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Diario Da Laredo a Leon: Norte - Camino Lebaniego - Cammino Vadiniense

liam

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Domani mattina ho un bus alle 6:30 (7 euro Torino-Orio al Serio :-o con Flixbus, non sarà mica uno scherzo?)
Poi aereo fino a Santander.
Poi bus fino a Laredo.
Poi micro tappa di circa 4km per arrivare a Santona.

Pre-partenza caotica come sempre, anzi di più.
Ma adesso si va. Almeno credo, con sicurezza lo potrò dire quando sarò su quell'aereo, ancora circa 22 ore, può capitare di tutto...

2 settimane.
L'idea è:
qualche tappa di Cammino del Nord, da Laredo a Munorrodero
Cammino Lebaniego fino al monastero di Santo Toribio
continuazione sul Cammino Vadiniense fino a Puente de Villarente
Leon casa

Dopo il racconto della caviglia di maryam dell'anno scorso ho scaricato Whatsapp, spero funzioni come portafortuna e non debba usarlo per farmi recuperare.

Tutto qui. Ci sentiamo.

Ah, ho tutta la roba ammucchiata sul divano, ieri sera ho provato a chiedere se poteva entrare in sacchetti e zaino da sola, ma fa finta di non capire. Sta sera ce la caccio io. (uh ma quanti significati ha la parola cacciare?)
 
Breve aggiornamento da Santillana: tranne telefono pazzo, tutto bene!
I vostri Buen Camino funzionano :)
 
Il tel sembra rinsavito, dopo una cura drastica.
Iniziato il camino Lebaniego. Sono a La Fuente dove c'è un bellissimo albergue e un hospitalero super (e solo io). Se tutti gli albergue di questo cammino sono così...:)
Se qualcuno decidesse di passare da queste parti non si perda una sosta qui.
 
Domani mattina dovrei essere a Santo Toribio, se vi va di salire nel mio zaino andiamo tutti insieme.
Sempre che riesca a dormire, l'albergue di Potes è in centro proprio davanti alla Torre. Questo sarebbe ottimo, ma... stasera c'è un rumoroso ma.
 
Aggiornamenti aggiornamenti...

Sta mattina siamo arrivati a Santo Toribio, perché c'eravate anche voi, ogni tanto vi parlavo anche (ok, sono pazza).
Arrivata prima che aprisse, non c'era nessuno. Stare seduta sui gradini nel silenzio, sì, si fanno tanti passi anche per questo.
Poi l'ingresso, la Croce con il legno all'interno. Ma io ho sentito più il prima.

È torniamo alle cose più terra terra che mi sono più congeniali.
Sono a Espinama e, udite udite, mi prendo un giorno di riposo.
La tappa folle di Serdio ha un po' mescolato le tappe teoriche successive (ma senza non mi sarei fermata a La Fuente, quindi va bene così) e mi ritrovo avanti di un giorno. In più domani a Portilla non c'è posto e dovrei spendere un capitale. Visto che qui e a Portilla non ci sono albergue e devo per forza usare hostal o simili.
Domani giretto qui intorno e poi si riparte.
 
Sono a Portilla de la Reina dopo il giorno di riposo, ehm insomma quasi riposo...
Oggi tappa a 2 facce, bellissima la prima parte, forse il tratto che mi è piaciuto di più finora, calda e noiosa la discesa successiva su asfalto.
Ho incontrato il primo pellegrino da quando ho lasciato il norte. Così esercito un po' il mio spagnolo.
Ma continuo a parlare anche con voi nel mio zaino. Durante la discesa ci siamo fatti delle chiacchierate...
 
Portilla è un paesino proprio buffo, incastrato in mezzo a queste rocce verdastre. Me gusta.
Quando sono arrivata, cotta dell'asfalto, non l'avevo neanche notato...
Buenas noches

e... mi piacciono i vostri messaggi, anche se mi ero dimenticata di cliccare, fatto adesso ;)
 
Sono in pausa sonnecchiante lungo la riva dell'Esla, appena fa un po' più fresco riparto, tanto non devo fare corse per il letto.
Oggi tappa quasi senza asfalto wow wow.

Ho letto che Renzo non cucina pasta con il tonno nel suo cammino, chiedendo scusa ai cocineros ufficiali e agli esperti, ieri l'ho preparata io. Stamattina i 2 spagnoli che l'hanno mangiata con me erano ancora vivi.

Fly, non hai idea di quali chiacchierate non sense mi faccio con te e Julo negli assolati tratti di asfalto...

Su cammini lunghi/cammini corti mi sa che dovrò aspettare il 2030 prima di poter dare un giudizio basato su dati di fatto. Per ora, come dice emmeti, faccio di necessità virtù.
In questo momento col rumore del vento tra le foglie e le cavallette che mi saltano sulla pancia, mi sembra comunque virtù ;)
 
¡Hola!
E al fin son giunta a Mansilla.
Finiti gli esercizi di spagnolo, la lingua ufficiale è tornata l'inglese.
La hospitalera quando ha visto la mia credenziale mi ha detto in italiano: Benvenuta nel casino!
Domani Leon e poi è proprio finita.
Cammino consigliabile, ottimi albergue, bei panorami, belle sorprese strada facendo. Forse solo un po' di asfalto di troppo, ma la perfezione è difficile da trovare ;)
 
Per ora 4 foto.
Non particolarmente belle, ma per me piacevoli da riguardare.

Questo era sotto l'indicazione dell'albergue di La Fuente. Già.
Il resto era scritto con un diverso colore che il sole si era completamente mangiato. Ma forse è sufficiente così.
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Per il corpo.
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Per la mente.
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Per i triestini
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Volevo scrivere qualche nota un po’ più “informativa” sul cammino Lebaniego/Vadiniense nel caso qualcuno volesse farci un pensierino.
Fare un elenco di tappe, km, albergue mi sembra un po’ inutile. Sono cose che si trovano facilmente sul web, sono più complete di quello che potrei fare io e vengono anche aggiornate.
E allora cosa metto? Accidenti, ci vorrebbe Ermanno ;)

Boh… proviamo.

Il Lebaniego va da San Vincente de la Barquera al Monasterio de Santo Toribio.
Il Vadiniense da Santo Toribio a Mansilla de las Mulas.

Il percorso si stacca dal Norte a Muñorrodero, un paio di km dopo Serdio.
E’ possibile anche abbandonare il Norte a Hortigal, un po’ prima di Serdio. Si tratta del vecchio tracciato ed è tutto su strada asfaltata. E’ più corto.
Adesso il percorso ufficiale è quello da Muñorrodero, quello che ho fatto io. Si segue la Senda Fluvial lungo il rio Nansa, che mi è piaciuta molto.
A Cades i 2 percorsi si riuniscono.

In linea di massima per tutta la prima parte, fino a Horcada de Valcavao (punto più alto, a circa 1800 metri), si sale. Anche se spesso si tratta di sali/scendi. Da Horcada de Valcavao si inizia a perdere quota abbastanza dolcemente e non ci sono più salite significative.

