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Diario Il mio, quasi, Glorioso Rimpatrio

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Il problema è che non so mica bene dov'è... :rolleyes:
Però proverò a tornarci. Sia per capire dove ho sbagliato, sia perché è un bel posto :)
ma non c'erano segni del tuo passaggio;)
sono abbastanza discreta ;) e non ho neanche abbandonato i bastoncini, sono tornati a casa anche loro :)
 
30/07 Posto tappa Balsiglia – Posto tappa Ghigo di Prali
Balsiglia (1370) - Didiero (1260) - Colletto delle Fontane (1572) - Rodoretto (1565) - Ghigo di Prali (1465)

Colazione con latte, pane e marmellata e ancora qualche ramassin e vado. Lasciando anche qui un pezzettino di me.
Oggi dovrebbe essere una tappa abbastanza tranquilla quasi tutta a fondo valle.
Devo dire che la cosa mi preoccupa un po’. Finora i sentieri bassi sono stati quelli più difficili da seguire, spesso invasi dalle vegetazione.
Infatti, il primo che dovrei prendere non lo trovo proprio.
E allora mi faccio il primo pezzo sulla strada, tanto non passa nessuno.
Non passa nessuno perché deve passare l’Ironbike. Me lo spiega un signore con il cane.
Se capisco bene vanno verso il Colle dell’Albergian. Un tratto in comune con la mia tappa di ieri. Li ho mancati per un giorno, mi è andata bene.
Non li incrocio neanche oggi, dopo Massello devio verso Didiero, prima che loro arrivino.
“Quando ero a Massello…” un bambino che abitava vicino a casa mia passava le estati dalla nonna a Massello. Diceva questa frase almeno tante volte quante io dicevo “Quando ero a Bobbio…”.
Case piene di gerani.
Mi viene voglia di mangiare ribes. Forse ho visto qualcosa che me lo ha ricordato. Forse a causa dell’abbinamento con i ramassin di ieri.
Salgo al Colletto delle Fontane, un po’ di sterrata un po’ di sentiero per tagliare.
Sembra un posto da picnic domenicale. Ma non è domenica e non c’è nessuno. Mi fermo un po’ su una panca.
Fino a Ghigo è tutto sentiero e non è niente male. Un po’ di boschi, un po’ di pascoli.
Da Rodoretto seguo il “viôl dâ m’nistre”, il sentiero che il Pastore percorreva la domenica dopo il culto di Prali per andare a quello di Rodoretto.
Me la prendo con calma e mi godo una giornata rilassante.
Arrivo a Ghigo con il cielo un po’ grigio.
Mi sembra quasi una metropoli. Il telefono prende senza dover fare acrobazie, c’è il wifi, c’è gente in giro.
Il posto tappa è presso l’Albergo delle Alpi, ma visto che ci sono solo io non stanno neanche a mettermi nel dormitorio e mi danno una stanza normale. Gentili e sorridenti.
Mi raccontano che quest'anno stanno aumentando gli italiani. Sono ben la terza che si ferma al posto tappa. Di stranieri ne hanno qualcuno in più.
Il tempio valdese è aperto. Entro a dare un’occhiata.
C’è un signore che parla della prima guerra mondiale nella zona di Trento.
Mi perdo l’inizio, sta presentando un suo libro (in questi giorni c’è PraLibro) , ma non so molto di più.
Però mi appassiono e lo sto a sentire fino alla fine.
Un mucchio di cose che non sapevo su queste persone che combattevano un po’ da una parte e un po’ dall’altra (la faccio facile, ma quante cose di un passato neanche così lontano mi rendo conto di non sapere o di sapere in maniera molto approssimativa).
Strano sentir parlare proprio di Trento qui. Mando un saluto “mentale” al gruppo pps-trentino.

