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Sicilia

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
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liam

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Sicilia
22/04 – 01/05/2023

Avviso: non è un cammino.
Non c’entra niente coi cammini
Non è neanche una cosa compiuta.
Sono cose.
18.
Non faccio cammini, non posso dare consigli, non ho risposte.
Questo è il solo contributo che posso dare.

19 anni
19 anni fa.
Il periodo era questo.
C’era un biglietto aereo, un posto dove stare, una macchina affittata.
Non l’avrei guidata io, eh.
Poi la situazione a casa improvvisamente precipita.
Non parto.
Non so se ho legato la Sicilia a questa cosa.
Non so se altre mete l’hanno scavalcata.
Ma aspetto 19 anni prima di riprovarci.
A marzo alcune foto.
Racconti.
Forse anche una borraccia.
Un messaggio per controllare la disponibilità della badante gatto dopo un piatto di spaghetti è l’inizio di tutto.
Come sempre penso a un programma cultural-turistico.
Come sempre la parte culturale si assottiglia sempre più man mano che leggo qua e là.
Si va.

Ginocchio
Ferma sulle scale di Caselle, in attesa dell’imbarco.
Fitta al ginocchio, ma fitta forte.
Mi chino anche un po’.
Sono in mezzo alla gente, faccio finta di grattarmi un polpaccio.
Non va bene.
Ma sarà la notte passata in strane posizioni in aeroporto.
Sì, sarà per quello.
Vicoli del centro storico di Trapani.
Altra fitta.
Meno forte.
Sarà perché sono stata tanto seduta, in aereo, sul bus.
Poi basta, per una settimana mi dimentico di lui.
Cammino parecchio.
Salgo, scendo, mi arrampico anche un po’.
Niente, buono e zitto.
Si fa un attimo sentire il penultimo giorno, mentre io e lo zaino corriamo dietro un bus.
Ma non è neanche una fitta, è più un ehi calma.
Non lo so.
Il saggio di casa dice che dovrei occuparmene.
Ma il saggio di casa è un gatto, che ne sa di ginocchia.

Fiori
Fiori, un mucchio di fiori.
Dal primo giorno, dalla salita a Erice.
Fino all’ultimo.
Distese.
Non conosco i loro nomi.
Tonalità che vanno dal giallo, al rosso, al blu.
Non conosco neanche il nome delle varie tonalità di colore.
Questa fioritura è una sorpresa.
Una bellissima sorpresa.

Finestra
Erice.
Alba dalla finestra.
Fossi un po’ più sveglia potrei provare a fare una foto decente.
Ma va bene anche godersi il panorama da semi addormentata.
Una figata sta finestra.

Scalette
Monte Cofano.
Ho letto di scalette e di roccette.
Ho letto valutazioni parecchio discordanti sulla difficoltà.
Un giorno per provarci l’ho tenuto, mal che vada gli giro intorno.
Inizio a vederlo da Erice.
E sì, è proprio in una bella posizione.
Sarò abbastanza saggia da tornare indietro se le cose si complicano?
Speriamo.
Un po’ di vento, cielo azzurro.
Inizia la parte con un po’ di roccette, con calma si va.
Un ragazzo e una ragazza che scendono.
Abbigliamento da scalata all’Everest, ma non mi sembrano così disinvolti.
Se sono saliti loro, forse.
Mi fermo per lasciarli passare.
Non siamo arrivati in cima. Troppo vento per la scaletta.
Ahia.
A questo punto andiamo almeno a vedere sta scaletta.
Altro ragazzo, altra ragazza.
Loro salgono.
Abbigliamento quasi da spiaggia.
Almeno su questo mi sento in una giusta via di mezzo.
Mi superano quasi di corsa.
Guardo su e li vedo.
3 o 4 metri di parete e una corda.
Salgono con attenzione, ma senza grossi problemi.
Arrivo.
Pochi appigli, ma grazie alla corda si sale.
Salire ok, ma poi di qui come ci scendo?
Pensiero che mi viene quando ormai sono oltre.
Si vede la cima, sembra solo più sentiero.
E la scaletta?
Quasi su incrocio i 2 ragazzi da spiaggia che scendono.
E poi ci sono.
E poi mi piace tantissimo.
Faccio addirittura un piccolo video, mi sembra che una foto non renda abbastanza.
Euforia da salita.
Faccio cose un po’ poco da me.
Mando anche una foto a chi non sento da una decina d’anni.
Non in modo diretto, ma la mando.
Bello qui.
Bello qui con nessuno.
Lo sai che devi ancora scendere, vero?
Sì, dopo.
Sì, scendo.
Tutto sommato senza grossi problemi.
Ma sta scaletta?

