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le cugine - il giro del monviso

guido_e_cri

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refuge du viso.
il rifugista.
pare giovanissimo ma qualche anno deve averlo.
lo sguardo che ha, limpido e pulito.
tintinna verità, quel suo modo di guardare il mondo.
non c'è altro modo per descrivere quei suoi occhi.

il tempo di registrarci.
e già siamo sedute ai tavolini sulla terrazza.
un triangolo di tela verde teso sopra le nostre a fare ombra.
il cielo azzurrissimo.
dei geranei nei vasi ad incornciare il viso - quel rosso di petali contro quel blu di cielo, quel bianco di neve, quel grigio di roccia.
la vallata srotolata attorno a noi.
il re di pietra ad innalzarsi altero.
il dado di vallanta più che ben visibile.
note di un piano escono dalla portafinestra aperta.

[sì. hanno un piano, in questo rifugio.
chi vuole e chi sa, lo può suonare.
me lo immagino appeso al verricello dell'elicottero.
l'elicotterista che lo appoggia lì dove deve essere appoggiato come se manovrasse con guanti di seta - sempre manovrano gli elicotteri con guanti di seta, gli elicotteristi.
ci sarebbe da scriverci una storia, ad esserne capaci].
una birra e gazzosa che è la miglior ricompensa alla fine della fatica.
un sandwich [nessuno che ci chieda con cosa lo vogliamo - che scegliere la farcitura evidentemente è considerata mollezza da gente cittadina. un sandwich è un sandwich. sul listino c'era scritto jambon. arriverà col salame. andrà benissimo lo stesso, ovvio] che aspetta solo di essere mangiato.
oggi ci è mancata la torta della montagna.
oggi abbiamo decisamente fame.

ultimo pomeriggio.
ultima sera.
ultima notte.

in camera.
camera da sei.
tre letti per noi.
e tre letti per tre francesi.
sono forse amici tra di loro, questi nostri tre compagni di sonno?
no.
colleghi, magari?
ma certo che no.
compagni di gite in montagna?
ma figurati.
un'allegra famigliola, questo sono, i tre coinquilini.
un'allegra famigliola con nano d'ordinanza al seguito.
ora io dico: "questi quattro giorni erano la mia vacanza dalla vita - questi erano i patti, dopo le due settimane da sola in tenda in puglia con i miei tre maschietti - ma adesso, adesso, io di gente bassa in giro non ne voglio vedere".
ora io dico: "non abbiamo mai visto un unico bambino in tutti questi quattro giorni. possibile che l'unico che vediamo debba dormire proprio nel letto accanto al mio?"
chiacchiererà alla sera - ma toh.
parlerà nel sonno - ma toh.
chiamerà il papà perchè gli scappa la pipì - ma toh.
si sveglierà presto - ma toh.
ma meno presto di simona - ma toh.
mi addormento con un'unica certezza.
quando finirò all'inferno, finirò per certo nel girone di quelli bassi.
quello sarà il mio contrappasso.
quello sarà il mio destino.
non ho alcun dubbio in merito.
 

paolo_botta

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Non vedo l ora di leggere il commento di Simona.. Già la parola sfasciumi per descrivere la salita la dice tutta...
 

Raùl

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... mi addormento con un'unica certezza.
quando finirò all'inferno, finirò per certo nel girone di quelli bassi.
quello sarà il mio contrappasso.
quello sarà il mio destino.
non ho alcun dubbio in merito.
Saremo senz'altro in due.
Ci faremo buona compagnia!
:rofl:
 

Ermetismo

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Sempre più su, sempre più in alto!
Incredulo. Vabbè, Lia ci sta (il piano inclinato è la sua autostrada), Cri rivaluta il passato (ma gli anni passano solo per me?), ma Tu Simona, tranquilla e pragmatica, come hai potuto lasciarti coinvolgere?
Poi ho creduto che fosse una riunione di famiglia tra cugine alla quale non si può mai dire di no.
All'inizio pensavo fosse una storia alla Raul (ma questa volta non ci casco!!), poi le foto mi hanno fatto ricredere (mi sono sincerato che non fossero fotomontaggi) .
Più leggevo e più aumentava il mio più profondo rispetto per queste tre. Insieme alla mia indiretta stanchezza senza aver fatto un passo.
Ora, anche se non ho ben capito se è finita l'ascesa, direi che può bastare perchè non ce la faccio più: mi dolgono anche i muscoli che non sapevo di avere, ho il fiato corto e mi gira la testa per cui.......
....Alfredo hai un posto libero sul divano? Ci vediamo un documentario dove la salita più ardua è pari a un dosso stradale.
 

