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il gruppino - due giorni sul sentiero del viandante

Discussione in 'Il mio cammino ...' iniziata da guido_e_cri, 4 Marzo 2019.

  1. guido_e_cri

    guido_e_cri Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    intro.

    mentre eravamo a spasso tra monti e lago, abbiamo anche provato a ricostruire di quando è stata l'idea originaria.
    quando per la prima volta, con maryammaryam e ClaraClara ci siamo dette: facciamo qualcosa a piedi noi tre fanciulle.
    che poi.
    fanciulle...
    va beh, ci siamo capiti.

    non abbiamo certezze.
    ma in due su tre ci pare sia stato nel novembre 2017.
    quella polenta a casa nostra.
    quando la polenta era ancora solo polenta ed amicizia.
    e non ancora e non già polenta e magia vera.

    GriffoGriffo che qui sul forum ci era da poco.
    qualche giorno.
    qualche settimana.
    aveva nei piedi il primitivo.
    e quell'entusiasmo lì dentro gli occhi e dentro il cuore.
    lo stesso entusiasmo che ognuno di noi aveva avuto addosso.
    lo stesso entusiasmo che ognuno di noi sogna di avere addosso di nuovo.

    simona aveva iniziato una discussione con il titolo: io la butto lì.
    ed era venuta fuori un incontro a casa nostra.
    e griffo che chiedeva, dentro quella discussione, timido di quella timidezza di chi si muove cauto perché non conosce nessuno: ma se mi imbucassi anche io?
    [tranquilli. quella timidezza cauta di griffo è svaporata subito, nel primo abbraccio sulla porta di casa nostra. perché era sì sulla porta di casa nostra. ma già a casa con ognuno di noi. e poi - oh - stiamo parlando di griffo che la timidezza non sa neanche dove stia di casa].
    e simona che gli risponde al volo: ti rispondo per conto di cri perché anche lei ti direbbe: vieni.
    e lui che viene.
    e viene con clara, che è sua moglie.
    e se griffo parte spaesato, figurati clara.
    per griffo almeno siamo avatar, parole, immagini, passi raccontati, vite condivise, sogni comuni, emozioni riconosciute.
    per clara siamo un accrocchio di pazzi scatenati che suo marito bazzica su web.
    non erano le credenziali migliori.
    capisco potesse essere titubante.
    e invece.
    invece ci conquista e la conquistiamo.
    una torta al cocco aiuta.
    ma non era quello.
    era l'amore per griffo.
    il suo lasciarlo andare.
    gli occhi dolci che ha.
    la delicatezza addosso.
    la curiosità per noi.
    l'esserci uguali, anche se lei ufficialmente non è pellegrina.
    ma lo è, invece.
    eccome se lo è.
    ci conquista in un attimo.

    e forse già quel pomeriggio grigio e splendente a casa nostra con simona e lei ci siamo inventate il desiderio di passi condivisi.
    una cosa tra donne.
    una cosa tra amiche.
    come se amiche lo fossimo già.
    pare follia, diventare amiche in tre ore in una domenica d'autunno.
    ma si sa come vanno queste cose tra pps.
    basta un attimo a conquistarsi.
    basta un attimo a compartir vite e racconti e sogni.
    basta un attimo a entrarsi nel cuore e lì restarci, per sempre.
    bastano ore.
    a volte minuti.

    poi.
    poi passa un sacco di tempo.
    tanto proprio.
    mesi.
    mesi che diventano anno.
    e poi.
    poi nasce questa cosa su whatsapp.
    si chiama il gruppino.
    a volte dentro c'è delirio da grappino.
    siamo noi tre.
    la simo, clara e io.
    e l'idea diventa progetto.
    e una data fissata.
    ed il sentiero deciso.

