16 Maggio 2011
Ourense – Monasterio de Oseira
“Non hay pan senza chorico” così, ieri in Plaza Major , riportava un cartello portato con eleganza da una bellissima e giovane ragazza nei cui occhi vedevo tutta la mia bella gioventù e il mio, a volte disperato e forse fallito, assalto al cielo. Una manifestazione anarchica a movimentare un po' una sonnecchiosa domenica spagnola. Ai miei tempi avremmo detto non “c'è pane senza le rose”. Non sono cambiato. Lo credo ancora. Per me “non c'è pane senza poesia” Sono solo un uomo intento a tagliare grosse fette di poesia dalla vita per nutrirsi, per nutrire chi si accosta al tavolo affamato come me. E anche nel pane vi è poesia, nella quotidianità, nell'ordinarietà delle persone. Forse è questo che abbiamo perso. La capacità di sentire come un dovere la ricerca della poesia che è intorno a noi e ci nutre di bellezza e luce. Attraverso i nostri sensi accarezzare il mondo e farlo fiorire, esserne parte e a nostra volta catalizzatori di emozioni da offrire agli altri in reciproca libertà.
A questo pensavo mentre percorrevo il lastricato del Camino Real , dura salita che si alterna tra alberi e case sparse. Si cammina tra boschi fitti nella cui ombra crescono rigogliose le felci. Un gatto pigro sul muretto mostra la lingua indifferente al mio passaggio. Gli alberi sembrano mani che escono dalla terra. Il tronco si apre a palmo slanciando verso il cielo le sue dita. Una foresta di mani offerte al cielo. Ovunque guardi è un gioco di luci e ombre che cambiano, si trasformano come in una rappresentazione di teatro giapponese per te che passi. Fine primo tempo, si esce dal bosco.
Cea, quando arrivi appare come uno spruzzo di pietre, babele orizzontale. Case finite, diroccate, ristrutturate, demolite. Muschio e ortica, fiori ed erbacce, legno a marcire e vecchi forni in cui si cuoceva il pane più famoso e buono della provincia. Fotografo quanto rimasto affacciandomi da finestre rotte che guardano malinconicamente su muri anneriti da molte braci, anche questa è poesia . Inizia il secondo tempo si ritorna a camminare nel teatro delle ombre. Accarezzo le pietre ricoperte di muschio morbido ed odoroso che sembra non volerti abbandonare più e poi ti posa piano sulla strada che porta ad a meravigliarti che in una piccola valletta possa trovarsi un così imponente monastero cistercense. L'esterno è austero, grigio. Pietra squadrata su pietra, quasi a voler dissimulare la sua interna bellezza. Intorno poche case, due piccoli bar e l'albergue ricavato da un locale contiguo al monastero. Ne apro la porta e un'aria fredda e umida mi investe. Nonostante abbia acceso la luce faccio fatica a vedere l'interno. Il mio holà come un boomerang nel desiderio che mi ritorni con qualche saluto pellegrino. Cade ai miei piedi solo e bagnato. Gli occhi si abituano all'oscurità. E' un locale altissimo, una enorme botte vuota. Sul fondo una trentina di letti a castello. Stanotte si dorme qui. La visita al monastero è una vera sorpresa. Il monaco con sapiente amore e passione guida a cogliere le bellezze che si trovano in questo scrigno. Il suo saio bianco si muove con naturale dolcezza tra queste pareti in granito dalle linee essenziali e pulite. Ne senti il rammarico quando indica gli abbellimenti del periodo rinascimentale che hanno rimaneggiato la costruzione originale. Ma gli si illuminano gli occhi quando mostra come era ridotto negli anni '30 questo luogo. Rovine buone a dar riparo alle mucche, il granoturco piantato nei chiostri, le pietre saccheggiate per far muretti di confine. Ed ora questa bellezza è stata restituita quasi intatta alle cure amorevoli di 15 monaci. Intorno al monastero non c'è altro da vedere. Attendo davanti al portone le 19,15 per partecipare ai canti del vespro. Il monaco mi vede e mi fa entrare nel locale adibito alla vendita di cartoline, liquori e immagini sacre. Chiede di me, da dove sono partito, se è il primo cammino. Mi fa i complimenti che io lascio scivolare senza cogliere. Non è così speciale camminare in posti molto belli come questi della Via de la Plata e del Sanabrese. Certo è un cammino duro, ancora spesso solitario. Mi lascia parlare un po' e poi resto di sasso colpito dalle sue calde parole. “il Cammino Francese è il Cammino Iniziatico attraverso cui scopri il tuo essere pellegrino nella storia dell'uomo. Tutte le opere ne portano il segno, lo evidenziano, lo esaltano e attraverso l'opera dell'uomo ti senti vicino a Dio e tu dopo non sei più lo stesso di prima. Il Cammino che stai percorrendo oggi è un “Cammino Cosmico”, immerso nell'opera creatrice di Dio, specchio della Sua bellezza e grandezza.”