere cosa.
    Due grossi cani mi vengono incontro a passo deciso ma noto la coda che si agita come a far festa.
    Invoco mentalmente lo spirito del mio “Nuvola” a protezione degli unici due polpacci che possiedo e mi fermo sul posto.
    I cagnoni mi si fanno incontro senza abbaiare ed il piu’ socevole di essi,mi si avvicina fino a farsi accarezzare: e’ sporco e “puzza di cane quando ha piovuto” ma e’ amichevole. Ringrazio Nuvola e saluto cordialmente questo nuovo amico, con i grattini sotto al gola. Dimostra di apprezzare, mentre l’altro,piu’ guardingo, si tiene a distanza di sicurezza.
    Capisco due cose: la prima e’ che sono salvo, la seconda che ho sbagliato strada.
    Saluto i botoli che mi seguiranno per un paio di cento metri e torno sui miei passi. Riprendo la pista che va verso nord ed in una oretta scarsa, raggiungo il paesino di Butsenìt.
    Ormai le frecce sono una speranza,e non resta che chiedere infos per proseguire. E’ che il pueblo sembra deserto.
    Riempio la borraccia e continuo sulla mia strada,fino ad un tratturo che, secondo la mia guida, porta al Camino Ramell,che dovrebbe condurmi ad Alcarràs.
    Un altro cane mi si fa incontro con aria socievole,stavolta e’ accompagnato dal suo bipede ed a lui chiedo lumi sul percorso.
    Ovviamente mi stavo sbagliando: mi spiega dove e come, facendomi presente di non preoccuparmi: si tratta di un camminamento di quaranta cinquanta centimetri di larghezza tra torrente e stalle. “Non aver dubbio di aver sbagliato strada: si presentera’ proprio cosi’. Seguilo con fiducia e ti portera’ sulla strada principale”.
    In effetti mi impiccio in un tratturo strettissimo e pieno di rami,erba alta e fango. Sulla destra, i recinti delle mucche hanno preso tutto il territorio disponibile,a sinistra scorre un torrente che puzza di stalla.
    Vado avanti così per un chilometro e mezzo, con questo tratturo che fa una strana,continua ed inspiegabile gimkana.
    Termina su una strada asfaltata con un guard rail, sopra al quale giganteggia una freccia gialla! Sorrido:sono sicuro di puzzare di letame.
    Alcarras mi regala un bar ben fornito dove posso strafarmi di “napoletanas con chocolate” y cafe’ con leche(la mia droga!) e continuare con piu’ energia che mai.
    La carretera che oramai sto seguendo da piu’ di sei chilometri,sbuca in una rotonda,sopra di me il viadotto autostradale,frecce gialle a destra e cartelli “ufficiali del Cammino”,di fronte. Consulto la guida che mi manderebbe lungo l’unica pista battuta dove pero’ noto un palo della luce con una “X” gialla.
    Mi siedo e ragiono (vabbe’….ogni scusa e’ buona per fumare),mi guardo intorno e decido che la pista con la X che riporta la guida, e’ se non altro all’ombra dato che passa per un boschetto e d’altronde, tutto il percorso che poi mi condurra’ a Fraga, e’ riportato sulla guida stessa, partendo da lì. Se piglio qualsiasi altra direzione, la guida non servira’ piu’.
    Pero’….e se piu’ avanti ci fosse un’interruzione?
    Fa caldo ed il bosco mi invita piu’ del percorso asfaltato. Seguo la guida a mio rischio.
    Il bosco e’ piacevole ma dura poco: una salita infinita e ripida, si snoda tra frutteti,laghetti e sole a picco, mi fa pentire di aver scelto questa strada.
    Niente frecce, niente indicazioni,mi attacco alla guida come un naufrago alla zattera, con il timore fisso di dover tornare indietro.
    La guida e’ precisa e puntuale (solo per questo tratto, al mio ritorno elogero’ con una email colui che l’ha scritta!): “Dopo due chilometri,sotto di voi vedrete il campo di tiro a piattello…Dopo l’alto, un masso strano ed un’antenna dei telefonini vi guideranno a destra….” Ogni indicazione era un conforto ed un’occasione di silenzioso giubilo. La salita pero’ non finiva mai ed ormai si erano fatte le due del pomeriggio. Il sole mi aveva cotto la pelle.
    Finalmente (aspettavo solo quello,perche’ me lo aveva promesso la guida) vedrete il “Club del Tennis”. Da lì iniziera’ una forte discesa verso Fraga.
    Quando finalmente ho visto il Club del Tennis, ho ringraziato mentalmente Nadal di essere così popolare da farsi emulare da un sacco di spagnoli. Ho promesso lì, in quel momento, che tifero’ sempre per lui!
    Imbocco il discesone che in un paio di chilometri, mi portera’ sulla statale che porta a Fraga. Il Cartello “Fraga 1Km” giunge come un miraggio e bevo l’ultimo sorso d’acqua.
    Percorro quel chilometro con le ali ai piedi, ma….di Fraga manco l’ombra! Avete presente, sulle mesetas: “Hontanas 0,5” ma Hontanas non si vede?
