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Il mio approdo al Cammino.

CinziaG

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Vero ! È come essere con voi tutti in cammino e aprire il cuore donando un po di sé stessi e ricevendo tantissimo in cambio....:amore::amore::amore::amore::amore::amore:
 

Edo

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Dopo quello che ha scritto @Raul, anche se lo ha già detto Zot non c'è molto da aggiungere.

Voglio dirti però che qui dentro con tanti ci riteniamo "famiglia", cerchiamo di aiutarci l'un l'altro, e se un giorno vorrai mollare lo zaino saremo pronti a caricarcelo noi per farti camminare più leggera.

Edo
 

fulvia53

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Mi sono commossa per questo tuo pezzo di vita condiviso con noi. Grazie di essere entrata in questa bella e grande famiglia.
 

CinziaG

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Un cammino tutto da rifare!

Sono distrutta, i chilometri di oggi sommati a quelli di ieri iniziano a fare effetto, giro arrancando per Pamplona non tanto per ammirarne le sue bellezze, quanto per riuscire a trovare un albergue dove sia rimasto un posto per me.
Il primo, situato all’ingresso della città è un piccolo albergo/pensione, anche questo al completo, ci ritroviamo in otto a chiedere una cama, la signorina che gestisce l’accoglienza è visibilmente dispiaciuta, fa un giro di telefonate , ma sembra che non ci sia nulla , forse due posti ma non afferro bene dove, credo di aver capito in centro .
Mi avvio raccogliendo le mie ultime forze, più in là mi fermo, decido di consultare le informazioni che ho stampato da internet prima di partire, inizio a sfogliare ma qualcosa non quadra….le tappe non corrispondono…ci sono località che non mi risultano …vorrei sprofondare !!
Nella foga dei preparativi ho stampato una piccola parte del Cammino Francese, il resto non so di quale altro Cammino…
Sconsolata , mi ripeto che sono un'imbranata e senza sapere bene dove recarmi , seguo la segnaletica per il centro città arrivando al grande Albergue Municipal, dove però mi confermano che anche li è tutto completo, però mi indicano una pensione poco più avanti che dovrebbe avere disponibilità.
Ritrovando un brandello di forze arrivo speranzosa alla pensione, la proprietaria della pensione mi chiede se sono sola, rispondo di sì con po’di perplessità perché in quel momento ci sono solo io li e mi sembra evidente che sono sola.
Quindi mi dice che se voglio c’è una stanza matrimoniale, mi costerà un po’ di più ma è tutta per me.
Accetto senza indugiare, sbrigo le solite pratiche di registrazione, quindi il marito della signora mi accompagna per una ripida rampa di scale fino al 5 piano , sembra di essere arrivati in soffitta, apre la porta che dà sul piano delle scale e appare un lungo corridoio dove subito sulla destra c’è il bagno, poi credo ci sia una cucina e a seguire la mia camera, molto grande, anche se mansardata e un po’ spartana, ma sono molto stanca e l’idea di farmi un bel sonno tutta da sola, senza ronfamenti o altro non mi dispiace affatto.
Sul lato destro ci sono altre tre camere con moltissimi letti uno vicino all’altro ma stranamente tutti vuoti….
Dallo zaino prendo subito tutto l’occorrente per fare la doccia e il bucato, ho anche il cambio del giorno prima da lavare perché arrivando così tardi a Roncisvalle, non potevo certo mettermi a fare la lavanderina.
Essendo sola, senza nessuno che preme alla porta, decido di fare prima il bucato per poi concedermi una bella, tranquilla, super doccia molto calda per rilassare i muscoli affaticati e dolenti.
Finita la doccia ristoratrice mi piego per asciugarmi le gambe e i piedi e tutto intorno si fa di colpo buio, mi sento vacillare, credo di avere la pressione sotto zero.
A stento riesco a raccattare le mie cose, ad aprire la porta e così come sono uscita dalla doccia mi trascino traballante fino alla mia camera mentre tutto intorno si fa di nuovo buio.
Butto le mie cose sul letto compresa l’asciugamano sulla quale mi lascio cadere perdendo i sensi…
Non so dopo quanti minuti, ma all’improvviso percepisco delle voci, rumori, una porta che si apre, gente che entra, molte voci, molti passi, la porta della mia stanza è rimasta spalancata e io sono li , distesa, come morta e completamente nuda…la sola idea di essere trovata in quelle condizioni, mi dà la forza di alzarmi quel tanto che basta per chiudere la porta appena in tempo perché un attimo dopo circa venti pellegrini, ora che ci penso tutti uomini, invadono il lungo corridoio andando ad occupare i letti nelle stanze vuote.
Fra questi pellegrini ritroverò Valerio con il quale intraprenderò il cammino l’indomani mattina…sarà un’altra giornata fuori dagli schemi….da li in poi il mio cammino sarà tutta una “ corsa" ....come la mia vita…
Non avevo considerato che quello che conta veramente è il “percorso" più che la meta, ma il desiderio di portare a termine il mio cammino, di arrivare a Santiago, mi ha spinto stupidamente a raddoppiare e forse credo anche triplicare tutte le tappe, facendomi fare una media giornaliera di 32, 45,50 ed anche per diverse volte 55 chilometri al giorno pur di arrivare, per questo i miei ricordi saranno piccoli frammenti…
 

