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Diario Lettera al Cammino di Vittoria [DIARIO]


Vittoria

Utente storico
Socio Assoc.ne PPS
Caro Cammino, ancora una volta hai chiamato ed io ,con tante perplessità, ho risposto sì Non ho fatto sapere in giro dove andrò: tutti mi direbbero che sono matta e, francamente, non mi sento di dar loro torto. Ho il sostegno morale e materiale di mio marito che mi accompagnerà adeguando il suo passo veloce al mio lento, spero di non dovermi far portare lo zaino ma se sarà necessario, sicuramente lo farà.Adesso,mentre si avvicina il giorno della partenza (8 maggio)le sensazioni si alternano: in certi momenti mi sembra di affrontare una cosa normale(sono al terzo cammino) ma spesso penso: ho 72 anni, il cuore fa i capricci,le ginocchia fanno male, mi hanno telefonato oggi per fissare la data dell'intervento chirurgico ai piedi perciò mi sa che il mio cammino si trasformerà in un giro turistico. mi affido al buon Dio. Però so che, in ogni giorno, pochi o tanti che siano, di cammino, reciterò adattandola, la preghiera della Giovane Montagna. "ti prego, Signore, perchè il far Cammino non sia un altro possibile momento di egoismo. Ti prego perchè la cordialità, l'amicizia, la disponibilità che sul Cammino diventano un fatto spontaneo, lo siano nella vita quotidiana...
Ma per favore, Cammino, lascia perdere e non chiamarmi più!
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

Mercoledì partenza. Volo Milano madrid poi bus fino a Burgos. Sono agitatissima, se continuo così domani non saprò neanche più come mi chiamo. Si può? Spero che la notte porti consiglio.Non so il perchè di tutta quest'agitazione e provo a ripetermi i motivi per cui dovrei star tranquilla.
a) Non vado né ai Poli né nel deserto.
b) In qualunque momento posso interrompere il Cammino
c) se non ce la farò non ha nessuna importanza: non devo dimostrare niente a nessuno.
d)ho scelto volontariamente di recarmici, perciò ,cara Vittoria, sii coerente
e)Vittoria,ricorda la firma che hai scelto: se guardi alle difficoltà non andrai da nessuna parte.
Sono riuscita a darmi un po' di coraggio?
Ho riletto i vostri messaggi e mi sono rincuorata un po'. Grazie.
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

A me piace leggere il resoconto dei vari cammini. Noto però che il mio l'ho liquidato in poche righe.Mi sono vergognata:se tutti facessero come me non potrei avere il piacere della lettura. approfitto di questo periodo di forzata immobilità per colmare la lacuna.Comincio con alcune considerazioni. Nel1995, all'epoca del primo cammmino, i pochi pellegrini incontrati, volenti o nolenti, appartenevano tutti alla schiera dei "duri e puri".Nessuno si sognava di mettersi in cammino facendosi trasportare lo zaino, meno che mai si pensava a prenotare il posto:non ce n'era né la possibilità né il bisogno.In compenso, la scarsità di bar e negozi obbligava ad essere previdenti per ciò che riguardava le provviste. Né cellulari, né aggeggi elettronici vari, al massimo una guida cartacea. Era decisamente un cammino spartano ma mi aveva coinvolto emotivamente così tanto che dentro sono rimasta dura e pura e penso che, per me, questo sia il modo più ricco di soddisfazioni per affrontare il cammino. Ciò non toglie che per altri questa sia una cosa sbagliata: ognuno ha diritto di fare il cammino come meglio crede.
Non sto a ripetere i motivi della scelta di percorrere Burgos-Leon, ora, il racconto del CAMMINO 2013
8 maggio - ARRIVO A BURGOS.
Sapendo che sarei arrivata tardi, attraverso Booking. com avevamo prenotato una camera in un albergo,avvisando dell'ora il nostro arrivo. Quando arriviamo veniamo accompagnati dal direttore che fa un confuso discorso accusando l'agenzia di disguidi per cui non sapeva del nostro arrivo però aveva fissato per noi una camera in un'altra struttura. Ma se non sapeva niente del nostro arrivo, perchè aveva fissato la camera? Mistero. E' tardi, è da stamattina presto che sono in viaggio,non ho voglia di discutere e accetto la situazione
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

