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Diario Le mail di Cri

  • Creatore Discussione Creatore Discussione Edo
  • Data di inizio Data di inizio

Edo

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Utente attivo
Cri mi ha fatto un regalo:
Le sue mail scritte dal cammino agli amici, scritte con il cuore, in fretta dai pc
trovati sul cammino, non ho apportato nessuna modifica e le posto così come
sono arrivate agli amici .....
Oggi la mail spedita prima di partire.
 
Le mail di Cri - Prima di partire

parto per Santiago e porto…

una maglietta tecnica a maniche lunghe, rossa.
una maglietta tecnica a mezze maniche. rossa anche lei.
appena uscita dalla decathlon la domanda è stata: “e se incontro un toro?”

una maglietta tecnica senza maniche e scollata.
cercherò di evitare l’abbronzatura da muratore in vista del matrimonio.
promesso.

un paio di pantaloni lunghi.
un paio di pantaloncini corti.
forse un altro paio di pantaloni. lunghi o corti non ho ancora deciso.

640 grammi di sacco a pelo.
una camicia in pile.

un asciugamanino tecnico.
rosa.
42 x 54 cm.
sognerò un telo mare alla fine delle mie docce.

una camicia di tela a maniche lunghe.
quella azzurra a quadretti.
è macchiata di rosso.
segni di terra d’africa che non vengono più via nonostante i lavaggi.

un paio di infradito.
rosa shocking maculato di bianco.
trendy, direi.
vengono dall’Africa.
nazioni intere camminano con queste fette di plastica sotto i piedi.
e certo non perché devono ridurre il peso dello zaino.

i miei sandali.
quelli di sempre.
suole consumate dai tanti passi.

lo zaino nero e giallo.
compagno di tante montagne e di tanti viaggi.

un topolino di pezza appeso allo zaino.
non pesa niente.
e dice tanto di un’amicizia che continua oltre le distanze e il dislivello.

un foulard di stoffa leggerissima.
servirà per il sole del cammino.
e contro l’aria della sera.
servirà come federa.
e come pareo.

la paura di non farcela.

tutte le ore passate a camminare da gennaio nella mia vita di sempre.
i tempi lenti di questo strano modo di muoversi nella nostra città che si sposta in macchina.
la ricerca di spazi verdi.
parco Sempione, martesana, lungoadda.

gli scarponi.
testati dai primi di febbraio.

la certezza delle vesciche.
metri di cerotto per cercare di prevenire.

il ricordo dei primi 150 chilometro su quel cammino, anni fa.
il ricordo della piazza di Santiago.
delle lacrime piante dentro quella cattedrale.
la pelle d’oca di quel avvicinarsi.
la bellezza di quel nostro camminare insieme.
le scenette storiche che sono diventate parte delle nostre amicizia.

la voglia e la paura dei 200 km tra burgos e leon.
strada dritta in mezzo ai campi di grano.
chissà come sarà camminarci dentro per una settimana.

il desiderio di oceano.
la voglia di arrivare a Finisterrae.
la voglia di mare.
di fine.
di immensa potenzialità.

il nostro mondo.
45 cartine tirate giù da https://www.worldmapper.org.
45 immagini per ricordarmi ogni giorno degli altri.
per portare questo nostro mondo dentro il cuore.
e nelle mie preghiere.

la guida di Santiago.
comprata a Burgos anni fa.
quando fare tutto il cammino era solo un’idea matta.
un sogno strano ed impulsivo.

un quaderno.
una penna.

la sveglia.
un orologio da tenere appeso fuori dallo zaino.
io che nella mia vita di sempre non ne porto mai uno.

la macchina fotografica.
sperando di non perderla.

un sasso.
lo lascerò alla cruz de hierro.
così vuole la tradizione.
viene da Solto.
da un mucchio di sassi raccolti dalla famiglia Fumagalli nel corso degli anni.
ha dentro la mia storia.
ha dentro la storia della mia famiglia.
le mie radici.
il papà.
la mamma.

forse un altro sasso.
del rifugio gemelli.
avrebbe dentro vita, dolore, vera felicità delle ultime estati.
chissà se riesce a scendere.

due foto.
una, estate 2001, hospitalero Jesus all’albergue di Villafranca del Bierzio.
l’altra, estate 2006, ristornate lapuertadelperdon.
porto saluti.
e gratitudine per i momenti condivisi.

la voglia di arrivare
la difficile consapevolezza che la meta non è Santiago, ma il cammino.

il cellulare.
alla fine sì, il cellulare.
lo terrò spento durante il giorno.

sapone di Marsiglia che va bene per tutto.
panni. capelli. corpo.
il portasapone in plastichino blu che mi ha prestato il papà.
era quello che usava nei suoi viaggi.

tre cambi di biancheria intima.
tre calzini.
forse un paio di calzini a righe per la sera.

spazzolino e dentifricio.
crema per il sole.

le facce dei due pellegrini trovati sul Torino- Milano.
le loro facce cotte dal sole.
gli occhi che avevano.
pieni di vita.
e di felicità profonda.

la voglia di cielo.
prati.
boschi.
terra.
verde.
la voglia di stare dentro la natura.
di respirare a pieni polmoni.
di sole e aria sulla pelle.

la mia collana di sempre.
spago, legno e metallo.
dice tanto di me.

la voglia di stanchezza.
di arrivare sudata e a pezzi alla fine delle mie giornate.
di svegliarmi il mattino dopo, alla fine di una notte di sonno.
quasi nuova.

la paura che la mia schiena faccia le bizze.
devo tenere lo zaino il più leggero possibile.
chissà se riesco a stare nei cinque chili.
non credo.

la voglia di doccia dopo la polvere delle strade.

la curiosità di conoscere chi incontrerò.
la voglia di relazioni schiette e sincere.
senza maschere.
essendo quello che si è.
la voglia di sorrisi di vita.
che hanno dentro il sole.

la bellezza di poter fare un mese e mezzo di vacanza.
a maggio.
quando il resto del mondo lavora.
so di essere fortunata.

la voglia di cambiare ritmo.
di vivere a ritmo di passo.
di muovermi calma.
senza fretta.
senza nulla da fare, se non camminare.
e vivere.

il timore della prima tappa.
attraversamento dei Pirenei.
da Saint-Jean-Pie-De-Port a Roncisvalle.
28 chilometri.
1.200 metri di dislivello.
esserci dentro sarà bello.
averli alle spalle vorrà dire tanto.

una conchiglia.
è il simbolo dei pellegrini.
quella che da secoli è il simbolo dei pellegrini viene dall’oceano.
anche io la prenderò lì.
camminando terrò sullo zaino una conchiglia dell’oceano africano.
darà continuità ai viaggi.
e permetterà di non dimenticare.

la credencial.
quella italiana, se faccio in tempo a recuperarla.
dicono che sia più bella di quella spagnola.

Caterina e Chiara, dentro il cuore.
cresceranno tanto, in questo mese e mezzo.
Chiara imparerà a camminare.
Caterina chissà.
le porterò con me.
sono loro la nostra speranza.
sono loro il nostro futuro.
il futuro e la speranza del nostro mondo.

7 mollette.
3 spille da balia.
1 pezzo di corda.

la consapevolezza della partenza.
tra meno di una settimana.
il sogno lungo cinque anni che tra 10 giorni diventa realtà fa paura.

un rosario.
penserò all’Africa, da dove viene.
e alle missioni dell’OMG in Perù, dove la recita del rosario nel mese di maggio è all’ordine del giorno.

i due bastoncini da montagna.
hanno dentro meno fascino dell’antico bordon del pellegrino.
ma le mie ginocchia ringrazieranno.
a loro importa poco del fascino della tradizione.

tre elastici per capelli.
tre bustine di shampoo/bagnoschiuma profumati.
sarà bello, alla fine di tre tappe significative, particolarmente belle o troppo difficili, concedersi una doccia che profumi di buono.
e non solo di pulito.
il burrocacao.
un marsupio.

ognuno di voi.
i ricordi di una vita mi terranno compagnia nei nuovi passi sulla strada.
 
Come si fa a cercare parole per commentare una cosa così? Ridi, scherzi, sdramatizzi, fai la seria quando è il momento, ma poi leggi un elenco così e ci trovi l'anima, non un elenco da zaino perfetto, ma l'anima della pellegrina che l'ha scritto. E non ti vengono più le parole per commentare.
Vedi una persona che mette da parte le magliette tecniche rosse e sopra ci mette un pò di cuore, con calma raduna la biancheria e mollette per bucato e bustine di shampoo profumato e sopra ci mette pezzetti della sua vita, piega la camicia azzurra a quadretti e raccoglie dentro di sè i nomi degli amici.
Non ho parole. Mi emoziona.
 
Le mail di Cri - 4 Maggio 2007

4 Maggio 2007

Eccomi qui.
a pamplona.
nella biblioteca di qui.
seduta davanti ad uno dei loro computer.
aspetto che apra l'ufficio di informazione turistica per cercare di capire come arrivare a San Jean, prima dei Pirenei.
intanto vi scrivo.
ed è bellissimo.

sono contenta di essere qui.
stamattina piove.
e come inizio non è facile.
ma l'arcobaleno nel cielo nero di nuvole sopra la plaza del castillo ripaga dei vestiti già bagnati.

in aeroporto ho trovato due pellegrine con cui ho diviso il viaggio fino qui.
loro hanno iniziato a camminare oggi.
io spero di poterlo fare domani.

cosi.
vi penso.
so che ci siete.
un sorriso.
e un abbraccio.
 