    diventa che allora andremo.
    saremo una pellegrina di lungo corso che cammina appena può.
    saremo una che pellegrina nei piedi lo è stata nei giorni che l'hanno portata ad assisi, ma nel cuore lo è da quando ha accompagnato e lasciato andare il suo dani sui sentieri del primitivo.
    e sarò io, pellegrina arrugginita da troppi anni di altra vita, io - piedi che ballano, gambe che friggono, cuore che scalpita.

    diventa che ci inventiamo uno zaino che fa morire dal ridere.
    e alla domanda: "cosa mettiamo nello zaino?", parte la stupidera.
    - niente niente un tacco 12 non può mancare. si può sempre usare come appiglio se dobbiamo scalare una parete.
    - e il tubino nero che diventa una tubo da bivacco?
    - e la calze a rete come corda per calarsi?
    - ok. babydoll come paracadute e siamo a posto.
    - rossetto e smalto glitter per segnare il sentiero. metti che qualcuno voglia ricalcare i nostri passi.

    poi grazie al cielo gira una lista seria.
    la stila simona, l'unica di noi che è sempre sul pezzo.
    lei, che io vorrei per sempre come mia tour-operator personale.
    per clara e per me quella lista è il verbo.
    non penso a niente.
    non mi preoccupo di niente.
    c'è una frase saggia che dice: "ho preso nota dell'indispensabile: ibuprofone. tutto il resto è un di più".
    e sono di nuovo risate, ognuna dentro la sua vita.
    no.
    serie non riusciamo ad esserlo a lungo.

    c'è un venerdì sera.
    i bimbi in giro per casa che si preparano per la notte.
    io che tiro insieme la cose che mi servono.
    la famosa lista è vangelo.
    tiro insieme le cose.
    e sono tre cose in croce.
    proprio tre.
    sul letto, un misero mucchietto che quasi mi starebbe in mano.
    oltre a quello indosserò, ho un paio di mutande, un paio di calze, una maglietta, un reggiseno, delle infradito per la doccia, uno spazzolino, un resto di dentifricio dei bimbi gusto fragola [terribilissimo], un
    pacchetto di fazzoletti che al momento buono non troverò più.
    definire essenziale questo zaino non rende l'idea.
    per un attimo penso di partire con i 10 litri della decathlon, due euro di zaino, quello con la tigre di liam appesa addosso.
    poi no.
    poi decido che partirò con il mio zaino da milanese.
    eastpack nero.
    è il mio zaino da città.
    è il mio zaino da metropolitana.
    è stato per anni il mio zaino da lavoro.
    pc o libri.
    mai altro.
    oggi no.
    oggi diventa lo zaino per questo mini-cammino.
    ma usare questo zaino qui per andare a spasso mi lascia addosso un'idea di leggerezza e di precarietà e di quotidianità e di semplicità che mi piace molto.
    è uno zaino da niente.
    ma ci sta dentro di tutto.
    diremo: è lo zaino di mary poppins.
    ci sta dentro tutto.
    anche una scatolina con dentro le mandorle.
    anche il quadrato di cioccolato fondente che recupero in dispensa.
    anche il pile di scorta che alla fine prendo.
    anche il pile che ho addosso e la giacca a vento quando poi li toglierò, perché camminando avremo così tanto sole addosso che spessissimo cammineremo in maglietta.
    anche i panini che ci facciamo fare in un supermercato.
    anche delle scatolette di insalatissime riomare, ma fighe.
    anche due pacchetti di mappazzone sbriciolato che i croccantini del gatto sarebbero messi meglio.

    c'è questo zaino pronto in un attimo appoggiato al muro della cucina.
    e gli scarponi di sempre accanto.
    e la giacca azzurra.
    e il marsupio rosso.
    e loro.
    due tigri.
    una sappiamo tutti chi è.
    l'altra vedete voi.
    che di tigri ce ne sono in giro infinite.
    una per ogni croce.
    una per ogni dolore.
    e sono tante le croci, tanto il dolore, tante le tigri.

