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prima due, poi sei: ferrol - santiago - finisterre

Discussione in 'Pellegrini in cammino ...' iniziata da guido_e_cri, 14 Aprile 2019.

  1. SANDRO60

    SANDRO60 Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    buona giornata ai nostri grandi pellegrini.
     
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  2. minuetta

    minuetta Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Questa è magia !!!
    Fantastico incontro ,grande abbraccio



    Inviato dal mio HUAWEI TAG-L01 utilizzando Tapatalk
     
    Ultima modifica di un moderatore: 14 Maggio 2019
    A Grazia S piace questo elemento.
  3. fulvia53

    fulvia53 Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Bellissimi questi incontri che non sono programmati. :amore:
     
    A Grazia S piace questo elemento.
  4. guido_e_cri

    guido_e_cri Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    epilogo
    (non che ce ne fosse strettamente bisogno.
    ma senza mi pareva di avevi abbandonato tutti lì sul capo, alla fine del mondo, alla fine del tramonto)


    in un mezzogiorno di luce oceanica abbaccinante.
    in un mezzogiorno di scintille di onde che riverberano in superficie.
    in un mezzogiorno di nuvole dense di temporale che romba da giorni.
    in un mezzogiorno che cola nero come catrame pastoso e silente.
    il nonno chiude lo zaino, saluta e sale su un autobus per Santiago.
    sono scelte.
    si fanno.
    vengono fatte.
    poi ognuno si rintana nel suo angolo a leccarsi le sue ferite.
    lingua abituata ed resa esperta dagli anni.
    lingua di casa dentro un gesto del sempre.
    lingua ruvida di sale antico.

    il mar de fora.
    selvatico e selvaggio.
    incanta.
    addosso brucia il caldo di un pomeriggio che pare fuoco.

    un figlio addormentato dentro il suo sudore di bambino ormai appiccicoso.
    koala attaccato a zaino arancione.
    piccole dita stringono una tela scolorita dal tempo.
    ce lo passiamo di braccia in braccia.
    è molle, umido, abbandondato.
    pesa di un peso pesante e lievissimo.

    ha dei solchi attorno agli occhi, l'uomo che racconta il mare dentro il museo della pesca.
    quando li spalanca - occhi che pare vedano oltre l'orizzonte - quelle rughe di anni e di vita brillano bianche.
    attorno pelle abbronzata di barca, di aria, di mare e di lavoro.

    corpi bambini.
    erano grumi di cellule.
    erano corpi nel mio corpo.
    sono muscoli.
    tendini.
    nervi.
    gambe lunghe.
    vite da vespa.
    fianchi stretti.
    membra scolpite di quella grazia e quella forza che sta uscendo dall'infanzia.
    gli occhi brillano.
    le bocche ridono.
    saltano tra roccia, sabbia, mare.
    erano miei.
    saranno del mondo.

    la piazza del porto alla fine del mondo.
    trenino giallo.
    chi guida quel trenino giallo.
    dente che manca, capello lungo, aria hippie, occhi che ridono, sorriso che contagia.
    accarezza tom.
    ed è una carezza inaspettata.
    lieve e dolcissima.

    ale e michi fanno le impennate con il passeggino.
    e pazienza se nel passeggino è seduto un fratello.
    tanto ride, il fratello seduto.
    ride.
    ride.
    poi - improvviso - il riso finisce in strillo di disappunto.

    uno svizzero mi ha visto tre volte tre minuti.
    stazione degli autobus a santiago.
    fermata degli autobus a finisterre.
    tavolino del ristorante.
    nove minuti.
    e già fa la domanda delle domande: "ma allora, perché con tuo papà?"

    in giro in quella che per noi è mattina.
    e in questo paesino di pescatori è alba di sole.
    foschia sulla baia.
    gabbiani in cielo.
    case che si risvegliano.
    barche promesse di pesci.
    alla fermata degli autobus, dei pellegrini aspettano il pullman.
    e la loro vita di sempre - per sempre diversa.
    profumo di pane, naso segugio.
    forno nascosto dentro un cortile.
    profumo di fiori e muri di calce.
    farina ovunque.
    mani bianche sottratte all'impasto.
    due barre de pan.
    e due brioches che paiono ruote di triciclo.

    poi un taxi.
    ed è saluto.