.9 maggio - BURGOS-RABE' DELLA CALZADA.
Le periferie delle città non mi piacciono perciò comincerò bluffando. Avevo visto che un bus, in partenza da Burgos prestissimo, andava a Villalbilla . Vado alla ricerca ma il bus partirà a mezzogiorno. Mi tocca giocare pulito.La periferia in uscita è assai meno squallida di quella in entrata.Nell'unico bar che troviamo aperto facciamo una colazione tristanzuola.Avanti,nella campagna piatta, sotto un cielo grigio. Arrivata a Villalbilla mi rendo conto che il cammino non entra nel paese e che, col bus, probabilmente avrei mancato il rendez-vous con mio marito. Non tutto il male viene per nuocere. Non c'è proprio niente da annotare fino a Tardjos dove comincia a piovere. Tappa al bar per un pranzo un po' anticipato con un sontuoso boccadillo. Il bar si affolla. Noi, per le nostre abitudini, ci siamo già fermati fin troppo e ripartiamo. E' un piacere camminare quando tutti si fermano a mangiare: siamo quasi soli. Arriviamo a Rabè. Comincio ad essere stanca. Per oggi basta. L'albergue Liberanos Domine ci accoglie, con il suo nome scritto sulla facciata a caratteri cubitali. Pur essendo presto, non siamo i primi. Più tardi arriva l'hospitalera ad accoglierci: è una signora gentilissima, efficiente: un concentrato delle doti di una persona che svolge quest'incarico. Ci vengono assegnati i posti in una camera con due letti a castello ben distanziati. Che bello! Avremo tanto spazio per noi. L'albergue si riempie, spuntano brandine dappertutto e anche lo spazio tra i castelli viene occupato. Nessun rammarico: si comincia a "compartir". Quando l'albergue ha esaurito la capienza, l'hospitalera accompagna gli ultimi arrivati nelle case che dispongono di posti letto. Tra un pellegrino e l'altro si occupa della cucina e ci prepara una cena semplice ma gustosa e abbondante. A tavola, siamo i soli italiani. Mi colpisce un ragazzo giovanissimo, americano, tutto creste, piercing e tatuaggi. A tavola tentiamo di fare un po' di conversazione ma è decisamente faticoso.
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

10 maggio - RABE' DA LA CALZADA - HONTANAS
L'hospitalera Clementina dice che oggi non pioverà ma il cielo coperto non promette niente di buono. Partiamo con le mantelle a portata di mano.Attraversato il minuscolo paese si comincia a salire dolcemente fra campi coltivati a grano e leguminose. Un passo dopo l'altro e la salita finisce. Dopo una parte in piano una ripida discesa ci porta in una valletta.Per fortuna in discesa i ciclisti annunciano il loro arrivo altrimenti quanto lavoro per il pronto soccorso! Vediamo un paese: è già Hornillos? Sembra vicinissimo ma la dstanza è ancora lunga, comunque si rivela più vicino di quanto pensassi. Tappa al bar. Intanto il cielo si è rasserenato ma l'aria è frizzante. Saliamo ad una solitaria meseta. E' solitaria solo perchè mancano case e costruzioni ma i pellegrini sono numerosi: oggi vediamo anche italiani. Vicino ad un mucchio di pietre con tanti "ometti" ci fermiamo per il pranzo. Il tempo passa, i pellegrini sono tanti, io sono lenta e temo di non trovare posto all'albergue. Spedisco Elio ad occupare 2 posti ad Hontanas e mi incammino tranquillamente. Subito, tantissimo fango: mi sembra di trovarmi di fronte ad un campo arato di recente sul quale sia piovuto per tre giorni. Di fianco alla strada, sul bordo del campo, i passi dei pellegrini hanno realizzato un sentierino pulito. Da figlia di contadini, mi fa male veder il grano rovinato ma con buon dose di ipocrisia ci passo ugualmente cercando di non uscire dal battuto. I cartelli indicano misure approssimative: dopo forse 5-600 m dal cartello che indica Hontana a 2 Km, un altro la dà a 500m. Elio torna, mi prende lo zaino. Hontana appare all'improvviso in fondo ad una valletta nascosta. L'albergue Puntido a poco a poco si affolla ed è pieno zeppo, con materassi in terra. Buona cena in compagnia di due Catalane che domani faranno ritorno a casa. C'è anche il ragazzo punk e tanti altri pellegrini incontrati ieri.
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

