...ed è un torrente che non riesco a fermare, scusatemi se vi rompo ma se non me ne libero non mi farà dormire per settimane.
Cosa è il Cammino?
Una performance atletica.
Un momento per sé stessi.
Una sfida.
Un quid nel tuo percorso di uomo.
Bah.
Il Cammino va fatto perchè hai domande e troverai risposte.
Il cammino NON va fatto perché se hai domande, le risposte che troverai potrebbero non piacerti.
Il Cammino è camminare, per un mese, da Solo. E sei solo nella misura in cui vuoi esserlo.
Se apri il tuo essere, se ti dai al Cammino, il Cammino ti accompagnerà e ti farà vivere una esperienza esiziale. Se sei chiuso, allora non ti piacerà per nulla.
Un altro pianeta. Quante volte l’ho detto…?
Un altro pianeta.
Che ti denuda, ti lava dentro, tira fuori tutto quello che hai e lo stende ad asciugare al sole della consapevolezza, ti accompagna nella pioggia nella neve e nel sole, non ti guida, si limita a mostrare la strada, sta a te seguirla o meno.
Nel Cammino non ci sono sovrastrutture, di NESSUN tipo, sei tu con te stesso ed è troppo facile innamorarsi di un mondo in cui la vita è così bella da essere semplicemente troppo. Forse perché se ci vivi così bene allora sei bello pure tu, e ti piace crederlo, e vedi che anche gli altri lo vedono, e allora quella è l’unica realtà.
Dove tutti aiutano, anche chi ruba lo fa, dove il tempo è misurato dalla destinazione e non da quanto ci metti a raggiungerla, dove il Flusso ti prende e ti porta lentamente ma inesorabilmente verso quel te stesso che hai abbandonato molto tempo fa. Quello che è capace di sognare, e di trasformare un minuto di silenzio in un mondo fantastico. Quello che vedeva la tigre o il soldato giapponese in mezzo all'erba della provincia di Cagliari, alla fine degli anni 60, quello che aveva il rifugio dentro un cespuglio, quello che aveva la parola d'ordine per entrarci.
Una realtà dove trovi diamanti per strada, fatti di parole, gesti, emozioni, visi, sorrisi, momenti ritagliati nel tessuto della tua realtà, amici da sempre che non conosci, anime che si toccano così facilmente da farti dubitare che il paradiso alla fine non sia così, Facile.
E nessuno accumula diamanti, ognuno anzi ne lascia uno suo per chi segue. E tutti diventano più ricchi solo grazie alla condivisione.
Lacrime nella pioggia. Si confondono con il cielo che piange per te e con te. E non è mai una cosa triste, e forse questa è la cosa più triste di tutte, perché dietro, appena invisibile ma ai margini della tua consapevolezza, esiste il non-camino, che è la tua realtà.
E tu sai perfettamente, nello stesso cono d’ombra che ti separa dalla prossima salita, che prima o poi arriverai alla fine del mondo, e ti toccherà tornare indietro.
Un po’ migliore, ma un po’ più morto, dentro. Lucente di meraviglia che si perde nel momento che esiste e si manifesta.
E la pioggia lava le tue lacrime perché sa che prima o poi tornerai nel tuo pianeta, perché dall’altra parte c’è chi ti ama e aspetta, anche se tu oramai sei un'altra persona e vorresti potere non tornare mai.
E non invidi per nulla chi hai conosciuto e lo ha fatto, di non tornare mai, ti limiti ad essere felice per loro, e questo ti fa male dentro, perché è un sentimento troppo puro per te che dovresti essere così sporco, e invece ti trovi improvvisamente vero e pulito, e sei grato di provare questi sentimenti bellissimi. Così circoscritti in un lasso di tempo che si sgrana e si assottiglia sempre più e rimpiangi ogni secondo che hai perso prima di “capire” e darti al Cammino.
