L
Lia
C'è un punto del Camino nel quale si è più veloci dei ciclisti: è la salitona subito dopo Castrojeriz, dove, arrancando col mio lento passo, ho sorpassato i ciclisti incontrati poco prima ad un bar del paese. E, arrivata in cima, dopo due km di salita spacapiernas, sono stata a guardare i ciclisti che arrivavano alla spicciolata spingendo il proprio mezzo. Qualche minuto di chiacchiere, un piccolo scambio di generi di conforto, e poi la discesa, nella quale si lanciano come matti, quasi per compensare la immane fatica sostenuta fino allora. Dopo pochi minuti sono solo un puntolino all'orizzonte. Soltanto allora mi accorgo di Ricardo: l'aspetto un po' dimesso, un sovrappeso evidente, fumatore, occhi grandi e buoni. Può avere una quarantina d'anni. Mi offre una sigaretta che accetto, da ex-fumatrice pentita, e ci incamminiamo insieme nella discesa, sotto un calòr bestiale. Si parla del più e del meno, all'inizio, poi, si sa, il Camino invita alla confidenze con sconosciuti. Vengo a sapere che ha una moglie ed un figlio che non vede da anni, perduti per chissà quali misteriosi eventi. E poi la rivelazione, il vero motivo per il quale fa il Camino. Aveva fatto una regressione ipnotica, o ipnosi regressiva, insomma, la tecnica con cui si esplorano le proprie vite precedenti. Manco a dirlo, lui il Camino lo aveva fatto in una vita precedente. Ora lo so che molti qua non credono alla reincarnazione, ma io ci credo, e la storia di Ricardo mi conquista. Nel frattempo ci fermiamo ad una fuente e ci leviamo le scarpe. I suoi piedi sono bendati. Scosta le bende, la pianta dei piedi è tutta piagata, si vede la carne viva; mai vista una cosa così. Deve soffrire davvero molto, ma non lo da a vedere. MI dice che le ampollas, le piaghe non sono una faccenda fisica; tutto quanto viene dalla cabeza. Continuiamo a parlare, la storia mi intriga sempre di più perchè c'è di mezzo una ragazza, una tedesca che cammina con due amiche. Lui è convinto di averla conosciuta in una vita passata. Riescono a comunicare un po' perchè lei parla bene l'italiano, e lui in pochi giorni ha imparato tantissime parole nella nostra lingua. Ed infine mi fa la richiesta che ha reso il nostro incontro tanto speciale: vuole che io gli traduca una lettera, una lettera d'amore dallo spagnolo in italiano. Io mi schernisco, gli faccio presente che lo spagnolo non l'ho davvero studiato, sono solo una casalinga, e questa è una responsabilità etc etc. MI risponde che se lo faccio con il cuore non posso fallire. Nel frattempo ci siamo fermati di nuovo. Mi dice di andare avanti, che lui non ce la fa. E di pensarci. Sa che mi fermo a Puente Fitero,(San NIcolàs,dagli Italiani della confraternita), ci vedremo più avanti.
Come molti sanno, San Nicolàs non apre prima delle cinque, ed io ci arrivo prestissimo. Quando mi raggiunge Ricardo, è ancora tutto chiuso. niente doccia o bucato.. che fare? E va bene, te la traduco questa lettera. Ci soffermiamo a lungo sui termini da adoperare, ci sono delle sfumature della lingua che non conosco. E' una lettera minimalista, parla di piccoli gesti quotidiani che per lui hanno assunto un grande significato.
Faccio del mio meglio; Ricardo mi ringrazia tantissimo, e ci salutiamo, perchè lui prosegue.
L'epilogo di questa storia, che purtroppo non è a lieto fine, vengo a saperlo qualche giorno dopo, a Bercianos, dove ho passato la sera più bella di tutto il Camino.
Ricardo mi incontra al primo piano dell'albergue, mi fa un sacco di festa, ha ancora i piedi orribilmente piagati, si fermerà qualche giorno dalle suorine per riprendersi un po'.
Sì, la lettera gliel'ha data, ma non ne ha avuto alcun riscontro. Insomma lei non era interessata ad approfondire il rapporto e glielo ha fatto capire col silenzio.
L'indomani mattina Ricardo si alza presto, perchè vuole salutarmi. Sappiamo tutti e due che probabilmente non ci rivedremo.
"Ciao dolce Lucia", mi dice.
Forse era tutto nella sua cabeza, non solo le piaghe: le sue vite passate, l'attrazione reciproca con questa tedesca, e chi lo sa!
Non lo saprò mai, ma è stato l'incontro più toccante di tutto il Camino.
Come molti sanno, San Nicolàs non apre prima delle cinque, ed io ci arrivo prestissimo. Quando mi raggiunge Ricardo, è ancora tutto chiuso. niente doccia o bucato.. che fare? E va bene, te la traduco questa lettera. Ci soffermiamo a lungo sui termini da adoperare, ci sono delle sfumature della lingua che non conosco. E' una lettera minimalista, parla di piccoli gesti quotidiani che per lui hanno assunto un grande significato.
Faccio del mio meglio; Ricardo mi ringrazia tantissimo, e ci salutiamo, perchè lui prosegue.
L'epilogo di questa storia, che purtroppo non è a lieto fine, vengo a saperlo qualche giorno dopo, a Bercianos, dove ho passato la sera più bella di tutto il Camino.
Ricardo mi incontra al primo piano dell'albergue, mi fa un sacco di festa, ha ancora i piedi orribilmente piagati, si fermerà qualche giorno dalle suorine per riprendersi un po'.
Sì, la lettera gliel'ha data, ma non ne ha avuto alcun riscontro. Insomma lei non era interessata ad approfondire il rapporto e glielo ha fatto capire col silenzio.
L'indomani mattina Ricardo si alza presto, perchè vuole salutarmi. Sappiamo tutti e due che probabilmente non ci rivedremo.
"Ciao dolce Lucia", mi dice.
Forse era tutto nella sua cabeza, non solo le piaghe: le sue vite passate, l'attrazione reciproca con questa tedesca, e chi lo sa!
Non lo saprò mai, ma è stato l'incontro più toccante di tutto il Camino.

