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Diario IL MIO CAMMINO E QUATTRO EPISODI DA RACCONTARE...

Discussione in 'Diari pellegrini' iniziata da Guest, 25 Marzo 2010.

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  1. Guest

    Guest Guest

    Mi chiamo Tiziano,ho 35 anni e vivo a Rho vicino a Milano e sono un pellegrino.
    Lo scorso Agosto ho fatto il cammino di Santiago. Tutto.
    Da Saint Jean Pied de port fino a Santiago. Quasi 800 Km. E poi ancora altri 90 Km fino a Finisterra.
    E quasi non saprei spiegare nemmeno il perché. Quale ragione mi ha spinto ad affrontare una tale impresa
    e a portarla fino in fondo_Oltre ogni mia più rosea aspettativa della vigilia.

    Dicono che è il Cammino che ti chiama e forse per me è andata proprio così. Provo a fare un po’ d’ordine. Sapevo che il Cammino di Santiago esisteva perchè me ne aveva parlato qualche anno fa la mia amica Elena che lavora in Regione Lombardia. Ma lei avrebbe voluto farlo in bicicletta. Io mi ricordo che da subito ho pensato “In bicicletta no!”. Se si chiama “Cammino” ci sarà un motivo. Ma poi la cosa è rimasta lì in un angolino del mio cervello.
    Poi lo scorso Maggio ero a un grigliata a casa di amici a Rimini e parlando del più e del meno salta fuori che Valentina due anni fa era stata sul Cammino di Santiago e l’aveva quasi completato tutto. Ma al momento non è che la cosa mi avesse impressionato più di tanto.
    Tornato a casa però il semino buttato da Valentina comincia pian piano ad attecchire e comincio a pensare a Santiago di Compostella come a una possibile meta delle mie prossime vacanze estive. Perché non provare?Ma io del Cammino so poco o niente! Come funziona? Quanto tempo ci vuole? Cosa bisogna portarsi dietro?

    Comincio a cercare informazione sul web. Ci sono parecchi siti davvero interessanti. Su uno poi c’è una sorta di bacheca di annunci in cui si possono cercare anche compagni di viaggio. “Interessante” mi dico. Conoscendomi non sarebbe un problema partire da solo ma forse in compagnia è meglio. Contatto un po’ di ragazze che hanno messo l’annuncio. Tra cui una certa Raffaella di Roma. La quale mi risponde subito e mi risulta fin dall’inizio molto simpatica. Il suo periodo di vacanze coinciderebbe pure con il mio, visto che entrambi vorremmo partire tra fine Luglio e inizio Agosto.
    Raffaella ha dei parenti ad Arcore e l’ultima domenica di Maggio deve venire a trovarli e quindi cogliamo l’occasione per incontrarci e conoscerci di persona e capire se possiamo davvero intraprendere questa esperienza insieme. Ci incontriamo a Monza. Raffaella mi colpisce subito per la sua decisione. “Tizià-mi dice con la sua parlata romana- io il cammino lo voglio fare e lo voglio fare tutto”.” Ma quanto tempo ci vuole?” le chiedo visto che lei è sicuramente più informata di me. Lei mi risponde che ci vuole almeno un mese. “Come almeno un mese?” dico io. Chi le ha tutte quelle ferie? E chi lo dice al mio capo che ho bisogno di un mese di ferie per andare a camminare per 800 km? Io non ho mai fatto più di 3 settimane ad Agosto. Ma non bastano mica se voglio partire dall’inizio. Lascio Raffaella con la promessa che le avrei fatto sapere quanto prima la mia decisione ma ero al quanto scettico visto i problemi col lavoro.

    Ricordo ancora perfettamente quello che accadde quanto rientrai in ufficio dopo il ponte del 2 Giugno. Il mio capo Massimo mi dice di avermi inoltrato una mail dell’ufficio del personale (io lavoro per una multinazionale giapponese che ha sede vicino a Vicenza) in cui ci comunicano il punto della situazione dei nostri giorni di ferie. Ne abbiamo tantissime. E vista l’annata un po’ difficile ci invitano caldamente a consumare più giorni di ferie possibili nel periodo estivo. Non credo ai miei occhi! Ma come?

