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Il mio Camino de la Costa (cronache e pensieri di ... gesso)

Discussione in 'Il mio cammino ...' iniziata da Raùl, 16 Giugno 2017.

  1. liam

    liam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Vero, camminare fa venire voglia di sapere qualcosa di più di cosa noi umani siamo riusciti a fare, di bene e di male.
    E sapere è comunque meglio.
     
  2. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    28 Aprile: Gernika-Bilbao. 40Km

    L’impresa si sta rivelando più complicata del previsto: si tratta di sistemare, spianare, domare,rimodellare e ridurre a più miti consigli, l’anima di cartone che funge da disgraziata struttura dello zaino! Mi sto cominciando a vergognare di questo acquisto, un po’ come quando da ragazzini preadolescenti, volevamo ordinare gli occhialini “a raggi x” per guardare ciò che promettevano di far vedere … si, dai … nell’ultima paginetta dei Diabolik c’era quella orribile pubblicità … ecco … mi vergogno solo per averci pensato, a comprarli … non riesco nemmeno a dirlo … e così è per questo zaino: la vergogna di tirarmelo dietro, di aver preso una fregatura … tanto gli occhialini non funzionavano mica … insomma, mi sto incartando!

    Incartando col cartone dello zaino: mi sto prendendo in giro da solo!

    Mi sento come se l’avessi scritto in faccia, che mi hanno rifilato uno zaino di merda.

    E’ come indossare gli occhialini a raggi x!

    Insomma, una cosa di cui non essere fieri.

    L’ho svuotato completamente per poterci discutere con franchezza, ma nonostante i miei tentativi di averne la meglio, quello riassume la sua posizione assurda non appena smetto di applicare qualsiasi sollecitazione su di esso.

    Ci vorrebbe un esorcista!

    Il peso del contenuto, ha reso quel foglio inumidito dalla pioggia una specie di organetto ed al pari della cartapesta bagnata, una volta seccatasi di nuovo, hai voglia a pestare: organetto è ed organetto rimane!

    Almeno fosse buono da suonare …

    Non c’è speranza: lo riempio di nuovo e me lo carico così com’è: una vertebra (sempre quella!) scricchiola non appena stringo la cinta in vita; faccio finta di non aver sentito, prendo la porta dell’albergue, e me ne vado.

    Il freddo sembra voler darmi una tregua: l’aria è frizzante ma il cielo mi promette che porterà il sole,mentre il vento pare essersi stufato di se stesso oppure ha deciso di infastidire i pellegrini di un’altra tappa!

    Ieri sera Derek (tocca sempre fare molta attenzione, perché “il Saggio” ha questo strano modo di arrotare le consonanti e parla come se avesse appena dato un generoso morso ad un panino col prosciutto cotto) ci ha illustrato la tappa odierna e come al solito, nessuno ha avuto niente da obiettare.

    La nostra destinazione sarebbe stata Bilbao, come sempre “ognuno per se e Dio per tutti”, tranne Roberto che ci avrebbe raggiunto in autobus: appuntamento all’albergue juvenil che è già stato prenotato per sei.

    Non ho ancora visto nessuno dei ragazzi e non so se siano avanti o stiano ancora dormendo, so che prima o poi, alla spicciolata, avremo modo di bere un caffè insieme e fare due chiacchiere, quindi non mi preoccupo ed inizio a camminare.

    Percorro tutta la città fino a trovarmi alla base di una collina ed un tratturo in ripida salita mi suggerisce di prendere fiato e rimboccarmi le maniche: senza pensarci, dò una scrollata alle spalle per sistemare meglio il peso sulla schiena ma è un gesto del quale mi pentirò subito: ho appena assestato un colpo di dura cartapesta alla “quinta lombare” … forse la terza … insomma, quella che mi sta maledicendo in questo momento!

    Prendo la guida, la sistemo come un cuscinetto tra schiena e zaino, ed affronto la salita ricamando pensieri non esattamente amichevoli nei confronti di chi ha realizzato e messo in commercio questa porcheria con gli spallacci.

    In cima alla collina il tratturo spiana e diventa pista d’asfalto, poi passato un cancello attraverserò un bel pascolo verde smeraldo ed infine ancora asfalto fino a Goicoetxea, dove mi concedo un cappuccino bollente per cercare di combattere il raffreddore e scioglierne gli umori cattivi.

    113.JPG

    Riprendo il mio viaggio attraverso paesi (alcuni anche molto graziosi) di cui non ho memorizzato il nome; molto asfalto, tutto in pianura, varie indicazioni di albergues, non ho esattamente la cognizione del tempo passato e dello spazio percorso, perché so di dover arrivare a Bilbao e tanto mi basta.

    D’altronde man mano che procedo, tutto intorno a me sembra suggerire che sto attraversando la periferia della grande città: gli innumerevoli autobus metropolitani che hanno preso il posto delle corriere a lunga percorrenza, i primi sono bicolori, bianchi,lilla, allegrissimi e sono ridondanti di pubblicità; i secondi sono tristemente azzurro carta da zucchero o avanino-giallognolo “color cacca di neonato” e con l’improbabile nome della ditta sulla fiancata: c’è una bella differenza!

    E poi la frenesia degli abitanti, così diversa dal procedere senza fretta tipico delle zone rurali, e poi gli aeroplani che mi sfarfallavano sulla testa a bassa quota,già in configurazione di atterraggio, per poi sparire dietro la collina e poggiarsi sulla pista dell’aeroporto … insomma, tutto mi faceva pensare che Bilbao fosse dietro l’angolo e la mente si è rilassata passando dalla modalità “Tappa” alla modalità “Birretta”.

    A quel punto per me è automatico: scema l’adrenalina, le gambe si fanno più molli, la mente meno attenta ed il fisico si rilassa.

