• La pubblicità che compare nel forum lo sostiene con una piccola entrata, se usi AdBlock bloccando la visualizzazione delle pubblicità non aiuti il forum. Se vuoi dare una mano disabilitalo quando navighi in queste pagine. Grazie

Diario Il mio, quasi, Glorioso Rimpatrio

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
In occitano quella lucertola la chiamano galaberna, c'è anche un rifugio quasi alle sorgenti del Po che si chiama per l'appunto "rifugio Galaberna" dove si possono addirittura trovare magliette con il fumetto della bella lucertola , ci sono stata di recente anche se con il caldo che faceva in città c'era più' gente lì che a Riccione a ferragosto.....altro piccolo appunto ,la proprietaria, non ricordo se imparentata con qualche spagnolo, ogni tanto propone menù interamente spagnoli...
Così tanto per dire
Ciao a tutti
Graziella
 
Grazie a Edo e Graziella Amedeo per avermi illuminato . Ma ho un rifiuto per tutto quello che striscia.. non so perchè e il motivo, nei miei ormai lontani campi scout, avevo il terrore dei rettili e facevo sempre attenzione alle tende dei ragazzi, perchè fossero accuratamente chiuse. Solo per parlare ma in un mio campo di reparto, uno dei tanti a Chienes (1976) Val Pusteria , ricordo bene la data per il mio passaggio in noviziato, una vipera era in bella mostra al centro della tenda (rigorosamente tutta aperta) perchè a quei tempi i capi (Agesci ma con mentalità ancora Asci) ci costringevano a tenerle aperte e sempre ordinate. Fortunatamente il mio Assistente aveva notato il tutto e avvicinò una bottiglia vicino alla vipera,che non esitò ad entrarci, e poi chiuse la bottiglia e se ne liberò. Non oso immaginare se invece del centro della tenda avesse scelto un sacco a pelo arrotolato!!!!. E poi molti altri incontri spiacevoli negli anni. Adoro la montagna , ma non proprio tutti i suoi animaletti! Approfitto di queste due righe per salutare tutti i pps per qualche giorno di vacanza .. per l'appunto a Chienes. Buone vacanze a tutti. Sandro
 
Grazie a tutti!
Non penso si tratti tanto delle mie capacità fotografiche, quanto dei soggetti. Ho pensato più volte "qui un bravo fotografo potrebbe davvero divertirsi".

Il lucertolone (spero non si offenda ad essere chiamato così) dal 1988 si chiama ufficialmente Salamandra Lanzai ed è una specie autoctona della zona, anche se simile a una sua parente che vive sulle Alpi Orientali (mi sono letta un po' di cose su di lei la sera al rifugio).
Non ne vedevo da un bel po' di anni, probabilmente avevo avuto la fortuna di passare da quelle parti sempre con il bel tempo.
Invece questa volta scendendo verso il Jervis ne ho incontrate tante.
Mi sono sempre piaciute. Si muovono lentamente e con molta eleganza. Poi hanno quel colore nero "gommoso".

Questa settimana mi sono fatta un po' annientare dal caldo, dalla pigrizia e dalle cose da fare (non sempre fatte...) e poi ho ancora un po' la testa che vaga per colli e valli.
 
Ultima modifica:
Ho iniziato a pensare a questo giro la sera del 14 marzo.
O meglio quella sera ho deciso che l’avrei fatto. L’idea era già una di quelle che periodicamente veniva a galla.
Perché so esattamente la data? Perché sono andata a vedere quando ci siamo trovati a Moncalieri con Vittoria, Graziella, Federica e Paolo. Quel pomeriggio Federica ha nominato il Glorioso Rimpatrio. Tornata a casa ho tirato fuori un po’ di cartine.
Non sono sempre stata convinta di partire. Ogni tanto la frase “Non si va in montagna da soli” si riaffacciava a farmi venire dubbi.
Ho cominciato a raccontare la mia idea a qualcuno.
Ed è capitato che un’altra Graziella mi ha regalato un libro sui Sentieri dei Valdesi.
Vittoria ed Elio hanno passato una serata con me sulla piazza di Moncalieri con cartine, libri e gelati.
Altri mi sono stati ad ascoltare.
Stava iniziando a diventare una cosa reale.
Poi, prima della partenza: caviglia pazza, ladri da mia mamma, primo rifugio completo.
Ma la caviglia torna magicamente normale, istruisco il Buffone a diventare un gatto da guardia (no, questo non succede, continua a fare solo il Buffone, ma è già abbastanza), Vittoria ed Elio si offrono di darmi un passaggio fino al Moncenisio.
A questo punto non mi resta che provarci.
P8080432.JPG
il Buffone con i suoi fidanzati: i mie sandali. E poi non devo chiamarlo Buffone (ah il Buffone è una gatta)


