Nel 2011 arrivato a Santiago ero andato nella solita libreria San Pablo e avevo trovato la guida del camino de
invierno. Tornato a casa avevo messo la guida sul comodino e lì ci è rimasta per anni.
Per motivi familiari avevo preso la decisione di aspettare prima di ritornare in Spagna.
Questa primavera alla mostra dei pellegrini a Trento, avevo fatto il pieno di energia e di amore per i cammini, ascoltando le pellegrine e i pellegrini che hanno gestito una grande mostra.
Poi passa l'estate e in settembre ricevo l'ok da una Persona importante. Un sorriso e chiudere gli occhi per una volta è l'unico Suo modo per dire si.
In due giorni mi organizzo e parto. Prendo il vecchio zaino del 2004 (peso kg 1,800) mio amico di tanti cammini. Parto da Orio al Serio e arrivo a Madrid e poi con Alsa arrivo a Ponferrada. Ho una guida di Aida Menendez Lorenzo del 2013. (In un bar lungo il cammino scoprirò che Josè D. Rua Perez ha scritto la seconda edizione anno 2015, molto dettagliata).
Ho incontrato solo due pellegrini (un pellegrino spagnolo il primo giorno, aveva già fatto 15 cammini; una pellegrina la penultima tappa).
Il cammino è ben segnalato con frecce e hitos. Paesaggi bellissimi in mezzo al verde, paesini rurali dove il turismo non è arrivato. Persone splendide. Mentre passavo in mezzo a questi puebli mi venivano in mente i racconti che mi faceva mio padre quando mi raccontava dei nostri paesini in Trentino come erano 80 anni fa. Non ho scritto un diario e ho fatto pochissime foto perché dopo diversi anni lontano dal cammino desideravo imprimerlo nel mio cuore e nella mia mente.
L'unica nota stonata (confermata anche dai due pellegrini incontrati) è l'asfalto. Penso che il 50% del cammino sia su asfalto. Comunque i paesaggi sono talmente belli che questa nota stonata passa in secondo piano. Penso che in un prossimo futuro diversi pellegrini scopriranno questo cammino e lo invaderanno per evitare il finale del cammino francese.
Qualche persona lungo il cammino, i baristi, i ristoratori e gli albergatori mi hanno fatto domande su come migliorare i servizi lungo il cammino. Temo che la magia che ho incontrato in un futuro sparirà. Chi è intenzionato a fare il camino de invierno consiglio di farlo nei prossimi anni perché dopo...
Desidero raccontare un paio di incontri che mi hanno dato la riconferma che sul cammino può succedere di tutto.
Parto da Ponferrada assieme ad un pellegrino conosciuto la sera prima. Facciamo la prima tappa insieme
poi lui si ferma a Puente Domingo Florez. Io proseguo fino a O Barco. Avevo telefonato alla Signora Assuncion, presidentessa dell'associazione del cammino de invierno per le prime tappe, e mi aveva prenotato una camera in un hostal. Arrivo a Sobrodelo entro in un bar. Erano le ore 19 e avevo già fatto
km 45. Mi mancavano solo km 6 per arrivare a O Barco. Parlando con il barista scopro che l'hostal era a km 20 a Rua. Comincio a fare calcoli arriverei a destinazione verso mezzanotte ma i km sono troppi. KM 65!
E poi alle 21 farà buio... Il barista mi sorride e mi dice di non preoccuparmi e se volevo mi avrebbe ospitato oppure se volevo continuare fino a O Barco mi avrebbe prenotato una camera in un hostal. Avevo scelto il bar giusto (nella guida del 2015 ho letto che il barista è un amante del cammino). Continuo. Arrivo nella cittadina e non incontro nessuno. Era buio ed ero cansado, in giro non c'era nessuno. Dopo qualche minuto arriva una macchina e la fermo chiedo info e mi dicono che dovevo fare solo km 3 (fuori cammino)per arrivare all'hostal... Avevo fatto km 51 e quella notizia mi aveva distrutto e allora mi fanno salire sull'auto e mi portano a destinazione! Santiago e il cammino avevano fatto il miracolo!
