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Un capodanno speciale

Discussione in '2a Ediz. Concorso letterario - I racconti votati' iniziata da maryam, 15 Aprile 2018.

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Sondaggio terminato il 30 Aprile 2018.
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  1. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Un capodanno speciale


    È da poco sorto il sole quando lascio la splendida Monteriggioni, dopo una notte di San Silvestro che definire strana è poco.

    A farmi compagnia solo lo sciff-sciaff dei miei passi che risuonano nella piazza, un ultimo sguardo al castello e alle sue torri antiche mille anni e si va…

    Oggi è l’ultimo giorno di cammino in questa terra Toscana che mi ha irrimediabilmente rubato il cuore, e, come sempre alla fine di un viaggio, la malinconia prevale sulla felicità, come se già sentissi nostalgia di questi luoghi pur essendo ancora qui.

    La bellezza da queste parti non manca mai ed i colori delle terre senesi, già lo so, rimarranno con me, sulle scarpe e negli occhi, per molto, molto tempo.

    La mattina è caratterizzata da una pioggia ad intermittenza che mi accompagna attraverso boschi e campi fino a pian del lago, dove, ahimè, si trasforma in un vero e proprio diluvio, recuperando ciò che mi ha risparmiato nei giorni passati.

    Sono certa di essermi persa, quando finalmente vedo un segnale, ma non mi convince e chiedo.
    Un gentile signore mi suggerisce di non seguirlo, “certo anche quella strada porta a Siena” mi dice “ma ti fa girare su e giù per le colline, tu vai sempre dritto di lì e ci arrivi prima e meglio”.
    Mi fido di sicuro e seguo il suo consiglio e poco dopo ritrovo i cartelli, sono sulla Cassia, il percorso è quello dedicato a chi percorre la francigena in bicicletta e con il tempo che c’è, mi sembra la soluzione più furba.

    Cammino in discesa avvolta nell’acqua, quella che scende dal cielo, quella che scorre lungo il lato della strada, quella che cade dalle grondaie, quella che sollevano le auto al loro passaggio e ad un certo punto non m’importa più e me la rido e canto.

    È alle porte di Siena che trovo il primo bar aperto, entro, mi scuso per aver allagato il locale, mi sfilo lo zaino e mi gusto un buon caffè ed un dolcetto.

    All’uscita piove ancora ma, non appena varco Porta Camollia e mi addentro nello splendido centro storico, il tempo migliora ed in Piazza del Campo, come un premio, ecco finalmente il sole!

    Fatico a lasciare questa meraviglia a forma di conchiglia, ma sono fradicia ed infreddolita e non vedo l’ora di raggiungere l’ostello.

    Quando arrivo c’è un gran via vai, è l’ora di pranzo e ci sono persone che arrivano ed altre che escono con sacchetti pieni di provviste.

    La comunità delle suore di S. Vincenzo è un punto di riferimento a Siena. All'interno del Convento di S. Girolamo suore e volontari servono la povertà in vari modi. Un pasto caldo, una doccia, vestiti puliti.

    “Accoglienza ai poveri, ai diseredati e ai pellegrini.
    Tutti uguali, viandanti sulle vie del Signore.”

    Mi presento e mi dicono di aspettare che Suor Ginetta arriva subito.

    Suor Ginetta, una celebrità sulla via francigena, mantovana, una vita da operaia fino alla chiamata, a 41 anni, a dedicare tutta sé stessa al servizio degli altri, una leggenda che, sinceramente, non vedo l’ora di conoscere.

    E dopo dieci minuti lei arriva, di corsa e un po’ nervosetta, non trova il mio nome, le dico che abbiamo chiamato per prenotare ma non ci crede, comunque, alla fine, quando già sto meditando di andarmene, taglia corto e mi accompagna in camera, una stanza con dieci letti per me sola.

    Sono un po’ perplessa e, saranno la stanchezza ed il freddo, anche un po’ delusa.

    “Siena saprà riscaldarti” le parole di un amico speciale mi risuonano nella testa, lo prendo in parola, mi faccio una doccia calda e decido di uscire e godermi questa città, senza pensarci più.

