freespirit
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Settembre 2005, mentre salgo sui Pirenei vengo superata da un paio di pellegrini che sorridendo mi apostrofano in inglese un saluto. Primo cammino, emozione, entusiasmo, e fiato corto.
Ci rincontriamo altre volte e come spesso accade faccio con Erik e Hans, svedesi di Stoccolma, diverse tappe insieme e molte comidas y bebidas.
Nasce un amicizia, specialmente con Erik, e a Logroño mi cedono una delle loro stanze in hostal perché avevo la febbre.
A Nájera stavo ancora peggio, e una mattina prima di ripartire, Erik mi accompagna al Centro de Salud insieme a Jutta, mitica hospitalera che ora accoglie i pellegrini al San Saturnino a Ventosa. Jutta, con la quale prosegue tuttora una bella amicizia, viste le mie pietose condizioni mi obbliga a farmi medicare l'unghia del piede con l'infezione.
Erik non mi abbandona e, seppure zoppicando, riprendo il cammino. Raggiungeremo Hans più avanti, dopo che Erik è costretto a rifare all'indietro un paio di km per aver perso una racchetta, mentre io mi riposo sotto un albero e tengo d'occhio il suo zaino.
A Santo Domingo de la Calzada ci separiamo. Loro devono tornare a casa, ferie finite..
Io proseguo da sola.
Nel corso degli anni ci siamo mandati auguri, scritto lettere e cartoline, mail e messaggi, ci siamo raccontati di figli che crescevano e di cammini sognati, ci siamo sentiti al telefono più volte, durante i loro e i miei cammini successivi. Una volta stavo per raggiungerli sul Hadrian's Wall Path, poi qualcosa me lo impedì ma sempre abbiamo cercato di rivederci.
Febbraio 2015, Roma
Dopo dieci anni Erik e io abbiamo potuto riabbracciarci.
Per via di un corso che stava seguendo a Roma, è successo che a distanza di dieci anni un'amicizia nata sul Cammino e mai interrotta nonostanza la mancanza di frequentazioni, ci ha regalato un lungo abbraccio e qualche lacrimuccia.
Bello, bello, bello.
Non so cos'altro dire, se non che queste cose che accadono mi fanno amare ancora di più il Cammino.
Jutta io e Erik sobre el puente del rio Najerilla, octubre 2005
Erik e io a Roma, febbraio 2015
Ci rincontriamo altre volte e come spesso accade faccio con Erik e Hans, svedesi di Stoccolma, diverse tappe insieme e molte comidas y bebidas.
Nasce un amicizia, specialmente con Erik, e a Logroño mi cedono una delle loro stanze in hostal perché avevo la febbre.
A Nájera stavo ancora peggio, e una mattina prima di ripartire, Erik mi accompagna al Centro de Salud insieme a Jutta, mitica hospitalera che ora accoglie i pellegrini al San Saturnino a Ventosa. Jutta, con la quale prosegue tuttora una bella amicizia, viste le mie pietose condizioni mi obbliga a farmi medicare l'unghia del piede con l'infezione.
Erik non mi abbandona e, seppure zoppicando, riprendo il cammino. Raggiungeremo Hans più avanti, dopo che Erik è costretto a rifare all'indietro un paio di km per aver perso una racchetta, mentre io mi riposo sotto un albero e tengo d'occhio il suo zaino.
A Santo Domingo de la Calzada ci separiamo. Loro devono tornare a casa, ferie finite..
Io proseguo da sola.
Nel corso degli anni ci siamo mandati auguri, scritto lettere e cartoline, mail e messaggi, ci siamo raccontati di figli che crescevano e di cammini sognati, ci siamo sentiti al telefono più volte, durante i loro e i miei cammini successivi. Una volta stavo per raggiungerli sul Hadrian's Wall Path, poi qualcosa me lo impedì ma sempre abbiamo cercato di rivederci.
Febbraio 2015, Roma
Dopo dieci anni Erik e io abbiamo potuto riabbracciarci.
Per via di un corso che stava seguendo a Roma, è successo che a distanza di dieci anni un'amicizia nata sul Cammino e mai interrotta nonostanza la mancanza di frequentazioni, ci ha regalato un lungo abbraccio e qualche lacrimuccia.
Bello, bello, bello.
Non so cos'altro dire, se non che queste cose che accadono mi fanno amare ancora di più il Cammino.

Jutta io e Erik sobre el puente del rio Najerilla, octubre 2005
Erik e io a Roma, febbraio 2015


