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Diario [Francese] 1995:c'era una volta un cammino

Discussione in 'Diari pellegrini' iniziata da Vittoria, 12 Maggio 2012.

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  1. Vittoria

    Vittoria Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Ed eccomi qui , a raccontare il mio pellegrinaggio del 1995.Ero appena andata in pensione e avevo voglia di realizzare tanti sogni accumulati nel corso degli anni. Uno stuzzicava la mia fantasia: rivivere l'esperienza dei pellegrini medioevali di cui, ai tempi della scuola, avevo sentito parlare da un professore.In quegli anni si cominciava, in Italia, sull'onda di un viaggio del Papa in Spagna, a parlare del Cammino di Santiago. Articoli con informazioni talvolta contrastanti ma vere e proprie guide, no. Ne era uscita una ma, esaurita, non era stata ristampata. Mio marito ed io decidemmo di partire ugualmente: il viaggio si sarebbe svolto pur sempre in un paese civile! Su una carta geografica individuammo un punto in cui la ferrovia incontrava il Cammino....
    Eccoci in viaggio.
    Raggiungiamo Sarria di sera, sotto una pioggia da diluvio universale. Buio pesto. Il tempo di individuare l'insegna di un albergo e manca la corrente elettrica. Entiamo nel locale , accolti romanticamente a lume di candela.Il mattino seguente, mentre tutti dormono,usciamo. Non piove più ma c'è una nebbia fittissima, che non ha niente da invidiare a quella padana. Dirigendoci verso il centro del paese incontriamo una strada con il marciapiede ornato da conchiglie. La seguiamo.All'uscita del paese pasticciamo un po' ma ben presto , capita la funzione dei mojon, siamo in grado di seguire la giusta strada. La nebbia si dissolve . Sono ormai le dieci e lo stomaco reclama qualcosa di caldo ma non c'è niente e nessuno.Solo un cane dorme in mezzo alla strada. Intanto faccio conoscenza con i primi pellegrini: qualche Spagnolo e una coppia di Brasiliani ,ma lei è oriunda di Venezia. E' l'unica volta che,sul cammino, sento qualche parola d'italiano. La mia conoscenza di lingue straniere è limitata ad un cattivo francese scolastico,ma non ho problemi con la lingua: quando due vogliono capirsi, in qualche modo gli ostacoli si superano.Il primo giorno arriviamo a Portomarin. L'entusiasmo è alle stelle. L'ostello risulterà il più affollato del percorso: meno di 20 pellegrini per 48 posti!!Oltre che far conoscenza con il paesaggio idilliaco, con pellegrini ed ospitaleri disponibili, faccio esperienza di vesciche. Il mattino dopo, entro in crisi. Ad un certo punto mi sorgono delle domande: perchè sono qui? che cosa ci sono venuta a fare? ho bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno? Vorrei non essere mai venuta, vorrei tornare a casa.....Anche se non dico niente, Elio si rende conto del mio stato d'animo e ci fermiamo ad Eirexe. Una Signora che abita vicino all'albergue apre la sua "sala buona" ai pellegrini e , con la sua famiglia, condivide con loro i suoi semplici pasti a base di prodotti dell'orto e del pollaio., in cambio di un donativo. Le pochissime case del paese mi riportano alla mia infanzia: le galline razzolano per la strada; i bambini, scesi dallo scuolabus, si attardano a giocare poi tornano a casa senza la presenza di adulti. Da quanto tempo non vedevo più il bucato steso sull'erba? Subentrano interrogativi diversi, che mi accompagneranno durante il resto del percorso: chi sono io? dove vado? Ecco: il cammino mi sembra una metafora della vita. Conosco la strada già percorsa ma non quella che mi aspetta.Cerco una