    Ebbene per Fraga e’ lo stesso! Quando ormai sono in piena confusione e penso che il sole mi abbia colpito le meningi,vedo dall’alto della strada, una gola profonda ed incastonata tra due montagnole, la cittadina di Fraga.
    C’ero sopra e non la vedevo! Una discesa ripida mi conduce al centro e mi dirigo all’Ayuntamiento per timbrare e per cercare un’hostal.
    Strada facendo, chiamo telefonicamente i tre numeri che corrispondono agli hostales e pensiones che, sempre secondo la guida,dovrebbero esserci a Fraga.
    Mi risponde il silenzio.
    Rimando il problema ed entro nell’ufficio de la policia municipal. Il tizio che mi riceve e’ scortese e sgarbato.Timbra comunque la credencial e mi congeda. Chiedo se ci sono posti per dormire, perché i numeri di telefono che ho io sono muti.
    “Qui hanno chiuso tutti per la crisi”. Non ci sono piu’ hostales. Lo vedi che e’ un paese morto?” “E con un poliziotto idiota!” Mi verrebbe da dire,ma taccio.
    L’oficina de turismo e’ chiusa sbarrata e non aprira’ fino al prossimo plenilunio. Mi dirigo alla chiesa per farmi aiutare dal parroco.
    Suono il campanello una…due…tre volte: scorgo una tendina alla finestra che si muove: “lassu’ qualcuno mi vede”,ma evidentemente non se ne cura. Capisco al volo e me ne vado.
    Entro in un bar,mangio qualcosa e chiedo lumi: scopro che Fraga e’ divisa in due,il centro storico (dove mi trovo adesso) che oramai e’ disabitato. Qui ci vivono solo gli extracomunitari che lavorano nei campi e nei frutteti (solo adesso noto che i neri sono davvero la stragrande maggioranza!). E poi c’è la parte nuova, dopo il, ponte sul fiume Cinca. Li’ c’e’ l’unica pension che ancora funziona. Tieni, questo e’ il numero. Mi scrive un papelito e me lo passa: “Hotel Trebol 471 533”.
    Chiamo: davvero e’ l’unica pension (ma il poliziotto non me lo aveva voluto dire, vai a sapere perche’….) e se ne approfittano: 50 euro per una topaia, ma va bene. Sono stanco morto ed ho bisogno di una doccia.
    Ringrazio il barista, mi incammino e passo il fiume. Fraga qui sembra un’altra cittadina: ridente perquanto il centro fosse triste, ben tenuta perquanto in mezzo alla gola sembrasse una favela brasiliana.
    Prendo la stanza, faccio il bucato ed una doccia lunga un’ora. Noto che il sole mi ha lasciato braccia e gambe neri, faccia e collo rosso gambero.
    Andro’ in una farmacia a comprare una crema solare che, ancora ne sono ignaro, non usero’ mai!!!!!
    Dalla farmacia attira la mia attenzione,lungo la strada, il solito pellegrino con l’enorme carrito attaccato alla schiena: e’ stravolto e rosso di sole,la fatica traspare al di la’ degli occhiali tecnici a specchio. Lo seguo con lo sguardo, sempre piu’ incuriosito.
    Il tempo di uscire dalla farmacia dopo aver speso una fortuna in crema solare ed il pellegrino carrettato e’ gia’ sparito. In testa mi risuona il monito del farmacista: “E tu vorresti passare il Monegro con una protezione piu’ bassa di 50???!!! Vuoi morire di insolazione,forse???!!!”
    A me ‘sto Monegro mi sta mettendo un nervoso addosso….
     

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  18. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Fraga-Candasnos. 25Km
    Esco dal bar della mia pensione a mezza stella e leggo il cielo: e’ velato ed un venticello fresco agita le foglie nei platani del vialone, che mi portera’ fuori dalla cittadina poco ospitale di Fraga.
    Il cammino inizia con una lunga salita,ben segnalata, che qui chiamano “Il Cammino Vecchio” e che mi condurra’ in sette chilometri di “ascenso” ad incontrare il temuto altopiano che qui chiamano semplicemente “El Desierto”.
    Porto con me tre litri d’acqua ed una sensazione tra la curiosita’ ed il timore. So quanto non ami le Mesetas, e queste, seppur piu’ brevi, mi sono state descritte da chiunque come qualcosa di piu’ duro.
    Ottanta chilometri e tre soli paesi nel mezzo, l’ultimo dei quali non ha strutture ricettive, il che porta ad aggiungere altri sette chilometri all’ultimo tramo per poter trovare da dormire. L’ultima tappa sfiora i 50 chilometri ma adesso e’ presto per pensarci.
    Se non altro le segnalazioni fanno invidia al Francese e questo e’ gia’ un punto a favore.
    Mi arrampico su un sentiero comodo ma con il fondo sconnesso,sempre inesorabilmente in salita.
    Il panorama sulla vallata e’ incantevole e cantando mentalmente i miei pezzi preferiti di Davide Van de Sfroos,la salita pare piu’ lieve.
