Ricevo e pubblico, con l'autorizzazione dell'autrice, le impressioni di Susanna che ha percorso un paio di tappe del cammino d'Anaunia.
Sabato 13 novembre 2010
Finalmente le previsioni sono favorevoli alla nostra gita di fine settimana. Vogliamo percorrere le prime due tappe del sentiero Jacopeo d’Anaunia. Saliamo sulla vacca nonesa diretti a Dermulo. La coincidenza con la corriera per Sanzeno è puntuale, riguardiamo la cartina, il nostro orologio (sono le 9 passate) e decidiamo di scendere a Salter, risparmiandoci dislivello e chilometri. L'autista non ha mai sentito parlare di questo percorso, gli mostriamo orgogliosi il libretto e la segnaletica con la conchiglia che campeggia gialla in primo piano. Facciamo a tempo ad incuriosire tutti i passeggeri prima di prendere i nostri zaini, la cagnolina Asia e scendere dal pullman. Il sentiero per Romeno si snoda pianeggiante fra la strada e i campi coltivati a foraggio, distratti da tanta amenità non vediamo il segnale e proseguiamo chiacchierando fino a trovarci proprio di fronte alla chiesetta di s. Antonio. Ecco di fronte l'albergo Villanuova dove trovare le chiavi; entriamo in religioso silenzio e ammiriamo a naso all'aria la bellezza degli affreschi, nell'acquasantiera ci sono delle spiegazioni, purtroppo sono solo in tedesco. Soddisfatti della nostra prima visita ci dirigiamo verso l'eremo di s. Bartolomeo. La chiesetta, che all'esterno appare spoglia, nel suo interno è uno scrigno di tesori: gli affreschi ricoprono le pareti, le absidi e le volte. Il Cristo Pantocrator troneggia al centro mentre raffigurazioni del nuovo e antico testamento ci catturano per la delicatezza dei colori e la definizione dei particolari. Il volto di s. Giovanni è tormentato dal dolore, rimango colpita dall'espressione dei suoi occhi.
Sempre più emozionati ci apprestiamo a raggiungere Cavareno. Contattiamo il signor Endrizzi per la visita alla chiesetta dei ss. Fabiano e Sebastiano. Purtroppo perdiamo ancora le indicazioni, non vediamo più conchiglie sul nostro cammino, e impieghiamo più del previsto per raggiungere il luogo dell’appuntamento. La visita ci ripaga del tratto di statale appena percorso e risulta particolarmente gradevole perché le spiegazione del signor Endrizzi sono molto interessanti ed esaustive. Dopo una piacevole conversazione egli ci indica la strada per raggiungere il capitello della Madonna brusada e di lì Fondo. L'itinerario lambisce i campi di golf di Sarnonico, attraversa bei prati coltivati a foraggio e al fine ci conduce alle prime case del paese. Con piacere capitiamo proprio di fronte a due affreschi con la figura di s. Giacomo: la conchiglia è in evidenza sul cappello e il suo abbigliamento da pellegrino ci ricorda il senso della nostra gita. Bussiamo alla porta della Canonica, ci apre padre Alberto. Si offre generosamente di accompagnarci alla chiesetta di s. Lucia con la sua auto e fa salire anche Asia. La chiesa è in cima ad un colle, nascosta da una fitta vegetazione. È ad una navata, le pareti sono affrescate con la storia della santa. Anche in questa visita le cólte spiegazione danno valore aggiunto a quello che vediamo e rimaniamo affascinati da tanta bellezza. Padre Alberto ci accompagna fino all'imbocco del sentiero facendoci risparmiare un bel po' di dislivello. Riprendiamo il cammino nel bosco, su uno stradello dal quale si scorge il canyon scavato dalla Novella. Arriviamo a Tret che c’è ancora un flebile sole. I piedi iniziano ad essere indolenziti. Ci fermiamo e li mettiamo in libertà cercando di riattivare la circolazione. Mancano circa 5 chilometri alla meta. Raggiungiamo s. Felice in terra altoatesina e poco dopo ammiriamo la chiesa di s. Cristoforo con l’attiguo cimitero. E’chiusa, e proseguiamo lungo la strada asfaltata. In verità ci accorgiamo che avremmo potuto seguire un percorso ciclabile e arrivare ugualmente a Unsere Liebe Frau im Walde con grande beneficio per i nostri piedi ma tale è la soddisfazione di avere raggiunto l’agognata meta della giornata entro l’imbrunire che entriamo subito nel Santuario per alcuni minuti di raccoglimento.
