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cammino francese?

  • Creatore Discussione Creatore Discussione bibi
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B

bibi

Ciao a tutti rieccomi qui.... il discorso è che in teoria noi abbiamo già pianificato il percorso di questa estate facendo il cammino francese... 5 su 10 dovremmo dormire (per quanto anche io non sono convinta perchè si perde un po lo spirito del cammino!) in pensioncine per evitare di rischiare di non trovare posto.... mi restano però sguarnite un pò di tappe: una è il monte do goito quindi penso non ci siano problemi... quelle penso più problematiche sono quella a LIGONDE ( O EIREXE O VENTAS DE NARON) perchè ho visto che ci sono un albergue per località con una media di 20 posti e poi santa irene che non so che afflenza abbia. Voi che dite secondo voi riusciamo a risolvere queste due notti?? O potremmo trovare problemi??
Perchè se riuscissimo ad attenerci al programma buttato giù sarebbe più facile!!

Grazie....

Marta
 
Come hai ragione Flavio. A me vien da piangere - e scusate se sono dura - quando sento che chi vuole provare l'esperienza del cammino di Santiago e non ha tanto tempo, considera solo la parte finale come se fare il cammino di Santiago si riducesse a prendere dieci/quindici sellos per avere la compostela. Ma perchè non ci si sofferma a pensare che cosa è effettivamente fare il Cammino di Santiago? E' essere cammino, indipendentemente dal fatto che arrivi o meno a Santiago sin dalla prima volta. C'è la smania di dire sono arrivato a Santiago come se tutto il cammino che si fa per arrivarci fosse inutile. Si perde la bellezza dell'inizio, dell'iniziare un cammino che non è solo mettere un passo dietro l'altro. E' come se uno che deve prendere un diploma iniziasse con il fare gli ultimi due anni di liceo per poi iniziare dalla prima. Chi ti darebbe un diploma senza avere frequentato tutto il liceo dalla prima alla quinta? Nessuno. Come fai ad arrivare alle scuole medie senza aver fatto le elementari? Forse è stupido quello che ho detto, ma secondo me calza l'esempio. Vivere il cammini o i cammini diversi non è la stessa cosa che essere parte del cammino.
 
Come avete ragione! Avete messo il dito nella piaga e ci state rigirando dentro il coltello......
E' una vera sofferenza per me sapere che il cammino, anzi el Camino, non viene da tutti compreso nel suo vero e piu' profondo significato......Ma la penso anche io come barabba, se anche a soltanto qualcuno di quei turigrinos gli si insinua nella mente e nel cuore il semino del Camino, e magari nel tempo gli germoglia pure, e si ritrovano a rifare davvero el Camino, sarebbe bello, soprattutto per chi fa il duro lavoro di hospitalero e lo fa come va fatto.
 
Mi aggiungo al grido di dolore!
Ma non per quello che ha postato Bibi, le cui domande e dubbi sono normalissimi e credo che accumunino tutti nell' esperienza e nelle ansie del primo Cammino. E anzi mi dispaice che questo confronto nasca da una sua normalissima domanda. Me ne scuso anticipatamente e spero che questo confronto venga spostato in altra parte del forum.
Il grido di dolore non è neanche per il fatto che alcuni vogliono compiere solo poche tappe. Ci sono molte ragioni per decidere di poter camminare solo pochi giorni. E questo il Cammino stesso ce lo insegna e ci fa comprendere che il Cammino non permette "giudizi". A me lo ha ribadito con una lezione sul mio fisico che questa estate dovrà "cercare" Cammini brevi e tappe facili. Mi unirò anch'io solo agli ultini 120-140 km. e sarò guardata dai pellegrini di lunga percorrenza come la turipellegrina.
Non è questo il punto, non sono i km. percorsi, non sono i pernottamenti negli hostal invece che negli albergue, non sono i giorni dedicati, che fanno il Cammino. Ho conosciuto gente che dedicava al cammino una settimana l'anno ma che nelle restanti 51 aveva dentro lo spirito del Cammino.
Il mio grido di dolore si unisce a quello di Barabba: che stiamo combinando? cosa sta diventando il Cammino? E noi che abbiamo lasciato i nostri passi su quel Cammino diventando per sempre parte del Cammino, come facciamo e cosa possiamo fare per preservarlo, perche si arresti questa "ondata" pubblicitaria che lo sta travolgendo, lo sta snaturando. Come facciamo a tappare la bocca (e non è mancanza di democrazia!) a chi parla del Cammino come di un villaggio Valtur a buon mercato?
Nessuno potrà ingoiarne la magia o quanto meno non è la quantità di gente che può snaturarlo, il Cammino accoglie e può accogliere qualsiasi moltitudine. Ho fiducia nella magia del Cammino per il solo fatto che ho fiducia nella vita e la considero realtà amica.
Ma credo che noi siamo "responsabili" del Cammino ed essere responsabili significa dare risposte. Che risposte siamo in grado di dare per preservare il Cammino? Cosa siamo in grado di fare?
La mia tentazione è "spostarmi" altrove, come ho iniziato a fare. la mia tentazione è andare alla ricerca di altri Cammini. Ma non va fatto. Su quel Cammino, da SJPP e Santiago, ci siamo per sempre anche noi che ci abbiamo lasciato le orme unendole a quelle di tutti gli altri,, i pensieri, le emozioni, le paure, le sorprese. Dobbiamo tutelarlo come tuteleremmo casa nostra. Il come non lo so. Forse dobbiamo fermarci a pensare, forse ce ne dobbiamo far carico non cadendo mai però nella tentazione di pensare che qualcuno di noi sia depositario della verità sul Cammino. Quello che dobbiamo preservare è "a ciascuno il suo Cammino" ma nello stesso tempo probabilmente dobbiamo diventare inflessibili verso chinque ostacola che ciascuno possa fare il suo Cammino e verso chiunque porti sul Cammino l'arroganza e la mancanza di rispetto della quotidianità. Non si tratta di stilare il decalogo del "bravo pellegrino", nessuno di noi saprebbe farlo, significa solo condividere che il cammino è quel luogo in cui non conta chi sei, cosa fai, cosa hai, conta solo che sei in Cammino (C maiuscola d'obbligo in segno di rispetto) e non "stai camminando", qualunque sia la motivazione che ti ha fatto fare quel primo passo.
Scusate la lunghezza avete toccato un tasto sensibile
Buon Cammino e buona Vita a tutti
mariateresa
 

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