fulvia53

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Sempre più su, sempre più in alto!
Incredulo. Vabbè, Lia ci sta (il piano inclinato è la sua autostrada), Cri rivaluta il passato (ma gli anni passano solo per me?), ma Tu Simona, tranquilla e pragmatica, come hai potuto lasciarti coinvolgere?
Poi ho creduto che fosse una riunione di famiglia tra cugine alla quale non si può mai dire di no.
All'inizio pensavo fosse una storia alla Raul (ma questa volta non ci casco!!), poi le foto mi hanno fatto ricredere (mi sono sincerato che non fossero fotomontaggi) .
Più leggevo e più aumentava il mio più profondo rispetto per queste tre. Insieme alla mia indiretta stanchezza senza aver fatto un passo.
Ora, anche se non ho ben capito se è finita l'ascesa, direi che può bastare perchè non ce la faccio più: mi dolgono anche i muscoli che non sapevo di avere, ho il fiato corto e mi gira la testa per cui.......
....Alfredo hai un posto libero sul divano? Ci vediamo un documentario dove la salita più ardua è pari a un dosso stradale.
C'è un posticino anche per me? Con queste tre mi sono proprio stancata di brutto a salire su per quei sentieri e pietraie... :rofl: :rofl: :rofl:
 

guido_e_cri

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21 luglio 2020
giorno 4
dal refuge du viso (2460 metri) a castello (1600 metri)
passando per il colle di vallanta (2.815 metri) ed il rifugio vallanta (2.450 metri).

una cerniera di sacco a pelo si apre a permettere passi.
un talpeccio di piedini.
un'altra cerniera si apre ad accogliere.
un corpo di madre, reso caldo dal sonno.
un corpo bambino, reso molle dalla notte.
parole di bimbo - sussurrano, forse sogni.
frasi all'alba del giorno - parole incerte inciampano contro le labbra
una risata cristallina a ridere insieme - lui e la sua mamma - di nuovo fusi in questo lettino d'alta quota.
il nostro coinquilino basso ha iniziato la sua giornata.

ecco come ti fregano, quelli bassi.
ecco come si fanno padroni del tuo cuore e di ogni tuo respiro.
strategie dei migliori sceneggiatori di hollywood.
e sei loro, per sempre.
sono vostra - per sempre - musi belli.

colazione nella sala comune.
scruto dettagli della gestione di questo rifugio - lo faccio da ieri.
li scruto con piglio di chi sa.
indovino intuizioni.
scorgo decisioni prese.
tratteggio etiche alla base dell'agire.
smaschero trucchetti che agevolano la vita.
bravi, questi gestori.
particolari, aspri, decisi, indubbiamente estremi.
niente corrente elettrica [quella poca che hanno è prodotta da un piccolo generatore idroelettrico].
niente cestino in bagno [hai prodotto rifiuti? te li porti a valle].
nessun tovagliolo in carta, nessuna tovaglietta [dritti e decisi verso lo zero waste]
nessuna cena sofisticata - un potage come entrée, poi riso bollito, delle lenticchie, uno spezzatino - velocità in cucina e sostanza nella pancia, connubio perfetto per chi nutre ad alta quota.
non è facile.
può non piacere.
per certo permette fluidità.
sono qui in 2 a gestire 65 posti letti - e paiono non fare alcuna fatica.
al gemelli siamo arrivati ad essere in 15 per gestirne 80 - e correvamo e ci stremavamo come formiche impazzite.

scarponi.
zaino.
bastoncini.
è l'ultima volta.
è l'ultima mattina.
via, si va.

oggi dovrebbe essere tutto tranquillo.
una salita fino al col du vallanta.