Però combatti e sogni , chiedi la Grazia di poter vivere così ancora un po’, cerchi i passi che hai perduto in un percorso che non potrà mai essere quello che hai compiuto, e Dio non c’entra, o forse c’è sempre entrato, ma non fa nulla, ci sei tu e c’è la scelta, e tu la fai, sicuro e intenzionato, ma già sai che c’è un piccolo cancro che ti rode e ti fa arrabbiare se quello davanti non scatta al semaforo in un secondo, quando fino a poco tempo prima un secondo era solo un passo dei milioni che dovevi fare, un secondo era una unità di non-tempo in un mondo fatto di ore e giorni.
E ti fermi a mezz’aria col gesto del “mavammoriamm…” e ti chiedi cosa sta succedendo.
Ti domandi perché devi mandare a fanculo uno che nemmeno ti sentirà e soprattutto, perché mazzo devi arrivare un secondo prima. E infine, dove mai devi arrivare così di fretta da incavolarti per un secondo di ritardo.
“That’s the Press, Baby!! The press!!! And there’s nothing you can do about it!!!” direbbe Bogie prima di riappendere la cornetta.
Io più prosaicamente mi metto a pensare e capisco che se voglio continuare a camminare anche nella vita, se voglio portare un po’ di quel pianeta dentro di me, allora devo stare molto, molto attento, devo ricordare: e non è facile.
Io voglio tornare, ma quando lo farò sarà per trovare vecchi amici sentieri, non per trovare “quella” sensazione perduta. Quella, la voglio riportare dove l’ho presa, la più intatta possibile.
E so che già mi sta scappando via, come mercurio tra le dita, un intero pianeta che scivola e se ne va in mille gocce lucenti, e tu non puoi fare nulla per fermarlo.
Solo, ricordare com’era, sorridere, e camminare, camminare , camminare.
Ma una cosa non la voglio: cercare quei passi qui. Quei passi appartengono al Cammino, il mio, saranno i miei occhi a portarli agli altri, ma io non camminerò mai qui per cercare di essere lì.
Però camminerò per tornarci, questo si.
Cosa è il Cammino?
Una performance atletica.
Un momento per sé stessi.
Una sfida.
Un quid nel tuo percorso di uomo.
Bah.
Il Cammino va fatto perchè hai domande e troverai risposte.
Il cammino NON va fatto perché se hai domande, le risposte che troverai potrebbero non piacerti.
Il Cammino è camminare, per un mese, da Solo. E sei solo nella misura in cui vuoi esserlo.
Se apri il tuo essere, se ti dai al Cammino, il Cammino ti accompagnerà e ti farà vivere una esperienza esiziale. Se sei chiuso, allora non ti piacerà per nulla.
Un altro pianeta. Quante volte l’ho detto…?
Un altro pianeta.
Che ti denuda, ti lava dentro, tira fuori tutto quello che hai e lo stende ad asciugare al sole della consapevolezza, ti accompagna nella pioggia nella neve e nel sole, non ti guida, si limita a mostrare la strada, sta a te seguirla o meno.
Nel Cammino non ci sono sovrastrutture, di NESSUN tipo, sei tu con te stesso ed è troppo facile innamorarsi di un mondo in cui la vita è così bella da essere semplicemente troppo. Forse perché se ci vivi così bene allora sei bello pure tu, e ti piace crederlo, e vedi che anche gli altri lo vedono, e allora quella è l’unica realtà.
Dove tutti aiutano, anche chi ruba lo fa, dove il tempo è misurato dalla destinazione e non da quanto ci metti a raggiungerla, dove il Flusso ti prende e ti porta lentamente ma inesorabilmente verso quel te stesso che hai abbandonato molto tempo fa. Quello che è capace di sognare, e di trasformare un minuto di silenzio in un mondo fantastico. Quello che vedeva la tigre o il soldato giapponese in mezzo all'erba della provincia di Cagliari, alla fine degli anni 60, quello che aveva il rifugio dentro un cespuglio, quello che aveva la parola d'ordine per entrarci.