Le mail di Cri - 7 Maggio 2007

7 maggio 2007
di nuovo a pamplona


di nuova a pamplona.
a piedi, questa volta.
tre giorni di cammino.
un po' di chilometri, non so quanti.
i Pirenei attraversati. ed e un sogno.

vi lascio qualcosa di questi giorni.
è un grazie per tutto il bene che ho letto dentro le mail che mi avete mandato.
dentro tutti i vostri pensieri per me che sono arrivati.
è un po' di quello che ho nel cuore.
e negli occhi.

i Pirenei. pioggia. nebbia. fango. vento. molto freddo.
roncisvalle. vista dall'alto. essere arrivati è bellissimo.
juan della Patagonia. l'ha attraversata da un oceano all'altro.
michael. ama le nuvole.
sedad. musulmano sul cammino.
giovanni. panettiere sul cammino.
norbert. per 25 anni alcolista. ora pulito da dieci anni.
la bellezza di una doccia alla fine della giornata.
i vestiti che sono sempre sporchi e puzzano.
il k-way sempre addosso.
solo oggi i primi raggi di sole.
le frecce gialle. perdersi è impossibile.
i cieli di nuvole.
tutte le parole dette.
tutta la vita raccontata.
il pranzo del mezzogiorno diviso sulla panchina di una piazza.
io che con tutte le mie lingue che so e che mischio sono la communicadora ufficiale di pellegrini.
la bontà di una mela mangiata in un bosco.
il caffè´solo y lungo.
il cioccolato regalato da sconosciti che diventano amici del cammino.
lo svizzero che sa dov'è ziefen. e il mondo, ancora una volta, davvero è piccolo.
la mia schiena che va bene, per ora.
le flip-flop con i calzini. italian style elegante.
il todo se cumple. e nulla succede per caso.
marianne e helmut che faticano e camminano.
l'abbraccio che scalda.
le mucche.
le pecore che si danno testate.
il profumo del sapone di Marsiglia.
un diario che è diverso dai soliti.
la guida che a volte serve, a volte no.
quelli che di notte russano.
il rifugio di roncisvalle. l'atmosfera che ha. unica.
la messa del pellegrino che ho perso. sono arrivata con un'ora e mezza di ritardo.
i passi da sola.
le canzoni appena sussurrate.
pan con queso compartido davanti ad una chiesa. ed è una colazione buonissima.
il vix-vaporub sui piedi prima di partire. e vanno alla grande. solo la mano per un po' ha l'odore dei miei rafferddori da bambina.
le cartina del mondo che guardo prima di partire. una al giorno. pensieri che diventano preghiere.
passi che sono preghiere. non serve altro.


cosi.
è qualcosa.
vi voglio bene.


cri
 
leggo queste righe dopo un intensa giornata di lavoro e con le musiche dei nomadi mi coccolo queste righe
Cri ha proprio un marcia in più....è una pellegrina Doc....grazie
Franco
 
Grazie per tutto quello che così semplicemente riesci a trasmettere ad ognuno e per ognuno in modo diverso.
 
Le mail di Cri - 9 maggio 2007

9 maggio 2007
a estella

arrivati prestissimo.
doccia gia fatta.
in biblioteca.
ancora una volta internet a scrocco.
e vai...

stavolta vi regalo.
le mura di pamplona, uscendo dalla città al mattino.
il parco.
la gente che inizia a lavorare nella sua vita di sempre.
e noi che passiamo, zaino in spalla.
il verde che c'è.
l'autostrada superata.
i passi a ritmo di racconti del tino in tedesco.
e aprirsi scoprirsi lasciarsi è bello.
il passo da montagna per l'alto del perdon.
quello lento.
un piede dopo l'altro.
infinita pazienza e meta presente.
l'alto del perdon.
tutta la strada fatta, alle spalle.
e davanti.
davanti il mondo.
infinito e grande.
pieno.
lo stupore dentro gli occhi.
la voglia di rimanere li, solo a guardare.
stesi su un prato di fiori, lontani dal monumento.
solo noi.
il silenzio.
il rumore del vento.
il profumo del vento.
il freddo del vento.
m. che dice: te lo si legge negli occhi, che sei felice.
io che non vorrei essere in nessun'altro posto al mondo.
la statua.
la scritta: "la dove il cammino delle stelle si incrocia con il cammino del vento".
la discesa lenta.
il profumo dei fiori. forse ginestre.
l'atmosfera che c'e in questi paesi spagnoli alle due del pomeriggio.
sole e nient'altro.
vita nascosta da qualche altra parte.
il camioncino che porta il pesce.
bellissimo attraversali.
la bellezza dell'ombra.
il caldo del sole dopo il freddo dei Pirenei.
le noccioline che danno energia.
la mela offerta a chi passa.
la chiesa dei templari non vista perché c'era troppo caldo.
io seduta sotto il ponte della Reina.
a non fare niente.
neanche pensare.
solo guardare l'acqua che scorre.
la messa e il rosario.
io che mi addormento a più riprese.
il freddo dentro la chiesa, dolo il sole della giornata.
la partenza presto, per evitare il caldo del pomeriggio.
la chiesa di puente della Reina dentro la luce di una giornata in cui il sole non è ancora sorto.
la salita che non mi aspettavo.
il verde.
tutto il verde che c'è. immenso. e bellissimo. fresco. pieno di vita.
il sole nella giornata.
il cielo senza neanche una nuvola.
solo scie d'aerei.
io che cammino sola.
verde del grano.
bianco della strada.
rosso di papaveri.
l'abbraccio con la signora spagnola che mi indica la strada giusta e dice: porta un bacio a S. Jago.
l'ombra di un cipresso.
dopo mezz'ora di sole e nulla.
il diario scritto.
la pennica.
la biancheria lavata con shampoo all'olio di oliva e limone.
dentro una lavatrice.
indossarla cosi profumata sarà bellissimo.
la nivea su gambe rosse di sole.
segno di calzini gia presente.
ora voi.
le lacrime davanti allo schermo di questo pc.
le risate.


un abbraccio, compagni di questo mio andare.
ci siete.
ci siete sempre


cri
 
Re: Le mail di Cri - 11 maggio 2007

11 maggio 2007
a viana

praticamente e un tour di biblioteche.
sono in quella di viana.
gia docciata.
panni gia lavati.
gia bevuto un bicchiere d'acqua con ghiaccio e limone ad un tavolino nella calle major.
gli altri sono andati a fare un giro.
io ho voglia di voi.
di me.
ho voglia di raccontarmi.
scrivere.
lasciare.

vi lascio qualcosa di questi giorni.

il bicchiere di vino bianco e freddo, dentro una cantina con pablo.
alle nove del mattino.
la concha (conchiglia) vera che ricevo.
me la regala pablo.
gli lascio la mia.
della mia conchiglia d'africa e rimasto solo un pezzo di corda consumato che pende dallo zaino.
un bordon (bastone) nuovo.
ho prestato le mie racchette tecniche.
le mie ginocchia non ne avevano bisogno.
ora ho un vero bordon.
ramo di pianta.
me lo ha regalato sempre pablo.
lo ha scelto tra tanti.
ha detto che questo va bene per me.
lo sto usando, in questi giorni.
e la mia ombra sul bianco delle strade con il bordon e bellissima.
bellissimo il suono del legno sulla terra, cosi più naturale del metallo delle racchette.
bello il fondo che si rosicchia via man mano che si percorre strada.
certezze che se ne vanno.
belli i tre passi e il colpo di bordon.
il ritmo che da al camminare.
e poi ancora.
riana del sudafrica.
annelaure della francia.
camminare con loro e sentirsi a casa.
un grido in mezzo al sentiero e la gioia di ritrovare chi credevo non avremmo rivisto più.
i cerotti che si cominciano a vedere in giro, nei posti più impensati.
la bellezza e lo stupore per una notte senza roncadores in camera.
le cicogne e i loro nidi su campanili e torri.
i miei pensieri.
sulla mia vita.
e sulla povertà.
i miei passi lenti come non mai, dietro a Arno, 30 anni e 7.000 km nei suoi piedi.
dentro i suoi sandali.
il bisogno di trovare il mio cammino dentro il cammino.
e non è facile.
i campi di grano attraversati dal vento.
e sono onde di un mare verde.
il giro per il pueblo con Paco sdentato e sorridente, fratello dell'hospitalero.
io dentro la chiesa di villamajor.
davanti a quel crocifisso d'argento dell'11. secolo.
la vita che deve avere dentro.
le preghiere.
il dolore.
la gioia.
la gratitudine.
mi fermo li, aggrappata al mio bordon.
lacrime nei miei occhi.
un vecchio di li mi prende la mano.
arrivare a los arcos.
un po' sembra far west.
un po' sembra di stare in una delle nostre piazze italiane.
pane e salame piccante alle 9 del mattino.
luigi che oggi e andato in ospedale per una vescica che non va bene. chissà se potrà riprendere a camminare.
letti a castello a tre piani.
la ragazza di un bar. incinta. la sua pancia e bella.
come sono piccoli i pellegrino che passano su un sentiero, oltre un campo.
minuscoli, davvero.
e non sono lontani.
la benedizione ieri sera.
faccio ridere il prete. e qualche pellegrino. va bene cosi.
bello portare allegria.
gli alberi di ulivi.
la rugiada sulle gambe passando in mezzo all'erba.
quelli che fanno yoga al mattino, prima di iniziare a camminare.
la fontana che non butta acqua, alla fine di un pezzo sotto il sole.
just a joke for pilgrims.
la stanchezza che con la doccia che se ne va.
la pelle delle mie mani abbronzata.
i piedi nudi appena arrivati all'albergue.


cosi.
sono i miei giorni.
le mie ore.
i miei minuti.

sono per me.
ora, un po', sono anche per voi.

vi abbraccio.
e vi tengo per mano.

