Costanza mi ha segnalato questa storia e la voglio condividere :
Me ne stavo li, in attesa di qualcosa, senza mai abbassare la guardia. Ho dovuto imparare da subito a guardami le spalle, anzi forse meglio dire "la coda", dai pericoli di una vita da randagio.
Troppo piccolo per sapere, ma già grande per capire che la vita in strada è una gran maestra ma è anche matrigna e ti urla rumori, frastuoni, ansia, tensione. E’ tutto un correre e nascondersi… patire freddo e paura. E’ tutto un sopravvivere.
Me ne stavo li… nascosto in attesa di qualcosa. Di una briciola di pane, di un topino che non so nemmeno se avrei saputo cacciare nonostante la fame e l'istinto che madre “matrigna” natura mi aveva donato.
Me ne stavo li… nascosto sotto una panca dietro ad un portone di una casa disabitata, tra macerie e sporcizia, quando una cascata di riccioli lucenti e biondi mi scodinzola a tanto così.
A testa in giù mi sussurra, mi bisbiglia suoni lievi e rassicuranti, parole che non conosco ma che mi attraggono e non avverto la necessità di fuggire.
Penso: “Che faccio, mi fido?” Si … mi fido... Lei ha un'aura che mi attrae. Questo viso dolce che si avvicina a me … questa mano delicata che mi porge come a chiedermi di seguirla… si … ho deciso … io mi fido. E dimentico per un istante di avere paura, freddo, fame e mi abbandono alle sue lusinghe.
Lo chiamano "camino" quelli che tanti di voi umani intraprendete lungo le strade della mia terra, la Spagna, … e Giulia si rivelerà il mio destino lungo il suo "camino".
Il mio nome è Zubiri come il capoluogo del comune di Esteribar. E’ a Zubiri che Giulia mi ha raccolto, mi ha custodito nel suo zainetto a contatto con il suo ventre materno caldo e protettivo ed è qui che sono “venuto al mondo”. Sono nato per la seconda volta …
Quanti passi affrettati ho visto superarmi, ignorarmi, scacciarmi … prima che lei mi scovasse … quanti incontri di pellegrini indifferenti prima di Giulia … quanti chilometri invece ho percorso con lei.
Che avventura meravigliosa è stata la nostra. Costellata da difficoltà e scoperte. Quante lacrime hanno solcato il dolce viso di Giulia… e quanti imprevisti e cambi di programma ha dovuto affrontare per amor mio. Accudirmi in un paese a volte ostile nei miei confronti. Nascondermi nel suo zainetto laddove non era permesso il mio ingresso, cercare un veterinario, procacciarsi da mangiare anche per me.
Giulia la mia mamma dai riccioli lucenti e dal cuore grande… Giulia che ha dormito sotto le stelle a Santo Domingo della Calzata perché nessun ostello in quella cittadina spagnola le concedeva una stanza in cui farci riposare… a causa della mia presenza. Lei al freddo, io al calduccio in un trasportino protetto e riscaldato dal suo unico maglioncino divenuto la mia inseparabile copertina d’amore e cure.
Giulia che ha percorso kilometri non previsti per cercare un veterinario e darmi le prime cure e liberarmi dalle pulcette e dai vermetti che riempivano il mio pancino. Giulia che doveva fare i conti con le sue risorse …
Non è stato facile percorrere kilometri con me … ingegnarsi per permettermi di fare i bisognini o per farmi accettare negli ostelli. Ho imparato ad andare al guinzaglio, ho ascoltato Giulia suonare dolci melodie con la fisarmonica nella solitudine delle strade di campagna quando la meta sembrava ancora troppo lontana e la stanchezza nelle gambe di Giulia si faceva sentire. Quelle note mi tranquillizzavano … e nel deserto di quei campi non ci siamo mai sentiti soli.