    ===================

    entrare in casa.
    essere ufficialmente tornati.
    non esserlo per niente.
    non essere da nessuna parte.
    non in cammino.
    non a santiago.
    non a finisterre.
    non qui.
    non seduta davanti a quella scrivania in quell'ufficio comunale, domani.
    essere in un altrove che chissà dov'è.

    entrare in casa.
    un'occhiata allo specchio rimanda un naso scottato che si sta già spelando.
    fare quello che c'è fare.
    cartelle e quaderni controllati.
    valige sommariamente svuotate.
    libro tirato fuori dallo zaino [pagine lette: sei. tutte sul volo d'andata].
    tigri sistemate sulla mensola della libreria in attesa del prossimo giro. hanno ancora il moschettone addosso, per essere più pronte.
    nel lavandino accanto alla lavatrice, distesa di conchiglie appena lavate. brillavano di oceano. ora stanno asciugando.
    tavola apparecchiata.
    cipolle tagliate.
    grana grattuggiato.
    risotto e taccole.

    cena.
    ma poi.
    poi presto - prestissimo - la luce del giorno ancora in cielo ("[do]v'è buje? [do]v'è?" chiede tom) - saluto tutti.
    in camera, da sola.
    mi rintano in un nido dentro cui lasciarmi trovare da me.
    mi rintano in un bozzolo di coperte dentro cui non entra altro.
    ho bisogno di silenzio.
    di niente.
    di nessuno.
    ho bisogno solo di me.
    non dormo niente.
    ho tutto addosso.
    tutto dentro gli occhi.
    tutto dentro il cuore.
    tutto dentro i ricordi.
    deve decantare.
    devo tornare.
    magari domani.
    magari dopo la mattina del domani.

    ===========

    quello che lascia questo cammino

    noi cinque.
    lì.

    noi due, il nonno e io.
    da: "potrebbe diventare tradizione".
    a: "mai più".
    c'è stato tutto, in questi 120 chilometri.
    è 40 anni che c'è tutto, dentro la nostra vita insieme.
    al momento, dovessi dire, direi: la prossima volta sola.
    ma era già tutto scritto.
    era pronta a scommetterci d., lei che ci conosce da sempre.
    l'avevo scritto io il giorno zero: "nell'infilare gli zaini nel bagagliaio zucca contro zucca il nonno e io. l'abbiamo entrambi parecchio dura".
    l'aveva scritto emmeti: "non sarà facile questo cammino, cri, ma questo lo sai bene".
    nessun cammino è facile.
    quando è facile, la gente in vacanza non si macina centinaia di chilometri su sentieri altri.
    quando è facile, la gente si sdraia sotto l'ombrellone, si legge un libro, si beve un aperitvo sul lungomare di qualche mare caldo.
    non è stato facile.
    ma è stato cammino.
    serviva.
    ed è servito.

    tre foto del nonno.
    la prima, di parole.
    lui sul volo d'andata.
    addosso quella felicità bambina.
    la seconda, il nostro selfie.
    io faccia felice, lui faccia soddisfatta.
    la terza.
    quella che gli ha fatto edo.
    ride.
    pare ridere di gusto.
    è bello il mio papà, quando si concede una risata.

    non si sceglie tutto.
    destino e fato scelgono per noi.
    però.
    però si sceglie come stare dentro gli accadimenti.
    come reagire alla vita.
    e se.
    no.
    non è facile.
    non è facile per nessuno.
    non lo è stato neanche per me.
    esco da questo cammino sapendo bene che il mio sole ed il mio sorriso sono stati dono.
    ma anche scelta.
    esco da questi passi con addosso questa consapevolezza in più.
    ed è una consapevolezza che mi rende soddisfatta di me quando mi guardo dentro uno specchio.