    Manca poco ed anche per oggi è fatta: doccia, bucato passeggiata,aperitivo, cena … insomma, quelle cose lì.

    Non so nemmeno che ore siano e non ho fatto caso alla collina che avevo di fronte a me, ho imboccato il sentiero che mi suggeriva la freccia ed ho iniziato a salire.

    Stranamente non ho incontrato nessuno dei ragazzi e questo non era mai accaduto, almeno fino ad adesso.

    Comincia a fare caldo perché il sole è alto e la salita sempre più dura: credevo di essere quasi arrivato ed invece …

    Mi siedo ansimante ed accaldato,la scorta d’acqua finita ormai da un pezzo e per la seconda volta (due volte nella stessa tappa: praticamente un record!) metto mano alla guida usandola per la ragione secondo la quale è stata concepita e non come un cuscinetto tra schiena indolenzita e zaino di scarsa qualità!

    Non voglio credere a ciò che la guida ha da dirmi: il paese che ho lasciato, si chiama Zamudio e per raggiungere le porte di Bilbao, mancano almeno dieci chilometri!

    Senza contare che l’albergue è dalla parte opposta di una estesissima e fottutissima città!

    Se non fossi stato seduto, mi si sarebbero piegate le ginocchia!

    124.JPG

    Sono “scarico” perchè in modalità “Quasi arrivato”: sarà dura resettare la testa, perchè praticamente manca un’intera tappa!!!

    Convinto che per oggi sarebbe bastato …

    Guarda in che stato …

    tutto sudato …

    sono sdraiato …

    me lo sono meritato!

    Perché mi metto a pensare e scopro che cosa mi sfuggiva in questi giorni: mai, dico mai, ho soppesato la pianificazione di Jens e Derek: loro dicevano “Oggi si va qui” e nessuno aveva nulla da replicare!

    Oddio, ti rendi conto che in tutto questo tempo non hai mai consultato la tua guida per avere un riscontro di ciò che ti veniva proposto?

    Siamo sempre andati a rimorchio di coloro che avevano già settimane di Cammino nelle gambe e quindi erano allenati e ragionavano al loro ritmo.

    Abbiamo sempre seguito acriticamente l’anziano che aveva già un biglietto aereo in tasca con una data precisa e la fretta di tornare a casa a collezionare francobolli, ed il giovane che aveva le ali al posto dei piedi e zero intenzioni di mollare colui che dettava il passo!

    Noi dietro come pecore!

    Roberto addirittura con la tendinite!

    Io che mi scopro stupito (e stupido!) a dover fare oltre 40 chilometri senza averne avuto sentore!

    Perché non essersi fermati a Lezama?

    Perché due tappe in una?

    Perché arrivare a Bilbao nel tardo pomeriggio senza avere la possibilità di visitare la città?

    Perché sono stato così sciocco da non averci pensato?

    Risposta: perchè sono un c0glione!

    Stanno compromettendo il Cammino di Roberto, i due “capifamiglia” … io mi trovo in cima ad una montagnola senza forze a sacramentare contro la mia stoltezza: anche il mio Cammino sta per essere compromesso?

    Senza dubbio la tappa si, e adesso pago il conto del mio pressapochismo.

    Raccolgo le forze e con le gambe rese pesanti da una fatica più mentale e morale che non fisica, procedo lentamente in direzione di Bilbao scendendo la collina attraverso un camping fino ad una ripida discesa che mi conduce ai bordi della città: adesso si tratta di attraversarla per intero (vista dall’alto appariva decisamente grande!) e poi risalire una collina dalla parte opposta fino all’albergue Juvenil.

    Ma si può? Sono furioso con me stesso, anche con loro, ma soprattutto con me stesso!

    E’ in quel momento che apro gli occhi e dico:

    “Ferma, Raul! Sei uscito dai binari: questo non è il tuo Cammino!”

    Mi viene in mente di fare “la prova del nove” e mando un messaggio wassap sul forum della mia “pazza famiglia pellegrina”:

    “Sono vicinissimo a Bilbao …”

    Erano ormai le quattro del pomeriggio.

    “Domani possiamo fermarci a Portugalete? Sono sfatto e quindi vorrei una tappa breve: che dite?”

    La risposta non si fa attendere; è ovviamente Derek che sentenzia nel silenzio generale di tutti gli altri:

    “Domani Pobeña”.

    Così, laconico e senza possibilità di compromessi.

    Ma è così che si usa fare in una famiglia?

    E’ così che funziona?

    Ormai è chiaro: Derek e Jens hanno in testa il loro Cammino e non c’è spazio per alcuna deroga da parte degli altri.

    Taglio in due la città rabbuiato e dispiaciuto, ma al tempo stesso felice di aver trovato la chiave del “cosa mi sfugge” ed il Destino a questo punto, mi riserva il colpo di grazia: confondo l’albergue Juvenil con l’albergue “de Peregrinos” ed invece di recarmi al primo, raggiungo erroneamente il secondo.

    Nel tentativo maldestro di accorciare la strada,ed evitare i tornanti della collina, mi trovo costretto ad affrontare una lunga scalinata che, dopo oltre quaranta fottutissimi chilometri, si rivelerà fatale per le ginocchia: 305 scalini saranno la punizione per la mia stupidità, per aver seguito come una pecora invece di rendermi conto personalmente di come si sarebbe sviluppata la tappa.

    Come per lo zaino di cartone, come per gli occhialini a raggi x, ancora una volta mi tocca vergognarmi!

    Ma come ho fatto a lasciarmi trasportare per quaranta e passa chilometri come un deficiente?

    Sono furioso!

    Arrivo finalmente in albergue proprio quando squilla il cellulare: era Roberto.

    “Dove sei?”

    “Ciao,bandito! … Che ti sei perso, stavolta?”

