Ho iniziato a pensare a questo giro la sera del 14 marzo.
O meglio quella sera ho deciso che l’avrei fatto. L’idea era già una di quelle che periodicamente veniva a galla.
Perché so esattamente la data? Perché sono andata a vedere quando ci siamo trovati a Moncalieri con Vittoria, Graziella, Federica e Paolo. Quel pomeriggio Federica ha nominato il Glorioso Rimpatrio. Tornata a casa ho tirato fuori un po’ di cartine.
Non sono sempre stata convinta di partire. Ogni tanto la frase “Non si va in montagna da soli” si riaffacciava a farmi venire dubbi.
Ho cominciato a raccontare la mia idea a qualcuno.
Ed è capitato che un’altra Graziella mi ha regalato un libro sui Sentieri dei Valdesi.
Vittoria ed Elio hanno passato una serata con me sulla piazza di Moncalieri con cartine, libri e gelati.
Altri mi sono stati ad ascoltare.
Stava iniziando a diventare una cosa reale.
Poi, prima della partenza: caviglia pazza, ladri da mia mamma, primo rifugio completo.
Ma la caviglia torna magicamente normale, istruisco il Buffone a diventare un gatto da guardia (no, questo non succede, continua a fare solo il Buffone, ma è già abbastanza), Vittoria ed Elio si offrono di darmi un passaggio fino al Moncenisio.
A questo punto non mi resta che provarci.
il Buffone con i suoi fidanzati: i mie sandali. E poi non devo chiamarlo Buffone (ah il Buffone è una gatta)
25/07 Ref. du Petit Mont Cenis - Rif. Vaccarone
Ref. du Petit Mont Cenis (2150) - Col Clapier (2477) - Rif. Vaccarone (2743)
Esco di casa, mentre butto l’immondizia mi rendo conto che non ho i bastoncini. Ho deciso di prenderli come portafortuna per la mia caviglia. Torno dentro. Sul tavolo c’è anche un libro che devo restituire a Vittoria, continuo a non vederlo e rimane lì.
In macchina si chiacchiera di un po’ di tutto e siamo al Moncenisio.
Fresco, dopo il caldo degli ultimi giorni è quasi strano.
Pile, scarponi, saluto Vittoria ed Elio e mi incammino verso il Passo del Piccolo Moncenisio.
Mentre cammino allungo i bastoncini.
Supero il Passo, sono ormai in vista del vallone di Sevine e ancora sto cercando di allungare il bastoncino storto. Ci fosse un cassonetto ci sarebbe già finito dentro, ma non si possono lasciare rifiuti in montagna e allora continuo a tirare. Un millimetro per volta e alla fine ha la stessa lunghezza dell’altro.
Ecco il lago, molto bello questo vallone, non lo conoscevo.
C’è un po’ di gente.
Cardi biondi.
Costeggio il lago e mi fermo a mangiare qualcosa. Posso prendermela con calma, non dovrebbe essere una tappa lunga.
Salgo al Col Clapier. L’altro versante è più scosceso e c’è anche un venticello bello fresco.
Al riparo di una roccia ci sono 3 persone che stanno mangiando. Passo davanti, saluto e una mi dice: Santiago!
Faccia stupita. Lei mi indica lo scudetto che ho sulla cintura dello zaino.
Iniziamo a parlare: cammini fatti, cammini che si vorrebbero fare, mi offrono un pezzo di anguria. Riparto con un “Buen Camino”.
Scendo al torrente, si vedono i segni dall’altro lato, ma non vedo un posto dove attraversare sulle pietre. Non ho voglia di cercare più di tanto, vedo un tratto largo, tolgo le scarpe e attraverso lì. Così faccio sentire un po’ importanti i miei bastoncini.
La salita al rifugio mi piace e ho tempo per farmela con calma.
Sono su.
Un gruppo di signore francesi con cui cenerò (una parla molto bene italiano). Una famiglia olandese con 3 bambini. Un po’ di altre persone sparse.
