guidoV
Utenti registrati
ferragosto.
seduto sul paracarro, davanti ad un piccolo bar di villa franca montes de oca. ridosso alla strada.
un colpo di vento dispettoso ci sorprende in viso.
fortuna: partii con un capitale di 15 giorni da spendere. meta burgos.
sono in anticipo di 2 giorni sulla tabella di marcia. confortante.
a casa mi dicono che una delle macchine da stampa (in tipografia) ha qualche problemino (fortuna).
tecnici non se ne trovano prima di una settimana (fortuna, doppia... per chi è in “vacanza”).
sono riuscito ad elemosinare altri 10 giorni di cammino (suerte).
e come faccio a lasciarlo?!
un incubo ricorrente mi ha già perseguitato 2 notti consecutive: sono a casa mia, ma cosa ci faccio qui?!
io devo camminare, devo finire il cammino, ho “trovato” altri 10 giorni! per l'amor del cielo! a che ore parte il primo aereo?
(si, rinnego l'ecologia del treno, per una volta, purché mi riportiate dov'ero!).
io ero con andrea!(austriaca di 20 anni) e diego! (28, milano, compagno di viaggio della prima ora; conosciuto addirittura sul vagon lits a nizza)
eravamo così affiatati!
calma! solo un incubo (mucha suerte)
e pensare che questo pomeriggio, andrea filava come un treno.
ad un certo punto le ho chiesto di rallentare, imitando quella sagoma d'un boliviano (74 anni) conosciuto a najera.
ha cominciato a ridere. mi ha pregato di smetterla; a momenti se la fa addosso.
adesso ha un'aria così afflitta. lei mi dice che al primo sguardo capisce subito se un albergue/hospital è “vivibile” e le aggrada.
non dico di pretendere l'agiatezza degli alberghi, ma sai le ragazze a volte hanno necessità di un pochino + di agio (dovuto).
diego se ne è andato a prendere un'altra birra. non gli bastano le aquarius per il canonico brindisi.
lei mi indica un ragazzo magro (delgado) con anfibi teutonici. era con la fidanzatina. qualche problemino l'ha messa fuori uso, se ne è tornata a casa stamane.
lui si aggira scontroso come un'anima in pena, è combattuto sul da farsi; caccia la mano in tasca e si attacca al telefono pubblico
qualcosa mi dice che il suo posto, ora, è più vicino alla sua lei che al cammino.
giusto così: felicità solo se c'è condivisione, è necessario.
gli occhi di andrea anelano alla facciata assolata dell'albergue, dall'altra parte della strada.
mi dice che le sembra carino. al primo sguardo.
dovrei essere felice. od almeno sereno.
ho 10 giorni di “bonus”. sono in salute (a parte le 5/6 ampollas, ma non fanno testo). sono affiatatissimo con questi dos peregrinios.
ed è due giorni che calzo scarpe “tecniche”.
si, solo due giorni. sono uno di quei fenomeni che pensavano di fare il cammino con le scarpe ginniche (+ un paio di sandali in gomma).
non ho ancora scoperto che la magia del cammino ti dona ciò che ti serve al momento giusto.
è da dopo pamplona che cerco un negozio per comprare scarpe tecniche, coincidenze: ci sono i sabati/domeniche pomeriggio e devi scordarti i negozi aperti
(esta cerrado porchè es sabado, hoy esta cerrado porchè es domingo...) e quando esta abierto tu es en torres del rio od in qualche paese fantasma e sarebbero aperti i negozi. peccato che non esistano... (dimenticavo la iglesia esta cerrada, no sello. amen).
beh la tienda del chino è sconsigliato che venda scarpe adatte al cammino.
che dio benedica santo domingo de la calzada (e de los calzados y zapatos).
dicevo... dovrei essere sereno.
diego si è messo in testa che deve fare 40 km al giorno. ha solo un mese lui (!!)
si facesse un programma, capirebbe che con un mese a disposizione riuscirebbe a tornare anche in dietro per metà (!)
e come faccio a dire ad andrea di levare gli occhi da quella facciata assolata e di rimetterli sulla strada.