[qui i valichi si chiamano colli.​
me lo dice lia.​
ma è un'informazione che già avevo, chiara e sperduta dentro di me.​
chissà da dove mi arrivava - forse dal col du nivolet, nome che in qualche modo è incastrato dentro le mie sinapsi.​
rimane la domanda: perchè una cosa bassa si chiama colle?].​
una discesa dall'altro versante di questo colle.
una vallata da camminarsi tutta.
e ci siamo.
tutto chiaro.
tutto semplice.

tutto chiaro.
tutto semplice.
a parte i sassi.
nessuno ne parla.
tutti li danno per scontati.
li danno per scontati le guide.
ogni descrittivo.
noi due cugine.
ma loro ci sono.
e sono ovunque.
e no, a simona continuano a non piacere.

"il destro qui".
"ma certo che tiene, fidati".
"non puoi cadere da nessuna parte, ci sono qui io. sì, certo che sono solida. secondo te ti direi di appoggiarti a me se non fossi solida?"
"allunga la gamba, riesci?"
"la vedi quella fessura? ecco, quella". [citazione d'obbligo. minuto 0:41 per forza. ma anche gli altri, sopratutto i primi cinque]
"vieni, dammi la mano".

accompagniamo, forti e decise.
accompagniamo, solide e serene.
accompagniamo, possibilmente accudenti e sperabilmente giuste.
non è facile.
non sai mai dove arrivare ["a casa", direbbe simona]
non sai mai dove fermarti ["adesso. subito. per sempre", sempre la simo].
è un esercizio di mutuo adattamento.
è guidare e lasciarsi guidare in un equilibrio precario da rimodulare sempre.

sono passi, questi nostri passi di oggi, che mi sono metafora del mio essere madre.​
figli miei, vi sono capitata [in dono?] io, come madre.​
per qualche bizzarro gioco del destino avete scelto me, come vostra mamma.​
e sì - inutile anche dirselo, è chiaro come il sole - ho addosso una maternità dura e aspra, severa ed esigente, scostante e legnosa di spigoli vivi.​
poi certo, ridiamo fino alle lacrime.​
poi certo, stiamo pelle su pelle.​
poi certo, ci abbracciamo stretti, stretti e anche strettissimi [voi braccia esili, ossa nuove, muscoli lunghi, io tutta morbida]​
poi certo, ci sfiniamo di baci ["dammi dei baci, mamma?" "quanti, muso?" "tanti, mamma. tantissimi. ancora uno"].​
ma sotto.​
sotto rimane quel mio modo di essere la vostra mamma - non certo il più comodo.​
sotto questo faccio, figli miei.​
questo che sto facendo in questi passi qui che ci avvicinano al colle.​
questo faccio da quando avete aperto gli occhi sul mondo.​
questo farò finchè avrò fiato nei polmoni e sguardo dentro agli occhi.​
vi accompagno - il più possibile solida, il più possibile presente, il più possibile lontana [sono vostri i passi, mica miei], il più possibile giusta - accanto ai passi della vostra vita, oltre ogni sasso che vedo e che vederte sul vostro cammino.​
non è facile.​
non è facile per voi.​
non è facile per me.​
arriveranno anni - ale, lo sai vero, che già bussano imperiosi alla porta del tuo cuore, quegli anni lì? - in cui tutto sarà ancora meno facile di sempre.​
in qualche modo faremo.​
in qualche modo farete.​
in qualche modo farò.​
e verrà il giorno che arriveremo lì, in cima a quel colle.​
e guarderemo la strada fatta.​
e avremo gli anni passati srotolati ai nostri piedi.​
e avremo il sole a bagnarci il sorriso.​
e avremo l'amore nostro a rivestire i ricordi.​
e ci diremo: "bravo, muso. sei arrivato. sei stato bravo".​
e ci diremo: "brava madre, hai rotto parecchio. anche di più. però sì, alla fine sei stata brava".​
sarebbe già tanto.​
sarebbe già tantissimo.​
già basterebbe, a dire tutto l'amore.​

avanziamo lente.
riusciremo anche a perdere marley, il mitico zaino di simona.