    La pista si fara’ sempre piu’ sconnessa e questo e’ un problema, perche’ ho paura di pigliarmi una storta: ho le caviglie piuttosto fragili e cammino come sulle uova.
    Dopo sette chilometri, la pista termina in un grande piazzale con un bar chiuso da anni: “El Ventorillo”.
    A due passi da me, corre adesso la Statale N2 ed un rosario infinito di camion, fanno da corona al nulla che circonda questo angolo di Aragona.
    Un tempo El Ventorillo era una sosta per i camionisti, adesso e’ tristemente smantellato ed una sedia fuori (verosimilmente occupata nella notte da qualche “Regina dell’amore”) e’ tutto cio’ che rimane.
    Prendo in prestito il trono della Regina, promessa sposa di tutti e sempre abbandonata di fronte all’altare,e mi riposo fumando una paglia. Non mi fraintendete,ma ho un’enorme rispetto per le regine della notte. Me lo ha insegnato Fabrizio de Andre’.
    Lontano sento passare i treni AVE: ne avverto la presenza, ma anche la “mia ferrovia” si tiene lontana,al momento, dal Desierto .
    Infondo al piazzale si vede un largo sentiero sterrato ed un palo della luce con una freccia gialla, mi indica il mio destino. Sono pronto ad affrontare Los Monegros.
    Sempre con la N2 alla mia sinistra ed i camionisti che spesso mi fanno uno squillo di tromba agitando una mano,cammino di buon passo lungo la striscia apparentemente infinita e senza ombra,fortunatamente il cielo resta velato ed il sole non fa paura. Qualcuno ha sistemato cassette della frutta a mo’ di panchine per poter sedersi un poco ma io preferisco sempre sedermi sul mio zaino.
    Attorno a me un verde basso e stentato si estende a perdita d’occhio,scopro che il sentiero che sto percorrendo e’ in realta’ una via di transumanza,alcuni abbeveratoi secchi me lo confermano, autobotti fisse nel terreno, mute e male in arnese, stanno li’ ad aspettare le mucche che prima o poi passeranno da qui. Le frecce comunque non mancano mai di confortarmi con la loro presenza.
    Senza troppe emozioni e tutto sommato senza fatica, raggiungo la mia meta: il villaggio di Candasnos.
    Punto dritto all’altro lato del paese dove c’e’ la pension El Pilar che per 25 euro mi fornira’ una stanza abbastanza decente ed un sontuoso menu’ del peregrino per 10 euro.
    Mangio (bene!) salgo in camera e faccio i lavori pellegrini di fine tappa. Verso le quattro esco per andare in chiesa o in Comune a timbrare la credencial.
    Fuori dalla porta di questo paese “fantasma” che ricorda un set di Sergio Leone,mi accoglie un vento fortissimo: alzo gli occhi e mi appare un cielo nero, livido e con nuvole di forma così strana che non so descrivere. Brutte nuvole cariche di pioggia e di lampi. Il vento aumenta, tra poco si scatenera’ il finimondo.
    Ringrazio mentalmente di essere gia’ arrivato e calcolo un minuto massimo due per raggiungere la chiesa e timbrare la credencial. Il villaggio e’ così piccolo…mi incammino.
    Con il pueblo deserto,il vento che sibila, il cielo nero pece ed i cani che ululano,il panorama e’ gia’ spettrale di per se: sento una brutta sensazione percorrermi i nervi e proprio in quell’istante, una musica triste, quasi funerea e sparata a volume altissimo, invade il villaggio!
    Una musica da giorno del giudizio, in un clima da giorno del giudizio sparata a volume da discoteca,apparentemente proveniente dal nulla!
    Non mi capacitavo…che succede? Il cervello cercava informazioni ma si schiantava contro una paura irrazionale. Si, paura! Torno sui miei passi e corro per i venti metri che mi separano dal mio hostal.
    Dentro sono tranquilli: “Che coño succede?” Chiedo. E mi danno una spiegazione razionale.
    In questi paesini di dimensioni ridotte, qualsiasi evento succeda, sia che stia per arrivare il pescivendolo, o il venditore di pantaloni, sia che ci sia la sagra o qualche evento nella sera, sia che sia morto o nato qualcuno,tutti gli eventi utili per la comunita’ vengono sparati da una sfilza di altoparlanti affinche’ possano essere uditi da tutta la popolazione.
    Ovviamente, non possono sparare l’annuncio “così”: per attirare l’attenzione, prima parte un trenta secondi di musica affinche’ tutti sappiano che c’e’ una notizia di pubblico interesse.
    “Mortacci vostra!” Penso. “Ma perché una musica tanto triste?” “Si vede che oggi all’Ayuntamiento sono di cattivo umore!”
    Mi tranquillizzo, mi arrabbio con me stesso per la mia irrazionalita’ e ritento la sortita: un muro d’acqua fuori dalla porta mi dice che non e’ il caso. Aspetto che passi. Si aspetta sempre che passi.
    Domani e’ un altro giorno.
     

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  19. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Candasnos-Bujaraloz 23Km.
