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Barcelona - Lleida

  • Creatore Discussione Creatore Discussione liam
  • Data di inizio Data di inizio
Alla fine ho iniziato a scrivere anche questa volta.
Alla fine perché mi diverto.
Alla fine perché mentre scrivo sono di nuovo lì.
Alla fine perché alcune sensazioni poi non me le ricordo più (alla fine in alcuni casi sarebbe anche meglio).
Alla fine sono sempre le stesse cose, alla fine sono sempre le mie scemenze.
Alla fine ve le beccate anche questa volta, ma alla fine potete saltarle a pie pari.
Alla fine sono solo pochi giorni, alla fine non occupano tanto spazio.
Alla fine spero di arrivarci alla fine.
Per ora inizio.

20/09 Barcellona
La belva sembra lo faccia apposta, sono due giorni che mi segue ovunque, che mi fissa con aria di disapprovazione.
A pensarci bene mi segue sempre e mi fissa sempre. L’aria di disapprovazione mi sa che me la sto inventando io. Sensi di colpa.
Senti, lo so che non sei abituato a stare da solo, ma è solo una settimana, verranno a nutrirti e badarti una volta al giorno. Aria di disapprovazione o no, io vado.
Il signor RyanAir mi ha dato un posto vicino al finestrino.
Non piove.
Non sono né troppo in ritardo, né troppo in anticipo.
Mi preoccupo un po’. Non è che tutta sta fortuna la pagherò dopo?
In aereo mi faccio la mia solita dormita.
A cosa serve il posto vicino al finestrino se dormo? A evitare di crollare addosso ai miei vicini.
Però durante decollo e atterraggio guardo anche giù.
Aeroporto.
Continua ad andare tutto liscio.
Sono alla stazione Sants nettamente prima del previsto.
Un giro al Parc Mirò per far passare un po’ il tempo.
Indirizzo trovato senza problemi.
Vabbé entriamo, anche se sono ancora mezzora in anticipo.
Camera dalla signora Judith trovata con Airbnb.
Secondo piano, appartamento 4.
C’è l’ascensore. Ma per 2 piani non vale la pena.
Conto: primo piano, secondo piano. Porta 4. Suono.
Una signora stupita di vedermi.
Sono Lia.
Sempre più stupita.
Capisco che c’è qualcosa che non va.
Secondo piano, appartamento 4?
No, primo piano. Mi indica una targhetta inequivocabile.
Mi scuso in tutte le maniere che conosco.
Ma sono scema? Non so neanche più contare?
Però, dai. Mi affaccio verso il piano inferiore per leggere la sua targhetta: Entrepiso.
Accidenti ai piani rialzati.
La camera è piccolina ma accogliente. Accogliente anche il cane di casa, corre a portarmi il suo giochino ogni volta che mi vede.
Giro per Barcellona.
Rischio più volte di essere investita da velocissimi monopattini.
Niente sello in Cattedrale. La coda è lunghissima e il baracchino sulla via laterale, malgrado vari giri, non riesco proprio a vederlo.
Per ora mi accontento del timbro dell’Ufficio del Turismo.
Ma appena arrivo a casa mi armo di forbici e colla e la mia credenziale avrà il suo bel sello della Cattedrale. Non è il primo sello fai fa te nelle mie credenziali, ma il primo arrivato via whatsapp sì.
Finisco piacevolmente la giornata sulle panchine del porto. Sarà banale, ma ci sto bene.
 
Che bello leggere le tue avventure a Barcellona... Eh si in Spagna la quasi totalità dei condomini ha il piano ammezzato. Anche a me è successo come a te all inizio. Di presentarmi a casa di sconosciuti perché non ho preso l'ascensore.. E pensa che a volte c è il piano cd. Principale e poi anche l ammezzato. Cosi il primo piano diventa il terzo....

Racconta : ma il sello via whatsapp chi te l ha mandato?
 