risposta a queste domande e mi rendo conto che non provo più angoscia. La crisi è passata:domani riprenderò il cammino e continuerò a pensare serenamente ai miei problemi esistenziali. Nell'ostello siamo soli. Alla sera, l'ospitalera viene a trovarci, si ferma un po' a parlare poi ci lascia perchè deve andare a mungere le mucche. Sfogliamo il libro degli ospiti: Spagnoli, Francesi, qualche Belga . Di Italiani quasi nessuno, ma uno dei due o tre dichiara di essere al suo settimo cammino. Il giorno dopo riprendiamo il cammino. Siamo silenziosi, ognuno immerso nelle proprie riflessioni.Le parole sono ridotte all'essenzialità, d'altra parte siamo così sincronizzati che se uno parla l'altro sta pensando la stessa cosa. Lo spirito del Cammino è ormai entrato in me: sensazione magnifica.Giungiamo a Mellide:100 posti letto e 4 ospiti. Oltre a noi due, uno scozzese ed un tedesco, entrambi Martin. Scopriamo ben presto che, oltre all'idioma patrio, tutti parlicchiamo francese. Ci scambiamo le impressioni, raccontiamo le nostre esperienze: ecco come, nel medioevo si diffondevano le notizie! In un clima di festosa amicizia poteva mancare il polpo? No, e tutti insieme andiamo in una pulperia: il ricordo del piatto mi fa ancora venire l'acquolina in bocca. Ripresa la strada ,il giorno seguente, ecco uno degli episodi che ricordo con affetto. La strada , che ora fiancheggia un fiume, passava ai piedi di alcuni rilievi. Da lontano proviene il rumore di un autocarro che scende adagio adagio.Giunto al piano aumenta l'andatura ma appena l'autista ci scorge ferma il pesante mezzo per non farci mangiar polvere.Che rispetto per i pellegrini! I dolori per le vesciche ,intanto, vengono sostituiti da mali al ginocchio. Ad Arzua mi riposo seduta su uno scalino.Un bambino piccolissimo si avvicina e accarezza la conchiglia che porto appesa al collo: quanta tenerezza! Appena usciti dal paese pranziamo davanti all'albergue. Non ci siamo ancora seduti che, sollecita, arriva l'ospitalera che, dal balcone di casa sua, ci ha visti arrivare.Ci chiede se vogliamo pernottare lì poichè il più vicino albergo è a 15 km. Ci fermiamo. Il dormitorio è freddo, umido, buio. I letti sono uniti gli uni agli altri. Le docce hanno l'acqua fredda. Sembra un concentrato di squallore ma l'arrivo di un gruppo di giovani ciclisti spagnoli porta una ventata di allegria: saputo che siamo italiani, sotto la doccia cantano "O sole mio"....Simpatici! Il mattino seguente il cielo nuvoloso è illuminato da una strana luce che non promette niente di buono. Appena fuori dal paese, un lampo e un tuono e giù, senza altri preavvisi, acqua a catinelle.Non c'è neanche tempo di tirare fuori le mantelle . Ma l'angelo custode dei pellegrini ci fa trovare, proprio al momento giusto, un capanno per gli attrezzi aperto.Quando la pioggia diminuisce di violenza riprendiamo il sentiero.Dopo un paio d'ore ,un colpo di vento e la pioggia cessa improvvisa com'era venuta, sostituita da un sole "splendido splendente". Siamo ad Empalme. Suona mezzogiorno. C'è una pensilina corredata di panchina e noi ci accomodiamo per il pranzo. Passano tre camminatori spagnoli. "Ola" "buen camino" Non hanno ancora percorso 50 metri ed ecco un altro temporale. Questa volta i fulmini non si contano. Ancora una volta l'angelo entra in azione: la parete di vetro della pensilina è sistemata proprio in modo da proteggerci dalla pioggia che scende obliqua. Quando spiove, riprendiamo la strada ed arriviamo ad Arca. Mentre cerchiamo di individuare l'ostello,(allora, come adesso, un po' nascosto) per la legge "non c'è il due senza il tre", ecco il terzo temporale. Questa volta l'angelo non è così sollecito: forse ha impiegato un po' più del previsto a calarsi nelle sembianze di pellegrino, fatto sta che riusciamo a bagnarci bene prima che uno degli spagnoli di mezzogiorno ci scorga e ci chiami. Ma l'angelo di turno ha acceso la stufa e ci possiamo asciugare.