Arrivati all’Hotel ci concediamo una lunga doccia calda e un meritato riposo prima di scendere per la cena.
Domenica 14 novembre 2010
Ci svegliamo di buon mattino e iniziamo la giornata con una lauta colazione.
Facciamo una seconda visita alla Madonna miracolosa di Senale, ognuno di noi ha la sua particolare preghiera da fare.
Passiamo in Albergo per ritirare gli zaini. Problemi con il Bancomat ci costringono forzatamene a posticipare la partenza di un bel po’.
La giornata è uggiosa ma non piove, percorriamo un tratto di strada asfaltata e arrivati ad un grande maso ci addentriamo nel bosco di larici, abeti e pini; siamo costretti a guadare parecchi torrentelli e pozzanghere improvvisati dalle piogge battenti dei giorni passati. Il tracciato si snoda prevalentemente nel bosco, ogni tanto incontriamo qualche tratto innevato, ci sentiamo proprio a contatto con la natura. Non incrociamo anima viva.
A mezzogiorno passato arriviamo a Lauregno. La chiesa di s. Vito è chiusa, ci fermiamo a mangiare nelle panchine della via sottostante ammirando il paesaggio che ci circonda. Una coppia del luogo ci indica la strada per arrivare a Corte inferiore. Dopo un po’ ci accorgiamo che non siamo sul Cammino Jacopeo, siamo diretti a Schmieden. Per imboccare il tracciato in modo corretto avremmo dovuto salire oltre la chiesa fino all’inizio del paese e dirigerci verso Wegen. Ormai! Scendiamo lungo il torrente che si immette nel rio Pescara e arriviamo al bivio per Revò. Percorriamo un lungo tratto di asfalto fino a Corte Inferiore e ci fermiamo estasiati davanti alla chiesetta di s. Uldarico.
Dal promontorio si domina il paesaggio. C’è una panchina, riposiamo un po’ prima di entrare. Dobbiamo fare i turni perché con noi c’è sempre la fedele cagnolina. Entro io per prima.
Sono rapita dalla bellezza degli affreschi e mi siedo ad ammirarli quasi in preda della sindrome di Stendhal! Lascio che il mio sguardo si soffermi estasiato su ogni minuzioso dettaglio descritto pittoricamente nell’ultima cena e non mi accorgo del passare del tempo. Stefano si affaccia preoccupato alla porta della chiesa chiedendo spiegazioni del mio lungo intrattenermi in quel luogo sacro anche artisticamente. Esito ancora un po’ prima di dargli il cambio.
Quando è il momento di andarcene non facciamo che voltarci indietro, come per catturare e immortalare quella bellezza anche in fondo ai nostri animi.
A Mione faccio una visita alla chiesa mentre Stefano si ferma al bar a ristorarsi. Lo raggiungo; due ragazzi del luogo si offrono di accompagnarci fino a Mostizzolo. Abbiamo la possibilità di arrivare a Trento un’ora prima.
Ci manca la visita a Marcena e alla chiesa di s. Paolo ma siamo talmente soddisfatti di quello che abbiamo ammirato in questa giornata che concordiamo di accettare il passaggio.
Carichiamo Asia nel baule, sistemiamo bastoni e zaini, ci sediamo nella Jeep e con il cuore ancora pieno di emozione lasciamo la terza sponda di una valle ricca di tesori per raggiungere la stazione dove il treno ci permetterà di chiudere la maglia di questo anello di due giorni fra le bellezze naturali ed artistiche di un breve tratto del Percorso Jacopeo d’Anaunia.