è singolare come nella difficoltà, le amicizie si cementano.
piuttosto che abbandonare un compagno di viaggio ti faresti tagliare il mignolo della mano (quasi).
penso: dai andy. fammi uno dei tuoi sorrisi. dimmi che stai bene.
rimandiamo la doccia di un paio d'ore (qualcosa più, ma tenetevelo per voi. siatemi d'aiuto!).
qualcosa mi dice che a san juan de ortega ci sia un rifugio fantastico, mi va quasi di prometterglielo.
la guida me lo conferma: 100 posti. anche se arriviamo tardi troveremo senz'altro un posticino.
dai andy, sorridi. sei la peregrina più atletica del mondo! e poi hai quel bastone.
te lo ha regalato tuo zio, arriva da qualche foresta della carinzia.
temprato per el camino frances (temprato, si, però giurerei che 10 giorni fa era 10 cm più alto...)
fantastico, andy. stasera doppia razione di tarta, pago io.
mettiamoci sulla scia di diego.
cavoli, dura davvero sta salita. sterrato. terra rossa, pastosa. meno male che non piove da 4 giorni, altrimenti qui era un pantano.
ci mancherebbe solo questo a rendere tutto più difficoltoso.
il colpo di vento di prima ritorna. con più forza. soffia.
devo stare attento alle mie lenti a contatto...
altrimenti...
sono stato troppo attento alle mie...
ed ho perso di vista quelle di andrea.
è lei che ha problemi con le sue.
lacrima.
forse non è solo colpa della polvere.
mi ero ripromesso di confortarla e sostenerla! (adios, suerte!)
si inifila gli occhiali. questo sembra rianimarla. via, si riparte spediti.
chissà quanti animali in questo splendido bosco.
passo. passi. silenzio. fiati. passo. passi.
sembra diradarsi. ehi, la civiltà.
datemi una doccia. ci siamo ragazzi. donde està l'albergue.
eccolo! splendido il monastero, lo apprezzerei con la giusta misura se non avessi altre necessità primarie.
un sacco di pellegrini. tutti già belli azzimati per la cena.
suonano le campane. ore 18.45: missa. oggi è ferragosto, assunzione (ave maria).
la prudenza mi ha consigliato di andare a messa ieri sera a grañon (pellegrino saggio!)
abbiamo dato una mano a spostare la virgen. le hanno messo quell'accecante abito bianco.
grañon, 40 km fa. sembra una settimana fa. splendida la cena comunitaria.
splendido lo spettacolo di stelle che c'era in cielo stanotte!
mi sono letteralmente costretto ad uscire dal sacco letto ed a trascinarmi alla finestra.
saranno state le 2 di notte. impagabile firmamento, impagabile creatore.
ore 19. capisco ma stento a realizzare. non voglio.
il rifugio non ha più posti.
mi perdoni, non potete lasciarci fuori.
abbiamo fatto la pazzia di camminare per 40 km, anche oggi!
andrea sembra comunque reggere l'urto della delusione.
insisto; le volevo promettere il migliori dei rifugi, il portico potrebbe andare benissimo: anzi se aveste 3 colchones saremmo a postissimo.
forse la spuntiamo. ci troveranno una sistemazione.
per un pelo.
“antes però missa, despues supa y despues ducha”
alt! il signore mi perdoni, ma oggi ho proprio bisogno di una doccia e di dare uno sguardo ai miei piedi.
pellegrino prudente: sono andato alla messa prefestiva.