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fondovalle

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case e gerani
 
Ultima modifica:
Grazie Lia per il pensiero, qui c'erano molti fronti e la grande guerra, ben di più della successiva, è stata sentita e sofferta. Moltissime giovani vite sono state piante.
Grazie per il tuo racconto e partecipazione
 
31/07 Posto tappa Ghigo di Prali – Rif. Lago Verde
Ghigo di Prali (1465) - Bou du Col (1750) – Rif. Lago Verde (2583)

Per Bou du Col, dove inizia il sentiero per il Lago Verde, c’è una strada, ci si può arrivare anche in macchina.
Ma vedo una indicazione per un sentiero che sale nel bosco.
Come al solito nella mia cartina non c’è, ma l’idea di non fare la strada mi piace.
Non mi è chiarissimo dove mi faccia passare. Salgo abbastanza per poi scendere. Mi ritrovo di nuovo su un “viôl dâ m’nistre” (gran camminatori questi Pastori). Arrivo a Bou du Col da dietro. Devo aver allungato un po’, ma non è stato male.
Ci sono un paio di macchine parcheggiate e all’improvviso mi torna in mente una macchina parcheggiata proprio lì, noi dentro che ci togliamo gli scarponi e una enorme lingua di mucca che lecca il finestrino. A una mia amica questa solerte lavavetri non piace neanche un po’. Io invece rido in maniera spropositata, irritando non poco l’amica.
Inizio a salire con qualche nuvola che avanza, ma ancora con il sole.
Salutata da qualche faccia/maschera di legno attaccata agli alberi.
In alcuni punti bella vista sul laghetto di Bou du Col.
Bivio. Posso arrivare al rifugio dal sentiero “tranquillo” o salire alla Gran Guglia e scendere.
La seconda possibilità mi attirerebbe parecchio, ma le nuvole stanno aumentando, in alcuni momenti sono già in mezzo alla nebbia. Faccio la persona saggia e salgo dal sentiero normale.
Le nuvole ogni tanto lasciano ancora qualche squarcio e la possibilità di guardarmi intorno.
Arrivo al rifugio in mezzo alla nebbia. Me lo ritrovo davanti all’improvviso.
E’ presto, ma me ne rimango dentro a sfogliare un po’ di libri e riviste perché è cominciato a piovere.
Smette un po’ e mi faccio un giro nelle nuvole intorno a rifugio e lago.
Arrivano 2 gruppi: uno italiano e uno francese.
Arriva una signora tedesca, anche lei cammina da sola. Sta seguendo una GTA un po’ personalizzata in direzione opposta alla mia.
All’inizio è molto presa dai suoi sudoku e, malgrado qualche mio tentativo, non c’è molta comunicazione (incredibile, “io” che faccio tentativi di comunicazione con estranei).
Poi, forse anche perché un po’ distratta da mezzo litro di vino e grappa con mirtilli, diventa molto più loquace e divertente.
Alla fine è una serata con molte risate (le mie non alcoliche, dovute al massimo alla quantità esagerata di piselli che mi mangio).
La notte piove parecchio. Il tetto in lamiera dà la possibilità di avere la perfetta percezione della quantità di pioggia in ogni momento. Per fortuna non ho bisogno del silenzio assoluto per dormire e neanche di quello un po’ più relativo.

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laghetto sopra Bou du Col

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verso il Lago Verde

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si vede ancora il laghetto di Bou du Col giù in fondo

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rifugio, Lago (oggi non tanto) Verde e nebbia che arriva
 
01/08 Rif. Lago Verde – Rif. Jervis
Rif. Lago Verde (2583) - Col di Valpreveyre (2730) - Col Bucìe (2630) - Colle di Boina (2412) - Rif. Jervis (1732)