Una realtà dove trovi diamanti per strada, fatti di parole, gesti, emozioni, visi, sorrisi, momenti ritagliati nel tessuto della tua realtà, amici da sempre che non conosci, anime che si toccano così facilmente da farti dubitare che il paradiso alla fine non sia così, Facile.
E nessuno accumula diamanti, ognuno anzi ne lascia uno suo per chi segue. E tutti diventano più ricchi solo grazie alla condivisione.
Lacrime nella pioggia. Si confondono con il cielo che piange per te e con te. E non è mai una cosa triste, e forse questa è la cosa più triste di tutte, perché dietro, appena invisibile ma ai margini della tua consapevolezza, esiste il non-camino, che è la tua realtà.
E tu sai perfettamente, nello stesso cono d’ombra che ti separa dalla prossima salita, che prima o poi arriverai alla fine del mondo, e ti toccherà tornare indietro.
Un po’ migliore, ma un po’ più morto, dentro. Lucente di meraviglia che si perde nel momento che esiste e si manifesta.
E la pioggia lava le tue lacrime perché sa che prima o poi tornerai nel tuo pianeta, perché dall’altra parte c’è chi ti ama e aspetta, anche se tu oramai sei un'altra persona e vorresti potere non tornare mai.
E non invidi per nulla chi hai conosciuto e lo ha fatto, di non tornare mai, ti limiti ad essere felice per loro, e questo ti fa male dentro, perché è un sentimento troppo puro per te che dovresti essere così sporco, e invece ti trovi improvvisamente vero e pulito, e sei grato di provare questi sentimenti bellissimi. Così circoscritti in un lasso di tempo che si sgrana e si assottiglia sempre più e rimpiangi ogni secondo che hai perso prima di “capire” e darti al Cammino.
Però combatti e sogni , chiedi la Grazia di poter vivere così ancora un po’, cerchi i passi che hai perduto in un percorso che non potrà mai essere quello che hai compiuto, e Dio non c’entra, o forse c’è sempre entrato, ma non fa nulla, ci sei tu e c’è la scelta, e tu la fai, sicuro e intenzionato, ma già sai che c’è un piccolo cancro che ti rode e ti fa arrabbiare se quello davanti non scatta al semaforo in un secondo, quando fino a poco tempo prima un secondo era solo un passo dei milioni che dovevi fare, un secondo era una unità di non-tempo in un mondo fatto di ore e giorni.
E ti fermi a mezz’aria col gesto del “mavammoriamm…” e ti chiedi cosa sta succedendo.
Ti domandi perché devi mandare a fanculo uno che nemmeno ti sentirà e soprattutto, perché mazzo devi arrivare un secondo prima. E infine, dove mai devi arrivare così di fretta da incavolarti per un secondo di ritardo.
“That’s the Press, Baby!! The press!!! And there’s nothing you can do about it!!!” direbbe Bogie prima di riappendere la cornetta.
Io più prosaicamente mi metto a pensare e capisco che se voglio continuare a camminare anche nella vita, se voglio portare un po’ di quel pianeta dentro di me, allora devo stare molto, molto attento, devo ricordare: e non è facile.
Io voglio tornare, ma quando lo farò sarà per trovare vecchi amici sentieri, non per trovare “quella” sensazione perduta. Quella, la voglio riportare dove l’ho presa, la più intatta possibile.
E so che già mi sta scappando via, come mercurio tra le dita, un intero pianeta che scivola e se ne va in mille gocce lucenti, e tu non puoi fare nulla per fermarlo.
Solo, ricordare com’era, sorridere, e camminare, camminare , camminare.
Ma una cosa non la voglio: cercare quei passi qui. Quei passi appartengono al Cammino, il mio, saranno i miei occhi a portarli agli altri, ma io non camminerò mai qui per cercare di essere lì.
Però camminerò per tornarci, questo si.