“no antes missa, despues supa y despues ducha”.
ma come! guardateci, siamo allo stremo.
non c'è verso. almeno ci troveranno un posto per dormire...
diego se ne va a bere una cerveza. andrea mi segue nel monastero.
in fondo giobbe ha vinto ben altre avversità. mi permetto il lusso di togliermi le scarpe in chiesa (spero di non essere blasfemo, signore).
non è stata la mia migliore messa per predisposizione d'animo...
però ahora ducha.
no, señor: antes supa.
spazientito, riesco ad ottenere il benestare di fare la ducha. non c'è problema. sono pronto a non avere la mia razione di supa.
qualcuno se ne rallegrerà anche della mia razione.
cavolo, questo rifugio ha visto tempi migliori...
doccia fredda anche oggi (non sono queste le difficoltà). sono rivitalizzato.
la guida è magnanima quando descrive il rifugio (“non riescono a ristrutturare come vorrebbero per mancanza di fondi”).
il senso logico consiglierebbe di radere al suolo e rifare di sana pianta.
eppure, il cammino è questo. di questi albeghi.
di questi ospitaleri.
il cammino è uscire dalla ducha freddissima, dopo aver controvoglia partecipato alla messa (pur avendone seguita una prefestiva).
è scendere le scale, un po' risentito per la carente pulizia dei bagni.
entrare in sala da pranzo, trovare l'hospitalero, in piedi, compiaciuto dei suoi commensali che scolano la supa de aglio.
è il suo sguardo, che si accorge che altri 3 pellegrini varcano la soglia.
la sua premura nel sottrarre, a chi ha già finito la propria razione, la scodella. riempirla e donarteLa traboccante.
è il suo zelo e la sua naturalezza nel sottrarre il cucchiaio che un peregrino ha appena finito di leccare e infilartelo nella TUA scodella.
è voltarti con un sorriso che ti scoppia in gola e condividerlo con i tuoi compagni di viaggio (chettelodicoaffare, io alleno i miei anticorpi!).
il cammino è arrivare tardi ad un albergue. scoprire di essere senza posto letto.
ma avere la fortuna di avere una sala da pranzo come camera da letto.
adagiato su un colchones che ha visto troppe notti (e troppe terga... y pulgas forse)
è elemosinare una manta, mentre tutti ormai dormono.
salire le scale verso i pellegrini addormentati con l'hospitalera (gentilissima come fosse tua nonna, te la ricordi!?) che ti tiene sottobraccio.
è lei con energia che al buio pesto, tasta i letti alla ricerca di qualche manta libera.
è la signora gentilissima dell'hospital che, con gesto rude ma generoso, sfila una coperta svegliando di soprassalto una peregrina (dorme, dorme desculpa).
è il buio che nasconde il sorriso soffocato che ti scappa.
è il pellegrino generoso che si erge una camera più in là e ti fa luce con la sua torcia elettrica.
è andrea (le signore/rine hanno le loro esigenze) che non si lamenta, ma per stasera ci si lava solo per l'indispensabile...
è alzarsi dopo che tutti sono partiti.
nelle camerate è sempre madrugada. basta il primo che si sveglia e tutti si rianimano. via, comincia la giornata.
è avere il buongiorno dell'hospitalera, tutto per te (per noi).
(chissà se dormono di notte?).
è lei che col suo fare deciso e senza (apparente) gentilezza ti trascina nella sua cucina privata. ti costringe a tavola e ti offre cafè-solo con biscotti.
è che a te stamattina ti scappa un “extra donativo”; un superlusso, direi (che il signore le benedica).
fortuna.
forse è meglio che la smetta di chiamarla così.
guido
ps. il cammino è due giorni dopo.
hornillos del camino.
bocadillos sotto l'insegna della “tienda km 469” (si chiama proprio così, come dichiara el sello).
è la pellegrina, bellissima, seduta dall'altra parte del marciapiede; ti dice che tutti quelli che hanno dormito a san jaun de ortega, a ferragosto, hanno contratto le pulgas.
tutti tranne 3! (dico io)
i fortunati che hanno dormito in sala da pranzo!