Piove ancora, anche se non forte.
Marmellate fatte dalla rifugista durante l’inverno. Quella mele, cannella e uvetta… devo provarci.
Mi consigliano di prendere il sentiero basso sul versante francese, il dislivello è maggiore, ma con la pioggia quello sulla pietraia è parecchio scivoloso. Poi all’Alpe Crosenna, se piove tanto, mi conviene scendere a Villanova e risalire al Jervis dalla mulattiera.
Abbigliamento da pioggia e non piove più. Berretto e guanti sono comunque molto piacevoli.
Salgo nella nebbia e nella pietraia fino al Col di Valpreveyre.
Sul versante francese non c’è nebbia, riesco a vedere tutta la conca. Tanti fiori. Belle le nuvole che si “appoggiano” al lato italiano e non riescono ad andare oltre.
Arrivo all’imbocco del sentiero alto. Oltre a sembrare scivoloso come mi hanno detto al rifugio, è anche segnato solo da ometti (almeno per il tratto che vedo), se la nebbia arriva anche qui diventa difficile seguirli.
Lo lascio stare e continuo a scendere fino a raggiungere il sentiero che dalla Francia sale al Col Bucìe.
Arrivare su è particolare. Bric Bucìe, Col Bucìe sono nomi più che familiari per me, li sento da sempre. Eppure non sono mai arrivata fino qui. Mi ritrovo a fare pat-pat alla colonnina che segna il confine.
Versante italiano, di nuovo nella nebbia, comincia anche a piovigginare.
Mi fermo un attimo al bivacco Soardi, subito sotto il colle. Che bello deve essere dormire una notte qui (Ehi! Non farti venire strane idee!).
Riprendo a scendere.
La vedo che sta lentamente attraversando il sentiero. La salamandra nera. Sono anni che non ne incontro. Cammina lentamente, ondeggiando, con una eleganza pazzesca. Poi quel nero “gommoso”. So che non bisogna toccarla, sia perché è ricoperta da un liquido leggermente urticate, ma soprattutto per non toglierle la protezione. Ma la tentazione di farlo è tanta.
La seguo con lo sguardo finché non si infila tra l’erba.
Quando non la vedo più, l’illuminazione. Perché non l’ho fotografata? Uff, mi sarebbe piaciuto avere una foto. Perché non ci ho pensato? Sarei una pessima fotografa. Non colgo l’attimo.
Questa volta però sono fortunata. Poco più avanti ne incrocio un’altra. E poi altre ancora. Mi faranno compagnia per un bel tratto e avrò la loro foto ricordo. Con il sole non le avrei viste di certo.
In lontananza, nella nebbia, pecore che belano, campanacci e cani. Chissà dove sono.
Quando il sentiero devia verso destra e ricomincia a salire mi vengono una serie di dubbi.
Intorno non si vede niente, non riesco a capire bene. Mi sembra che risalga verso la cresta, verso la Francia.
Eppure non ho incontrato nessun bivio e il sentiero continua ad essere segnato. Anche tirando fuori la cartina non penso che potrei capirci qualcosa, non ho punti di riferimento. Mi viene in mente il colle Malaura che è dopo il Bucìe, ma io non devo andare lì.
Tornare indietro non ha senso. Continuo a camminare sperando di capirci qualcosa più avanti.
