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Errare sul Cammino

santiago

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Errare in quanto sbagliare, prendere una cantonata, lucciole per lanterne, strade senza uscite, fischi per fiaschi (magari di tinto), insomma tutto quello e di più che in QUEL MOMENTO abbiamo provato, nel renderci conto che AVEVAMO SBAGLIATO.

Ecco, sarebbe simpatico parlarne qui, perché credo che proprio nell'errore possiamo trovare, nel grande puzzle del Cammino, una delle tessere più importanti, quelle ben nascoste, che solo un occhio ben allenato può riconoscere tra le tante.

Occhio allenato dai tanti errori che ha avuto modo di conoscere, e che alla fine dice 'ahhh...eccoti! Ora però non ci casco...ti riconosco!" accogliendolo con un sorriso (non sapendo che il prossimo già bussa alla porta - non usa il citofono, il furbetto!).

L'errore più grande, sul mio cammino, è stato all'altezza di Rabanal, prima della Cruz di Ferro.

La mia pedalata, non programmata, viveva di situazioni momentanee, di sensazioni. QUella mattina pioveva e faceva freddo, era scomodo tirare fuori la cartina (con la scala sbagliata e troppo grande): ricordavo che dovevo andare in direzione di Ponferrada venendo da Virgin del Camino ma non che avrei dovuto deviare in direzione Rabanal per vedere la 'nostra' Cruz.

La pioggia fitta invece mi sconsigliò di controllare, e proseguii dritto dritto verso la statale e Ponferrada, i cartelli parlavano chiaro.

In lontananza vedevo il Toro che minaccioso invitava ad avanzare velocemente.


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El Toro

La strada però cominciò ad essere più dura, che diamine, non pensavo di dover trovare una salita così.
L'acqua continuava a scendere, tolsi gli occhiali appannati ridendo e piangendo, perché mi accorsi all'improvviso che faceva freddo! Più che freddo..freddissimo!

Risalito in sella riandai col pensiero al Col de Portet d'Aspet e al primo (e per fortuna unico) cedimento 'motivazionale' che la pioggia e il freddo pirenaico m'avevano strappato dalle ossa...


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Col de Portet d'Aspet...e i primi 'perché'...

Dopo un po' (minuti?! ore?! mah) mi ritrovai al puerto del Manzanal a 1225 m, inzuppato e incuriosito di dove stessi... Nonostante tutto decisi di immortalare il momento!


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Il frrredd-d--dooo

'Finalmente' la discesa mi portò dall'altra parte...
Tremante mi infilai in una specie di mini-autogrill per asciugarmi un po': in un paio d'ore grazie al getto d'aria calda di quegli asciugamani elettrici resi abitabili i miei guanti da simil-ciclista.

Chiesi ad una signorina e confermò il mio dramma: Ponferrada era più avavnti ma avevo 'scavalcato' Rabanal e la Cruz: sarei dovuto tornare indietro per riprendere la strada giusta.

Con orrore vedevo la valanga d'acqua che non smetteva: sapevo la decisione che avrei preso ma era dura...

Fortunatamente la pioggia cessò, e potei rimettermi in marcia, ritornando al Puerto del Manzanal (nel frattempo i 1225m tali erano rimasti) e recitando innumerevoli meaculpa, cercando, inutilmente, responsabilità altrui! ;)

Sorpassai il Toro meno minaccioso perché stavolta vidi prima che era di cartone, e chiedendo ad un gentile vecchietto mi indicò la 'strada giusta'.

Passando dall'Ermita dell'Ecce Homo, mi aspettava Murias de Rechivaldo, dove avrei conosciuto Albert.


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Albert sotto la Cruz il giorno dopo...

Albert, spagnolo di Barcellona, sarebbe diventato un caro e discreto compagno di strada, con cui avrei condiviso gli ultimi giorni verso Santiago, con allegria e simpatia.

