CANTO I
(Da San Giovanni Piè di Porto a Roncesvalle)
Tal fu la speme che mi colse l’passo
che quel Cammin io volli far a tondo
sì che l’Supremo mi concesse lasso,
dispensa femmi di tornar al mondo.
Volli con me l’innamorata mia
de' Portinari, di beltà riluce
buona compagna ci sarà la Via
che n’suol d’Hispania Tiago ci conduce.
Al San Giovanni detto ch’è di Porto,
ai piè del monte, territorio Franco
lungo l’sentier andante su ritorto
ch’all’Orissone già sentimmi stanco!
erta la strada che ci guida l’passo
sale spedita torma pellegrina
che li calzari lor, non teme l’sasso
parvemi l’ali a’piedi ‘nsu la china!
poveri piedi nostri martoriati
fatti di cuoia concio fiorentino
vecchi calzari tosto consumati
gia’ sanguinante l’dito più piccino
Ad un viandante volli dimandare
c’a piedi calza roba variapinta:
qual è segreto del tu bell’andare
che gamba ti si leva con sì spinta?
Di “Goreteccio” che non teme l’acque
e di “Vibrame” suola protettora
vitte le nostre, rimirolle e tacque
fisso su’diti lordi,tutti fora.
“Con quel calzare non si va lontano”.
Dissemi l’viandante mio compare:
“E la bisaccia c’ora v’è di mano
meglio che sia di spalla per l’andare”.
Parvemi sperto n’tutto ciò che dice
a noi d’un’altra epoca distante
fu lo pensier, saggezza di Beatrice,
ciò che soletti dir al camminante:
Come Virgilio fu nell’Ade duce
così dimando stesso suo servigio
essi la guida che lontan conduce
fendo chiarezza donde pare bigio.
“Se’ tu l’Poeta di cui lessi tanto
in quell’ostello ch’è chiamato schola
esservi Guida mi produce vanto
e po’ Beatrice non ha più la suola!
Roncesvalle a’piedi nostri staglia:
quivi v’acconcerò da pellegrini
si che letizia tra di noi non faglia,
famiglia che si nutre di Cammini.”
(Da San Giovanni Piè di Porto a Roncesvalle)
Tal fu la speme che mi colse l’passo
che quel Cammin io volli far a tondo
sì che l’Supremo mi concesse lasso,
dispensa femmi di tornar al mondo.
Volli con me l’innamorata mia
de' Portinari, di beltà riluce
buona compagna ci sarà la Via
che n’suol d’Hispania Tiago ci conduce.
Al San Giovanni detto ch’è di Porto,
ai piè del monte, territorio Franco
lungo l’sentier andante su ritorto
ch’all’Orissone già sentimmi stanco!
erta la strada che ci guida l’passo
sale spedita torma pellegrina
che li calzari lor, non teme l’sasso
parvemi l’ali a’piedi ‘nsu la china!
poveri piedi nostri martoriati
fatti di cuoia concio fiorentino
vecchi calzari tosto consumati
gia’ sanguinante l’dito più piccino
Ad un viandante volli dimandare
c’a piedi calza roba variapinta:
qual è segreto del tu bell’andare
che gamba ti si leva con sì spinta?
Di “Goreteccio” che non teme l’acque
e di “Vibrame” suola protettora
vitte le nostre, rimirolle e tacque
fisso su’diti lordi,tutti fora.
“Con quel calzare non si va lontano”.
Dissemi l’viandante mio compare:
“E la bisaccia c’ora v’è di mano
meglio che sia di spalla per l’andare”.
Parvemi sperto n’tutto ciò che dice
a noi d’un’altra epoca distante
fu lo pensier, saggezza di Beatrice,
ciò che soletti dir al camminante:
Come Virgilio fu nell’Ade duce
così dimando stesso suo servigio
essi la guida che lontan conduce
fendo chiarezza donde pare bigio.
“Se’ tu l’Poeta di cui lessi tanto
in quell’ostello ch’è chiamato schola
esservi Guida mi produce vanto
e po’ Beatrice non ha più la suola!
Roncesvalle a’piedi nostri staglia:
quivi v’acconcerò da pellegrini
si che letizia tra di noi non faglia,
famiglia che si nutre di Cammini.”
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(parrebbe che più che "seco", gli viaggi "davante"!) 

