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Frammenti della Via della Plata

Malin

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Si può tornare completamente da certi viaggi?
A volte una parte di te decide di rimanere attaccata a quei luoghi che hanno meravigliato i tuoi sensi e toccato i tuoi sentimenti. E’ questo che fa scattare la nostalgia. Non sono, o non sono solo, i posti, le persone, i colori, gli odori le cose che poi mancano. Quello di cui si ha realmente nostalgia è il se stesso di quella esperienza. Questo è il solo modo con cui riesco a spiegare le motivazioni del mio secondo Cammino. Volevo ritrovare quella parte di me rimasta a vagare nelle mesetas del nord,oppure intenta a scalare il Cebreiro, insomma cercavo le emozioni vissute due anni fa. Ed invece ho trovato molto di più.

La Via della Plata è cosa completamente differente dal Cammino francese. Ne meglio, ne peggio, solo diversa. Il Cammino francese è come un fiume che ti accoglie e ti "spinge" verso Santiago. Basta affidarsi a questo fiume, non fare troppo resistenza, e come per magia ecco comparire le guglie di Santiago. La Plata no,è più un mare in tempesta che ti prende a schiaffi,sembra quasi non ti voglia sui suoi sentieri. Però una volta domata, una volta arrivati alla meta,ti giri e hai la piena convinzione di aver fatto un'impresa.

La Plata con i suoi silenzi, con le sue solitudini,i suoi spazi infiniti è come un amplificatore delle emozioni. Penso sia quello che più si avvicina ad una droga. Stavo bene,stavo male,ridevo, piangevo,il tutto vissuto con un’intensità tale da prosciugare ogni forza. La Via della Plata, come tutti voi sapete, è la calzada romana che collegava le due città fondate da Augusto, Augusta Emerita e Asturica Augusta, le odierne Merida ed Astorga. E la senti tutta questa storia, non si può rimanere indifferenti sapendo di ripercorrere le antiche vie usate dai fenici, dalle legioni romane, dagli arabi e ultimi arrivati,più di 1000 anni fa, dai pellegrini verso Santiago.

La cosa strana è che questa avventura stava terminando prima di iniziare, o per essere più precisi il primo giorno. Pedalavo con 47°C all’ombra e l’ombra non c’era. Ora io sono un ciclista di ben poche qualità, ma una di questa è che non vado mai in crisi. Rallento, programmo soste, mi riposo, ma mai arrivo al punto di temere di non farcela, di non arrivare alla meta prefissata. Mai…diciamo mai fino al 30 Luglio 2009. Avevo usato tutti i miei “trucchetti”, avevo rallentato talmente tanto da poter essere benissimo superato a piedi, mi ero riposato,bevevo di continuo… Niente, la testa mi scoppiava, l’acqua che portavo ogni minuto mi sembrava più calda di un grado, ma la cosa che quasi mi metteva paura è che avevo il fiatone anche da fermo, anche durante le sempre più frequenti pause. La strada era quasi abbandonata, l’ultima macchina era passata più di un ora prima. Nessun segno di civiltà a perdita d’occhio. Ero consapevole che mentalmente avevo alzato bandiera bianca. Se avessi potuto, anche se con mille rimpianti, avrei interrotto li questa mia esperienza. Sento un rumore e con la testa china sulla bici,senza sapere chi o cosa fosse, faccio la cosa più coraggiosa di tutto il mio Cammino. Alzo la mano e chiedo aiuto. A volte ci vuole più coraggio per ammettere i propri limiti che intestardirsi per superarli. Era un pick uk. Juan, un ragazzo tifoso del Betis, carica la mia bici e mi porta ad Almaden de la Plata. Mancavano solo 15 km(ne avevo percorsi 50) per arrivare all’albergue de peregrinos,una distanza che in condizioni normali non ritengo degna neanche per scaldarmi. Li invece mi avevano terrorizzato. La sera, seduto su una panchina della piazzetta del minuscolo e sperduto pueblo andaluso ho avuto la precisa sensazione che avrei completato la Plata. Se avevo superato quel giorno, meravigliandomi davanti alle rovine di Italica,sputando sangue e sudore nei pressi del parco del Berrocal, chiedendo aiuto in uno stato pre-confusionale, spogliandomi delle mie certezze e del mio orgoglio, voleva dire che avrei superato tutte le altre difficoltà. Non potevo sciupare un giorno così speciale. Non mi sbagliavo, dalla mattina successiva stare sulla bici era come stare su un TGV francese, direzione Santiago.

