Durante
1° giorno sabato 28 luglio 2007 BRESCIA – LA VERNA
Ormai il tempo dei dubbi e dei timori è lasciato alle spalle. Quando si inizia un pellegrinaggio, fosse in treno o in aereo, dopo il primo passo il pensiero è solo per ciò che si va a fare. Certo, Chiusi della Verna sembra in capo al mondo. Per raggiungerla da Brescia ci vogliono ben tre treni e due bus. Manco fosse SJPP!!!
La mente va veloce alle esperienze degli scorsi anni in terra di Spagna ma non vi si sofferma a lungo perché dalle informazioni che ho acquisito ho il vago sospetto che quello che mi aspetta è tutta un’altra cosa.
Il viaggio di avvicinamento mi mette a contatto con il popolo dei vacanzieri. Sono i giorni del grande esodo. L’esodo “degli altri”. Nessuno è come me. Perché io sono un pellegrino. So di esserlo e voglio vivere come tale.
Solo sul bus Bibbiena-La Verna ho il primo contatto con due pellegrini di Milano, marito e moglie, di ritorno dal Cammino, che stanno risalendo al Santuario per recuperare l’auto lasciata parcheggiata lì 15 giorni fa. Allora è tutto un chiedere notizie, avere utili consigli sul percorso, delle dritte, ma più di tutto ricevere sostegno ed incoraggiamento dato che, secondo i loro racconti, mi faccio sempre di più l’idea che sarà piuttosto dura.
Scendo alla Beccia, una località 3 km sotto il Santuario perchè, come da accordi con le suore che mi ospiteranno questa notte (a terra, perché non c’è posto ) posso lasciare lo zaino e poi risalire al Santuario della Verna per la visita e, novità del momento, anche per la cena. Il sentiero che sale al Santuario è ripido ed ombreggiato ma ciò non mi risparmia la prima sudata del Cammino. Ci arrivo giusto in tempo (15,30) per partecipare alla Processione delle Stimmate, poi la recita di un rosario e la celebrazione dei Vespri. Almeno per oggi lo Spirito è alimentato! Ora si tratta di alimentare il corpo. Dopo la visita ai luoghi Santi, mi presento a Sr Priscilla presso il complesso di Accoglienza del Pellegrino. Lei è un’istituzione per il Cammino, è colei che con frasi ben auguranti ed il primo timbro sulla credenziale da il via a questa avventura e ti sistema per la cena. Fortunatamente al termine della cena mi trova anche una famiglia automunita che deve scendere alla Beccia e mi da un passaggio altrimenti il battesimo del mio Cammino sarebbe stata la discesa del Monte Santo in notturna nel bosco e senza pila (per la serie: sarà dura!).
Sono le 22,00 e sono in una stanza-refettorio da solo ed al suolo (almeno in Spagna eravamo in tanti a dormire per terra) e penso, per l’ennesima volta, che se non trovo qui, cioè alla partenza, qualcuno, come posso pensare di trovare compagni di viaggio nei giorni a seguire. E’ un pensiero dovuto al morale che sta un po’ giù, d’altra parte il partire da solo è una scelta consapevole che presenta i suoi vantaggi e svantaggi. Chiudo e mi lavo (dimenticavo: non c’è doccia, ci si lava a spizzichi) Speriamo meglio nel proseguo.
Considerazioni a caldo:
- A parte Sr Priscilla che sa cosa stai andando a fare e ti scrive sulla credenziale parole auguranti hai la sensazione che le altre persone che ti circondano si chiedano chi sei. Non rientri nella categoria del turista mordi e fuggi (quello di un giorno qui ed uno la) non in quella del turista/religioso (che si fa i santuari francescani in pullman GT in 3 giorni). Alla meno peggio ti classificano (data l’età) per un tardo Hyppie o uno scout (che si è perso il resto del gruppo). Ma chi sono io? Che tipo di Pellegrino sono?
Spero che questo Cammino di Francesco mi aiuti a capirlo sempre di più.
Logistica:
Per arrivare a Chiusi della Verna con i mezzi pubblici ed una spesa attorno ai 50 euro ho usufruito di:
Brescia – Modena (treno ES)
Modena – Arezzo (treno IC)
Arezzo – Bibbiena (treno R + servizio bus sostitutivo per tratta interrotta)
Bibbiena – Chiusi della Verna (bus)
Cena: nel ristorante dell’albergo del Santuario;
Dormire: nella casa di accoglienza delle suore del Santuario a la Beccia. Tel 0575-5341 chiedere di Sr Priscilla.