Sabato 13 novembre 2010
Finalmente le previsioni sono favorevoli alla nostra gita di fine settimana. Vogliamo percorrere le prime due tappe del sentiero Jacopeo d’Anaunia. Saliamo sulla vacca nonesa diretti a Dermulo. La coincidenza con la corriera per Sanzeno è puntuale, riguardiamo la cartina, il nostro orologio (sono le 9 passate) e decidiamo di scendere a Salter, risparmiandoci dislivello e chilometri. L'autista non ha mai sentito parlare di questo percorso, gli mostriamo orgogliosi il libretto e la segnaletica con la conchiglia che campeggia gialla in primo piano. Facciamo a tempo ad incuriosire tutti i passeggeri prima di prendere i nostri zaini, la cagnolina Asia e scendere dal pullman. Il sentiero per Romeno si snoda pianeggiante fra la strada e i campi coltivati a foraggio, distratti da tanta amenità non vediamo il segnale e proseguiamo chiacchierando fino a trovarci proprio di fronte alla chiesetta di s. Antonio. Ecco di fronte l'albergo Villanuova dove trovare le chiavi; entriamo in religioso silenzio e ammiriamo a naso all'aria la bellezza degli affreschi, nell'acquasantiera ci sono delle spiegazioni, purtroppo sono solo in tedesco. Soddisfatti della nostra prima visita ci dirigiamo verso l'eremo di s. Bartolomeo. La chiesetta, che all'esterno appare spoglia, nel suo interno è uno scrigno di tesori: gli affreschi ricoprono le pareti, le absidi e le volte. Il Cristo Pantocrator troneggia al centro mentre raffigurazioni del nuovo e antico testamento ci catturano per la delicatezza dei colori e la definizione dei particolari. Il volto di s. Giovanni è tormentato dal dolore, rimango colpita dall'espressione dei suoi occhi.
Sempre più emozionati ci apprestiamo a raggiungere Cavareno. Contattiamo il signor Endrizzi per la visita alla chiesetta dei ss. Fabiano e Sebastiano. Purtroppo perdiamo ancora le indicazioni, non vediamo più conchiglie sul nostro cammino, e impieghiamo più del previsto per raggiungere il luogo dell’appuntamento. La visita ci ripaga del tratto di statale appena percorso e risulta particolarmente gradevole perché le spiegazione del signor Endrizzi sono molto interessanti ed esaustive. Dopo una piacevole conversazione egli ci indica la strada per raggiungere il capitello della Madonna brusada e di lì Fondo. L'itinerario lambisce i campi di golf di Sarnonico, attraversa bei prati coltivati a foraggio e al fine ci conduce alle prime case del paese. Con piacere capitiamo proprio di fronte a due affreschi con la figura di s. Giacomo: la conchiglia è in evidenza sul cappello e il suo abbigliamento da pellegrino ci ricorda il senso della nostra gita. Bussiamo alla porta della Canonica, ci apre padre Alberto. Si offre generosamente di accompagnarci alla chiesetta di s. Lucia con la sua auto e fa salire anche Asia. La chiesa è in cima ad un colle, nascosta da una fitta vegetazione. È ad una navata, le pareti sono affrescate con la storia della santa. Anche in questa visita le cólte spiegazione danno valore aggiunto a quello che vediamo e rimaniamo affascinati da tanta bellezza. Padre Alberto ci accompagna fino all'imbocco del sentiero facendoci risparmiare un bel po' di dislivello. Riprendiamo il cammino nel bosco, su uno stradello dal quale si scorge il canyon scavato dalla Novella. Arriviamo a Tret che c’è ancora un flebile sole. I piedi iniziano ad essere indolenziti. Ci fermiamo e li mettiamo in libertà cercando di riattivare la circolazione. Mancano circa 5 chilometri alla meta. Raggiungiamo s. Felice in terra altoatesina e poco dopo ammiriamo la chiesa di s. Cristoforo con l’attiguo cimitero. E’chiusa, e proseguiamo lungo la strada asfaltata. In verità ci accorgiamo che avremmo potuto seguire un percorso ciclabile e arrivare ugualmente a Unsere Liebe Frau im Walde con grande beneficio per i nostri piedi ma tale è la soddisfazione di avere raggiunto l’agognata meta della giornata entro l’imbrunire che entriamo subito nel Santuario per alcuni minuti di raccoglimento.