    Ho appena detto a Raffaella che avrei fatto fatica a fare il Cammino per via delle poche ferie e poi subito dopo mi dicono che le ferie invece le ho e “devo” pure usarle. Che sia un segno? Mi dico allora che devo proprio farlo questo Cammino e che avendo tutto quel tempo posso anche provare a farlo tutto.
    Mando subito una mail a Raffaella e cominciamo a organizzare il viaggio. Abbiamo quasi due mesi di tempo. Fissiamo la data di partenza per il 30 Luglio e prenotiamo i biglietti aerei rigorosamente LOW COST per arrivare a Saint Jean. Cominciamo a prendere informazioni su quello che serve da portare. Io mi compro lo zaino,le scarpe (importantissime perché bisogna prima utilizzarle un po’) e la guida.

    Il tempo vola e arriviamo al giorno della partenza. Io parto da Bergamo con destinazione Parigi e mi incontro con Raffaella partita da Roma . Ecco due pellegrini pressoché sconosciuti tra di loro che si apprestano a vivere forse la più grande avventura delle loro vite.
    A Parigi dopo un veloce giro a vedere la Torre Eiffel andiamo a prendere il secondo volo che ci porta a Biarritz località balneare francese vicino ai paesi baschi e al confine spagnolo e da lì prendiamo il bus per Bayonne e ci precipitiamo subito in stazione per prendere il trenino per Saint Jean. Ma arriviamo tardi. L’ultimo treno è partito da poco. Bisogna aspettare la mattina dopo e dormiamo in una specie di bettola .
    L’indomani prendiamo il vecchio trenino che parte alle otto e mezza e dopo poco più di un’ora arriviamo finalmente a Saint Jean e ci troviamo per la prima volta sul Cammino. Andiamo all’officina del pellegrino a farci timbrare la credenziale e a comprare la Concha (la conchiglia) che è il simbolo di San Giacomo,dei pellegrini e del cammino stesso.
    Adesso possiamo davvero cominciare a camminare e sono già le dieci e mezza passate.
    E per chi non lo sapesse la prima tappa da Saint Jean a Roncisvalle è universalmente riconosciuta come la più difficile e faticosa. Circa 27 km in montagna.
    Per la serie “se il buon giorno si vede dal mattino…”
    La prima parte è tutta in salita e poi la discesa è vertiginosa. Arriviamo a Roncisvalle a tarda sera e riusciamo a trovare posto nell’immenso albergue anche se in quei giorni c’è davvero tantissima gente. Sperimentiamo il primo “menu del pellegrino” dopo aver assistito a una suggestiva messa e aver ricevuto la prima e propiziatoria benedizione dei pellegrini.
    La prima notte in un albergue è spiazzante. La camerata è enorme e bisogna prendere confidenza con questa nuova realtà. Ma vi posso assicurare che ci si abitua in fretta.

    Il mio Cammino è davvero partito e da lì in avanti ogni singolo giorno mi avrebbe regalato qualcosa di speciale:un incontro, un segno,un’emozione. In trenta giorni sarei poi arrivato a Santiago. Passo dopo passo. Fatica dopo fatica. E le cose da raccontare sarebbero davvero tantissime come le belle persone che ho incontrato.

    A partire da Kasia e Dieter incontrati subito il secondo giorno e che saranno per quasi tutto il tempo i miei compagni di viaggio. Kasia è una ragazza polacca conosciuto per caso vicino a un camioncino della frutta e fa l’interprete nello stabilimento della FIAT in Polonia dove producono la 500 e parla perfettamente l’italiano,lo spagnolo e l’inglese oltre al polacco ovviamente. Dieter è un professore di ginnastica tedesco di Stoccarda di 52 anni. Kasia l’aveva conosciuto la prima sera a Saint Jean e quindi anche lui comincia a camminare con noi. Io e Dieter comunichiamo in inglese. Non siamo delle cime ma bene o male riusciamo ad intenderci. E ne farò davvero tanta di strada insieme a questo mio nuovo amico tedesco che ha sempre il sorriso sulle labbra.

    Ma siccome non voglio dilungarmi troppo. Ho deciso di raccontarvi i quattro episodi più significativi del mio bellssimo Cammino.