    due tigri.
    me le sono fatte prestare dai bimbi.
    una è di peluche e ha una faccia coccolosa.
    occhi da gatto di shreck e zampette buffe.
    l'altra è duplo arancione.
    hanno addosso un cordino sottile.
    e con quelle sono legate allo zaino.
    che tutto è essenziale.
    l'iburofene è molto essenziale.
    ma queste due tigri sono l'essenziale più essenziale di tutti.
    ce le porteremo dietro.
    ce la porteremo addosso.
    ce le porteremo nel cuore.
    esattamente come ce le portiamo addosso e dietro e nel cuore sempre, ogni giorno, dentro ogni pensiero.

    così.
    compartendo passi. vita. sole. bellezza.
     
    Ultima modifica: 4 Marzo 2019
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  2. Julo

    Julo Utente storico e attivo

    dimenticate il completino intimo leopardato per mimetizzarsi
     
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  3. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Come inizio….direi :ok:
    E niente, come racconta lei non lo fa nessuno :orsetto:
     
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  4. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Vi vedo, a voi tre discole: voi e le tigrotte sullo zaino; che ci sono in giro più tigri tra i pps che nel Bengala e questo rende il mio cuore allegro e triste al medesimo tempo.
    Clara me la immagino con lo zaino dei Gormiti, giusto? :rofl:
    Ho seguito un pochino i vostri passi grazie ai "report" della Cri ... cioè ... più che altro ho visto passare molteplici bicchieri di spritz :) ma un racconto a tre voci non me lo vorrei perdere per niente al mondo!
    Avanti dunque: la Cri ha lanciato il primo sasso ... tirate giù 'sta valanga!
    :bacibaci:
     
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  5. Jackie

    Jackie Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Grandi Ragazze:applausi::applausi::applausi:
    questi giorni di "libera uscita" vi saranno sembrati oro colato (vero Cri e Clara?).
    Di più, dovete prendervene di più di giornate così...rigeneranti:);)
    :orsetto::orsetto::orsetto:
     
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  6. liam

    liam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Mi metto comoda e aspetto il resto del racconto:)

    per vivere un po' del vostro cammino :applausi::applausi::applausi:
     
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  7. Griffo

    Griffo Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    ho chiesto poco :)
    ho lasciato rimanessero sensazioni personali :p, qualsiasi cosa possa esser nata o non nata
    che sia solo una uscita leggera
    che sia una boccata di ossigeno
    che sia un super-ridere, e anche un sudare e soffrire :rolleyes: tra amiche
    che sia di più .....

    un evoluzione c'è stata però
    mi ha definitivamente "scippato :rabbia: una costola" defraudandomi del mio amato zaino (a discapito dei supergormiti:eek: )

    e mi ha pure rinfacciato che ho salutato con più affetto il mio zaino:???: rispetto a lei:headbang:




    Vai Cry che ora son curioso, hai una memoria fatata !!!!
     
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  8. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Spritz??? Io non ne ho visti
     

    Files Allegati:

    Ultima modifica: 4 Marzo 2019
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  9. Clara

    Clara Utente attivo

    Eccomi!
    Dopo una riunione interminabile iniziata alle 08.17 stamattina in cui sarebbe servito L ibuprofene, il grappino del gruppino e persino “il mappazzone” della Simo...
    Riunione lasciata a metà all’alba delle cinque perché che cavolo...dovevo leggere la Cri!!!!!!

    Fantastica reporter Cri!!!
    Il viaggio non è ancora iniziato e già c è una storia da ridere e ricordare...
    Confermo tutto...
    Compresa la sofferta decisione di “porto i gormiti simbolo del gruppino o porto uno zaino serio ma con il logo PPS???”
    Ha vinto la seconda contro ogni pronostico...
    (Ma prima o poi lo stemma PPS lo cucio pure sui gormiti!!!!)

