ciao a tutti.
e ciao in particolare a nerix.
e benvenuta.
e scusa se invado il tuo spazio.
ma vorrei rispondere a tullo.
tu dici:
tullo ha scritto:
tutto diventa più vero e questa a mio avviso è la vera vita
chiedi di dirti un parere, su questa affermazione.
sarò brusca.
senza mezzi termini.
e me ne scuso.
ma a me questa tua frase mi ha lasciato dentro una grande tristezza.
fermo restando che anche per me il cammino è magia.
e che appena potrò, mi piacerebbe tornarci, magari con guido.
e che per me il cammino è una di quelle cose che mi hanno ribaltato la vita, come lo sono stati gli anni in oratorio, il mese in africa, quello in missione in perù, le estati a pulire cessi e servire piatti di polenta in un rifugio a 2000 metri.
certo che il cammino è magia.
certo che il cammino mi ha fatto crescere.
accompagnata ad essere quello che sono oggi.
ma dire che il cammino è la vita vera, no.
dico che è una buona palestra.
che lì impari o re-impari alcune cose.
a pensare di più a te stesso.
agli altri.
a Dio.
che riscopri la bellezza del vivere con niente.
del vivere condividendo la vita con altri che non conosci ma che sono per te come fratelli.
del vivere ad un ritmo umano.
al tuo ritmo.
impari delle cose.
o le riscopri, se già le sapevi e te ne eri dimenticato, in mezzo al caos della nostra esistenza qui, in questo nostro mondo, in questo nostro tempo.
ma poi la vera sfida secondo me è portarle dentro la tua vita di ogni giorno.
che per me è la vera vita.
ne avevo già scritto un po' di tempo fa
qui.
poi ti racconto una cosa.
un paio d'anni fa ero per lavoro a venezia.
in un posto bellissimo.
sulla punta della salute.
riunione con capi e colleghi.
all'improvviso un mio collega mi dice: "cri, ma tu non avevi il treno tra un'ora? guarda che rischi di perderlo."
mannaggia.
è vero.
volevo prendere quel treno, perchè quella sera sarebbero arrivati dalla germania il mio amico pellegrino e sua moglie, e volevo esserci.
ma era tardi.
in un'ora fare da punta della salute in stazione in vaporetto non è scontato.
per cui saluti a tutti, rifatto al volo lo zaino di lavoro e via.
la mia capo mi dice: "vengo giù con te, almeno mi fumo una sigaretta."
scendiamo.
appena usciti dal portone, vediamo il vaporetto staccarsi dalla banchina.
uff.
l'ho perso.
se già avevo poche speranze di farcela, ora non ne ho proprio più.
molta tristezza.
molta rabbia.
ma va bene così.
dico ridendo al mio capo: "non ti resta che pagarmi una gondola privata che mi porti in tempo in stazione.
o se no, bisogna sperare che quei muratori mi diano un passaggio."
ma lo dico ridendo.
senza pensarci.
pronta ad aspettare il prossimo vaporetto e a perdere il treno.
quei muratori mi sento e dicono: "se aspetti 5 minuti che finiamo di caricare la barca, ti portiamo noi in stazione."
detto fatto.
dopo 5 minuti ero sulla loro barca, in mezzo a trabattelli e secchi sporchi.
dopo 15 in stazione, passando per calli veneziane che non avevo mai visto.
sul cammino diremmo: è un miracolo del cammino.
perchè si fa sempre fatica a dire: è un miracolo della vita?
con molto affetto.
cri