minuetta

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Mi son messa a pari finalmente !!
Bello il tuo racconto, bello il tuo cammino, sei.partita a tutto gas da affamata di cammino...
Ti seguo con piacere
Grazie
Cetty
 

cor97

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Ciao CinziaG, ho letto tutto insieme il racconto del tuo primo cammino e spero di riuscire a leggerti ancora presto, anche se non sto frequentando come un tempo il forum, ma questa è la prima famiglia di pellegrini con cui sono entrato in contatto e certo non me ne separo. Grazie per aver voluto condividere con tutti noi le tue emozioni ed il tuo vivere il cammino. Come già altri ti hanno detto, leggere ciò che il cammino imprime nel cuore di chi si approccia a questo tipo di "andare" è rivivere, attraverso il tuo scritto, il nostro primo cammino con le emozioni, le delusioni , la rabbia , la felicità ed il sorriso da ebete che ti si stampa sul viso che solo chi lo ha fatto, il cammino, può capire e tu riesci a trasmettere molto bene tutte queste sensazioni! Grazie.
Aspetto di leggerti ancora.
 

falso ciclista

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Cara Cinzia, bello leggerti.
Le storie di Cammini riempiono queste giornate di tempo sospeso e ritmi modificati.
E' bello leggere anche delle tuoi momenti da "imbranata" perché tutti abbiamo avuto non solo momenti ma anche intere giornate da "imbranati" ... io ne ho una lunga serie ... ma ho scoperto che sono quelle che poi alla fine danno colore e calore ai nostri ricordi ...
Dai, continua ... che questa famiglia aspetta i tuoi racconti
 

CinziaG

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Ancora fuori dagli schemi.
La sera prima non ho avuto modo di intrattenermi a conversare con altri pellegrini, né continuare a visitare la città godendo delle sue bellezze in una splendida serata estiva.
Le mie condizioni fisiche non me lo hanno concesso, ho trovato a malapena la forza di andare a comprare qualcosa da mangiare in un negozietto vicinissimo alla pensione e ritornare subito in stanza camminando a ritmo di Valzer, mancavano solo i volteggi....
Il riposo sarà proficuo e la mattina mi sento molto meglio, io e Valerio usciamo sul corridoio nello stesso momento, le nostre stanze sono una difronte all’altra, quindi muovendoci silenziosi come abbiamo ormai imparato a fare, ci avviamo insieme nel chiarore del giorno.
Camminiamo rapidi, nell'aria ancora fresca e al primo bar che troviamo aperto ci fermiamo a fare colazione.
Valerio, che credo abbia 45, 48 anni, non ricordo bene, ha una bella parlantina, inizia a raccontarmi di sé, è un sommelier, mi racconta delle sue esperienze, del suo lavoro e di come lo ha perso avendo scoperto da poco tempo di essere affetto da sclerosi multipla….è ancora agli esordi, da qui la sua decisione di intraprendere questo cammino,….prima che sia troppo tardi…
Mi dice di essere partito dalla piazza di San Pietro, in una mattina di giugno, porta con sé nello zaino dei farmaci molto importanti che necessitano di essere riposti in luogo fresco, quindi lui li tiene insieme a un sacchetto di pisellini Findus surgelati che ad ogni fine tappa deve trovare il modo di ricongelare.
È indubbiamente un tipo particolare e molto spartano…dice inoltre di essere partito con un’enorme equipaggiamento che però ha via via ridotto regalandolo a chi capitava.
Non mi dice altro della sua malattia , non ne parlerà più, sembra non averne desiderio e io non lo solleciterò a farlo senza la sua volontà.
È molto spiritoso, tiene bene il passo rapido, dice di essere contento di avermi incontrato perché gli faccio da trainer.
Parla molto, mi fa domande … ha bisogno di parlare e io lo lascio fare, ma quando dobbiamo affrontare una ripida salita gli dico : “ Vale', adesso statte zitto per favore perché non posso risponderti altrimenti non gliela faccio a salire “.
Lui affronta la salita con calma, soffermandosi, io invece devo “ prenderla di petto “, tutta d’un fiato ( come tutte le cose della mia vita), altrimenti “mi si tagliano le gambe”, lo aspetto, riposandomi un po’ al termine della salita.
Avvolte, in base alla ripidità e alla lunghezza, procedo camminando in diagonale a zig zag per diminuire la pendenza, come facevo su certi sentieri delle Dolomiti, ottimo sistema in salita ma forse anche di più in discesa per non spaccarsi le ginocchia…
Nonostante queste sagge considerazioni, all’Alto del Perdòn scendiamo come due cavalli impazziti per il ripido sentiero, superando una lunghissima fila di pellegrini che lentamente arrancano sulle pietre disconnesse…siamo proprio due incoscienti....
Dopo aver incontrato diverse splendide chiese con relative piazze e fonti, arriviamo a Puente la Reina, ci fermiamo un attimo a mangiare un panino, ammiriamo la cittadina piena di turisti e di pellegrini ormai fermi a riposare con zaini e scarpe disposti in fila in attesa dell’apertura degli albergue.
Noi attraversiamo il suggestivo ponte e proseguiamo sempre sotto un sole rovente calcando bene sulla testa i nostri insufficienti cappelli da Indiana Jones.
Il sentiero sale rapidamente in modo incessante costeggiato solo da stoppie d’erba secca , senza il beneficio del riparo di un’albero.
Tutti e due sembriamo l’ombra di noi stessi che ondeggia nel calore che sale dal terreno bollente. Incontriamo un fontanile, Valerio si accinge a bere e riempire d’acqua le bottiglie ma vacilla e cade rovinosamente procurandosi una ferita al ginocchio per la forte contusione.
Sento salire in me l’ansia, fortunatamente non si è rotto nulla, lo aiuto a rialzarsi con cautela, sembra essere tutto Ok, pulisce la ferita sanguinante, vuole riprendere a camminare e pian piano continuiamo a salire fino ad incontrare uno sparuto gruppetto di alberi dove insisto per fermarci un po’ a riprendere fiato e forze.
Sono molto preoccupata, non sono sicura che si sia trattato, come dice lui, di un piede messo male su un sasso, o se al contrario sia stato un malessere dato dalla sua malattia della quale non vuole più parlare …..
In questo momento so solo che da diversi chilometri, siamo completamente soli arrampicati nel bel mezzo del nulla ed io realizzo che se lui dovesse sentirsi male, non saprei assolutamente come agire per aiutarlo se non provando a chiamare i soccorsi con il cellulare…ma il cellulare avrà campo in quei luoghi?? Saprei spiegare cosa succede e dove ci troviamo??
 