cri
 
Re: Le mail di Cri - 13 maggio 2007

13 maggio 2007
azofra

il tramonto a Viana. dalle mura che guardano la piana di logrono.
le fragole. comprate a 10 per volta. sono rosse. e buonissime.
il foulard in testa. ora serve per il sole. sui Pirenei andava alla grande contro il freddo. un pezzo di cotone a quadretti svolazza nel vento.
arrivare ad una fontana ed infilarci sotto la testa. l'acqua fredda che corre giù per il coppino.
la domanda: in che lingua sogni?
gli italiani in bici sul cammino. ci chiediamo se e più difficile a piedi o in bici. ci salutiamo senza risposta. e con u sorriso.
guardare alle spalle la strada fatta. quello che ci si lascia dietro.
il sole del mattino che sorge.
la laguna di logrono nella luce calda del mattino che e iniziato.
la donnona grande con la gonna rossa e un omino piccolo piccolo. camminano insieme, tenendosi per mano. e cantano.
il cuore di sassi in mezzo al sentiero. dentro, un foglio di carta con un messaggio. altro che sms.
quelli che passano accanto in macchina e salutano.
un camion veloce sulla carrettera. l'aria che sposta fa volare via un cappello.
la colazione da turista nella piazza di logrono. avevo voglia di viziarmi un po'. ombrellone e nidi di cicogne sui campanili. il rumore dei loro becchi. le campane suonano le 10.
le mie scarpe sporche di polvere e fango che scricchiolano nel silenzio di una biblioteca.
le croci incastrate su una rete metallica. accanto passa l'autostrada.
le macchie di neve sulle montagne lontane.
la notte nel garage.
il bicchiere di vino rosso offerto dall'hospitalero.
il diario che f. ha perso. arriverà a santo Domingo in bici.
il rametto di basilico che mi porta un vecchio del paese. ho voglia di pasta pomodoro fresco olio e basilico.
mi godo la doccia senza nessuno che aspetta fuori.
il sapone liquido. non e shampoo, ma fa schiuma e profuma. lavarsi i capelli cosi e proprio bello.
uno specchio grande. e di me vedo qualcosa oltre la mia faccia.
la bottiglia di vino tinto con cui brindiamo all'ingresso nella rioja.
i passi con un vecchio spagnolo. mi racconta del cammino del norde e di quello della plata. io comincio a sognare. ancora una volta.
i fili dell'alta tensione. friggono nell'aria tra il rosso della terra ed il cielo blu di nuvole.
le due poltrone in pelle nel nulla sotto il cielo. sembra di essere in un film di kustoriza.
i due operai sotto il sole. tuta gialla fluorescente. cantano spostando lamiere. uno mi chiede di portare un abbraccio a s. jago.
un contadino che esce da una vigna. mi fa annusare un mazzo di erbe profumate che tiene sotto braccio.
la pennica davanti al rifugio di Najera. i segni che l'erba lascia sulla pelle delle mie gambe.
provare a montare la tenda che mi hanno prestato. al momento troppa gente nei rifugi. il cammino sembra essere diventata una caccia al letto.
ho voglia e bisogno di liberta. di mie strade. spazi. terre. cieli.
l'acquisto di un materassino. non pesa niente. e lascia dentro la certezza della liberta.
caffè nella piazza. tra spagnoli che si godono l'aperitivo della domenica.
il profumo di resina dei pini.
cammino sola nel pomeriggio.
nessuno in giro.
solo i miei passi e il vento nel bosco.
il suono del vento nel grano.
nelle mie orecchie.
dentro la mia concha.
alberto. italiano. da genova in bici. incontrarlo in mezzo al nulla e bellissimo. i pellegrini in bici si portano dietro felicita inaspettata.


cosi.
ancora una volta felice.
un abbraccio

cri
 
Re: Le mail di Cri 17 maggio 2007

17 maggio 2007
burgos

molti giorni che non vi scrivo.
mancava internet.
mi siete mancati.

vi racconto:
il vento gelato. sembra di camminare nel freddo delle mattine di montagna.
il campo di golf accanto a cui passiamo. sembra cosi finto, rispetto alla vita che passa camminando al di qua del recinto.
calzini usati come guanti. fa troppo freddo.
passare accanto a case in costruzione. penso al capretto piero che diventa grande accanto ad una casa che cresce.
quando non c'e niente. solo campi di grano. e cielo alto pieno di nuvole. e strada. bianca. lineare. da qui al cielo.
quando guardi solo i tuoi piedi. perché tutto il resto e troppo grande. troppo difficile. troppo lontano.
il profumo di zucchero e dolci dentro la pasticceria di santo Domingo.
rubare menta nell'aiuola di santo Domingo per farci un the alla sera.
pan y jamon sui gradini davanti alla cattedrale. le bici che sono parcheggiate davanti all'ingresso.
una rosa gialla appesa fuori da uno zaino.
seduta in una lavanderia con italiani aspetto che smetta di piovere.
lo stupore per il bidet nei bagni dell'albergue.
un albergue senza sello. perché qui, quello che si timbra e il cuore.
il dolce tipico di santo Domingo. dopo un giorno nello zaino e un mucchietto di briciole. ma e buonissimo lo stesso.
la tazza di caffè bollente che mi da l'hospitalero, quando arrivo bagnata di temporale.
il camino nell'angolo. il pavimento in legno. muri in pietra. poltrone. gente seduta ai tavoli. e come essere a casa.
aiutare l'ospitalero a preparare la cena. megasoffritto per le lenticchie dei vegetariani. e come essere al gemelli. ancora una volta e bello essere al servizio. dare da mangiare. regalare vita.
la messa.
i vespri della sera. lumini accesi tra i nostri sedili del coro.
le nuvole rosa nella luce del mattino.
le righe bianche sulla terra rossa. futura dimora di viti.
entrare in castilla y leeon. manca la galizia. e ci siamo.
il campo di grano distrutto dal vento.
l'odore delle prime gocce di pioggia sull'asfalto. poi sulla terra.
il "vai cristina" di luca, modenese in bici. lascia dentro entusiasmo allegria calore. lo guardo andare via veloce.
il profumo di pane fresco appena tolto dal forno.
il pane cotto nei forni a legna. ed ha una crosta croccante e vera.
arrivare a gragnon. smette di piovere, dopo che ho camminato per mezz'ora in un temporale. raggi di sole sulla chiesa. io sono troppo bagnata per chiedermi se e una presa in giro. o un dono inaspettato e bellissimo.
il santo che esce di chiesa senza testa. la processione con banda e vestiti tradizionali nelle strade di un paese, sotto il sole di mezzogiorno.
la prima ampolla. mi raccomando, piedini. fate i bravi.
mangiare jogurth fuori da un sacchetto di plastica.
la fila di camion militari, passano e salutano.
tutti i camion che ci sono a villafranca de montes de oca.
la teoria sui perizoma. che siano una scelta strategica per risparmiare peso???
un telefono che suona per c. in un bar di camionisti. dentro il fumo delle loro sigarette. nel vociare del loro spagnolo.
le impronte nel fango secco del sentiero che sale sui montes de oca. che siano di cinghiali setolosi??
5 o 6 maschietti italiani si sciolgono i muscoli, fanno streching, si massaggiano polpacci. io solo esco a recuperare la mia biancheria lavata e stesa. speriamo che almeno un paio di calzini sia asciutto.
la vegetazione di montagna. verde intenso di pini e viola dei fiori. dopo gli immensi spazi verdi dei campi di grano.
la carrettera rossa dentro il bosco. fa pensare all'africa. alle strade di li. al loro attraversare foreste piene di vita.
il bocchettone della doccia rotto. farsi la doccia e come lavarsi con un tubo di gomma. ma la sensazione di acqua sulla pelle, a fine giornata, rimane unica.
la terra rossa gialla bianca dei montes de oca.
la signora anziana, elegante nei suoi capelli bianchi. dorme accanto a me. russa peggio di un muratore bergamasco. uffi.
quella che non si cambia le calze per tutto il cammino. le hanno detto che serve per prevenire vesciche. lei ci crede.
l'erba sul lato dei sentieri. calpestata da passi stanchi di sassi.
barbara con cui avrei voluto camminare fino ai monasteri di yuso e suso. per vedere libri antichi.
fili di erba appena tagliata attaccati ai calzini, dentro la luce della sera che scende.
un gatto bianco e rosso dentro il lavandino beve acqua che lenta esce dal rubinetto.
i turistini. che sono i pellegrini che non possono più camminare. ma non riescono a rassegnarsi. e non vogliono essere solo turisti. lacrime nei loro occhi.


cosi.
vi voglio bene.
ci siete sempre.
anche se non scrivo.

un abbraccio.
e molti sorrisi.