    “Ah … si … ho lasciato i bastoncini nell’albergue di Gernika.”

    Lo dice con lo stesso coinvolgimento emotivo di colui che chiede due etti di provola al salumiere.

    Evito di commentare, non saprei davvero che dire: sul volto disegno una smorfia di rassegnato assenso e credo che a Jens stavolta verrà meno da ridere: i bastoncini che Roby ha usato da tre giorni a questa parte, erano i suoi!!!

    “Sono in albergue”.

    Mi limito a dire.

    “Non ti vediamo …”

    Parlando si chiarisce l’equivoco: non sono al juvenil, ma in quello dei pellegrini.

    “Stiamo andando in città, ti aspettiamo?”

    “No, Robe’… lascia stare: stasera sono stanco e resto qui. Ci vediamo domani!”

    Dentro di me so per certo che sto mentendo: non ci vedremo domani ne’ dopodomani.


    Non vedrò più nessun componente della Famiglia, perché ho da riprendere in mano il mio Cammino e non da seguire quello di chi pianifica per tutti e poi sono un tantino stufo di stravizi notturni!

    E’ una lezione e l’ho imparata: è servita una scalinata infinita per suggellare la mia dabbenaggine ma adesso ho capito.

    Loro andranno a Pobeña, io a Portugalete: da quel momento in poi, farò in modo che siano sempre “un passo avanti” rispetto a me.

    Mi mancherete, amici, ma tutto ha un epilogo e questo è il nostro.

    Continueremo a sentirci e mandarci foto con wassap, per scoprire che Teresa l’indomani stesso deciderà di prendere un autobus da Bilbao per raggiungere il Cammino Frances (“Su questo Cammino del Norte manca il volto di Gesù!” Scriverà sul nostro forum.)

    Roberto perderà presto il contatto con gli altri, arrancando con lenta determinazione sulle sue Crocs, tra tendiniti e mezzi pubblici e probabilmente continuando fino alla fine a seminare lungo la strada effetti personali.

    Francesca si fermerà a Santander da dove prenderà un volo per tornare a riassumere il mondo nei suoi pasticcini alla frutta,mentre il vecchio Derek ed il giovane Jens, seguiranno il programma a tappe forzate imposto da colui che veniva chiamato senza troppa convinzione, “il Saggio”.

    Come dicono loro.

    Come vogliono loro.

    Come piace a loro.

    Nelle foto che continueranno a mandare, il copione sarà sempre lo stesso: il giovane Jens davanti a scattare il selfie collettivo, in mezzo facce sempre diverse ed a chiudere il quadretto, sempre un po’ in disparte, il vecchio tricheco.

    Non so … quelle foto vorrebbero suggerirmi qualcosa che non riesco a focalizzare, ma non ha importanza.

    Adesso non ha più importanza.

    E comunque mi mancherete,pazzi squinternati che altro non siete: è stato bello essersi incontrati ed aver condiviso riso, pianto,pensieri, scherzi, allegria, tristezza, a volte rabbia e … fatto saltare tutti quei tappi di sughero dalle bottiglie: sento il mio cuore sollevato, ed il mio fegato congratularsi commosso per la decisione presa.

    “Fuori è chiaro anche se è notte e ci sarà la neve
    Io me ne sarò andato svelto senza dire niente
    Nelle orecchie non ho più il suono delle sirene
    Tira piano il fumo passa dalle tapparelle
    Non discuto con la gente, vuole informazioni
    Io non sono l’anagrafe, non li faccio i nomi
    Prego il cielo mentre fumo, vedo arcobaleni
    infatti Dio sa che ne ho combinate di tutti i colori
    E so che...
    Il cielo farà il suo dovere
    Trankilo va tutto apposto
    Come scorre un fiume di parole
    Falle scivolare e sarai superiore
    Il cielo farà il suo dovere
    Trankilo va tutto apposto
    Ieri mi sentivo perso
    Ora è diverso, oggi mi sento bene”


    (Vegas Jones, ft. Nitro: “Trankilo”)
     
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  3. paolo_botta

    paolo_botta Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    Che storia...

    Hai fatto bene a mollarli.

    oltretutto da quello che dici non sei stato l'unico a farlo.

    Mi ricordo che io ho fatto un tappone Gernika-Bilbao per seminare un gruppo e fare il mio Cammino e non quello deciso da altri.

    Ricordo la "scalata" al monte Avril sotto il sole cocente e l'arrivo a Bilbao con 35° (temperatura assai insolita per la zona).

    Io però, dato che ero sfinito, ho preso il bus per raggiungere l'albergue de peregrinos. Con quel caldo Attraversare la città e risalire un'altra collina nella periferia opposta non era fattibile.

    Inoltre ormai hanno aperto vari ostelli in centro a Bilbao (Bilbao Central Hostel, Botxo Gallery) quindi non ha più senso l'attraversamento della città con relativo salitone verso l'Albergue Juvenil o quello de peregrinos (si trovano nella stessa zona).

    Spero abbia potuto visitare Bilbao che vale la pena..
     
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  4. freespirit

    freespirit Administrator Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Meglio tardi.... con quel che segue, Raúl. Mi è capitato a volte di "fare famiglia" lungo i cammini, ma giusto qualche giorno e magari su percorsi molto solitari tanto per fare cene in compagnia, non credo potrei condividere molto con altri.
    Meno male che hai realizzato.. ora vediamo cosa succede.
    Esperamos. ;-)

    free
     
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  5. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Saggio lupetto!
    A me capitò qualcosa di simile due anni fa, solo che non ne ero totalmente consapevole, mano a mano che i giorni passavano sentivo crescere una leggera insofferenza ma non capivo perché, fino a che a Leon io ho finalmente girato a destra mentre gli altri sono andati dritto e lì ho ritrovato il mio ritmo e la mia pace.
    Sul Salvador avevo imparato la lezione, primo albergue in tre, secondo in due, terzo da sola...andate, andate che io non ho fretta!
    E' così stupido avere il lusso e la fortuna di poter seguire il proprio cammino e farsi invece condizionare dai piani di altri, ma a volte ci si casca senza nemmeno rendersene conto.
     