    c'era una me che aveva 20 anni.
    abito lungo di seta blu, girocollo di perle.
    c'era una me che aveva vent'anni ed stava uscendo per una serata che sarebbe stata parecchio elegante.
    c'era una me che aveva vent'anni ed era pronta per festa in una villa a cinque minuti da casa, anacronistici mattoni rossi dentro la grande città.
    c'era una me che aveva vent'anni e non vedeva l'ora di appoggiare le sue scapre eleganti sulla ghiaia.
    c'era una me che già pregustava il rumore che avrebbero fatto, quelle scarpe più belle di sempre, quando sarebbero scivolate su quei sassi minuscoli.
    era un me che aveva voglia di braccia a cingere vite di altri.
    aveva voglia di braccia altre a cingere la sua, di vita.
    una me bicchiere in mano.
    una me sorriso timido.
    una me sorriso felice.
    una me soddisfazione.
    una me spensieratezza, almeno a vent'anni.
    c'era quella me di allora che usciva sbattendo la porta.
    c'era quella me di allora che piangeva disperata in ascensore.
    c'era quella me di allora che camminava.
    e il marciapiede non lo vedeva neanche, che gli occhi erano pieni di lacrime.
    e le mani e i polsi pieni di rabbia.
    c'era quella me, allora.
    oggi c'è una me di 41 anni.
    il punto di partenza è lo stesso.
    esattamente lo stesso.
    ma oggi quella me ha addosso uno zaino.
    e nello zaino due barre di pan.
    sei pomodori ramati.
    uno cartoccio con fette di jamon.
    un'altro con fette di chorizo.
    una fetta di queso in un sacchetto di carta.
    un bambino per mano.
    altri due le saltellano intorno.
    con la mano libera spinge un passeggino vuoto.
    ha il cuore triste, quella me di oggi
    ma un'alba di sorriso addosso.
    e tra dieci minuti sarà a mollo nell'oceano, la sua famiglia attorno a lei.
    credo si chiami vita.
    credo si chiami crescere.
    questo mi regalano questi miei cinque giorni di passi.
    la consapevolezza che non ho più vent'anni.
    la consapevolezza che sono cresciuta.
    la consapevolezza che ne ho fatta, di strada, da allora.

    non basta essere come si è.
    non basta il buon senso.
    non basta la beatitudine biblioteconomica forse generata dai passi sui cammini.
    le dispense portate a spalle non servono a niente.
    a niente serve cercare di almeno leggerle al tavolo di cucina lontana.
    per prendere buoni voti agli orali dei concorsi bisogna non avere il mare addosso, il sole sulla pelle, i piedi che ballano ancora passi.
    per prendere buoni voti agli orali dei concorsi ci vogliono motivazione, impegno e studio.
    motivazione, impegno e studio sono scelte.
    e io - io, quest'anno - non le ho scelte.
    quest'anno ho scelto me.
    ed il cammino.
    scelte altre non erano possibili.
    scelte migliori non erano possibili.

    l'arrivederci a quella piazza.
    la certezza che è sempre lì ad attendermi, quella casa che è mia.
    e nostra.
    e di infiniti altri.
    la certezza che ci rivedremo, quella pietra e io.
    quel profilo contro il cielo e io.
    quel selciato e io.
    e sarà presto.
    non so quando.
    ma presto.
    no, non passeranno altri 12 anni.

    prima di partire avevo paura di perdermi.
    poteva succedere.
    e non è questione né di frecce, né di bivi.
    poteva succedere.
    e invece, dentro quelle strade che vanno, in fretta ho ritrovato la versione più bella e più vera di me.
    l'ho ritrovata dentro i passi.
    dentro la fatica.
    dentro la meta lontana che si fa vicina.
    dentro l'orizzonte che diventa paesaggio.
    dentro lo zaino che non ha dentro niente, ma tutto.
    non servono mesi.
    non servono centinaia e centinaia di chilometri.
    bastano cinque giorni per ritrovarla.
    per ritrovare me, vera e bella.
    bastano cinque giorni, per ritrovarmi con il sole addosso.
    devo ricordarmelo.
    devo ricordarmelo nei giorni bui che verranno.
    devo ricordarmelo dentro le nebbie del quotidiano.
    perché non sempre ho il sole addosso.
    non sempre mi ricordo che si può anche splendere.
    non sempre c'è la grazia di trovare qualcuno che di quel sole sopito se ne accorge in un attimo e me lo resituisce in dono, come se niente fosse. e invece era tanto. tanto. tantissimo. infinita vita. gratitudine per sempre. e neanche basta.

    le mie parole.
    senza, sarebbe stato meno cammino.
    le mie parole.
    sono la parte più bella e più vera di me.

    il marsupio ormai vuoto.
    stamattina ho tolto la crema solare.
    la credenziale.
    i tappi per le orecchie.
    il pacchetto di fazzoletti di carta in cui abitava ancora un fazzolettino superstite.
    dentro la tasca posteriore sono rimasti - e rimarranno - quei vetri.
    li ho guardati.
    mi pare che il vento che mi ha lavato per chilometri ne abbia smussato almeno un po' gli angoli.
    forse tagliano un po' meno.