11 maggio - HONTANAS - SAN NICOLAS DE PUENTE FITERO
Stanotte, finalmente, ho dormito bene. Alla partenza, il cielo è sereno e l'aria frizzante. Le rovine del Convento di S.Anton mi sembrano meno suggestive di quanto avessi immaginato. Avanti. Due cani pellegrini: uno con imbrago e due borse, l'altro con pellegrino-ciclista che traina un carrellino con su un trasportino. Neanche fra i cani c'è parità, ma non so quale animale sia in situazione migliore: quello costretto a trasportare pesi o quello chiuso in uno spazio ristretto?Castrojerez si annuncia da lontano, macchia chiara ai piedi di un colle dominato dalle rovine del Castello. Cammina cammina eccoci alla chiesa di Santa Maria del Manzano, all'inizio del paese il cui attraversamento è più lungo di quanto ricordi. Si alza un venticello decisamente fresco. Si vede benissimo la strada da percorrere per arrivare all'alto di Mostelares. Scendiamo al ponte. Nei miei ricordi la pianura che ci separa dall'inizio della salita era assai più corta: che l'abbiano allargata senza dirmelo? Adagio adagio cominciamo a salire La strada passa tra tantissimo timo ed altre piante tipiche della vegetazione mediterranea. Pranziamo cercando riparo dal vento nella tettoia che c'è al termine della salita. Riprendiamo il cammino. Chissà perchè le frecce ci fanno percorrere un semicerchio quando si potrebbe tirar diritto sulla strada principale ? Alla fine del pianoro sommitale, ai piedi del quale si stende la grande pianura che dovremo attraversare, ci attende una discesa muy peligrosa:una ripida strada con fondo in cemento coperto da quel tipo di sassolini che, rotolando sotto le suole, ti mandano gambe all'aria. Con attenzione, arriviamo in fondo senza riportar danni. Decisamente più breve ma decisamente più ripida che la salita: fare la strada in senso inverso? beh, non voglio pensarci. Ora siamo si nuovo in un mare verde ed il vento crea delle onde incurvando gli steli di grano. Ecco un'ermita: aveva ragione Elio a dire che era prima del ponte! Qui c'è l'albergue San Nicolas de puente Fitero. In attesa, ci sono tre zaini e due persone: una è Giuseppe, napoletano estroverso, l'altra è Adriana, australiana di origini italiane che parla benissimo la nostra lingua perchè ha lavorato a lungo in Piemonte e Toscana. Il terzo zaino appartiene a una sudafricana che viaggia con Adriana. Arrivano gli hospitaleri: Bruno dalla grande barba bianca, Mauro dalla barbetta, Anna, dolce signora dai bianchi capelli. Ci viene assegnato il letto. Quando tutti i letti saranno occupati si sistemeranno materassi in terra.Accanto alla vecchia cappella che ospita l'albergue c'è un piccolo edificio che ospita cucina e servizi. C'è anche un bel prato. Faccio mezza doccia gelida: è finito il gas nella bombola. Riposata, mi offro di aiutare Anna a preparare cena. Anche questa volta mi tocca tagliare cipolle. Manca la corrente elettrica e si cena a lume di candela. Prima di cena, però, si svolge la cerimonia della lavanda dei piedi. Gli hospitaleros cercano di dare un tocco di solennità al momento ma i pinocchietti rossi di Bruno che sbucano dalla mantella smorzano sensibilmente la severità dell'atmosfera.Cena semplice ma abbondante: maxi insalata mista, chiodini sott'olio preparati da Bruno, pasta al sugo, frutta, il tutto innaffiato da barbera piemontese offerta da Bruno. Vado a dormire. La coperta è calda ma l'ambiente è freddo: grande com'è, manca l'effetto-Betlemme. Nella notte, esco per recarmi ai servizi. Il cielo è uno spettacolo meraviglioso: da quanto tempo non vedevo , nel nostro cielo velato di smog e nascosto dalle troppe luci, una simile quantità di stelle?