Arrivati all’Hotel ci concediamo una lunga doccia calda e un meritato riposo prima di scendere per la cena.
Domenica 14 novembre 2010
Ci svegliamo di buon mattino e iniziamo la giornata con una lauta colazione.
Facciamo una seconda visita alla Madonna miracolosa di Senale, ognuno di noi ha la sua particolare preghiera da fare.
Passiamo in Albergo per ritirare gli zaini. Problemi con il Bancomat ci costringono forzatamene a posticipare la partenza di un bel po’.
La giornata è uggiosa ma non piove, percorriamo un tratto di strada asfaltata e arrivati ad un grande maso ci addentriamo nel bosco di larici, abeti e pini; siamo costretti a guadare parecchi torrentelli e pozzanghere improvvisati dalle piogge battenti dei giorni passati. Il tracciato si snoda prevalentemente nel bosco, ogni tanto incontriamo qualche tratto innevato, ci sentiamo proprio a contatto con la natura. Non incrociamo anima viva.
A mezzogiorno passato arriviamo a Lauregno. La chiesa di s. Vito è chiusa, ci fermiamo a mangiare nelle panchine della via sottostante ammirando il paesaggio che ci circonda. Una coppia del luogo ci indica la strada per arrivare a Corte inferiore. Dopo un po’ ci accorgiamo che non siamo sul Cammino Jacopeo, siamo diretti a Schmieden. Per imboccare il tracciato in modo corretto avremmo dovuto salire oltre la chiesa fino all’inizio del paese e dirigerci verso Wegen. Ormai! Scendiamo lungo il torrente che si immette nel rio Pescara e arriviamo al bivio per Revò. Percorriamo un lungo tratto di asfalto fino a Corte Inferiore e ci fermiamo estasiati davanti alla chiesetta di s. Uldarico.
Dal promontorio si domina il paesaggio. C’è una panchina, riposiamo un po’ prima di entrare. Dobbiamo fare i turni perché con noi c’è sempre la fedele cagnolina. Entro io per prima.
Sono rapita dalla bellezza degli affreschi e mi siedo ad ammirarli quasi in preda della sindrome di Stendhal! Lascio che il mio sguardo si soffermi estasiato su ogni minuzioso dettaglio descritto pittoricamente nell’ultima cena e non mi accorgo del passare del tempo. Stefano si affaccia preoccupato alla porta della chiesa chiedendo spiegazioni del mio lungo intrattenermi in quel luogo sacro anche artisticamente. Esito ancora un po’ prima di dargli il cambio.
Quando è il momento di andarcene non facciamo che voltarci indietro, come per catturare e immortalare quella bellezza anche in fondo ai nostri animi.
A Mione faccio una visita alla chiesa mentre Stefano si ferma al bar a ristorarsi. Lo raggiungo; due ragazzi del luogo si offrono di accompagnarci fino a Mostizzolo. Abbiamo la possibilità di arrivare a Trento un’ora prima.
Ci manca la visita a Marcena e alla chiesa di s. Paolo ma siamo talmente soddisfatti di quello che abbiamo ammirato in questa giornata che concordiamo di accettare il passaggio.
Carichiamo Asia nel baule, sistemiamo bastoni e zaini, ci sediamo nella Jeep e con il cuore ancora pieno di emozione lasciamo la terza sponda di una valle ricca di tesori per raggiungere la stazione dove il treno ci permetterà di chiudere la maglia di questo anello di due giorni fra le bellezze naturali ed artistiche di un breve tratto del Percorso Jacopeo d’Anaunia.

