Pensierino della notte,pensierini nella notte.
Vanno e vengono e nel silenzio
mi corrodono l'anima
come un acido sulla pelle.
Sentire la pubblicità del Cammino di Santiago
in televisione: che stridore
ma scatena i ricordi e le nostalgie.
I piedi fanno male, sentono a distanza di due anni
dall'ultimo pianto in piazza Obradoiro
il martellare del tendine,
il pulsare della tallonite.
Ma i miei piedi vogliono andare e mi domandano:
quando?
Quando ripartirò?
Quando sarò di nuovo pronta?
Questa è notte di ricordi e pianto.
Vanno i pellegrini, vanno e tornano e
hanno luce negli occhi e io la vedo....
la sento a distanza, sento il cigolio delle loro nostalgie
e il leggero sorriso che hanno dentro.
E io sono qui a salutare e vorrei urlare:
vado anche io, parto, mi aspetta il cammino di Santiago,
mi aspettano mille cammini.
Ma non vado, non ancora.
Sarebbe la quarta volta,
sarebbe come la prima volta
è sempre stata una prima volta.
Che notte questa.
Piove.
Come pioveva andando a Torres del Rio
come pioveva da Portomarin a Santiago
come pioveva l'unica giornata di pioggia sul Norte
temporale con i fulmini che mi cadevano intorno
e io ero nel bosco
e avevo paura, tanta.
Quante giornate di sole allegro ma
quanto dolore dentro che non riusciva a uscire fuori.
Quanti pianti
come ora, come questa notte.
Camminare, camminare, camminare
curva sotto uno zaino troppo grande per me
troppo pesante
troppi ricordi da portare sul cammino
e buttarli via uno alla volta come i sassolini di Pollicino
ma non sono tornata indietro per riprenderli
ma mi hanno riassalito come mani uncinate e fameliche.
Lasciare lo zaino in un angolo,
andare sullo scoglio più alto
e cercare di volare via, lanciarsi come un gabbiano
che voglia di farlo a Finisterre,
che voglia di volare dal prato a La Isla a picco sul mare
che voglia di volare via per sempre
sulle scogliere del Norte.
Notte.
Che notte di ricordi, questa.
Cicogne, erica, ginestre gialle e bianche, eucaliptus
dal profumo intenso, penetrante nella pelle,
l'hospitalera che mi abbracciava e cercando di asciugarmi gli occhi
ripeteva "que tal? que tal?
e io non riuscivo a smettere di piangere e lei mi carezzava i capelli.
Il Botafumeiro che dondola, la bocca aperta per la meraviglia
come i bimbi,
l'emozione del primo sello a SJPP
la doccia gelida a San Juan de Ortega
"Non se puede acer fotografias" urlato mentre di nascosto
cercavo di riprendere i galli a Santo Domingo,
l'unica monaca nel convento benedettino di clausura
dei monaci a Sobrado dos Monxes.
Birra, tanta birra con Marie Claude e lei sapeva
che non avrebbe potuto camminare più il giorno dopo.
5 kg di cose mandate a casa da Pamplona
sono arrivate dopo di me.
Mansilla de las Mula, letti a castello con le ringhiere.
Leon, la prima volta un succo d'ananas
Leon, la seconda volta una foto con Gilberto Simoni.
la veglia fatta per me, solo per me
prima di partire.
Mi hanno regalato il bordone, un vangelo piccolo piccolo,
tanti chupa chups per i momenti di tristezza.
Non sarebbe bastato un tir.
Ma non li ho usati, sono ancora conservati.
Le mie tristezze le ho piante tutte.
Il pianto di mia madre, come una coltellata,
lunga e profonda, un harakiri nelle viscere.
Non andare non andare non andare non andare non andare
quante volte me l'ha detto?
aveva paura, ma sono tornata,
un pò acciaccata ma sono tornata
e ripartita
e ritornata ancora
e ripartita
e tornata ancora una volta ma con una gamba nera livida
e voglio ripartire.
Ma quando?
Me lo chiedono i piedi, quando??
Basta, è una notte di ricordi.
Sono ancora in cammino.