... alla fine ti sei decisa a scrivere del tuo Viaggio e noi ne siamo davvero contenti.
I tuoi scritti sono una ventata di freschezza!
:bacibaci:
 
ma il sello via whatsapp chi te l ha mandato?
Ehm... un pps che l'ha fotografato dalla sua credenziale;-)
Ma, come dice il suddetto pps, non è proprio barare perché io alla cattedrale ci sono stata.
Comunque tranquilli, con le mie credenziali faDaTe non vado a richiedere la Compostela.:-))
era situato proprio all'inizio della strada laterale, sulla destra ...
Ho fatto il giro della Cattedrale 2 volte, niente, io non l'ho visto.
Se adesso qualcuno mette una foto con sto gabbiotto ben in vista...:-x
 
21/09 Barcelona – Sant Cugat del Vallès
Le previsioni per oggi non sono proprio belle.
Per ora è grigio ma non piove.
Fino al Velòdrom d’Horta, all’uscita di Barcellona, il percorso me lo devo inventare.
Me lo invento in modo non proprio lineare.
Ritorno alla Cattedrale, poi verso la Sagrada Familia.
Sosta sotto la pensilina di un negozio. Sta buttando giù acqua a secchiate.
Giacca e coprizaino.
Aspetto che si calmi un po’.
Insieme a una signora senza ombrello, indecisa se bagnarsi completamente o arrivare in ritardo al lavoro. Temo riuscirà a fare entrambe le cose.
La Sagrada Familia sotto una pioggia molto più tranquilla.
Non è ancora aperta, ma c’è già una bella coda.
Con questa recinzione non si vede quasi più niente. Sono stata qui parecchi anni fa. Prima o poi dovrò ritornarci.
Altre secchiata d’acqua improvvisa. Nessuna pensilina in vista. Mi tocca una seconda colazione in un bar.
Di qui in avanti vado in direzione Velòdrom usando la mappa del telefonino.
Il telefonino è piatto, Barcellona no, per cui faccio un po’ di su e giù.
Ma non mi dispiace. Attraverso dei quartieri che mi sembrano molto vivi, quasi dei paesi a sé stanti. Non so, mi fanno una buona impressione.
Ha smesso di piovere. O meglio, ogni tanto pioviggina un po’, ma niente di serio.
I pesci gialli. Ce ne sono moltissimi, disegnati per terra, sui pali, sulle case. E’ da ieri che li vedo.
Mi è chiaro fin da subito che non indicano un percorso, troppi e in troppe direzioni.
Ma che sono nastrini e non pesci lo capisco solo adesso. Ne vedo alcuni appesi a un balcone.
Per il loro significato ci vorrà ancora un po’.
Fuori da Barcellona.
Ecco il Velòdrom. Anche il Labirinto, vicino all’ingesso dovrei trovare la prima freccia gialla.
E c’è.
Questo labirinto mi incuriosisce. Ma non adesso, lo mettiamo insieme alla visita alla Sagrada Familia.
Una stradina sale in mezzo a muri.
Inizio a sentire gente che grida. Penso a una partita di calcio. Qui ci sono impianti sportivi.
Però no, è qualcosa di diverso.
Forse una scuola?
Una curva e gruppi di ragazzini in mezzo alla strada che comunicano urlando con altri dalle finestre di un edificio. C’è un muro e un cortile in mezzo, sono abbastanza distanti.
Un carcere minorile o qualcosa di analogo.
Mi sembra di essere finita all’interno di un romanzo, di qualcosa che ho letto.