    Ultima modifica: 14 Luglio 2017
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  6. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    29 aprile: Bilbao-Portugalete. 16Km

    Questo mio Cammino è diviso idealmente in tre parti:

    La prima è quella spensierata e ridanciana che si è appena conclusa.

    La seconda sarà più “contemplativa” e meno zuzzurellona: inizia giusto adesso e vedrà il suo epilogo lasciando Llanes.

    Poi ci sarà la terza ed ultima, decisamente la più “interiore”, la più legata ai capricci complicati di un’anima bizzarra,la mia.

    Trovo affascinante questo cambiamento di stato, questa sublimazione; l’animo umano come un cielo terso dove appare una nuvoletta bianca, che poi diventa uno scuro cumulonembo ed alla fine si tramuta in pioggia che dilava ogni cosa e rende nuovamente il cielo azzurro come il primo giorno.

    In un ciclico “eterno ritorno nietzschiano”.

    Il Cammino come palestra dell’anima.

    In un allenamento che non è ancora finito.

    Non lo sarà mai.

    E quindi toccherà caricarsi di nuovo lo zaino e ripartire.

    Eterno Ritorno.


    “ … oggi che non ho più bisogno a tutti i costi della felicità,

    perché ovunque mi sposti è solo un passo più in là, solo un passo più in là”.

    (Raige, “Addio”)



    L’aria è ancora frizzante quando attorno alle otto lascio l’albergue: essere andato a dormire molto presto, mi ha ritemprato il corpo e la mente. Sento che tutto è in armonia, oserei dire perfetto.

    Anche se il raffreddore non mi dà tregua e lo zaino di cartone sbatte sulla vertebra assestandole una martellata ad ogni passo, sono sicuro che è comunque tutto perfetto: tra poco il sole comincerà a scaldarmi con il suo tepore primaverile.

    Mi rallegro per aver superato già ieri la collina che rappresenta il termine ovest della città di Bilbao e vado a passo spedito lungo una strada asfaltata piuttosto pianeggiante.

    Molti saltano questa tappa perché dicono che è noiosa,che passa nella periferia industriale e “bla bla bla”: io dico che è Cammino e tanto mi basta!

    Ben presto le frecce mi invitano a lasciare la strada verso un tratturo in discesa sul quale mi faccio largo tra un gregge di pecore “tagliandolo a metà” al mio passaggio, come un novello Mosè sul mar Rosso: parrebbe una scorciatoia che mi riporta in strada proprio nel famigerato poligono industriale.

    Salirò la ripida collina che porta all’ermita di Sant’Agata,calcando gli antichi lastroni medievali, uguali a se stessi da quattrocento anni, e poi giù,su asfalto, verso il deposito dell’acqua potabile, fino al paese di Barrakaldo.

    127 (2).JPG

    Mi regalo un’altra colazione e poi entro in farmacia a prendere una crema per i piedi: comincio a prendermi cura di me stesso come non avevo fatto fino ad ora ed il Cammino mi ricompenserà iniziando a prendersi cura di me.

    Lungo il viale principale di Barrakaldo, una gentile signora che poteva avere un’ottantina d’anni, mi ferma e con il fare amorevole di una nonna, mi invita (quasi mi ordina, seppur con affetto) di non seguire le frecce perché mi avrebbero condotto verso un percorso assurdo e faticoso:

    “Scendi per la via Garay (e prendi appunti, sennò ti scordi il nome!), attraversa il ponte e segui il fiume. E’ tutta in piano e molto più corta. Fa come ti dico, mi raccomando!”

    La ringrazio ed accenno un inchino a questa vecchina dolce ma autoritaria al tempo stesso: lei mi regala un sorriso.

    Le sono riconoscente, anche se una parte di me tende a non fidarsi delle sue indicazioni, perciò nel dubbio, apro la mia vecchia guida (per la terza volta in dieci giorni!) e ciò che ha da dirmi mi fa quasi trasalire:

    “Il Cammino ufficiale vi proporrà un giro assurdo e faticoso. Scendete per via Garay,attraversate il ponte e seguite il fiume …”

    Attonito mi volto per chiamare la nonnina e (il viale è lunghissimo e senza traverse a tagliarne il percorso e lei camminava a passo di lumaca, quindi non può essere lontana!) ringraziarla di nuovo mostrandole la mia guida che confermava (addirittura con le stesse parole!) il suo suggerimento.

    La cerco con gli occhi ma inspiegabilmente non la vedo: è come se si fosse … volatilizzata!!!

    Non sono avvezzo a credere in certe apparizioni che hanno del “soprannaturale”, ma questa cosa non mi lascia affatto indifferente: cerco con gli occhi questa vecchietta, faccio alcune decine di metri tornando sui miei passi, mi costringo a credere a ciò che vedo ed a dimenticare ciò che non vedo.

    Mi ero ripromesso di tenermi ‘sta cosa per me, o tutt’al più condividerla solo a chi crede nelle magie del Cammino,ma io sono un pettegolo e le cose non me le so tenere: molto probabilmente la dolce nonna ha preso un autobus, che qui ne passano a grappoli ogni minuto.

    Non sarà facile trovare la via Garay: l’unica iniziativa che ho preso è stata quella di ignorare le frecce per un paio di volte, lasciando il viale e proseguendo sulla destra.