cri
 
Re: Le mail di Cri 21 maggio 2007

21 maggio 2007
calzadilla de la cueza

un divano sulla spianata oltre la croce. nella luce rossa del mattino.
il fumo bianco delle ciminiere che annunciano Burgos, bassa nella piana sotto di noi. io credevo di vedere le torri della cattedrale.
metro di burgos, anche qui lo distribuiscono gratis. ne prendo una copia, dopo tutti questi giorni passati senza sapere cosa succede nel mondo. ma alla fine sono troppo pigra per leggerlo. lo tengo nello zaino. lo userò per metterlo negli scarponi bagnati. per farli asciugare meglio.
salutarsi sotto la statua del cid. poi ognuno per la sua strada. non rimane altro che queste tre ore di passi condivisi.
quelli che alla periferia di burgos prendono un bus per entrare in città.
la polvere che solleva un camion che ci passa accanto, tra mucchi di sabbia nella prima periferia di burgos.
io seduta con h. nei giardini davanti alla cattedrale. il turista che mi chiede se può farci una foto. siamo strani come animaletti allo zoo.
la donna vestita di nero in mezzo ai marmi bianchi della cattedrale. seduta sui gradini chiede l'elemosina. le lascio i 20 centesimi che ho trovato per terra pochi minuti fa. dice: buen camino, guapa.
quelli che cercano il loro bordon dentro mucchi di legna appena tagliata. il profumo che c'e, su quello spiazzo, nella luce del mattino.
quando la strada verso santiago andrebbe dritta. ma in mezzo ci sono svicoli di un'autostrada. il giro che bisogna fare. il cartello che dice: pelegrino, perdona este rodeo.
come e bello mettere i piedi su uno sterrato piano, senza sassi, dopo tutti i ciottoli malmessi.
la bellezza di un supermercato grande, dopo tutte le tiende di questi puebli.
le mesetas. ho voglia di attraversarle. passo dopo passo. di farle mie. nella loro noia. nella loro piatezza. ho voglia di starci dentro. masticarle lente.
il primo pomeriggio nelle mesetas. sole che picchia e niente attorno. si cammina nel sole. verso il nulla. accanto al nulla.
l'uomo con i capelli corti che ha un asciugacapelli nello zaino.
franck che arriva a piedi da Costanza. gira con una chitarra. cammina da settembre.
l'alcade di Hontanas. vuole il duomo di colonia. in cambio da la chiesa di Hontanas.
un raggio di sole tra le nuvole. sembra la luce di un occhio di bue su palco.
seduta nel vento guardo la piana. un paese lontano e campi coltivati. strade bianche tagliano il paesaggio.
gocce d'acqua di un impianto di irrigazione mi sfiorano leggere.
il prete francese che dice messa in spagnolo. forse un piccione dentro la chiesa.
seduta sul prato. specchi appese ai rami di un albero. i loro riflessi giocano nel verde attorno a me.
birra e gazzosa sotto un ombrellone. ed e il paradiso.
al voglia di lavatrice. t. e io cosi felici per i nostri pile profumati. continuiamo ad annusarli.
il pullman arrugginito con dentro balle di fieno.
il picnic nel parco di burgos. gente che corre. sole al tramonto, tra gli alberi. noi chiacchieriamo di africa. e di oceano.
la prima volta sveglia alle 5.15. alle 5.30 sto allacciando i miei scarponi in mezzo alla strada, nella luce di un lampione che illumina la notte.
la non-alba, coperta da nuvoloni.
le stelle in cielo, quando mi alzo.
un calzino da sera perso da qualche parte.
lelle, italiano. gira con 4 cipolle nello zaino. il mio pezzo di formaggio di capra dentro un sacchetto.
un vecchio con una bottiglia di vino sotto braccio esce da una cantina. mi dice: dopodomani piove.
io con le flip-flop in mezzo all'erba alta per vedere il tramonto sopra il paese.
hontanas che non si vede mai, nascosto in una buca di questa piana infinita. il cartello che indica 0.5 km per arrivarci sembra un miraggio, nel caldo del pomeriggio.
il rumore del vento dentro i pioppi.
l'unico albero a meta di una salita. ombra nel pomeriggio spagnolo. due francesi seduti sotto i rami mi chiedono cosa ne penso del dolore nella concezione cristiana. aiuto.
io che dopo tre giorni che per me sono stati impegnativi finalmente arrivo a sera senza essere distrutta. bella la sensazione di giusta stanchezza.
n. cosi felice di vedermi mi sveglia dalla mia pennica. uffa.
un reggiseno in un sacchetto gira di zaino in zaino in cerca della legittima proprietaria.
pane burro e zucchero alle 7 del mattino, dopo 9 km. gia camminati.
gli ospitaleri italiani di s. nicola. per noi che arriviamo al mattino caffè della moka, per i pellegrini che si fermano a dormire lavanda dei piedi e pasta al dente.
quelli che a burgos prendono il bus per passare le mesetas.
passare sotto l'arco di s. anton. ancora una volta, come davanti alla cattedrale di burgos, penso a come deve essere stato per i pellegrini medioevali. al loro stupore davanti a queste grandezze.
n. cammina a passo di valzer nel cammino.
la signora della tienda. bigodini rosa e blu sulla testa.
il sogno di stanotte. io che torno a milano e mi rendo conto che mi sono dimenticata di andare fino a finisterre. dicono gli altri: forse e meglio se ti scrivi un post-it.
a spasso per il paese. sabato sera sul trattore. balle di fieno e cane nero che ci segue.
camminare nel mattino lungo il canale. ed e come i miei giri lungo la martesana. quando santiago era solo sogno. speranza. desiderio.
il sole dietro le nuvole alla fine di un temporale. la scia di un aereo che ne esce.
il besito all'hospitalero hugo. cosi ospitale.
tutte le lumache con la casetta che sono uscite con la pioggia. guardiamo dove mettiamo i piedi. attenti a non calpestarle.
il museo del formaggio.
tim che vuole una bandiere dell'europa da appendere allo zaino.
n. conta quanti passi si fanno in un km.: sono 1175.
il lampo troppo vicino. il tuono troppo forte. io e b. ci fermiamo per un attimo. riprendiamo fiato. ok. tutto a posto.
camminiamo sotto l'acqua di un temporale che inizia.
la domanda: quanti km abbiamo camminato nell'acqua. tim dice: troppi. sono 13. davvero troppi. bagnati fino alle mutande.
io che le mesetas me le ricordavo diverse. avevo dentro gli occhi le mesetas di fine luglio. avevo dentro gli occhi il rosse della terra arida. il giallo dei campi di grano ormai bruciati dal sole. il cielo alto. azzurro. terso. mi immaginavo di attraversarle piano, sul sentiero sterrato accanto alla striscia di asfalto. immaginavo passi lentissimi dentro una calma implacabile , densa, faticosa.
invece sono verdi. piene di grano che sta ancora crescendo. camminiamo in fila indiana sulla carrettera, per evitare fango e pozzanghere. sopra di noi un cielo basso, grigio di pioggia. camminiamo dans une pluie incessante.
voglio solo arrivare. ho voglia di caldo. di un asciugamano pulito, di togliermi di dosso questi vestiti che grondano acqua. ho voglia di doccia bollente. di sacco a pelo e coperte. ogni tanto mi giro a cercare con gli occhi t. e n. so che ci sono. che sono da qualche parte dietro di me. ho bisogno di vederli. ho bisogno di sapere che non sono sola.
li lascio indietro. ho passi lunghi addosso, dentro le gambe. 6 km/h.
come mi fanno rabbia le macchine che sfrecciano veloci. l'acqua che sollevano bagna le nostre gambe gia bagnate.
bagnata di qs. acqua penso ai milioni di uomini nel mondo che accoglierebbero questa pioggia come una benedizione salvifica. ho dentro gli occhi le immagini delle loro mani protese verso il cielo.
i miei scarponi fradici. e come camminare con due paludi attaccate ai piedi.
cambiarsi in un bar. alla tv motogp. molta gente beve in piedi.
un caffè troppo lungo. ma va bene cosi. basta che sia caldo.
i pali elettrici all'orizzonte. allora deve esserci qualcosa qui intorno. un paese. gente. vita. un albergue. non solo campi. cieli. strade.
la prossima meta. non e finisterre. non e santiago. non e domani. e solo il prossimo albero di questa pianura. sembra essere abbastanza lontano.
a seconda delle guide mancano 393 o 402 km a santiago. a meta, più o meno.
i 17 km di nulla da carrion a calzadilla. la tendenza che hanno i nomi dei paesi di qui. tutti diminutivi. la guida dice: come se volessero sottolineare la piccolezza dell'uomo in queste immensità.
il cielo di nuvole. basso sopra di noi. pesa sull'orizzonte. sulle nostre teste. su ognuno di noi. su ognuno dei nostri passi. anche se le distanze in cui ci muoviamo lenti sono infinite.