Anche se si passa in mezzo a montagne “serie” e anche belle, il percorso è quasi tutto su piste, mulattiere qualche facile sentiero e anche un po’ di asfalto (personalmente ne avrei preferito un po’ di meno…).
Quindi fattibile da tutti. Si sale, ma assolutamente niente di “difficile”.

Albergue. Quelli dove mi sono fermata io li ho trovati tutti buoni, alcuni ottimi. Un piccolo appunto solo sulla gestione di quello di Potes. Bellissimo sia come struttura che come posizione, ma forse non troppo controllato.
Ci sono dei Municipal, solo per pellegrini, e dei Privati, anche per escursionisti. A Portilla l’albergue, malgrado il nome, è un buon hostal e ha prezzi da buon hostal. A Espinama, Fuente De, Portilla è necessario prenotare in anticipo, in periodi “vacanzieri” anche abbastanza in anticipo. Io a Portilla, chiamando 2 gg prima, per la domenica sera non ho trovato posto. Così mi sono fatta il giorno di pausa a Espinama, dove penso di aver trovato l’ultimo posto libero per il sabato sera.
I Municipali sono sui 5 Euro, i privati sui 15. Portilla 29.

Fino a Potes si possono fare tappe abbastanza su misura perché gli albergue sono parecchi. Non come sul Francese, ma si può giocare abbastanza.
Dopo Potes, se si vuole dormire in albergue, le tappe sono abbastanza obbligate. Altrimenti si possono utilizzare hostal.
Da verificare prima la possibilità di mangiare. In generale c’è almeno un bar e/o un negozio o l’hospitalero prepara cena e colazione (La Fuente). Solo ad Horcadas abbiamo cucinato portando la roba da Riaño perché il bar al momento dà solo da bere, ma la cucina era attrezzatissima.

Panorami belli. Montagne, boschi, l’Embalse de Riaño, il tratto lungo il Nansa e poi lungo l’Esla.
Nel mio giorno di pausa mi sono fatta un giretto anche verso sentieri un po’ più “pietrosi”.
Particolare l’arrivo a Santo Toribio.
Ma anche il Monasterio de Gradefes, dove abbiamo assistito ai Vespri cantati veramente suggestivi.
La chiesa di La Fuente.
Il Monasterio de San Miguel de Escalada, che mi è piaciuto molto.
I piccoli paesi, alcuni proprio belli, che man mano cambiano salendo e poi scendendo.

Non molti pellegrini. Sono stata da sola fino a Espinama, dove grazie al giorno di pausa, sono stata raggiunta da uno spagnolo con cui sono poi arrivata fino a Mansilla.
Tutti si aspettano più gente l’anno prossimo perché sarà Año Jubilar Lebaniego.

Segnato abbastanza bene. Anche se per un po’ di distrazione ho perso qualche bivio e sono ricorsa alle tracce gps per capire se potevo recuperare o dovevo tornare indietro.
A volte un po’ laboriosa l’uscita dai paesi.
Però mi sono pentita di non avere con me una carta della zona. Avrei voluto fare un sentiero alternativo dopo Lebeña che mi avevano detto essere molto bello, ma non ho trovato l’inizio e quando me ne sono resa conto ormai ero troppo avanti. Ancora mi rode un po’ sta cosa…

Cose negative, direi proprio poco. Per un fattore personale, come ho già detto, un po’ di asfalto di troppo, soprattutto l’arrivo a Riaño, c’è un panorama bellissimo che però non ti puoi godere fino in fondo perché devi fare attenzione a questi grossi camion che ti passano a qualche centimetro.
Poi una mattinata di nuvole di zanzare dopo Cistierna. Camminavo agitando una frasca davanti alla faccia (tecnica copiata dai locali) e senza potersi fermare neanche per fare una foto per non essere aggrediti.

Ma secondo me vale la pena.

Questo è quello che mi è venuto fuori. Se qualcuno ha qualche curiosità, sono qua…

Intanto penso se/come raccontare qualcosa di più e mettere qualche foto (che mi diverte e mi fa sentire ancora un po’ in cammino :rolleyes:)
 
27/08 Laredo – Santoña

E si parte.
Cammino puzzle. Se tutto va bene tocco 4 cammini diversi in 2 settimane.
Forse le ricerche pre-partenza avrebbero potuto essere un po’ più accurate, soprattutto su Lebaniego e Vadiniense. Ma ormai è tardi. Spero di avere tutte le informazioni vitali, il resto lo scoprirò.
Bus per Bergamo. 7 euro, diretto, una figata.
Volo a Santander.
L’aeroporto è piccolo piccolo.
Qualche nuvola, un po’ di foschia. Un’aria tiepida e umida, da mare.
Vago un po’ avanti e indietro sul marciapiede in attesa del bus. Perché non son capace a stare seduta tranquilla?
Sono a Laredo.
Vado verso la spiaggia.
Oggi micro tappa, tanto per arrivare a piedi al primo albergue.
So che devo seguire il mare finché non arrivo alla punta. E così faccio.
Tengo i sandali e cammino sulla spiaggia. Verso la riva la sabbia è abbastanza dura, non è faticoso.
Calma, calma! Mi rendo conto che sono partita come un treno. Laredo l’ho attraversata senza neanche vederla. Dovevo iniziare a camminare. Adesso però posso godermi i passi con calma.
C’è un po’ di vento.
Se non mi giro verso sinistra, dove ci sono dei condomini non particolarmente belli, il paesaggio mi piace.
Non c’è molta gente. O forse la spiaggia è talmente grande che la gente si disperde. Man mano che vado avanti diminuisce ulteriormente.
Chissà dove ferma la barca per Santoña. Esco dalla spiaggia e giro un po’ a caso finché non vedo una freccia gialla. E’ la prima. La seguo e mi riporta sulla spiaggia esattamente dov’ero prima.
Arriva anche la barca.
Pochi minuti e sono sull’altra sponda.
Su consiglio di Donato (perfetta guida a distanza per questo primo tratto di cammino) stasera dormo alla Bilbaina, albergue in centro.
Vari ragazzi tedeschi e 2 francesi. Devo decidermi a fare qualcosa per il mio francese.
Mentre l’hospitalero mi sta registrando arrivano 4 ragazze con tanto di trolley al seguito. Hanno prenotato su Booking, vorrebbero lenzuola, asciugamani. Non so come va a finire.
Provo a telefonare a casa. Non ci riesco. Mi dice che non sono registrata sulla rete. Che accidenti vuol dire? Spengo, riaccendo, cerco le reti manualmente, provo con tutte: nulla, vedo tutte le tacchette ma non mi lascia telefonare. Anni fa già un’altra scheda, di punto in bianco, si era rifiutata di funzionare all’estero, anche se il comportamento era stato diverso. All’albergue c’è il wifi, tramite giri strani riesco a far avvisare mia madre che sono ancora viva.
Non ci voleva. A Santander dovrò cercare di risolvere questa cosa.
Mangio qualcosa, sardine ovviamente, e 2 passi sul lungomare.
C’è una fortezza, vado a vederla da vicino.
Una statua dalle proporzioni strane, salgo le scale per andare a vederla.
Una indicazione per il Faro del Caballo. Sta diventando buio, non è il caso, torno indietro.
Vicino all’ufficio del turismo c’è una cartina interessante. Approssimo cerchi con quadrati. Faccio un po’ di conti. Vediamo domani mattina, adesso a dormire.