    Vedo una donna, un’ausiliaria del traffico intenta ad elargire multe alle macchine in sosta vietata per la gioia di ogni automobilista indisciplinato. Mi avvicino per chiederle la direzione:

    “Mi scusi …”

    Non mi lascia il tempo di finire la frase: alza gli occhi dal suo taccuino e attraverso occhiali da sole che rendono il suo sguardo imperscrutabile, credo che osservi di fronte a se il viandante, con un moto di sorpresa.

    Il suo viso si illumina e si allarga in un sorriso radioso:

    “Pellegrino!”

    Mette in tasca il taccuino,si toglie gli occhiali e mi abbraccia: anche lei ha fatto il Cammino di Santiago, “due volte ma sul Frances perché questo è troppo duro”.

    Mi racconta di lei e poi vuole sapere tutto sul mio viaggio (si dimentica di fare le multe, almeno per adesso ed anche questo non è cosa da poco!), le dico che anche io ho fatto il Francese e quindi vai coi ricordi, nomi, paesi, albergues … si sa come vanno queste cose!

    “Cerco la via Garay perché dicono tutti che il Cammino ufficiale …”

    La pellegrina vestita da vigile urbano conferma.

    Proprio in quel momento passa un arzillo vecchietto che lei evidentemente conosce bene (Barrakaldo non è poi New York, più o meno penso che ci si conosca tutti).

    “Don Manolo: aiutiamo questo amico?

    Don Manolo si presta volentieri. Ci salutiamo con un “Buen Camino” ed un altro abbraccio, poi seguo Don Manolo (che ha il passo di un giovane a dispetto dell’età avanzata!) fino al punto dove dovrò traversare il ponte.

    Oggi tutto è perfetto.

    Ringrazio Don Manuel (non mi permetterei mai la confidenza di usare il diminutivo del suo nome)ed attraverso il viadotto che mi porterà al fiume: vedo il ponte. dovrò solo attraversarlo e seguire il fiume fino a Portugalete.

    Mi tolgo la felpa perché comincia davvero a far caldo.

    Mi incuriosisce una vecchia locomotiva in mezzo ad una piazzola: la fotografo.

    Un vecchio signore di passaggio mi racconta la storia di quel rottame che serviva a trasportare i vagoni carichi d’acciaio dalla vicina fonderia al porto fluviale, mi indica dove è ubicato il vecchio altoforno:

    “Sul tuo Cammino potrai vedere i canali dove passava l’acciaio fuso.”

    Mi racconta una storia di monache e di una cassa con milioni di pesetas sepolta da chissà chi e ritrovata per caso in quella zona: non ho capito molto ma egli è fiero di rendermi partecipe della storia della “sua fonderia” e delle leggende che vi giravano attorno, così anche il passaggio nella zona industriale, si rivelerà un interessante viaggio nella storia e nella cultura locali.

    “Dì una preghiera per me quando arrivi a Santiago!”

    Mi saluta strappandomi questa promessa.

    Oggi tutto è perfetto.

    Continuo il mio Cammino in equilibrio con me stesso e col mondo: una coppia di mezza età a passeggio (pare che gli anziani del posto si siano dati in massa una specie di appuntamento lungo i miei passi), mi indica una deviazione ulteriore, senza che io avessi chiesto loro nulla:

    “Inutile passare per Sestao: tra duecento metri scendi a destra …”

    Oggi tutto è perfetto ed il fiume, l’amabilità di queste persone, il sole e persino un cane che mi trotterella a fianco sotto l’occhio vigile della sua bipede, mi condurranno a Portugalete.

    141.jpg

    La cittadina è bellissima, il Ponte Colgante, suggestivo, la folla dei turisti mi fa allegria: devo solo trovare una pensiòn che l’albergue pare sia chiuso.

    Ne individuo una che fa al caso mio: il proprietario fuori dalla porta a fumare:

    “Finisca la sigaretta tranquillo: non ho fretta. Mi siedo qui e aspetto.”

    “Il problema non è la sigaretta!”

    Mi risponde incerto, quasi a non volermi comunicare una notizia sgradevole:

    “Il problema è che la pensione è completa: la mia e tutte le altre, perché oggi è week end lungo … sai … il primo Maggio …”.

    “… zzo, è vero!”

    Mi si spegne il sorriso sulla faccia: ma non doveva essere tutto perfetto?

    “Tranquillo”

    Mi rassicura il mio interlocutore che pare leggermi nel pensiero:

    “Qualcosa troveremo”.

    Lì per lì non capisco, ma poi lo vedo intento ad armeggiare con un taccuino ed il suo telefono personale, fare una, due, tre, cinque, dieci telefonate a suoi colleghi per soddisfare la mia richiesta di alloggio.

    Sono in imbarazzo:

    “Ma no, non si disturbi …”

    Tento di dire qualcosa, ma lui mi blocca con un gesto della mano:

    “ Tu dormirai a Portugalete, pellegrino! Stai tranquillo”.

    Oggi è tutto perfetto e quasi mi vengono le lacrime agli occhi da tanto mi ha regalato questa tappa in termini di umanità e gentilezza.

    Con un sorriso raggiante e dopo un tempo che mi pareva infinito, mi porgerà un appunto con un nome ed un indirizzo: il mio alberghetto mi aspetta di là dal Ponte Colgante, nella cittadina gemella di Getxo.

    Il fiume divide la cittadina di Portugalete da quella di Getxo,ma è solo una questione di nomi: quest’uomo ha mantenuto la promessa ed ha risolto col sorriso e la tenacia un problema che non era suo!

    Lo ringrazio di cuore … in realtà non so come ringraziare … non so che dire...sento che oggi ho finito i “grazie” e non ho più parole adeguate per esprimere la mia riconoscenza.

    Passo il fiume a bordo di questo strano vagone che fa la spola tra una riva e l’altra, appeso penzoloni ad un monumentale traliccio, in questa domenica di sole, divertito come un bambino mentre osservo addirittura le auto salirci sopra in file da due.