E lo sarò sempre.
Vanno e vengono e nel silenzio
mi corrodono l'anima
come un acido sulla pelle.
Sentire la pubblicità del Cammino di Santiago
in televisione: che stridore
ma scatena i ricordi e le nostalgie.
I piedi fanno male, sentono a distanza di due anni
dall'ultimo pianto in piazza Obradoiro
il martellare del tendine,
il pulsare della tallonite.
Ma i miei piedi vogliono andare e mi domandano:
quando?
Quando ripartirò?
Quando sarò di nuovo pronta?
Questa è notte di ricordi e pianto.
Vanno i pellegrini, vanno e tornano e
hanno luce negli occhi e io la vedo....
la sento a distanza, sento il cigolio delle loro nostalgie
e il leggero sorriso che hanno dentro.
E io sono qui a salutare e vorrei urlare:
vado anche io, parto, mi aspetta il cammino di Santiago,
mi aspettano mille cammini.
Ma non vado, non ancora.
Sarebbe la quarta volta,
sarebbe come la prima volta
è sempre stata una prima volta.
Che notte questa.
Piove.
Come pioveva andando a Torres del Rio
come pioveva da Portomarin a Santiago
come pioveva l'unica giornata di pioggia sul Norte
temporale con i fulmini che mi cadevano intorno
e io ero nel bosco
e avevo paura, tanta.
Quante giornate di sole allegro ma
quanto dolore dentro che non riusciva a uscire fuori.
Quanti pianti
come ora, come questa notte.
Camminare, camminare, camminare
curva sotto uno zaino troppo grande per me
troppo pesante
troppi ricordi da portare sul cammino
e buttarli via uno alla volta come i sassolini di Pollicino
ma non sono tornata indietro per riprenderli
ma mi hanno riassalito come mani uncinate e fameliche.
Lasciare lo zaino in un angolo,
andare sullo scoglio più alto
e cercare di volare via, lanciarsi come un gabbiano
che voglia di farlo a Finisterre,
che voglia di volare dal prato a La Isla a picco sul mare
che voglia di volare via per sempre
sulle scogliere del Norte.
Notte.
Che notte di ricordi, questa.
Cicogne, erica, ginestre gialle e bianche, eucaliptus
dal profumo intenso, penetrante nella pelle,
l'hospitalera che mi abbracciava e cercando di asciugarmi gli occhi
ripeteva "que tal? que tal?
e io non riuscivo a smettere di piangere e lei mi carezzava i capelli.
Il Botafumeiro che dondola, la bocca aperta per la meraviglia
come i bimbi,
l'emozione del primo sello a SJPP
la doccia gelida a San Juan de Ortega
"Non se puede acer fotografias" urlato mentre di nascosto
cercavo di riprendere i galli a Santo Domingo,
l'unica monaca nel convento benedettino di clausura
dei monaci a Sobrado dos Monxes.
Birra, tanta birra con Marie Claude e lei sapeva
che non avrebbe potuto camminare più il giorno dopo.
5 kg di cose mandate a casa da Pamplona
sono arrivate dopo di me.
Mansilla de las Mula, letti a castello con le ringhiere.
Leon, la prima volta un succo d'ananas
Leon, la seconda volta una foto con Gilberto Simoni.
la veglia fatta per me, solo per me
prima di partire.
Mi hanno regalato il bordone, un vangelo piccolo piccolo,
tanti chupa chups per i momenti di tristezza.
Non sarebbe bastato un tir.
Ma non li ho usati, sono ancora conservati.
Le mie tristezze le ho piante tutte.
Il pianto di mia madre, come una coltellata,
lunga e profonda, un harakiri nelle viscere.
Non andare non andare non andare non andare non andare
quante volte me l'ha detto?
aveva paura, ma sono tornata,
un pò acciaccata ma sono tornata
e ripartita
e ritornata ancora
e ripartita
e tornata ancora una volta ma con una gamba nera livida
e voglio ripartire.
Ma quando?
Me lo chiedono i piedi, quando??
Basta, è una notte di ricordi.
Sono ancora in cammino.
E lo sarò sempre.