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panorama dalla spiaggia di Laredo

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spiaggia di Laredo

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chiazze di sole aspettando la barca

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statua della Madonna sopra Santoña

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Santoña serale vista dalla statua
 
28/08 Santoña – Güemes

C’è chi si sveglia alle 5.
No, voglio partire con il chiaro.
Anche perché l’idea di ieri sera mi sembra fattibile. Per il giro intorno al Monte Santoña danno 4 ore, posso approssimarlo a un quadrato, un’ora per lato. Il cammino ufficiale farebbe il lato interno, facendo i 3 lati esterni allungherei di 2 ore.
Ci provo. Colpa del cartello Faro del Caballo di ieri sera.
Ritorno alla statua.
Inizio su una mulattiera. Attraverso resti di fortificazioni da cui c’è una bella vista sul mare, anche se c’è ancora un po’ di foschia.
Un sentiero che entra nel bosco. Un tratto molto bello sotto una roccia a picco.
Sento dei rumori. Due quadrupedi che non riesco a identificare. Mi sembrano più agili di cinghiali, ma sono sotto di me e riesco a vedere solo due schiene molto scure.
Il sentiero inizia ad inerpicarsi ripido nel bosco. Molto ripido. C’è una corda per aiutarsi, con il fondo di terra e foglie non si riesce a fare presa.
Un tratto senza corda. Mi sembra che sulla sinistra ci siano un po’ più di pietre e mi sposto.
Vado su bene per una ventina di metri poi le rocce finiscono. Ancora un po’ avanti aiutandomi con gli alberi e poi sono aggrappata a un tronco senza riuscire più a muovermi.
Un tentativo a 4 zampe non funziona. Mi riaggrappo al mio albero. Anche tornare indietro non è così banale.
Dove accidenti mi sono andata a cacciare?
Dall’altro lato intanto è ricominciata la corda, è a 3 4 metri da me, ma si scivola, non riesco ad arrivarci.
Non posso passare le mie ferie abbracciata a quest’albero, devo trovare una soluzione.
Provo il metodo Cooleman (cul e man). Mi siedo e aiutata da mani, piedi, fondo dello zaino e sedere inizio una scivolata controllata cercando di spostami anche verso la corda. Ci arrivo. La afferro, promettendole che non la abbandonerò mai più, e grazie a lei procedo.
Il tratto ripido è breve, il sentiero spiana e… sbuca su una mulattiera molto simile a quella su cui avevo iniziato. Mi sa che ho fatto una variante non voluta. Chissà dove ho sbagliato però. Vabbè è andata bene così.
Il percorso è bello. Un po’ nel bosco, un po’ fuori, a picco sul mare.
Arrivo al bitorzolo di roccia che vedevo ieri dalla spiaggia di Laredo. C’è il sole ancora basso che sbuca da sotto le nuvole. Mi piace proprio questo posto.
Si inizia a scendere verso il faro. Mi aspettavo di meglio, anche la vista era meglio prima. Ma il percorso valeva la fatica.
Una stradina e si iniziano a vedere le spiagge dall’altro lato del capo.
In basso un enorme edificio recintato da alte mura. Deve essere il carcere.
Ritrovo il cammino ufficiale, sono in netto anticipo rispetto alle mie previsioni. Le approssimazioni cerchio quadrato avevano qualche difetto.
Cammino a fianco della spiaggia con una serie di scuole di surf.
Un piccolo promontorio, non è alto ma faccio un po’ fatica per il fondo sabbioso. Da sopra bella vista.
Due parole con uno spagnolo e poi con altri 3 con cui arrivo fino a Noja.
Uscendo da Noja una signora mi indica la direzione senza che debba chiederla.
Una piccola frazione con un bivio, non vedo frecce, chiedo: mi indicano quale strada prendere.
Però qualche dubbio mi viene. Continuo a non vedere frecce. Tiro fuori in cellulare su cui ho scaricato le tracce. Tutto ok.
Per più di un’ora cammino senza vedere una freccia, chiedendo ogni tanto al GPS dove devo girare.
Sono stradine in mezzo ai campi, quasi tutte sterrate. E’ piacevole.
In un prato sta grufolando Salsiccia! Identico. O è lui che ha deciso di fare il cammino o è suo fratello gemello. Lo saluto, ma non mi dà molta confidenza.
Arrivo alla statale e magicamente ricompaiono le frecce.
Non capisco. La sensazione è che non abbia fatto il percorso ufficiale. Però è buffo che avessi le tracce di un percorso su cui ero finita per caso. Mah… forse era tutto architettato da Salsiccia.
Pausa merenda su una panca di un paesino dove stanno giocando a qualcosa che mi sembra un misto tra bocce e bowling.
Sono a Güemes.
C’è parecchia gente. Prima di cena c’è un coro che canta e c’è chi è venuto solo per la serata.
Ascoltare il coro è suggestivo. Ma la sala è pienissima, mi ritrovo in piedi e in posizione precaria.
Per cena non ci stiamo tutti dentro. Io finisco in una tavolata all’esterno, sotto una tettoia. E ha iniziato anche a piovere. Però ritrovo i 2 francesi di ieri sera, qualche parola in inglese da parte loro, qualche parola in francese mia e tanti gesti.
Prima di andare a dormire ci ritroviamo nell’hermita ad ascoltare la spiegazione dei disegni sulle pareti. Siamo solo pochi. Qui trovo il Padre Ernesto di cui avevo sentito tanto parlare. E mi piace.
Beh come primo giorno è stato bello pieno, non mi posso proprio lamentare.


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vista dai fortini napoleonici

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quasi sulla punta

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bosco sulla scogliera

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faro nuovo

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spiaggia vista dall’alto

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probabilmente camminando non sul percorso ufficiale


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il gemello di Salsiccia

Un paio di note a margine.
1) Sono stata molto in dubbio se raccontare la mia variante “Faro del Caballo”, soprattutto la storia della corda. Finora nessuno lo sapeva e forse sarebbe stato meglio continuare a tenerla sotto silenzio.
2) L’edificio del carcere mi aveva colpito e tornata a casa sono andata a cercare qualcosa sulla sua storia. Tra le altre cose ho letto che i 700 gradini per arrivare al Faro del Caballo erano stati costruiti dai detenuti. Quali 700 gradini? E allora ho cercato anche qualcosa su questo Faro. E ho coperto che io non ci sono arrivata. Il faro che ho visto è quello nuovo. Dalle foto il Faro del Caballo è in un posto stupendo. Non ho infilato la deviazione giusta per arrivarci. Non so quando, non so come, ma a quel faro mi piacerebbe arrivarci. Forse da Irun, visto che tutti mi han detto che quel tratto di cammino è molto bello.
 
