G
giu-2seppe
Un saluto a tutti
Mi chiamo Giuseppe ed ho percorso il cammino tra la fine di marzo ela fine di aprile del 2007. Non sono religioso ed ho deciso (inizialmente) di percorrere questa via per allenarmi ad un trekking molto lungo che volevo fare in altri luoghi. La mia scelta era utilitaristica visto che il cammino offriva numerosi posti tappa e facilità logistiche, le cose sono cambiate completamente lungo la strada ed il cambiamento sia delle intenzioni che mio e' stato totale.
Sono abituato a scrivere i pensieri che mi passano per la testa e vorrei mettere qua due cose che scrissi prima di partire ed una che ho scritto oggi sul mio cammino per la prima volta dopo tre anni.
Perdonate se annoio qualcuno ma per la prima volta ho sentito il bisogno di esternare le emozioni provate allora.
grazie
Giuseppe
In realtà non sono sicuro che questo viaggio a piedi sia un viaggio della mente più che un viaggio del corpo, il momento si avvicina e maggiore è la prossimità della partenza maggiore si fa il dubbio.
Con l’approssimarsi del cammino sento che la realtà’ vera sia il corpo e lo sforzo che ci sarà e che a seguito di ciò la mente si metterà al lavoro.
Strano, visto che sino ad ora ho sempre pensato a questa esperienza come ad una grande successione di emozioni mentali mentre probabilmente non sarà così.
Non che non ci siano ma non così primarie come credevo.
La realtà è la cosa importante e quindi il fulcro sarà il corpo, la gamba ,il sudore, il dolore, lo sforzo. Non meno importante ma al seguito di ciò verrà il lavoro della mente che il movimento e la solitudine porterà con sé.
Mi stupisco che queste considerazioni, quasi certezze ormai, arrivino solo ora a pochi giorni dall’avvio del cammino, eppure e’ un anno che sto pensando a questo.
Il fatto che ci sia questa consapevolezza significa che comunque sono confermate le mie idee sul “viaggio” a piedi, e cioè che già’ qualcosa dentro me cambia, anche prima di mettersi in movimento.
L’idea di massima e’ di andare senza grandi programmi, procedere ,errare come una foglia portata avanti dal vento ed ogni giorno trovare soluzioni. Questo sistema credo che mi permetterà di capire la condizione mentale del viaggiatore antico avulso da veloci mezzi di trasporto e costretto dalla natura a fare conto solo sull’essenziale: ciò che ha davanti(la strada) ciò che ha di suo( gambe e piedi) e ciò che porta con sé (il minimo indispensabile).
Molto difficile dare un giudizio sulle motivazioni del cammino. Io non sono un buon pellegrino almeno per quanto riguarda la connotazione religiosa ma penso che non si possa essere così categorici come fanno molti.
Personalmente percorrerò il pellegrinaggio perché in fondo ogni religione, ogni credo spinge l’uomo a conoscere meglio se stesso; e conoscersi non è poi quella cosa così complicata che l’uomo del presente immagina.
Sono solamente osservazioni personalissime ma rimango convinto che la ricerca della semplicità stia alla base di un qualsiasi percorso interiore, il camminare mi permetterà di
Riconquistare e riconoscere il mio corpo ed i miei limiti che oggi io come moltissimi altri
ho dimenticato, coadiuvato dalla tecnologia e dalla comodità.
Ripeto, non sono religioso, ma ricordo un uomo importante che ha detto una cosa splendida “NON ABBIATE PAURA”. Anche questo è un aspetto che mi affascina, sono convinto che camminare molto tempo, vagare, errare dia nei confronti delle cose che ti circondano, della gente che incontri, anche forse del tempo che subisci mentre vai, un’apertura e una disponibilità che credo sia alla base di quelle parole.
Sia chiaro, non penso che il Papa sia santo, penso che sia uomo, totalmente uomo e quelle parole sono importanti e vogliono dire , per me, apriti/sii disponibile alle altre persone/ togli tutti i muri che hai eretto attorno a te/ e quando un’altra persona si avvicinerà’ , qualsiasi altra persona, tu la guarderai in un altro modo con occhi che ridono, con le mani aperte, pronto ad ascoltare, e lui non sentirà’ in te nessuna paura e non si difenderà.
Oggi 28 luglio 2010
Questa è la prima volta che metto su carta i miei pensieri sul cammino; solo oggi dopo tre anni scrivo di questo percorso. Chissà per quale motivo è stato custodito e coccolato dentro me tutto questo tempo? Al mio ritorno molti amici chiedevano spiegazioni e racconti, ma ero vago, e mi limitavo a dire che era stata una bella esperienza.