    Confermo pure che quel bischero del marito ha salutato lo zaino con molto più trasporto del saluto che ha dato alla moglie...
    D’altra parte quando siamo tornate e abbiamo suonato il campanello la sua accoglienza al citofono è stata “c’è La Simo????”:-(:rabbia::-*

    Ma ci sono ancora due giorni intensi prima di questo quindi non voglio anticipare nulla...Cri aspetto la seconda puntata!!!!!
     
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  10. Clara

    Clara Utente attivo

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  11. Stefano1951

    Stefano1951 Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    Grande questo "gruppino" che cammina in libertà... ma dove siete?
    Sullo sfondo un lago ma lago d'Iseo o lago di Como?
    Non che abbia molta importanza, solo per curiosità, e comunque ..
    che sia un Buon Cammino per voi e per le "Tigrotte"
    :flecha::orsetto:
    Ste
     
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  12. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Abbiamo fatto due giorni sul sentiero del viandante a Lecco, è un percorso in 4 tappe ma noi abbiamo fatto Lierna-Dervio, passando per la splendida Varenna e dormendo a Bellano
    (Organizzazione Rag. Filini...impeccabile, soprattutto la valutazione del grado di difficoltà del percorso, le Tigrotte se la ridevano, ma io per poco ci rimanevo lì)
     
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  13. fulvia53

    fulvia53 Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Bellissimo leggere i vostri racconti, è come essere lì con voi...;-)
     
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  14. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Eeehh... c'ho le prove! :rofl:
     
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  15. Clara

    Clara Utente attivo

    Il problema della Simo è proprio che li ha solo visti passar via !!!
     
    A maryam piace questo elemento.
  16. minuetta

    minuetta Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    grandissime e bellissime amiche<3
    vi immagino camminare, ridere, piangere e raccontarvi..
    Cri racconta racconta !!!!
    abbraccio
    Cetty:amore:
     
    A Clara piace questo elemento.
  17. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    E anche tutti quei bei carboidrati cicciosi d'accompagnamento...
     
    A Careddino e Clara piace questo messaggio.
  18. Sardina

    Sardina Administrator Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Ma vi immaginate se ci fossi stata anche io??? Sono famosa per essere quella che si fa la pipì addosso dalle risate, il che vuol dire che ci sarebbero state ancora più risate, e coccole, e racconti e abbracci e....insomma, leggendo mi rendo conto che mi è mancato esserci. Accidenti al mare di mezzo!!!
    Pat
     
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  19. Clara

    Clara Utente attivo

    :orsetto::orsetto::orsetto::orsetto::orsetto:
     
  20. guido_e_cri

    guido_e_cri Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    sabato 2 marzo 2019

    lascio una casa e la mia famiglia avvolte dentro il sonno ed il silenzio.
    esco in questa mattina che mi cala addosso leggera e frizzante e nuova e piena di possibilità.
    esco in questa mattina che mi pare piena di me.
    di una me solita.
    di una me diversa.
    di una me simile alla mattina che mi è calata addosso.
    un po' leggera, un po' frizzante, un po' nuova, un po' piena di possibilità.
    un po'.
    ma mai del tutto.

    il viaggio fino a lierna (sul lago di lecco).
    viaggio sola.
    il giro passando da simona e clara mi toglierebbe più di un'ora di sonno.
    che va bene l'amicizia.
    va bene i pellegrini.
    va bene il compartir.
    ma è questione di priorità.
    e il sabato mattina alle 6.00 il sonno è priorità.
    questa è da subito una certezza.