29/08 Güemes – Santa Cruz de Besana

Colazione tutti insieme.
Padre Ernesto spiega e consiglia la variante che passa lungo il mare e anche le varie possibilità per domani.
Piove, non forte, ma piove. Saluto questo posto sicuramente particolare.
Inizio a camminare insieme a parecchia gente. Ieri tra deviazioni volute o capitate alla fine non avevo incontrato quasi nessuno. Sembra di essere in Germania però, si sente solo parlare tedesco.
Il tratto sulla scogliera mi piace molto. Con i campi di mais già alto da un lato e il mare giù a picco dall’altro. Bello anche con questo cielo cupo che ogni tanto fa uscire un raggio di sole da qualche parte sul mare.
Un tratto con 2 canadesi e un’australiana. Quest’ultima mi chiede un po’ di informazioni: dopo il Cammino passerà una decina di giorni in Italia, Venezia e Le Cinque Terre. Avremo occasione di parlarne ancora. Invece non sarà così, non la incrocerò più.
Un po’ di spiaggia, un po’ di dune. Con gruppi di surfisti pronti a partire.
Quando prendo la barca ha smesso di piovere. Arrivo a Santander con il sole.
Devo decidere cosa fare del mio telefono. Ieri ho fatto un esperimento, mi sono fatta prestare un telefono e ho messo la mia scheda: funziona. Buono. Decido di aspettare, voglio fare ancora qualche tentativo, se non funzionasse ho ancora Comillas, San Vincente dove posso cercare una soluzione o un telefono nuovo.
Mangio qualcosa al mercato coperto. Scelgo controllando attentamente il prezzo, ho bisogno di un resto con una moneta da 20 centesimi per togliermi il problema bagno, ho la sensazione che l’uscita dalla città non offra grandi possibilità “en plen air”.
Vado a vedere la Cattedrale e poi un giro a caso.
Nessun problema a trovare la via per uscire, un lungo e piacevole viale alberato con panchine, giochi per bambini, fontane al centro.
Poi inizia il brutto: periferia, zona industriale. Ma Santander già mi ha offerto un bell'ingresso in barca, un’uscita così ci può anche stare.
Non so come, ma mi si piazza in testa una canzoncina che non so proprio da dove arrivi:
“c’ho pensato su
non consumo più
a e i o u
metto qualche briciola in un bicchiere
stai a vedere”
Stop. Non riesco ad andare oltre queste parole e neanche capire cosa sia. Malgrado vari tentativi di scacciarla con altre canzoni, mi si attacca e con un po’ di mutazioni me la porto fino all’albergue.
Bella accoglienza.
Porto a Nives i saluti di Donato e Lory. Mentre cerco di farle ricordare chi sono mi viene in aiuto il marito: “Sì, la tartaruga Ninja”. L’idea di Donato in versione tartaruga Ninja mi diverte e mi stupisce anche un po’.
Mi spiega che è per via del nome, gli aveva subito fatto venire in mente “Donatello”.
Ci ridiamo un po’ su.
Si riunisce un bel gruppetto. Come sempre la maggioranza è tedesca, ma c’è anche uno spagnolo, una americana, una norvegese e addirittura una ragazza di Savigliano.
Chiacchiere pre-cena. Il gatto nero, dopo aver valutato a lungo l’opzione più conveniente, decide di dormire sulle mie gambe. Alla facciaccia del Buffone che in vita sua non l’ha mai fatto.
Cena con tortilla e risate.
Post-cena con consigli sulla tappa di domani, altre chiacchiere e risate.
Bell’ambiente.

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Anche qui una nota a margine, (visto che l’ho fatta, evito una ricerca a qualche eventuale curioso).
La canzoncina è “Cicciottella” del 1979. Le parole sono anche sbagliate. Ma soprattutto, da dove l’ho tirata fuori?
 
30/08 Santa Cruz de Besana – Santillana del Mar

Colazione con breve ripasso delle tante possibili varianti di oggi.
Faccio il ponte della ferrovia. Alla fine proprio niente di tremendo.
La seconda possibile variante-scorciatoia non la prendo. Anche se la strada non sembra trafficata, bisogna fare attenzione e camminare sul bordo. Preferisco allungare un po’ e fare la “panoramica”, camminando come le capre.
E’ una scelta che mi dà soddisfazione. Stradine tranquille. Mi guardo un po’ intorno. Chiacchiero un po’ con me.
Da una strada laterale vedo arrivare Nils e Matthias, dopo aver iniziato sulla strada hanno deciso anche loro di passare alla opzione lunga. Faccio un bel tratto con loro, sosta bar compresa.
Discesa con la lunga tubatura di fianco. Non mi dà così fastidio.
Invece non mi piace per niente il tratto successivo. Zona industriale, strada trafficatissima e soprattutto è venuto fuori un gran caldo.
Ci sarebbe una terza variante-scorciatoia, ma non capiamo neanche bene dove prenderla, il dubbio che basti solo continuare per la strada in cui siamo ce la fa scartare immediatamente.
Il caldo continua ad esserci, ma almeno siamo in mezzo ai campi e passa solo una macchina ogni tanto.
Ci sgraniamo lungo la salita per ricompattarci sulla piazza di Santillana.
Matthias prosegue fino a Caborredondo, albergue consigliato da Nives (c’è l’hospitalero che prima era a Bodenaya).
Anch’io ci avevo fatto un pensierino, ma un giro per Santillana lo vorrei fare e soprattutto non ho tanta voglia di continuare a camminare con questo caldo.
Lascio decidere al caso, se c’è posto al municipal mi fermo qui, altrimenti continuo.
C’è ancora posto. Anche Nils si ferma qui.
Santillana vale la sosta.
Vado a vedere la chiesa e il chiostro. Mi faccio un giro tra vicoli e piazzette.
Ritrovo gli spagnoli che avevo incontrato prima di Noja. Ricevo le ultime notizie sul marito italiano della nipote di uno de 3 e sul loro figlio dal nome veramente strano: Luca, senza s.
Mi prendo qualcosa in un una panetteria (ottima panetteria) e mangio nel cortile dell’albergue con 2 francesi e un gruppo di simpatici Slovacchi (o Cechi? Non me lo ricordo più…).
Sono in 6 ma gli zaini arrivati con l’aereo erano sono 5. Il poveretto che è rimasto senza usa a turno la roba degli altri e porta a turno uno zaino degli altri, per fortuna le scarpe le aveva ai piedi. Tutte le sere telefona per avere notizie del suo zaino, ma per ora risulta ancora desaparecido.
Qualcuno scopre che all’angolo del Museo c’è wifi. La voce corre e il gruppetto di persone cresce.
Trovo notizie confortanti sul mio problema col telefono. Ma poi iniziamo a chiacchierare e non faccio niente neanche oggi. Appena riesco a risolvere il problema quotidiano di far sapere a mia madre che sono ancora viva, sistemare il telefonino passa in secondo piano e mi dico che me ne occuperò domani.
Quando ormai è quasi buio arrivano un ragazzo e una ragazza in bici. Non c‘è più posto, ma riescono a farsi prestare 2 materassini e si sistemano nel piccolo ingresso. Penso vengano calpestati da tutti quelli che di notte vanno in bagno.