I questi tre anni la mente è tornata spesso a quel periodo e sorprendentemente scopro che non lo ricordo nel complesso ma solamente come una serie di immagini fotografiche, ricordo le sensazioni che ricevevo. Una grandissima quercia dove ho sostato sotto una pioggerellina fine e attorno a me un prato con un'erba bambina alla fine di marzo, una strada che si perdeva verso un'orizzonte di colline lontane e l'arcobaleno che le sovrastava, i muri della casa di contadini che mi hanno offerto una minestra come si fa con chi vedi sofferente e provi pena per lui.
Emozioni; a volte dolci a volte violente e profonde tanto da farti piangere per gioia o per
vergogna, là in mezzo alla via, come uno scemo.
Le ragioni del mio “non racconto” di questi tre anni probabilmente sono due; una è l'egoismo dell'avaro, quelle emozioni erano mie ed erano in uno scrigno che aprivo ogni tanto per gioirne solitario come un novello Paperon dè paperoni con il suo denaro.
L'altra è che quelle, per la loro profondità, mi mettevano a nudo con gli altri ad anche con me stesso.
Un uomo adulto, appagato , sicuro di sé quando realizza questo tipo di sensibilità che ha sepolto si spaventa, sente che può arrivare ancora alle radici della sua anima e ne ha paura; i muri che ha eretto si sbriciolano e si sente indifeso come un cucciolo.
Sin dalla partenza via via che camminavo mi sono tolto qualcosa, dapprima per ragioni pratiche , vestiti in eccesso, creme ed unguenti inutili, pensieri che si usano solo nella vita di tutti i giorni, camminando ho scoperto che si poteva vivere con poco cibo, e si stava bene ugualmente, che si potevano percorrere con piacere anche 30 o 40 km al giorno, che si possono vivere gli incontri con gli altri con una partecipazione totale e coinvolgente.
La strada che ho percorso è stata un togliersi qualcosa ad ogni passo percorso quasi senza accorgersene, sono arrivato alla meta spoglio di tutte le cose inutili ma ricco di sensazioni vere che oggi uso ogni giorno della mia vita; questo è, per me, un passo avanti concreto, non so se esista un vocabolo preciso per definirlo c'e' chi lo chiama Dio, chi lo definisce in altri modi, di sicuro so una cosa, comunque lo si chiami e' certamente dentro ognuno di noi.
Mi chiamo Giuseppe ed ho percorso il cammino tra la fine di marzo ela fine di aprile del 2007. Non sono religioso ed ho deciso (inizialmente) di percorrere questa via per allenarmi ad un trekking molto lungo che volevo fare in altri luoghi. La mia scelta era utilitaristica visto che il cammino offriva numerosi posti tappa e facilità logistiche, le cose sono cambiate completamente lungo la strada ed il cambiamento sia delle intenzioni che mio e' stato totale.
Sono abituato a scrivere i pensieri che mi passano per la testa e vorrei mettere qua due cose che scrissi prima di partire ed una che ho scritto oggi sul mio cammino per la prima volta dopo tre anni.
Perdonate se annoio qualcuno ma per la prima volta ho sentito il bisogno di esternare le emozioni provate allora.
grazie
Giuseppe
In realtà non sono sicuro che questo viaggio a piedi sia un viaggio della mente più che un viaggio del corpo, il momento si avvicina e maggiore è la prossimità della partenza maggiore si fa il dubbio.
Con l’approssimarsi del cammino sento che la realtà’ vera sia il corpo e lo sforzo che ci sarà e che a seguito di ciò la mente si metterà al lavoro.
Strano, visto che sino ad ora ho sempre pensato a questa esperienza come ad una grande successione di emozioni mentali mentre probabilmente non sarà così.
Non che non ci siano ma non così primarie come credevo.
La realtà è la cosa importante e quindi il fulcro sarà il corpo, la gamba ,il sudore, il dolore, lo sforzo. Non meno importante ma al seguito di ciò verrà il lavoro della mente che il movimento e la solitudine porterà con sé.
Mi stupisco che queste considerazioni, quasi certezze ormai, arrivino solo ora a pochi giorni dall’avvio del cammino, eppure e’ un anno che sto pensando a questo.
Il fatto che ci sia questa consapevolezza significa che comunque sono confermate le mie idee sul “viaggio” a piedi, e cioè che già’ qualcosa dentro me cambia, anche prima di mettersi in movimento.
L’idea di massima e’ di andare senza grandi programmi, procedere ,errare come una foglia portata avanti dal vento ed ogni giorno trovare soluzioni. Questo sistema credo che mi permetterà di capire la condizione mentale del viaggiatore antico avulso da veloci mezzi di trasporto e costretto dalla natura a fare conto solo sull’essenziale: ciò che ha davanti(la strada) ciò che ha di suo( gambe e piedi) e ciò che porta con sé (il minimo indispensabile).