Piedi
Bagno no.
Lo sapevo.
Che senso ha stare lì a sguazzare.
Ma piedi a mollo sì.
Spesso, volentieri, con piacere.

Pane cunzato
Una sera, mangiato su un muretto, davanti al mare.
Quando ormai non ci speravo quasi più.
Altre cose buone, molto buone.
Seduta a un tavolo o camminando.
Dolci o salate.
Ma sì, lui, nella sua semplicità, lo metterei al primo posto.

Griffo e la signora dell’ottavino
Un video di Griffo che suona l’armonica in un bosco.
Mi viene in mente sul monte Monaco.
Vista su San Vito.
Sarebbe bello suonare qui l’armonica.
O l’ottavino.
Nei miei forzati giovedì all’auditorium ogni tanto dormo,
Ogni tanto i pensieri vanno per conto loro.
Dietro di me qualcuno ha detto che la signora dell’ottavino è molto brava.
Non sono sicura di sapere cos’è un ottavino, ma intersecando signora e suffisso ino lo identifico.
Cerco di isolarne il suono.
Piccolo, portabile, che bello dev’essere saper suonare qualcosa.
Peccato sia totalmente incapace.
Qui, adesso, mi piacerebbe anche solo sentirlo.
Arriva una coppia.
Si sale con un comodo sentiero, dall’altro versante addirittura con una mulattiera.
No, suonare qui avrebbe potuto disturbare.
Iniziano a videochiamare, entrambi, rumorosamente.
Adesso li butto giù.
Se non la smettono li butto giù.
Poi mi viene in mente la felicità di una videochiamata su un altro cucuzzolo.
Mi pento del mio pensiero omicida.
Però, inventare un casco gonfiabile da mettere in testa in modo da poter videochiamare senza che gli altri sentano niente?
Lo aggiungo alla lista, insieme al geologo da tasca e all’allontana mosche.

Rose
Non quelle che fioriscono, quelle che ho in testa.
Con la crema solare riesco sempre a saltare qualche pezzo e a scottarmi.
Una volta le orecchie, una volta una striscia sul collo.
Questa volta un buchino sulla testa, causa rosa.
Me ne accorgo quando ci finisce il getto d’acqua della doccia.
Ma come si fa a mettere la crema lì?
Forse se mi pettinassi la situazione migliorerebbe.
Ma già lo faccio poco a casa, in vacanza proprio no.
Un berretto, dovrei portare un berretto.

Il cane di San Rocco
Se mia zia potesse vedere le mie gambe direbbe:
ti manca solo il cane di San Rocco con la pagnotta in bocca
La vegetazione è piuttosto spinosa.
Qualche sentiero finisce un po’ nel nulla.
Ci si può ritrovare in immensi campi di cardi.
Ogni tanto ci si appoggia un po’ troppo a una roccia.
Tutto nella norma, sarebbe strano il contrario.

Isole
Da piccola avevo 2 libri che ho letto e riletto:
L’isola misteriosa
Vacanze sull’isola dei gabbiani.
Cresciuta vicino alle montagne, non so neanche nuotare.
Perché le isole mi hanno sempre attratto?