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Percorso “panoramico”

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Panorama dal percorso “panoramico”

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Arrivo a Santillana

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Chiesa

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Chiostro

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Piazza del Municipio
 
31/08 Santillana del Mar – Serdio

Un po’ assonnati, un po’ infreddoliti.
Nel cortile. Dentro lo spazio è davvero minimo.
Tra scarpe, calze, zaini, cappelli, biciclette, cose da recuperare, cose dimenticate, pezzi di colazioni, saluti, Buen Camino, See you later, Hasta luego.
Stamattina sono particolarmente contenta. Me ne accorgo, ma non ne capisco il motivo. Però cerco qualcosa di negativo. Se parto con il morale così alto difficilmente potrà migliorare. Il telefono! Il fatto che non abbia ancora avuto voglia di occuparmi seriamente di lui. Adesso sì che sono un po’ arrabbiata con me. Posso partire.
Lascio Santillana quasi deserta, solo gli spazzini che puliscono le strade. Tutte le mattine si troveranno tra i piedi gente con lo zaino che li saluta. Temo che per loro sia più un fastidio che un piacere, chissà.
Tranquilli saliscendi su colline molto verdi. Ancora un po’ di nebbiolina in basso, cielo azzurro in alto.
Mi supera il tedesco con le cuffiette. Persona particolare, sempre con le cuffiette, sempre sorridente, anche se non l’ho mai visto parlare con nessuno. A pensarci bene non so neanche se è tedesco.
Una chiesa su una collina. Bello.
I 2 ragazzi in bici, già abbastanza affaticati. Non deve essere stata una notte riposante.
Qualche paesino.
La grande chiesa di San Martin de Tours, aria un po’ abbandonata, abbondante vegetazione intorno. Vicino case che hanno ancora un aspetto molto signorile, anche se non più in buono stato. C’è un’aria di abbandono, di malinconia. Ma non cupa, per qualche verso anche piacevole.
Ogni tanto si vede il mare oltre il verde.
Cobreces con la chiesa rossa e il monumento al pellegrino.
Un paese (chissà quale) con alcune vie con pavimentazione in pietra, alti muri in pietra da cui sporgono e scendono alberi e rampicanti verdi. Mi incanto a guardare. Non so, hanno qualcosa di magnetico, è difficile staccarsi.
Concha. Come fa a non rimanere impresso un paesino che si chiama così. In più ha anche quest’aria un po’ fuori dal tempo.
E sono a Comillas. L’idea era di fermarmi qui. Ma è proprio presto.
Di sicuro voglio vedere la casa di Gaudì. Vado, poi decido.
Più che soddisfatta dalla visita.
C’è anche un bigliettaio simpatico, mi fa lasciare lo zaino nel suo gabbiotto. A volte tra un bigliettaio simpatico e uno normale c'è solo un sorriso, ma la differenza può essere grossa.
Un giro per Comillas, mi sembra molto “distinta”.
Deciso, proseguo fino a San Vincente.
Nella mia scelta non considero una cosa però: è tutto asfalto e oggi il sole picchia, picchia proprio.
Mi pento a più riprese della mia decisione.
Forse potrei cercare un posto all’ombra e fermarmi un po’, ma finisce che le uniche soste che faccio sono per aggiungere un ulteriore strato di crema al mio lato sinistro, che inizia ad avere un colore un po’ preoccupante.
Arrivo all’inizio di San Vincente.
Spiagge, bar, gelaterie, ristoranti, gente, un mucchio di gente.
Noto che la mia abbronzatura è il negativo di quella dei surfisti: piedi e caviglie più abbronzati loro, piedi e caviglie bianchi io.
Uff, sono stanca, ho caldo, sono arrostita, ma soprattutto non mi piace stare qui in mezzo.
Supero il ponte sul lato sbagliato. E’ un casino attraversare. Però le frecce vanno su di qua.
E se proprio non ci entrassi in San Vincente? Un paesino piccolo mi attira di più in questo momento.
Serdio non è proprio vicino. Ci arriverei dopo le 6. E se l’albergue è pieno? La strada sembra ancora tutto asfalto. Però, se dopo l’autostrada giro qui? Sembra una stradina di campagna, arriverei a Serdio da dietro. Sicuramente più corta e mi risparmio l’asfalto. Ma allora perché non passa di lì il cammino? L’unica possibilità è andare a vedere. E allora chi se ne frega, via, si va.
Forse chi dice che la stanchezza è anche una questione di testa un po’ di ragione ce l’ha. Un attimo fa mi sarei buttata per terra, adesso mi sto facendo sta salita di gran lena.
Supero l’autostrada.
La stradina sulla destra c’è. Curiosa di vedere com’è, la prendo.
Attraverso la ferrovia e poi un ponte di legno. Corrisponde.
Si sente ancora un po’ il rumore dell’autostrada.
Una salita, questo non lo potevo prevedere, ma va bene.
Sono su, in mezzo ai campi, autostrada ormai invisibile.
Delle case laggiù. E’ Serdio, sicuro. E vai!
Entro a Serdio, molto soddisfatta della mia trovata.
Potrei arrivare direttamente all’albergue, ma non sapendo dov’è scendo fino alla strada e risalgo seguendo le frecce.
Un ragazzo con una mini chitarra sta suonando sul prato.
C’è solo una coppia tedesca, il ragazzo con la chitarra e un altro ragazzo spagnolo. Ancora un mucchio di posto. Arriverà poi la californiana che avevo già incontrato a Santa Cruz.
Scendiamo tutti nel prato.
Non capisco niente di musica e sono stonata oltre ogni limite, quindi non faccio testo, ma mi sembra che suoni e canti molto bene, in maniera molto dolce. Di quello che canta riconosco solo “Como un pajaro libre”, cantata però in maniera meno “drammatica” di quello che mi ricordo e mi piace molto. Penso che per me rimarrà legata a questo sereno tardo pomeriggio su questo prato.
Non sono più pentita delle mie decisioni di oggi, per niente.
Andiamo fino al bar.
Stanno giocando a “bolos”, quella cosa che mi sembra bocce e bowling insieme.
2 vecchietti cercano di spiegarci come funziona. Le regole più o meno, ma i punteggi sono complicatissimi, neanche i 2 spagnoli ne vengono a capo. Però assistiamo a un gran colpo, almeno così ci dicono, viene buttato giù il centrale e il pequeñito e questo sta di lato, non in diagonale.
Ci sono anche i campionati mondiali e il campione è cantabrico. Ci chiediamo in quale altro posto al mondo giochino a “bolos”, ma dopo, quando andiamo via.
Finiamo la serata mangiando tortilla e insalata di pomodori.
Un bel modo di salutare il Camino del Norte (ok, de la Costa), senza dubbio.
Spero davvero che i sogni di questi ragazzi si avverino, almeno un po’. Glielo auguro.

