18/09 San Bartolomé de Pinares – Ávila
L’albergue è all’interno del Centro de Salud.
L’italiano parte presto.
Ragazzo e cagnetto dormono ancora, vado a preparare lo zaino nella sala d’attesa.
Sento bussare alla finestra. Un vecchietto mi fa cenno di andare alla porta.
Mi chiede se posso prendergli un numero.
“Tutti in coda, arrivo io e ho il primo numero” e si fa una risata.
Questa poi… Viene da ridere anche a me.
L’uscita da San Bartolomé mi piace. Un po’ di nuvole che danno una luce particolare, vento, grossi massi scuri, avvoltoi che disegnano cerchi nel cielo e freddo. Ma ormai mi sto abituando alle partenze gelate.
Scendo un po’. Muretti a secco, cavalli e mucche.
El Herradón. Un ponte su un torrente asciutto, una chiesa che sembra interessante ma chiusa, un bel segnavento, ma non incontro nessuno. Dormono ancora tutti? Sono già tutti a lavorare? Chissà.
Una stradina, una ermita fiorita e ricomincio a salire tra mucche e muretti.
Un sentiero infossato, un po’ triste.
Muggiti sull’altro versante.
Sono di nuovo su, dove la vista può spaziare e il vento è libero di soffiare come vuole.
Un paio di cancelli, bassi cespugli, pietre. Sto bene qui, finché.
Finché non vedo la pianura laggiù.
Lì ci sarà Ávila e io devo solo più scendere.
Mi fermo, mi siedo su una pietra. Non si sta benissimo, il vento è decisamente freddo e il sole c’è e non c’è.
Non ho il platano oggi. Mangio un pezzo di pane duro, biscotti, avanzi di frutta secca e anche la barretta di emergenza, nella tasca dello zaino dal primo giorno. Non è che abbia tutta questa fame, ma ormai.
Non ho voglia di alzarmi. Non ho voglia di scendere. Non ho voglia di finire. Non ho voglia di tornare ad essere quello che sono.
Perché ormai lo so, non torno dai cammini diversa, cambiata, migliore. Ammesso che sia leggermente diversa durante, poi tutto ritorna esattamente come prima.
“Allora cosa li fai a fare?”
“Beh, accidenti, sono una pausa, una boccata d’aria, una “vacanza”, ti sembra poco?”
“Potresti raggiungere lo stesso scopo ubriacandoti periodicamente”
“Probabile, ma sono quasi astemia, camminare mi sembra più salutare, non c’è neanche la “resaca” la mattina dopo. E poi tu cosa ne sai di ubriacature”
Mi viene addirittura voglia di scrivere queste idiozie via etere. Il caso o chi per lui fa sì che su questa pietra il telefono non prenda. Un po’ di persone si risparmiano la lettura in diretta.
“Muoviti, alza le chiappe e inizia a scendere, che tanto prima o poi lo devi fare e seduta lì rischi anche di prenderti un raffreddore”
“Hai ragione, scendo”. Guarda tu se devo ubbidire anche a una mucca.
Fino a Tornadizos. Poi è pianura, col vento in faccia. Ávila si vede lì davanti e come sempre non arriva mai.
Periferia con strade larghe e rotonde e altre rotonde e nessuno. Ma passerà qualche macchina ogni tanto o sono state costruite per il futuro?
Finiscono le rotonde e inizia la città con persone, macchine, bus.
Ecco le mura. Wow
L’albergue è subito fuori dalla porta opposta a quella da cui sono arrivata. Passo da fuori, lungo le mura, perché mi piacciono e perché ho tempo di girare l’interno con calma dopo.
Telefono, 10 minuti e l’hospitalero viene ad aprirmi.
Ottimo albergue e ottimo hospitalero.
Mi spiega le tappe successive e le varie possibilità. Non gli dico che domani sarò a casa. Non so perché non glielo dico, forse per ingannare anche me.
Ávila. Le mura sono spettacolari.
La cattedrale. L’interno, gli archi, ma soprattutto il colore delle pietre, lo stesso colore della terra. Mi siedo e rimango un mucchio di tempo a guardare.
La statua di Santa Teresa seduta a scrivere. Che pazienza deve avere con tutte queste persone che si fanno fotografare vicino a lei.
Ritorno verso l’albergue, alla ricerca del posto dove mangiare appena consigliatomi da chi è stato qui recentemente.
Ma non ci arrivo.
Due hospitaleras di fronte all’albergue, sono passate a vedere se va tutto bene. Iniziamo a parlare. Stanno andando a “picar algo”. Vado con loro. La ricerca del bar è complicata, sembra che anche qui sia tutto chiuso, ma divertente. Parliamo di Spagna, di Italia, di cammini, di un mucchio di scemenze. Pensandoci bene è la prima volta che mangio con qualcuno. E’ la serata giusta.
Ritornando lungo le mura illuminate le saluto (le hospitaleras, le mura domani), le ringrazio e vado a dormire.
E domani si vedrà.

Pietre uscendo da San Bartolomé

Muretti e pascoli

Guadando indietro

Laggiù c’è Ávila

Porta

Mura

Archi della cattedrale, stesso colore della terra

Ancora mura