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Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

Una tappa al giorno, come se fossi sul Cammino
12 maggio - S. NICOLAS DE PUENTE FITERO - POBLACION DE CAMPOS
Forza, sveglia! Colazione (pane, latte, caffè, biscotti, burro, miele, marmellata, nutella). Foto di rito. Bruno viene ribattezzato Santa Klaus. L'offerta di un cioccolatino, foto di rito, saluti e via, ad attraversare il Ponte Fitero ed a sperderci nel mare verde di grano. Mi sento un insignificante granellino nell'immensità.Una decina di Km. dopo, tappa a Boadilla. Ho sete, soffia un vento non forte ma freddo e andiamo a scaldarci nel bar dell'albergue "En al camino"e , in una marea di ricordi del precedente passaggio, sorseggio un maxi-the bollente. Noi ci scaldiamo ma il vento no. Avanti, a costeggiare fino a Fromista il Canale di Castiglia. Sosta a Fromista con ricongiungimento di quasi tutti i pellegrini che hanno pernottato a puente Fitero. Proseguiamo per la nostra destinazione odierna: Poblacion de Campos. Per quanto sia presto, l'albergue è già affollato: nel grande prato antistante c'è chi stende il bucato, chi fa streching, chi si spalma di crema e chi, semplicemente, si riposa. Tutti i posti letto in basso sono già occupati ma una gentile e un po' casinista madame francese mi cede il suo. L'hospitalera ci prepara una super-cena:sopa con chuchurros, paella, insalata e ben tre dolci. Sarà che era troppo abbondante, ma passo una notte molto agitata.
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

13 maggio - POBLACION DE CAMPOS - CARION DE LOS CONDES
Dopo la nottataccia, parto già un po' stanca. Per fortuna, oggi, la tappa sarà breve. Certo che questi rettilinei sembrano non finire mai, chissà domani! Non voglio fasciarmi la testa prima del tempo e mi godo la gradevole temperatura della giornata odierna. Non faccio colazione con la solita tostada ma mi limito ad un tè. Ci sarebbe una variante che evita il paese di Revenga de Campos, ma noi scegliamo l'andadero lungo la statale: è sicuramente più affollato l'andadero della strada. Cammina cammina e finalmente siamo a Villalcazar da Sirga. Entriamo in paese con la speranza, rivelatasi vana, di trovare la chiesa aperta. Incontriamo per l'ultima volta Adriana: lei procederà con tappe più lunghe delle nostre. Saluto il mesonero Manolo: già tre anni fa se ne stava lì, con il suo bicchiere davanti. Se potesse parlare, chissà quante storie potrebbe raccontarci. Ma con una statua la conversazione non c'è. Mi viene voglia di qualcosa di solido da mettere sotto i denti: pane e cioccolato fanno per me. Riprendiamo l'andadero. La nostra meta appare ma non arriviamo mai. Finalmente facciamo la nostra entrata a Carion de los Condes e ci sistemiamo nel primo albergue che incontriamo.Ci viene assegnata una stanza con quattro letti bassi, molto ravvicinati e assai cigolanti. Dalle coperte del tipo "da cavallo" esce un forte odore di disinfettante. Dopo un po' arriva un pellegrino polacco che non parla neanche a gesti. Dev'essere molto stanco perche, terminate le incombenze dell' arrivo, lo vedremo sempre dormire. Dopo le consuete operazioni dell'arrivo, usciamo per mangiare il solito boccadillo. A giudicare dal numero e dalle dimensioni delle chiese, Carion doveva essere città di grande importanza. Finito il giro di visita al paese, ci sediamo su una panchina a godere la bella giornata. Nel chiostro (l'ostello è annesso al Convento delle Clarisse) scrivo il resoconto della giornata ma mi addormento mentre scrivo. Nuova uscita per la cena .Torniamo all'albegue e .....buona notte!
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