. Mi vengono i brividi. In poche parole è riuscito a dire quanto io cerco di tradurre in me. Mi chiede dei attendere, sparisce dietro una piccola porta dai cui riappare poco dopo. In mano una piccola tavoletta di legno che riporta il volto di Gesù. Vuole farmi un regalo. L'ha dipinto lui. E' un monaco pittore. Luis de Oseira nato a Madrid nel 1946 e dopo aver vissuto dipingendo a Londra è tornato in Spagna per farsi monaco nel 1975. Ho in mano questo piccolo-grande dono inatteso, sento il bisogno di lasciare anch'io qualcosa a lui. Per il mio compleanno una amica mi ha lasciato due libri da portare sul cammino invitandomi a lasciarli in qualche albergue una volta letti. Naturalmente io non ci sono mai riuscito. Con i libri mi è difficile il distacco. Forse questo è il momento e il modo giusto. Apro la copertina del libro di Enzo Bianchi, monaco e priore della Comunità di Bose. Vi scrivo una dedica e sorridente me ne distacco affidandoglielo. Da oggi sarò qualche etto più leggero. Sbagliato. Anche lui ha un libro da regalarmi. Nel 2010 ha fatto una mostra di suoi quadri dedicati al 2° millenario di San Paolo. E così nel mio zaino trovo posto per un libro 30 cm x 30 cm. Sarà il mio Karma al quale non posso sfuggire.
Questo scambio si conclude con un suo ringraziamento e per farlo utilizza una metafora. “Noi monaci, per il mondo, rappresentiamo l'antibiotico dell'amore e della preghiera. Il mondo ne ha bisogno per ritrovare la sua salute. Siamo esterni alla vostra vita, un mondo altro che cura con la propria preghiera. Ma voi pellegrini siete gli anticorpi che il mondo stesso produce per difendersi dal male. Con il vostro cammino lenite e guarite le ferite del mondo”. Che dire? Non mi ero mai visto così importante. Piuttosto un semplice e umile uomo con il bisogno di percorrere questi cammini alla ricerca del proprio senso. Il vespro è brezza che mi porta via, sospeso in alto leggero sostenuto dai canti dei monaci. E non vorresti più venir giù.
17 Maggio 2011
Monasterio de Oseira – Bodeiro Laxe
La notte è sonno sereno, come non mi capitava da giorni. Accolgo l'alba che illumina il monastero mentre risalgo il cammino alla volta di Laxe. L'aurora arrossisce il cielo e dona colore caldo a queste mura all'interno delle quali in questo momento i monaci staranno pregando. Il sentiero è segnato non da frecce ma da continui cespugli di ginestra in fiore che si aprono al passaggio lasciandomi odoroso. Campi segnati da muretti in pietra e nel cielo un'esplosione di nuvole e colori. Fa già caldo quando un grande ramarro prende il sole immobile. Entrambi immobili, quasi a vedere chi ride per primo. Naturalmente io, e perdo. Ancora boschi, si replica la rappresentazione teatrale di ieri. Eppure non me ne stanco. Sono quasi arrivato all'Albergue quando su una recinzione, che delimita l'autovia, centinaia di croci improvvisate con rametti mi riportano al cammino francese. Dove le avevo viste? La memoria e l'oblio si contendono i miei ricordi.
18 Maggio 2011
Bodeiro Laxe – Outeiro
Eccomi a un passo da Santiago. Dopo mille km domani mattina, dietro una curva inatteso e a lungo desiderato, apparirà in lontananza la città e la sua maestosa cattedrale. L'Albergue va via via riempiendosi di pellegrini. Ultimi ad arrivare i ciclisti. In questo giorni si è camminato in solitudine e anche a dormire si era massimo una decina. Stamattina una calzada mi ha portato davanti ad un antico ponte medioevale dimenticato nel fitto del bosco. Un'unica arcata a saltare un piccolo rio. Oggi la strada passa lassù in alto, accanto alla linea ad alta velocità del treno che collega Orense con Santiago per i Fast-pilgrim. Impatto ambientale terribile, viadotti, montagne e colline rosicchiate, boschi abbattuti, opere di compensazione che lasciano ancora più svilito il paesaggio e i loro comuni. Eppure quando sei immerso nella pineta, o nel bosco di roveri, o di eucalipti ti sembra essertele sognate quelle ferite e che tutto intorno è pace. Enormi colonne di eucalipto sorreggono un cielo azzurro profumandolo. Fa effetto ogni tanto incrociare una strada e leggere il cartello stradale che indica 30, e poi 22, e poi infine 17 km a Santiago e tu sei ancora nei boschi. Forse che il bosco finirà in Plaza de Obradoiro?