Un secondo episodio. Arrivo verso le 12 in un paese. Il bar c'era ma era distante km 2 fuori dal cammino. Non passava nessuno. Ad un incrocio arriva un furgone e lo placco. Chiedo del bar. L'autista sorride e mi dice ti porto io. Per farla in breve era un fornitore del bar. Mentre lui scarica la merce io bevo e compro qualcosa da mangiare. Poi mi dice che doveva ritornare all'incrocio perché doveva prendere un altra strada. Ritorno con lui all'incrocio e lo saluto. Volevo mangiare con calma, mi giro e c'era una panchina che mi stava aspettando...
La pellegrina. Il penultimo giorno incontro una pellegrina gallega di anni 58. Andiamo verso la cima Coppi del cammino. L'ermita O Faro a m. 1.200. Molto simpatica, parliamo e non mi accorgo che in salita andavamo oltre km 5 all'ora. Arriviamo in cima non ero stanco ma sudato si. Lei era fresca come una rosa e non era sudata. Poi in discesa mi stacca e si mette a corricchiare. Non la seguo perché non mi piace correre sul cammino (non è una gara) e se fosse stata una gara onestamente non potevo seguirla era troppo per me!
Poi alla sera ceniamo insieme. Mi racconta che è una guardia forestale, una maratoneta. Faceva il cammino per allenarsi per i mondiali master. Mi diceva che sarebbe arrivata a Santiago in due giorni. Arrivava nel pomeriggio e alla sera andava a lavorare, aveva il turno di notte...
Il camino de invierno, a mio parere, è un cammino magico che merita di essere fatto. Spero che questa sua aurea rimanga per molto tempo, ma temo che in futuro verrà preso d'assalto. Ho sentito che si vuole costruire nuovi albergue e fornire più servizi per i pellegrini. Ma intanto godiamocelo!
invierno. Tornato a casa avevo messo la guida sul comodino e lì ci è rimasta per anni.
Per motivi familiari avevo preso la decisione di aspettare prima di ritornare in Spagna.
Questa primavera alla mostra dei pellegrini a Trento, avevo fatto il pieno di energia e di amore per i cammini, ascoltando le pellegrine e i pellegrini che hanno gestito una grande mostra.
Poi passa l'estate e in settembre ricevo l'ok da una Persona importante. Un sorriso e chiudere gli occhi per una volta è l'unico Suo modo per dire si.
In due giorni mi organizzo e parto. Prendo il vecchio zaino del 2004 (peso kg 1,800) mio amico di tanti cammini. Parto da Orio al Serio e arrivo a Madrid e poi con Alsa arrivo a Ponferrada. Ho una guida di Aida Menendez Lorenzo del 2013. (In un bar lungo il cammino scoprirò che Josè D. Rua Perez ha scritto la seconda edizione anno 2015, molto dettagliata).
Ho incontrato solo due pellegrini (un pellegrino spagnolo il primo giorno, aveva già fatto 15 cammini; una pellegrina la penultima tappa).
Il cammino è ben segnalato con frecce e hitos. Paesaggi bellissimi in mezzo al verde, paesini rurali dove il turismo non è arrivato. Persone splendide. Mentre passavo in mezzo a questi puebli mi venivano in mente i racconti che mi faceva mio padre quando mi raccontava dei nostri paesini in Trentino come erano 80 anni fa. Non ho scritto un diario e ho fatto pochissime foto perché dopo diversi anni lontano dal cammino desideravo imprimerlo nel mio cuore e nella mia mente.
L'unica nota stonata (confermata anche dai due pellegrini incontrati) è l'asfalto. Penso che il 50% del cammino sia su asfalto. Comunque i paesaggi sono talmente belli che questa nota stonata passa in secondo piano. Penso che in un prossimo futuro diversi pellegrini scopriranno questo cammino e lo invaderanno per evitare il finale del cammino francese.
