"Fino a qualche decennio fa in Sardegna si praticava l'eutanasia. Era compito di sa femmina accabbadora procurare la morte a persone in agonia.."
Michela Murgia, scrittrice sarda di Cabras, nel 2009 pubblicò il libro "Accabbadora", raccontando in un romanzo la storia della donna che aveva il compito di porre fine alle sofferenze di un malato terminale.
Aldilà delle convinzioni di ciascuno, e nonostante quello che può sembrare, la figura di questa donna non è lugubre e non è vista come assassina ma incaricata di un compito pietoso, così come pieni di pietas lo sono i parenti del malato che vanno a chiamarla. Il libro racconta in forma di romanzo una realtà che era presente nella Sardegna centrale e del centro-nord sino al 1952 (perlomeno l'ultimo fatto di cui si ha notizia).
Io non giudico e non condanno una pratica che era in uso ma prendo atto di una realtà che si viveva in tempi andati.
La parola Accabbadora deriverebbe forse dallo spagnolo acabar, terminare; infatti in dialetto sardo per dire a qualcuno "smettila, finiscila" noi diciamo acabadda (per esempio "ho finito di leggere" si dice "appu acabbau de liggi" oppure "smettila di parlare" si dice "acabadda de chistionai".
Vi consiglio il libro, si legge bene, purchè si legga senza pregiudizi di sorta.
"""Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre."""
Da quel libro ne è stato tratto un film uscito nelle sale il 24 aprile (andrò a vederlo questa sera) che mi dicono essere molto ben fatto. Spero sia fedele al libro...
E se volete qualche notizia in più sulla figura dell'accabbadora, guardate qui, da dove ho preso la prima frase di questo post e notizie: S'Accabadora
Patrizia
Michela Murgia, scrittrice sarda di Cabras, nel 2009 pubblicò il libro "Accabbadora", raccontando in un romanzo la storia della donna che aveva il compito di porre fine alle sofferenze di un malato terminale.
Aldilà delle convinzioni di ciascuno, e nonostante quello che può sembrare, la figura di questa donna non è lugubre e non è vista come assassina ma incaricata di un compito pietoso, così come pieni di pietas lo sono i parenti del malato che vanno a chiamarla. Il libro racconta in forma di romanzo una realtà che era presente nella Sardegna centrale e del centro-nord sino al 1952 (perlomeno l'ultimo fatto di cui si ha notizia).
Io non giudico e non condanno una pratica che era in uso ma prendo atto di una realtà che si viveva in tempi andati.
La parola Accabbadora deriverebbe forse dallo spagnolo acabar, terminare; infatti in dialetto sardo per dire a qualcuno "smettila, finiscila" noi diciamo acabadda (per esempio "ho finito di leggere" si dice "appu acabbau de liggi" oppure "smettila di parlare" si dice "acabadda de chistionai".
Vi consiglio il libro, si legge bene, purchè si legga senza pregiudizi di sorta.
"""Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre."""
Da quel libro ne è stato tratto un film uscito nelle sale il 24 aprile (andrò a vederlo questa sera) che mi dicono essere molto ben fatto. Spero sia fedele al libro...
E se volete qualche notizia in più sulla figura dell'accabbadora, guardate qui, da dove ho preso la prima frase di questo post e notizie: S'Accabadora
Patrizia