Ma c’era una musica che ancor più amavo… il battito del suo cuore… e li che mi sentivo veramente al sicuro. E’ li che Giulia mi teneva in ogni momento di riposo … e ci ricaricavamo di energia, pronti a riprendere il nostro “Camino”, assaporando anche i suoni della natura, il vento, lo scorrere dell’acqua lungo i ruscelli, godendo altresì del silenzio rotto solo dal rumore dei passi sulla ghiaia degli altri pellegrini.
E vi dirò… lungo la strada percorsa, Giulia, volontaria di Gattolandia “fuori sede”, ne avrebbe presi con se tanti altri di “Zubiri” … tanti come me soli e disperati… ma il destino ha scelto me. E un motivo ci sarà.
Quanta strada ho percorso con lei, sino ad arrivare a Santiago, passando per Valladolid, toccando persino Madrid perché Mamma Giulia, ha compreso che avevo bisogno di una pausa… che ero stanco ed avevo necessità di fermarmi un po’ e ricevere cure e attenzioni che il mio esile corpicino richiedeva. Abbiamo pianto quando ci siamo separati ma posso assicurarvi che io sono stato bene a casa di Claudio (un altro volontario di Gattolandia “fuori sede”)… mamma Giulia invece… ha percorso tanta strada con quello zainetto vuoto che le ricordava me … e tante sono state le lacrime che inesorabili hanno solcato il suo viso… ma l’amore supera tutte le difficoltà e quando ho ripreso le forze ho raggiunto mamma Giulia, ho salutato Claudio ed ho visitato Santiago… Sono un gatto giramondo io.
Ho preso macchina, bus, aereo, ho camminato a 4 zampe … non mi ha fermato nessuno perché ciò che volevo era stare con Mamma Giulia.
Ho lasciato la mia terra, Il colore dorato delle colline della Navarra, la pioggia battente, il sole rovente, i pericoli di una esistenza che sarebbe stata breve e randagia e sono approdato in un porto sicuro.
Da Zubiri, dove non so che vita avrei avuto… a Giulia… il mio destino era nel suo “Camino”.

Me ne stavo li, in attesa di qualcosa, senza mai abbassare la guardia. Ho dovuto imparare da subito a guardami le spalle, anzi forse meglio dire "la coda", dai pericoli di una vita da randagio.
Troppo piccolo per sapere, ma già grande per capire che la vita in strada è una gran maestra ma è anche matrigna e ti urla rumori, frastuoni, ansia, tensione. E’ tutto un correre e nascondersi… patire freddo e paura. E’ tutto un sopravvivere.
Me ne stavo li… nascosto in attesa di qualcosa. Di una briciola di pane, di un topino che non so nemmeno se avrei saputo cacciare nonostante la fame e l'istinto che madre “matrigna” natura mi aveva donato.
Me ne stavo li… nascosto sotto una panca dietro ad un portone di una casa disabitata, tra macerie e sporcizia, quando una cascata di riccioli lucenti e biondi mi scodinzola a tanto così.
A testa in giù mi sussurra, mi bisbiglia suoni lievi e rassicuranti, parole che non conosco ma che mi attraggono e non avverto la necessità di fuggire.
Penso: “Che faccio, mi fido?” Si … mi fido... Lei ha un'aura che mi attrae. Questo viso dolce che si avvicina a me … questa mano delicata che mi porge come a chiedermi di seguirla… si … ho deciso … io mi fido. E dimentico per un istante di avere paura, freddo, fame e mi abbandono alle sue lusinghe.
Lo chiamano "camino" quelli che tanti di voi umani intraprendete lungo le strade della mia terra, la Spagna, … e Giulia si rivelerà il mio destino lungo il suo "camino".
Il mio nome è Zubiri come il capoluogo del comune di Esteribar. E’ a Zubiri che Giulia mi ha raccolto, mi ha custodito nel suo zainetto a contatto con il suo ventre materno caldo e protettivo ed è qui che sono “venuto al mondo”. Sono nato per la seconda volta …
Quanti passi affrettati ho visto superarmi, ignorarmi, scacciarmi … prima che lei mi scovasse … quanti incontri di pellegrini indifferenti prima di Giulia … quanti chilometri invece ho percorso con lei.