Costo: offerta libera per cena e pernottamento.
2° giorno domenica 29 luglio 2007 LA VERNA – EREMO DI CERBAIOLO km 27
Non ero più abituato a dormire a terra ed ho passato tutta la notte nella ricerca della posizione. La sveglia, alle 5,30 mi ha sorpreso in quest’opera ed è stata liberatoria. Ho preparato la colazione con i mezzi che mi porto sempre appresso, racimolato i miei panni (il vantaggio di stare da soli in un locale enorme) sparsi ovunque ed ho iniziato il mio Cammino di Francesco con la salita (per la seconda volta) al Santuario della Verna. Un viale alberato porta fuori dal complesso del Santuario fino all’inizio del sentiero n°50 del CAI. Praticamente quasi tutta la tappa si svolge sul crinale appenninico ed in fitti boschi attraverso sentieri segnati dal CAI ai quali si sovrappongono (a volte ) le frecce gialle ed i Tau posti dai volontari che hanno collaborato nella tracciatura del Cammino contemplato dalla guida di Angela Seracchioli “Di qui passò Francesco”. Ho percorso la prima ora di sentiero in compagnia di un escursionista conoscitore dei luoghi che mi ha rassicurato sulla via da percorrere. Quando ci siamo lasciati qualche problema l’ho avuto nell’interpretazione di segni e frecce ma dopo 4 ore sono giunto a Pieve S. Stefano giusto in tempo per la S. Messa delle 11,00 a cui ha fatto seguito una sosta nei giardini pubblici (ombra, acqua, servizi igienici) per evitare le ore più calde della giornata. Ci sono due modi per salire all’Eremo: un ripido sentiero che parte dietro la piazza oppure, lasciato l’abitato, dopo 1 km circa verso sud, in prossimità di una fabbrica di rocchetti avvolgi tubi, inizia una faticosa salita, parte su asfalto e poi sterrato, verso l’Eremo di Cerbaiolo. Non ci sono molte indicazioni lungo la strada ma basta non prendere deviazioni laterali e proseguire fino alla fine.
1 Km prima dell’Eremo si trova l’Ostello Francescano utilizzabile per gruppi autogestiti. L’Eremo si trova abbarbicato in alto, sulla roccia del monte. Sono poi giunto ad un cancelletto sempre chiuso (che va poi richiuso per non fare uscire le 130 caprette ed i 10 gatti di Sr Chiara) superato il quale, in 15 minuti ci si ritrova in un’oasi di pace con una vista magnifica. Sr Chiara è a buon titolo, un personaggio di questo Cammino. A me ha sorpreso non solo per il tipo di vita scelto ma anche per la vitalità a scapito dell’età (ha 86 anni) e per la saggezza ed arguzia nell’argomentare. Sono state un paio d’ore piacevoli, poi all’imbrunire, mi sono recato all’ostello nella speranza di trovare acqua. Infatti la pompa del pozzo che si trova 100 metri sotto l’Eremo era parzialmente fuori uso e non mandava acqua in alto ma fortunatamente un po’ ne andava più in basso verso l’Ostello. Per la cena ho fatto bastare alcune noci ed un poco di the, dato che i negozi a Pieve erano chiusi perché domenica. Presso l’ Ostello risiede un custode. Se avete voglia di fare quattro chiacchiere Lui è ben disposto. Abbondantemente predisposto!.
Considerazioni a caldo:
- Io non ho senso dell’orientamento per cui per me, i segni, (che pur ci sono) non sono mai abbastanza sufficienti. Niente di paragonabile con Santiago dove una flecha amarilla era sempre lì ad indicarti la strada e neppure con i sentieri tracciati dal CAI sulle nostre Alpi. Forse serve anche un po’ d’intuito (che scarseggia pure lui). Angela, nella prefazione alla guida, dice che oltre alle indicazioni della guida serve anche spirito d’avventura. Come era bello quando bastava andare sempre a Ovest!!
- Tappa di estrema solitudine quando ci si trova fuori dal paese: non incontrato nessuno nei due sensi. Per cui se mai ho avuto dei dubbi sul tracciato da seguire, bhe,…ho dovuto farli passare!
- Ho bevuto molto e non si trova acqua lungo il percorso se non nel paese di Pieve. Io mi porto sempre appresso due litri di acqua ma si corre il rischio di provare l’esperienza della sete specialmente in giornate calde come queste.