Divieti
Non sono brava per niente a eludere i divieti.
Allora mi convinco che non è un divieto.
Sul sito della Riserva dello Zingaro non è menzionato come ingresso.
Ma sulla cartina che mi ha passato cri non c’è il simbolo di divieto.
Potrei mandare una email e chiedere.
Ma se mi dicono che non si può entrare di lì?
Meglio non sapere.
E allora da Macari inizio a salire.
Il primo tratto è una pista in cemento con pendenza da non umani.
Poi inizia il sentiero.
Ed è bello, ma proprio bello.
Sono al passo.
C’è un cavallo.
C’è un panorama da lasciare senza fiato.
Direi che sono dentro la Riserva.
Grande idea salire da qui, davvero.
Passo del Lupo e sentieri per stare su più possibile.
Cavalli e mucche.
Nessun umano.
Baglio Cusenza con case dalle strane grondaie.
Il giorno dopo sentiero basso e medio.
Con ingresso regolamentare e biglietto.
Belli.
Il basso, con la discesa alle calette, molto bello.
Ma quello alto, per me, fantastico.

Sedie impagliate
Le vedo in uno dei piccoli musei nella Riserva dello Zingaro.
Associazione di idee con alcuni messaggi scambiati in questi giorni.
Quando ho iniziato a lavorare pensavo che forse avrei avuto più successo a impagliare sedie.
Mai avuto il coraggio di farlo.
Chissà cosa sarebbe capitato.
Ormai è troppo tardi.

Scarpa destra
Non erano nuove, no.
Ma neanche così a pezzi.
La scarpa destra tornerà a casa con un squarcio sulla tomaia.
Spiegherà più delle parole la mia settimana.

Torpedone
Alla tua età faresti meglio a scegliere una bella gita in torpedone.
Il gatto me lo dice sempre.
Temo abbia ragione.
Lui è saggio, io non tanto.
Ma questa volta è andata bene così, senza torpedone.
Molto bene.

Cappella Palatina
Nessuna parola.
Naso per aria.
Bocca aperta.
Ma anche il duomo di Monreale e i drappeggi di marmo.

Chiostro di San Giovanni degli Eremiti
Forse perché piove.
Forse perché non c’è nessuno.
Forse per il contrasto.
Ma: silenzio.

Selinunte
Non perderti Selinunte.
Questa volta non ce la faccio.
Dovrò tornare.
E sì, dovrò tornare.
 
Grazie Lia, bella Sicilia , ci sono solo nata , vorrei conoscerla meglio .
Mi accontento del tuo racconto ( per ora )
Cetty
 
È sempre un piacere leggerti Lia e grazie di averlo condiviso qui.

Ci sono stato diverse volte in Sicilia per lavoro ma quello che ricordo sono corse per prendere l'aereo e cantieri dove distribuivo le paghe agli operai. Operai che mi ricambiavano inviandomi per corriere in ufficio una scatola di cannoli e a parte la crema con i canditi per riempirli. Quelli non li ho mai scordati dal buono che erano.

Edo
 
le aspettavo.
ti aspettavo.
ci speravo.
grazie.

cri


ps. 1: ci sono un po' anche io, in questa tua sicilia. ed è bello. molto.

ps. 2: tu lo sai che io sulla strada bassa della riserva dello zingaro ci ho lasciato il cuore, un pezzo di anima e infinita libertà. ma se adesso dici che la via bassa è molto bella ma quella alta fantastica, io delle tue parole a riguardo tengo un'unica cosa: alla riserva dello zingaro io devo tornarci. punto.

ps. 3 e poi basta, la smetto: nei periodi buio del mio lavoro - ma in cantina - dicevo a tutti: "io come lavoro da adesso in poi voglio vendere muffin ai tre cioccolati agli studenti dell'università". a proposito di alternative bizzarre. e cmq quando ho dovuto cercare un omino per impagliare nuovamente le sedie della sala ho faticato parecchio. alla fine il nome è saltato fuori, ma sussurrato, come una concessione tra iniziati. secondo me avresti avuto successo.
 
[mi pareva che i ps da aggiungere fossero quattro, ma poi quando ho scritto a pezzi, tra un accompagnamento ad arrampicata e un risotto, mi sono convinta che no, erano tre. e invece adesso all'improvviso mi è venuto in mente il ps. 4]

quindi ps. 4: io voglio sapere cos'è una salita da non umani detto da te. perché davvero fa paura.