    Oggi è tutto perfetto: mi mancano un po’ i ragazzi della Famiglia ma va bene così.

    E’ tutto perfetto.

    Buona domenica.

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  7. fulvia53

    fulvia53 Utente storico

    Ho le lacrime, mi sono commossa leggendo il resoconto di questa tappa. L'episodio della vecchietta assomiglia tanto a un episodio che è successo a me sul Cammino.
    Continua a scrivere che aspetto con avidità le tue tappe.
     
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  8. Edo

    Edo Admin Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Stavi facendo il TUO cammino ...

    Grazie fratello dei tuoi racconti.

    Edo
     
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  9. paolo_botta

    paolo_botta Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    bella tappa.

    Io ho fatto totalmente un altro percorso uscendo dal centro di bilbao e seguendo il fiume sulla sponda opposta a quella che hai seguito tu. e non lo consiglio.. la tappa è seconda per bruttezza solo a Gijon-Aviles (secondo la mia esperienza)...

    qui invece vedo alberi!

    Grazie Raul per il tuo racconto. Hai lasciato la famiglia ma, come già sai, soli non si è mai...
     
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  10. Raffj 55

    Raffj 55 Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Che dire?..assente dal forum da un pò di tempo per vari motivi, oggi , avvicinandosi la partenza del mio camino del Nord, inizio a leggere il cammino di Raul....
    Bellissimo, mi hai affascinato e ho ritrovato molte emozioni che hanno abitato la mia anima nei vari cammini..
    GRAZIE!!!.<3<3<3
    Lo considero un regalo.
    Continua.....:-*:-*
     
  11. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Grazie anche a te, Raffj.
    :bacibaci:
     
  12. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    30 Aprile: Portugalete-Castro Urdiales,30Km

    Di buon’ora sono già fuori, appeso allo zaino ed al vagone di questo strano ponte, come ad un presente che continua a far la spola tra un passato dimenticato ed un futuro che non riesce a sbirciare oltre l’altra sponda di questo fiume.

    Un presente infinito tra due sponde che dividono lo stesso agglomerato urbano che si pavoneggia nel puerile tentativo di sfoggiare due nomi distinti, come se uno di essi se lo fosse inventato per prendere le distanze da se stesso: Getxo alle spalle, Portugalete di fronte.

    Passato e futuro della stessa esistenza,nell’intento di affrontare una salita ripidissima con un nastro di scale mobili che dovrebbero agevolarti nell’ascesa ma che a quest’ora, adesso, sono spente.

    Passi lenti i miei, sotto ad un cielo che non promette nulla di buono ed un vento stizzoso che solleva la polvere del marciapiede.

    Sono costretto ad indossare occhiali da sole per evitare al pulviscolo di ferirmi gli occhi e dietro a questi piccoli schermi neri, la luce incerta di un sole ancora assonnato, il mondo sparisce definitivamente.

    Sono da solo sul viale di una città fantasma perché oggi è giorno di festa, “il ponte lungo del Primo Maggio” e non si va a lavorare, e chi sta in vacanza è ancora nel letto, e nel mezzo a questa umanità invisibile, il pellegrino.

    Lui non è in vacanza ne’ al lavoro perché in entrambi i casi non ha nulla da festeggiare, ma resta sospeso su un eterno Ponte Colgante in un mondo ibrido senza nome e con un paio di occhiali da sole ad oscurare ancor di più, l’ultimo scampolo di notte ed il primo vagito del giorno.

    151.jpg

    Nel mezzo, ai confini di un mondo del quale non fa parte.

    Tra due sponde di un fiume.

    Tra il giorno e la notte.

    Tra lavoro e vacanza.

    Tra città e campagna.

    Tra luce de ombra.

    Tra cielo e terra.

    “Farfalle nello stomaco dammi l’insetticida
    Voglio ridisegnare il mondo,dammi una matita

    Voglio ridere come non avessi mai pianto
    Voglio la luna e camminarci sopra come Armstrong …


    … Portami sulle onde dell’oceano quando si alzano
    Uccidimi e fammi risorgere come con Lazzaro …


    … Questo mondo fa troppo chiasso
    Io non sento più quello che penso
    Quello che è peggio non ricordo più quello che ho perso
    In un paese dove onesto rima con modesto … “


    (Guè Pequeno, “Brivido”)

    La passeggiata è all’inizio molto agevole, attraverso una bella pista ciclabile dal fondo rossastro, poi man mano sale e si perde su un’ascesa con dei tornanti che sono il paradiso dei cicloamatori e che il pellegrino taglia agevolmente attraverso i campi.

    Il cielo appare più scuro di come lo immaginassi poc’anzi ed il vento continua a cantare la sua banale canzone tra le fronde di giganteschi platani, Gallarta mi accoglie con le prime gocce di pioggia e la salita si trasformerà in un dolce declivio fino alla spiaggia di Pobeña.

    Peccato non poterla ammirare col buon tempo e magari farsi un bagno: mi limito a lasciare le mie orme sulla sabbia e ad osservare i surfisti che cavalcano le onde schiamazzando spensierati.

    “… Portami sulle onde dell’oceano quando si alzano …”

    155.jpg


    Alla fine della spiaggia, mi aspetta una lunga scalinata “spacca gambe” per raggiungere la cresta della falesia, ma il panorama che ne consegue e la bella passeggiata a picco sul mare,sono un premio più che adeguato alla fatica.

    Sarebbe una parte di Cammino sublime, se solo il tempo fosse clemente: questa pioggia non permette di godere di tanto spettacolo ed i pellegrini camminano a testa bassa infagottati nei loro ponchos, in una fila indiana che profuma di tristezza.