- Se poi quando arrivi all’Eremo Sr Chiara ti dice che non c’è acqua perché la pompa del pozzo è guasta….questa è Perfetta Letizia.
Logistica:
Cena:bisogna pensarci quando si è a Pieve S. Stefano considerando che per la cena non è opportuno fare affidamento a Sr Chiara e all’Eremo ( o meglio all’Ostello Francescano, 1 km prima, (le chiavi vanno chieste a Sr Chiara) è disponibile una cucina autogestita;
Dormire: a seconda di ciò che dispone Sr Chiara. All’Eremo ci sono alcune celle per gli ospiti, oppure all’Ostello Francescano ci sono 40 letti a castello e bagni in comune;
Costo: offerta libera per pernottamento. Sr Chiara va avvisata dell’arrivo al n° 0575-799228
3°giorno lunedì 30 luglio 2007 EREMO DI CERBAIOLO – SANSEPOLCRO km 29
Questa mattina ho trasgredito alla prima ed elementare regola che mi ero dato: mai sommare due errori di percorso di seguito….e mi sono perso. Ieri sera, Sr Chiara mi aveva indicato sulla montagna di fronte il sentiero che a mezza costa saliva verso il valico di Viamaggio, mi aveva detto di imboccarlo all’altezza dei ruderi del vecchio cimitero Benedettino. La guida dava altre indicazioni in riferimento alla tappa del giorno prima. Morale: dopo un tratto iniziale dove le frecce ed i Tau c’erano mi sono ritrovato nel bosco fitto tra l’Eremo ed il valico senza indicazioni, senza sapere dove ero e senza orientamento. Ho vagato un paio d’ore circa nel tentativo ritrovare segni gialli e quando mi è apparso un segno bianco/rosso del CAI con il n° 2 ho creduto di imboccare (l’ho preso in salita) il sentiero che portava al valico. Dopo un po’ ha spianato, poi su e giù e quindi una discesa in un fosso. Credevo servisse a superare una gola….invece avevo imboccato il sentiero al contrario. Quando me ne sono reso conto ero troppo basso ed era troppo tardi per ritornare indietro. A mezzogiorno mi sono ritrovato a valle, 3km prima di Pieve S. Stefano a dire addio al Valico di Viamaggio, al Pian delle Capanne, all’Alpe della Luna, a Montagna ed all’Eremo di Montecasale.
Non mi è rimasto null’altro da fare che percorrere i 20 km di SP 77 (in verità poco trafficata) fino a Sansepolcro sotto un sole cocente ed un asfalto rovente. Lungo questo tratto ho incrociato una coppia: un ragazzo ed una ragazza napoletani partiti da Assisi e diretti a La Verna (solo su strade di fondovalle) in pellegrinaggio come ringraziamento per essersi incontrati e augurio per l’imminente matrimonio. La particolarità sta nel fatto che lo stavano facendo senza denaro affidandosi solo alla Provvidenza. Una bella lezione di umiltà!
Sono giunto dai Cappuccini “ Al Paradiso” alle 17,30 e sono stato sotto la doccia per 15 minuti nel tentativo (non riuscito) di espellere tutto il calore accumulato. Lungo la strada non ho trovato fontane. Solo i due litri di acqua che sempre mi porto appresso e le numerose soste nei bar hanno impedito un’insolazione coi fiocchi.
Considerazioni a caldo:
- Non riesco ad entrare appieno nello spirito pellegrino perché ancora non esiste “il pellegrino” ma un viandante che riserva tutte le sue energie nella ricerca della strada giusta.
- Ma sono io l’imbranato, incapace di vedere e leggere i segni e le frecce gialle, oppure questi, nonostante la meritevole opera dei volontari, sono ancora insufficienti a garantire la percorribilità alla normalità delle persone? Appunto: sono normale o imbranato?
Logistica:
Presso il Convento dei Cappuccini “Il Paradiso” tel. 0575-742032 (Rag. Luciano) cena e pernottamento al costo di 23,00 euro.