"hai visto lo zaino di simo, cri?".​
"no. non l'avevi tu?".​
"sì. certo che l'avevo io. ma non so più dove l'ho messo".​
"avez-vuos vu un sac à dos?".​
"un sac à dos?" [inevitabile perplessità dentro quella voce francese, ovvio].​
c'è di buono che simona è troppo stremata per farsi venire una crisi isterica.
forse vorrebbe anche picchiarci, e picchiarci forte.
ma le fanno male tutti i muscoli.
qualunque movimento scomposto comprometterebbe il suo equilibrio.
lascia perdere, per fortuna.
de vuelta - tre minuti dopo lo zaino lo troviamo.
era stato appogiato così bene alla montagna, che tutti gli siamo passati accanto e nessuno l'ha visto.
vedi, a fare le cose per bene.
d'altra parte c'è chi nasce mente [lia] e chi braccio [io].
chi guida e chi sherpa.
mai confondere i ruoli.

colle vallanta.
dado di vallanta dritto di fronte a noi - nasconde la vera cima del re di pietra, questa buffissima conformazione rocciosa.
versante francese - sassi ovunque, neve come fosse appena finito l'inverno, paesaggio aspro.
un passo.
forse due.
forse tre.
versante italiano - prati in fiore, colori dappertutto, paesaggio che pare fiaba.
come si fa a non amare la montagna?
come?

stelle alpine - mancavano giusto loro.
lo stambecco.
le marmotte.
il forse ermellino.
le salamandre.
i camosci.
le genziane e le genzianelle.
la pulsatilla, anche [era pulsatilla, lia? a cercare pulsatilla su internet vengono fuori fiori viola, quello tuo era bianco].
tutto visto, tutto ammirato.
adesso le stelle alpina.
le scorge lia, quasi sapesse dove mettersi a cercarle.
abbiamo visto tutto quello che volevamo vedere.
adesso si può tornare.

rifugio vallanta.
geometria ardita in mezzo alla valle.
dirà lia: "dalla cima losetta ti si chiarisce l'architettua".
servitrà metterci il naso, su quella cima.
ed i piedi.
e qualche passo.
vorremo mica stare senza avere chiara l'architettura ardita di questo moderno rifugio d'alta quota?

scarponi tolti.
unghie nere.
vescica in fieri.
entriamo.
calzini su legno.
polenta e formaggio fuso nel piatto.
fette di speck ripassato in padella appoggiate sopra la polenta e sopra il formaggio - che senza il tutto avrebbe potuto parere un po' troppo sano.
un caffè - dopo giorni e giorni un caffè come si deve.

rimettiamo gli scarponi.
si scende.
discesa che parte dolce.
valle lunghissima.

un siparietto con due che salgono.
"ma davvero quello è il monviso?
davvero?
ma no, non fatemi ridere.
no, dai non ci credo.
non è che ci state prendendo in giro?".
e loro - loro erano seri davvero.

il famoso ponte del primo giorno.
manico del giro [per l'ultima ora ricalchiamo i primi passi fatti quattro giorni fa].
discesa ripidissima [e ti credo che in salita facevamo tutta quella fatica].
diventerà tormento.

alla fine si arriva.
ed è asfalto.
su una piazzetta piccola di una frazione minuscola acqua fredda di una fontana come se non ci fosse un domani.
macchina aperta.
scarponi tolti [a volte pare che si cammini solo per quello. per poter finalmente arrivare, finalmente sedersi per terra, finalmente sfilarsi scarponi]
decoro ricomposto.

è andata.
siamo andate.
siamo tornate.
adesso siamo qui.
è stato bello.
è stato molto, molto bello.
con lia ci diciamo: "una cosa così almeno una volta all'anno".
fosse promessa, sarebbe da sorriso stampato addosso.

in macchina.
il tempo di girare la chiave.
gocce di pioggia sul parabrezza.
pensa te.
ma pensa te.
ridiamo.
di coincidenza e di gratitudine, ovvio.

il clima che c'è in macchina.
quello di quando scendi dalla montagna che ti ha spremuto - scarponi o sci poco importa.
stanchezza addosso.
sfinitmento a pesare.
silenzio come unica via.
alzo un po' il volume della musica.
che mi accompagni dolce, mentre guido verso la pianura.
che mi accompagni dolce, mentre le mie due cugine riposano ad occhi aperti, immagino perse dentro i passi di questi nostri giorni.