    Uno…due…tre…sette e otto! Sono i passi che dalla Pension “El Pilar” occorrono per uscire dal villaggio. Prendi la strada a sinistra verso Gelsa e dopo pochi metri una freccia ti invita ad entrare nelle campagne. Seguiremo una pista asfaltata,come sempre con il paesaggio brullo e la N2 che corre,stavolta alla destra,con il suo infinito rosario di camion variopinti che fanno,alla fine, tanta compagnia.
    Dopo circa otto chilometri, il cammino ti invita a lasciare la pista per inoltrarsi in una depressione del terreno, larga una cinquantina di metri e lunga meno di un chilometro.
    Questa depressione ha una particolarita’: Poiche’ l’umidita’ si posa dentro a questa minuscola vallata,riparata dal vento,la natura ha preso a crescere rigogliosa: erba, alberelli e rovai, mentre tutto intorno il verde stenta e fa fatica a tirar fuori qualcosa che sia colorato di clorofilla.
    Una piccola vittoria della natura stessa e tu ci tieni ad ammirarla e a farle i complimenti:”visto che ce l’hai fatta?”. Passeggi in questa piccola oasi sotto al livello stradale, sempre con i camion che stavolta vedi incombenti sopra alla testa. Da notare che proprio da qui, passa il meridiano di Greenwich,idealmente il cambio di fuso orario.
    Si esce dalla depressione (in senso figurato!)salendo un ripido tratturo, fino all’ attraversamento di un ponticello che non da’ apparentemente alcuna sicurezza e ci si avvicina al paesino di Peñalba.
    La scelta e’ tirare dritti o fare una piccola deviazione: c’e’ il sole oggi, ma il vento si e’ fatto cattivo e fastidioso e quindi una pausa caffe’ non ci sta affatto male: lascio la pista per la deviazione verso un bar.
    Peñalba e’ un bel paesino,verde e curato. Mentre cerco il bar, riparte la solita musica a palla di cannone, ma stavolta mi scappa da ridere: faccio finta di niente come uno che “sa” e non si fa ingannare dall’effetto sorpresa.
    La musica stavolta e’ un’allegra marcetta e riesco persino ad individuare i quattro altoparlanti montati su un palo in cima ad un tetto,da dove parte il frastuono distorto. Paiono sirene antiaeree e nonostante il loro innocuo ed utile compito, hanno un aspetto sgradevolmente sinistro.
    Parte l’annuncio: “Solo per oggi al negozio Martinez, jeans a meta’ prezzo!”
    Faccio la mia pausa caffe’ e riprendo la strada del Cammino. Stavolta e’ una carretera asfaltata che vira sulla sinistra e porta anch’essa verso Gelsa. Si sale ed alla fine della salita,uno stradone dritto e lungo si perde all’infinito: quello che sto cercando e’ una pista molto grande sul lato destro, che dritta dritta, mi portera’ in 15 km a Bujaraloz, capoluogo del Monegro e meta finale della mia tappa odierna.
    Mi supera un ciclista e mi saluta. Rispondo ma il mio hola si perde nel vento che ormai soffia tanto forte da farmi barcollare.
    Trovo la pista e la imbocco: sarebbe riconoscibile, secondo la mia guida, da un cartello stradale come riportato in una foto sulla guida stessa. Il cartello c’e’ ma steso a terra,abbattuto dal vento.
    La pista,larga,dritta ed infinita, tira dritto da est a ovest: adesso il vento e’ tutto di fronte e fatico ad avanzare come se una mano invisibile mi premesse sul costato.
    E’ impossibile avanzare eretti: mi trovo ad assumere una postura assurda per cercare di avanzare.
    Una lumaca tenta di attraversare la pista ma il guscio e’ piegato di sessanta gradi, tipo Valentino Rossi in curva, i passeri non volano, la sabbia si, tanto! Mi riparo dietro ad una centralina elettrica a riposare: quando esco dal mio rifugio di fortuna,il vento mi assale come uno schiaffo. Riprendo la mia strana andatura e canto,canto le canzoni del vento al vento, per cercare di rabbonirlo.
    Ripassa l’uomo in bicicletta,quello di prima: il lato destro della sua tuta nera e’ sporco di polvere e strappato all’altezza della coscia: evidentemente il vento lo ha gettato a terra. “Mal dia! Mal dia!” Mi urla come per avvertirmi: che so…a me mal dia mi suona male e mi gratto i gioielli.
    Che dire: saranno le cinque ore e mezzo piu’ lunghe di tutto il viaggio (tanto ci ho messo a fare 15 km). Ricordo una cinta dello zaino che ogni tanto mi sferzava la faccia facendomi un male cane,ricordo la lotta per tener su il cappuccio del giubbotto antivento,ricordo le lumache volare ed i passeri a terra,ricordo il vento che suonava le campane del campanile di Bujaraloz.
    La Tv,la sera, avrebbe parlato di vento a 90Km/h con raffiche superiori a 100!!!
    Arrivato nella piazza del paese, sotto ai portici,mi sono buttato a sedere per terra e credo di aver dormito un quarto d’ora almeno.