25/07 Ref. du Petit Mont Cenis - Rif. Vaccarone
Ref. du Petit Mont Cenis (2150) - Col Clapier (2477) - Rif. Vaccarone (2743)

Esco di casa, mentre butto l’immondizia mi rendo conto che non ho i bastoncini. Ho deciso di prenderli come portafortuna per la mia caviglia. Torno dentro. Sul tavolo c’è anche un libro che devo restituire a Vittoria, continuo a non vederlo e rimane lì.
In macchina si chiacchiera di un po’ di tutto e siamo al Moncenisio.
Fresco, dopo il caldo degli ultimi giorni è quasi strano.
Pile, scarponi, saluto Vittoria ed Elio e mi incammino verso il Passo del Piccolo Moncenisio.
Mentre cammino allungo i bastoncini.
Supero il Passo, sono ormai in vista del vallone di Sevine e ancora sto cercando di allungare il bastoncino storto. Ci fosse un cassonetto ci sarebbe già finito dentro, ma non si possono lasciare rifiuti in montagna e allora continuo a tirare. Un millimetro per volta e alla fine ha la stessa lunghezza dell’altro.
Ecco il lago, molto bello questo vallone, non lo conoscevo.
C’è un po’ di gente.
Cardi biondi.
Costeggio il lago e mi fermo a mangiare qualcosa. Posso prendermela con calma, non dovrebbe essere una tappa lunga.
Salgo al Col Clapier. L’altro versante è più scosceso e c’è anche un venticello bello fresco.
Al riparo di una roccia ci sono 3 persone che stanno mangiando. Passo davanti, saluto e una mi dice: Santiago!
Faccia stupita. Lei mi indica lo scudetto che ho sulla cintura dello zaino.
Iniziamo a parlare: cammini fatti, cammini che si vorrebbero fare, mi offrono un pezzo di anguria. Riparto con un “Buen Camino”.
Scendo al torrente, si vedono i segni dall’altro lato, ma non vedo un posto dove attraversare sulle pietre. Non ho voglia di cercare più di tanto, vedo un tratto largo, tolgo le scarpe e attraverso lì. Così faccio sentire un po’ importanti i miei bastoncini.
La salita al rifugio mi piace e ho tempo per farmela con calma.
Sono su.
Un gruppo di signore francesi con cui cenerò (una parla molto bene italiano). Una famiglia olandese con 3 bambini. Un po’ di altre persone sparse.
Il rifugio è quasi pieno. Alla fine non arriveranno 4 Valsusini che avevano prenotato e chiamati dal rifugista diranno di aver cambiato idea. Così abbiamo anche il divertente spettacolo dell’arrabbiatura del suddetto rifugista che aveva mandato al bivacco del Col Clapiere 3 tedeschi pensando di non aver posto e si ritrova con 4 posti vuoti.
In serata si alza un vento decisamente freddo e malgrado ci sia un solo bagno esterno le visite sono talmente brevi che non c’è coda.
P7250246.JPG
vallone di Sevine

P7250249.JPG
dal Col Clapier

P7250256.JPG
salendo al Vaccarone

P7250264.JPG
rif. Vaccarone


26/07 Rif. Vaccarone – Rif. Levi Molinari
Rif. Vaccarone (2743) – Quattro Denti (2106) - Rif. Levi Molinari (1849)