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Chiesa sulla collina

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Su e giù nel verde

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San Martin de Tours

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Via di ciottoli

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Calle Mayor a Concha

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El capricho de Gaudì

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Bolos: tiro abbastanza buono (almeno credo), non cade il pequeñito, ma il centrale sì
 
01/09 Serdio – La Fuente

I tedeschi fanno i tedeschi e partono prestissimo.
Visto che sono sveglia decido che è venuto il momento.
Tolgo la scheda della memoria, la rimetto, pulisco memoria, cache, con modalità standard, con modalità non tanto standard, giro 2 volte intorno, salto sul piede sinistro, batto le mani, spengo e riaccendo. Si spaventa, mette giudizio, si collega.
Non mi è neanche sparita la mappa, dubbio che avevo avuto dopo tutte queste pulizie.
E se non si collegava? Il Lebaniego senza telefono non sarebbe stata una cosa saggia. Ma si è collegato, quindi inutile pensarci.
Ieri ho iniziato a vedere le prime frecce rosse. Fino a Muñorrodero le rosse affiancano le gialle, la croce affianca la concha.
Secondo le informazioni raccolte ieri, il bar di Muñorrodero avrebbe dovuto aprire alle 8. Ma è ancora tristemente chiuso.
Mangio qualche biscotto sulla panca davanti alla chiesa.
Saluto frecce gialle e primo tratto del mio cammino. In una mattinata ancora fresca e con residui di nebbiolina notturna entro nel secondo.
I primi che mi danno il benvenuto sono un caprone e una lumaca. Vorrà dire qualcosa? Arrampicati con calma?
Inizia la Senda Fluvial. Proprio bella.
Il Nansa è un tranquillo torrentone che scorre incassato in mezzo al bosco.
Sentiero nel bosco o lungo la riva o fiancheggiando le rocce, anche qualche tratto di passerella in legno. Piacevole e molto fresco. Sarebbe stato perfetto nel primo pomeriggio, quando il sole ti cuoce.
Vedo una specie di seggiovia a manovella per attraversare il torrente, ma è incatenata, non la posso provare.
Qualche bella pozza e cascatelle.
Indicazione per un mirador, vado. Si vede il corso tortuoso del Nansa tra gli alberi.
Si sente anche che fuori dal bosco il sole picchia per bene anche oggi.
Fine Senda Fluvial e inizio sali/scendi su colline assolate. Per ora è meno caldo di ieri e soprattutto non ho asfalto sotto i piedi.
Cades. C’è un bar. Colazione striminzita e poi non sono sicura di come funzioni la questione cibo a La Fuente. Mi prendo un panino.
Dal retro esce una signora con una cosa lunga più o meno mezzo metro.
Purtroppo mi hanno costruito con l’opzione “evitare avanzi”.
Mi scelgo un tavolo all’ombra. Scarpe e calze a prendere aria contro il muro.
Con pazienza e determinazione attacco il panino.
Ci vuole il suo tempo, ma lo faccio sparire.
Decido di dare la possibilità al mio stomaco di lavorare un po’ in pace. Intanto mi riguardo le tappe dei prossimi giorni, la follia di ieri mi ha un po’ scombinato la teoria.
Devo anche sentire Portilla e Espinama, dove è meglio prenotare. Adesso ho anche il telefono.
Inizio da Portilla, che mi sembra il più critico. Infatti. Domenica non c’è posto. Prenoto per lunedì, così ritorno alla teoria.
Come piazzo però il giorno in più?
Alla fine decido per un giorno di pausa a Espinama, potrebbe essere interessante. Telefono, hanno posto per sabato e domenica.
E anche questa è fatta.
Detto così sembra una cosa normalissima. Ma il fatto che io, in una pausa post-panino, prenda il telefono e come se niente fosse mi metta a fare telefonate in spagnolo, è una cosa assolutamente fuori dal mondo. Chi è, cos’è che ogni tanto si impossessa di me in cammino? La cosa inizia ad essere preoccupante.
Riparto.
Fino a La Fuente è su strada, ma non passano molte macchine. Caldo, ma ancora sopportabile.
Iniziano a vedersi le montagne. Ogni tanto il torrente in basso.
Chiesa di La Fuente. Peccato sia chiusa.
Chiedo a una signora per l’albergue. E’ nell’altro barrio. E’ buffo che un paese cosi piccolo abbia più di un barrio. Passo in mezzo alle case, attraverso la strada, sono nell’altro barrio.
Un vecchietto mi prende in consegna e mi porta all’albergue, raccontandomi una serie di cose di cui capisco solo che l’albergue era la scuola o poco più.
Entro e ho subito la sensazione di un posto molto ben tenuto.
Scende un ragazzo minuto con grandi occhi azzurri.
Parla in maniera molto pacata, riflettendo sempre un attimo prima di iniziare.
Non ci sono bar, ma lui prepara cena e colazione. Ottimo.
Il posto è stato ristrutturato e tutto è pulitissimo e perfetto.
Dopo le incombenze giornaliere faccio 2 passi per barrio 1 e barrio 2, gioco un po’ con un gattino bianco, mi trovo un bastone.
E’ di legno secco, quindi molto leggero, ma resistente, ha un bel colore chiaro, ha la punta biforcuta. Meglio di così.
Lo chiamo Cencerro. Gli spiego anche perché: dovrebbe essere così gentile da suonare ogni volta che lo dimentico. Non è necessario che lo faccia forte, è sufficiente nella mia testa. Spero abbia capito.
Ora di cena. Non è arrivato nessun altro. Mangiamo fuori.
L’hospitalero è vagano, quindi cena vegana. Un’insalata mista con dentro un po’ di tutto, pezzi di arancia compresi. La mangio proprio volentieri. Poi un guiso. Devo dire che non so bene cosa sto mangiando, però mi piace e ne prendo 2 volte.
Nel frattempo scopro che è polacco, è venuto qui la prima volta per fare il cammino e ci è rimasto, prima a Potes poi qui, non ha la macchina e si muove a piedi o autostop anche quando va a fare la spesa a Potes o San Vincente, quest’inverno ha ospitato ben 3 pellegrini, d’estate molti di più, quasi tutti i giorni aveva qualcuno, e l’anno prossimo con l’Anno Santo Lebaniego dovrebbero ancora aumentare. E tante altre cose.
Mi dà anche una serie di informazioni sulla tappa di domani. Il mirador di Cicera penso che lo salterò, sono 8 km in più e la tappa non è cortissima, però il sentiero nella roccia vorrei proprio farlo, sembra che ci siano solo un paio di punti un po’ critici, ma se non si soffre di vertigini non dovrebbe essere niente di difficile. Mi assicura che è ben segnato, più corto e con meno dislivello rispetto al percorso ufficiale. Sì, mi piacerebbe proprio.
Bella cena e bell’hospitalero.
Se gli albergue sono tutti così, questo cammino promette bene.