    in macchina.
    un cd che prendo a caso dal porta-cd blu che abita in macchina.
    è un pezzo, che non lo sento, questo cd.
    un pezzo che è lungo anni.
    estate 2001 - campeggio lastei a canale d'agordo.
    i tre mesi più assurdi ed inutili della mia vita.
    tre mesi con addosso dei grembiulini orrendi (ma orrendi proprio) dietro un bancone di un bar in un campeggio in fondo ad una valle sperduta ad infilare brioche nel forno all'alba e cercare di fare una schiuma del cappuccino degna di questo nome [no, non è stato un obbiettivo raggiunto. spiace per i clienti, ma questo è].
    tre mesi di libri, solitudine, una lettera arrivata per posta, pause pranzo sdraiata al sole a leggere e pisolare in un angolo di bosco perso nel nulla che si appoggiava al fiume.
    tre mesi di foto di montanelli su tutte le prime pagine dei giornali e immagini di quella genova lì - scuola diaz e caserma bolzaneto.
    immagini che rimbalzavano da un telegiornale all'altro, per giorni, e giorni, e giorni.
    rimbalzavano.
    e ferivano tutti.
    ferivano l'Italia, da qualunque punto si volessero vedere.
    ferivano anche me.
    tre mesi così, inutili ed assurdi.
    se guardo alla mia vita dall'oggi, mi pare che in generale tutto abbia avuto e abbia un senso.
    anche le cose più incomprensibili.
    anche le cose che apparivano più inutili.
    anche le cose che lasciavano addosso più dolore.
    mi pare che ogni mio passo che ho camminato dal sempre ad oggi mi abbia portato a diventare quello che sono.
    quei tre mesi lì no.
    sono una parentesi insulsa.
    a distanza quasi vent'anni non ho ancora capito cosa ci facciano nella mia vita, quei 90 giorni.
    credo niente.
    pazienza.

    c'è questo cd che è di allora.
    ma potrebbe andare benissimo anche per questo mio tempo di oggi.

    scorpions - wind of change
    take me to the magic of the moment on a glory night.

    bruce springsteen - born to run.
    we're gonna get to that place
    where we really wanna go
    and we'll walk in the sun
    but till then tramps like us
    baby we were born to run

    queen - made in heaven.
    living with painful memories
    i'm having to learn to pay the price
    they're turning me upside down
    when stormy weather comes around
    it was made in heaven
    when sunny skies break through behind the clouds
    i wish it could last forever.

    queen - it's a beautiful day
    i feel good, i feel right
    sometimes i feel so sad, so sad, so bad

    u2 - stuck in a moment you can't get out of
    you gotta stand up straight, carry your own weight
    these tears are going nowhere, baby
    you've got to get yourself together
    you've got stuck in a moment
    and now you can't get out of it
    the nights you filled with fireworks
    they left you with nothing
    i am still enchanted by the light you brought to me

    bertoli e tazenda - spunta la luna dal monte
    tra strade di fango
    cercando la luna, cercando
    danzandoti nella mente
    a volte sciogliendosi in pianto

    rem - loosing my religion.
    i thought that i heard you laughing
    i thought that i heard you sing
    i think i thought i saw you try
    but that was just a dream

    liga - almeno credo
    credo proprio che non sia già tutto qui
    e certi giorni invece credo sia cosi
    credo nel rumore di chi sa tacere
    che quando smetti di sperare inizi un po' a morire
    credo che ogni verità può fare bene o fare male
    credo che adesso mi devi far sentir le mani che a quelle credo
    di tutte queste canzoni in questo cd annata 2001 buone per il 2109, solo una non mi convince.
    non mi convince niente.
    niente proprio.
    guccini - l'isola non trovata.
    parte dicendo: "ma bella più di tutte è l'isola non trovata".
    ma davvero?
    ma no.
    no.
    no.
    forse andava bene con l'idealismo dei 25 anni.
    quando si viveva per cercare e per cercarsi.
    oggi si continua a cercare e a cercarsi.
    ma non si vive più per quello.
    si vive con quella ricerca addosso.
    ed è diverso.
    oggi dai miei 41 anni dico che non c'è isola migliore di quella trovata.
    ad avere la grazia di trovarla, quell'isola.
    ad avere la certezza che sia davvero la tua isola, quella che trovi.
    ad avere la certezza che sia l'isola giusta per te.
    ad averla addosso, quella certezza.
    ad averla addosso nel cuore e sulla pelle, quella certezza.
    ad averla.