Ogni giorno è stato degno di essere vissuto, ha la sua storia da raccontare,aneddoti forse insignificanti per chi non c'era...ma per me hanno una valenza enorme. Potrei raccontare di quando mi hanno chiamato il pellegrino bombero perché ho aiutato a spegnere l’incendio dell’albergue o di quando ho incontrato la coppia che camminava verso il loro matrimonio o dei ciclopellegrini spagnoli veloci come il vento o del pastore errante in Europa o del mio capitombolo scendendo da Pico de la Dueña o della gentile ragazza pranoterapeuta o del pomeriggio passato a parlare di storia medievale con un insegnante, nel camminese ovviamente, 60% di spagnolo 20% di italiano 10% d’ inglese e 10% di sorrisi imbarazzati . Potrei raccontarlo,farei torto però alle altre mille esperienze vissute.

Eh no,tornando alla domanda iniziale, fortunatamente non si riesce a tornare completamente da certi viaggi
 
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Malin ha scritto:
Si può tornare completamente da certi viaggi? ...... Eh no,tornando alla domanda iniziale, fortunatamente non si riesce a tornare completamente da certi viaggi

Bentornato Malin,
ti rispondo con una citazione di Oscar Wilde alla tua domanda

Solo facendo quel viaggio, si capirà perché lo si doveva fare, e si darà voce ad una parte di sé che chiede di venir fuori. E se qualche volta è difficile partire, le abitudini, il dovere, gli impegni, la mancanza di tempo, il dubbio, le aspettative delle altre persone… sembrano ostacoli insormontabili, non dimentichiamo che:
C’è solo una cosa peggiore del viaggiare, ed è il non viaggiare affatto.


p.s.:
Ermanno mi perdonerà vero ? ... me l'ero segnata ancora il 13 gennaio 2006 quando lui l'aveva messa su un forum.
 
Ciao Malin,
sinceramente non avevo pensato alla Via de la Plata come ad un mare in tempesta che ti prende a schiaffi.....e non so se sono stata io a domarla, o il contrario.
Ma è vero, quando arrivi e ti volti indietro, sei consapevole di aver fatto qualcosa di grande. Per te, naturalmente.
In maggio, freddo mattina/sera e sole a picco per ore e ore, con la tua come unica ombra.
E poi solitudine. Tanta.
E passi nella storia. Tanti.
Immagino nel periodo in cui l'hai fatta tu.....da squagliarsi!
Ma una domanda....mi dici come sei arrivato al Cerro del Calvario con la bici in collo?? E come hai fatto a capitombolare scendendo dal Pico de la Dueña? E ancora, hai tirato su diritto a Granja de Moreruela o hai virato verso ovest per Tabara? Perché se hai optato per il Sanabrés, mi devi spiegare come sei arrivato all'Alto de Padornelo......io che ho seguito il vecchio tracciato, per un tratto mi sono quasi dovuta arrampicare con le mani......e con la bici?
Scusa il terzo grado, ma non vorrei che tu, con la tua forte esperienza, nienteniente mi faccia cambiare idea sui "pellegriniinbici"...... :P

Bentornato, Malin.......da dove in fondo non si torna mai del tutto......


Free
 
Grazie Malin,
la tua esperiernza è stata molto forte....
Spero un giorno di riuscire a capire cosa si prova a camminare in un luogo dove passato,presente e futuro si intrecciano....
Chissà se questa è la porta giusta per capire finalmente se stessi !......
....molte volte le famose "cause esterne" sono un'alibi.....non si accetta francamente di avere limiti o paure.
.... quando capisci inizi a camminare ........e se ti fermi a guardare indietro ti rendi conto che hai veramente superato te stesso!! :D
 
Ermanno
 

Allegati

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freespirit ha scritto:
Ma una domanda....mi dici come sei arrivato al Cerro del Calvario con la bici in collo??
e infatti non ci sono arrivato! :mrgreen:
L'ho raccontato nel primo post. Nel mio primo giorno di cammino,(c'erano 47 gradi) all'imbocco del parco del Berrocal, in pratica ho avuto un mancamento, un momento di debolezza, capita. La fortuna, la provvidenza, la magia del cammino, ognuno la chiami come meglio crede, ha fatto passare un furgoncino guidato da un ragazzo gentilissimo che mi ha accompagnato ad Almaden de la Plata. Anche questo è cammino!
freespirit ha scritto:
E come hai fatto a capitombolare scendendo dal Pico de la Dueña?
stavo scendendo dalla Dueña,il primo tratto di discesa per un ciclista è molto tecnico. E' lungo, ripido e pieno di sassi acuminati. Però non è qui che ho fatto il "salto", ma è stato alla fine della discesa, sul tratto più facile :roll: . Questo perché dopo diversi centinaia di metri in tensione, quando ho visto il terreno migliorare mi sono un po' rilassato. Errore. Ad un certo punto un canale di scolo della stradina, nascosto dall'erba fa sbandare la bici. Volo e cado a terra sbattendo violentemente la testa. Fortuna che portavo il casco e che non c'erano sassi acuminati. Per tre giorni ho avuto un leggero colpo di frusta al collo. Senza casco avrei rischiato perlomeno una commozione cerebrale. Da quando vado seriamente in bici (4 anni) è stata la mia prima caduta.
freespirit ha scritto:
E ancora, hai tirato su diritto a Granja de Moreruela o hai virato verso ovest per Tabara? Perché se hai optato per il Sanabrés, mi devi spiegare come sei arrivato all'Alto de Padornelo......io che ho seguito il vecchio tracciato, per un tratto mi sono quasi dovuta arrampicare con le mani......e con la bici?