14 maggio - CARION DE LOS CONDES - CALZADILLA DE LA CUEZA
Anche stamattina gambe in spalla e pedalare. Dopo la colazione al bar all'uscita del paese, partiamo. Ci attende un nastro asfaltato fin oltre la cascina dell'Abazia(ristrutturata) : 3 anni fa la strada era bianca. Tuttavia l'asfalto è tutto rovinato: ne hanno spalmato uno strato sottilissimo. Poi, su sterrato, avanti, avanti... Il punto di ristoro che si incontra a metà percorso si sta ingrandendo. Vicino sono sorte costruzioni agricole ed il rudere di fronte è stato ristrutturato. Più avanti incontriamo un' area di descanso nuova o rimessa a nuovo. La tappa, oggi,mi è sembrata particolarmente lunga . Il dolore retrosternale si è fatto sentire. Mi è pure venuta una vescichetta, per fortuna di quelle buone. Sbrigate le incombenze di ogni arrivo, pranziamo con gli avvanzi di ieri. Abbiamo camminato con il cielo sereno, a tratti senza una bava di vento. Nel tardo pomeriggio, però, nel cielo si accalcano grossi nuvoloni scuri, raffiche di vento sollevano polvere e portano qualche goccia di pioggia. A cena siamo di fronte ad una coppia di australiani che conoscono l'italiano come noi l'inglese, cioè niente. Per di più sono al primo giorno del cammino e non hanno ancora preso contatto col pellegrinese. Vista la stazza dell'uomo, gli chiediamo se per caso è stato giocatore di rugby. Si illumina e comincia a raccontarci che aveva anche giocato a San Siro ed aggiunge particolari che, forse più che capire, intuiamo. Passiamo una bella serata in loro compagnia. Nonostante tutto la difficoltà a capirci dipende più dall'elevato brusio dei commensali che dalla diversità di linguaggio. Viene proprio da pensare che tante incomprensioni,nella vita, sono dovute al non voler capire l'altro. Ora, a nanna!
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

14 maggio - CALZADILLA DE LA CUEZA - SAN NICOLAS DEL REAL CAMMINO
E' piovuto parecchio durante la notte e quando ci alziamo pioviggina ancora per cui indossiamo mantella e pantaloni impermeabili. Il dolore di ieri mi dice che è meglio prenderla con calma e siamo fra gli ultimi a partire. Questo comporta dei vantaggi: poichè smette di piovere quasi subito,noi praticamente non ci bagnamo (gli indumenti indossati, però, ci proteggono dal vento) e finalmente camminiamo in solitudine. Oggi c'è qualche leggero saliscendi. Seguiamo l'andadero lungo la statale deserta, tra ginestre non ancora fiorite e tamerici in boccio. C'è fango, ma il fondo stradale è stato in grado di drenare la pioggia notturna e si cammina abbastanza bene. Ci discostiamo dalla statale per entrare in Ledigos, sovrastata da una chiesa con uno strano campanile. Vicino all'albergue, un furgone sta caricando parecchi zaini. Proseguiamo sull'andadero, attraversiamo Terradillos del los Templarios e proseguiamo sulla variante por campos. Incontriamo lo strano pellegrino, vestito con saio e che già incontrammo tre anni fa nei pressi di Pamplona, che cammina in senso inverso ed è seguito da un cane con le scarpe. All'ingresso a Moratinos c'e una collinetta con porte, comignoli, antenne televisive. Andiamo alla ricerca dell'albergue San Bruno. Calorosa accoglienza da parte di Bruno, hospitalero italiano. Vorremmo mangiare un boccadillo ma il panettiere non è ancora arrivato. Bruno ci propone una fetta di torta di mele: la miglior torta di mele che io abbia mai mangiato!!!Il paese è piccolo ma oggi è festa grande: si celebra San Isidro. Ci sarà messa e, dopo, nell'albergue , pizza per tutti. Quando usciamo dal paese, siamo accompagnati dallo scoppio di mortaretti. Giungiamo infine a San Nicolas del Real Cammino: una manciata di case e l'albergue. Siamo accolti in una camera con due letti a castello. Dopo i soliti compiti da sbrigare all'arrivo, scendiamo nel patio riparato per riposare ed aspettare che il tempo passi. Il secondo castello viene occupato da una ragazza canadese. Sperando che provenga dalla zona francofona, mi rivolgo a lei in francese. Lei mi risponde in inglese. Arriva nel frattempo anche l'altra occupante: è giovane, carina,italiana e si rivolge alla canadese in inglese ma le viene risposto in francese. E' evidente che non ha nessuna voglia di conversare e noi la lasciamo con le sue cuffie ed i suoi aggeggi elettronici. Lo scambio di idee avviene. fra noi e la simpatica italiana . E per oggi basta così.
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

