Sono tornato l’altro ieri dalla Spagna con qualche acciacco ma felice per la riuscita dell’esperienza. L’unica diversità, rispetto a quanto deciso in partenza, è stata la rinuncia alla variante espiritual dovuta ad una tendinite alla gamba destra che mi avrebbe procurato qualche problema lungo la salita verso Armenteira. Per il resto tutto secondo previsione: Senda litoral da Porto a Santiago (con il tratto del cammino portoghese interiore da Pontevedra) e a seguire il cammino inglese.
Come c’era da aspettarsi le limitazioni imposte dal Covid hanno condizionato il cammino. Non tanto durante la marcia, dove bastava tenere costantemente la mascarilla e rispettare le distanze, quanto nella ricerca degli albergue aperti. Per il tratto in territorio portoghese le informazioni in proposito erano poco chiare. Un po’ più di chiarezza per quello spagnolo, soprattutto riguardo al cammino inglese, dove c’era l’obbligo di prenotarsi utilizzando un apposito programma sul sito dell’albergue (tutti aperti tranne quello di Betanzos) fino ad esaurimento dei letti in numero dimezzato. All’interno degli albergue la cucina, dove esisteva, era sempre chiusa e di norma era vietato l’uso della brandina superiore. In alcuni si entrava solo dopo aver infilato zaino e calzature in appositi sacchetti. Presso le suore di Betanzos l’ospitalero spruzzava l’igienizzante su un tappetino e poi ti obbligava a calpestarlo più volte. L’igienizzante per le mani si trovava in tutti i locali, ed erano bene in vista suggerimenti e consigli da adottare, comprese le distanze tra i pellegrini. Negli albergue non si trovava nulla da leggere, libri, depliant od altro. Talvolta anche far passare il tempo era un problema, anche per la scarsità di pellegrini e allora si cercava di avviare un discorso con l’ospitalera.
Circa la metà degli albergue sul cammino portoghese erano chiusi per Covid oppure erano stati soppiantati già da alcuni anni da hostal privati che, vista la situazione, hanno pensato bene in alcuni casi di fare la cresta sui costi. In generale in questi ultimi le limitazioni non erano molto rispettate. In quello di Vila do Conte eravamo stipati in cinque dentro una stanzetta più adatta a due persone.
Il numero dei pellegrini, a giudicare dalle presenze negli albergue, era veramente esiguo rispetto alla situazione pre >Covid. Quasi tutti spagnoli desiderosi di cimentarsi con cammini brevi e relativamente vicini a Santiago. Ho conosciuti due soli italiani sul portoghese e nessuno sull’inglese. Anche alla Casa del pellegrino a Santiago non ho notato lunghe attese per il ritiro della Compostela.
Scarsità di pellegrini e della conoscenza delle lingue, mancato uso della cucina e dunque niente cene comunitarie, spazi comuni quasi inesistenti, hanno pesato notevolmente sull’umore e sullo spirito del cammino. E’ venuta a a mancare la componente sociale, molto cara al pellegrino. C’era come un senso di diffidenza e di sospetto verso l’altro e l’uso della mascherina anche negli albergue non ha certo contribuito a dissiparla. In due albergue sull’inglese ho dormito anche da solo, dopo che l’ospitalera se ne era andata alle 22 chiudendomi dentro.
Infine, Santiago. Mi è parsa frastornata, confusa, in tono dimesso. Intorno alla cattedrale fervevano ancora i lavori, dentro e fuori. Le impalcature e il rumore non creavano certo quel clima che il pellegrino si aspettava (almeno per chi ci arrivava la prima volta). Ho visto più turisti che pellegrini, ma comunque in numero inferiore a quanto ricordo dagli anni precedenti.
Non ho mai avuto paura del Covid in Spagna. Ho sempre pensato, nonostante le notizie sul numero notevole di contagi, che un atteggiamento prudente sarebbe bastato. E così è stato. Solo ora, a cose terminate, mi rendo conto però che forse qualche santo da lassù ha vegliato sul mio cammino.