Si aprono un po’ le nuvole e vedo che sto arrivando a un colle. Troppo vicino per essere il Malaura. Non resta che andare a vedere.
C’è un bel cartello in legno: “Colle di Boina”. Eeeh? E questo chi è? Mai sentito. L’unica cosa che mi fa venire in mente è un libro di cui avevo parlato con Vittoria e le relative galline, ma con il colle non c’entrano niente.
Cartina, adesso ci vuole.
E scopro che esiste, che ci devo passare. Sono sulla strada giusta.
Ricomincio a scendere.
Mucche. Una si sta grattando il collo su una pietra, occhi socchiusi e espressione super-beata.
E scendo, scendo, senza vedere niente, affidandomi totalmente al Cai che ha segnato il sentiero. Ogni tanto un rumore di acqua. Ogni tanto un campanaccio in lontananza.
Sono sopra l’Alpe Crosenna.
Non piove più da un po’. Non ho voglia di scendere a Villanova, quella strada la dovrò fare anche domani per tornare a casa.
C’è il bivio per il sentiero, lo prendo. Non lo conosco, sono anche un po’ curiosa.
Pensavo a qualcosa di ondulato a mezza costa. Sorpresa iniziale: salita ripida, molto ripida. Poi si stabilizza.
Probabilmente di qui si vede il Pian dei Morti sotto e poi cime e paesaggio che dovrei conoscere, ma non vedo più in là di un paio di alberi.
Strano ma anche bello camminare così, affidandosi totalmente ai segni biancorossi.
Contando sulla cartina i torrenti man mano che li attraverso cerco di capire a che punto sono.
Me la cavo abbastanza bene con i conteggi, sbuco sul sentiero che scende dal Col dell’Urina quando pensavo di sbucarci.
Ricomincio a scendere. Di qui dovrei conoscere. Dovrei, ma non è che riconosca molto.
Intravedo una casa alla mia sinistra. Saranno le grange, ancora un pezzo e ci sono.
Ma non sono le grange. Alzo gli occhi e davanti a me c’è la parete laterale del Jervis. “Oh *parola poco educata*!” e mi metto a ridere.
Non so se avevo 4 o 5 anni la prima volta che ho visto questo rifugio (era la versione per-incendio, ma l’hanno ricostruito uguale, quindi vale). Sicuramente a 6 anni ci sono arrivata dal Col Barant, con mia madre che dava del pazzo a mio padre che mi faceva a fare sti giri.
Mi fermo nella nebbia a guardare… niente, perché oltre al rifugio a 5 metri da me non si vede niente.
Mai avrei pensato che questa giornata passata a camminare nella nebbia sarebbe stata così particolare, bella, intensa, non so esattamente come definirla.
Il rifugio è pieno, sabato.
C’è anche un trio che suona jazz prima e dopo cena. Il dopo mi va bene, ma il prima con la fame, insomma…
Mangio in un tavolo di insegnati. Una giovane coppia di Milano che arriva dal giro del Monviso e 2 vulcanici tedeschi coetanei che stanno facendo la GTA, un pezzo all’anno e dovrebbero arrivare al mare nell’anno della pensione.
Ci infiliamo in una discussione sulle parolacce italiane. Cosa si può dire e cosa no, in quale ambiente e a chi, con che tono, una classifica per grado di offesa. 5 pazzi che parlano inglese con un vasto campionario di parolacce italiane.