C’è una tale confusione di voci sia da una parte che dall’altra che deve essere difficile gestire un dialogo mittente destinatario.
La stessa frase viene ripetuta più e più volte.
La ragazzina che grida istericamente “Cariño, te quiero” in continuazione.
Un ragazzo quasi disperato che continua a urlare “Llama a mi primo”.
E tante altre frasi che non capisco.
Anche una giovanissima coppia con una bimbetta nel passeggino.
E ci passo in mezzo. Cos’altro posso fare. Ma mi sento intrusa, come uno spettatore che non dovrebbe essere lì.
Finisce il muro, finisce la strada e inizia un sentiero che entra nel parco di Collserola.
Una curva e inizio a salire decisamente.
Vegetazione bassa.
Corbezzoli non ancora maturi.
Sono in mezzo alle nuvole. Si aprono un po’ e si intravede Barcellona. Il mare lo immagino, ha lo stesso grigio del cielo.
Poi si richiudono e non resta che guardare i cartelli che indicano i punti panoramici.
Inizio a scendere su piste di terra e tra alberi un po’ più grandi.
E’ bello questo posto. Forse è merito di questa nebbia che lo rende come una foto in bianco e nero non perfettamente a fuoco. Anche gli occhiali bagnati aiutano.
Ogni tanto incontro qualche ciclista.
Mi guardo intorno alla ricerca di un posto per una pausa idrica. Un cartello: “Caca controlada”. Era solo idrica eh. Ok, sono un po’ scema, mi diverto con poco. La seconda C ha anche una virgoletta sotto (mi verrebbe da dire una cacchetta), ma il cartello è un po’ arrugginito, potevo anche non notarla.
I cartelli, le insegne, sono tutti in catalano. La prima volta che sono stata a Barcellona non ci avevo fatto caso. Come potevo, non sapendo una parola né di castigliano né di catalano per me era tutto la stessa cosa. Adesso almeno mi rendo conto, è sempre un passo avanti.
Arrivo alla cappella di Sant Medir, in mezzo al bosco.
C’è una fontana, un Campo dei Miracoli, delle panchine umide.
Non faccio in tempo ad assorbirne l’umidità, ricomincia a gocciolare, riparto.
Tra alberi e poi qualche campo. Tranquillamente.
Un grande pino aiutato a stare in piedi da un cono di tronchi. Ha una targhetta e un suo nome: Pi d'en Xandri. E’ vecchio e alto. E’ uno dei simboli di Sant Cugat, questo potrebbe voler dire che sono quasi arrivata.
Infatti, ci sono.
Un po’ di periferia.
Un bar, ma no, vediamo se c’è qualcosa di meglio più avanti.
Il monastero.
E’ grande, è bello. Non me l’aspettavo, non me l’aspettavo proprio.
Pensavo che Sant Cugat fosse un paese satellite di Barcellona con palazzoni nuovi e poco più.
Invece.
Non documentarsi troppo prima di partire ha sicuramente degli svantaggi, ma anche qualche vantaggio. La sorpresa di questo monastero è uno di questi.
Purtroppo ha chiuso da poco e riapre nel tardo pomeriggio. Me lo guardo da fuori, sbirciando il bel chiostro dal portone.
Mi mangio un panino in un posto che mi sembra migliore del bar visto prima e torno a Barcellona in treno.
A domani Sant Cugat.
 