    Mentre mi avvio mi sento chiamare, è lei che si scusa, ha trovato la prenotazione, era sull’agenda vecchia e si è dimenticata di riportarla sulla nuova.

    Le dico che non c’è alcun problema, ma lei continua a scusarsi ancora e ancora.

    Mi chiede se ho mangiato, rispondo che esco e cerco qualcosa e lei “non vorrai uscire a spendere soldi, siediti e dividi con noi gli avanzi della mensa dei poveri”, provo a dire di no, ma proprio non sente ragione.

    Oltre a me e a Suor Ginetta, ci sono Suor Giorgina e due volontarie e mentre ci gustiamo tartine, ravioli di magro e insalata di mare, scopro le mille attività di cui si occupano questi angeli.

    Ci sono la mensa ed il servizio docce e guardaroba per i poveri, l’accoglienza a madri e ragazze in difficoltà, spesso accolte con i loro bambini, l’ospitalità ai pellegrini, la raccolta di cibo e vestiario e chissà che altro.

    Sono poche le Suore, ma l’energia prorompente di Suor Ginetta ha saputo coinvolgere tanti cuori e così non mancano i volontari e le aziende pronte a dare una mano, anche il Comune ha un occhio di riguardo riconoscente verso queste donne speciali che dedicano ogni minuto della loro giornata all’assistenza al prossimo.

    Una delle due volontarie è un insegnante del vicino liceo che ha la fortuna di avere un Preside decisamente illuminato, il quale, invece di sospendere i ragazzi più indisciplinati, facendo un dispetto alle loro famiglie ed un gran favore a loro, li manda da Suor Ginetta per un periodo di servizio volontario.

    Suor Ginetta prima li abbraccia e poi li spedisce a scaricare cassette di verdura, a pelar patate, a servire i pasti ai poveri e a spazzare i pavimenti, dopo la scuola per un giorno, una settimana o un mese, in base alla gravità di ciò che ha causato la punizione.

    È così che imparano che sono molte le miserie umane e le tante povertà, ma la peggiore è senz’altro la solitudine, che si possono aiutare gli altri con un pasto caldo o un maglione di lana, ma che alla fine ciò che scalda il cuore è sentirsi benvoluti, ciò che davvero è un balsamo sulle ferite è il sorriso e la stretta di mano sincera con cui li saluti e che, superato l’iniziale imbarazzo, abbracciare il fratello fa stare meglio anche te.

    A fine pena, diciamo così, più della metà di loro chiede di tornare, segno che non esistono cattivi ragazzi e che la fiducia, l’accoglienza e la responsabilizzazione possono tirare fuori il meglio da ognuno, ma la lezione più grande che questi ragazzi imparano è che è dando che si riceve e che ogni talento o ricchezza o felicità è nulla se non è condivisa.

    Siccome è capodanno, ci tagliamo un pandoro e stappiamo anche un prosecchino, il tempo di un brindisi e viene per loro il momento di tornare al lavoro e per me l’occasione di uscire a scoprire le tante meraviglie di questa città e gioire delle altre sorprese che ha in serbo per me questo primo giorno dell’anno così speciale.
     
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  2. minuetta

    minuetta Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Questo bel racconto mi ha riportato indietro di anni !!!
    Siena, suor Ginetta, la piazza , i colori !!!
    Grazie Simo :-*
    Cetty
     
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  3. Griffo

    Griffo Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    .... e nel mio piccolo posso dire : c’ero anch’io :D:ok::fiesta:
     
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  4. maryam

    maryam Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    Quando l'altro ieri sono passata a dare un ultimo sguardo a piazza del campo prima di andare a prendere il treno che mi avrebbe riportata a casa, ho ripensato alla sorpresa che mi avete fatto tu e Clara e la vostra bellissima famiglia

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  5. SANDRO60

    SANDRO60 Utente storico e attivo Socio Assoc.ne PPS

    un bellissimo capodanno maryammaryam .....
     
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