A colazione una ragazza dice “quando ho fatto il cammino di Santiago…” e ripartiamo anche qui con quale… quando… prossimo…
Il rifugista mi consiglia di non passare dal Passo Clopacà, ma di allungare un po’ con i Quattro Denti di Chiomonte e il Pertus di Colombano Romean. Al Clopacà sono già stata, mentre il famoso Pertus non l’ho mai visto. Mi sembra una buona idea.
Inizio a scendere verso il vallone Tiraculo per poi risalire ai Quattro Denti.
Una conca con uno stagno e del cotton grass.
I quattro ragazzi e il cagnolino che ieri erano al rifugio hanno la macchina al Levi Molinari e stanno facendo il mio stesso percorso.
Camminano un po’ più veloci di me, ma ammettono di andare un po’ a “sciancun”, quindi ci ricongiungiamo periodicamente. Mi rendo conto che è da un po’ che non uso la parola “sciancun”.
Dai Quattro Denti c’è una bella vista sulla Val Susa.
C’è il primo cartello relativo al Glorioso Rimpatrio.
C’è anche l’indicazione per il Passo Clopacà. Il sentiero sembra passi in cresta e sembra molto bello. Ma né sulla mia cartina né sulla loro è segnato. Alla fine, anche un po’ per la curiosità di questo Pertus, decidiamo tutti di non prenderlo.
Scendiamo dal versante della Val di Susa e arriviamo al Pertus, ovviamente è un buco. Un tunnel di 433 metri sotto la montagna in cui passa l’acqua. La cosa particolare è che è stato scavato da questo Colombano Romean nel 1500, pagato dagli abitanti, per portare l’acqua del Rio Tiraculo a 2 frazioni di Chiomonte.
Sulla cartina è segnato un sentiero che dovrebbe ricongiungersi a quello che scende dal Clopacà, ma non c’è traccia.
Non ci resta che continuare a scendere, rassegnati ad arrivare quasi a fondo valle per poi risalire al Levi Molinari.
Invece alle Grange Clot di Brun c’è una indicazione di un bel sentiero che passando a mezza costa arriva direttamente alle Grange della Valle. Sulla cartina non esiste. La mia è anche nuova, perché la precedente era ridotta a brandelli.
A questo punto mi faccio una bella pausa. E’ domenica, il Levi Molinari è quasi raggiungibile in macchina, ci sarà una folla, non ho voglia di arrivarci troppo presto.
Quando arrivo c’è ancora un mucchio di gente e, meraviglia, sta per iniziare un concerto di Tarantelle, Pizziche, canti popolari con annessi balli. Forse non ho questo immenso amore per la musica, ma ne avrei fatto anche a meno.
A dormire lì, oltre a me, c’è solo un’altra famiglia olandese (zona famosa tra gli olandesi!), con figlia e figlio di 16/14 anni. A cena cerchiamo di parlare un po’ tra un canto e l’altro.
Sento che gli Olandesi confabulano un po’ e poi chiedono di cantare qualcosa anche loro.
Da pelle d’oca, tutti ammutoliscono. Cantano a cappella benissimo. La ragazzina ha una voce stupenda, ma è l’insieme delle voci che è fantastico.
Diventano loro i protagonisti della serata.
P7250275.JPG
cotton grass

P7260281.JPG
3/4 dei Denti

P7260283.JPG
il Pertus
 
siamo in Puglia, ma per dieci minuti, il tempo di leggerti, sono stata un po' lì, in mezzo a quelle vette.

grazie.
aspetto seguito.

cri

ps.: per anni ho fatto la stagione estiva in rifugi di montagna. e le arrabbiature dei rifugisti per chi prenota e non si presenta me le ricordo ancora dopo anni[emoji12]
 
27/07 Rif. Levi Molinari - Rif. Arlaud
Rif. Levi Molinari (1849) - Chabriere (2408) - Salbertrand (1032) - Rif. Arlaud (1771)