Ultima modifica:
I "pesciolini gialli" potrebbero essere i nastri che i catalani appongono un po' ovunque come simbolo per il ritorno dal carcere o dall'esilio degli indipendentisti?
"Libertad por los presos" ... cose così ...
 
Sant Cugat è uno di quei paesi dove vive parte della buona borghesia catalana in fuga dalla caotica Barcellona... e sicuramente è un bel paesino...
 
I "pesciolini gialli" potrebbero essere i nastri che i catalani appongono un po' ovunque come simbolo per il ritorno dal carcere o dall'esilio degli indipendentisti?
"Libertad por los presos" ... cose così ...
Sono loro, l'ho poi capito. (però disegnati su strade e muri sembrano proprio dei pesci...)
Direi molto attuali in questi giorni.

Sant Cugat è uno di quei paesi dove vive parte della buona borghesia catalana in fuga dalla caotica Barcellona... e sicuramente è un bel paesino...
Ah ecco.
Dal tipo di negozi dell'area pedonale avevo avuto il dubbio che non fosse proprio un paese dormitorio per operai;-)
 
22/09 Sant Cugat del Vallès - Ullastrell
E’ una bella giornata, proprio bella.
Non sto a controllare come arrivare a Sant Cugat, ho fatto il percorso inverso ieri.
Arrivo in Plaça de Catalunya e mi infilo nel primo buco che trovo.
Cerco di capire: la metro no, il treno. Però qualcosa non mi quadra, Sant Cugat c’è, ma non riesco a trovare la linea che ci arriva direttamente.
Guardo, riguardo, giro, rigiro, ma non ne vengo a capo. Non posso passare la mattinata qui, mi tocca chiedere a un gabbiotto di informazioni.
Non sono nel buco giusto. Il ragazzo molto gentilmente, per spiegarmi dove devo andare, esce dal gabbiotto e inizia a gesticolare tipo hostess.
Forse me l’avesse spiegato a voce.
Uscita, scale, angoli, quando sono fuori non mi ricordo più come era posizionato il ragazzo.
E vado dalla parte opposta.
Mi accorgo che non va bene. Torno indietro, ma non proprio indietro, provo in una direzione leggermente diversa. Un altro buco, sarà lui.
Di nuovo il gabbiotto col ragazzo. Ho solo usato una entrata diversa. Scappo via prima che mi veda.
Inizio ad innervosirmi. Perché ieri non ho memorizzato dove accidenti sono uscita?
Ufficio informazioni sulla piazza. Essendo già all’esterno dovrebbe essere più facile seguire le indicazioni.
Mi metto in coda. Una famiglia con un inglese approssimativo vuole i biglietti per la Sagrata Familia e l’operazione va per le lunghe.
Tocca a me: per andare a Sant Cugat?
Tren o ferrocarril?
Oddio, non lo so, nella mia ignoranza sono esattamente la stessa cosa.
Non vorrei mi indicasse il punto da cui arrivo. Mi esce un: “Lo más rapido?”
Risposta già scema di suo, in più quel punto interrogativo la fa sembrare anche sarcastica. Ma non voleva esserlo.
La signorina non apprezza. Abbastanza scocciata mi dice che non può conoscere a memoria tutti gli orari. Con 2 gesti frettolosi mi dice che uno è di qua e l’altro di là. E avanti il prossimo.
Visto che il primo gesto indica la direzione da cui sono arrivata, seguo l’altro.
E trovo un buco.
Ed è quello giusto.
Ma sono abbastanza scoraggiata.
Tanto che quando sale una signora e inizia a farmi una domanda, non la lascio neanche finire e le sparo un “No hablo Español”. Per poi scoprire che avrei anche saputo risponderle.
Sant Cugat.
Mi obbligo ad andare a farmi mettere un timbro all’ufficio del turismo. Devo riprendere confidenza con le istituzioni, ma soprattutto con me.
Direzione da cui sono arrivata ieri e ritrovo le frecce.
Scuole che danno l'idea di essere abbastanza esclusive e un po’ di zona industriale. Ma è tranquilla, è domenica, ed è anche parecchio verde.
Ricominciano le piste di terra tra gli alberi.
Oggi c’è molta più gente. Non solo in bici, anche corridori, famiglie, bambini, cani.
Ricevo e distribuisco saluti.
