G
giu-2seppe
DELIZIE DELLA POVERTA'
Il cavolo bollito in semplice acqua salata dà un brodo leggero che non sazia. Se non si ha altro da mangiare, si è costretti a immaginarsi il resto o a inventarsi qualche motivo di soddisfazione. Un'osso di maiale nel brodo di cavolo comincia già a fornire più sostanza. soprattutto se è un pò rosato, con qualche untuoso pezzetto di cartilagine tra le giunture. Qualche patata dà al brodo una densità che non soltanto soddisfa l'appetito ma permette al sapore di attardarsi un pò di più sulla lingua. Non siamo lontani dalla perfezione. Forse, un pezzetto di pancetta. E se vogliamo spingere questa perfezione ai limiti più estremi, per accontentare i più esigenti, qualche carota, un porro, due cipolle,tre bacche di ginepro daranno alla nostra povertà i più ricchi retrogusti, cibi da sogno, appannaggio di una grande civiltà. La civiltà è la prerogativa del mondo; l'arte di goderne: è un'unione col mondo sempre più intima dove lame affilate recidono in brusche gioie le vostre vene e le vostre arterie per accostarne il taglio alle vene e alle arterie del mondo e mischiarvi ad esso. Nel momento in cui il fumo è più denso, versate la minestra nei vostri piatti fondi, su fette di pane abbrustolito sulle quali avete messo due fettine di un salume contadino. I contadini del mondo intero sanno fare infiniti tipi di salumi. Essere ricchi è averli tutti appesi nella vostra cantina. E' impossibile però metterli tutti dentro la vostra minestra; nemmeno a fettine: non sarebbe buono. E se dovesse essere buono, dopo tutta la fatica che ci sarebbe voluta per sfilarli dai ganci e tagliarli a pezzetti, avreste perduto l'appetito senza il quale niente più conta. Quindi è inutile cercare di possederli tutti.
La povertà è lo stato e la conoscenza della misura.
Quete parole ovviamente non sono mie; sono state scritte nel 1936 da uno scrittore italofrancese che si chiamava Jean Giono. Perchè le riporto qui? Perchè ho voglia di ragionare un po' sul cammino. Spogliarsi di molte cose inutili che la società ci fa credere indispensabili è una delle cose che il cammino mi ha insegnato, capire che la parola " povertà" non è necessariamente univoca e negativa coma la si intende oggi è un'altra delle cose comprese durante il cammino.
Dalla "conoscenza della misura" ho capito che possedere un pò meno cose inutili significa essere maggiormente in equilibrio, e si sta meglio, con se stessi e con gli altri. Credo che questa sia una delle ragione per qui il cammino incida cosi' tanto in molti di noi; apre gli occhi e la mente su nuovi orizzonti che erano nascosti o dimenticati. "ORRIZZONTARSI"= racapezzarsi, ritrovare la strada.
Sono considerazioni del tutto personali, siate clementi
Un abbraccio grande
Giuseppe
Il cavolo bollito in semplice acqua salata dà un brodo leggero che non sazia. Se non si ha altro da mangiare, si è costretti a immaginarsi il resto o a inventarsi qualche motivo di soddisfazione. Un'osso di maiale nel brodo di cavolo comincia già a fornire più sostanza. soprattutto se è un pò rosato, con qualche untuoso pezzetto di cartilagine tra le giunture. Qualche patata dà al brodo una densità che non soltanto soddisfa l'appetito ma permette al sapore di attardarsi un pò di più sulla lingua. Non siamo lontani dalla perfezione. Forse, un pezzetto di pancetta. E se vogliamo spingere questa perfezione ai limiti più estremi, per accontentare i più esigenti, qualche carota, un porro, due cipolle,tre bacche di ginepro daranno alla nostra povertà i più ricchi retrogusti, cibi da sogno, appannaggio di una grande civiltà. La civiltà è la prerogativa del mondo; l'arte di goderne: è un'unione col mondo sempre più intima dove lame affilate recidono in brusche gioie le vostre vene e le vostre arterie per accostarne il taglio alle vene e alle arterie del mondo e mischiarvi ad esso. Nel momento in cui il fumo è più denso, versate la minestra nei vostri piatti fondi, su fette di pane abbrustolito sulle quali avete messo due fettine di un salume contadino. I contadini del mondo intero sanno fare infiniti tipi di salumi. Essere ricchi è averli tutti appesi nella vostra cantina. E' impossibile però metterli tutti dentro la vostra minestra; nemmeno a fettine: non sarebbe buono. E se dovesse essere buono, dopo tutta la fatica che ci sarebbe voluta per sfilarli dai ganci e tagliarli a pezzetti, avreste perduto l'appetito senza il quale niente più conta. Quindi è inutile cercare di possederli tutti.
La povertà è lo stato e la conoscenza della misura.
Quete parole ovviamente non sono mie; sono state scritte nel 1936 da uno scrittore italofrancese che si chiamava Jean Giono. Perchè le riporto qui? Perchè ho voglia di ragionare un po' sul cammino. Spogliarsi di molte cose inutili che la società ci fa credere indispensabili è una delle cose che il cammino mi ha insegnato, capire che la parola " povertà" non è necessariamente univoca e negativa coma la si intende oggi è un'altra delle cose comprese durante il cammino.
Dalla "conoscenza della misura" ho capito che possedere un pò meno cose inutili significa essere maggiormente in equilibrio, e si sta meglio, con se stessi e con gli altri. Credo che questa sia una delle ragione per qui il cammino incida cosi' tanto in molti di noi; apre gli occhi e la mente su nuovi orizzonti che erano nascosti o dimenticati. "ORRIZZONTARSI"= racapezzarsi, ritrovare la strada.
Sono considerazioni del tutto personali, siate clementi
Un abbraccio grande
Giuseppe