Ho fatto il sanabrès. Per un ciclista è letteralmente massacrante. Continui saliscendi,un incubo. Sul Padornelo ho preferito fare la carretera. Strada per niente trafficata e bel paesaggio. Un ciclopellegrino deve di volta in volta decidere se fare il cammino è una scelta vantaggiosa rispetto alla Carretera. La scelta ,ovviamente , è quasi sempre per il cammino, ma a volte, in presenza di salite dure, oppure di cammino parallelo e vicino all carretera, uno sceglie l'asfalto al posto dello sterrato. E te lo dice uno dei pochi ciclisti che ha fatto la discesa di Alto del Perdon sul Cammino ;)
freespirit ha scritto:
Scusa il terzo grado, ma non vorrei che tu, con la tua forte esperienza, nienteniente mi faccia cambiare idea sui "pellegriniinbici"...... :P

Bentornato, Malin.......da dove in fondo non si torna mai del tutto......


Free

grazie, spero che nell'altro topic qualcuno non abbia ritenute le mie argomentazioni troppo aggressive. Ma questo è il mio modo di fare forum, niente di personale. Anzi sono contento se anche grazia a queste discussioni qualche nostra certezza vacilli. :bacibaci:
 
sylvie ha scritto:
...
Io invidio ai ciclisti la velocità con la quale possono raggiungere l'albergue successivo, ma vedo che non sempre è cosi scontato.
attenzione a dare patenti di velocità...io sono una mezza lumaca anche in bici :mrgreen:
comunque per far capire a tutti di cosa si parla, generalmente un ciclopellegrino fa circa 70 km la giorno. Quindi diciamo che è verissimo il fatto della velocità maggiore, ma devi mutuare questo fatto con l'altro fatto, ovvero il doppi dei km percorsi. Infatti se vai a vedere gli orari relativi, non trovi tante differenza tra i due modi di fare il cammino. Io partivo intorno alle 07:30 per arrivare all'albergue non prima delle 15:30\16:00. In un caso sono arrivato alle 21:30 :o , ma è stata l'eccezione. Non mi paiono orari troppo differente da quelli di chi va a piedi.
sylvie ha scritto:
Mi piacerebbe sapere di più della tua bici e della tua attrezzatura, raccontaci! Mi piacerebbe provare a fare un cammino in bici, temo che sia faticosissimo.....
secondo me per fare un cammino in bici in relativa sicurezza, basta una normale mtb front(e quindi ammortizzata solo davanti) e neanche di primissima scelta. Diciamo tra le 400 e le 600€. Di più non serve, si rischierebbe solo di rovinare(trasporto aereo,graffi, furti) del buon materiale. Portavo circa una decina di kg di bagaglio. Per noi ciclopellegrini il peso non è una variabile così gravosa. Un kilo in più non è un dramma. E' un dramma invece la mancanza di attrezzature adatte a riparare un guasto. Si rompe la catena in mezzo al nulla, che fai? Rischi di segnare in negativo tutto il Cammino, se non si è un minimo autosufficienti. Ho visto ciclopellegrini rinunciare al cammino già al primo giorno, solo percho avevano sbagliato portapacchi. Il portapacchi è una cosa che costa relativamente poco(20-25€), ma se se ne sceglie uno fragile, che si rompe, sono guai.

sylvie ha scritto:
Insomma raccontò che la bici lo aveva salvato
capisco benissimo, anche perchè in certo senso mi è capitata la stessa cosa. La bici mi ha aiutato a superare un brutto momento. Non c'era sole che potesse illuminare la notte che avevo dentro.



grazie per il post di risposta, anzi grazie a tutti. ;)
 
Il tuo racconto mi ha emozionata!
Sono appena tornata dal Cammino Francese e il prossimo anno vorrei partire per la Via della Plata a piedi, perchè con la bici farei capitomboli ad ogni kilometro!
Hai ragione!
Da certi viaggi non si ritorna mai.Tanti baci e Buon Cammino della vita
Francisca
 
Cara Francisca, fa sempre piacere leggere che quello che si è scritto ha emozionato qualcuno. :oops:
La Plata per il prossimo anno penso sia un ottima scelta. Sarà anno jacobeo, sul francese dovranno fare la fila a piedi già da Pamplona :mrgreen:
La Plata invece offrirà sempre questo:

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:o
 

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