è guardare andrea, al tuo fianco e farsi l'ennesima risata.
fortunati... mi ero ripromesso di non parlare più di fortuna.
vuoi mezza banana, andrea?
seduto sul paracarro, davanti ad un piccolo bar di villa franca montes de oca. ridosso alla strada.
un colpo di vento dispettoso ci sorprende in viso.
fortuna: partii con un capitale di 15 giorni da spendere. meta burgos.
sono in anticipo di 2 giorni sulla tabella di marcia. confortante.
a casa mi dicono che una delle macchine da stampa (in tipografia) ha qualche problemino (fortuna).
tecnici non se ne trovano prima di una settimana (fortuna, doppia... per chi è in “vacanza”).
sono riuscito ad elemosinare altri 10 giorni di cammino (suerte).
e come faccio a lasciarlo?!
un incubo ricorrente mi ha già perseguitato 2 notti consecutive: sono a casa mia, ma cosa ci faccio qui?!
io devo camminare, devo finire il cammino, ho “trovato” altri 10 giorni! per l'amor del cielo! a che ore parte il primo aereo?
(si, rinnego l'ecologia del treno, per una volta, purché mi riportiate dov'ero!).
io ero con andrea!(austriaca di 20 anni) e diego! (28, milano, compagno di viaggio della prima ora; conosciuto addirittura sul vagon lits a nizza)
eravamo così affiatati!
calma! solo un incubo (mucha suerte)
e pensare che questo pomeriggio, andrea filava come un treno.
ad un certo punto le ho chiesto di rallentare, imitando quella sagoma d'un boliviano (74 anni) conosciuto a najera.
ha cominciato a ridere. mi ha pregato di smetterla; a momenti se la fa addosso.
adesso ha un'aria così afflitta. lei mi dice che al primo sguardo capisce subito se un albergue/hospital è “vivibile” e le aggrada.
non dico di pretendere l'agiatezza degli alberghi, ma sai le ragazze a volte hanno necessità di un pochino + di agio (dovuto).
diego se ne è andato a prendere un'altra birra. non gli bastano le aquarius per il canonico brindisi.
lei mi indica un ragazzo magro (delgado) con anfibi teutonici. era con la fidanzatina. qualche problemino l'ha messa fuori uso, se ne è tornata a casa stamane.
lui si aggira scontroso come un'anima in pena, è combattuto sul da farsi; caccia la mano in tasca e si attacca al telefono pubblico
qualcosa mi dice che il suo posto, ora, è più vicino alla sua lei che al cammino.
giusto così: felicità solo se c'è condivisione, è necessario.
gli occhi di andrea anelano alla facciata assolata dell'albergue, dall'altra parte della strada.
mi dice che le sembra carino. al primo sguardo.
dovrei essere felice. od almeno sereno.
ho 10 giorni di “bonus”. sono in salute (a parte le 5/6 ampollas, ma non fanno testo). sono affiatatissimo con questi dos peregrinios.
ed è due giorni che calzo scarpe “tecniche”.
si, solo due giorni. sono uno di quei fenomeni che pensavano di fare il cammino con le scarpe ginniche (+ un paio di sandali in gomma).
non ho ancora scoperto che la magia del cammino ti dona ciò che ti serve al momento giusto.
è da dopo pamplona che cerco un negozio per comprare scarpe tecniche, coincidenze: ci sono i sabati/domeniche pomeriggio e devi scordarti i negozi aperti
(esta cerrado porchè es sabado, hoy esta cerrado porchè es domingo...) e quando esta abierto tu es en torres del rio od in qualche paese fantasma e sarebbero aperti i negozi. peccato che non esistano... (dimenticavo la iglesia esta cerrada, no sello. amen).
beh la tienda del chino è sconsigliato che venda scarpe adatte al cammino.
che dio benedica santo domingo de la calzada (e de los calzados y zapatos).
dicevo... dovrei essere sereno.
diego si è messo in testa che deve fare 40 km al giorno. ha solo un mese lui (!!)
si facesse un programma, capirebbe che con un mese a disposizione riuscirebbe a tornare anche in dietro per metà (!)
e come faccio a dire ad andrea di levare gli occhi da quella facciata assolata e di rimetterli sulla strada.