cosi.
con molta vita.
con molto bene.
vi abbraccio tutti


cri
 
Re: Le mail di Cri - 25 maggio 2007

25 maggio 2007
leon

la nostra cena.
il cuoco che mi chiede se posso raccogliere le ordinazioni. pas de problemes. bello. bello come al gemelli.
quando dice: quidate. tu eres el cielo.
ritrovare pellegrini dei giorni passati. vedere s. accanto al mio letto e stata una bella sorpresa. un bel modo di svegliarsi dopo una pennica tardiva.
camminare nel vento. in mezzo alle mantelline colorate che svolazzano.
cercare nello zaino una barretta di cereali e cioccolato da compartire con chi cammina con me.
una mano che tira fuori da una tasca una medaglietta della madonna.
la lista delle 100 cosa da fare prima di morire.
camminare nelle mesetas con il pile addosso. davvero da non credere.
i fiori gialli in mezzo a cui cammino.
il cane bianco che ci segue, fedele nel vento.
la nostra cena. pasta pomodoro fresco e basilico. pasta all'arrabbiata.pane formaggio e insalata. siamo in10, a tavola. preparare insieme e bellissimo. bellissimo, al solito, l'evento spesa. noi da un fiorista per riuscire a recuperare almeno un po' di basilico. troviamo una pianta in un vaso. quello che avanza diventa profumato centrotavola.
birra e gazzosa sulla plaza maior di sahagun. nel sole della sera.
sedersi al sole su una sedia senza niente da fare. solo riposarsi.
scolare la pasta senza scolapasta.
il sapore del sale sulle labbra, dopo aver camminato nel sole.
i colori sulla calzada romana dopo sahagun. sono quelli dell'africa. strada rossa, verde degli alberi. cielo grigio.
camminiamo nel nulla.
sulla vecchia strada romana.
dentro i passi di milioni di pellegrini della storia.
penso ai passi di chi cammina perché deve.
perché davvero non ha alternative.
camminare e parlare di dio. di fede. di morte e dolore. di vita. di un dio che abbraccia. di un dio compagno di viaggio.
quando arriva una bici e io mi spavento molto. in questo paesaggio africano avrebbe anche potuto essere un leone. urlo in mezzo alla strada. e risate, a lungo.
la vasca da bagno nella toilette di un bar.
il fango. il terreno instabile. si affonda ad ogni passo. le pozzanghere di terra rossa.
un treno passa all'orizzonte.
cercarsi la strada tra erba e fango.
i tralicci della ferrovia a lungo alla nostra sinistra. i treni che passano. ci fermiamo nel vento e salutiamo. fischio di locomotiva e fanale acceso.
pistacchi e mais croccante al tavolo della cucina.
legno chiaro su cui scrivere il diario.
l'umidità di questi ostelli, nei giorni di pioggia. i vestiti di tutti, stesi ovunque. camera nella confusione più totale, in mezzo a tutte le nostre cose che cercano di asciugare.
quanto e interessante e bella l'idea di avere sulle spalle tutto quello che serve. dentro 8 kg di zaino c'e cibo, acqua, vestiti puliti, pile caldo. non serve altro.
di notte, quando inizia a piovere, la corsa in mutande nell'ostello addormentato per recuperare gli scarponi che avevo dimenticato in cortile.
sveglia nella notte ad ascoltare il rumore dell'acqua sulle lamiere del tetto.
le due signore in paese. una ha una forma di pane sotto braccio. l'altra ha addosso delle strane scarpe. in legno. con tre spunzoni, sulla suola. come guardano preoccupate. preoccupate per il nostro incamminarci sotto l'acqua.
quando sotto di noi si vedono i tetti di religios. arrivati. finalmente.
il fiore di s. acacia, probabilmente.
il timo. il profumo che lascia, sulla strada che camminiamo.
un sasso rosso raccolto. racconta di una bella giornata.
le pilgersspuren. che sono le tracce che lasciano i pellegrini. una buccia d'arancia. un tappo azzurro di una bottiglia d'acqua. fanno compagnia sulla strada senza nessuno.
un asino raglia nel sole ancora pallido delle 9.30 del mattino.
un coprizaino di plastica giallo svolazza nel vento.
le margherite. i fiori gialli. i papaveri. un campo di grano spazzato dal vento. davanti a me un cavalcavia in cemento.
entrare nel bar di s.nicolas del real cammino. l'atmosfera che c'è. la musica. fa piangere. da rimanere li per due settimane. a bere caffè e scrivere.
ritrovare gli amici di questi passi. godersi il caldo mentre fuori soffia questo vento freddo che spazza la piana.
pollini volano nel vento fuori dalla finestra. grate in metallo. gerani rossi dentro due vasi. porta di un garage verde e strada bianca, nella luce calda di un mattina che sta per finire.
quando la signora della tienda taglia via il picciolo troppo lungo delle banane prima di pesarle.
la carta igienica con su gli orsetti.
il pane pieno di farina comprato dal camioncino.
le nostre ola per i camionisti che ci passano accanto. tutti salutano. molti suonano. uno ci manda un bacio. noi andiamo avanti. allegri. pieni di risate.
fiumi e torrenti attraversati, scuri della terra lavata via con l'acqua di questi giorni.
i vecchietti della casa di riposo. seduti su sedie di plastica ci guardano passare da dietro un cancello chiuso. ci chiedono di abbracciare il santo.
un pavone cammina in un campo.
il the caldo non bevuto subito. ce lo mettono in una bottiglietta, cosi possiamo portarlo via.
il rumore del ghiaccio che scricchiola dentro un bicchiere di succo di mela.
to be in love is to be in a danger, don't be stupid, man.
i nostri passi sul legno di una passerella sopra gli svincoli di leon.
i miei passi che giorni fa rimbombavano soli nel buio di un sottopasso.
le torri bianche della cattedrale. tiri su la testa e sono li. dopo averle tanto aspettate.
entrare a leon camminando sul lato della superstrada. quattro corsie. due per ogni senso di marcia. noi in fila indiana. camminiamo lenti.
ramponi camp dentro il reparto sport del corte ingles. corte ingles senza intervista, questa volta.
il bianco dei marmi della cattedrale nel sole. alla fine dell'ombra dei vicoli attraversati per arrivarci.
la signora che dal primo piano mi lancia un sacchetto della spazzatura. "puoi buttarmelo, por favor?"
i vetri colorati della cattedrale. i rossi. i blu intensi. gli azzurri. i verdi. i gialli. attorno una casa di pietra. ma per r. non e una casa viva. non es un lugar.
a. steso per terra davanti alla cattedrale. a fare foto tra cielo grigio e guglie bianche.
secchiate d'acqua sferzate da un vento fortissimo sul sagrato della cattedrale. lei impassibile.
i vetri del bar in cui siamo. l'acqua che ci scorre sopra. noi seduti ad un tavolino di legno beviamo birra o cioccolata.
il nostro giorno di vacanza a leon.
noi che per una volta non abbiamo orario di rientro.
a nanna a mezzanotte.
svegli alle 8.30.
e davvero sembra di essere in vacanza.
a. si e tagliato i capelli, alla fine di un temporale. dice: i don't need them anymore.
un cameriere scavalca i nostri zaini al solito appoggiati al muro, da qualche parte. noi seduti al tavolo guardiamo chi passa per strada.
fotografare cioccolata calda. e densa come budino.
passare un dito sulla cartina a rilievo della spagna. chilometri e vita dentro la plastica ruvida di montagne e colline.


cosi.
pensieri senza ordine cronologico.
con molta vita, al solito.
con molte risate.
con molti pensieri.
molto cuore.

vi abbraccio.
vi abbraccio stretti.

cri
 
Re: Le mail di Cri - 27 maggio 2007

27 maggio 2007
astorga

t. che si pesa in farmacia.
il rumore dei jet nel passeggio del pomeriggio.
burgerking ad un angolo. ed è civiltà.
il biglietto trovato per caso nello zaino, cercando la credencial. dice: trova la tua felicita nel signore. e lui ti darà quello che il tuo cuore desidera.
la suorina che dice: voi pellegrini siete buscadores. coloro che cercano. mi chiedo cosa cerco. non ho molte risposte.
quando le suorine ci ringraziano per averle accompagnate nella preghiera. loro, ringraziano.
in tanti a messa. chi crede e chi no. e bello.
compieta. penso alla cappellina di sant'agata. a chi si affida a Lui prima di dormire.
l'anello che una ragazza regala a r.
sulla piazza davanti alla cattedrale molta vita raccontata. empanada con birra y lemon. l'abbraccio tra italiani. cosi pieno. cosi pieno di vita compartida.
mercato sulla plaza mayor. quella del nostro torello. rondini volano alte sopra i palazzi.
candeggina e detersivo nei vicoli deserti di una leon non ancora sveglia.
colazione in un albergo elegante.
mi giro a guardare la cattedrale lontana nella piana.
shakira su mtv.
la farmacista che taglia via il talloncino da una scato9la di medicine. un pezzo di scotch per appiccicarlo sulla ricetta. gesto che in italia abbiamo dimenticato da un pezzo.
sogno un bimbo della franci, oltre la chiara. gli insegno a camminare. gli spiego cosa e una barba.
zia rosy del bar. la gioia con cui ci dice che da lei sono passati altri italiani e altri tedeschi. l'orgoglio semplice e bello con cui ci fa vedere il libro delle firme.
quello che addestra un cavallo su un marciapiede.
le sdraio di plastica bianca sul prato verde davanti all'albergue. dura, a volte, la vita di un pellegrino.
la mancanza di visuale completa sul cammino, standoci dentro. ho l'idea che verrà fuori a posteriori, quello che davvero e stato per me il cammino.
il campanaccio nel bar della tia rosy per un gol segnato.
i due italiani arrivati ieri dall'italia. gli chiedo cosa c'e di nuovo nel mondo. e in italia. dicono: ha vinto il milan. diciamo che mi aspettavo una risposta diversa.
le sudafricane stupite per gli uomini al bar che stanno guardando la partita. chiedono dove sono le donne. direi a casa.
scrivere il diario su un piano in marmo montato su una vecchia macchina da cucire. lampada in vetro bianco e rosso a fare luce.
i due pellegrini in cima al campanile, sotto i nidi di cicogne, nella luce della sera. la porta chiusa alle loro spalle con un filo di rame nuovo.
la luce che c'e in paese la sera, dopo un acquazzone. si vede di nuovo, alla fine di tutta questa pianura, il profilo scuro delle montagne.
la paella vegetariana.
il brasiliano che forse conosciamo, forse no, di cui veniamo a sapere. morto a boadilla. addormentato nel suo saccoapelo. questo e il cammino. ma io non riesco a togliermelo dalla testa. lo porto con me. nei miei pensieri. nel mio cuore.
l'odore del caffè preparato per tutti che sale dalle scale.
fermarsi per una pausa a mezzogiorno e trovare un caffè solo y largo che aspetta.
mutande sullo stendibiancheria riconosciute dal modo in cui si appendono.
r. che sa che dormo sempre a PDL. a pelle di leone.
il passo sereno e forte con cui a volte riesco a camminare.
la nostra ombra lunga davanti a n noi. alle spalle un sole che illumina ma che non scalda ancora.
frinire di grilli nella notte, fuori dalla finestra del bagno.
il freddo del mattino. quando l'unica domanda intelligente da fare e: a che ora parte lo ski-bus? e da dove? io intanto in giro in pantaloncini, secondo la teoria che tanto alle gambe non si ha mai freddo.
lo spagnolo tra due mesi in pensione. vuole imparare l'italiano per leggere Tasso in lingua originale. un abbraccio e un invito a cena.
la nostra cena al ristorante italiano. pizza ai 4 formaggi e tiramisù con panna montata. BS. bella storia.
un puffo montanaro
cammina appeso ad uno zaino.
una freccia gialla porta al muro di una casa privata. agua potable dopo molti km di niente. una donna lavora nell'orto e sorride. noi possiamo riempire le bottigliette d'acqua. un sorriso e riprendiamo a camminare.
camminare su una strada asfaltata in mezzo ai campi. in mezzo alla carrettera seguiamo la riga bianca tratteggiata.
parlare di felicita con chi si e appena conosciuto.
qui giorni in cui cammini 24 km e ti sembra pochissimo. te li lasci alle spalle in poco più di 4 ore.
quando sempre gli ultimi 4 km delle tappe costano fatica. sia che ne cammini 20, sia che ne cammini 30.
il vento si porta dietro gocce di pioggia che vengono da lontano. un temporale dentro nuvole nere lontane nell'orizzonte.
due canestri da basket in metallo arrugginito dentro un campo di erba troppo alta.
un portone di metallo sbatte nel vento. nessuno in giro, per le strade di questo paese in questo mezzogiorno di domenica.
un gatto si rotola nel sole.
sotto un cielo nero che minaccia pioggia entro in un albergue per usare il bagno. trovarci un hospitalero italiano. sta sistemando piedi malati. lavorava in banca. ora cammina. fa l'hospitalero. quando e in italia cura piaghe da decubito. dice: altro che ampollas. mi guarda in faccia e dice anche: tu ritornerai a santiago. esco e c'e il sole.
l'elastico dei miei capelli legato in cima al bordon. cosi non lo perdo. e l'ultimo che mi e rimasto.
le ragazze con il pancione che girano a leon. un pensiero a puntolino. una preghiera. una carezza alla pancia in cui vive.
la giornata di oggi. difficile. troppo altalenante. troppo altalenante il tempo. tra sole pioggia vento pioggia vento sole. troppo altalenante il mio cuore. tra la voglia di essere sola. la voglia di raccontarmi. la voglia di ascoltare solo stupidate.