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Arrampicati con calma

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Freccia rossa --> Cammino Lebaniego

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Senda fluvial passerella

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Il placido Nansa

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Cascatelle

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Nansa visto dal mirador

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Le prime montagne

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Chiesa di La Fuente
 
02/09 La Fuente – Potes

Frutta fresca, secca, cereali e latte di mandorle in abbondanza.
Anche una mela e una banana da mangiare strada facendo.
Una colazione davvero “contundente”. Scherziamo un po’ sull’uso non proprio simile tra italiano e spagnolo di questa parola.
Non ripasso dal centro del paese, così vedo l’indicazione per l’albergue. C’è una poesia, purtroppo non più leggibile perché il sole si è mangiato le lettere, ma la parte sopra si legge ancora bene:
“Si buscas perfección en la poesia
no me sigas leyendo,
pues yo sólo pretendo
entregar lo que el hombre tanto ansía:
mucho amor y un poco de alegría”
Già. E stamattina parto alla grande.
Salgo tra qualche mucca su piste ancora in ombra.
Inizio a vedere Cicera sotto di me. Sento che sarà una giornata di sali/scendi.
Ho le montagne intorno. Boschi verdi e roccia grigia, dietro il cielo azzurro. Mi sento a casa.
Cicera è un paesino in pendenza. Una signora con una cesta di insalata mi spiega dove proseguire.
Scendo ancora un po’ verso un ruscello per poi iniziare a risalire nel bosco.
Sono nella valle, fresco e non troppo ripido, vado su bene.
Una grossa pietra piatta. Ci sono nomi, date, croci incise. Le date sono intorno alla fine degli anni 50. Forse le ha lasciate chi andava a Santo Toribio, o forse no. Sicuramente in una Spagna molto diversa.
Sbuco fuori dal bosco, la vista sulla valle inizia ad essere notevole.
Cerco un posto panoramico per mangiare mela e banana.
Riparto senza dimenticare Cencerro. Forse ha capito.
Discesa verso Lebeña. Fuori dal bosco il sole si fa sentire.
Non mi ricordo se il sentiero non ufficiale si stacca da Lebeña o da Santa Maria de Lebeña. Uff, dovevo segnarmelo.
Però mi ha detto che è segnato e la deviazione si vede. Non vedo deviazioni, vado avanti.
Asfalto. Caldo.
La chiesa di Santa Maria de Lebeña la vedo solo da fuori perché ha appena chiuso.
Continuo a non vedere deviazioni. Chiedo a una signora, mi dice che devo seguire la strada fino a Allende. Non sono sicura abbia capito che sentiero vorrei prendere, ma mi fido.
L’assolata Allende sembra deserta.
Le frecce vanno a destra, altri segni a sinistra. Sarà qui.
Un albero di susine gialle sporge sulla strada. Ombra e cibo. Mangiare la frutta dall’albero, ancora tiepida di sole, è qualcosa che mi piace talmente tanto che non saprei come spiegarlo.
Ho le mani tutte appiccicaticce, ma non ho voglia di sprecare l’acqua della borraccia, spero di trovare una fontana o un ruscello.
Entro nel bosco, un bel bosco, ma ancora niente roccia. I dubbi aumentano. Andiamo ancora un po’ avanti.
Un torrente, il problema mani è risolto. Anche Cencerro torna pulito.
Una radura e un tabellone. Sto facendo un sentiero alternativo, che mi evita la pista di cemento e arriva a Cabañes, ma non è quello che volevo fare, che oltretutto Cabañes la saltava.
Dove accidenti iniziava? Ad Allende non dovevo arrivarci, almeno credo. A questo punto non mi resta che andare avanti. Ma mi scoccia proprio essermi persa questo sentiero.
Il bosco è fresco e si sale bene, almeno questo è positivo.
Cabañes. C’è un albergue privato, se non avessi prenotato 2 giorni a Espinama, potevo fermarmi qui, tornare giù domani e riprovare. No, niente, ho sbagliato e basta.
Dopo una pausa sulla piazzetta inizio la discesa verso il fondovalle, verso Potes.
Un tratto di castagni molto belli e una bella vista.
Fondovalle, ma su una stradina dall’altro lato del fiume rispetto alla statale. Si è alzato anche un po’ vento e si sta bene.
Potes è molto più grande di quanto mi ero immaginata. Negozi, bar, ristoranti, turisti.
Ufficio del Turismo. Prima di darmi le chiavi iniziano a farmi una serie di domande per compilare un questionario. Dopo le prime adotto la tattica del “No sé”, che per alcune è anche la verità (perché faccio il cammino?). Mi dicono che per ora ci sono solo io.
L’alberque è proprio in centro, lungo il fiume, esattamente sotto la piazza, sopra la mia testa ci sono i tavolini dei bar. Ristrutturato da poco, con bagni, cucina, stanze, letti, tutto nuovo.
Ci sono una decina di stanze, tutte aperte tranne l’ultima. Mi sistemo in una a caso.
La cucina non è proprio impeccabile, porto via l’immondizia che ha l’aria di essere lì da un po’. Ma vista anche la bella serata, alla fine decido di mangiare in giro.
Quando rientro sta uscendo una persona con un’aria tutt’altro che sobria. Biascica qualcosa di incomprensibile e va.
Mah… mi invento una serratura per la porta della camera con una borsa di plastica arrotolata e una sedia. Non sarà resistentissima ma almeno un po’ di rumore dovrebbe farlo.
Intanto è iniziato il concerto. Un complesso suona sotto la torre, a una decina di metri dalla mia finestra. Mi sembrano anche bravi, ma la tirano per le lunghe.
Poi rientra lo strano tipo, parlando da solo e cantando per il corridoio.
Poi finalmente dormo.

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Verso Cicera

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Boschi e roccia

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Sentiero nel bosco

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Pausa panoramica

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Panorama

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Santa Maria de Lebeña

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Sentiero alternativo, ma non quello che cercavo

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Panorama da Cabañes

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Albergue di Potes, sulla destra sotto gli ombrelloni, la mia finestra è la seconda, quella un po’ aperta

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Vista dalla finestra, con complesso che si prepara per il concerto sotto la torre
 