Qualche persona lungo il cammino, i baristi, i ristoratori e gli albergatori mi hanno fatto domande su come migliorare i servizi lungo il cammino. Temo che la magia che ho incontrato in un futuro sparirà. Chi è intenzionato a fare il camino de invierno consiglio di farlo nei prossimi anni perché dopo...
Desidero raccontare un paio di incontri che mi hanno dato la riconferma che sul cammino può succedere di tutto.
Parto da Ponferrada assieme ad un pellegrino conosciuto la sera prima. Facciamo la prima tappa insieme
poi lui si ferma a Puente Domingo Florez. Io proseguo fino a O Barco. Avevo telefonato alla Signora Assuncion, presidentessa dell'associazione del cammino de invierno per le prime tappe, e mi aveva prenotato una camera in un hostal. Arrivo a Sobrodelo entro in un bar. Erano le ore 19 e avevo già fatto
km 45. Mi mancavano solo km 6 per arrivare a O Barco. Parlando con il barista scopro che l'hostal era a km 20 a Rua. Comincio a fare calcoli arriverei a destinazione verso mezzanotte ma i km sono troppi. KM 65!
E poi alle 21 farà buio... Il barista mi sorride e mi dice di non preoccuparmi e se volevo mi avrebbe ospitato oppure se volevo continuare fino a O Barco mi avrebbe prenotato una camera in un hostal. Avevo scelto il bar giusto (nella guida del 2015 ho letto che il barista è un amante del cammino). Continuo. Arrivo nella cittadina e non incontro nessuno. Era buio ed ero cansado, in giro non c'era nessuno. Dopo qualche minuto arriva una macchina e la fermo chiedo info e mi dicono che dovevo fare solo km 3 (fuori cammino)per arrivare all'hostal... Avevo fatto km 51 e quella notizia mi aveva distrutto e allora mi fanno salire sull'auto e mi portano a destinazione! Santiago e il cammino avevano fatto il miracolo!
Un secondo episodio. Arrivo verso le 12 in un paese. Il bar c'era ma era distante km 2 fuori dal cammino. Non passava nessuno. Ad un incrocio arriva un furgone e lo placco. Chiedo del bar. L'autista sorride e mi dice ti porto io. Per farla in breve era un fornitore del bar. Mentre lui scarica la merce io bevo e compro qualcosa da mangiare. Poi mi dice che doveva ritornare all'incrocio perché doveva prendere un altra strada. Ritorno con lui all'incrocio e lo saluto. Volevo mangiare con calma, mi giro e c'era una panchina che mi stava aspettando...
La pellegrina. Il penultimo giorno incontro una pellegrina gallega di anni 58. Andiamo verso la cima Coppi del cammino. L'ermita O Faro a m. 1.200. Molto simpatica, parliamo e non mi accorgo che in salita andavamo oltre km 5 all'ora. Arriviamo in cima non ero stanco ma sudato si. Lei era fresca come una rosa e non era sudata. Poi in discesa mi stacca e si mette a corricchiare. Non la seguo perché non mi piace correre sul cammino (non è una gara) e se fosse stata una gara onestamente non potevo seguirla era troppo per me!
Poi alla sera ceniamo insieme. Mi racconta che è una guardia forestale, una maratoneta. Faceva il cammino per allenarsi per i mondiali master. Mi diceva che sarebbe arrivata a Santiago in due giorni. Arrivava nel pomeriggio e alla sera andava a lavorare, aveva il turno di notte...
Il camino de invierno, a mio parere, è un cammino magico che merita di essere fatto. Spero che questa sua aurea rimanga per molto tempo, ma temo che in futuro verrà preso d'assalto. Ho sentito che si vuole costruire nuovi albergue e fornire più servizi per i pellegrini. Ma intanto godiamocelo!
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