Molto difficile dare un giudizio sulle motivazioni del cammino. Io non sono un buon pellegrino almeno per quanto riguarda la connotazione religiosa ma penso che non si possa essere così categorici come fanno molti.
Personalmente percorrerò il pellegrinaggio perché in fondo ogni religione, ogni credo spinge l’uomo a conoscere meglio se stesso; e conoscersi non è poi quella cosa così complicata che l’uomo del presente immagina.
Sono solamente osservazioni personalissime ma rimango convinto che la ricerca della semplicità stia alla base di un qualsiasi percorso interiore, il camminare mi permetterà di
Riconquistare e riconoscere il mio corpo ed i miei limiti che oggi io come moltissimi altri
ho dimenticato, coadiuvato dalla tecnologia e dalla comodità.
Ripeto, non sono religioso, ma ricordo un uomo importante che ha detto una cosa splendida “NON ABBIATE PAURA”. Anche questo è un aspetto che mi affascina, sono convinto che camminare molto tempo, vagare, errare dia nei confronti delle cose che ti circondano, della gente che incontri, anche forse del tempo che subisci mentre vai, un’apertura e una disponibilità che credo sia alla base di quelle parole.
Sia chiaro, non penso che il Papa sia santo, penso che sia uomo, totalmente uomo e quelle parole sono importanti e vogliono dire , per me, apriti/sii disponibile alle altre persone/ togli tutti i muri che hai eretto attorno a te/ e quando un’altra persona si avvicinerà’ , qualsiasi altra persona, tu la guarderai in un altro modo con occhi che ridono, con le mani aperte, pronto ad ascoltare, e lui non sentirà’ in te nessuna paura e non si difenderà.
Oggi 28 luglio 2010
Questa è la prima volta che metto su carta i miei pensieri sul cammino; solo oggi dopo tre anni scrivo di questo percorso. Chissà per quale motivo è stato custodito e coccolato dentro me tutto questo tempo? Al mio ritorno molti amici chiedevano spiegazioni e racconti, ma ero vago, e mi limitavo a dire che era stata una bella esperienza.
I questi tre anni la mente è tornata spesso a quel periodo e sorprendentemente scopro che non lo ricordo nel complesso ma solamente come una serie di immagini fotografiche, ricordo le sensazioni che ricevevo. Una grandissima quercia dove ho sostato sotto una pioggerellina fine e attorno a me un prato con un'erba bambina alla fine di marzo, una strada che si perdeva verso un'orizzonte di colline lontane e l'arcobaleno che le sovrastava, i muri della casa di contadini che mi hanno offerto una minestra come si fa con chi vedi sofferente e provi pena per lui.
Emozioni; a volte dolci a volte violente e profonde tanto da farti piangere per gioia o per
vergogna, là in mezzo alla via, come uno scemo.
Le ragioni del mio “non racconto” di questi tre anni probabilmente sono due; una è l'egoismo dell'avaro, quelle emozioni erano mie ed erano in uno scrigno che aprivo ogni tanto per gioirne solitario come un novello Paperon dè paperoni con il suo denaro.
L'altra è che quelle, per la loro profondità, mi mettevano a nudo con gli altri ad anche con me stesso.
Un uomo adulto, appagato , sicuro di sé quando realizza questo tipo di sensibilità che ha sepolto si spaventa, sente che può arrivare ancora alle radici della sua anima e ne ha paura; i muri che ha eretto si sbriciolano e si sente indifeso come un cucciolo.
Sin dalla partenza via via che camminavo mi sono tolto qualcosa, dapprima per ragioni pratiche , vestiti in eccesso, creme ed unguenti inutili, pensieri che si usano solo nella vita di tutti i giorni, camminando ho scoperto che si poteva vivere con poco cibo, e si stava bene ugualmente, che si potevano percorrere con piacere anche 30 o 40 km al giorno, che si possono vivere gli incontri con gli altri con una partecipazione totale e coinvolgente.
La strada che ho percorso è stata un togliersi qualcosa ad ogni passo percorso quasi senza accorgersene, sono arrivato alla meta spoglio di tutte le cose inutili ma ricco di sensazioni vere che oggi uso ogni giorno della mia vita; questo è, per me, un passo avanti concreto, non so se esista un vocabolo preciso per definirlo c'e' chi lo chiama Dio, chi lo definisce in altri modi, di sicuro so una cosa, comunque lo si chiami e' certamente dentro ognuno di noi.