cosi.
altalenante.
tim direbbe: dentro un ottovolante di emozioni.

cri
 
Re: Le mail di Cri - 30 maggio 2007

30 maggio 2007
villafranca del bierzo

villafranca del bierzo.
ancora una volta.
meno di 200 km a santiago.
e oggi santiago e troppo vicina.

vi racconto:
la salita dentro astorga. sul muro c'era scritto 22%. non so. so solo che spezza le gambe. e ancora una volta entrare in città e fatica.
la gioia davanti ad una foto allegata ad una mail. si fanno vedere a sconosciuti che solo hanno il pc accanto al nostro bellissime foto della vita normale.
cotto e legno nell'albergue.
cenare con tovaglioli in stoffa. oltre la finestra palazzo di Guadi e alberi nel vento.
messa troppo lunga. suore dietro una grata. io senza flip flop in calzini. seduta per terra mi addormento durante la predica.
noi fermi in ogni paese. ad ogni bar. caffè con leche e caffè solo. camminiamo nel vento freddo. il fuoco acceso dentro un bar. odore di fumo entra dalla porta.
la coperta del 1916 che copre macchie di umidità in un vecchio albergue.
il cartello sulle strade: attenzione animali selvatici. due metri dopo altro cartello: attenzione pellegrini.
l'idea che manca poco a santiago. troppo poco.
l'idea di rimettersi un paio di jeans, dopo queste settimane di vestiti sempre uguali.
il paesaggio di oggi. boschi a perdita d'occhio. e ginestre e lavanda sulla terra arida e viva. colline che ormai sono montagne. basse. ma montagne. bello questo cambio di paesaggio. queste nuove prospettive dopo il piatto delle mesetas.
qualcosa brilla nel sole sulla cima di una montagna. palo dell'alta tensione o crus de hierro?
in bocca un filo d'erba. cammino sola nel vento.
il negozio "amico dei pellegrini": 30 ml di olio di oliva in mini bottigliette di plastica. assorbenti interni venduti singoli.
all'albergue di rabanal. gli ospitaleri dicono: "è per questo che siamo qui. to welcome pilgrims". e davvero l'idea che danno è che sono felici di averci qui.
l'olandese che e uscito di casa, ha girato a sinistra e ha iniziato il suo cammino. l'unica condizione che gli ha posto la famiglia: che fosse indietro in 100 giorni.
tavolo in legno e panca al sole. un prato enorme. erba verde e fili per stendere il bucato.
la doccia bollente, dopo tutto il vento freddo. vapore che sale e umidità sulle pareti.
il the inglese delle 17.00 che ci offrono. biscotti secchi e molto zucchero. bollitore bianco sulla mensola. davvero come essere a casa. accolti cosi. amici. fratelli. pellegrini.
continuo a guardare cartine del cammino. dentro il cuore due sensazioni: lo stupore e la gioia per il gia fatto. per i passi gia camminati. e poi. poi la voglia e la paura di arrivare.
l'odore di asfalto caldo sulla strada, accanto al bosco.
passeri sulla rete. e dentro le sue maglie.
una mail che mi e rimasta appiccicata addosso. forse troppo. ma e bello. e bello averla dentro i passi che cammino.
girare il paese in cerca di una candelina per festeggiare m. vogliono darmi della cannella. evidentemente il mio spagnolo non e dei migliori.
r. e a. trovano altri del sudafrica. a., assistente sociale, aveva parlato per lavoro con uno di loro. si riconoscono. e piangono.
la corrida su uno schermo al plasma in un vecchio bar. danza crudele e precisa di eleganza e forza. troppo sangue.
pasta alla tedesca. cotta senza sale nell'acqua. ma almeno e al dente.
gli ospitaleri che mangiano con noi. racconti di viaggi e vino compartido.
una telefonata in italia di prima mattina. con 5 km. gia nelle gambe. mi fa felice.
la colazione sul marciapiede. due dolcetti per ognuno. sanno di burro. e di miele.
salire verso la cruz de hierro.
tracce di un arcobaleno pallido e sbiadito nella foschia umida dei boschi che salgono.
la nebbia in cui cammino. vedo a pochi metri. cammino nel bianco. nel rosa. nel viola. nel giallo. nel verde.
arrivare alla cruz de hierro. ci arrivo sola. ho camminato sola tutta la mattina. ho voglia, di essere sola. ho bisogno, di essere sola. due pellegrini in bici. due a piedi. mi fermo. sotto i piedi sassi. tanti. tantissimi. sono vita. hanno dentro molta vita. molto mondo. molte preghiere. molti sogni.
lascio il mio sasso. trovo, appeso al legno, il nastrino orpas. lascio radici. trovo radici.
le preghiere salendo. porto con me ognuno di voi. ogni vostra vita. ogni vostra preghiera. la lascio ai piedi di questa croce. che le accolga Lui.
una foschia cosi bagnata che inumidisce tutto.
la tappa di ieri: 34 km. la più lunga, fin'ora. arriviamo stanchi. ma arriviamo.
e. cosi felice: da 4 giorni cammina senza dolori. non gli sembra vero.
pane formaggio uva e cioccolato sulla piazza del paese. fontana. un cane. un gatto.
passare da foncebadon. deserto. 3 cani alla catena dormono sotto la nebbia.
dopo tutti gli odori che hanno accompagnato i nostri passi, in piazza a pontferrada la mostra sugli odori dell'andalusia. provette di vetro e nasi curiosi.
i cartelloni pasticciati. perché?
la telefonata nella sera di ponferrada. lascia dentro nostalgia. e vera gioia.
la nanna in cantina. un signore dipinge, in piedi, appoggiato al piano superiore di un letto a castello. acquarelli in uno scatolino minuscolo e saliva. accanto russano.
un tronco di legno scolpito davanti all'albergue. meno bello di quelli africani.
m. che dice: "lo sapevo che volevi camminare sola. per poter piangere, nel caso". strano e bella, la facilita con cui ci si conosce, nel cammino. con cui ci si intuisce.
le casette cosi svizzere. tetti in ardesia e legni sui balconi. strade curate di ciottoli rotondi.
cioccolata con churros tra pareti verdi e rosa. r. dice: cioccolata con ponchos. fa ridere.
entrare nel bierzo. cosi verde. alberi di castagne e di nuovo viti.
bambini entrano a scuola alle 9.00. i maschietti dicono: sexymamme accompagnano i bimbi all'asilo.
passare nel quartiere residenziale di pontferrada.
le megaville con piscina all'entrata del paese. vetri e legni di architetti. dopo la semplicità e la desolazione dei paesi delle mesetas.
appeso ad un cancello un sacchetto di plastica con dentro il pane. accanto un gatto rosso. scivolo per bambini in fondo al giardino.
una coppia di vecchietti vende ciliege davanti a casa. cartello di cartone scritto a mano e cassetta in legno. poco oltre rose rosse rampicanti incorniciano una porta.
quelli che ogni tanto si concedono una notte in albergo.
quelli che girano senza zaino. glielo porta un taxi. secondo noi non vale, fare il cammino cosi.
quelli che non sentono niente. ipod nelle orecchie. ascoltano solo il loro mondo.
pantaloncini sporchi per una scivolata tra erba bagnata e fango.
dentro un garage un uomo sbuccia fave e le frigge. mi siedo sul suo divano e lo guardo. quattro parole, non di più. quando vado un abbraccio. dice: hasta luego, reina.
un vecchio ulivo con rami nuovi in una rotonda all'inizio del paese. rose rosse ai suoi piedi.
la quantità di ciliege che abbiamo mangiato. direttamente dalle piante. felici come bimbi.
la gara a chi sputa il nocciolo più lontano.
lontano, un uomo lavora su un campo arato. terra arida in mezzo al verde delle viti.
siesta sotto il sole sul ciglio della strada. davanti a noi filari di viti. colline. alture lontane.
all'albergue di villafranca una cassetta di ciliege davanti alla porta. sono per noi.