lia a moncalieri.
simo a cernusco.
da sola in macchina.
sole basso sull'orizzonte alle mie spalle.
metano fatto [metanaio insignificante, se per caso vi state chiedendo].
finestrini spalancati.
musica a palla.
dai, che si va.
vado.
ultimo sforzo.

in meno di un'ora sono a casa.
non c'è nessuno.
recupero le nostre chiavi dalla vicina.

non è certo la prima volta che mi trovo davanti alla porta di casa senza chiavi per aprire.
anni fa la mossa geniale. "puoi tenerci un mazzo di chiavi di casa nostra, per favore? non si sa mai".
stasera è uno di quei: non si sa mai.
in due minuti ho fatto la doccia.
in uno ho infilato un vestitino nero - da montanara a donna in sessanta secondi, quando si dice: essere versatili.
in mezzo mi sono messa una collana etnica al collo - arancione di perlina africana su rosso di pelle abbronzata di sole.

di nuovo in macchina - come se non bastassero le ultime cinque ore passate al volante.
su un terrazzo affacciato sui vigneti della franciacorta troverò i miei maschietti.
uno sorriderà: "bentornata, cri", e mi abbraccerà stretta.
tre andranno avanti a giocare.
un anno dopo - esattamente un anno dopo - il camion rosso dei pompieri di nuovo sul cemento del terrazzo.
eri lì, nonna giulia.
eri lì, insieme a questi tuoi ultimi nipotini a giocare con il gioco con cui sempre giocavano quando venivano a trovarti.
ti immagino lì, a guardarli da quella nuvoletta adagiata nel cielo.
ti immagino lì, giulia.
ti vedo sorridere.
 
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falso ciclista

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Bel "giretto" di montagna
bella descrizione
sentieri
rocce
sfasciumi
neve
e stelle alpine.

Ero li con voi
che amo la montagna
e i sentieri verticali
compagni di tante storie
prima di venire rapito
dai sentieri più orizzontali.

Grazie per avermi riportato
ai ricordi di vita
troppo trascorsa

Ma quella lettera
d'amore materno
Mi ha lasciato senza fiato
come la salita
al Gran Paradiso.

Ciao Lia, l'esperta
Ciao Simona, che adesso sa
Ciao Cri narratrice di sentimenti

.... una cosa così almeno una volta all'anno

Ma un anno a questa età è troppo ...
 

Jackie

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Cri, hai un grande dono, coltivalo e fallo crescere sempre più.
Grazie per tutte le emozioni che ci trasmetti. :amore::amore:
 

liam

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Più tardi recupero qualche foto delle ultime 2 tappe e forse aggiungo qualche numero.

Ma la curiosità della pulsatilla.
Ecco, avrò letto male il tabellone, sarà stato il fiore sotto, il fiore sopra.
Invece forse mi salvo.
Ho trovato una Pulsatilla Alpina bianca. Sembra che si trovi anche da quelle parti.
Facciamo finta sia lei.
 