C’è un tabellone fuori dal rifugio con una mappa e l’indicazione del sentiero che passa dallo Chabriere per arrivare a Salbertrand.
Ho un conto in sospeso con lo Chabriere, anni fa non ho trovato il sentiero all’inizio del bosco e ho vagato a caso parecchio prima di trovare un’uscita.
Però se adesso lo “pubblicizzano” dovrebbe essere fattibile.
Chiedo al rifugista. Mi spiega che è tutto segnato. Devo salire fino alla cima, fare tutta la cresta, poi c’è una evidente traccia che scende a zigzag, arrivata alla fine spostarmi un po’ sulla destra e lì inizia il sentiero che scende nel bosco.
La salita è molto bella. Prima sentiero, poi pietraia, nell’ultimo pezzettino mi aiuto anche un po’ con le mani (con i bastoncini che intralciano).
Bellissima giornata, bellissima vista.
C’è ancora il quaderno dentro la capsula argentata, lascio traccia del mio passaggio.
Sto un po’ in cima.
Un cartello indica di seguire la cresta. Perfetto, le istruzioni coincidono.
Seguo la cresta, guardo giù per identificare la evidente traccia a zigzag.
Arrivo al fondo della cresta, torno indietro. Questa evidente traccia non la vedo.
E lo Chabriere mi ha fregato di nuovo.
Rifaccio un’altra volta avanti e indietro. Niente, non vedo niente.
Fino all’inizio del bosco posso scendere anche senza traccia, è ripido ma non vedo salti di roccia o altro.
E se poi non trovo il sentiero che scende nel bosco?
Però che faccio? Torno indietro al Levi Molinari?
Allora scendo, con calma, facendo la mia personale traccia a zigzag.
La caviglia è sicuramente guarita.
Arrivata giù inizio a costeggiare il bosco.
Finché non vedo un paletto. All’inizio non sono sicura sia un paletto, potrebbe essere anche un tronco di un alberello, non mi illudo. Poi vedo qualcosa di rosso in punta, e poi bianco. Ce ne sono altri. E’ un sentiero segnato, recentemente, i segni sono belli evidenti.
A dire il vero non va proprio nella direzione che mi sarei aspettata. Ma va giù, al massimo sbuco un po’ più a monte. Ovviamente sulla mia cartina non esiste.
I segni continuano freschi e frequenti, anche se non sembra sia passata molta gente di qui.
Vado giù facendo attenzione a non perderli.
Non vorrei ritrovarmi di nuovo a cercare di orientarmi in questo bosco grazie a un cane che ogni tanto abbaiava in lontananza. Era il giorno in cui l’Italia ha vinto l’ultimo mondiale. Ultimo treno da Salbertrand. Rigori alla stazione di Collegno. Porta Nuova nel momento in cui iniziava la festa. Arrivare a casa era stata la seconda avventura della giornata.
Continuo a scendere. Ma ero salita così tanto? (perché le discese mi sembrano sempre più lunghe delle salite?).
Intravedo una strada in fondo agli alberi. Ci sono. Beh ci vuole ancora un po’, ma poi ci arrivo.
E’ la strada che scende dal Levi Molinari. Ci metto un po’ a capire a che altezza sono. Quando lo capisco mi viene da ridere. In ogni caso la salita allo Chabriere e la vista da lassù valevano questa deviazione.
I tratti di sentiero segnati per tagliare non sono in buono stato, rovi e ortiche. Non li faccio tutti. Solo quelli che mi fanno risparmiare molta strada.
A Salbertrand fa caldo. Vorrei un gelato ma il bar è chiuso. Non ho voglia di andare fino a quello della stazione. Ho voglia di rientrare nel bosco e ricominciare a salire.
La salita all’Arlaud la conosco abbastanza. Un po’ ripida, ma tutta nel bosco, fresca. Me la faccio con calma perché inizio ad essere un po’ stanca, ma me la godo.
Nelle mie note in questa tappa avevo scritto: “e questa è tranquilla”. Per fortuna! Arrivo su che sono le sei e un quarto. In tutto il giorno mi sono fermata solo un po’ sullo Chabriere.
Al rifugio ci sono solo io. L’accoglienza è ottima. Il gestore per me è nuovo, ma poi vedo anche Elisa che invece è lì ormai da parecchi anni e adesso ha anche una bimba.
Finalmente una doccia e poi ottima cena.
Il gestore arriva con le cartine. Saggi consigli sulla tappa di domani. Soprattutto dopo che gli racconto dello Chabriere (secondo lui nessuno scende più di lì…).
Questo rifugio mi è sempre piaciuto e non mi ha deluso neanche questa volta.
Due passi per la frazione di Montagne Seu, leggo un tabellone sul Glorioso Rimpatrio e poi a dormire.
La notte mi sveglio perché la stanza è piena di luce. E’ quella di una bellissima luna che entra dalla finestra.