Jackie

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Cinzia, mi sta salendo l'ansia :hihi:
Ma perchè tutta ste fretta?:sudore:
dove insisto per fermarci un po’ a riprendere fiato e forze.
Esatto, fermatevi e rilassatevi per piacere, questo non è cammino questa è una maratona...
Ho il fiatone:sudore:
(Scusa, sto scherzando naturalmente).:rofl:
 

CinziaG

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:-)) :-)) :-)) Giustissimo !!!
:'-) Purtroppo come ho detto, il desiderio di arrivare alla meta senza dover lasciare incompleto il mio cammino, è stato più forte della saggia considerazione, fatta purtroppo solo in seguito, ovvero che quel che conta non è tanto il traguardo ma il cammino che si affronta quotidianamente, come nella vita...
Per fortuna i successivi due miei cammini non sono stati proprio così, ho seguito tappe e tempi molto più " umani", godendo dei rapporti con gli altri pellegrini e tutto ciò che potevano offrirmi.
Diciamo che a questo ha contribuito, oltre alla suddetta saggia considerazione, la distanza di tempo tra il primo cammino , il Francese nel 2014 e il successivo Cammino del Nord nel 2018, 4 anni in più inevitabilmente anche nella mia età anagrafica, il primo fatto a 55 anni , quindi il successivo con tutte le ripercussioni del caso.
In conclusione, è per questo che ho specificato che questo è " Un Cammino tutto da rifare".
 

liam

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Un Cammino tutto da rifare
Naaa... era il tuo cammino in quel momento.
Secondo me se sentivi di doverlo fare così hai fatto bene a farlo così.
Poi si può sempre ripetere ;)
Ti seguo, anche se non commento (ma in generale non mi vengono commenti interessanti, neanche questo lo è molto:rolleyes:;))
 

fulvia53

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Seguire questa tappa mi è venuto il fiatone oltre che l'ansia come a Jackie :sudore:
Meno male che ti sei fermata a riposare...: - )
 

CinziaG

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:oops::rolleyes: mi spiace molto per aver suscitato fiatone e ansia...purtroppo, se pensate che valga la pena e vi fara' piacere continuare a leggermi , anche se a tempo perso, devo consigliarvi una bella camomilla calmante perche' aime' le mie tappe seguiranno tutte su questo tenore....:-)):-)):amore:
 
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