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Francia, arrivo sul sentiero per il Col Bucìe

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Col Bucìe guardando la francia

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Col Bucìe guardando l'Italia

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si aprono un attimo le nuvole

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mucca che si gratta il collo
 
Ultima modifica:
Mooolto emblematiche le due foto dal Col Bucìe, con la Francia che vede un po' di futuro, e con l'Italia che non vede niente e quel niente è per di più tutto grigio e umidiccio.
 
Camminare nella nebbia è fantastico...a me piace, sempre che conosca la zona e il sentiero che sto seguendo.

Ti senti come avvolto da qualcosa che ti protegge...come quando nevica. A me piace.

Brava liam.

Edo
 
02/08 Rif. Jervis - Bobbio
Rif. Jervis (1732) - Col della Croce (2298) - Villanova (1225) - Bobbio (734)

Cielo azzurro, giornata bellissima.
Ho tempo per farmi ancora un giretto.
Ho qualche alternativa. Alla fine scelgo di salire al Col della Croce prima di scendere. Mi sembra un finale appropriato.
Il pianoro del Pra è illuminato dal sole.
Mi piace questo posto.
Ho portato qui parecchie persone negli anni e sono sempre stata contenta quando lo apprezzavano e in qualche modo mi sono sentita un po’ “offesa” quando lo criticavano.
Inizio a salire.
Non so quante volte ho fatto i tornanti di questo sentiero. Per un certo periodo almeno una volta all’anno. L’incontro con i valdesi francesi. Salire fino lì, sedersi sul prato, mangiare i panini. Ancora associo pane e frittata a questo posto. Era uno dei momenti che scandivano l’estate.
Probabilmente è anche l’ultimo giro in montagna che ho fatto con mio padre. Un giorno delle ferie di ormai un bel po’ di anni fa. Una cosa decisa all’ultimo minuto, in macchina fino a Villanova e poi su fino al colle.
L’ultima volta forse qualche anno fa con le ciaspole.
Sono su.
Vorrei continuare, verso la Francia, verso qualsiasi cosa. Non ho voglia di tornare indietro.
Faccio un pezzetto di sentiero verso La Monta. So che non è distante ce la farei ad arrivare giù e risalire, ma poi dovrei comunque tornare indietro e allora tanto vale farlo adesso.
Torno giù.
Al Pra stanno arrivando i primi gitanti domenicali. Qualcuno in bici, la maggior parte a piedi.
Riempio la borraccia alla strana fontana del Jervis e continuo a scendere.
“Quanto manca?” me lo chiedono quasi tutti quelli che incrocio. Un gruppo di ragazzi mi chiede “Ma è bello su? Vale la pena?”. Rispondo “Assolutamente sì”. Si mettono a ridere pensando li stia prendendo in giro. Invece sono serissima e più che convinta di quello che sto dicendo.
Villanova.
I nomi delle frazioni, non me li ricordo se non nel momento in cui li leggo. “Gulp!”, altri ricordi. E così arrivo a Bobbio.
Gelato sugli scalini del Municipio.
Devo chiudere i bastoncini. Per quello storto prevedo una faticaccia. Se non riesco subito lo butto e basta, qui i cassonetti ci sono. E invece, il maledetto, si chiude senza batter ciglio. Niente, se ne ritorna a casa anche lui e la prossima volta sarà di nuovo una lotta.
A Torre cambio bus e incontro i 2 ragazzi di Milano con cui ho mangiato ieri sera. Faccio con loro anche il tratto in treno, chiacchierando.

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Pianoro del Pra

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Col della Croce

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Croce del Col della Croce

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Verso la Francia

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Jervis, Pra e i primi picnic della domenica


The end.
Non so cosa dire. Ce l’ho fatta. Mi è piaciuto. Mi è piaciuto tanto.
Forse i miei cammini non sono cammini, ma non importa.
Siano qui, siano in Spagna, abbiano una meta, siano solo un girovagare, mi piacciono le sensazioni che mi dà e che mi lascia questo modo di camminare.
Basta.

Grazie :)
 
Cio' che è "vero" in Spagna, lo è altrettanto in ogni sentiero. Questione di cuore più che di percorsi prestabiliti.... :-)
Grazie Lia. :bacibaci:
Fly
 
Oggi sembra una noiosa giornata autunnale. Per passare il tempo vado a rileggere il racconto del Glorioso Rientro. Le emozioni che mi suscita sono assolutamente diverse da quelle dei diversi Cammini. In particolare , le foto del Pra. Sullo sfondo, a sinistra, riconosco il Granero e penso.....Settembre 2008: da sessant'anni, sulla vetta, c'è la statua della Madonna collocata lassù, a 3171 m. dagli amici dell'associazione di cui faccio parte . Quando ero più giovane, tutti gli anni o quasi veniva proposta la gita. Ora le visite alla Madonna si sono diradate. Decido di partecipare anch'io. Mentre siamo al Rifugio di notte si alza un vento gelido che ripulisce completamente il cielo e ci regala una notte piena di stelle (Solo a San Nicolas ho visto una stellata simile). Il giorno dopo, la salita. Siamo tutti intirizziti, c'è ghiaccio e le mani sono intorpidite. La punta è spazzata da un vento così gelido che non ci permette di stare in cima a godere dello spettacolo che la natura ci riserva. Il Monviso è lì, in primo piano: sembra quasi di poterlo toccare. Da giovane, il Granero mi sembrava una montagna quasi banale, adesso, invece.....Affronto la discesa tesa, facendo attenzione agli appigli, a dove metto i piedi. Quando finalmente sono sul sentiero, guardo il monte ed ho una strana sensazione: sono sicura che,ormai, la montagna non fa più per me, almeno ad un certo livello: Per qualche anno mi resteranno i sentieri, poi sarà come Dio vorrà. Ma come ho già detto, questa consapevolezza è serena: mi sento fortunata di aver potuto immagazzinare tanti bei ricordi