maryam

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Io mi ero impegnata a concentrarmi molto il terzo giorno e a non fare troppe storie, era il più difficile, se fossi sopravvissuta a quello, poi sarebbe stata una passeggiata, dicevano...
Ma andiamo per ordine, Giacoletti: sono preparata al canalone; Sentiero del postino: sono preparata ai pioli... Però, appena lasciamo il rifugio, ecco i pioli negati, quelli del letto a castello, quelli di cui nessuno mi aveva parlato...anni luce prima del sentiero del postino!
Lia mi mostra come fare, metti un piede qui, poi ti spingi avanti, mi raccomando, devi aderire con l'anca alla roccia...
No, stiamo scherzando, io neanche ci arrivo, mi calo e scendo girata di faccia e poi alla roccia ci appoggio il culo, non è elegante ma funziona uguale, Lia non guarda...
Cammino sulle uova, lo sfasciame, tutta sta roba in più bagnata perché ha diluviato ieri sera e siamo a 2.700 metri ed il sole qui non c'è ancora arrivato, per fortuna c'è un sacco di neve e allora, facciamo finta di avere gli sci ed anche questa è andata.
Arriviamo al río, una cascatella con delle rocce a cui aggrapparsi per attraversarla. A me sembra immensa come il salto angel e a quelle rocce mi aggrappo anche con le unghie ma passiamo anche questa.
Arriviamo al postino. I pioli e poi un tratto quasi verticale, ma con le catene. Ci provo ma non ci arrivo, a un certo punto i pioli finiscono e dovrei infilare il piede nella roccia e tirarmi su. Mi tremano le ginocchia, è impossibile, le ragazze mi dicono che non importa, che possiamo scendere e poi risalire, mi scoccia perché loro il postino lo volevano fare e di sicuro non mi lascerebbero fare l'altra strada da sola...in un motto d'orgoglio alzo il ginocchio fino alla roccia e mi ci rotolo sopra. Non è elegante, ma funziona uguale.
La mia ostinazione viene premiata, il secondo tratto difficile, un passaggio mezzo franato con l'acqua che scorre e lo rende scivoloso, è schermato da un muro di neve che m'impedisce di guardare sotto, mi attacco alla catena e passo in scioltezza. La neve è mia amica.
Dopo un bel tratto a mezza costa quasi piano, ancora un pietraia da attraversare, facciamo una pausa e ci godiamo il panorama sulla vallata.
Ancora un sentiero che fa un po' di tornanti e poi un bel nevaio da attraversare che ci porta alla salita per il buco del viso. Lia si mette davanti a me con il passo da tappo e in un attimo siamo a 2887 metri e senza neanche il fiatone.
Da lì è tutta discesa fino al rifugio e domani è facile, si... proprio.
Sapete come i francesi tracciano i sentieri? Prendono una pietraia, ci buttano su delle strisce di vernice a casaccio e quello lo chiamano sentiero.
Non è facile, non è facile per niente, il sentiero è stretto, è esposto e ci sono questi maledetti sassi da scalare...io di qui non mi muovo, ma non ci sono alternative, anche se volessi chiamare i soccorsi (cosa che mi costerebbe qualche migliaio di euro ed una pessima figura), non c'è campo e non si può atterrare... non ci sono alternative, bisogna superarla, ma ad un certo punto, quando ormai sono al sicuro, arriva l'attacco di panico in piena regola con tanto di crisi di pianto, attacco d'asma e tutto il repertorio...anche perché nel frattempo Lia mi perde Marley.
10 minuti e si riparte, altre pietre, altri nevai, tanta, tanta discesa, ma il peggio questa volta è passato sul serio.
Il giro del monviso è bellissimo, sono contenta di averlo fatto ma quando, questo weekend, Lia mi dice che siamo ad un paio di km. in linea d'aria dal rifugio du Viso... Io penso, fosse anche a un paio di metri, col cavolo che mi rivede!
 
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Raùl

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Madremia, Simo: mi tremano le gambe solo a leggere il tuo post!
Ricordo l'anno passato, un nostro amico comune (non il Valda) che mi invitò per fare un'escursione sulle sue montagne, qui in Toscana, lato Garfagnana ... niente di disagevole a parte un tratto chiamato "Gli Scaloni", che altro non è che una ripida salita di sassi a gradoni più o meno regolari inerpicati su uno strapiombo di cui si faticava a vedere il fondo.
"I miei vaffanculo" sono ancora tutti in fila nel suo zaino e fatica ancora oggi a selezionarli e catalogarli in base all'epiteto più o meno "amichevole" che li accompagnava! :rofl: :rofl:

Lui che continuava a ripetermi di non guardare giù, io che non riuscivo a guardare da nessun'altra parte!