    Noi ci sistemiamo nella camerata e quando l'ospitalera, a sera, passa per la visita di prammatica, si rammarica di non essere stata presente al nostro arrivo perchè ci avrebbe aperto la camera matrimoniale.Poi racconta episodi ed aneddoti agli altri. Noi, che ormai abbiamo fatto l'orecchio allo spagnolo riusciamo a seguire i discorsi.Così arriva l'ultimo giorno del Cammino. Vorrei non finisse mai. L'areoporto, costruito da poco, ha interrotto l'antico tracciato. I vecchi segnali terminano presso la recinzione, i nuovi non ci sono. Alcuni mojon sono a terra, divelti dalla loro sede. E' normale distoglierci dai nostri pensieri per cercare la strada giusta. Superato l'inghippo, eccoci ormai vicinissimi a Santiago dove colleziono qualche delusione. Si attraversa una periferia povera e squallida. Sul cavalcavia della ferrovia mi sembra di essere ad un passo dalla scoperta della Verità Assoluta che risolverà i miei dubbi e mi dico: "Vado fino alla Cattedrale,poi vado in stazione, torno indietro e faccio un altro pezzo di Cammino" E' rimasto un proposito non realizzato. Andiamo a ritirare la Compostela. Ci riceve un giovanotto che, guardando la mia carta d'identità, esclama: "Oh, Torino, la viella seniora!" Penso che potrebbe anche essere un po' più gentile nei confronti di una "viella seniora" con i capelli bianchi ma un lampo d'ingegno mi fa scoprire che la vecchia signora non sono io ma la Juventus (non che la situazione migliori molto: non sono tifosa ma non sconfesso il mio passato torinista). L'ostello è ben poco frequentato perchè chiude alle 9: in Galizia, a quell'ora, il sole è ancora alto. Oltre a noi c'è un gruppetto di Olandesi che, per festeggiare la conclusione del Cammino, ha una considerevole provvista di bottiglie di vino. Più passa il tempo, più desideriamo riposarci e più l'alcool fa effetto. Alle due di notte uno solo resta sveglio e sbraitante. Quando stura l'ennesima bottiglia mio marito non ne può più e alza la voce (ma neanche troppo) per fare le sue rimostranze.Risultato?Arriva subito il custode (non lo definisco ospitalero) che rampogna Elio e minaccia di cacciarci fuori! Però, il mattino seguente, in Cattedrale, passano le delusioni. I "peregrini a piè" con mochila, vengono accolti con grande rispetto e invitati ad accomodarsi nei primi banchi. Ma il momento più bello viene prima dell'inizio della Messa.Un Sacerdote invita i fedeli a pregare per i pellegrini e snocciola l'elenco degli arrivati a piedi: 3 da Madrid, 2 da Valencia....(totale forse 15) e dos da l'Italia: siamo noi!!! Mi rendo conto di aver fatto una bella cosa: fatiche, dolori, delusioni, tutto sparisce: resta il ricordo di una meravigliosa avventura, di un cammino importante non per quello che ho visto ma per le emozioni vissute ,per il mio percorso interiore e, perchè no, per il percorso di coppia.Resta, soprattutto, un persona cambiata :eek:rmai sono pellegrina per sempre
     
  2. Edo

    Edo Admin Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Re: 1995:c'era una volta un cammino(Ma c'è ancora) [Diario]

    Grazie Vittoria del tuo diario,

    la discussione su questo argomento la potete trovare cliccando qui


    Edo
     

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