    Ho raggiunto la pensione: “Hostal Las Sabinas”. Mi apre una gentile signora e mi spiega che e’ tutto pieno e che e’ inutile cercare altrove: e’ pieno anche l’altro hostal,domani c’è una mostra di biciclette d’epoca ed e’ un evento che richiama gente da tutta l’Aragona: “Anche da Huesca!” Dice con malcelato orgoglio.
    Pero’, se vuoi, ti ospito a casa nostra. Sei un pellegrino e per i pellegrini si trova sempre un posto.
    Ringrazio ed accetto. Mi da’ la camera dei suoi nipotini,quando suo figlio e la nuora vengono qui da Madrid,dove vivono,ci sono le loro stanze:” ma adesso…”.Ho l’impressione che si sia rattristata al pensiero che “adesso…”
    Mi conduce in una bella cameretta, ridente e pitturata con colori pastello: il letto del piccolo Alex con un poster di un campione di motocross e quello della piccola Alice con le Winx alle pareti ed i lenzuoli rosa nel lettino con tante lune sorridenti disegnate. Pupazzi di pelouche ed un mappamondo che si dovrebbe illuminare, sopra al quale Alex ed Alice avranno sognato mille viaggi d’avventura.
    Scelgo il lettuccio di Alice,perche’ e’ quello addossato alla parete come piace a me.
    Esco a comprare il sapone che oramai e’ finito, giro l’angolo della piazza ed il vento mi spinge indietro, ma ormai fa parte del gioco e non ci faccio piu’ caso. In mezzo alla piazza, noto un carretto con due assi ed una pettorina che aspetta qualcuno. Leggo sopra al carretto: “Da Gibilterra a Capo Nord a piedi, contro l’inquinamento”.
    E’ sempre il tipo con il quale ci seguiamo da Cervera. Mi siedo e lo aspetto.
    E’ così che faro’ la conoscenza di Peter, un ragazzo belga, partito appunto da Gibilterra per raggiungere Capo Nord. Parliamo e mi da’ tutti i ragguagli del suo viaggio,tiene una rubrica giornaliera per un quotidiano belga e tutte le mattine lo intervistano via satellite alla radio.
    Domani ci saro’ anche io sul giornale, me lo ha promesso. Sta andando a Saragozza dove terra’ un’intervista e poi verso nord, lungo i Pirenei, la Francia, il Belgio e la Scandinavia.
    Non ha ne’ guide ne’ mappe, solo un iPad che mi chiede cortesemente di ricaricare. Lo porto nella stanza dei bambini e lo attacco alla presa.(non Peter: il suo iPad!)
    Ci beviamo un paio di birre e poi lui andra’ a montare la sua tenda per la notte.
    Se volete saperne di piu’: https://www.runfortheclimate.123website.be oppure fb: runfortheclimate_peter.
    Mi scordo di comprare il sapone, riporto l’iPad a Peter. Gli consiglio di fare l’aragonese al contrario e passare i pirenei dal Somport. Scrivo un sms a Rikk che in quel momento e’ sull’Aragonese con Silvia: mi dice che c’è neve e fa freddo. Passo la notizia a Peter che non fa una piega. Peter non fa mai una piega.
    Io invece sono preoccupato: domani mi aspetta la tappa peggiore: 50 km nel nulla, neanche la Statale con i camion. Niente. Peter va per strada,sempre e comunque per strada e monta la tenda dove vuole: il peregrino va (come dice il nome stesso) “per agri”, per campi e non ha la tenda.
    Doña Elena, la signora che mi ospita,mi dice che i pellegrini usano fare i primi 25km col taxi fino a la Venta de Santa Lucia: mi passa un numero di telefono, quello del tassista, in caso ne avessi bisogno.
    Lo accetto e soppeso l’idea: quel vento di oggi ancora mi fischia nelle ossa. Fino a Pina del Ebro, (40km) non c’è nulla, nulla,nulla,solo campi e sabbia. Capita che a Pina del Ebro non ci siano hostales ne pensiones e quindi si devono percorrere altri 8km fino a Fuentes: totale 48km. Col vento: perché dice Doña Elena che quando tira questo vento, dura per 20 giorni.
    Partiro’ a piedi con il numero del taxi in tasca: se mi trovo male lo chiamo lungo la strada.
    “Quale strada?” Mi chiede Doña Elena: “dopo Venta de Santa Lucia,la strada te la scordi!”
     

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  20. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Bujaraloz-Fuentes del Ebro. 48Km
    Per la prima ed ultima volta in questo Camino, partiro’ alle cinque con la torcia in testa come un settenano che va in miniera,ed e’ una cosa che odio: i chilometri sono tanti e se facesse caldo, e’ bene che molta strada venga fatta col fresco. Non voglio prendere il taxi,ma non riesco a liberarmi di quel numero di telefono: non si sa mai.
    Non solo ieri ho dimenticato di comprare il sapone, ma anche qualcosa da mangiare: nello zaino ho un mezzo sacchetto di noci (regalatemi da Jordi, tanto a lui non servivano piu’)mezzo pacchetto di biscotti ed un po’ di cioccolato. Quattro litri d’acqua.