cosi.
vi abbraccio.
felice.
allegra.
serena.
ancora in cammino

cri
 
Re: Le mail di Cri - 2 giugno 2007

2 giugno 2007
sarria

rivedere a. dopo 3 settimane e solo due ore di cammino condivise si ricorda il mio nome. l'abbraccio che ci diamo. forse ha gli occhi stanchi.
salutare il padrone de lapuertadelperdon.si ricorda di christian. dice: ciao guapa. salutami il tuo amico.
io seduta nel sole sotto la gradinata della cattedrale di villafranca.
la visita serale all'altro albergue.
la cena difficile. persa dietro traduzioni e tensioni.
l'insalata scondita ma ottima.
il prato dove avevamo piantato la tenda. c'e l'erba alta.
l'angolo della pasta al pesto.
il seduta accanto alla chiesa, nella luce della sera. ripenso alla frase saggia: ci vorrebbe un elicottero. ma ora davvero non ci vuole.
cerveca y lemon sui tavolini in piazza.
un dito dell'hospitalero sulla fronte di una pellegrina. dicono sia un po' mago.
gli uomini tedeschi obbligati dalle loro donne a sedersi per fare pipi.
svegliarsi. e fuori piove. piove sopra le stelle del soffitto. piove sopra il tetto di legno. pessimismo e fastidio all'idea di cominciare la giornata di cammino sotto l'acqua.
l'abbraccio ad arno. rimane qui. aiuterà l'ospitalero. buen camino. hermano. buen camino de verdad. anche se starai fermo.
passare nella valle del bierzo. verde. ma sempre tra autostrada, statale, provinciale. tutti i piloni sotto cui passiamo. le strade sopra di noi che sono nastri d'asfalto.
gli occhi slavati di una vecchietta. mani secche che augurano buon cammino dal ciglio della strada.
entrare in villafranca del buierzo. sotto l'ultimo ponte dell'autostrada. il più alto. il peggiore. piove. panaderia all'inizio del paese. entriamo. profumo buonissimo di pane caldo. tutte le torte fatte in casa. pareti verdi. sensazione di calore dentro ogni piccola cosa. firma di l. sul libro. e passato di qui ieri. sensazione che ogni cosa sia fatta con il cuore. con dentro molto amore. the verde e torta mele e nocciola.
una camera privata. per una volta.
le pareti della casa. cosi colorate. osano di più di quelle di tonale. mettono dentro allegria. e voglia di risate con amici.
la meraviglia di 3 asciugamani in spugna ruvida e pulita che ognuno di noi ha a disposizione. la doccia con lo shampoo che mi aveva regalato r. molta schiuma sulla testa.
il sapone liquido. anche lui fa schiuma. sa di miele.
le tante prese elettriche che abbiamo a disposizione.
entrare nel letto di lenzuola pulite e tirate. sensazione di fresco e pulito sulla pelle. l'idea di non dover dormire nel saccoapelo.
il tempo lento di spalmarsi la crema. sedersi sul divano.
pensare a cosa fare per la cena.
uscire dal bagno e sentire musica. metallica dal cellulino di n.
chiacchierare fino alle 0.30. di vita, cammino, persone conosciute.
uscire dal letto alle 9.15. altro che pellegrini. luce entra dalla finestra come nelle domeniche di pombia.
trovare un'italoaustraliana e camminare con lei. ha fatto da testimone di nozze ad una coppia che si e sposata a rabanal. li aveva qualche giorno prima sul cammino. parliamo molto di film italiani e stiamo molto in silenzio. passi lenti di montagna nel verde verso il cebreiro.
i vitellini nel prato. uno beve latte dalla sua mamma. brava, mucchina.
risate per una mucca che muggisce accanto a noi.
passare sotto gli alberi dove anni fa avevamo incontrato i due ragazzi toscani che arrivavano dai pirenei. a me sembrava che avessero addosso qualcosa di speciale. oggi ci passo io. e quello che ho addosso. e dentro gli occhi. e nel cuore. e solo strada. e passi verso. e vita condivisa. spezzata. gioia. cammino.
come sono nuovi, i miei passi dentro questa strada gia percorsa. come sono nuovi i passi. il cuore. gli occhi con cui vivo.
la nonnina con cui chiacchieriamo. mi regala una manciata di noci. le tengo in tasca. ogni tanto ne mangio una.
la pelle d'oca davanti al cippo Galizia. anni fa era l'inizio. ora segna la fine. prospettive.
dita rosse di ciliege mangiate.
il monumento del pellegrino prima dell'alto de poio. si tiene il cappello con una mano. anche lui, come noi in questi giorni, spazzato dal vento. cammina immobile da anni accanto ai pellegrini che passano. dormo un po' sdraiata sull'erba.
mangiare pane e salame sul muretto al cebreiro. davanti valli verdi. pascoli e boschi. davanti a noi i passi da cui arriviamo.
il cebreiro con il fascino di secoli. forse un po' troppo turistico. ma entrare nella chiesa buia e in silenzio e bello. e come tornare a casa.
camminare con chi cammina da poco e fatica a trovare il suo ritmo.
ritrovare gli altri. entrare senza scarponi nel bar e salutare tutti. contenta di rivederli. contenta anche del mio giorno di nuovo camminato da sola. del mio giorno di nuovo immersa in nuove persone. in altre vite.
vetrate sul verde. nuvole del tramonto. poltroncine comode in velluto su un pavimento in legno. scarponi sotto le panchine.
r., inglese, gira in bici. e partito da casa ai primi di maggio. arriverà a santiago e ripartirà. via della plata passando prima dal portogallo. a casa riproduce quadri di van gogh e di picasso. da sei mesi non dipinge. qualche giorno fa ha comprato per 50 centesimi una scatola di acquarelli per bambini. dice: magari ricomincio.
cani che si mordono in una lotta sull'alto de poio. mucche che passano nel sole della sera.
muretto a secco nell'ombra del bosco in una giornata di sole.
i cimiteri di questi paesini. in mezzo al verde di campi e boschi.
quando passi nei paesi. radio accesa nelle case e finestre aperte nell'aria calda del mezzogiorno.
un 128 coupe tra samos e sarria. vederlo e bellissimo. un abbraccio, pà.
i km di oggi. avrebbero dovuto essere 27. e invece sono più di 32. sarria ancora una volta non arriva mai.
la scala di sarria. ancora una volta mata le gambe. ma ormai ci siamo.
l'odore che ha la galizia. di mucca.
il pane buono di triacastela. preso dal fornaio. pane e formaggio di capra alle 10 del mattino dentro giardinetti colorati.
il monastero di samos. chiuso. non possiamo visitarlo. vederlo dall'alto fa pensare al grande silenzio. ai secoli di silenzio e preghiere dentro le sue mura.
camminare tra fiume e strada. acqua che scorre all'ombra delle piante.
m. mi dice che sono una persona felice. che me lo si vede addosso. la seconda persona in due giorni, dopo r.
fare vedere le foto dell'adda e del lago di annone a g. americano innamorato del lago di como.
noi che avremmo voluto cucinare pasta. ma siamo troppo stanchi per farlo.

ora la mail a voi. bello. bello scrivervi.
ripercorrere.
rivivere.

un abbraccio forte.
fortissimo

cri
 
Re: Le mail di Cri - 4 giugno 2007

4 giugno 2007
palas de rei


m. vegetariano, forse e lui il saussage-eater notturno. doppia personalità?
aperitivo con mais tostato e cetriolini sottaceto seduti su una panchina a sarria.
seduti sul lungofiume mangiamo tapas. aria della sera. lampade che si accendono accanto all'acqua. chiaro nel cielo fino a dopo le 22.15.
la riunione dei rabdomanti.
una ragazzina vestito bianco gioca con l'hulahop.
tutte le famiglie che sono in giro, in questo sabatos era spagnolo. tutte le famiglie. e i bambini che sono con loro.
muretti a secco coperti di muschio. nebbia sulla strada e tra gli alberi di un bosco. querce e castani vecchi di secoli. voci che si allontanano.
un pellegrino stilizzato in metallo colorato e arrugginito. bevo un po' e vado avanti.
una scatola di tonno mangiata a villafranca del bierzo. arrivava da burgos. molti km. dentro uno zaino.
sulla terrazza sotto il cielo della notte che si annuvola guardiamo stelle e luci della città. chiacchiere e birra.
sembra una notte greca. passa una colomba kamikaze accanto al campanile illuminato di luce arancione.
andare a letto alle 0.30 e poter accendere la luce in camera. stavolta e una camera d 4.
seduta su un prato in pendenza mi appoggio ad un palo piantato nell'erba. davanti a me passano strada e pellegrini.
vedere il cippo del km. 101,5. rendersi conto che manca un quarto d'ora al km 100. un quarto d'ora. non di più.
i tetti delle case. in lavagna. cosi semplici. cosi belli. cosi veri.
i sentieri della galizia. si rincorrono in curve confuse. sono vivi. e allegri. così diversi dai tracciati dritti della galizia.
la gente che lavora nei campi. trattori e mucche. oggi e domenica.
i rumori di un prato nel silenzio di un pomeriggio di sole.
v. che camminava da un'albergue all'altro. niente di più. non credeva di poter fare di più.
f. commosso per una pesca compartida con un danese che credeva tonto.
una signora ombrello bianco nell'orto sotto il sole delle 16.00.
un bassotto con orecchie lunghissime in un paesino di quattro case.
il lago di portomarin. come e bella l'acqua. come e bella l'acqua dopo tutta questa terra. la voglia di acqua che ho.
pennica su un prato accanto ad un ruscello.
il ponte lunghissimo. la brezza fredda che c'è. viene dall'acqua.la scalinata cosi ripida che sale in paese.
dopo il km 100 seduti nell'unica locanda di un paesino da niente vediamo pellegrini passare e festeggiamo.
nel parco di portomarin due italiani leggono la bibbia ad alta voce.
un prato pieno di margherite bianche accanto alla strada dove cantavamo guccini.
i pellegrini della domenica.
i pellegrini degli ultimi 100 km.
il picnic della sera. gradini nel parco. spesa del super e lago davanti a noi.
sotto i portici serata tra donne. accanto a noi la chiesa ricostruita sasso dopo sasso per la costruzione della diga.
gli italiani davanti all'albergue. di bergamo. una di pedrengo. conosce il mauri. e rambo. da non credere. davanti all'unico lago incrociato in terra spagnola trovo mia vita dei laghi gemelli.
la voglia di raccontare che ho addosso. la voglia di dire. spiegare. condividere. rendere partecipi. spezzare vita.
m. appena conosciuto mi chiede cosa mi ha lasciato dentro il cammino. la domanda mi spiazza. dico gioia. di notte ci penso, nel buio di uno stanzone in cui non riesco a dormire. ora dico gioia. e vita.
la voglia di camminare con gli italiani. racconto questo mese in cammino. loro mi raccontano un mese di normale vita italiana.
la fontana prima di gonzar. ancora una volta, a distanza di anni, acqua che sa di ferro. ma bevo lo stesso.
mattinata tra italiani e tedeschi. tra nuova curiosità e abitudine bella al camminare insieme.
cercare la casa di portos. trovare la roulotte dietro al carro. ma mancano free e primopellegrino. lascio un biglietto. grata. che dios li benedica.
arrivare alle 13.00 e non trovare un letto in tutta la città. soluzione italiana, alla fine. dormo da abusiva. con materassino accanto a t.
lavare un po' di panni.
il menu del dia migliore del cammino.
empanada de atun. pulpo. vino bianco freddo. pane buonissimo. tarta de santiago.
i due baschi che si trovano e cantano in basco, cappello in testa.
pennica in piazza.
ora voi.
ancora una volta.
ancora una volta bello.
bello il vostro esserci.

