Alcuni di voi hanno avuto modo di conoscere il cammino Jacopeo d’Anaunia e l’Associazione che lo ha creato. Non è un cammino storico ma riassume le tracce della devozione popolare a San Giacomo lungo antichi percorsi utilizzati da pellegrini e viandanti. Questo cammino è nato nel 2009 dall’esperienza di alcune persone sul Cammino di Santiago accompagnata da una ricerca storica sui temi storici jacopei presenti in valle.
Il 2016 è stato l’anno del Giubileo straordinario della Misericordia e Renzo e Ivana, reduci da una esperienza simile fatta in Sardegna, hanno proposto la realizzazione di questo cammino con un gruppo di carcerati. Così è nata l’idea del Cammino della Misericordia che è piaciuta molto ed è stata accolta e presto è stato predisposto un progetto e presentato alla direzione della casa circondariale di Trento. Dopo una lunga “corsa a ostacoli” appena 3 giorni prima della data concordata di inizio, il giudice di sorveglianza ha dato l’assenso alla partecipazione di 5 detenuti. Per fortuna Renzo e Ivana, che erano responsabili della cucina, avendo una buona esperienza, hanno organizzato abbastanza facilmente quanto serviva e tutto è andato per il meglio.
Si sa che la realtà carceraria italiana è difficile anche in un carcere moderno e appena costruito come quello di Trento, la corte di giustizia europea spesso ha criticato il nostro stato per le situazioni drammatiche dietro alle sbarre. La pena dovrebbe avere una funzione rieducativa ma in realtà oggi rischia di offrire invece il tempo a rabbia, vendette o prostrazioni che mortificano la dignità umana. Spesso la detenzione diventa un parcheggio che non consente la rielaborazione del reato commesso giungendo ad un nuovo progetto per il proprio futuro e per il reinserimento sociale ma invece si assiste al fallimento dell’azione rieducativa.
Per 4 giorni una decina di volontari assieme al cappellano delle carceri che è un missionario comboniano hanno intrapreso questo cammino di crescita per tutti. Le persone detenute che hanno percorso il cammino sono A. M. afgano di 20 anni, J. A. nigeriano di 31 anni, B. M. gambiano di 22 anni, V. B. rumeno di 37 anni e S. H. bosniaco di 46 anni.
Ben presto la fiducia reciproca è emersa e le relazioni sono state sincere mettendo in evidenzia gli aspetti più belli delle persone. E’ stato un cammino ricco di emozioni, di solidarietà e amicizia dove ben presto sono calati gli scudi della diffidenza, del timore e della paura, nella certezza che “Dio perdona tutti” come sta scritto accanto all’immagine del precedente cappellano improvvisamente scomparso pochi mesi fa.
Abbiamo cercato di essere strumenti di misericordia accogliendo loro e le loro storie e sicuramente abbiamo ricevuto più di quanto dato. Speriamo che accanto a questi “poveri evangelici” che sono degli sconfitti dalla vita siamo stati capaci anche di aprire spiragli di futuro in quelle storie tanto bisognose di coraggio e che tanto ci hanno emozionato, durante le condivisioni, sentendo i racconti delle loro sfortunate vite.
Concludo con la citazione di Papa Francesco quando recentemente è stato in visita ad un carcere e gli è stato chiesto se l’azione principale della Chiesa sia quella di “andare incontro agli scartati” ha risposto affermativamente ed ha aggiunto: “Quando sono davanti a un carcerato, ad esempio, mi domando: perché lui e non io? ... Perché lui è caduto e io no?....
Donato insieme a Renzo e Ivana

Il 2016 è stato l’anno del Giubileo straordinario della Misericordia e Renzo e Ivana, reduci da una esperienza simile fatta in Sardegna, hanno proposto la realizzazione di questo cammino con un gruppo di carcerati. Così è nata l’idea del Cammino della Misericordia che è piaciuta molto ed è stata accolta e presto è stato predisposto un progetto e presentato alla direzione della casa circondariale di Trento. Dopo una lunga “corsa a ostacoli” appena 3 giorni prima della data concordata di inizio, il giudice di sorveglianza ha dato l’assenso alla partecipazione di 5 detenuti. Per fortuna Renzo e Ivana, che erano responsabili della cucina, avendo una buona esperienza, hanno organizzato abbastanza facilmente quanto serviva e tutto è andato per il meglio.
Si sa che la realtà carceraria italiana è difficile anche in un carcere moderno e appena costruito come quello di Trento, la corte di giustizia europea spesso ha criticato il nostro stato per le situazioni drammatiche dietro alle sbarre. La pena dovrebbe avere una funzione rieducativa ma in realtà oggi rischia di offrire invece il tempo a rabbia, vendette o prostrazioni che mortificano la dignità umana. Spesso la detenzione diventa un parcheggio che non consente la rielaborazione del reato commesso giungendo ad un nuovo progetto per il proprio futuro e per il reinserimento sociale ma invece si assiste al fallimento dell’azione rieducativa.
Per 4 giorni una decina di volontari assieme al cappellano delle carceri che è un missionario comboniano hanno intrapreso questo cammino di crescita per tutti. Le persone detenute che hanno percorso il cammino sono A. M. afgano di 20 anni, J. A. nigeriano di 31 anni, B. M. gambiano di 22 anni, V. B. rumeno di 37 anni e S. H. bosniaco di 46 anni.
Ben presto la fiducia reciproca è emersa e le relazioni sono state sincere mettendo in evidenzia gli aspetti più belli delle persone. E’ stato un cammino ricco di emozioni, di solidarietà e amicizia dove ben presto sono calati gli scudi della diffidenza, del timore e della paura, nella certezza che “Dio perdona tutti” come sta scritto accanto all’immagine del precedente cappellano improvvisamente scomparso pochi mesi fa.
Abbiamo cercato di essere strumenti di misericordia accogliendo loro e le loro storie e sicuramente abbiamo ricevuto più di quanto dato. Speriamo che accanto a questi “poveri evangelici” che sono degli sconfitti dalla vita siamo stati capaci anche di aprire spiragli di futuro in quelle storie tanto bisognose di coraggio e che tanto ci hanno emozionato, durante le condivisioni, sentendo i racconti delle loro sfortunate vite.
Concludo con la citazione di Papa Francesco quando recentemente è stato in visita ad un carcere e gli è stato chiesto se l’azione principale della Chiesa sia quella di “andare incontro agli scartati” ha risposto affermativamente ed ha aggiunto: “Quando sono davanti a un carcerato, ad esempio, mi domando: perché lui e non io? ... Perché lui è caduto e io no?....
Donato insieme a Renzo e Ivana

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