    Questa è l’ultima tappa del Camino Catalan che ufficialmente finisce a Pina del Ebro: seguono sette chilometri di “terra di nessuno”,per raggiungere il paese di Fuentes e con esso il Camino del Ebro, che parte dalle foci del fiume, nella cittadina di Deltebre,e termina a Logroño.
    Si esce da Bujaraloz per una pista parallela alla N2,in leggera ma costante salita,per fortuna il vento sembra meno incazzoso di ieri, anche se la sua presenza, gia’ dalle prime ore dell’alba, si fa sentire. Qui le frecce scarseggiano e, come per arrivare a Fraga, mi attacco alla guida per tenere fermi i punti di riferimento: “la Ermita de san Juan dopo 5 chilometri…la gasolinera…la colonia romana di Celsa…” In questa maniera arrivo abbastanza fresco e senza intoppi, alla Venta de Santa Lucia. Ho percorso fino ad ora,22chiometri.
    La Venta de Santa Lucia, altro non e’ che un vecchio casale dove una volta si vendevano ortaggi e frutta della zona: risulta abbandonato da anni e mette un po’ di tristezza.
    Mi fermo sotto l’ombra di un grande platano e finisco la razione dei biscotti. Ho un dubbio che e’ il seguente:da qui in poi il Cammino si allontana dalla Nacional per ricongiungersi ad essa molto piu’ avanti. La guida pone come opzione, di seguire la N2: il problema e’ che se anche prendi una storta o (mi e’ successo!) ti rompi un tendine,li’ in mezzo non c’e’ nulla di nulla.Sei solo.
    Vediamo di pensare positivo: perché mi dovrei rompere un altro tendine? Ho gia’ dato! Mi metto in cammino verso l’interno.
    Le frecce sono pochissime ma poste dove servono e la guida e’ puntuale. D’altronde non c’è molta possibilita’ di perdersi: le piste sono piu’ uniche che rare e nel dubbio… sempre a ovest.
    Poi il silenzio: non piu’ camion, non piu’ rumori esterni, non piu’ cani che latrano in lontananza, solo il vento ed i miei passi. Canto per farmi compagnia ma mi accorgo che in quel “santuario”, faccio troppo rumore e mi zitto.
    Dopo meno di dieci chilometri, riappare in lontananza la Nacional che mostra con fierezza la sua infinita collezione di camion,alla mia sinistra in lontananza, una enorme fascia verde contrasta con l’aridita’ di questi terreni: e’ il corso dell’Ebro,mi sto avvicinando per la prima volta al grande fiume che mi terra’ compagnia nei giorni a venire.
    Il vento non e’ forte come ieri e la camminata e’ stata abbastanza comoda,forse anche per la “pressione” che mi metteva addosso questa tappa, l’attenzione che richiedeva,la concentrazione massima e adesso,in vista della Statale e di Pina del Ebro,mi sento “salvo”:mi cade addosso la fatica tutta assieme.
    Il Monegro è passato! “Tutto qui?”, mi dico tronfio del senno di poi.
    Mi siedo sullo zaino ma faccio fatica a rialzarmi,ho percorso una trentina di chilometri e le gambe mi dicono che ormai e’ fatta,il cervello passa automaticamente in modalita’ “birretta di fine tappa”: non capisce che mancano ancora 18 chilometri!
    Con molta, molta calma,imbocco la strada asfaltata che mi porta a Pina del Ebro. Non esistono frecce ed imbocco una strada a caso tenendo d’occhio il campanile,che, vuol dire sempre centro del pueblo.
    Non so se il paese di Pina e’ grande o sono io che sono cotto, fatto sta che ‘sto campanile pare non arrivare mai: se mi metto su una panchina sono fottuto, se mi siedo a mangiare, anche peggio. Mi limito a riempire una bottiglia d’acqua ad una fontanella e continuo a camminare.
    Il cielo si sta facendo scuro ed il vento aumenta la gia’ sostenuta intensita’, ormai fa parte dello spettacolo e non ci faccio troppo caso: la solita fettuccia dello zaino che serve a regolare lo spallaccio destro,mi sferza in faccia di tanto in tanto facendomi sacramentare. L’ho legata,arrotolata,maledetta e presa a morsi, ma lei mi sferza sempre e quando meno me lo aspetto: giuro su Dio che stasera la taglio con il coltello.
    Arrivo in piazza e fermo un signore piuttosto corpulento con una maglietta giallo limone (non e’ un caso che ho notato proprio lui tra tante persone: quella maglietta era un vero pugno in un occhio: come si dice a Roma, “nun se poteva guarda’”!).
    “Ho perso le frecce, dico: devo andare a Fuentes…e…” Il signore mi fa un largo sorriso e mi spiega il percorso: “esci dal paese da lì”. Dice indicandomi una direzione col dito grassoccio. “Poi costeggi un parco e vedrai di fronte a te il ponte del fiume Ebro. Lo attraversi e ti ritrovi sulla strada per Fuentes: cento…duecento… metri a destra…” Un tuono gigantesco squarcia il silenzio ed il signore smette di parlare e guarda il cielo. “…a destra c’è una senda che va dritta a Fuentes. Sbrigati perche’ tra poco viene giu’ il diluvio!” Sorrido, lo ringrazio e lo saluto. Non ho voglia di scherzare, adesso.