    “Gratitudine” è la parola che mi viene in mente osservando il mare color piombo sotto di me:

    Gratitudine per essere parte di questo Cammino che mi sta “prendendo” ogni giorno di più, nonostante il freddo, nonostante le difficoltà, nonostante questi continui saliscendi che mettono alla prova le gambe ed i polmoni, nonostante la schiena tormentata dal cartone dello zaino, nonostante mi manchino quegli squinternati amici/fratelli con i quali ho camminato da Irun a Gernika.

    In particolare mi manca Jens, il giovane Jens: un giorno gli ho detto che pur non avendo figli, se ne avessi avuto uno mi sarebbe piaciuto che fosse stato come lui, in tutto e per tutto.

    Non potevo sapere di aver toccato un tasto dolente: il ragazzo mi confidò tra le lacrime di aver perso il padre in un modo estremamente tragico (non sto a scendere in particolari per il rispetto che si deve ad una confidenza altrui), quando egli era bambino e da quel momento l’assenza paterna ed il modo in cui si è manifestata, gli hanno condizionato la vita.

    La frase che a me sembrava solo un sincero complimento,ha scatenato in lui emozioni mai sopite e drammi mai rimossi: mi strinse forte e da quel momento mi chiamò “il mio papà di Cammino”.

    Io in questi casi mi squaglio come un cremino al sole e da quel momento lui diventò “mi hijo”.

    Questa cosa dura anche adesso quando ci scambiamo messaggi con lo smartphone:

    “Ciao, papino, come stai?”

    “ Ciao, ragazzo mio: stai facendo il bravo, vero?”

    No,il ragazzo non è tanto … “bravo”… a fare il bravo ma rivedo me stesso alla sua età, prima che il mondo mi risistemasse la testa e, semplicemente, sono fiero di lui, anche se da “padre”, lo massacro di buoni consigli che so per certo non verranno applicati, ma che ricorderà al momento opportuno.

    Si, il Cammino mi ha persino regalato un fugace ruolo da papà ed è inutile negare che il ragazzo mi abbia lasciato un vuoto.

    Jens chiedeva consiglio, si confidava ed in qualche modo cercava conforto e protezione: in cambio mi conferiva quel ruolo importante che io,nella vita di tutti i giorni, non ho mai avuto la grazia di poter esercitare.

    Il Cammino regala anche questo.

    Un regalo mica da poco!

    Ma tutto ciò che ho imparato macinando chilometri “a bordo di me stesso”, dal 2009 ad oggi, risponde sempre alla stessa regola:

    “Il Cammino dà ed il Cammino toglie”

    Almeno per ciò che concerne le mie esperienze lungo i Sentieri, a questa legge non sono mai sfuggito:

    “Il Cammino dà ed il Cammino toglie”!

    Questa è solo l’ultima conferma adesso che viaggio volutamente senza la pazza “famiglia” perché nonostante tutto, so che è giusto così.

    La pioggia già fastidiosa è diventata nel frattempo un temporale biblico: più che coprirmi con il poncho (ormai non più impermeabile!) non saprei che fare e quindi continuo fregandomene bellamente: l’unica nota positiva è che il cartonaccio dentro all’anima (de li mortacci di chi ce lo ha messo!) dello zaino,dicevo, si è di nuovo inumidito e quindi è diventato più morbido dando un po’ di sollievo alla povera vertebra contro la quale si è così ferocemente accanito!

    Poco prima di Onton, il Cammino si affaccia sulla carrettiera e non la lascerà più fino a Castro Urdiales: fortunatamente sono giorni di festa (sempre il ponte del primo maggio) e la strada è praticamente deserta.

    La percorro a testa bassa, fradicio come un pulcino e senza nemmeno la possibilità di camminare con la mia musica perché con questa pioggia rischierei di rovinare il mio mp3.

    Non resta che andare e pigliare cristianamente ciò che viene.

    170.jpg

    Mi riparo per una sosta sotto alla pensilina di un autobus a fumare una sigaretta, quando sopraggiunge una coppia di pellegrini, sorridenti nonostante la giornata da tregenda: avranno sui quarant’anni.

    Lei si siede accanto a me e mi saluta come se ci conoscessimo da sempre, lui mi chiede timidamente se può fare una foto alla sua compagna.

    Immagino che voglia gentilmente invitarmi a togliermi dalle pall … dico, dall’inquadratura, ma mentre mi alzo per farmi più in là, lui mi invita a restare: vuole che nella foto ci sia anch’io!

    Rimango interdetto ma accetto di buon grado:

    Chi vorrebbe farsi una foto con uno sconosciuto avvolto in un orribile poncho nero, e per di più in un posto squallido come la fermata di un autobus durante un temporale?

    Chi diavolo sono questi due svitati?

    Ma tutti a me?

    Sorrido nella foto.

    E’ così che faccio la conoscenza di Rosalie e Robertus: vengono dal Belgio,forse dall’Olanda,insomma da un posto così, e sono al loro primo Cammino.

    Rosi e Rob sono affabili e carini: lui un po’ più taciturno, lei più ciarliera.

    Una buona compagnia.

    Non ho mai chiesto loro del perché di quella foto bizzarra: infondo non era così importante.

    Continuiamo assieme sotto alla pioggia pesante: Rob avanti a gran passo e noialtri dietro ad arrancare:

    “Ma cammina sempre così?”

    Chiedo.

    “Solo quando non è sicuro della strada o teme di non trovare posto in albergue”.

    “La strada è inequivocabile”.

    Faccio notare.

    “Allora è la seconda”.

    Ribatte lei con un largo sorriso riferendosi evidentemente all’albergue.

    E’ risaputo che a Castro Urdiales l’albergue è piccolino e si riempie subito: in più essendo festa, le pensioni scarseggeranno, poiché la località è ad alta vocazione turistica.

