L
lullofish
Molte volte mi sono chiesto se ci sia un Dio, ma molto tempo è passato dall'ultima volta in cui mi sono fatto questa domanda. Ho smesso di pormela, anche perché un po' spaventato dalla passione che l'argomento suscita, fino a chiedermi che senso avesse porsi ancora domande religiose.
Mi spaventa la folla che si è, fin dall'inizio, radunata attorno a quell'antico ebreo, le cui storie, ascoltate dalla voce di una nonna profumata di buonissimo, mi stringevano il cuore bambino.
Un'immagine mi è da allora rimasta, non ancora sbiadita dal tempo che da allora è passato: quello strano ebreo, circondato da una folla che lo preme da tutte le parti, domanda sottovoce, forse piú a sé stesso che ad altri: "chi ha toccato la mia veste?"
Quanti sono, da allora, coloro che hanno toccato, voluto, tirato quella povera veste, fino a strappargliela di dosso?
La sua veste ha trovato casa, anzi molte e ricche, ma che fine ha fatto quell'uomo lasciato nudo?
Potrà ancora una povera mano indegna allungarsi verso di lui, con speranza?
Ci si può ancora fare largo tra la folla di chi lo chiama per nome e chi gli sputa addosso e tra quelli che si sono impadroniti della sua veste, ed arrivare a lui?
Nella solitudine di questa notte, la domanda - Dio c'è? - si ripete come un mantra, cadenzata dalla lancetta del rumoroso orologio; ma tra poche ore, rumori piú forti avranno il sopravvento.
La ritroverò, nella solitudine e nel silenzio del cammino? Sapranno, i miei passi, cadenzare un nuovo mantra?
O Tu, l'al-di-là di tutto,
che nome bisogna darti?
Nessun nome ti esprime,
Tu hai tutti i nomi, e come ti chiamerò io?
Tu sei il solo che non si può nominare. (cit. da Henry Le Saux, Alle sorgenti del Gange, p.86)
Buona notte, popolo pellegrino. Con affetto, Andrea
Mi spaventa la folla che si è, fin dall'inizio, radunata attorno a quell'antico ebreo, le cui storie, ascoltate dalla voce di una nonna profumata di buonissimo, mi stringevano il cuore bambino.
Un'immagine mi è da allora rimasta, non ancora sbiadita dal tempo che da allora è passato: quello strano ebreo, circondato da una folla che lo preme da tutte le parti, domanda sottovoce, forse piú a sé stesso che ad altri: "chi ha toccato la mia veste?"
Quanti sono, da allora, coloro che hanno toccato, voluto, tirato quella povera veste, fino a strappargliela di dosso?
La sua veste ha trovato casa, anzi molte e ricche, ma che fine ha fatto quell'uomo lasciato nudo?
Potrà ancora una povera mano indegna allungarsi verso di lui, con speranza?
Ci si può ancora fare largo tra la folla di chi lo chiama per nome e chi gli sputa addosso e tra quelli che si sono impadroniti della sua veste, ed arrivare a lui?
Nella solitudine di questa notte, la domanda - Dio c'è? - si ripete come un mantra, cadenzata dalla lancetta del rumoroso orologio; ma tra poche ore, rumori piú forti avranno il sopravvento.
La ritroverò, nella solitudine e nel silenzio del cammino? Sapranno, i miei passi, cadenzare un nuovo mantra?
O Tu, l'al-di-là di tutto,
che nome bisogna darti?
Nessun nome ti esprime,
Tu hai tutti i nomi, e come ti chiamerò io?
Tu sei il solo che non si può nominare. (cit. da Henry Le Saux, Alle sorgenti del Gange, p.86)
Buona notte, popolo pellegrino. Con affetto, Andrea