    Le indicazioni risulteranno corrette e sulla spalletta del ponte, c’è addirittura una freccia gialla! Mi sento di nuovo “a casa”.
    Seguo la strada sul lato destro, tanto tra cento o duecento metri….all’improvviso si aprono le cateratte del cielo e viene giu’ tanta di quell’acqua che a malapena si vede la strada.
    Sotto di me, per la prima volta, ha scorso il fiume Ebro e l’emozione e’ stata grande. Allora esisti,”piccola e brutta fogna a cielo aperto!” Gli ho sussurrato osservando il suo lento e silenzioso incedere tra due larghe sponde.
    Ma l’acqua che “veniva da sopra” ha avuto la meglio sui miei pensieri: inutile tentare di mettersi il poncho in mezzo alla strada rischiando la morte,individuo una pensilina dell’autobus cento metri avanti e tento di ripararmi la’ sotto.
    Mentre corro verso il mio rifugio, una vecchia Skoda nera,che ha visto tempi migliori, mi si inchioda davanti,mette la freccia e vedo aprirsi uno sportello. Senza pensare, apro lo sportello posteriore, butto lo zaino e mi siedo al lato del guidatore. Un sorriso amichevole e divertito:è il signore grasso con la maglietta “giallo impossibile” che mi ha riconosciuto e si e’ fermato: “La senda sulla destra era un po’ prima. L’hai passata,pellegrino!”
    Sto andando a Fuentes, che fai? Vai a piedi o che? Tra la scelta di “a piedi” o “che”,scelgo “che” tutta la vita!
    Sotto al diluvio di Fuentes, il pellegrino “bara” ancora una volta,proprio come a Cervera,proprio come se il Cammino pensasse a tutto,proprio quando le forze sono al limite. Faccio gli ultimi sette chilometri in una lussuosa,fiammante,hollywoodiana Skoda del 1975. (almeno così la sto vedendo io).
    A Fuentes individuo il mio “target”: Hostal Texas! Nuovo appena inaugurato, con tanto sapone sulle mensole del bagno e addirittura lo shampo, nonchè una doccia strafiga con un cipollone gigante dal quale escono ettolitri di acqua bollente.
    Una coppia di giovani sposi, amanti del Cammino, a gestire questa meraviglia ed in cucina “la nonna” che tira fuori dei manicaretti che manco nel Giardino dell’Eden. (camera e cena 47 euri.)
    Mangio doppia razione di tutto,bevo due bottiglie di bianco fresco,salgo in camera,mi stendo nel lettone a due piazze che e’ gia’ un lusso di per se’ e accendo la TV: “Il Commissario Montalbano” in spagnolo e’ un vero spass………………………………………..
    (riapriro’ gli occhi alle otto di mattina su una televendita di mutandoni anticellulite)
     

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  21. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Fuentes del Ebro-Saragozza: 33km
    Altra tappa lunghetta dopo la sfacchinata di ieri. Non importa: la tradizione dei miei Cammini, prevede sempre una pausa di 24 ore in un posto che merita la sosta ed in un hotel a quattro stelle con vasca da riempire fino all’orlo,per oziare “a bagno maria” con un drink e con la musica nelle orecchie.
    L’evento si verifichera’ proprio oggi a Saragozza: nei primi due Cammini scelsi Burgos, nel terzo Salamanca.
    Ho bisogno di riprendere le forze e voglio visitare questa bella citta’ legata a doppio filo al nostro Apostolo preferito: La Cattedrale di Saragozza e’ dedicata a la Virgen del Pilar. “El Pilar” altro non e’ che una piccola colonna di marmo che secondo la tradizione, La Vergine in persona consegno’ a San Giacomo come simbolo di “fondazione” della Chiesa di Dio in terra di Spagna.
    La sacra Colonna e’ visibile in parte dietro all’altare dedicato alla Virgen ed e’ consumata dalle labbra dei fedeli, poiche’ si usa baciarla. (No, il Fly non l’ha fatto).
    Ma andiamo per ordine: Lascio Fuentes intorno alle nove ed attraverso la ferrovia: da questo momento non l’abbandonero’ mai piu’: ogni passo sara’ guidato dalla sua presenza e da quella del Fiume. Gia’, il Fiume:il Camino per Santiago,sfrutta molto i sentieri dedicati al Camino del Ebro, conosciuto come sentiero GR99. Spesso i due percorsi entrano in conflitto per un semplice motivo: il Cammino per Santiago, tende ad andare dritto verso ovest, il Cammino del Ebro o GR99,segue giustamente, ogni piu’ piccola ansa del fiume, costringendoti a gimkane senza senso per colui che viaggia “a lunga percorrenza”. Il conflitto tra frecce gialle ed indicazioni porpora della GR99 saranno d’ora in poi oggetto delle seguenti regole che valgono sempre:
    Nel dubbio a decidere sara’ la ferrovia e seguiremo quella.
    se di fronte si staglia un paese ed il suo campanile come riferimento: andare verso di esso ed evitare inutili deviazioni lungo le sponde dell’Ebro.