:rofl:
 
alla riserva dello zingaro io devo tornarci. punto.
secondo me salirci da Macari ha un valore aggiunto:)
il primo tratto, con una abbondate (forse troppo) colazione nello stomaco e la vista di questa pista in cemento dritta in tutti i sensi, mi ha creato qualche dubbio (diciamo un effetto banana?:-)):-))), ma superato quel pezzetto...

Visto che ho selezionato qualche foto che avevo promesso in giro, faccio che metterle anche qui, poi la smetto e torno in modalità solo lettura.
Non sono un granché, ma io non sono un granché come fotografa e anche il mio telefonino fa quello che può.

DSC_0755.JPG
vista su Trapani e isole da Erice

DSC_0800.JPG
vista fiorita su monte Cofano

DSC_0810.JPG
piedi a mollo dalle parti di Bonagia

DSC_0854.JPG
dal Monte Cofano verso Erice

DSC_0855.JPG
dal Monte Cofano verso San Vito lo Capo

DSC_0953.JPG
San Vito lo Capo dal Monte Monaco

DSC_0977.JPG
il Monte Monaco da San Vito lo Capo

DSC_0992.JPG
Riserva dello Zingaro, ingresso da Macari con custode equino

DSC_1052.JPG
piedi a mollo Riserva dello Zingaro

DSC_1086.JPG
Passo del Lupo, Riserva dello Zingaro
 
comincio a pensare che il temibilissimo effetto banana abbia a che fare con la presenza del mare.

[cosa non ci si inventa per trovare scuse alla propria ingordigia :p ]

foto stupende per colori ed inquadrature.
altro che.

grazie.
cri
 
Grazie per queste tue "cose" che cose non sono ma descrizioni che appassionano leggendole.
Questo potrebbe essere l'anno del tour siculo (parte bassa da Catania a Palermo passando per la valle dei Templi) ma non camminando ci si sposterà (in macchina) e ci si fermerà dove penseremo che meriti.
Concordo con cri foto bellissime
Un abbraccio

Ste
 
Caso.
Ho voglia di mare fuori stagione (forse la lontananza dalla Liguria?).
Medito un blitz a fine fine estate. Sardegna? Sicilia?
Trovo il tuo racconto, che mi riporta lì in quella parte del mondo dove vent’anni fa sono stata massacrata dalle vespe, ma solo dopo essermi goduta paesaggi siciliani e ospitalità meridionale.
Bellissime le foto, altroché. E complimenti per il coraggio. Io, di andar sola, oggi ho paura…
Invecchio
emmeti
 
Sicilia
20/04 – 02/05/2024

Continuo.
Le premesse sono sempre quelle dell’anno scorso.

Dovrò tornare
E allora torno.
L’anno scorso non sapevo cosa aspettarmi.
Quest’anno qualche aspettativa ce l’ho.
Vedremo.
Intanto si parte.
Un po’ a piedi, un po’ in bus, un po’ in treno.

Aeroporto
Stesso volo: 6 di mattina.
Mi regala una bellissima alba sopra le nuvole.
Stesso aeroporto: Trapani.
Ma nessun bus da aspettare.
Scendo dall’aereo e cammino.
Costeggio l’aeroporto e arrivo al mare.
Non avevo mai fatto una cosa così.
La trovo buffa e bella.
Presa dall’euforia, mi dimentico di prendere l’acqua.
La troverò, non so se potabile o solo per lavare i piedi dei kite-surfisti.
Ma nessun effetto collaterale.
Si vede Erice.
Almeno credo sia Erice.
Mando una foto e ne ho la conferma.
Questa volta si va dall’altro lato.

Ficus Benjamin
Su una piazza di Marsala ci sono 4 grossi alberi.
Sono belli, ci stanno bene.
Mando una foto.
Mi dicono che sembrano ficus.
Ficus?
Mi sembra strano, ma sono parecchio ignorante in materia.
Albero uguale a Mazara, ancora più grande, ancora più bello.
A questo punto chiedo al sig. Google.
Ficus Benjamin.
E io che pensavo fossero solo quelle piante d’appartamento da cui tenersi alla larga.
Guarda un po’ cosa possono diventare.