Il rifugio è quasi pieno. Alla fine non arriveranno 4 Valsusini che avevano prenotato e chiamati dal rifugista diranno di aver cambiato idea. Così abbiamo anche il divertente spettacolo dell’arrabbiatura del suddetto rifugista che aveva mandato al bivacco del Col Clapiere 3 tedeschi pensando di non aver posto e si ritrova con 4 posti vuoti.
In serata si alza un vento decisamente freddo e malgrado ci sia un solo bagno esterno le visite sono talmente brevi che non c’è coda.
vallone di Sevine
dal Col Clapier
salendo al Vaccarone
rif. Vaccarone
26/07 Rif. Vaccarone – Rif. Levi Molinari
Rif. Vaccarone (2743) – Quattro Denti (2106) - Rif. Levi Molinari (1849)
A colazione una ragazza dice “quando ho fatto il cammino di Santiago…” e ripartiamo anche qui con quale… quando… prossimo…
Il rifugista mi consiglia di non passare dal Passo Clopacà, ma di allungare un po’ con i Quattro Denti di Chiomonte e il Pertus di Colombano Romean. Al Clopacà sono già stata, mentre il famoso Pertus non l’ho mai visto. Mi sembra una buona idea.
Inizio a scendere verso il vallone Tiraculo per poi risalire ai Quattro Denti.
Una conca con uno stagno e del cotton grass.
I quattro ragazzi e il cagnolino che ieri erano al rifugio hanno la macchina al Levi Molinari e stanno facendo il mio stesso percorso.
Camminano un po’ più veloci di me, ma ammettono di andare un po’ a “sciancun”, quindi ci ricongiungiamo periodicamente. Mi rendo conto che è da un po’ che non uso la parola “sciancun”.
Dai Quattro Denti c’è una bella vista sulla Val Susa.
C’è il primo cartello relativo al Glorioso Rimpatrio.
C’è anche l’indicazione per il Passo Clopacà. Il sentiero sembra passi in cresta e sembra molto bello. Ma né sulla mia cartina né sulla loro è segnato. Alla fine, anche un po’ per la curiosità di questo Pertus, decidiamo tutti di non prenderlo.
Scendiamo dal versante della Val di Susa e arriviamo al Pertus, ovviamente è un buco. Un tunnel di 433 metri sotto la montagna in cui passa l’acqua. La cosa particolare è che è stato scavato da questo Colombano Romean nel 1500, pagato dagli abitanti, per portare l’acqua del Rio Tiraculo a 2 frazioni di Chiomonte.
Sulla cartina è segnato un sentiero che dovrebbe ricongiungersi a quello che scende dal Clopacà, ma non c’è traccia.
Non ci resta che continuare a scendere, rassegnati ad arrivare quasi a fondo valle per poi risalire al Levi Molinari.
Invece alle Grange Clot di Brun c’è una indicazione di un bel sentiero che passando a mezza costa arriva direttamente alle Grange della Valle. Sulla cartina non esiste. La mia è anche nuova, perché la precedente era ridotta a brandelli.
A questo punto mi faccio una bella pausa. E’ domenica, il Levi Molinari è quasi raggiungibile in macchina, ci sarà una folla, non ho voglia di arrivarci troppo presto.
Quando arrivo c’è ancora un mucchio di gente e, meraviglia, sta per iniziare un concerto di Tarantelle, Pizziche, canti popolari con annessi balli. Forse non ho questo immenso amore per la musica, ma ne avrei fatto anche a meno.
A dormire lì, oltre a me, c’è solo un’altra famiglia olandese (zona famosa tra gli olandesi!), con figlia e figlio di 16/14 anni. A cena cerchiamo di parlare un po’ tra un canto e l’altro.
Sento che gli Olandesi confabulano un po’ e poi chiedono di cantare qualcosa anche loro.
Da pelle d’oca, tutti ammutoliscono. Cantano a cappella benissimo. La ragazzina ha una voce stupenda, ma è l’insieme delle voci che è fantastico.
Diventano loro i protagonisti della serata.
cotton grass
3/4 dei Denti
il Pertus