    I SANDALI DEL PERDON
    Uno dei fatti più incredibili mi è successo al quarto giorno. Nella tappa che da Pamplona ci porta a Puente la Reina dopo aver superato l’Alto del Perdon.
    L'Alto del Pardon è la prima grande salita del Cammino Francese. E' un altopiano molto spettacolare paesagisticamente dove sulla sua sommità c'è un monumento in ferro offerto dall'azienda dell'energia eolica spagnola dedicato ai pellegrini.
    Si trova sulle copertine di quasi tutte le guide. Per arrivarci bisogna faticare parecchio salendo per ripidi sentieri e tutto intorno ci sono una quarantina di queste pale che servono a creare l'energia eolica.
    Dovete sapere che per cercare di portare meno roba possibile e per non sovraccaricare lo zaino avevo deciso di portare solo un paio di scarpe,quelle che usavo per camminare e poi un solo paio di ciabatte infradito da usare nella doccia e per stare negli albergue.
    Mi sono ben presto reso conto che un bel paio di sandali mi avrebbero fatto molto comodo soprattutto per andare in giro la sera. La sera prima infatti avevo camminato per 3 ore in giro per Pamplona in infradito e vi posso assicurare che non è di certo il massimo.
    Una volta arrivati in cima all'Alto e dopo esserci un po' rifocillati e avere fatto le foto di rito comincio la discesa che ci avrebbe portati fino a Puente la Reina. E nel punto finale di questa ripida discesa cosa ti vedo abbandonati proprio lì in bella vista su una panchina? Un paio di sandali! Inizialmente stavo per tirare dritto ma poi mi sono detto "Perchè non gli dai un'occhiata a questi sandali?". Erano tra l'altro del mio numero. Evidentemente abbandonati da qualche altro pellegrino che si sentiva troppo peso addosso.
    Ho preso i sandali che da allora ho ribattezzato "i sandali del Perdon” e non potete immaginare quanto mi siano stati utili nel proseguimento del mio Cammino. Intanto li ho utilizzati tutte le sere quando arrivati nei vari albergue non ne potevo proprio più delle scarpe. E soprattutto ho camminato per giorni interi coi sandali al comparire di una fastidiosissima “ampollas”(vescica) sul mignolino del piede sinistro. Con le scarpe impazzivo dal dolore mentre coi sandali andavo come un treno!