P7260294.JPG
verso lo Chabriere (che non è quello sullo sfondo)

P7270296.JPG
guardando indietro

P7270298.JPG
guardando verso il colle

P7270300.JPG
in cima

P7270304.JPG
seguendo la cresta
 
28/07 Rif. Arlaud – Rif. Troncea
Rif. Arlaud (1771) - Colle del Lauson (2497) - Col Bourget (2290) - Traverses (1603) - Troncea (1915)

Colazione, 2 parole con il gestore. Mi lascia anche il suo telefono, nel caso avessi problemi.
Inizio a salire nel bosco. Sono nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand. Con i raggi di sole obliqui è proprio bello.
Bello anche il tratto del sentiero dei cannoni: verde, dolce.
Strada militare del Colle delle Finestre.
Si apre la vista su una serie di montagne che riconosco: l’Albergian, il Ghinivert, la Rognosa, poi la forma inconfondibile del Platasse. Per l’Appenna, il Barifreddo, il Pignerol non sono sicurissima, vado un po’ a posizione.
Il rifugista mi ha consigliato di scendere a Pragelato al colle del Lauson. E’ più corto e soprattutto posso arrivare all’imbocco della Val Troncea camminando a fondo valle, nella civiltà. Se non ce la faccio, posso sempre chiedere un passaggio o prendere un bus.
Ma la giornata è stupenda, non una nuvola. Il clima quassù è perfetto, giù temo faccia caldo. Devo solo seguire la militare, niente di difficile.
Inutile che mi inventi scuse, il fatto è che non mi piace scendere, cerco sempre di farlo il più tardi possibile.
Alla fine ho dato ascolto a tutti e a lui che è stato in assoluto il più gentile no, ma… è così.
Sulla militare si cammina bene, malgrado sia aperta, passa solo qualche ciclista stravolto, un paio di moto e poi incrocio una colonna di fuoristrada olandesi (ma quanti olandesi?) che però si fermano appena mi vedono, spegnendo anche il motore, e ripartono solo dopo che li ho passati tutti. Grazie!
La strada passa quasi sempre in cresta e continua ad esserci una vista notevole da entrambi i lati.
Col Bourget. Qui devo scendere per forza, altrimenti mi ritrovo al Sestriere.
Il sentiero, dopo un inizio in comune con una pista da trial, quindi molto scavato, diventa molto più piacevole.
Allevé, Villardamont, belle queste frazioni.
Sono sul Sentiero del Plaisentif. Ce l’ho anche sulla cartina. Ci sono le indicazioni per la Val Troncea, dovrebbe farmi scendere direttamente a Pattemouche saltando Traverses e un pezzo di strada. Non è una cattiva idea. Lo seguo.
Invece potevo evitarlo.
Appena ci si avvicina al fondo valle il sentiero inizia a sparire. Rovi, ortiche, pantani. Ogni tanto riappare qualche indicazione per il nulla.
Alla fine dopo essermi infangata, graffiata, essere saltata giù da muretti, mi faccio un pezzo di statale del Sestriere a ritroso ed entro in Val Troncea comunque da Traverses.
Fino al ponte sul Chisone non riconosco nulla. C’è un Club Med, un campo da golf, un laghetto. Ma le Olimpiadi hanno poi fatto così bene a questa zona?
Cammino velocemente fino alla sterrata. Qui riconosco. Appare in lontananza il campanile di Laval.
Ma Laval si vede solo quando ci sei proprio sotto.
La casa dei pastori è quasi un rudere. Quante estati fa li avevo ancora visti su con le mucche? Poi mi aveva ancora parlato di loro un mio collega. Ci sono un paio di roulotte lì vicino. Forse le mucche sono ancora su.
Volevo andare fino alla chiesa e vedere se la casa era ancora usata. Forse sì, ci sono dei ragazzini in giro. Ma mi è passata la voglia.
Continuo a camminare.
Mi viene in mente il pane e formaggio. 14 anni, forse prima uscita con il gruppo dei “grandi”. Una suora chiede “Chi vuol venire? Saliamo alla Banchetta e scendiamo in Val Troncea, poi prendiamo il pullman direttamente di lì”. Non oso dire “io”, ma la guardo, “vuoi venire?”. Alla fine si unisce solo un’altra ragazza che fa già l’università. Su c’è un vento fortissimo. A Laval ci fermiamo un attimo dai pastori che conoscono la suora e ci offrono pane e formaggio. Qualche anno dopo quella suora sposerà il figlio dei pastori e avranno 3 bambine. Nel frattempo avrò fatto 3 “campeggi” estivi nella casa di Laval.
Per anni quando passavo di lì davo un’occhiata per vedere se c’era e salutarla. Non so perché si ricordasse di me.
Tra un ricordo e l’altro sono a Troncea.
Il rifugio sembra quasi un alberghetto. Ci sono di nuovo solo io. Il ragazzo è tremendamente formale e non sorride mai. Scambio solo 2 parole col cuoco che mi chiede da dove arrivo.

