Oggi facevo un pò di doublekilling nel mio hard disk, ed ho trovato questo file scritto tanto tempo fa.
E niente, mi faceva piacere condividerlo.
cià
Zot
Dicono che il Cammino sia un esperienza che in un certo senso ti pulisce delle cose inutili della vita, ti insegna il tempo lento dei passi e del panorama che ti scivola accanto piano.
Ti obbliga a “fare a meno”.
Di una maglietta in più, di uno shampoo in più, di un grammo in più, perché dopo 800 chilometri il grammo è diventato un macigno, un moloch, un leviatano.
Fare a meno di quello che reputi indispensabile, e passo dopo passo scopri inutile, anzi, dannoso.
Io lo posso dire:
Il Cammino non ha meta, né scopo, il Cammino è camminare.
Il Cammino non ha un senso, ed è per quello che è così necessario.
Chi arriva a Santiago e poi non prende la compostela sa di cosa parlo.
Io lo posso dire:
C’è chi arriva all’Alto del Perdon e legge quella scritta, “Donde se cruza el camino del viento con el de las estrellas”, e sa di aver compiuto il suo Cammino anche se è solo all’inizio; chi arrivato a Santiago capisce di non essere mai partito; chi una volta arrivato…semplicemente prosegue per sempre.
Io lo posso dire:
Il Cammino chiama; il Cammino parla.
Anche a chi non ha orecchie per sentire.
In quel caso, mostra.
E se c’è chi è cieco, in quel caso profuma.
O puzza, è lo stesso.
Il Cammino punisce, educa, aiuta. Il Cammino ama, a modo suo, tutti coloro che lo percorrono.
Non è una frase fatta, si dice sempre “Ci pensa il Cammino”. Ed è assolutamente vero.
Un piede dietro l’altro, un passo, un solo piccolo semplice insulso gesto, ed è tutto, tutto qui.
Metti un piede dietro l’altro, uomo.
Fai un passo, Uomo.
Fallo per quasi un milione e duecentomila volte, e allora arrivi.
Non c’è altro se non il rumore dei tuoi passi e dei tuoi pensieri, e la misura esatta della tua solitudine, se c’è, e della tua umanità, se c’è, e della tua forza, se c’è, e della tua fragilità, che verrà trovata dal Cammino, perché sicuramente, c’è.
Il Cammino è facile con i piedi piagati, è impossibile anche se ti fai portare lo zaino.
Il Cammino lo fa un ottantenne con le stampelle, un ventenne in gran forma non ce la fa, perché ti mette di fronte al più severo dei giudici, te stesso, e non c’è posto dove scappare. Nemmeno tornando a casa.
Il cammino è un oceano di sbigottimento di fronte alla Meseta, il panorama del Cebreiro, l’odore del bosco dopo un chubasco gallego, una notte a Monte do Gozo in attesa che l’alba ci trovi per la strada, per quegli ultimi pochi passi che ci separano dalla meta, con la speranza che sia solo una nuova casella con scritto “Via”.
Il Cammino è una cosa talmente semplice da essere impossibile da descrivere, come fai a spiegare il vento, o il profumo di fragole, come fai a descrivere un sorriso o una lacrima?
Io lo posso dire, il Cammino è una doccia fredda e calda insieme, un ossimoro in termini di realtà, un salto nel buio, e trovi sempre qualcosa atterrando. A volte morde, ma mai con cattiveria. A volte carezza, ma mai con piaggeria o secondi fini. Il Cammino è sincero, e ti parla.
Io lo posso dire:
Il Cammino di Santiago mi ha cambiato la vita.
Ed il bello, è che non sono ancora partito.
E niente, mi faceva piacere condividerlo.
cià
Zot
Dicono che il Cammino sia un esperienza che in un certo senso ti pulisce delle cose inutili della vita, ti insegna il tempo lento dei passi e del panorama che ti scivola accanto piano.
Ti obbliga a “fare a meno”.
Di una maglietta in più, di uno shampoo in più, di un grammo in più, perché dopo 800 chilometri il grammo è diventato un macigno, un moloch, un leviatano.
Fare a meno di quello che reputi indispensabile, e passo dopo passo scopri inutile, anzi, dannoso.
Io lo posso dire:
Il Cammino non ha meta, né scopo, il Cammino è camminare.
Il Cammino non ha un senso, ed è per quello che è così necessario.
Chi arriva a Santiago e poi non prende la compostela sa di cosa parlo.
Io lo posso dire:
C’è chi arriva all’Alto del Perdon e legge quella scritta, “Donde se cruza el camino del viento con el de las estrellas”, e sa di aver compiuto il suo Cammino anche se è solo all’inizio; chi arrivato a Santiago capisce di non essere mai partito; chi una volta arrivato…semplicemente prosegue per sempre.
Io lo posso dire:
Il Cammino chiama; il Cammino parla.
Anche a chi non ha orecchie per sentire.
In quel caso, mostra.
E se c’è chi è cieco, in quel caso profuma.
O puzza, è lo stesso.
Il Cammino punisce, educa, aiuta. Il Cammino ama, a modo suo, tutti coloro che lo percorrono.
Non è una frase fatta, si dice sempre “Ci pensa il Cammino”. Ed è assolutamente vero.
Un piede dietro l’altro, un passo, un solo piccolo semplice insulso gesto, ed è tutto, tutto qui.
Metti un piede dietro l’altro, uomo.
Fai un passo, Uomo.
Fallo per quasi un milione e duecentomila volte, e allora arrivi.
Non c’è altro se non il rumore dei tuoi passi e dei tuoi pensieri, e la misura esatta della tua solitudine, se c’è, e della tua umanità, se c’è, e della tua forza, se c’è, e della tua fragilità, che verrà trovata dal Cammino, perché sicuramente, c’è.
Il Cammino è facile con i piedi piagati, è impossibile anche se ti fai portare lo zaino.
Il Cammino lo fa un ottantenne con le stampelle, un ventenne in gran forma non ce la fa, perché ti mette di fronte al più severo dei giudici, te stesso, e non c’è posto dove scappare. Nemmeno tornando a casa.
Il cammino è un oceano di sbigottimento di fronte alla Meseta, il panorama del Cebreiro, l’odore del bosco dopo un chubasco gallego, una notte a Monte do Gozo in attesa che l’alba ci trovi per la strada, per quegli ultimi pochi passi che ci separano dalla meta, con la speranza che sia solo una nuova casella con scritto “Via”.
Il Cammino è una cosa talmente semplice da essere impossibile da descrivere, come fai a spiegare il vento, o il profumo di fragole, come fai a descrivere un sorriso o una lacrima?
Io lo posso dire, il Cammino è una doccia fredda e calda insieme, un ossimoro in termini di realtà, un salto nel buio, e trovi sempre qualcosa atterrando. A volte morde, ma mai con cattiveria. A volte carezza, ma mai con piaggeria o secondi fini. Il Cammino è sincero, e ti parla.
Io lo posso dire:
Il Cammino di Santiago mi ha cambiato la vita.
Ed il bello, è che non sono ancora partito.




Claudia
