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il Pellegrino scalzo

gianluca (ex pb)

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[...]D’un tratto mi accorgo di una freccia gialla disegnata sull’asfalto, che mi indirizza sul lato opposto della statale verso un ampio parcheggio attrezzato. Da qui, per un sentiero sterrato che si inerpica lungo il fianco della collina, raggiungo una cava di pietra abbandonata. Quando finalmente l’orizzonte intorno a me si anima della presenza di altri pellegrini, tutto è sole, polvere e ghiaia. Mi giro. Giù per la scarpata riesco ancora ad intravedere gli ultimi spiccioli d’asfalto e il lento procedere di chi è impegnato nella logorante ascesa, documenta tutta la loro sofferenza, quel desiderio struggente di combattere una sfida per e contro se stessi. Nulla, però, in confronto alla scena cui assisto poco dopo: l’uomo avanza lentamente, passo incerto e sguardo fisso d’innanzi ai suoi piedi. Lo vedo da lontano e sembra soffrire molto, potrebbe stare male, aver bisogno d’aiuto o forse solo di un sorso d’acqua. Allungo la falcata per soccorrerlo e mentre le nostre distanze rapidamente si accorciano, mi chiedo se quello che vedo è realtà o pura allucinazione. Ha le braccia abbandonate lungo i fianchi, la coroncina che gli dondola fra le dita di una mano e con l’altra tiene stretti i suoi sandali. Non posso trattenermi dal provare un sentimento di stupore misto a tenerezza, alla vista dei suoi piedi scalzi e completamente piagati.
Mi domando quanto sia grande in lui il dono della fede. Sarà per quell’immenso bisogno di espiare le proprie colpe o l’irrefrenabile desiderio di sciogliere un voto? Ma quanta sofferenza per alleviare le pene di un’anima tormentata! E la richiesta di aiuto o perdono ad ogni suo tremebondo passo è la risposta a chi è convinto di poter escludere Dio dalla propria vita, l’effimera illusione di poterne fare a meno, perché nessuno su questa terra è in grado di salvarsi da solo.
Quando lo raggiungo i suoi occhi incrociano il mio sguardo ed è come essere lì, sul Calvario, ai piedi della croce, con la triste e patetica consapevolezza di essere inerme ed inutile davanti al Dio crocifisso. Non so cos’altro fare, se non abbozzargli un sorriso spento e chiedere que tal – come va -. <<E come vuoi che vada… guardami! Finché il mio corpo non si piega, io vado avanti, poi sarà quel che Dio vorrà>>. Sono queste, più o meno, le parole che mi sarei aspettato come risposta; invece, scartando una caramella, mi ha spiazzato dicendomi a bocca piena: <<oh, muy bien, gracias peregrino>>. Mi ha persino augurato Buén Camino!
E così lo lascio solo, nel cuore la gioia del suo stesso dolore, il pellegrino di altri tempi. Me ne vado con la netta impressione di aver assistito ad una di quelle salutari lezioni che solo il Camino è in grado di offrire. La sua forza interiore mi ha quasi umiliato e non ho nessuna difficoltà ad ammettere di essere rimasto sconcertato dalla vitalità e dall’allegria che, seppur nel dolore fisico, i suoi occhi hanno sprigionato. La semplicità con cui ha scartato quella caramella mi ha fatto capire che non c’è logica al mondo, quando la logica è un uomo di sessanta e passa anni, con tanto di zaino in spalla e scarpe in mano, nell’atto di ficcarsi in bocca una caramella mentre cammina scalzo, piedi piagati, lungo un sentiero sassoso in questo angolo di Spagna.
Prima di andarmene avrei dovuto implorarlo di aiutarmi, di pregare per me più di quanto io non possa fare per lui – e di certo lo farò – perché l’intercessione della sua preghiera mi renda capace di meritarmi almeno un briciolo di quella fede così tenace ed irriducibile che lo assiste e lo accompagna lungo il cammino della sua esistenza. Ma purtroppo non l’ho fatto, anche se il sospetto che lui lo abbia intuito mi consola. Cos’è mai il Cammino se non ci si aiuta tra pellegrini?
Ritrovo l’asfalto quando imbocco un tunnel che passa sotto l’autostrada per Pamplona. Davanti agli occhi la stessa immagine che mi perseguita da parecchio tempo, quando un improvviso bruciore al piede mi obbliga a procedere zoppicando leggermente. Faccio finta di nulla, perché non me la sento di lamentarmi neppure con me stesso. No. Non è proprio il momento adatto per piangersi addosso![...]
 

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