    e poi.

    poi il gruppino dal vero.
    un abbraccio in stazione come se ci fossimo viste due giorni prima.
    io che salto fuori dalle birckenstock e in un attimo abito i miei scarponi che mi sono pantofola e casa.
    tra tutte le case che abito in questo tempo, i miei scarponi sono la casa che abito più facile.
    lo zaino addosso.
    e che quello dei gormiti fosse rimasto a casa già si è detto.
    noi che andiamo.
    il primo passo.
    e poi gli altri.

    obbiettivo di oggi: lierna - bellano.
    sentiero del viandante.
    via bassa.
    abbiamo in mano un descrittivo.
    una dozzina di chilometri.
    forse quindici.
    700 metri di dislivello.
    c'è da dire che nessuno di noi ha letto bene il descrittivo.
    io, a dire il vero - cialtorna come sono - non l'ho letto proprio.
    partiamo.
    un tizio all'isola ecologica ha su un cappello da alpino.
    ci guarda con quello sguardo storto con cui i valligiani scrutano i forestieri.
    e per essere forestieri qui, in queste zone, basta anche solo venire dalla valle accanto.
    pensa quanto sei forestiero se arrivi dalla pianura ai confini della grande città.
    ci fissa con quello sguardo per cui già sei, a prescindere da tutto, nel posto sbagliato al momento sbagliato.
    e quindi comunque non vai bene.
    e a niente valgono i miei tentativi di buttarla in sorriso.
    ci guarda torvo.
    certo. ci mette sulla strada giusta. almeno quello.
    mentre stiamo per voltargli le spalle, ci parla - che timbro ha addosso, la sua voce? scherno, forse? - di un passetto tra varenna e bellano.
    per tutto il giorno il passetto ci sarà spauracchio e risata.
    non ci sta simpatico niente, l'uomo con il cappello.

    e poi.
    poi si sale.
    si sale.
    si sale.
    la salita non molla mai.
    mai.
    mai.
    e quand'anche molla, lo fa per un attimo.
    poi ricomincia.
    "riesci ad andare avanti due passi a vedere com'è il sentiero oltre la curva? spiana?"
    "sì, sì, tranquilla, spiana".
    "e questo tu lo chiami spianare?".
    a volte si diventa lessicalmente molto, molto precise.
    a volte servono certezze.
    a volte le abbiamo, le certezze - nello specifico: non spiana mai -, ma non ci piacciono neanche un po'.

    sentieri nel bosco.
    alberi che escono dall'inverno.
    terreno che esce dall'inverno.
    foglie secche resti d'inverno.
    fiori ogni tanto.
    sono stelle esplose di bellezza colorata dentro al marrone che regna ovunque, i fiori vestiti di primavera.
    sassi.
    sassi.
    sassi.
    la superstrada lì sotto, ad un certo punto.
    fiatone.
    e gambe corte su gradini troppo alti.
    e bastoncini, ma anche no.
    e peso degli zaini suddiviso, che questo si fa tra hermane.
    e attesa e pazienza e fiducia e grinta e forza di volontà.
    mai mollare e mai lasciarci, oltre i passi diversi.
    il lago sotto.
    le montagne bianche di neve lì in fondo.
    fatica, per tutti, anche per chi ne fa meno.
    non ci sono dubbi: abbiamo sottovalutato la faccenda.
    "l'anno prossimo il giro lo facciamo sulla ciclabile del garda".
    "ma anche solo alle terme".
    sempre bene avere buone idee a cui aggrapparsi.