    LE PULCI DI SAN NICOLAS
    Qualche giorno dopo il ritrovamento dei sandali,io e miei 3 compagni di viaggio abbiamo dormito a Logrono e a Najera. Raffaella in quei giorni ha cominciato a riempirsi di strane bolle sulla pelle dovute probabilmente a una reazione allergica alla puntura di qualche insetto. Questo problema l'ha costretta a una settimana di ospedale a Burgos ma poi stoicamente ha proseguito comunque il suo Cammino ed è arrivata fino a Santiago.
    Io,Kasia e Dieter abbiamo quindi dovuto abbandonarla nostro malgrado e abbiamo proseguito senza di lei.
    Anche noi tutto sommato non stavamo benissimo e a me erano comparse dei piccoli segni in faccia come una sorta di ritorno di acne giovanile ma non gli avevo dato grande importanza. Pensavo fossero dovuti solo a un po' di stanchezza o al troppo sole preso.
    Fino a quando arriviamo in uno degli albergue più significativi di tutto il Cammino: l'ermita San Nicolas gestito da volontari italiani della Confraternita San Jacopo di Perugia. Lì sembra di essere rimasti nel Medio Evo. Infatti nel refettorio e nel dormitorio non c'è nemmeno la corrente elettrica e la sera si sta a lume di candela. Gli ospitalieri sono tre trai quali un prete molto cordiale che si chiama Don Paolo.
    L'albergue è piccolo ci sono solo 12 posti e quel giorno c'erano già 11 pellegrini registrati tra i quali Dieter che ci aveva preceduto. Siamo dunque in due,io e Kasia,ma c'è un posto solo. Ovviamente faccio il cavaliere e mi offro di proseguire e di dormire nel paese successivo che si trova a circa 2 Km di distanza. Don Paolo quindi registra Kasia e mi dice di sedermi un po’a riposare prima di riprendere il mio cammino.
    E intanto spiega alla mia amica polacca le peculiarità di quell'albergue.
    Come accoglienza dei pellegrini viene fatta la lavanda dei piedi in memoria di quello che fece Gesù agli apostoli nell'ultima cena e poi c'è una cena comunitaria preparata dagli ospitaleri. E il mattino dopo per chi vuole c'è la possibilità di assistere a una messa tenuta nella bellissima cappella ricavata proprio all'interno dell'albergue.
    Le parole di Don Paolo insieme alla bellezza e all'unicità del posto fanno scattare dentro di me un desiderio: "Devo fermarmi qua!" Comincio allora ad essere un po' insistente e dico al buon prete che vorrei tantissimo fermarmi lì con loro perchè mi sembra il miglior albergue di tutto il cammino. Perchè mi ha colpito tutto quello che ha raccontato. Che per sarebbe un vero peccato proseguire senza fermarmi. Don Paolo sorride di fronte a tanta faccia tosta e mi confessa che in realtà ci sarebbe un posticino libero che di solito viene tenuto per le emergenze e aggiunge: "Tiziano sei stato come la vedova petulante della parabola di Gesù, la tua insistenza è stata premiata."
    Ma proprio mentre sto finalmente per entrare nell'albergue ecco il colpo di scena. Mi si avvicina Fazio,uno degli altri ospitaleri,che mi guarda con aria severa e indagatrice e mi dice: "Tu qui non puoi entrare! Hai le pulci!". Ma come? Allora comincia a spiegarmi che quella sorta di brufoli che avevo in fronte erano di certo una reazione allergica alla puntura delle “chinches”,come le chiamano in Spagna e che sicuramente mi portavo qualcuno di quei simpatici animaletti a spasso con me. O nel sacco a pelo. O comunque nel mio zaino. E che prima di entrare avrei dovuto controllare all'aria aperta molto attentamente tutta la mia roba. Così faccio. Sono distrutto ma non ho alternativa e alla fine riesco a scovare anche la "bestiolina" colpevole che si annidava in una mia maglietta gialla.
    Fazio mi consiglia di lavare tutta la mia roba in lavatrice a 60° C l'indomani per essere sicuro di aver eliminato tutte le pulci.
    A quel punto sono tutti comunque un po' scettici nel farmi dormire in uno dei loro letti perché temono in un eventuale contagio. E decidono di farmi dormire in un “colchone” (materasso) messo per terra sul pavimento in modo che la mattina dopo si possa disinfettare il posto dove ero stato senza grosse difficoltà. Don Paolo comincia anche a prendermi in giro e a chiamarmi "L'untore".
    La permanenza all'ermita San Nicolas ovviamente prosegue per il meglio e l'indomani quando dopo la messa e la colazione salutiamo gli ospitaleri per proseguire il nostro cammino li ringrazio di cuore per l’aiuto e la disponibilità.

    LA SPAGHETTATA PER 55
    Un altro momento da ricordare mi è capitato all'albergue di Bercianos. Appena arrivato nell’albergue mi si avvicina Francesco un pellegrino cinquantenne di Firenze che stava facendo il cammino col figlio Michele e con il quale erano ormai diversi giorni che ci si incontrava tutte le sere. Il quale mi dice : " l'ospitaliero mi ha chiesto se me la sento di cucinare una pasta per tutti i pellegrini presenti. Hai voglia di darmi una mano? Dovremmo essere 35-40 persone..."
    Preparare una pastasciutta per tutta quella gente non è di certo un'impresa facile ma perchè non provare?
    Io e Francesco ci mettiamo subito all'opera e vengono in nostro aiuto anche Giovanni,pellegrino romano che poi diventerà un mio grande amico, e un certo pellegrino polacco molto alto è un po' goffo che abbiamo ribattezzato ” Lurch” come il maggiordomo della famiglia Addams. Decidiamo di preparare una pasta "aglio,olio e peperoncino" elaborata. Nel senso che ci aggiungiamo della salsa di pomodoro per darle un po' di colore. Alla fine al momento di ricontare i commensali abbiamo anche la sorpresa che ci sono stati molti arrivi tardivi e che alla fine in totale saremo in 55 a mangiare! 55 neanche fossimo in un ristorante o in una mensa aziendale! Francesco che si sente un po' il capo cuoco è molto teso e ha paura di deludere tutte queste persone ma io cerco di tranquillizzarlo. Prendiamo un pentolone enorme e mettiamo a bollire l'acqua e poi cominciamo ad affettare l'aglio (6 teste!), un litro d’olio,pomodoro a più non posso e 6 kg di spaghetti. Il difficile però è capire il quantitativo del peperoncino. Dopo un summit degno di una riunione al vertice delle Nazioni Unite optiamo per una ventina di peperoncini sperando che non siano ne troppi ma nemmeno troppo pochi. Non vi dico i numeri di alta scuola poi per scolare la pasta (meno male che c'era Lurch a fare il lavoro pesante e si è pure mezzo ustionato!) e per calcolare i giusti tempi per non farla scuocere. Alla fine la nostra pasta x 55 è stato un vero successone! L'hanno mangiata tutti di gusto e c'è stato anche un applauso generale a noi cuochi ed è stato un momento davvero molto emozionante.