è singolare come nella difficoltà, le amicizie si cementano.
piuttosto che abbandonare un compagno di viaggio ti faresti tagliare il mignolo della mano (quasi).
penso: dai andy. fammi uno dei tuoi sorrisi. dimmi che stai bene.
rimandiamo la doccia di un paio d'ore (qualcosa più, ma tenetevelo per voi. siatemi d'aiuto!).
qualcosa mi dice che a san juan de ortega ci sia un rifugio fantastico, mi va quasi di prometterglielo.
la guida me lo conferma: 100 posti. anche se arriviamo tardi troveremo senz'altro un posticino.
dai andy, sorridi. sei la peregrina più atletica del mondo! e poi hai quel bastone.
te lo ha regalato tuo zio, arriva da qualche foresta della carinzia.
temprato per el camino frances (temprato, si, però giurerei che 10 giorni fa era 10 cm più alto...)
fantastico, andy. stasera doppia razione di tarta, pago io.
mettiamoci sulla scia di diego.
cavoli, dura davvero sta salita. sterrato. terra rossa, pastosa. meno male che non piove da 4 giorni, altrimenti qui era un pantano.
ci mancherebbe solo questo a rendere tutto più difficoltoso.
il colpo di vento di prima ritorna. con più forza. soffia.
devo stare attento alle mie lenti a contatto...
altrimenti...
sono stato troppo attento alle mie...
ed ho perso di vista quelle di andrea.
è lei che ha problemi con le sue.
lacrima.
forse non è solo colpa della polvere.
mi ero ripromesso di confortarla e sostenerla! (adios, suerte!)
si inifila gli occhiali. questo sembra rianimarla. via, si riparte spediti.
chissà quanti animali in questo splendido bosco.
passo. passi. silenzio. fiati. passo. passi.
sembra diradarsi. ehi, la civiltà.
datemi una doccia. ci siamo ragazzi. donde està l'albergue.
eccolo! splendido il monastero, lo apprezzerei con la giusta misura se non avessi altre necessità primarie.
un sacco di pellegrini. tutti già belli azzimati per la cena.
suonano le campane. ore 18.45: missa. oggi è ferragosto, assunzione (ave maria).
la prudenza mi ha consigliato di andare a messa ieri sera a grañon (pellegrino saggio!)
abbiamo dato una mano a spostare la virgen. le hanno messo quell'accecante abito bianco.
grañon, 40 km fa. sembra una settimana fa. splendida la cena comunitaria.
splendido lo spettacolo di stelle che c'era in cielo stanotte!
mi sono letteralmente costretto ad uscire dal sacco letto ed a trascinarmi alla finestra.
saranno state le 2 di notte. impagabile firmamento, impagabile creatore.
ore 19. capisco ma stento a realizzare. non voglio.
il rifugio non ha più posti.
mi perdoni, non potete lasciarci fuori.
abbiamo fatto la pazzia di camminare per 40 km, anche oggi!
andrea sembra comunque reggere l'urto della delusione.
insisto; le volevo promettere il migliori dei rifugi, il portico potrebbe andare benissimo: anzi se aveste 3 colchones saremmo a postissimo.
forse la spuntiamo. ci troveranno una sistemazione.
per un pelo.
“antes però missa, despues supa y despues ducha”
alt! il signore mi perdoni, ma oggi ho proprio bisogno di una doccia e di dare uno sguardo ai miei piedi.
pellegrino prudente: sono andato alla messa prefestiva.