Che avventura meravigliosa è stata la nostra. Costellata da difficoltà e scoperte. Quante lacrime hanno solcato il dolce viso di Giulia… e quanti imprevisti e cambi di programma ha dovuto affrontare per amor mio. Accudirmi in un paese a volte ostile nei miei confronti. Nascondermi nel suo zainetto laddove non era permesso il mio ingresso, cercare un veterinario, procacciarsi da mangiare anche per me.
Giulia la mia mamma dai riccioli lucenti e dal cuore grande… Giulia che ha dormito sotto le stelle a Santo Domingo della Calzata perché nessun ostello in quella cittadina spagnola le concedeva una stanza in cui farci riposare… a causa della mia presenza. Lei al freddo, io al calduccio in un trasportino protetto e riscaldato dal suo unico maglioncino divenuto la mia inseparabile copertina d’amore e cure.
Giulia che ha percorso kilometri non previsti per cercare un veterinario e darmi le prime cure e liberarmi dalle pulcette e dai vermetti che riempivano il mio pancino. Giulia che doveva fare i conti con le sue risorse …
Non è stato facile percorrere kilometri con me … ingegnarsi per permettermi di fare i bisognini o per farmi accettare negli ostelli. Ho imparato ad andare al guinzaglio, ho ascoltato Giulia suonare dolci melodie con la fisarmonica nella solitudine delle strade di campagna quando la meta sembrava ancora troppo lontana e la stanchezza nelle gambe di Giulia si faceva sentire. Quelle note mi tranquillizzavano … e nel deserto di quei campi non ci siamo mai sentiti soli.
Ma c’era una musica che ancor più amavo… il battito del suo cuore… e li che mi sentivo veramente al sicuro. E’ li che Giulia mi teneva in ogni momento di riposo … e ci ricaricavamo di energia, pronti a riprendere il nostro “Camino”, assaporando anche i suoni della natura, il vento, lo scorrere dell’acqua lungo i ruscelli, godendo altresì del silenzio rotto solo dal rumore dei passi sulla ghiaia degli altri pellegrini.
E vi dirò… lungo la strada percorsa, Giulia, volontaria di Gattolandia “fuori sede”, ne avrebbe presi con se tanti altri di “Zubiri” … tanti come me soli e disperati… ma il destino ha scelto me. E un motivo ci sarà.
Quanta strada ho percorso con lei, sino ad arrivare a Santiago, passando per Valladolid, toccando persino Madrid perché Mamma Giulia, ha compreso che avevo bisogno di una pausa… che ero stanco ed avevo necessità di fermarmi un po’ e ricevere cure e attenzioni che il mio esile corpicino richiedeva. Abbiamo pianto quando ci siamo separati ma posso assicurarvi che io sono stato bene a casa di Claudio (un altro volontario di Gattolandia “fuori sede”)… mamma Giulia invece… ha percorso tanta strada con quello zainetto vuoto che le ricordava me … e tante sono state le lacrime che inesorabili hanno solcato il suo viso… ma l’amore supera tutte le difficoltà e quando ho ripreso le forze ho raggiunto mamma Giulia, ho salutato Claudio ed ho visitato Santiago… Sono un gatto giramondo io.
Ho preso macchina, bus, aereo, ho camminato a 4 zampe … non mi ha fermato nessuno perché ciò che volevo era stare con Mamma Giulia.
Ho lasciato la mia terra, Il colore dorato delle colline della Navarra, la pioggia battente, il sole rovente, i pericoli di una esistenza che sarebbe stata breve e randagia e sono approdato in un porto sicuro.
Da Zubiri, dove non so che vita avrei avuto… a Giulia… il mio destino era nel suo “Camino”.








uff, ho cancellato la risposta, altrimenti Fly mi avrebbe sparata a sale 