La piccola morale, a cui penso spesso, è che a volte riconoscere gli errori, e tornare indietro, è importante oltre che necessario.

Mi fa piacere pensare che conobbi Albert 'grazie' a quell'errore, e nonostante i km fatti in più sotto l'acqua, quella giornata sia stata tra le più 'importanti' del mio solitario cammino.


S.
 
Sveglia alle 5 e 30 del mattino.
Si parte che è ancora buio, vedere le frecce non è facile e ancora meno se le frecce proprio non ci sono perchè hai sbagliato strada.
Il paese dove saremo dovuti arrivare si chiama San Cristobal ma non se ne vede l'ombra.
Ci fermiamo e vediamo un cartello "Ristorante San Cristobal". Facciamo 1 + 1 e arriviamo alla conclusione che un ristorante con quel nome non può che essere nell'omonimo pueblo e ci avviamo in quella direzione!
Mah ahimè il mio compagno di viaggio (senza fare nomi quello biondo con le gambe lunghe) cammina più veloce di me ed in un batter d'occhio lo perdo.
Inizio a girare come una trottola per cercare le frecce e invece trovo le conche che mi portano dritta dritta dentro ad un campo coltivato. Torno indietro e vado avanti altre 10 volte e alla fine decido di prendere la strada dove vanno tutte le macchine ed inizio a scendere.
Arrivo invece che a San Cristobal nel paese successivo ed esattamente all'uscita evitando così di perdermi anche nei meandri del secondo pueblo.
Nello stesso giorno mi sono persa anche una seconda volta in un paesaggio lunare dove le indicazioni erano state tolte perchè stanno costruendo una strada, ma sono riuscita a raggiungere il mio compagno di viaggio per l'ora di pranzo!
Due giorni dopo guardo la tappa e sorpresa fra le sorprese appare un nuovo paese dal nome SAN CRISTOBAL!
DUE PAESI CON LO STESSO NOME IN DUE GIORNI! aiutooooooooooooooooooooooooo
Nelle vicinanze di San Cristobal mi sono attaccata al mio compagno di viaggio come una cozza allo scoglio E NON MI SONO PERSA! :D :D :D
MORALE: mi è stata offerta una seconda possibilità e sono riuscita a rendere preziosa la mia esperienza per non sbagliare di nuovo!
 
Errare per un malinteso idiomatico. Ho errato (nel senso di camminare) a lungo e inutilmente perchè ho errato (nel senso di sbagliare) nel chiedere un'informazione.

Pamplona, 22 aprile 2003. Arrivata a Pamplona cerco l'albergue per lasciar lì lo zaino e correre all'ufficio postale a rimandare indietro un pacco di cose inutili che mi porto appresso. Ma non so ancora bene come si dice ostello, rifugio in spagnolo e decido di mia iniziativa che se si chiamano hospitaleros coloro che ti accolgono, il luogo non può che chiamarsi hospital. Forte di questa mia (errata) convinzione, chiedo "donde està l'hospital". Nessuno che si sia degnato di chiedermi se stavo male, forse avrei capito. Ma, vedendomi praticamente sepolta sotto lo zaino, tutti quelli a cui ho chiesto informazioni, mi hanno ritenuto sofferente e mi hanno mandata dritta dritta all'ospedale. Ho attraversato tutta Pamplona per arrivare in periferia e scoprire che l'hospital era l'Ospedale, che era dalla parte opposta dell'albergue. Per giunta una signora che ho fermato, alla quale volevo solo domandare con che autobus rientrare in città, non mi ha fatto parlare ma velocemente senza proferire parola ha messo la mano in tasca e ad una Patrizia stupita e incredula ha messo 50 centesimi in mano. Mi ha preso per barbona elemosinante ed è stata pure taccagna!!! :lol:
Da quel momento ho utilizzato il piccolo dizionarietto tascabile sino ad avere un minimo di padronanza della lingua.

Morale: Stare attenti quando si chiedono informazioni a quel che si dice

Patrizia
 

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