Scusa, Lia, se ho invaso il tuo argomento con le mie chiacchiere ma oggi mi andava così.
 
Grazie liam per i tuoi racconti e per le fantastiche foto. Sono reduce delle mie vacanze in Val Pusteria e rivedere tutto il verde nelle tue foto mi riporta indietro a camminare e a sognare il mio prossimo cammino (.... ormai vicino 16 settembre) ciao Sandro
 
Cara Vittoria, la consapevolezza di noi ci viene data dai ricordi che abbiamo immagazzinato nella nostra vita.
La tua serenità è la risultanza dei bellissimi ricordi dei tuoi cammini o camminate in montagna fatti anche tanto tempo fa
e che porterai sempre con te nel tuo cuore. Che bello!
Buon Cammino Vittoria, che siano montagne ad un certo livello o semplici e rilassanti sentieri.
:abbraccio:
 
Grazie cara liam del racconto così vivo del tuo cammino. Avendo sposato un pinerolese, in qualcuno di quei bellissimi posti ci sono stata e mi hai evocato ricordi ed emozioni dolcissimi....Ti auguro ancora cammini così "speciali" come solo tu sai fare e raccontare.
Un abbraccio. Raffaella
 
Scusa, Lia, se ho invaso il tuo argomento con le mie chiacchiere ma oggi mi andava così.
Mi fa piacere che tu lo abbia scritto qui :)
e poi ho cominciato io con i "ricordi" (anzi, se qualcuno ne avesse altri... tanto siamo in "chiacchiere" ;))
e poi mi hai fatto tornare in mente uno spettacolo di stelle in un rifugio non tanto distante dal Granero (il Vallanta).
Grazie

Raffj 55 anch'io pinerolese! Anche se sono nata a Torino e ormai ho vissuto più a Torino e dintorni che a Pinerolo, ma continuo a sentirmi pinerolese ;)

Mi hanno fatto piacere tutti i vostri commenti. Nulla contro il "mi piace", ogni tanto lo uso, ma qui ve lo dico a voce.
 
Mi sono persa tutto. Non giro bene sul forum dal telefono. E quando ho il oc davanti non ho tempo x accedere. Ma oggi sono a casa di amici, quelli che dieci annj fa mi avevano raccontato della possibilità di attraversare l'Inghilterra da un mare all'altro, per riposare. Se fossi tornata a casa subito addio riposo! Così ho trovato il tuo racconto e l'ho letto tutto di un fiato. Cavoli Lia sei stata veramente i gamba! Un po' imprudente ma chapeau! Era montagna vera quella che ho letto nei tuoi racconti e visto nelle tue immagini. Un bellissimo percorso e il solito racconto dolcissimo e condito di umorismo.
Ci stai abituando troppo bene!
MT
 
liam .. a proposito di Pinerolo, mi hai fatto tornare alla mente un mio campo mobile (route) a Pragelato, Sauze d'Oulx , Bardonecchia, confine Francese , in un paesino fracese di ui non ricordo più il nome e di nuovo in Italia. Avevo 16 anni!!!!! Bellissimo e faticoso nello stesso tempo. Con un equipaggiamento che ti lascio immaginare. Bei tempi.
 

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