4° giorno martedì 31 luglio 2007 SANSEPOLCRO – CITTA’ DI CASTELLO km 27
Tappa faticosa come le precedenti per quanto riguarda i dislivelli ma più piacevole perché, almeno la prima parte fino a Citerna, si svolge in ampi spazi e su terreno solo leggermente ondulato fra stradine asfaltate e bianche di collegamento e servizio fra poderi e casali. Da uno di questi un signore anziano con tanto di bastone ha raggiunto la strada su cui transitavo e mi ha fermato per chiedermi informazioni. Visto che indossavo una bandana con i colori della bandiera della pace ha iniziato a parlarmi della sua vita, della guerra in Africa, del deserto…che non è vero che è “deserto”, del Ghibli che tutto trasforma, dei 50 anni da colono a coltivare tabacco, della sua famiglia, del suo paese. Ho tolto lo zaino, mi sono seduto su una pietra ed ho ascoltato i suoi racconti. Non mi sono preoccupato del tempo trascorso ed ho lasciato che le cose andassero come dovevano andare. E’ stato molto liberatorio.
Alla ripartenza arriva subito la secca salita al bel paesino di Citerna e da qui solo colline su e giù sulla destra del Tevere, verdeggianti ed assolate in questo pomeriggio estivo. E poi ancora su fino al crinale ( a proposito, l’agriturismo Le Bugne è chiuso dal 14 luglio al 27 agosto, per cui niente acqua fino a Lerchi). Qui le energie sono finite e non se ne trovano altre per salire all’Eremo del Buon Riposo per cui ho proseguito sulla statale, senza passo pedonale ed alquanto trafficata, verso Città di Castello.
Trovare ospitalità nella città si è rivelato un vero problema. Per salvaguardare un poco l’idea del pellegrinaggio (che a mio avviso fa a pugni con il concetto di prenotazione del posto letto) mi ero imposto di ricercare il luogo dove trascorrere la notte, nel corso della giornata seguendo le indicazioni della guida e dando la precedenza alle sistemazioni più sobrie. Il numero di telefono delle Clarisse “S. Cecilia” riportato in guida è sbagliato. Recuperato quello esatto sono impossibilitate ad ospitare causa un lutto. Gli Zoccolanti sono pieni. Un altro Istituto religioso di cui avevo il numero risulta pieno. La foresteria della Montesca non risponde alle numerose chiamate. Decido di salire ugualmente alla Montesca ( sono 4 km di ripidi tornanti, ma mi sta bene dato che non ho voluto salirli per l’Eremo del Buon Riposo!!) ed a 100 metri dall’ostello finalmente mi chiama il responsabile della foresteria dicendomi di non salire perché non c’è posto. A nulla valgono le mie suppliche per una sistemazione qualsiasi. Mi rivolgo al Camping attiguo dove i gentili proprietari, impossibilitati ad ospitare chi non ha tende o roulotte, si prodigano ugualmente per trovarmi una sistemazione che giunge (4 km sotto) all’Hotel “Il Boschetto”. Il proprietario mi propone una soluzione “pellegrina” nella parte dell’albergo riservata agli operai ( slavi e nord-africani) che lavorano lungo le strade. Con gli ultimi. Anche questa è Perfetta Letizia.
Probabilmente la sua proposta risponde ad una logica di mercato. Mi stupirebbe saperlo più attento e disponibile di tanti frati o religiosi!
Considerazioni a caldo:
- Oggi ho fatto una cosa che mi capita raramente di fare: ho dedicato tempo all’ascolto.
- Mai dare per scontato le cose date per certe ma non verificate (Agriturismo Le Bugne): potresti morire di sete!!
- Tre opzioni non sono sufficienti. Prevedere sempre un piano D, oppure affidarsi alla Provvidenza, Cosa assai difficile da farsi ma quando si verifica ti senti piccolo piccolo!.
- La sistemazione l’ho trovata alle 20,00. L’assillo della strada e del luogo dove trascorrere la notte va a scapito dello Spirito. Oggi niente S. Messa nè preghiera.
Logistica:
Costo: Cena e pernottamento all’Hotel Boschetto al “prezzo pellegrino” di 30,00 euro
5° e 6° giorno mercoledì 1 e giovedì 2 agosto 2007 CITTA’ DI CASTELLO – PIETRALUNGA km 29
Il programma odierno prevedeva la tappa Città di Castello – Montone. Da Pieve de Saddi, scendendo la valle del Carpina, sarei giunto nel caratteristico borgo medioevale per far visita a mia sorella, clarissa e monaca di clausura. Domani avrei fatto Montone – Pietralunga per riportarmi sul tracciato proposto dalla guida.
