Se (come dice il mio amico Renato, Pellegrino di lungo corso) il Cammino inizia davanti alla porta di casa, allora sabato mattina aprirò l'uscio e marcherò il primo passo verso una meta vista solo in fotografia ma tatuata a fuoco nello Spirito. Ho da poco chiuso lo zaino (con le mani, i piedi e l'aiuto quasi materno di Costanza) e l'ho caricato sulle spalle, così,per prova. Dopo aver studiato (e sistematicamente ignorato) le innumerevoli cordicelle, regolazioni e ganci, la cui utilità resta per me un mistero, ho mosso i primi passi in "assetto da Pellegrino": Costanza dice che camminavo come se fossi appena uscito da un rave party....forse il carico è sbilanciato...o più probabilmente sono io che non sono avvezzo, mi sentivo come Atlante con il mondo sulle spalle: il mio mondo da qui ad ottobre. Imparerò a domarlo, questo carico anomalo.Imparerò l'uso delle cordicelle. Imparerò a Camminare, a fare la fila ai bagni, a saltare la colazione, ad ascoltare la voce delle gambe doloranti e quella del cuore che mi invita a cercare qualcosa che non so ancora esprimere. Io non ho certezze non le ho mai avute, in compenso ho tanti dubbi e tante domande e questa è la mia forza. Chi ha certezze si chiude nella propria Torre d'Avorio e smette di cercare, di porsi i quesiti; io no: sono costretto a cercare, ad andare avanti e non fermarmi mai, incasinandomi ma scoprendo altri orizzonti dietro ad un apparente vicolo cieco o ad un approdo apparentemente certo. Ecco, la metafora del mio Cammino è tutta qui! L'allegoria della mia esistenza, con lo zaino caricato male, pieno di cianfrusaglie e di cose utili, pieno di cose che reputo superflue ma che magari si riveleranno essenziali. Ciarpame e cose importanti, ed io sotto a questo peso che barcollo come un ubriacone o viaggio spedito come un treno tedesco.Vedremo. Sabato mi godrò il volo verso Madrid (ostinatamente verso ovest, sempre!) guardando le nuvole dal lato sbagliato e gioendone come ho sempre fatto, e poi Pamplona, dove il primo dubbio si farà subito concreto: partire da qui per iniziare a camminare (come da vecchio progetto, quando il tempo era tiranno: pare un secolo fa e non è manco un mese!) o andare a Roncisvalle per la Benedizione alla Collegiata e poi partire da lì? Il problema che dal sabato fino al lunedì dopo, non ci sono autobus per andare a Roncisvalle. Un taxi? Vibrando subito un possente colpo di mannaia sul budget del pellegrino prima ancora di aver messo il bordone sull'asfalto? Boh...Renato dice di non preoccuparsi, tanto il Cammino "ci pensa Lui", ed alla fine sistema tutto. Non lo so, non so cosa aspettarmi: non so come dire al mio cane che per un mese intero o forse più non andremo a far casino sul pratone, non so se è saggio andarsene a zonzo con uno zaino sghembo invece di mettersi a cercare un nuovo lavoro,non so se è corretto lasciare tutto sulle spalle di Costanza. Non riesco proprio a diventare quell'omino assennato che dovrei ormai essere alla soglia dei cinquant'anni. Però bisogna che vada, questa è l'unica cosa certa. Ho con me due sassi che raccolsi in Casentino quel giorno che mi persi nei boschi ed iniziò questa voglia di Santiago: uno è nero e l'altro bianco, uno è per rammentarmi il male che (inconsapevolmente) posso aver creato agli altri e l'altro è il bene (che altrettanto incidentalmente) potrei aver fatto. Ho una foto di mia Sorella, volata in Cielo troppo presto e con il desiderio di andare ad Assisi. Mi è sempre piaciuto stupirla con effetti speciali solo per vedere la faccia che faceva: non si immagina nemmeno dove la stia portando! Ho tutto quello che serve e anche quello che non. Strada facendo vi farò sapere, di tanto in tanto, da che parte tira lo zaino: se continuerà il suo cammino anarchico sulle spalle di un ragazzino che non vuol crescere, oppure se arriverà all'Obradoiro domato, sulle spalle di un signore dai capelli quasi bianchi e la faccia di uno che finalmente ha capito qualcosa.Il mio Cammino è tutto qui. A presto. Alfredo