Scontrino
Ho uno scontrino appallottolato in tasca.
Forse da ieri.
Quando metto la mano in tasca non ci sono cestini in giro, quando ci sono cestini non metto la mano in tasca.
Stradina in riva al mare.
Non c’è un cestino.
C’è una discarica.
Mucchi di sacchi, immondizia varia che ne esce.
Non capisco bene.
Chi li porta?
Perché li portano?
Sarebbe un bel posto.
Non capisco.
Lo scontrino appallottolato rimane in tasca.
Non cambia niente, ma non lo voglio aggiungere.

Mazara
Domenica e festivi niente bus, niente treni.
Il mio programma è cambiato più volte, anche per questo.
Alcune cose che volevo vedere saltano, altre entrano.
Mazara entra, non era prevista all’inizio.
A piedi da Marsala.
Il selvaggio Capo Feto è la prima sorpresa.
Nessuno.
Alghe e palle di alghe.
Faccio un ometto leggero e alternativo.
Ci sto un bel po’.
Poi Mazara.
Vicoli.
Piazzette.
Case.
Palazzi.
Persone.
Il Satiro danzante e ancora di più la storia del ritrovamento.
Il teatro Garibaldi e anche qui la sua storia.
Il canto del Muezzin.
Mangio seduta su uno scalino.
Bello.
Sarebbe stato proprio un peccato saltarla.

Statale e ulivi
Castelvetrano, il bus per Selinunte è tra quasi 3 ore.
Una coppia di francesi, scesa dal mio stesso bus sostitutivo del treno, non crede al tabellone con gli orari.
Mi chiedono di telefonare.
Lo faccio veramente, non faccio finta.
Anche se so che è così, avevo già verificato su internet.
Si convincono ad aspettare.
Non lo dico, ma no, non aspetto.
Castelvetrano non mi sembra così interessante.
13 forse 14km, ci sono stradine.
Vado a piedi.
Iniziano gli ulivi, non è per niente male.
Un cancello, una signora, una panda.
Vuole a tutti i costi darmi un passaggio per riportarmi sulla statale:
- è la strada più veloce e non rischi di perderti.
È molto gentile.
Arrivo a un passo da accettare solo per farla contenta.
Però no, non voglio camminare sulla statale.
In mezzo agli ulivi forse allungo un po’, forse mi perdo un po’, ma è più bello.
Non ne è per niente convinta, ma se ne va.
Mi sento un po’ in colpa.
Ma anche un po’ brava a non aver ceduto.

Ponte e foce
Foce del Belice.
Vedo il Belice.
Nome che mi è arrivato all’improvviso quando ero bambina a causa del terremoto.
Mi sembrava strano, una storpiatura di Pellice, a me molto più familiare.
La foce è bel posto.
Sabbia, uccelli, direi aironi, cormorani e altri più piccoli che chissà che nome hanno.
Le loro impronte leggere sulla sabbia.
Per attraversare il fiume o tolgo le scarpe, ma non ho idea di quanto si vada giù, o provo con il ponte della vecchia ferrovia.
Provo il ponte.
Devo scavalcare un po’ di roba, ma non c’è scritto che è vietato l’accesso.
Regge.
Poi ancora spiaggia e scogliera.
Ancora bello.
Scavalco una catena, passo sotto una rete, ma era sollevata.
Ormai non mi ferma più niente.

Mix
Agrigento, un mix.
Signorile e decadente.
Antichi palazzi vicino a brutti palazzoni del dopoguerra.
Una piccola mostra con frasi di Pirandello sulla città accoppiate a fotografie di inizio 900.
Se nelle foto sostituisco le persone, i posti mi sembrano uguali.
Tante scale e ripide salite.
Come ci vive chi ha anche solo qualche problema a muoversi?
Scopro che non sono l’unica che si è fatta questa domanda.
Ma ha un suo fascino.