    ognuno cammina come può.
    che alla fine, sempre si cammina solo ed esclusivamente come si riesce e come si può.
    io ho addosso il mio passo da montanara.
    quel passo che mi viene dalla mia vita di un allora lontano.
    gli anni in montagna con l'oratorio.
    gli anni di t.
    gli anni del rifugio, su e giù ogni settimana, a macinare dislivello, piatti sporchi e paioli incrostati di polenta.
    da quell'allora i miei piedi, il mio corpo, le mie gambe sanno come saltare sui sassi.
    come muoversi il più leggeri possibile lì dentro, in mezzo ai monti e alle rocce.
    il fiato, le gambe ed i polmoni sanno come fare i conti con la fatica.
    che poi davvero li facciano, è tutto un'altro discorso.
    tigna addosso, e andare.
    i piedi sanno come sfruttare la pietra.
    sanno come farla diventare trampolino e gradino.
    sanno come non lasciarla vincere come inciampo.
    è solo abitudine.
    è solo allenamento.
    da dicembre non faccio altro - nel mio tempo libero - se non scrivere, leggere, andare.
    in montagna, se solo è possibile.

    una pausa pranzo nel bosco.
    un tronco secco.
    un rudere.
    dei sassi.
    le mandorle.
    una lucertola si muove nelle foglie.
    la mia schiena appoggiata alla corteccia.
    mi faccio abitare dal legno.
    mi faccio baciare dal sole.
    sto bene.
    per un momento - un unico momento - sono lì, esattamente dove vorrei essere.
    non capita spesso, ultimamente.
    ultimamente non capita quasi mai.
    è un momento solo.
    lo scruto stupita.
    mi coglie la meraviglia.

    ci alziamo.
    si riparte.
    discesa.
    e non è meno faticosa.
    è solo faticosa in modo diverso.
    anche la discesa non molla mai.

    ci alziamo.
    e mi rendo conto che nell'alzarmi ho calpestato un fiorellino che era una bellezza.
    mentre ricominciamo a camminare, ci faccio dei ragionamenti, su questo mio calpestare bellezza.
    ragiono su tutto da sempre.
    vuoi che perda un'occasione come questa per farmi delle seghe mentali?
    mi riempio di tristezza, tanta tristezza.
    non la vede nessuno, quella mia tristezza.
    addosso ho lo stesso sorriso di sempre.
    dentro, no.
    non sempre si vede, la tristezza che abita la gente.

    sul sentiero, gusci di uova sode .
    un albero di mimose fiorito in fondo ad un orto.
    è uno spettacolo e non puzza neanche [sul fatto che le mimose puzzino, secondo me andrebbe aperto un sondaggio tra donne, almeno l'otto marzo studiate alternative, voi maschietti].
    un nido appeso ad un tronco - tecnica ed ingegneria aerea.

    dei metri che cammino in un altrove.
    il poeta avrebbe detto: "sognai talmente forte che mi uscì sangue dal naso".

    fiumelatte e varenna.
    le vediamo lì in basso.
    decidiamo che no.
    che va bene farsi male.
    ma c'è un limite a tutto.
    mi viene in mente raul sul norte.
    il modo che ha avuto lui di camminare quel cammino.
    è lo stesso che adottiamo noi.
    scendiamo.
    obbiettivo: strada asfaltata.
    e ciao al sentiero del viandante.
    ci ha massacrato a lungo.
    ma noi alla fine dobbiamo semplicemente spostarci a piedi da Lierna a Bellano.
    non per forza ammazzarci di fatica e di ansia.

    il sentiero passa alto.
    noi scendiamo.
    troveremo anche un nuovo itinerario.
    ne faremo dei pezzi.
    greenway dei patriarchi.
    [no, non so perché si chiami così. non ho ancora studiato].
    scendiamo.
    e comode, comode - anche in superga da città - ce ne andiamo per la statale.
    il lago a questo punto è ad un passo.

    fiumelatte.
    la frazione di varenna deve il suo nome all'acqua spumeggiante del fiume che la attraversa.
    controllo su wiki.
    mi ricordavo giusto.
    è uno dei fiumi più corti d'italia.
    250 metri dalla sorgente alla foce.
    l'acqua arriva dalle profondità carsiche sotto il grignone.
    oggi è in secca.
    è in secca vari mesi all'anno.
    carsico proprio, sto fiumiciattolo da niente.