    Tra frecce gialle ed indicazioni porpora, valgono (quasi!) sempre le prime.

    Il buon senso e la bussola verso ovest, vanno sempre ascoltati.
    La ferrovia e’ al 90% sulla sinistra rispetto al percorso. Il fiume e’ prevalentemente a destra.
    Finche’ il pellegrino si trova “in mezzo” a questi due elementi, va tutto bene.
    La pista comoda ed asfaltata, si dipana tra stalle e case rurali,fino ad una enorme cartiera,si seguono le frecce gialle che in questo tratto non mancano,fino ad arrivare al paese di Burgo dopo una decina di chilometri. All’entrata di Burgo, mi salvo miracolosamente dall’essere investito da un ciclista (non un pellegrino!) che veniva in senso contrario a velocita’ sostenuta: “…onzo!!!” e’ tutto quello che gli e’ rimasto nelle orecchie,ma ho davvero rischiato di finire lì il mio cammino.Mi sono consolato dallo spavento con un bel baretto in centro all’interno di un circolo sociale per anziani, che serviva pane dolce fritto in padella fatto al momento: una vera goduria!
    Si esce dal paese lungo l’ennesima pista tra stalle e casali: un asinello bruca l’erba mansueto: gli scatto una foto perchè mi fa simpatia. Ed io faccio simpatia a lui: il ciuchino comincia a seguirmi e non molla,se io aumento il passo lui lo aumenta e se corro trotta. Se mi fermo si ferma.
    Torno indietro e lui torna indietro con me: sbircio dentro al casale da dove è partito questo balletto e vedo un vecchio contadino intento a fare le cose sue: gli chiedo se il ciuco gli appartiene e lui risponde affermativamente.
    “Mi segue…” gli dico.
    “Allora te la regalo!” Mi risponde allegro e capisco che e’ una ciuchina.
    “Sono gia’ impegnato sentimentalmente”. Azzardo la battuta. L’uomo ride e mi offre della frutta, che dopo le ciambelle di pasta di pane fritta ci sta da dio! La ciuchina ha ripreso a brucare come se nulla fosse accaduto. Il contadino mi chiede se vado a Santiago ed io rispondo, come sempre, “che questo e’ l’intento”.
    Non fa caso alla mia risposta “dubitativa” e dà per scontato che a Santiago ci arrivi.Mi chiede di abbracciare il Santo per lui ed i suoi cari e gli prometto che lo faro’.
    Finisco la mia frutta ,lo ringrazio e mi rimetto in viaggio. Mi ritrovo a camminare di fianco all’autostrada. “Zaragoza 8km” recita un cartello stradale. Scopriro’ presto la differenza tra cartelli per le automobili e sentieri pellegrini.
    Continuo a camminare sotto ad un sole vivido e piuttosto caldo, il vento e’ cessato ed il Fly da’ il meglio di se proprio in queste condizioni atmosferiche: sento che cammino di gran passo, ormai il corpo e’ abituato e corro da sollevare i sassi. Mi sento bene, mi sento… da dio! Non mi capitava da anni: evidentemente il Cammino comincia a lavorarmi dentro ed io lo lascio fare.
    Arrivo a Cartuja,dopo 23 chilometri, che sono sorprendentemente fresco ed in forze. Mi siedo a bere un’Aquarius ed il giovane barista mi offre una fettona di torta casera: “Por el sobre te invito yo, peregrino!”
    Questa usanza la incontrero’ in molti bar:spesso, quando vedono un pellegrino, si fanno pagare solo la bevuta e ti offrono qualcosa da mangiare. Una bella cosa, davvero. Aprrezzabilissima.
    Da Cartuja una pista battuta e ben tenuta,mi porta a circumnavigare Saragoza: vedo le torri del Pilar e penso di essere arrivato, invece gli sto semplicemente girando attorno: ad un certo punto ho chiesto infos a qualcuno (e’ pieno di gente che fa jogging) pensando di essermi sbagliato.
    Il percorso si fa via via piu’ ombroso a causa degli alberi sempre piu’ fitti, il Fiume che si era per un po’ allontanato ti viene di nuovo a salutare,ti ritrovi senza soluzione di continuita’ in un parco cittadino,passi un bel ponte di legno et voila’…di fronte a me si stagliano maestose le Torri della Cattedrale!
    Da qui ripartono le conchiglie incastonate sui muri e su appositi colonnini (le frecce fino ad ora erano abbastanza scarse,ma come sempre,precise e puntuali),si cammina lungo una bella passeggiata urbana sponda all’Ebro con famigliole a passeggio e gente che si diletta in tante attivita’ fisiche ed artistiche (pittori,suonatori e persino un giocoliere). Lascio il paseo per entrare in piazza del Pilar,vedo un Hotel che fa al caso mio.
    Saluto. Prendo la chiave. Butto lo zaino. Apro il frigobar. Riempio la vasca.
    Il Cammino aspettera’ fino a dopodomani, ‘che il Fly e’ gia’ in modalita’ “turista”.
     

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