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pellegrini: federico

  • Creatore Discussione Creatore Discussione Lia
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L

Lia

Per me il Camino è fatto essenzialmente da pellegrini. scusate la banalità; quello che sto cercando di dire è che quello che porto nel cuore sono gli incontri con gli altri pellegrini.
Non ho trovato me stessa; non ho avuto contatti con la natura che mi hanno fatto sentire un "tutt'uno"; le bellezze architettoniche ed i musei mi interessano solo fino ad un certo punto (assai poco). Quello che mi entusiasmava davvero era la solidarietà, la fratellanza (con le dovute eccezioni); il fatto che davvero il Camino ti dava tutto quello di cui avevi bisogno. Ogni giorno era un piccolo miracolo. Oggi voglio raccontare di Federico, il primo in ordine di tempo ( puente la Reina, 2005), e per me il più esilarante degli incontri.
A questo punto è doverosa una premessa: ero al mio secondo Camino, ed il primo l'avevo fatto con un'amica. Ci eravamo preparate in maniera maniacale, camminando come pazze con zaini pieni di bottiglie d'acqua su e giù per monte Pellegrino quasi ogni giorno; pesavamo ogni piccola cosa sulla bilancia della cucina, anche il dentifricio!
Federico era un ragazzo di circa 25 anni, con uno spiccato accento ciociaro, piuttosto carino (non fraintendetemi, potrebbe essere mio figlio!). Si stava registrando al'albergue, vedo la carta d'identità italiana, normale farsi riconoscere come connazionale. Dopo aver avuto il suo sello, comincia a farmi domande strane: ma dov'è questo Camino? domattina cosa devo fare? "Domattina ti alzi e segui la freccia gialla" rispondo io. "Quale freccia?"
Salta fuori che lui stava facendo un vacanza in Spagna, e aveva partecipato alla festa di Pamplona in corso in quei giorni, ubriacandosi fino all'alba, dormendo per strada e tutto il resto (chi è passato da Pamplona in quei giorni sa di cosa parlo). Qualcuno gli aveva suggerito di prendere il bus fino a Puente la reina perchè lì c'era un Camino che era bello da fare. Sapeva solo questo. Un rapido esame del suo zaino svela cose come un asciugamano grande quanto un lenzuolo ad una piazza, un salopette che da sola doveva pesare un chilo; due grossi libri etc.
E quando ho capito che lui nulla sapeva del Camino, allora ho riso.
Tanto, ho riso. Non potevo trattenermi. Tra uno scoppio di risa e l'altro cercavo di spiegare all'attonito Federico che non ridevo di lui. Ridevo di me stessa e della mia amica, della cura maniacale che avevamo posto nella preparazione del Camino del 2002. Mi chiedevo se e quanto era servita. E mi sentivo un po' stupida, se proprio volete saperlo.
Ora, con la mia piccola esperienza, posso dire che il Camino si "fa" da solo. Certo, qualche camminata prima della partenza non guasta, ma non c'è bisogno di tanta preparazione.
Per quanto riguarda Federico, poi, lo incontravo di rado; si era unito con Ana, una simpaticissima pellegrina spagnola, e facevano un camino un po' fricchettone: la sera si attardavano nei locali, erano gli ultimi ad arrivare ai refugios la sera; buttavano per terra il sacco a pelo dove capitava, ed erano gli ultimi a ripartire la mattina. Però camminavano! Ed ecco un altro insegnamento: ci sono tanti modi di vivere il Camino e scusate ancora la banalità, ma per me lo fu davvero!
L'ultima volta incontrai Ana e Federico a Fromista. Quel giorno ero stata raggiunta dal gruppo di Dona, ed avrei proseguito con loro.
Che cambiamento! Federico abbronzato, col cappello il bastone e la concha, e soprattutto lo zaino alleggerito da tutta quella zavorra. "Sembri vero!" Gli dissi. Ridemmo.
Col mio nuovo gruppo si macinavano chilometri. Tanti.
Ana e Federico non li avrei più rivisti.
 
...un pellegrino ciociaro sul Cammino nel 2005? ed io che pensavo di aver avuto l'esclusiva per quella estate.....
 
Sono io che ringrazio voi per avermi dato lo spazio per raccontarmi.
Ma volevo dire a Barabba che le conoscenze le facevo anche quando macinavo chilometri. Anche se mi ero unita ad un gruppo, continuavo spesso a camminare da sola perchè sono lenta, e non ce la facevo a star dietro a tutti gli altri (però arrivavo sempre!).
E così ho conosciuto, per esempio, due ragazze giapponesi. Taglia mignon come me, passo simile al mio, abbiamo camminato insieme per un po'. Sembravano così fuori posto, così turiste, diremmo noi con una punta di snobismo, con le loro macchine fotografiche super digitali, che mi sono incuriosita; ho chiesto loro cosa le aveva spinte a fare un cammino cristiano. Mi spiegarono che erano una specie di "ricercatrici spirituali", e per capire la cultura del cristianesimo avevano scelto di fare il Camino. Prossima tappa: marocco, per conoscere l'Islam. Molto simpatiche.
Poi c'è Ralph, il mio angelo custode. Ma lui merita un topic a parte, e forse lo avrà
 

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