Sole e pioggia
Selinunte con il blu del cielo a fare da sfondo, il blu del mare laggiù.
La valle dei templi con il grigio della pioggia e delle nuvole.
Non si possono fare confronti.
Le colonne di Selinunte mi sono sembrate enormi, alte, chiare.
Viste da sotto danno quest’idea di enormità.
Anche la parti a terra, camminare in mezzo a questi pezzi di colonna enormi.
Non sono imparziale, ma Selinunte

Il mondo è piccolo
Non incontro tanta gente che cammina.
Anzi non incontro quasi nessuno.
Eppure.
2 coppie di Lodi.
Amici di Griffo.
Faremo una mezza tappa insieme.
Il mondo è piccolo.
Quello dei matti ancora di più.

Cancelli e canneti
Un po’ cammino a caso, seguendo stradine e sentieri sulla carta.
Ma faccio anche 4 tappe della via Fabaria.
Un percorso serio, che dovrebbe essere segnato (no, non lo è tanto) e con tracce gps scaricate dal sito.
Per 4 giorni non dovrei cacciarmi nei casini, niente ponti della ferrovia, niente catene, niente sentieri che finiscono nel nulla. Posso andare tranquilla.
Non proprio.
Ponte chiuso per lavori.
Ok, non possono sapere di tutti i lavori stradali.
È il 25 aprile, non lavorano, scavalco, passo, riscavalco.
Va bene così.
Il sentiero si allontana un po’ dal mare.
C’è una piccola valletta e un canneto in mezzo, un canneto bello fitto.
Le tracce lo attraversano, ma non c’è un varco.
Provo a costeggiarlo, ma diventa difficile, mi sembra bello lungo e mi allontano sempre più.
Tornare indietro, poi non mi è chiaro dove passare, dovrei tornare molto indietro per trovare un’alternativa.
Che faccio?
Boh, mi infilo nel canneto.
Calpesto, sposto canne senza vedere niente, le canne sono ben più alte di me e sempre più fitte.
Spero di andare diritto, in modo di uscire dall’altra parte.
In mezzo scorre anche dell’acqua, d'altronde è un canneto, ma è pulita, mi toglie un po’ di fango dalle scarpe.
Alla fine esco.
Mi arrampico senza sentiero sulla collinetta e arrivo a picco sul mare.
Gran bel posto.
Forse quando hanno registrato le tracce era un’altra stagione, l’acqua non c’era e di conseguenza neanche il canneto.
Me lo spiego così.
Cammino in alto, con il mare sotto.
Valeva la pena attraversare il canneto.
Seguo i solchi di ruote di trattori.
Una recinzione, curvo e la seguo, sempre perfettamente sulle tracce.
Un cancello giù in fondo, sarà uno di quelli che apri, passi e richiudi.
Mi sembra di vedere una catena, ma si sa che non ci vedo tanto bene.
Ma sarò dentro o fuori? Beh, fuori, non sono mai entrata.
E no. Sono dentro.
Lo scopro davanti al cancello.
Ha una catena, ha un lucchetto, è alto un paio di metri e non vedo come poterlo scavalcare.
Le tracce lo attraversano senza problema, loro.
Lanciare lo zaino di là e provare a scavalcare senza. Ma scavalcare come? Non ci sono appigli. Sempre che riesca a lanciarlo, rimango io di qua e lui di là.
Sono un po’ arrabbiata, sì, lo sono.
Se mi caccio nei casini da sola, posso prendermela con me, ma in questo caso non posso neanche.
Tornare indietro, dovrei tornare tanto, ma proprio tanto, e non ho tanta voglia di riattraversare il canneto.
Però non posso rimanere qui in eterno.
E neanche sperare passi qualcuno.
Torno indietro ma non faccio la curva, seguo la recinzione.
A un certo punto finirà, c’è la scogliera, recinzioni da quel lato non ne ho viste, forse alla fine, forse facendo attenzione, forse qualche possibilità.
Recinzione robusta con maglie rettangolari, piantata fino in terra.
Poi cambia, quella classica a losanghe, più morbida, fino a terra ma non piantata.
C’è un cavo a una trentina di cm da terra che la tiene tesa.
Ma sotto, forse.
Mi sdraio, provo a piegarla all’infuori, un po’ cede.
Striscio come un verme, recupero lo zaino.
Sono fuori.
Risistemo come posso.
Ok, c’è un po’ una scarpata qua sotto, ma con attenzione e un po’ di sedere si scende.
Non sono più arrabbiata, anzi sono divertita.
No, forse sono solo matta.
Gli amici di Griffo mi raccontano di essere arrivati anche loro allo stesso cancello chiuso.
Ma sono in 4, facendo scaletta, spingendosi e issandosi a vicenda riescono a scavalcare.