P7270319.JPG
Colle Lauson

P7280324.JPG
versante Val Susa

P7280322.JPG
versante Val Chisone

P7280326.JPG
strada del Colle delle Finestre

P7280331.JPG
panorama serale da Troncea su omonima valle (che frase da cartolina che mi è uscita...)
 
Lago delle Savine, col Clapier, Clopacà, Quattro Denti di Chiomonte, Pertus di Roméan, Mariannina Levi, Col Lauson......
Ho un groppo in gola . Emozione? Ricordi ? Sogni di un ritorno?Consapevolezza che non ci tornerò? Ma.......In ogni caso non sono pensieri dolorosi. Piuttosto ringrazio Iddio di avermi concesso il grande dono di aver potuto ammirare ed apprezzare queste bellezze della natura. Continua, Lia: ti seguo.
 
Amo le montagne, resto incantata a vedere i panorami, mi immergo negli odori della vegetazione, dell'erba riscaldata dal sole ma...non amo le salite, sono sempre state la mia bestia nera. Colpa della non abitudine, delle sigarette, del peso. Le discese, se non sono proprio ripidissime, invece non mi creano problemi. Ma per avere discese devo prima salire no?
E allora ci vado in macchina, dove posso, faccio le salitelle facili facili e mi inebrio di ciò che vedo e che mi circonda. E quando non posso andare, mi "tuffo" nelle foto degli altri, nei racconti.
Liam sappi che sto proprio nuotando nelle bellezze che ci fai leggere e vedere. Grazie
Patrizia
 
Grazie Liam per averci portato con te in montagna. Con te siamo saliti in cresta e discesi a valle....che bello!
Con questo caldo siamo stati proprio bene:rofl::rofl:Un abbraccio.
Laura e Stefano
 
1) Mi ripeto, ma: grazie a tutti
2) Se questo 3d serve davvero a trasportarvi per un attimo in un luogo fresco, beh sarei davvero contentissima (zavorratevi per la prossima tappa ;) )
3) Vittoria, se i ricordi sono piacevoli allora continuo volentieri
4) La storia della suora è vera. E’ una persona che tutto sommato ho conosciuto poco ma che mi è rimasta dentro e l’idea che d’estate salissero ancora alla loro Laval con le mucche mi piaceva. Ma forse in qualche altro modo lo fanno, anche se la casa ha il tetto sfondato.
5) Sardina, il tuo rapporto con la montagna forse assomiglia un po’ a quello che ho io con il mare. Per me è abbastanza "sconosciuto", non so quasi nuotare, non riesco a stare ferma su una spiaggia per più di 10 minuti. Eppure… quando vedo una scogliera, quando sento i gabbiani, il rumore delle onde, il vento che soffia, per qualche strano motivo mi sento “a casa”.
 