Questa mattina è stato semplice (si costeggiano le mura della città) arrivare a Porta Garibaldi da dove riparte la tappa. Tutto bene fino alla località Sasso dove c’è un bar per una seconda colazione. Poi la guida recita: “dopo altri 2 km si incontra un bivio a dx per Pieve de Saddi….” Bhe, io non l'ho visto ed ho proseguito diritto sulla SP 106 per altri 5 km e quando me ne sono reso conto ero sotto un cartello che indicava 14 km a Pietralunga. Tutti in salita e su asfalto (ma questo ancora non lo sapevo!). Trovarsi ad un trivio, su una strada non frequentata (1 auto in 3 ore) fuori dal percorso tracciato, nel nulla (o meglio in quella che viene chiamata la Foresta demaniale di Pietralunga), senza nessuno a cui chiedere informazioni è un’esperienza “formativa”. Sono arrivato al paese alle 14,00 dopo una faticaccia immane e fortuna ha voluto che di lì a poco è partito un autobus giornaliero che mi ha condotto a valle (anzi, eccezionalmente nel periodo estivo, direttamente a Montone). Sono arrivato al Monastero di S. Agnese di Montone veramente molto affaticato e “cotto”. Il giorno successivo sono rimasto presso mia sorella per curarmi le ustioni alle spalle, l’abrasione al dorso del piede dx, per reidratarmi e riposare.
Considerazioni a caldo:
- Questo è un percorso in cui non è permesso distrarsi altrimenti si sbaglia strada (anche la più facile diventa problematica quando invece di scendere (verso Montone) devi salire (verso Pietralunga).
- Al Monastero di S. Agnese, questa sera, S. Messa e Vespri (è un pellegrinaggio!!)
- Oggi, 2 agosto, è il Perdon d’Assisi. Si dice che i pellegrini andassero a Santiago de Compostela per espiare le proprie colpe. Oggi, su questo Cammino di S. Francesco, in base alla fatica che ho fatto finora, paragonata a quella dei Cammini precedenti a Santiago, credo di essere a credito di qualche peccato!.
- questo giorno di pausa è stato proficuo non solo per il fisico ma anche per lo Spirito: Liturgia delle Ore e S. Messe con le Clarisse del Monastero.
Logistica:
Dormire: Monastero di S. Agnese a Montone. Queste due notti ho dormito su materasso utilizzando il sacco letto ed ho usufruito della cucina della foresteria per i pasti.
Costo: offerta libera
7° giorno venerdì 3 agosto 2007 PIETRALUNGA - GUBBIO km 27
Questa mattina all’alba, un amico mi ha riportato in auto da Montone alla piazza principale di Pietralunga, dove mercoledì avevo lasciato il Cammino. Forte delle indicazioni ricevute per “la scorciatoia di S. Benedetto” ho lasciato il paese ma dopo poco ho mancato tale deviazione (ma perché mai mi sono lasciato tentare?…..se non so trovare la strada normale figuriamoci le scorciatoie!!) e successivamente prendendone un’altra per “Mocaiana 19 km” considerata un’alternativa possibile al percorso odierno (ma non segnata con frecce e Tau). La strada, piccola ed asfaltata, assolutamente solitaria, sale piacevolmente all’interno della foresta. Sono felice e mi ritrovo pure a cantare perché il posto è veramente bello. Dopo una decina di km la strada non è più così piacevole, si inerpica e si restringe per terminare 3 km dopo, sulla sommità di un colle, davanti ad un innaturale SALI e TABACCHI in località Morena. Qui la strada diviene bianca e, mi dicono, continua per altri 20 km fino a Mocaiana!. Nel frattempo scoppia anche un violento temporale e mi sconsigliano di percorrerla con questo tempo perché molto esposta e senza ripari. Mi lascio convincere ed approfitto del nipote della proprietaria che con la jeep scende a Pietralunga ed alle 10,00 mi ritrovo al bivio per Gubbio. Decido di percorrere la statale. Sono 25 km per Gubbio che sommati ai 13 inutili di stamani, fanno 38. Non male per una tappa che ne prevedeva 27!. Come sempre si tratta di salite e discese che, seppur non proibitive, provocano abbondanti sudate mettendo a dura prova le articolazioni. Una volta scollinato gli ultimi km di avvicinamento alla meta odierna si svolgono su piccola strada asfaltata nella piana eugubina. Ad un kilometro da Gubbio scoppia un violento temporale e cerco inutilmente riparo sotto un albero. Mi salva dall’annegamento un gentile automobilista che, avendomi visto in precedenza percorrere quella stradina, ritorna a prendermi e mi lascia in piazza 40 Martiri, di fronte alla Chiesa di S. Francesco, a Gubbio, destinazione finale. Infatti ieri, da mia sorella, avevo conosciuto Padre Domenico del convento di S. Francesco dei frati minori conventuali (075-9273460) che mi ospiterà per questa notte (fa un’eccezione perché la struttura ospita solo gruppi).