03/09 Potes - Espinama

Nessuna notizia dello strano tipo. Non che ci tenga ad incontrarlo.
Attraverso il centro di Potes. A quest’ora ha un aspetto più sonnacchioso e meno turistico.
Seguendo la strada, ancora deserta, salgo verso Santo Toribio.
Una rotonda con un monumento al pellegrino. A mia mamma non piacerebbe, non può soffrire le statue senza piedistallo.
In alto, alla mia destra, una delle piccole cappelle che sono nei dintorni del monastero. Un’altra di fronte.
Il monastero con la chiesa.
E’ ancora chiuso. Ci siamo solo io e il camion dell’immondizia. Finito il suo lavoro lui se ne va.
Mi guardo un po’ intorno e poi mi siedo sugli scalini.
Il mio arrivo a Santo Toribio è questo. Non lo decido io, ma so che la mia meta sono questi scalini.
Inizia ad arrivare qualche macchina, inizia un po’ di movimento. Aprono.
Non voglio essere la prima ad entrare, aspetto ancora un po’ qui.
Entro. La croce, con dentro il pezzo della croce.
Però, per me, era meglio fuori.
Sono così. Forse quel caprone indicava la mia “capraggine”.
Ricomincio a camminare.
Le frecce tornano gialle. Vadiniense. Di qui la meta è Santiago.
Passo da una delle cappelle e scendo verso valle.
Una bella fila di montagne davanti a me.
Su e giù tra boschi, prati, mucche, qualche frazione.
Un paesino proprio bello. Una torre, montagne dietro.
Non ho voglia di guardare che ora è, ma la mia pausa pranzo sarà sulla panchina all’ombra della chiesa.
Viene a farmi compagnia un cagnolone. E’ sporco da far paura, ma decide che lui è un cane molto affettuoso. E vabbè, tanto la roba era da lavare comunque.
Vado a vedere il nome di questo paesino perché mi piace proprio. Vedo un cartello che prima non avevo notato. Mongrovejo è “un pueblo de pelicula”, qui hanno girato un film di Heidi. Altro che Svizzera.
La colonna sonora per questo tratto è scontata.
Cambio versante della valle.
Una stradina all’ombra.
Per fortuna, perché inizia a fare proprio caldo.
Un albero con delle meline piccolissime, poco più grandi di una ciliegia. Un po’ asprigne, ma buone. Sembra che tolgano anche la sete, il caldo. Una pausa qui è obbligatoria.
Un tratto al sole.
L’ombra delle case di un paesino è più che benvenuta.
Mi viene incontro un’oca sculettante.
Quando ero piccola mi piaceva guardare la signora che portava al pascolo le sue 2 oche guidandole con un bastone.
Con cosa le guidava? Cencerro! E’ rimasto dove ho mangiato le mele.
Non è possibile. Basta. Stop. Io e i bastoni abbiamo chiuso. Definitivamente.
Non so se è la vendetta di Cencerro, ma prima di riuscire a prendere la lunga pista forestale che mi porterà fino a Espinama, riesco a sbagliare un paio di volte.
La pista passa a mezza costa seguendo il profilo della montagna.
Dopo una breve salita per prenderla, è abbastanza in piano, all’ombra. Fresca, piacevole. Non fosse per le mosche che iniziano a girarmi intorno.
Un po’ monotona però. Niente panorama. I pensieri vanno per conto loro, chiacchiero con persone immaginarie ma assolutamente reali. Ma alla fine devo ammettere che sono un po’ stufa.
Qui la colonna sonora cambia: Panorama di Betlemme di De Gregori.
De Gregori mi piace e questa canzone anche, ma la frase che continuo a ripetere è “le mosche non dovrebbero avere ali”.
Giù nella valle fino Espinama.
Albergue privato. Un gruppo di ragazzi, qualche famiglia. L’argomento del giorno è senza dubbio il caldo che sta facendo.
Prendo qualcosa al piccolo supermercato e mangio lì. Molto prima degli altri, non ho orari spagnoli.

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Meta del Cammino Lebaniego

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Santo Toribio

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I miei scalini

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Cappella di San Michele

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Panorama

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Il paese di Heidi

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Pista forestale e freccia gialla
 
04/09 Espinama – Espinama

Giorno di pausa.
Cosa si fa in un giorno di pausa? Non ne ho idea. E questo mi diverte.
Ieri ho chiesto qualcosa alle persone qui, ho guardato una cartina appesa. Ma non ho deciso niente.
Colazione, zaino alleggerito e inizio a salire su una stradina sul versante opposto rispetto a quello da cui sono arrivata e da cui dovrò continuare domani.
Finiscono gli alberi e iniziano i pascoli. Mucche e cavalli.
Me la prendo proprio con calma, mi leggo tutti tabelloni del parco che incontro, giro all’interno di frazioni ormai disabitate, faccio piccole deviazioni. Non ho una meta, vado finché ho voglia, cercando di non dimenticarmi che poi devo anche tornare.
Arrivo a Portillas del Boquejón, è un vero e proprio cancello, con muretto e colonnine ai lati.
Al di là del cancello c’è montagna.
Continuo lungo la pista.
Ogni tanto passa un fuoristrada. Ho la sensazione che facciano qualcosa tipo servizio taxi all’interno del parco. Tirano su nuvole di polvere e mi danno un po’ fastidio, ma sempre meglio che lasciare l’accesso a tutti.
Un rifugio, vado a vedere.
La pista continua, continuo anch’io.
Belle queste montagne viste da vicino, belle belle.
Ho letto della Ruta de la Reconquista, che attraversa il parco. Inizio a sognare.
Un grossa casa bianca con colonne, stile coloniale, in mezzo al nulla. Questa è proprio strana.
Un punto panoramico. Potrei fermarmi un po’ qui e poi iniziare a scendere con calma.
Solo un pezzo avanti a vedere cosa si vede.
Un bel sentiero si stacca sulla destra e sale in un canalone tra le rocce.
L’indicazione dice Horcados Rojos.
Un pezzettino, ho voglia di fare un po’ di sentiero. Non più di un’ora e poi torno indietro.
Vado dare un’occhiata a un piccola grotta poco distante.
I cardi blu. Ritrovo i cardi blu. Sono lì da soli in mezzo alle pietre. Mi siedo un po’ a guardarli. Non è più la sorpresa della prima volta. E’ ritrovare qualcosa, un po’ come con le stelle alpine.
Incrocio un po’ di gente. E’ domenica, è una bellissima giornata e sotto fa caldo.
Sulla mia testa volano rapaci. Troppo ignorante per capire esattamente chi sono. Ma me li godo ugualmente.
Anni fa mi sarebbe piaciuto avessero inventato un “geologo da tasca”, piccolino, leggero, da tirare fuori per tutte le curiosità su pietre e rocce che mi vengono quando vado in montagna. Però anche un ornitologo e un botanico non sarebbero male. Una persona in carne ed ossa non andrebbe altrettanto bene, si stuferebbe e soprattutto non oserei chiedere più di tanto.
Intanto continuo ad andare su, con calma.
Non guardo l’ora perché so che dovrei tornare indietro. Mi piace proprio questo sentiero.
Arrivo a un piccolo colle. Di qui posso vedere bene come continua il sentiero: scende un po’ per poi risalire a quello che presumo sia Horcados Rojos. Non è tanto più in alto di dove sono io ma ho l’impressione che di lì la vista sia fantastica.
Però a occhio c’è ancora quasi un’ora. Non me lo posso permettere.
Guardo l’ora e scopro che non potevo permettermi neanche di arrivare qui. Devo scendere.
Un po’ mi dispiace, ho la sensazione che valesse la pena arrivare. Se non avessi perso tutto quel tempo all’inizio. Ma posso ritenermi soddisfatta. Gran bel posto, ho fatto bene a prendere questo sentiero.
Metto Horcados Rojos insieme al sentiero nella roccia (e al Faro del Caballo, ma non lo sapevo ancora) nelle cose non fatte.
Scendendo non seguo tutta la pista. Vedo un sentiero, non sono sicura arrivi giù, ma ci spero. Mi va bene, taglio tutta la parte del rifugio e arrivo direttamente giù.
Una indicazione per Mongrovejo, il paese di Heidi. Quindi si poteva rimanere su questo versante della valle e passare in alto. Questo cammino è pieno di varianti interessanti. No, non sono proprio una persona a cui piace andare dritto alla meta. Forse perché sono un po’ carente di mete.
Nonostante la scorciatoia finale arrivo giù che sono più delle sette.
Supermercatino chiuso. Doccia e poi devo per forza premiarmi con un menu del día. Ma si chiama del día anche se è noche?
E’ stata una giornata di pausa forse non particolarmente riposante, ma molto soddisfacente.


Attenzione, le foto che seguono possono risultare un po’ pietrose ;)

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