29/07 Rif. Troncea – Posto tappa Balsiglia
Troncea (1915) - Colle ? (?) - Colle del Beth (2786) - Balsiglia (1370)

Nessuno mi consiglia niente per la tappa e allora penso bene di darmi un buon consiglio da sola.
Guardando la cartina potrei passare sia dal Colle del Beth che dal Colle dell’Arcano. Sono alti uguali e la distanza di qui è simile. Sull’altro versante però la discesa dall’Arcano è più corta, in pratica dal Beth si fa un giro e si ritorna ai piedi dell’Arcano dove i 2 sentieri si riuniscono. So anche che il sentiero per il Beth è più usato (da chi sale al Ghinivert, da chi va al bivacco, da chi va ai laghi). Ma dall’Arcano a Troncea sono già scesa e non mi sembrava tremendo.
Così arrivata al bivio vado a destra, Colle dell’Arcano, il cartello c’è, il tempo di salita è uguale a quello per Colle del Beth.
Dopo un po’ che salgo mi trovo in un posto davvero bello. Un pendio erboso dove le marmotte, dopo qualche fischio basso, decidono che non sono pericolosa e continuano tranquille nelle loro faccende.
Non me lo ricordavo bello così, ma l’avevo fatto in discesa, a fine giornata, forse ero un po’ stanca e in più il tempo non era bellissimo.
Nell’ultimo tratto mi perdo un po’ i segni, ma il colle è lì, per cui salgo.
Quando sbuco c’è un panorama bellissimo.
Sì, buona idea passare di qua.
Però… dov’è il sentiero che scende?
E dovrebbe esserci anche il sentiero degli Alpini che arriva a mezza costa.
E l’Arcano me lo ricordo molto più roccioso, qui è troppo verde.
E anche le montagne che riesco a identificare sono messe in una posizione un po’ strana.
Questo non è il Colle dell’Arcano.
Ma allora chi è?
Guardando la cartina una idea di cosa ho sbagliato ma la faccio, ma non è che sia proprio sicura.
Quello che è sicuro è che davanti a me non c’è il Vallone di Massello.
C’è poco da stare a pensare, devo scendere.
Potrei cercare di capire dove ho sbagliato, ma a questo punto mi sembra meglio andare a prendere il sentiero del Beth.
Così dopo 3 ore sono di nuovo ai Forni di San Martino e questa volta giro a sinistra.
Mentre salgo inizia ad alzarsi il vento.
Qui non dovrei sbagliare, il sentiero è molto più sentiero e poi per tutta la salita si ha il colle di fronte con il bivacco sulla destra.
Quando arrivo su il vento è bello forte, tanto che devo fare un rapido cambio d’abito per non congelare.
Un bel po’ di ricordi anche qua, i laghetti, il Ghinivert lassù.
Saluto le cime della Val Troncea, non penso di rivederle nei prossimi giorni. Un saluto particolare al Platasse, chissà se i resti di un ombrello nero che arrivava dall’Argentina sono ancora lì da qualche parte.
Quando il sentiero si immette su quello che arriva dall’Arcano mi guardo il colle da sotto. Sì, è molto più simile a quello che mi ricordavo piuttosto che a quello su cui sono salita.
Un pendio pieno di stelle alpine. Ce ne sono davvero tante. Devo fare attenzione a non pestarle.
Ma soprattutto devo fare attenzione a stare in piedi. Il vento è ancora aumentato, in alcuni momenti arrivano delle folate che mi spostano.
Ma il momento in cui è più forte è quando arrivo al torrente e devo risalire un pezzo sull’altro versante per prendere il sentiero GTA. Ci metto una vita a fare quel pezzettino, cerco di camminare bassa ma mi sento tanto una tartaruga che può essere rivoltata e può rimanere lì ad agitare le zampe.
Arrivo sulla GTA un po’ frastornata. Mi giro e vedo un ragazzino e un cavallo, prima persona che vedo da stamattina. Saluto con un cenno del capo, il vento porterebbe via qualsiasi parola. Dopo un po’ mi giro e non vedo più nessuno. Anche le allucinazioni adesso?
Mi rendo conto che non arriverò giù prima delle 6 mezza. Visto che qui il telefono prende un po’, mi accuccio dietro a una pietra e provo a telefonare alla signora del posto tappa. Non so bene come funziona e vorrei mai…
La porta è aperta e lei alle 7 arriverà con la cena. Se non sono ancora lì inizierà a preoccuparsi.
Parla con una erre che mi riporta indietro di una mucchio di anni.
Man mano che il sentiero inizia a scendere nella gola il vento cala.
Una cascata, il torrente, la discesa è bella. Ma devo ammettere che sono abbastanza stanca, per cui vado giù con calma e facendo attenzione a dove metto i piedi.
Balsiglia!
Il posto tappa è all’interno del piccolo Museo Valdese di questa piccola frazione.
Mi piace tutto. L’esterno, l’interno e ancora di più quando arrivano marito e moglie con la cesta della mia cena.
Sarebbe sufficiente per almeno 4 persone. Minestrone, arrosto, zucchine ripiene, fagiolini, formaggio, pane, grissini e poi ramassin, fichi e pere.
In più in dispensa c’è pasta, scatolame vario, biscotti, marmellate fatte lei, latte, caffè, tè e sicuramente un mucchio di altre cose che adesso non mi ricordo.
Tutto ordinato, tutto perfetto. Volendo ci sono anche le lenzuola.
A donativo.
Chiedo se si ferma tanta gente, no, sembra non si fermi quasi nessuno. Già non sono in molti a passare qui e molti di quelli che passano preferiscono dormire negli agriturismi un po’ più a valle.
Peccato, davvero.
Beh, per me non poteva esserci finale migliore a questa giornata.