Considerazioni a caldo:
- I “buoni samaritani” esistono ancora. C’è qualche speranza per questo mondo dove l’individualismo la fa da padrone.
- la lezione di oggi è che bisogna essere capaci di riconoscere i propri errori (Mocaiana) e non avere paura di ripartire da zero (Pietralunga).
- S. Messa e Vespri, una cena ed un tetto per la notte: cosa si può desiderare di più?
Logistica:
Dormire: Cena condivisa insieme ai 4 frati del Convento. Sono il solo a dormire nell’enorme struttura.
Costo: offerta libera per cena e pernottamento
8° giorno sabato 4 agosto 2007 GUBBIO - BISCINA km 22
Secondo la guida di Angela questa doveva essere l’ennesima tappa problematica per via dei segnali che ci sono e non ci sono. Invece il problema si è rivelato all’opposto: troppi segnali. Infatti oltre a frecce e Tau per segnare il Cammino di Francesco si sono aggiunti quelli che segnalano il Cammino Francescano della Pace (in entrambi i sensi di marcia da Assisi a Gubbio), posti in occasione del Giubileo del 2000. A volte i sentieri si sovrappongono, altre no. E’ facile confondersi tra le indicazioni date nei due sensi dal Sentiero della Pace (su pannelli e cartelli vari). Nonostante questo (e grazie al mio spiccato senso dell’orientamento!!) sono riuscito a perdermi solo due volte: dopo Ponte d’Assi, (quando si devono fare ben 2 km oltre il ponte e l’Essicatoio per prendere la deviazione a sx verso San Vittorino e non pochi metri come dice la guida) e dopo l’Eremo di S. Pietro in Vigneto quando si abbandona la carreggia per entrare nel bosco ed alcuni lavori stradali hanno modificato l’ambiente. Per questo e per lo spettacolo che la natura offre posso considerare questa tappa la più riuscita fino ad ora. La valle del Chiascio, forse perché risparmiata dalle grandi direttrici del traffico, offre un ambiente agreste d’altri tempi dove i campi coltivati fanno da cornice a Castelli, a Monasteri ed alle case padronali che nel medioevo ne rappresentavano il fulcro, ed il fiume, con le sue ampie anse (come una biscia…da qui Biscina) ci ricorda una qualità della vita che abbiamo perduto.
Il luogo proposto come posto tappa è l’agriturismo del Castello di Biscina; scelta obbligata dato che nel raggio di quattro ore di cammino non c’è null’altro che boschi e prati. Il posto è da favola: alcune costruzioni (con annessa piscina) sulla sommità del colle e con vista eccezionale su tutta la valle. Tra pochi minuti il sole scomparirà dietro le montagne che separano il Tevere dal Chiascio e tra l’oscurità e nel silenzio rimarranno solo alcuni puntini di luce sui monti ed il latrare dei cani da un capo all’altro della valle. Basta questo per riconciliarsi con questo Cammino che fino ad ora mi ha riservato tante preoccupazioni e tanta fatica.
La figlia dei proprietari mi ha sistemato nell’appartamento che riservano ai pellegrini: un vero lusso (c’è pure la cucina). Concordo per la cena che mi viene portata direttamente nell’appartamento (insieme alla colazione per la mattina successiva) evitandomi così un po’ di strada per recarmi nel nucleo centrale dell’agriturismo.
Considerazioni a caldo:
- stare in un posto aperto al pubblico non cambia la situazione: anche questa è una serata “pellegrina” perché, per l’ennesima volta, sono solo in questa dependance. Attorno solo il buio ed i suoni del bosco. Stranamente non ho paura. Mi sembra di stare in un presepe. Prego con le stesse parole di S. Francesco: “Laudato sì’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ai formate clarite et preziose et belle.”
Una serata di completo rilassamento nella pace agreste di un tempo che rivive solo tra questi luoghi ameni.