15 maggio - SAN NICOLAS DEL REAL CAMINO - BERCIANOS
Donde esta la caliente Espana? Frio, muy frio. Però, per fortuna, camminando, niente pioggia. Camminiamo nel solito mare verde fino a Sahagun dove ci fermiamo per la colazione e la spesa. C'è una giovane pellegrina tedesca che spinge un passeggino: dentro c'è una bambina di forse due anni e un cagnetto. Penso: ma questa gente quanto vuol bene alla propria bestia? Il cane con le scarpe camminava con evidente fatica.Il cane nel trasportino non aveva neanche lo spazio per girarsi. Il cane con imbrago? Senz'altro non era contento del peso. Il cane costretto nel passeggino? Boh, non so il cane ma mi sembra che la bimba, sballottata di qua e di là, abbia come punto di riferimento proprio il cane ma avrebbe bisogno di ben altri punti di riferimento. Bercianos è vicinissima quando sento il campanello d'allarme. Mi fermo e mi siedo sul ciglio della strada: è in pendenza , scivolo e sto scomoda. Mi sdraio, riposo meglio e il dolore passa. Sono ancora sdraiata quando passa un vecchietto (presumibilmente più giovane di me) in bicicletta. Si ferma e vuole portarmi aiuto. Io ho un bel protestare che mi serve solo un po' di descanso. Lui insiste dicendo che andrà in paese a chiamar soccorso. Onde evitare l'arrivo di un'ambulanza, balzo in piedi e mi avvio con passo baldanzoso. Appena l'uomo esce dalla visuale riprendo il mio normale passo e lemme lemme arrivo all'albergue. Fuori c'è già una lunga coda di zaini. Riesco ad occupare l'ultimo letto in basso. Quante zuccate ho già battuto?Quante ne batterò ancora? Gli hospitaleri preparano una buona paella, ma prima di servirla, viene fatta leggere una preghiera nelle diverse lingue. Dopo cena, per far festa, si canta, dapprima una ironica canzone sull'aria della "Bamba" poi ogni gruppo, per nazionalità, viene invitato a cantare una canzone del proprio paese. I numerosi coreani cantano aggraziati, il maschio della coppia lituana ha una voe potente ed educata, l'olandese sola soletta ha una voce da corista,il brasiliano è assai simpatico ma come cantante....Noi italiani siamo in 5, per fortuna, uno dei tre trevigiani ha una gran voce e cantiamo "O sole mio" Altri pellegrini si uniscono e terminiamo con un coro generale. Quando andiamo a dormire , continua a scendere una pioggia leggera e insistente
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

16maggio - BERCIANOS - BURGO RANERO
Ci alziamo. Non piove più. Oggi tappa brevissima: sicuramente tanto, a Leon, avremo tempo da vendere . Ce la prendiamo comoda. Anche oggi andadero e carrettera corrono vicine: pellegrini sì ma auto no. Fa freddo anche oggi. Nel piatto panorama, si distinguono le lagune di Bercianos. arriviamo, ovviamente prestissimo, a Burgo Ranero. Anche qui una laguna. Cerchiamo un posto dove sistemarci ma gli ostelli sono ancora tutti chiusi.Non ci resta che andare al bar...meno camminiamo e più mangiamo. Nella fila di zaini davanti all'albergue municipal, i nostri occupano il primo posto. Quando l'albergue apre vediamo che c'è una bella sala chiara riscaldata da una stufa che, forse a causa delle scarse conoscenze in materia dei ragazzi che l'accudiscono,fa un gran fumo: al mattino dopo sento puzza di fumo dappertutto e mi sembra di essere un pezzo di spek affumicato.Andiamo a cena nel ristorante di fronte. Quando entriamo tuona, quando usciamo diluvia.
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