P7280337.JPG
vista dal Colle "?"

P7290346.JPG
vista dal Col del Beth

P7290348.JPG
vallone di Massello

P7290349.JPG
cascata del Pis (non sono sicura che anche questa si chiami del Pis, mi sembra, ma potrei fare confusione...)

P7290350.JPG
interno del posto tappa GTA di Balsiglia

P7290352.JPG
esterno del Museo e posto tappa
 
Ultima modifica:
Vista dal Colle ?
Diamogli un nome : Il colle Liam ! ! !

Mi sembra più che adatto.

Belli sti giri un po' avventurosi, sapendo solo dove arrivare e cercandosi la strada ora per ora.

Grazie Liam

Edo
 
Veloce consultazione con Elio: anche a noi sembra la cascata del Pis, anche se quando l'avevo vista io aveva più acqua. Per il colle Liam non ti siamo di nessun aiuto. Martesì scorso ero in val Troncea, ma non c'erano segni del tuo passaggio;)
 

Trova un utente

Mappa cammini storici

La mappa è realizzata su carta pesante, misura 500x700 mm ed è spedita in tubo per proteggerla
Il costo comprende anche le spese di spedizione e il costo dell'imballo.
Per vedere la mappa in grande formato, cliccare sull'immagine
Acquistando una mappa avrete in omaggio uno scudetto da cucire sullo zaino

Un bellissimo regalo per chi ama il cammino

Quantità

Libretto "Racconti in cammino"

I libretti di 55 pagine raccolgono i migliori racconti dei 3 concorsi letterari organizzati dal forum

Il costo comprende anche le spese di spedizione.

Un bellissimo regalo per chi ama il cammino

Scudetto PPS

Lo scudetto è realizzato in stoffa e può essere cucito o incollato dove si desidera, non è termoadesivo.

Il costo comprende anche le spese di spedizione che variano a seconda della quantità ordinata.

Scelta oggetto
Alto