Se incontro 3 persone in un giorno, un sorriso e un saluto mi fanno sicuramente piacere. Ma così, boh, diventa una cosa talmente meccanica che la mia anima maleducata ne farebbe anche a meno.
Ma mi impegno. Anzi cerco di salutare per prima, alternando attentamente gli “Hola” con i “Bon dia”. Ho anche imparato che i catalani non augurano al plurale.
Un tratto con una bella vista tutto intorno. Si vedono paesoni, zone industriali e colline. Quello sarà Montserrat? Mah.
Les Fonts. C’è un edificio davvero bizzarro. Un castello? Forse sì, ma strano. E’ un insieme di muri, torri, torrette che sembrano assemblate a caso. Mi piace. Sì, un po’ sconcertante, ma mi piace.
Quando torno a casa devo ricordarmi di cercare qualche info (esito della ricerca interessante: questo “castello” è stato costruito da un sola persona a partire dagli anni 60).
Il resto di Les Fonts sono una serie di fontane, una stazione e poco altro.
Sosta su una panchina sotto un albero pieno di uccellini che fanno un gran chiasso.
Salgo di nuovo in un tratto con una bella vista.
Mi annoio un po’ in mezzo alle case.
Un viottolo abbastanza invaso dall’erba.
Lascio il GR6 per seguire solo le frecce fino a Ullastrell.
Le istruzioni che ho scaricato dal sito degli Amici del Cammino Catalano sono perfette: la Macelleria Palet, il vicolo subito prima, il bar del Casal Cultural.
Mi danno delle chiavi colorate, spiegandomi che su ogni porta troverò un bollino dello stesso colore della chiave da usare. Già mi diverte.
L’albegue è dietro il municipio.
Stile Ikea. Allegro e colorato. Uno dei migliori che ho incontrato.
Tramite la chiave verde ho anche accesso al parco giochi posteriore, dove posso usare il mio filo per stendere.
Giro per Ullastrell.
Sulla porta chiusa della Carniceria Palet c’è un messaggio. I proprietari spiegano che ormai hanno superato entrambi gli 80 anni, i figli sono lontani e loro non se la sentono più di andare avanti. Dopo una vita in macelleria ringraziano tutti i clienti e con molto dispiacere chiudono l’attività.
E’ un messaggio un po’ triste, ma anche bello.
Mi viene in mente mio padre, lui non era riuscito a dire basta.
Ci sono ben 2 mirador. Posso mica lasciarmeli sfuggire. E’ indicato, quel cucuzzolo con un cappello di nuvole è Montserrat.
Un pannello che racconta la storia del campanile, noto che è scritto in catalano e in inglese. Niente castigliano. Anche avvisi e istruzioni all’interno dell’albergue.
Nastrini gialli a iosa anche qui. Finalmente capisco: per prigionieri ed esiliati catalani.
Cena al Casal Cultural. Mi trattano molto bene. Termino con una fetta di torta di mele “casera” che è esattamente un quarto della torta intera.
Dovrei chiedere quale dei vari percorsi per Monserrat è consigliabile. Ma non lo faccio. Questa volta non perché non oso. Ho deciso che seguirò questo GR6, ovunque mi porterà.
Ancora 2 passi al primo mirador per vedere la luce del monastero. Scopro che non è sulla cima.
 
Tren o ferrocarril?

OT:
quella volta in cui un tizio in zoccoloni in vero pelo di mucca ancora peloso mi aggredì perchè avevo confuso, parlando in tedesco, roulotte e camper.
come se poi quelli con gli zoccoloni pelosi in italia sul gardasee parlassero tutti un italiano impeccabile.
nervoso assai.

un edificio davvero bizzarro

leggevo.
e pensavo alla quinta da regaleira a sintra.
appena smetto di scrivere qui vado a curiosare su google cercando il tuo castello.

ho anche accesso al parco giochi posteriore, dove posso usare il mio filo per stendere

pensavo avresti scritto: dove posso usare l'altalena.
non so.
mi dai l'idea di essere una che non vista in altalena si divertirebbe moltissimo.

Ho deciso che seguirò questo GR6, ovunque mi porterà.

ecco.
questa fiducia e questa certezza.
nel cammino.
nel suo andare, ovunque vada.
e nella sua direzione, qualunque sia.

grazie.
inutile dirlo.
ma lo dico.

cri
 
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