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il linguaggio nascosto della vita

Raùl

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Cosa si fa quando nel giro di dieci giorni perdi l'amore della tua vita,il lavoro,la casa,una vita da milionario e pure le macchine che tieni in garage?
Ovvio: prendi lo zaino e decidi di andare da Seattle a Key West a piedi (fanno 5000km).
Per cercare che cosa?
Me lo sono bevuto in tre ore ma mi ha dato un mucchio di spunti di riflessione:non ultimo il fatto che quello smidollato del Fly deve fare ancora molta strada per masticare le sfighe e digerirle! :si:
Si chiama "il linguaggio nascosto della vita" lo ha scritto per "Baldini & Castoldi" un certo Richard Paul Evans e pare che sia una storia vera.

Mi ha incasinato le idee ed ha fatto crollare il mio castello di carte.
Un saluto dalle macerie. ?-)

Unico neo:ho l'impressione che sia un libro che preveda uno o più "sequel":in 300 paginette ha fatto un 2/300 km e visto che gliene mancano altri 4000,temo che ci terrà "appesi" in libreria per un bel po'. Ma ne varrà la pena.
Flew
 
Letto molto volentieri

aspetto il seguito...

splendido il racconto del Saggio e dell'apprendista....
 
Preso ieri pomeriggio, finito adesso.

Molto deluso.

Perché per partire per una camminata che sia anche solo di poco più lunga del giro dell'isolato bisogna per forza avere subito una perdita, un forte dolore? Possibile che le migliaia di persone che partono per il piacere di camminare, per la letteratura non esistono?

Libro pieno di frasi ad effetto più di una scatola di Baci Perugina, senza però la bontà del cioccolato.

Si passa da un luogo comune ad uno stereotipo.

Sembra la scenografia per una di quelle serie televisive americane più false di Giuda, ma che ci servono a passare una mezzoretta di relax.

Evidentemente io e te caro Fly non amiamo gli stessi libri. :roll:

Pace e benedizione
Julo d.
 
Alle 2,40 di notte, o del mattino se preferite, ero lì che ancora leggevo. Difficile smettere.
Capitoli brevi, linguaggio concreto che fotografa una realtà che a noi puo' sembrare lontana, ma esiste, questo libro si beve. Mi è piaciuto.
Aspetto il seguito, o i seguiti.

free
 
Ciao Julo, premetto che non ho letto il libro e che sono partita per il mio cammino felice come un uccellino, senza alcun motivo religioso né di qualsiasi altro genere, solo per portarmi un po' in giro a vedere che c'era fuori di casa mia...
Però.... vorrei "spezzare un ramoscello" a favore di chi parte per disperazione: quando stai male, molto male, so che vuoi prepotentemente scappare, fuggire... e ti ritrovi come una mosca dentro ad un barattolo, a sbattere di qua e di là.... in quei momenti partire per il cammino può aiutare, ti da il tempo di valutare la gravità dei fatti, di ridimensionare se ce ne fosse bisogno, di perdonare se ci sono i margini, di piangere e svuotarti perchè per rispetto nessuno ti chiederà il perchè dei tuoi pianti, di crescere e guardare avanti, ti restituisce il senso della vita, che vale sempre la pena di essere vissuta.
Se siamo partiti per il cammino col cuore leggero e felice siamo stati solo fortunati... l'importante, per tutti, è di assorbire quanta più forza possibile da questa esperienza.
Un sorriso!
 
Carissima Franca, non mi sono spiegato bene: io non ce l'ho assolutamente con chi parte per 'disperazione'. So benissimo che a volte il partire ha salvato dal suicidio.

Io mi arrabbio (si fa per dire) col luogo comune per cui parti per un Cammino SOLO perché sei disperato. È questo un luogo comune letterario messo in giro da chi un cammino non lo ha mai fatto, e che è entrato nel pensiero corrente.

Sono stufo di sentirmi chiedere, quando parlo del cammino, quale disgrazia mi sia successa, e di essere preso per bugiardo quando dico che non mi è successo niente, che voglio andarci perché mi piace, perché mi diverto e perché sono felice.

Pace e benedizione
Julo d.
 
Julo ha scritto:
Carissima Franca, non mi sono spiegato bene: io non ce l'ho assolutamente con chi parte per 'disperazione'. So benissimo che a volte il partire ha salvato dal suicidio.

Io mi arrabbio (si fa per dire) col luogo comune per cui parti per un Cammino SOLO perché sei disperato. È questo un luogo comune letterario messo in giro da chi un cammino non lo ha mai fatto, e che è entrato nel pensiero corrente.

Sono stufo di sentirmi chiedere, quando parlo del cammino, quale disgrazia mi sia successa, e di essere preso per bugiardo quando dico che non mi è successo niente, che voglio andarci perché mi piace, perché mi diverto e perché sono felice.

Pace e benedizione
Julo d.

...e tu inventati qualche bella disgrazia,Julo! Fa fine e sta bene su tutto. :rofl:
Se poi ti prendessero ancora per bugiardo,almeno lo fanno con ragione!

Anzi meglio: dì che ti si è rotta la macchina: magari un danno da qualche migliaio di euro (è una disgrazia, no?) e soprattutto una buona ragione per andare a piedi! :-)

Ciao.

Fly
 

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