17 maggio - BURGO RANERO - RELIEGOS
Alzati, pellegrino e va incontro al tuo destino! Siccome ieri il dolore al petto si è di nuovo fatto sentire, oggi scegliamo un tragitto corto. Anche oggi partiamo per ultimi o quasi. Il cielo è quasi completamente sereno. Fa freddo ma quando non c'è vento la temperatura è accettabile. A poco a poco i pellegrini che si sono alzati prima di noi ma sono partiti dopo ci superano. Da segnalare: sorpassiamo anche noi una coppia che procede più lentamente di noi! Dopo Burgo Ranero il terreno non è più così piatto ma comincia a mostrare piccoli avvallamenti e basse collinette mentre in distanza si vedono le cime innevate dei monti di Leon. Anche le coltivazioni iniziano a cambiare: ci sono, negli avvallamenti, dei pioppeti e tratti incolti. Le aree pic-nic, pur essendo numerose, sono inagibili perchè invase da alte erbacce.C'è anche un campo-scuola di volo. E' neve raggrumata o grandine mezza sciolta ciò che si è accumulato nel fosso lungo la strada? Anche qui l'andadero corre vicino alla strada, accompagnato da platani rachitici. I punti ristoro? Nada de nada, meno che da Carion a Calzadilla. Arrivati a Reliegos, andiamo sulla piazzetta che ricordavo assolata e affollata. Adesso è quasi deserta. Infatti, tra le nuove costruzioni che sono sorte qui come in tanti altri paesi attraversati da Cammino, all'inizio del paese c'è un albergue con bar e ristorante . Qui si affollano i pellegrini che disertano i due bar sulla piazzetta e si perdono l'allegra compagnia del singolare personaggio (Eusebio?) titolare dell'altrettanto singolare bar. Anche qui case sotterranee. Andiamo all'albergue. Non è particolarmente gradevole ma alle prime gocce di pioggia l'hospitalera porta gli stendini che prima erano sulla strada nella palestra riscaldata e così possiamo asciugare il bucato. Qui c'è una postazione internet e per usarla prendo una moneta dal portafoglio. Quando vado a cenare mi accorgo di essere senza portafogli. Corsa all'ostello. Davanti al computer c'è una coppia inglese che smanetta ma il mio portafoglio c'è ancora: la coppia non se n'era neanche accorta! Che botta di fortuna!
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

14 maggio - RELIEGOS - PUENTE DI VILLARENTE
E anche stanotte è piovuto. Per fortuna il fondo degli andaderi è drenante così non c'è fango. Anche oggi lunghi rettilinei accanto alla strada asfaltata, dapprima con traffico quasi nullo, poi con più veicoli. A Mansilla de las mulas tappa per colazione. Il bar all'ingresso del paese è superaffollato, gli altri sono chiusi. Quasi all'uscita del paese ne troviamo uno deserto e ben riscaldato che ci serve un'ottima colazione. Ancora avanti. Prima di Villamoros sentiamo il suono delle campane. E' domenica e decidiamo di andare a Messa perciò abbandoniamo i segnali ed entriamo nel paese. Lo attraversiamo perchè la chiesa si trova all'altro capo. Quando entriamo, la messa è iniziata da poco. Il nostro ingresso non passa inosservato : dopo aver chiuso rumorosamente la porta, riesco a sbattere dovunque possa sbattere e a far cadere tutto ciò che può cadere. Il prete potrebbe pure parlare turco e non me ne accorgerei tanto la voce mi giunge confusa. Durante l'omelia afferro la parola "peregrinos": è evidente che si rivolge a noi, infatti gli otto fedeli presenti si voltano a guardarci e noi ci stampiamo in faccia un sorriso ebete. All'uscita, coro a 8 voci di "Buen camino". Ci rimettiamo in viaggio. Poco prima del lungo ponte di Villarente, sull'altro lato della strada, in un grande spazio davanti ad un bar c'è un agitarsi festoso di braccia in segno di saluto. E' il giovane ragazzo punk incontrato nella prima tappa. E' un gesto che ahimè si va rarefacendo come lo scambio di saluti tra pellegrini sconosciuti, Fatto da chi meno lo avrei aspettato mi scalda il cuore e stavolta il sorriso non è di circostanza .Ovviamente, anche noi ricambiamo i saluti in modo caloroso
Perchè arrivare più avanti se il biglietto aereo è per mercoledì? Ci fermiamo al primo albergue. Ha pochi posti, ci viene assegnato il posto in una camera a quattro letti. In quella camera resteremo gli unici pellegrini. Arriva un polacco che parla solo polacco, ma a gesti più o meno ci intendiamo. Arriva un ciclista che si rivolge a noi in inglese forse perchè sente che fra noi parliamo in piemontese e non riesce a capire la nostra provenienza. Poi, però, quando capisce che siamo italiani, parla un italiano modello Montalbano: infatti è un siciliano trasferitosi da piccolo a Londra. Lo scambio di idee avviene agevolmente. Anche qui si annuncia il solito temporale serale ma tutto si riduce a qualche folata di vento, a tuoni e fulmini e quattro gocce di pioggia.
 