Scale e scalette
La Scala dei Turchi.
È lì, un po’ in dubbio.
Forse se vedo la valle dei templi la mattina, forse il pomeriggio.
Però boh.
Poi piove, tanto.
La mattina vado per chiese per non lavarmi troppo, compro addirittura un ombrellino.
Il pomeriggio la valle dei templi.
Mi tolgo dal dubbio. Niente Scala dei Turchi.
Il giorno dopo, verso Palma.
Una punta con delle rocce bianche.
Allungo un po’, vado a vederla.
Vento, nessuno, rocce bianche, rocce ondulate.
Mi ci allungo.
Mi piace, mi piace molto.
Sarà una Scala dei Turchi in miniatura? Una scaletta?
Scopro che si chiama Punta Bianca e, con la Scala dei Turchi dall’altro lato, delimita il golfo di Agrigento.
Sono molto soddisfatta della mia scaletta.

Sorrisi
Ricevuti tanti.
Ma 2 inaspettati e un po’ buffi.
Primo.
Agrigento, duomo, piove, anche tanto.
Prendo il biglietto con l’intenzione di vedere tutto, ma proprio tutto, per asciugarmi un po’.
Il ragazzo della biglietteria mi spiega, soffermandosi su una finestrella che permette di vedere il soffitto da vicino.
Mai mi lascerei sfuggire qualcosa in cui si sale, ma lui non può saperlo.
Vado.
Il soffitto ligneo mi sorprende.
Già mi piacciono i soffitti, ma questo, tutto lavorato, visto da vicino è fantastico.
Esco.
Ripasso vicino al ragazzo e non so come, non è cosa che faccio normalmente, mi viene da dire: bellissimo il soffitto.
Si illumina, gli esce un sorrisone e mi risponde:
- ma grazie
Non so, mi migliora la piovosa giornata.
Secondo.
Palma di Montechiaro, mattina, restituisco le chiavi della camera.
La signora mi chiede dove vado, da dove arrivo, il solito.
Chiedo come si chiama la punta con le rocce bianche dove sono passata ieri.
C’è anche il fratello, ragazzone di poche parole che ieri mi ha dato le chiavi.
Si blocca, sorrisone che non lo abbandona più e parte a spiegarmi:
- punta bianca
- è il mio posto preferito
- anche qui abbiamo posti belli ma poco conosciuti
- che bello sentire che qualcuno c’è passato e ha apprezzato.
Bello aver fatto scattare questa cosa.

Mare, grano e
Cammini in mezzo a un campo di grano.
Un attimo dopo su una spiaggia.
Poi attraversi quello che doveva essere un grosso residence completamente abbandonato.
Sali fino a una torre.
Sì, anche qualche pezzettino di strada.
Ma va bene così, molto bene.

Bagno
Mi dicono che per i bambini che giocano vestiti sulla spiaggia si considera bagno solo se si bagnano anche le mutande.
Bagno fatto.
Bagnato fondo dello zaino e una scarpa appesa con calza dentro, l’altra non tanto.
Per fortuna mi rendo conto prima che la via di fuga è limitata e metto il telefono nella tasca alta dello zaino.
Però che bello camminare scalza su queste spiagge.
Chilometri, incrociando quasi nessuno.
Piedi a mollo e testa vuota.

Gela gelato
No, Gela non mi entusiasma.
Un gelato, proprio buono, tira un po’ su il voto.
Stasera ci vuole il gelato di rito.
Età uguale ad anno di nascita per i prossimi 364 giorni.
No, non c’è da stare allegri.