Logistica:
Dormire: Agriturismo “Tenuta del Castello di Biscina” : tel 075-9229730 cell. 333-7504607
Costo: 45,00 euro per cena, pernottamento e colazione.
9° giorno domenica 5 agosto 2007 BISCINA - ASSISI km 27
Non si pensi che da Biscina ad Assisi sia tutta discesa!! Il primo tratto lo è, fino a Valfabbrica (3,5 ore ) si scende percorrendo sterrate e tratti su asfalto di strade minori costeggiando l’omonimo invaso che purtroppo è asciutto. In questo tratto ho incontrato diversi gruppi di cacciatori non molto predisposti verso coloro che attraversano il loro territorio e spaventano la selvaggina. Alle 11,00, nel paese, ho assistito alla S.Messa nella parrocchia di Don Bruno (quello che ospita i pellegrini) e, dopo uno spuntino, ripartenza verso Assisi sotto il solo cocente delle prime ore pomeridiane. In questo tratto ho incrociato il secondo pellegrino da quando sono partito. Si tratta di un ragazzo di Varese, partito in mattinata da Assisi e diretto a Gubbio, senza soldi e senza cibo, come completamento alla ricerca vocazionale guidata dai Frati Minori della Porziuncola. E’ questa un’esperienza molto diffusa fra i giovani, che ripercorre l’inizio del cammino di S. Francesco nei giorni della fuga da Assisi verso la comprensione ed il sostegno dell’amico Spadalunga a Gubbio. Per chi come me, procede in senso contrario, inizia una faticosissima e lunga salita lungo il Fosso delle Lupe che in tre ore mi porta in vista della città natale del Santo. Ci si arriva da dietro (dove non c’è traccia della ressa di turisti; tutti siamo abituati all’immagine iconografica di Assisi vista da sud) e ci vuole una buona oretta per raggiungere la Basilica camminando tra ulivi e ginestre. Una prolungata sosta sulla tomba del Santo è d’obbligo. Poi la discesa a S. Maria degli Angeli, alla Porziuncola. Lungo la cinta della Basilica una porticina: la Foresteria della Perfetta Letizia. Qui è Angela, l’autrice della guida, a ricevermi in stile hospitalero e finalmente assaporo ciò che mi è mancato in questi giorni: accoglienza e condivisione. Angela poi è un vulcano…difficile da arginare…. ma dopo diversi giorni di solitudine è piacevole lasciarsi travolgere e rimandare a più tardi doccia e bucato. L’Ostello è pieno: dovrò dormire a terra nella cappelletta su un lato del piccolo cortile. A cena (rigorosamente vegetariana) siamo 24 persone di varie nazionalità (spagnoli, francesi, tedeschi, belgi, austriaci) e se anche la lingua è un limite, come a Santiago, basta poco per intendersi tra persone che stanno vivendo la stessa esperienza. La serata si conclude in stile pellegrino con il lavaggio comunitario delle stoviglie…..e si fa tardi tra racconti e sorrisi.
Considerazioni a caldo:
- riassaporare questa sera l’atmosfera che si respirava sul Cammino di Santiago mi ha portato inevitabilmente a fare paragoni con ciò che ho vissuto finora e la differenza è abissale.
- Sul Cammino di Francesco (ma anche sulla Francigena) non viene riconosciuto lo status di Pellegrino per cui per le strutture private sei un’anomalia (chi sei? Turista? Sportivo?...Noi accettiamo solo chi fa due pernotti!) e per quelle religiose (non per tutte) divieni un fastidio perché sei la rappresentazione vivente di colui che chiede e sollecita le coscienze sull’attuazione dei principi evangelici. Il Pellegrino sul Cammino di Francesco è un’ombra: cammina con fatica, arriva, chiede, soddisfa i propri bisogni primari, ringrazia e riparte. Non rimane traccia del suo passaggio perché non fa businnes (almeno per ora) e ciò che lascia è invisibile agli occhi.
- E’ completamente assente il senso comunitario di ciò che stai facendo. Non c’è un popolo in cammino con la sua storia millenaria, con riti e miti consolidati, manca il senso di appartenenza.
- Sento moltissimo la mancanza della condivisione che alimenta lo Spirito e sostiene nella fatica.
Logistica:
Dormire: Ostello della “Perfetta Letizia” a S. Maria degli Angeli, sul retro della Basilica. Tel. 075-8051588 cell. 333-9985141 Angela
Costo: offerta libera per cena e pernottamento