    una canzone.
    me l'ha regalata gr.
    mi conosce poco.
    mi conosce bene.
    jovanotti - il cielo immenso.
    "una mela nella borsa come pranzo
    i tuoi occhi fanno a gara con il sole
    un dolore che nascondi molto bene
    ma rimane come sfondo alle parole".

    così.
    ultime parole di questo mio andare.
    così.
    dolore un po' e sole molto.
    così.
    alla fine dei passi.
    così.
    fino alla prossima volta.
    che non so quando sarà.
    ma sarà.
    oh sì.
    sarà.
    e sarà bellissimo.

    a voi.
    che sempre ci siete stati.
    a voi.
    che vi porto nel cuore.
    a voi.
    che siete la mia bella famiglia pellegrina.
    a voi.
    che vi voglio bene.
    molto bene.
    molto, moltissimo bene.

    grazie per avermi camminato accanto.
    grazie per esserci stati.
    grazie per esserci.
    un abbraccio.

    alla prossima.
    ciao.

    cri
     
    Ultima modifica: 16 Maggio 2019
    A voyager, Grazia S, Donato e ad altre 14 persone piace questo elemento.
  5. Sardina

    Sardina Administrator Membro dello Staff Socio Assoc.ne PPS

    Un dolore sordo nel leggere, e una gioia.
    Dolore sordo perchè leggo dentro e vivo le tue righe Cri, e tra le righe, e sopra, e nelle parole tanta, tanta vita, un pò di rassegnazione, un pò di speranza, un pò di fatalismo, un pò di sguardo limpido, un pò di nostalgia, un pò di passato e di futuro.
    Gioia perchè ti servivano questi giorni, era una prova da affrontare, un ricominciare.
    Basta, come sempre quando leggo te mi inchino e non ho più parole. Riprenderemo a voce. Quando? Non so, capiterà. In fondo una polenta a novembre non è mica lontana.
    Pat
     
    A Grazia S, Raffj 55, Cristiano e ad altre 4 persone piace questo elemento.
  6. Ermetismo

    Ermetismo Utente storico e attivo

    Grazie Cri per averci regalato non un resoconto di Cammino ma un pezzo di vita vissuta.
     
    A Grazia S, Raffj 55, Cristiano e 1 altro utente piace questo messaggio.
  7. Griffo

    Griffo Utente storico Socio Assoc.ne PPS

    credo si chiami crescere … :eek: credo di avere ancora troppo timore per crescere :D …. però sento tantissimo questo tuo
    bi-sentimento, lo conosco perfettamente, nato da "soli" 5 giorni …. o si certo che sono bastati, lo so bene Cry, so di cosa parli!!!!


    Io ho sempre paura di perdermi, tuttora.
    il vero cammino inizia ora si, tramutare quei ricordi in vita operativa.
    io non ce l'ho fatta a lungo, solo nei primi mesi post-ritorno, ma brillavo PER gli altri di quel sole
    Tu che sei più viva di me, che riesci a mantenere ancora le memorie dei tuoi 20anni, ti auguro di mantenere A LUNGO queste memorie nel tuo quotidiano.


    Un ultima cosa
    lo copio qua, perchè sia per tutti, ma è mio!
    è il mio cavallo di battaglia, in ogni situazione difficile, tu l'hai scritto come se l'avessi scritto io

    upload_2019-5-16_10-53-33.png


    Un grosso abbraccio
    che ti darò appena posso
    appena torno
    appena posso ridarti "quel abbraccio"
    tu continua a rimanere viva di quel sole.

    Dany



     
    Ultima modifica: 16 Maggio 2019
    A Grazia S, Clara, Raffj 55 e ad altre 3 persone piace questo elemento.
  8. EMMETI

    EMMETI Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    un verbo è la chiave dell'epilogo . Un verbo senza scuse. Scegliere. Scelte.
    La vita è strana, varia, imprevedibile.
    Però noi, momento per momento, svolta per svolta, scegliamo il cammino che sarà il nostro.
    Questa è la parte più difficile, quella che ci "fa".
    Hai scelto e ora sei donna meravigliosa e amata.
    MT
     
    A Grazia S, Jackie, za_rina e ad altre 3 persone piace questo elemento.
  9. Donato

    Donato Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    i cavalli di razza si distinguono!
    Grazie Cri per il tuo compartir.
     
    A Raffj 55 piace questo elemento.
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