Cultura
Oltre a Noto devo scegliere: Modica o Scicli?
Tutte e 2 non si può.
Scicli perché ha la stazione più vicina al centro.
Salgo alla chiesa di San Matteo.
Bello vedere dall’alto il paese aggrappato alla terra.
Finisce sempre così.
Il centro lo attraverso, le chiese con i soffitti chiari e l’interno pieno di luce mi piacciono.
Ma la vista aperta mi soddisfa di più.

Scalini
Trovo comodi gli scalini.
Non so perché.
Giardino ibleo: uno su cui rimarrei ore.
Però ci sono altre cose che vorrei vedere.
È vero, come mi viene detto, che non sono caselle da riempire.
Però, quando sei lì vorresti vedere tutto.
Sono compromessi.
Mi piacerebbe fare un giro senza tempi, fermarmi su uno scalino tutto il tempo che mi va.
Quando potrò… se… se…
Mi viene un pensiero pieno di se, troppi se.
Meglio accontentarsi di cose piccole, poi si vedrà.
Altro scalino sulla piazza di Ortigia, la sera.
Bellissima questa piazza.
Bellissimo guardarla così.
Mi fa alzare di lì solo il sonno.
Un altro scalino non c’è fisicamente.
Me lo fa ricordare una frase che mi arriva su una chat mentre cerco inutilmente di fotografare la luna e mi impantano fisicamente in alghe marce e mentalmente in ricordi e rimpianti.

Teatro e ciclabile
Siracusa.
Una indicazione con scritto ciclabile.
Niente, non resisto, la seguo.
Faccio bene.
Costeggia la città lato mare sulla vecchia ferrovia.
Se poi non si è in bici e si possono seguire i sentierini sulla scogliera è ancora meglio.
Mi perderò il teatro di Siracusa.
Ma non sono mica caselle da riempire.
Come girare le frasi a proprio favore a seconda del momento.

Punto panoramico
Emilia e Bruno mi portano in un punto panoramico.
È il classico posto che potrebbe piacermi molto.
C’è nebbia, non si vede a 2m.
Peccato.
Vedo il panorama dalle foto e, sì, sarebbe stato un gran bel panorama.
In compenso mi rimpinzano a dovere di buon cibo.
Grazie, anche del panorama che non si vedeva.

San Pietro e Paolo d’Agrò
Vorrebbero farmi vedere anche Savoca.
Ma non ci arriviamo proprio al primo colpo.
Finiamo alla chiesa di San Pietro e Paolo d’Agrò.
In mezzo al nulla.
Con una forma strana.
Un po’ fortezza.
Mattoni e pietre di vari colori.
Dentro vuota, con archi altissimi.
Che bella.
Anche Savoca è bella, scena del Padrino inclusa.
 
Ultima modifica:
Avviso: non è un cammino.
Non c’entra niente coi cammini
Non è neanche una cosa compiuta.
Sono cose.

Ma lo hai fatto comminando e allora è un cammino, ma tu sei fatta così e noi ti vogliamo bene per questo

Edo
 
Che bella passeggiata/vacanza/cammino ...
si, mi piacerebbe proprio tanto la Sicilia.
Tu ti organizzi tutto da sola, io devo avere un percorso guidato, però ora ho qualche tuo indizio...
Grazie
Cetty
 
GRAZIE per avermi ricordato luoghi meravigliosi.
GRAZIE per avermi stimolato la curiosità di visitare quelli a me sconosciuti.
GRAZIE per avermi permesso di viaggiare con la fantasia.

M@uro
 
Grazie Lia, è sempre bello leggerti
...mi sono persa con te nel canneto, ho rivisto i ficus nelle piazze di Marsala e a Mazara ho sentito il canto del muezzin...grazie, è fantastico il tuo modo di camminare :amore: :applausi::applausi::applausi:
 
Io non ricordo dove ero a giugno dell'anno scorso e perché mi sono persa la prima parte del tuo racconto...
Fa niente, ho recuperato ora....tutto d'un fiato.
La Sicilia è nel mio cuore da sempre, le tue foto - lascia stare - sono da togliere il respiro ed il tuo modo di raccontare, semplice, buffo e divertente è anche meglio delle foto.
Cugy, se non ci fossi, bisognerebbe inventarti (prima o dopo l'allontanamento mosche? )
 

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