    Le frecce ci invitano a percorrere un tratturo fangoso che porterà ad una spiaggia: Castro è visibile davanti a noi nonostante la foschia: ci fermiamo in un bar per tirare il fiato e bere qualcosa di caldo.

    Rob e Rosi non hanno lo sgraziato poncho, ma giacche e pantaloni impermeabili con i quali si trovano evidentemente a proprio agio: io sembro il fratello storpio del Gobbo di Notre Dame e per di più,sotto al poncho, sono fradicio comunque!

    Ho deciso dentro di me che alla prima occasione me ne sbarazzerò a favore di un completo da pioggia come il loro, ma adesso è prematuro parlarne.

    Nel primo pomeriggio raggiungiamo Castro: la pioggia ci sta dando una breve tregua e passeggiamo in questa ridente cittadina alla ricerca di un hostal:

    “Pellegrino, hai una scarpa slacciata”.

    Una coppia sui vent’anni, lui mi indica lo scarponcino con la stringa che,autarchica, si trascina sul selciato in tutta la sua lunghezza.

    “Toh … manco me n’ero accorto!”

    Sorrido al mio interlocutore e mi chino per allacciarla.

    Il peso dello zaino …

    la lunghezza del poncho che piegandomi tocca terra e mi impedisce di raccogliere i due capi delle stringhe …

    un po’ di stanchezza.

    Il ragazzo non ci pensa due volte:

    “Permetti, pellegrino”?

    Senza attendere la risposta, si inginocchia davanti a me e con cura fa passare i lacci nelle loro sedi e fa un bel cappio.

    Ci si può commuovere perché un tipo ti allaccia una scarpa?

    Se la risposta è no, allora Rosi, Robertus ed io siamo tre scemi!

    “Dio ti benedica!”

    (che detto da me, in qualità di ateo convinto, vale tre volte tanto!)

    Il ragazzo mi sorride e ci saluta:

    “Buen Camino!”

    Robertus è il più impressionato e scuotendo la testa parla sommessamente e non trova niente di meglio da fare che interpretare la parte di un disco rotto:

    “Queste cose accadono solo qui … solo qui … solo qui … solo qui …!!!”

    Rosi regala al giovane un magnifico sorriso ed una carezza.

    Ha ripreso a piovere.

    Benedetta pioggia: grazie ad essa molte sono state le disdette da parte di clienti che a causa del maltempo hanno preferito rinunziare alla vacanza già programmata!

    Troviamo due belle stanze in un accogliente hostal con tanto di termosifoni accesi!

    Indugio un tempo infinito sotto ad una doccia epica per via del megacipollone “a due piazze” dal quale escono ettolitri di acqua bollente.

    Armonia …

    pace infinita …

    anche oggi è tutto perfetto, si …

    tutto perfetto!!!

    176.JPG
     
    A Robi, Renzo e Ivana, marina.fabrizio e ad altre 9 persone piace questo elemento.
  13. freespirit

    freespirit Administrator Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Evvai Raúl.. non è da poco infilare tappe perfette una dietro l'altra, devi proprio essere in uno stato di grazia.
    Ho sorriso all'episodio della scarpa slacciata, che a casa mia da ormai decenni viene chiamata slaccia scarpata da quando mia figlia Gaia allora treenne la chiamò così. Ho immaginato te sotto un inutile poncho nero e con la slaccia scarpata! :rofl:
    "Il Cammino dà, il Cammino toglie."
    È stra vero.
    Vai Raúl, che ancora ce n'è di strada.
    :-*

    free
     
  14. Julo

    Julo Utente storico e attivo

    Me gusta muchissimo questo diario, anche forse più di quel 'capolavoro' della tua Plata.

    Grazie veramente di cuore!
     
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  15. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    E' un solito lunedì schifoso, faccio sempre più fatica ad uscire di casa per venire al lavoro (per rispetto a chi non ha neanche questo, oggi lo chiamo così), arrivo in ufficio, è presto e non c'è ancora nessuno, faccio un giro sul forum ed eccoti!
    In fondo solo 48 ore fa eravamo a Portugalete e non ci speravo proprio in questo inatteso regalo, sei il primo sorriso di questa giornata.
     
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  16. za_rina

    za_rina Utente storico

    posso dire che mi sono commossa per il gesto del ragazzo che ti ha allacciato la scarpa
    è un segno non di poco conto, è un segno di umiltà, di generosità e fatto così spontaneamente
    ha ancora più valore, alle volte, anche per chi non crede, si può leggere il Vangelo nella quotidianità
    e non solo sull'altare...
     
    Ultima modifica: 17 Luglio 2017
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  17. Raffj 55

    Raffj 55 Utente attivo e partecipante Socio Assoc.ne PPS

    Semplicemente Grazie...per le grandi emozioni che muovi con il tuo bellissimo racconto
     
  18. Raùl

    Raùl Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    I vostri commenti,di tutt* voi indistintamente, mi rallegrano e mi ... ehm ... confondono ... :amore:
    meno male che non mi vedete così posso diventare tutto rosso ...
    Felice di strapparvi un sorriso o un piccolo momento di relax.
    PS:
    Non siamo nemmeno a metà strada: se mai dovessi esagerare, fate un fischio! :espulso:
    :abbraccio:
     
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  19. fulvia53

    fulvia53 Utente storico

    Vai così che non hai esagerato per niente.
    Hai un modo di scrivere e descrivere i momenti e gli avvenimenti quotidiani che mi incantano e mi emozionano, mi sembra di essere al tuo fianco e viverli assieme a te.
    Sei veramente grande. Adesso puoi anche arrossire :p:-))
     
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  20. minuetta

    minuetta Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Ero rimasta indiretto di due tappe ,letto ora tutte in un fiato!
    Mi piace questo cammino che ancora non mi ha chiamata ..
    Mi piace come racconti le giornate ,gli incontri, tutto..
    Grazie
    Cetty

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