“no antes missa, despues supa y despues ducha”.
ma come! guardateci, siamo allo stremo.
non c'è verso. almeno ci troveranno un posto per dormire...
diego se ne va a bere una cerveza. andrea mi segue nel monastero.
in fondo giobbe ha vinto ben altre avversità. mi permetto il lusso di togliermi le scarpe in chiesa (spero di non essere blasfemo, signore).
non è stata la mia migliore messa per predisposizione d'animo...
però ahora ducha.
no, señor: antes supa.
spazientito, riesco ad ottenere il benestare di fare la ducha. non c'è problema. sono pronto a non avere la mia razione di supa.
qualcuno se ne rallegrerà anche della mia razione.
cavolo, questo rifugio ha visto tempi migliori...
doccia fredda anche oggi (non sono queste le difficoltà). sono rivitalizzato.
la guida è magnanima quando descrive il rifugio (“non riescono a ristrutturare come vorrebbero per mancanza di fondi”).
il senso logico consiglierebbe di radere al suolo e rifare di sana pianta.
eppure, il cammino è questo. di questi albeghi.
di questi ospitaleri.
il cammino è uscire dalla ducha freddissima, dopo aver controvoglia partecipato alla messa (pur avendone seguita una prefestiva).
è scendere le scale, un po' risentito per la carente pulizia dei bagni.
entrare in sala da pranzo, trovare l'hospitalero, in piedi, compiaciuto dei suoi commensali che scolano la supa de aglio.
è il suo sguardo, che si accorge che altri 3 pellegrini varcano la soglia.
la sua premura nel sottrarre, a chi ha già finito la propria razione, la scodella. riempirla e donarteLa traboccante.
è il suo zelo e la sua naturalezza nel sottrarre il cucchiaio che un peregrino ha appena finito di leccare e infilartelo nella TUA scodella.
è voltarti con un sorriso che ti scoppia in gola e condividerlo con i tuoi compagni di viaggio (chettelodicoaffare, io alleno i miei anticorpi!).
il cammino è arrivare tardi ad un albergue. scoprire di essere senza posto letto.
ma avere la fortuna di avere una sala da pranzo come camera da letto.
adagiato su un colchones che ha visto troppe notti (e troppe terga... y pulgas forse)
è elemosinare una manta, mentre tutti ormai dormono.
salire le scale verso i pellegrini addormentati con l'hospitalera (gentilissima come fosse tua nonna, te la ricordi!?) che ti tiene sottobraccio.
è lei con energia che al buio pesto, tasta i letti alla ricerca di qualche manta libera.
è la signora gentilissima dell'hospital che, con gesto rude ma generoso, sfila una coperta svegliando di soprassalto una peregrina (dorme, dorme desculpa).
è il buio che nasconde il sorriso soffocato che ti scappa.
è il pellegrino generoso che si erge una camera più in là e ti fa luce con la sua torcia elettrica.
è andrea (le signore/rine hanno le loro esigenze) che non si lamenta, ma per stasera ci si lava solo per l'indispensabile...
è alzarsi dopo che tutti sono partiti.
nelle camerate è sempre madrugada. basta il primo che si sveglia e tutti si rianimano. via, comincia la giornata.
è avere il buongiorno dell'hospitalera, tutto per te (per noi).
(chissà se dormono di notte?).
è lei che col suo fare deciso e senza (apparente) gentilezza ti trascina nella sua cucina privata. ti costringe a tavola e ti offre cafè-solo con biscotti.
è che a te stamattina ti scappa un “extra donativo”; un superlusso, direi (che il signore le benedica).
fortuna.
forse è meglio che la smetta di chiamarla così.
guido
ps. il cammino è due giorni dopo.
hornillos del camino.
bocadillos sotto l'insegna della “tienda km 469” (si chiama proprio così, come dichiara el sello).
è la pellegrina, bellissima, seduta dall'altra parte del marciapiede; ti dice che tutti quelli che hanno dormito a san jaun de ortega, a ferragosto, hanno contratto le pulgas.
tutti tranne 3! (dico io)
i fortunati che hanno dormito in sala da pranzo!
è guardare andrea, al tuo fianco e farsi l'ennesima risata.
fortunati... mi ero ripromesso di non parlare più di fortuna.
vuoi mezza banana, andrea?

sono stato a lungo cazziato :lol: per le mie espressioni in limba ... continuate a scrivere in lingua ispanica ed io riprendo a scrivere in sardo (per voi è una minaccia per me solo puro piacere 