Vittoria

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Re: Lettera al Cammino

15 maggio - PUENTE DE VILLARENTE - LEON
Ormai siamo alla periferia di Leon , quindi ci attende un percorso ben poco entusiasmante. Annoto due cose. La prima: ad un certo punto penseresti che il tracciato debba prosegure diritto ma numerose frecce indicano inequivocabilmente una svolta ad angolo retto a destra. Se anche non vedessi le frecce, non potrei ignorare la processione di pellegrini che seguono quella direzione. Tuttavia c'è un capannello di persone che controllano il percorso sulla mappa elettronica e discutono su quale strada seguire. La seconda: in città troviamo quasi subito un internet point così posso stampare i biglietti ed Elio, finalmente, si mette il cuore in pace. A Leon l'albergue delle suore Benedettine l'altra volta non ci aveva entusiasmati e, siccome c'è una gran coda in attesa, andiamo a quello dei Francescani(?)Più che un ostello per pellegrini mi sembra un collegio ma le camere sono spaziose e i letti comodi. Siamo i soli occupanti della camera. Arriva un'altra coppia. Li salutiamo ma ci ignorano. Quando usciamo, nuovamente li salutiamo e nuovamente ci ignorano. Questa scena si ripete ad ogni entrata ed uscita. Poichè tra di loro parlano normalmente, ne deduco che non sono sordo-muti. Forse siamo diventati invisibili.....Questo è l'ultimo giorno da pellegrini . Domani ci attende una giornata da turisti in visita a Leon e ci trasferiremo in una pensioncina vicina alla stazione per essere pronti a partire prestissimo con il treno per Madrid. Termina così il nostro Cammino.
Precisazione: ho spesso usato "noi" e non "io" non per il plurale "majestatis" (forse non lo usa neppure più il Papa) ma perchè, dopo 40 anni di matrimonio e tantissime cose fatte insieme con mio marito, mi viene spontaneo pensare non come "io" ma come "noi". Ora, però, una cosa personale.
SECONDA LETTERA DI VITTORIA AL CAMMINO
Carissimo Cammino, che cosa mi hai lasciato, questa volta? A parte un rinnovato rapporto con il marito (grazie!) devo dire che, appena tornata a casa ero profondamente delusa. E' vero, mi aspettavo di trovarti un po' meno affollato, ma non era questo il problema. Mi sembrava che la grande maggioranza dei pellegrini fosse più occupata ad usare telefonini e computer che dal cogliere il senso del cammino.Mi era sembrato che la tecnologia ti stesse uccidendo.Poi mi arrabbiavo con me stessa : ma io chi sono per stabilire il modo giusto di far cammino? Ognuno ha il diritto di farlo come meglio crede. Poi però riflettendoci ho pensato che la colpa era mia e solo mia: questa volta non sono stata capace di abbandonarmi al tuo incanto, troppo preoccupata dai miei problemi. Io sono fatalista: se deve arrivarmi qualche tegola mi arriva in qualunque posto io sia, anche se è mia cura fare il possibile per evitarla. Proprio quest'impegno nel cercare di cogliere qualunque piccolo segno premonitore di qualche possibile malanno mi ha impedito di accostarmi a te con la necessaria apertura mentale. Questo non per me ma per mio marito e mia figlia: se mi fosse successo qualche guaio, conoscendoli, per tutta la loro vita si sarebbero portati dentro il rimorso di non aver ostacolato questo progetto ma di avermi incoraggiata fin dal primo momento. Ti chiedo scusa: il tuo incanto è sempre uguale, spetta ai pellegrini trovarlo e viverlo. A parte queste considerazioni, sento che non mi chiamerai più. La "santiaghite" non mi è passata, si è trasformata. Pensavo che questo sarebbe stato un momento molto triste, invece l'ho accettato con la serenità che forse solo tu sai dispensare. Continuerò a leggere tutto cio che ti riguarda, ad ascoltare volentieri i racconti di altri pellegrini ed a parlare altrettanto volentieri dei miei cammini. Mi sembrerà di essere ancora diretta a Compostela. Certo, c'è malinconia, ma quella quieta, come certi giorni d'autunno. Grazie,caro Cammino, per tutte le emozioni che mi hai dato, per quello che mi hai insegnato, per i ricordi che ho accumulato: doni più preziosi di qualunque tesoro che nessun ladro potrà rubarmi e nessun terremoto potrà distruggere. E pure esentasse! Tu continuerai a dispensare i tuoi doni ed io ad essertene riconoscente
 

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