bello il vostro esserci stati in queste settimane di passi e di vita.
ora mancano 65 km. e altri 80 fino a finisterre.
poi torno.
torna alla vita di sempre.
con un sorriso stampato in faccia. e dentro gli occhi.
ve lo regalo oggi, un'anteprima di questo sorriso.
vi voglio bene.


cri
 
Re: Le mail di Cri - 7 giugno 2007

7 giugno 2007
Santiago

arrivata.
arrivata.

facciamo che ci provo.
facciamo che ci provo, a trovare le parole per raccontarvi.
non so cose ne verrà fuori.
non so neanche bene cosa ho dentro.

e bello.
bellissimo.
e io sono felice.
felice dentro.
dentro.
dentro gli occhi.
dentro il cuore.
dentro i piedi.
sono felice.
non c'e altro.

un'ora fa ero sdraiata in mezzo alla piazza.
davanti alla cattedrale.
vento caldo su di me.
profilo della pietra contro il cielo azzurro.
sole.

io non volevo nient'altro.
solo stare li.
solo rimanere li sdraiata.
senza pensare niente.
senza fare niente.
solo guardare.
ascoltare.
sorridere.
vivere.
gioire.
condivide.
essere.

provo a raccontare.
la prima sveglia dopo più di un mese.
alle 5.30.
camminare nella notte che se ne va.
sotto l'ultima luna del cielo.
camminare nel chiaro di un giorno che inizia.
camminare nel profumo di eucalipti.
camminare sotto le nuvole colore dell'alba.
camminare.
per arrivare.
stavolta.
ed e bellissimo.
e bella la sensazione di un sogno che diventa vero.
bellissima la sensazione di un sogno che era sogno, e che ora e vita.
meravigliosa vita.

camminare per arrivare.
e arrivare.
i nostri passi veloci.
nonostante la stanchezza.
nessuno di noi sente gli 800 km nelle gambe.
semplicemente voliamo.
in silenzio.
ridendo.
parlando.
voliamo.
snatiago chiama.
santiago aspetta.
santiago e li.
e noi ci stiamo arrivando.

arrivare in città.
la nebbia che c'è.
le torri della cattedrale che da lontano non si vedono.
l'evento pompieri in periferia.
e noi via veloci.
dentro una giornata che per tanti e normale.
e per noi.
per noi e speciale.
unica.
bellissima.

arrivare.
il lato della cattedrale.
gli ultimi gradini.
ancora una volta.
gli ultimi gradini.
la piazza.
e non ci sono parole.
non ci sono sguardi.
un attimo di silenzio enorme.
io aggrappata al mio bastone.
rimango aggrappata a lungo.
incapace di altro.
con nel cuore solo un'idea.
ho camminato 800 km per questo momento.
ho sognato anni, per questo momento.
e ora ci sono.
pelle d'oca.

rivedere gli altri.
quelli che mai avresti pensato di rivedere.
quelli che sapevi ci sarebbero stati.
ritrovarsi tutti.
come fratelli.
dentro la stessa strada.
per un mese dentro la stessa vita.
e sono abbracci.
e lacrime.
e parole che non dicono.
e occhi che dicono molto di più.
sono zaini.
e bordon lasciati.
e corse verso.
e grida.
e pelle d'oca, ancora.
e silenzio.

la messa.
i nostri zaini appoggiati alle colonne.
tutta la vita che hanno dentro, questi nostri zaini.
tutti i passi attraverso cui li abbiamo portati.
il canto laudate dominum. omes gentes, laudate dominum.
davvero.
che sia lode al Signore.
ancora una volta nella mia vita.
grata.
che davvero sia lode al Signore.

il vangelo che leggono.
ama il signore Dio tuo.
e ama il prossimo tuo come te stesso.
questo vangelo alla fine di questo viaggio.
di questo mio pellegrinare.
di questo cammino cosi pieno di Dio e di altri.

la preghiera per la pace nel mondo.
che davvero si possa portare pace.
che il nostro camminare insieme sia anche questo.
passi verso la pace nel mondo.

stare seduti per terra in cattedrale.
a casa con gli altri.
a casa con il Signore.
i nostri scarponi di polvere.
i nostri piedi sporchi dentro sandali di molta strada.

salutare chi parte oggi.
i saluti veloci.
perché non facciamo troppo male.

rileggere lettere che avevo dall'italia.
piedi nudi sulla piazza.
sdraiata di fronte alla cattedrale il sole batte sulla spalla destra. di solito, in cammino, batteva sempre a sinistra.
siamo arrivati.
stavolta.
davvero.
siamo arrivati.

salutare chi arriva.
e sono ancora abbracci.
gioia.
vita.
felicita vera.

cosi.
mail un po' confusa, forse.
ma ha la vita, dentro.
ho la vita dentro.
vorrei regalarvela.
ve la regalo.

e che ancora sia un buen camino.
da ora in poi.
per me.
per te.
per voi.
per noi.
che da adesso in poi sia un buen cammino.
davvero.

un abbraccio.
vi voglio bene.

cri
 
Re: Le mail di Cri - 8 giugno 2007

8 giugno 2007
negriera


arrivo.
riparto.
ancora una volta.
ancora una mattina gli stessi gesti di sempre.
ancora una mattina a rimettere vestiti dentro sacchetti di plastica e infilarli nello zaino.
ancora una mattina a spalmare piedi.
ancora una mattina ad allacciare scarponi seduta per terra.
ancora una mattina a rimettere lo zaino sulle spalle.
arrivo.
riparto.
dentro ho tutto ieri.
tutti gli 800 km.
tutti questi giorni.
dentro il cuore, e negli occhi, e nella testa ho dentro confusione, amore, gioia, pace, bellezza.
dentro, nei nuovi passi di stamattina, c'e anche dentro la sensazione bella e strana che ci stiamo allontanando.
santiago alle nostre spalle.
la nostra meta dietro di noi.
la mia meta dietro di me.
e noi.
e io.
ancora avanti.
ancora camminiamo.
e strano.
ma va bene cosi.

ho dentro voglia di mare.
ho voglia di finisterre.
della fine del mondo.
ho voglia di questi 100 km ancora.
ho voglia di questi chilometri.
saranno per me.
ho bisogno di tempo.
di tempo per capire.
rendermi conto.
fare mio.
rendere chiaro.
ho voglia di ore infinite nella luce del mare.
del suo silenzio.
della sua musica.
ho voglia della sua profondità davanti a me.
della sua infinita potenzialità.
ho voglia di stare seduta sulla terra e guardare verso.
ho voglia di riguardare,
rileggere
rivivere
rimettere il cuore dentro questo mio viaggio.
dentro questi miei passi.
ho voglia di mare, dopo tutta questa terra.
ho voglia di mare, prima di tornare a casa.

e poi ancora.
in ordine sparso.

t. sogna i nostri giorni verso finisterre, quando lui sarà tornato a casa e noi ancora in cammino. piange, dentro il sogno.
tutte le volte che ieri sono salita i gradini di quella cattedrale.
l'abbraccio a Sant'jago.
c'e dentro tutta la vita di questo mese.
c'e dentro ognuno di voi.
ogni vostra preghiera.
ogni mia preghiera.
c'e dentro ogni persona incontrata.
ogni uomo che era, sarà, vorrebbe essere, è pellegrino.
ogni vita offerta. spezzata. sfiorata. condivisa.
le campane della cattedrale, seduta su un muretto. cattedrale davanti a me, ancora una volta, ora dentro una prospettiva diversa.
musica allegra sotto i portici. musica nostalgica di chitarra nel passaggio buio alla fine delle scale.
io in piedi da sola su quella piazza.
sono le 4 di notte.
cattedrale illuminata.
notte scura.
passa il camion del lavaggio strade.
attorno ai miei piedi ciottoli bagnati.
io sono sola.
piena di vita.
un campanello suona leggero dentro lo zaino. che sia t.?
le conchiglie sui cippi che guardano dall'altra parte.
i raggi che sembrano di sole indicano la via verso l'oceano.
verso la fine del mondo.
verso nuova vita.
raggi di sole che da santiago si allontanano verso nuovi cammini.


cosi.
felice.
stanca.
confusa.
viva.

un abbraccio.
continuate a essere nei miei passi.


cri
 

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