    L’INCONTRO “FRANCESE” SULLA CROCE DI FERRO
    Vi ho detto già che all'Alto del Perdon ho trovato i sandali. Ma anche in un altro dei posti simbolo del Cammino ho trovato qualcosa. Qualcosa di molto più importante dei sandali. Ho trovato l'amore. Ma allora non lo sapevo ancora. Il posto simbolo è la Cruz de Hierro. La "cima Coppi" del cammino,la vetta più alta.
    C'è un'usanza che vuole che il pellegrino debba caricarsi un sasso nello zaino a simbolo delle proprie colpe e che poi debba lasciarlo sulla Cruz de Hierro. In cima infatti ci sono tantissime pietre lasciate dai pellegrini. E tanti ex-voto e foto a dimostrazione che questo è uno dei posti più altamente evocativi di tutto il Cammino. E io proprio su quella salita ho incontrato una pellegrina davvero molto speciale e che sto continuando a frequentare tuttora.
    Ma per spiegare al meglio le modalità di questo incontro casuale ma che per me sarebbe stato davvero importantissimo devo fare un passo indietro. A Burgos circa 10 giorni prima. Avevamo dormito all'albergue "emmaus" e l’ospitalero dopo cena intona una canzone in francese che è un po' considerato l'inno del Cammino e che comincia con la frase "tous les matins nous prenons le chemin" (tutte le mattine prendiamo il cammino) e che avevo già sentito cantare in diverse altre situazioni nei giorni precedenti. Io che sono un canterino di natura mi faccio lasciare il testo e decido che devo assolutamente impararlo .
    Comincio ben presto a canticchiarlo ma ho dei seri problemi con la pronuncia visto che io a scuola ho studiato sempre e solo inglese. E tra me e me mi dico che se mi fosse capitata l’occasione avrei dovuto chiedere aiuto a qualche pellegrino d'oltralpe.
    Dopo questa premessa possiamo ritornare alla Croce di Ferro. Sono insieme al mio fidato amico Dieter quando incrociamo una pellegrina molto graziosa che sale faticosamente aiutata da due bacchette. Dieter che l'aveva già incrociata la sera prima ad Astorga la saluta e cominciano a scambiarsi qualche parola in inglese. Mi avvicino e mi intrometto nella loro conversazione e capisco subito che lei è italiana nonostante il suo inglese sia davvero ottimo. E le dico "Sei italiana vero?" E lei mi dice che si chiama Federica e che vive a Roma.
    Cominciamo a chiacchierare e vi ho già detto che sul cammino è davvero incredibilmente semplice fare amicizia con gli altri pellegrini.
    Poi le chiedo che lavoro fa e lei mi risponde che insegna francese in una scuola privata di Roma.
    Bingo! Ecco la persona giusta per correggermi la pronuncia . Comincio a farle una testa così e a canticchiarle la famosa canzone. Non vi dico le bacchettate che ho preso per via della mia scarsa dimestichezza con la lingua francese. E oltretutto lei è anche un'insegnante piuttosto severa. Alla fine però cantavo l'inno con una pronuncia degna di Sarkozy!
    Tra me e Federica è scattata subito una grande simpatia e una grande complicità ma per la scintilla vera e propria abbiamo dovuto aspettare ancora qualche giorno. Siamo poi arrivati a Santiago insieme e da lì fino a Finisterra e poi abbiamo continuato a vederci(e tuttora continuiamo a farlo) anche in Italia.
    Nonostante i 600 km che separano Milano da Roma ma che sono sempre meno dei quasi 900 km che mi sono fatto a piedi la scorsa estate.
    E che mi hanno arricchito come non avrei mai immaginato prima della partenza.

    Vi saluto con le parole del ritornello della galeotta canzone francese : “ULTREIA! SUSEIA! “
    e che sono poi l’antico saluto che da secoli ci si scambia sul Cammino.

    :Ciao:

    Tiziano
    pellegrino per sempre
     
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