    picnic su una panchina.
    io sono senza pranzo, il bar del paese il sabato pomeriggio è chiuso e potessi scegliere vorrei un panino con il salame.
    clara me ne regala uno dei suoi.
    al salame, non c'è bisogno di dirlo.
    perché il cammino dona tutto quello di cui si ha bisogno.
    a volte anche di più.

    varenna.
    noi camminiamo in fila indiana.
    una banda suona mentre entriamo in paese.
    quando ero arrivata a finisterre, c'era un'infiorata per terra.
    i tedeschi con cui camminavo dicevano: ognuno ha l'arrivo che si merita.
    ecco.
    anche oggi.
    marciapiede e ville.
    macchine e ricordi, che a varenna, per anni, ci sono stata di casa a casa di amici.
    erano anni di corse su per le scale ripide, che quando arrivavi in cima la lingua ti era rimasta sul lungolago, appoggiata al muretto davanti alla pizzeria.
    erano grigliate tra amici e fiumi di birra sotto il portico.
    erano una spiaggetta che raggiungevamo correndo nell'ombra dei vicoli in costume e asciugamano. ridevamo. e passavamo allegri e ragazzi in mezzo ai turisti - sandali e calzini bianchi.
    erano sassi sotto i piedi nudi e acqua dolce in cui fare un bagno.
    erano libri di università e diventare grandi insieme.
    ero io il giorno che mi hanno dimesso dall'ospedale dopo il tino.
    era tutto strano, quel giorno lì.
    era tutto nuovo.
    non sapevo neanche bene come stavo.
    mi hanno portata lì.
    so che mi hanno coccolata di tutte le coccole possibili.
    non ricordo niente.
    solo delle lenzuola pulite e crocchianti dentro cui ho dormito quella notte.

    varenna.
    lungolago.
    e c'è addosso ad ognuna di noi quella strana sensazione che noi pellegrini conosciamo così bene.
    camminiamo con lo zaino addosso, ed è uno zaino che è la nostra casa.
    è uno zaino diverso dagli zaini dei turisti.
    e che sia uno zaino diverso, pare se ne accorgano tutti.
    e noi siamo sempre un po' stonate.
    un po' fuori luogo.
    un po' fuori posto.
    eppure è così bello, avere la casa sulle spalle.
    è così bello essere fuori luogo e fuori posto in un modo così naturale, così sincero, così semplice, così naturale.

    lungolago.
    frullato, coca zero e birra.
    pizzette e patatine.
    che mica potevamo lasciare le tigri a secco.
    e certo che l'abbiamo fatto per le tigri.
    solo per loro, ci siamo concesse godurie al tavolino sul lungolago.
    non fosse stato per loro, ascetiche saremmo state.
    forse una gazzosa.
    ma che.
    piuttosto dell'acqua del rubinetto.
    no, pinocchio non è lontano.

    chiacchiere e ombra.
    quel lungolago che incanta ogni volta.
    e poi via.
    strada verso bellano.
    e pazienza il traffico.
    pazienza le gallerie.
    pazienza che sui marciapiedi stretti nel buio delle gallerie rischiamo ogni volta di essere arrotate.
    pazienza l'aria malsana.
    pazienza che una parla e nessuna senta cosa dice - parole perse dentro il rumore delle macchine che ci sfrecciano accanto.
    pazienza il poco fascino.
    non è su e giù.
    non sono rocce.
    non sono dislivelli.
    non è fatica.
    è solo strada.
    è solo asfalto liscio.
    sono solo gli ultimi chilometri.
    il sole tramonta dentro un cielo grigio.
    riflessi sul lago.
    bellano è lì.

    [segue]
     
    Ultima modifica: 5 Marzo 2019
    A Raffj 55, Donato, claudia e ad altre 8 persone piace questo elemento.

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