Nonostante tutto siamo ancora amici! :rofl:

Alla luce di quanto racconti, hai tutta la mia stima! :muscle:
 

Jackie

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Simo, ti sono vicina :)
ho sofferto con te su quei sentieri, su quei gradoni e su quelle pietraie :sudore::oops:
però complimenti ragazza, ce l'hai fatta!!!:amore:
 

Vittoria

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Simo, come ti capisco! Quante volte in montagna avrei voluto avere 5 anni per poter piangere liberamente!
Lia, se le mie conoscenze botaniche non mi giocano un brutto tiro, da noi la pulsatilla alpina è bianca Mai visto una pulsatilla viola. La pulsatilla bianca non è un fiore tanto raro. Mai visto fiorito in luglio, sempre prima . Forse la quota ha ritardato la fioritura. Più rara (ma non tanto) la pulsatilla sulfurea, dai vistosi fiori gialli.
 

maryam

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Però il metodo Viso qualche risultato l'ha portato.
Io e la stambecca di Moncalieri questo weekend abbiamo fatto un giro in val pellice, certo più facile, certo più corto, certo tutto, però siamo arrivati a quota 2.377 ed il prato inglese che resiste a quelle quote non l'hanno ancora inventato, le pietre c'erano e parecchie!
Lia mi è testimone, non mi ha mai dovuto aiutare e non mi sono lamentata neanche una volta, un passetto dopo l'altro forse ho spostato i miei limiti un pezzettino più in là
 

Vittoria

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Suppongo che tu sia arrivata al rifugio Granero: complimenti. Senz'altro hai spostato i tuoi limiti. All' inizio del mio andare in montagna, i più esperti all'inizio stagione proponevano sempre un itinerario impegnativo perché, dicevano, le difficoltà successive ci sarebbero apparse più semplici: ora sei pronta a scalare....boh
 

liam

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Confermo, confermo!
Simo è salita al Rifugio Granero (andata sentiero dei larici, ritorno addirittura sentiero delle pietre) senza nessun problema.
Ha ancora portato i guantoni, malgrado l'assicurazione sulla presenza docce. Ma lavorandoci un po' risolveremo anche questo :rofl::rofl::rofl:
Raùl, a questo punto le cugine ti aspettano per la prossima:-))

Adesso spiego solo brevemente la storia della pulsatilla, prima che qualcuno pensi che sia diventata di colpo esperta in fiori alpini.
Riconosco forse l'achillea e ultimamente il timo serpillo (perché l'avevo visto raccogliere la settimana prima) e niente più.
Ma neanche Cri mi è sembrata molto ferrata sulla flora della zona.
I dubbi sulla differenza tra genziana e genzianella non sono ancora del tutto risolti.
Ci si indicava fiori e fiorellini a vicenda, senza avere idea del nome.
Nella nebbia verso il Giacoletti vedo un fiore bianco, leggermente a calice.
Chissà chi è?
Cri ha appena girato il tornante, non riesce a vederlo.
Non tornare giù, il prossimo che vedo te lo indico.
Non ne vedo più.
Rimane il dubbio su questo unico fiore.
Casermette prima del Buco.
C'è un tabellone con fiori e nomi.
Che ci sia anche lui?
Quello che assomiglia di più all'idea che mi è rimasta del fiore bianco ha come didascalia "pulsatilla".
Per me è un nome assolutamente sconosciuto.
Per Cri no, rimedio contro la tosse (o era il raffreddore?).
Decidiamo che ho visto una pulsatilla.
Poi si scopre che è viola, ma forse anche bianca.
Forse era un po' in ritardo.
Fine.
 

liam

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2020-07-20_062723.jpg
giorno 3 - rif. Giacoletti la mattina

2020-07-20_DSCN3005_rit.jpg
giorno 3 - dal punto panoramico del Giacoletti

2020-07-20_DSCN3028_rit.jpg
giorno 3 - balaustra di neve fatta posizionare nel punto più esposto in modo che Simo non potesse vedere giù (poi dite che non siamo organizzati)

2020-07-20_DSCN3041_rit.jpg
giorno 3 - ingresso buco del Viso

2020-07-20_DSC_1105.jpg
giorno 3 - attraversamento quadrupedi

2020-07-20_152154.jpg
giorno 3 - Viso di profilo (dal ref. du Viso o giù di lì)

2020-07-21_DSC_1123.jpg
giorno 4 - Viso con dado visto dal quasi col Vallanta

2020-07-21_105325.jpg
giorno 4 - scendendo nel vallone di Vallanta
 
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