Antonio Porcheddu
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Da diversi anni ho avuto un senso di attenzione e curiosità per il Cammino; si potrebbe dire una partecipazione laica, storicistica, lontana dal miracolo che il Cammino ha poi rappresentato per la mia famiglia e per me.
È la storia del sicomoro, quella di un piccolo uomo, che pur nelle sue vedute limitate, sale sul sicomoro come Zaccheo, nella speranza dell’Infinito.
Eppure, a volte capita, come scrive l’amico Davide, che “qualcuno bussi dall’altra parte”. Ho trascorso tutta la vita a bussare alle porte del paradiso e questa volta – come un’intermittenza del cuore – qualc’Uno, a dispetto di ogni
logica, mi chiama da lì. A me è successo… Come a molti altri. Sul Cammino.
Ed è un fatto di una evidenza travolgente.
Non si tratta di una conversione, la mia fede, seppur tiepida e distratta, era comunque viva. È stato ed è,
anche oggi, un salto del cuore, una passione struggente, una nostalgia profonda.
La nostalgia del ritorno, la passione per il luogo in cui tutto ciò si è reso possibile, l’amore per la Patria, e poi il dolore del distacco.
Sono un esule che anela al ritorno.
Il pellegrinaggio verso la Patria, è ogni giorno la scommessa di ogni uomo ed ogni donna, che con fatica hanno il coraggio di alzare lo sguardo e sperare nell’Infinito. Alzare lo sguardo e guardare il Cielo... Come è bello
il cielo della Galizia!
Diceva un prete, che ho solo sfiorato tanti anni fa a Pavia, che “ la misura dell’uomo è il Cielo”, una dimensione
infinita, trascendente, ma soprattutto possibile… perché bisogna solo alzare lo sguardo e chiedere. Chiedere.
Chiedere.
E non è forse questa
l’essenza del pellegrino, un uomo ed una donna in dissidio con loro stessi prima che col mondo, un uomo ed una donna che hanno nel proprio intimo l’essenza della domanda.
Io chiedo, per me e la mia famiglia, la Grazia del Cielo.
Lungo la strada, il sentiero del pellegrino, quello dello scout, del padre di famiglia, del lavoratore, dello sposo
- lungo questo cammino - ho incontrato degli uomini e delle donne che, come me, hanno alzato lo sguardo e hanno
chiesto che la memoria diventasse tangibile.
Quando il Mistero mi ha sussurrato al cuore.
Pellegrino nella vita.
Antonio
È la storia del sicomoro, quella di un piccolo uomo, che pur nelle sue vedute limitate, sale sul sicomoro come Zaccheo, nella speranza dell’Infinito.
Eppure, a volte capita, come scrive l’amico Davide, che “qualcuno bussi dall’altra parte”. Ho trascorso tutta la vita a bussare alle porte del paradiso e questa volta – come un’intermittenza del cuore – qualc’Uno, a dispetto di ogni
logica, mi chiama da lì. A me è successo… Come a molti altri. Sul Cammino.
Ed è un fatto di una evidenza travolgente.
Non si tratta di una conversione, la mia fede, seppur tiepida e distratta, era comunque viva. È stato ed è,
anche oggi, un salto del cuore, una passione struggente, una nostalgia profonda.
La nostalgia del ritorno, la passione per il luogo in cui tutto ciò si è reso possibile, l’amore per la Patria, e poi il dolore del distacco.
Sono un esule che anela al ritorno.
Il pellegrinaggio verso la Patria, è ogni giorno la scommessa di ogni uomo ed ogni donna, che con fatica hanno il coraggio di alzare lo sguardo e sperare nell’Infinito. Alzare lo sguardo e guardare il Cielo... Come è bello
il cielo della Galizia!
Diceva un prete, che ho solo sfiorato tanti anni fa a Pavia, che “ la misura dell’uomo è il Cielo”, una dimensione
infinita, trascendente, ma soprattutto possibile… perché bisogna solo alzare lo sguardo e chiedere. Chiedere.
Chiedere.
E non è forse questa
l’essenza del pellegrino, un uomo ed una donna in dissidio con loro stessi prima che col mondo, un uomo ed una donna che hanno nel proprio intimo l’essenza della domanda.
Io chiedo, per me e la mia famiglia, la Grazia del Cielo.
Lungo la strada, il sentiero del pellegrino, quello dello scout, del padre di famiglia, del lavoratore, dello sposo
- lungo questo cammino - ho incontrato degli uomini e delle donne che, come me, hanno alzato lo sguardo e hanno
chiesto che la memoria diventasse tangibile.
Quando il Mistero mi ha sussurrato al cuore.
Pellegrino nella vita.
Antonio

,un saluto speciale e un abbraccio.
Ultreya
