Cavallerleone – Mascarelli
Questo sconosciuto Cavallerleone aveva anche una seteria.
E un castello, ma avere castelli qui è abbastanza normale.
Il temporale di ieri ha ripulito l’aria e il cielo è blu blu.
Solo una striscia di nuvole basse da cui esce la punta del Viso.
Poco per volta se ne vanno anche loro.
Cammino guardando le montagne.
E faccio male.
Dopo un po’ mi viene un dubbio e controllo. Sto andando esattamente nella direzione opposta a Cavallermaggiore.
Non ho voglia di tornare indietro. Per fortuna le stradine che attraversano i campi non mancano e facendo un bel cerchio mi rimetto in carreggiata.
Si cammina proprio bene stamattina. Un po’ di fango qua e là, ma la temperatura è ottima.
Cavallermaggiore.
Per me era unicamente una stazione.
Invece è un paese con un centro storico, portici, bar e una interessante panetteria.
Rifocillata e con scorta cibo per il pranzo mi ributto in mezzo ai campi.
Un paio di cascine.
In prevalenza granturco, con ogni tanto un po’ di grano, qualche girasole.
Non è male questo modo di camminare.
Mi do una meta parziale e una direzione. Ogni tanto controllo di non essere troppo fuori strada e nel caso correggo un po’.
Forse il percorso non è sempre ottimale, ma vado abbastanza tranquilla, senza guardare il telefonino troppo spesso.
Un torrente. I segni dei trattori riprendono di là. Con gli ultimi temporali una spanna abbondante di acqua c’è.
Via le scarpe.
Non si vede bene il fondo, meglio mettere le infradito (“le”? “gli”? boh).
Però è il caso di studiare una tecnica di attraversamento, non vorrei perderle anche questa volta.
Di sbieco, un po’ controcorrente. Dovrebbe incastrarmele nel piede e non portarmele via.
Funziona. Forse solo perché la corrente non è forte, ma funziona. Siamo di là, tutti e tre.
Questi campi devono essere autosufficienti. Non ho ancora incontrato nessuno che ci lavora.
Un grosso tubo con dei rubinetti che sparano l’acqua tra le file di granturco.
Modernizzazione dei canali e delle chiuse.
Madonna del Pilone.
Nome abbastanza gettonato per una frazione.
Parto con l’elenco dei nomi dei posti che hanno a che fare con Pilone.
Roreto. Sarà solo zona industriale/commerciale o ci sarà anche un paese? Io non lo vedo.
Mi tocca un po’ di provinciale. Ho bisogno di un ponte. Non si scappa.
Fortunatamente grazie a un cartello pubblicitario che interpreto male, viene a farmi compagnia l’intera squadra del Cuneo, compresi i giocatori degli anni passati.
Chiacchierando con pallavolisti immaginari arrivo alla salita di Cherasco.
Cherasco. Non mi aspetto niente di che. Un paesone industrial-agricolo.
Potrei quasi tagliarlo fuori. Ma c’è questo gelato non preso ieri a Racconigi. Sì è ora di un gelato.
I cartelli parlano di storia, arte, lumache. Cherasco è famosa per le lumache? Ma guarda tu.
E Cherasco mi stupisce. E’ un gran bel posto. Palazzi, chiese, vie.
Il gelato me lo mangio nel fresco e accogliente orto dei padri Somaschi (e non Comaschi come ho letto entrando).
Meglio se tengo d’occhio il cancello però, non sono sicura che si possa entrare e non vorrei essere chiusa dentro.
Colgo l’occasione per un po’ di public relations.
“Sei a Cherasco? Devi assolutamente assaggiare i baci di Cherasco della pasticceria Barbero”
Ho appena mangiato un gelato, ma non posso ignorare un simile messaggio. Non vorrei offendere il mittente.
Oltretutto la pasticceria Barbero l’ho appena vista.
Malgrado il nome non sono tipo baci di dama. Sono una cosa squisita di cioccolato fondente e nocciole.
Questo Cherasco. Non l’avrei mai detto.
Grazie all’energia dei baci di Cherasco decido di fare un giro leggermente più lungo. Salgo e passo tra i noccioleti.
Iniziano anche le vigne, sono ormai nelle Langhe.
La signora da cui dormo stasera mi racconta che la figlia in questi giorni sta girando a piedi da qualche parte tra le montagne del cuneese. La mia pazzia le è familiare.
“Non ti faccio andare fino a La Morra per mangiare, mangi con noi”
E così anche stasera mangio in famiglia, con lei e sua nipote, un’altra ragazzina sveglia e con le idee chiare.
Sulla recensione metterà addirittura che sono una persona socievole. Paura. Mi starò mica trasformando?
Dopo cena: tramonto da un lato, luna gigante che sorge dall’altro, tante lucciole.
Ma cosa voglio di più.

camminando con il Viso di fronte

guadando

grano

Cherasco

Non avendo foto dei baci (finiti nello stomaco prima che ci pensassi), foto della torre

luna
Questo sconosciuto Cavallerleone aveva anche una seteria.
E un castello, ma avere castelli qui è abbastanza normale.
Il temporale di ieri ha ripulito l’aria e il cielo è blu blu.
Solo una striscia di nuvole basse da cui esce la punta del Viso.
Poco per volta se ne vanno anche loro.
Cammino guardando le montagne.
E faccio male.
Dopo un po’ mi viene un dubbio e controllo. Sto andando esattamente nella direzione opposta a Cavallermaggiore.
Non ho voglia di tornare indietro. Per fortuna le stradine che attraversano i campi non mancano e facendo un bel cerchio mi rimetto in carreggiata.
Si cammina proprio bene stamattina. Un po’ di fango qua e là, ma la temperatura è ottima.
Cavallermaggiore.
Per me era unicamente una stazione.
Invece è un paese con un centro storico, portici, bar e una interessante panetteria.
Rifocillata e con scorta cibo per il pranzo mi ributto in mezzo ai campi.
Un paio di cascine.
In prevalenza granturco, con ogni tanto un po’ di grano, qualche girasole.
Non è male questo modo di camminare.
Mi do una meta parziale e una direzione. Ogni tanto controllo di non essere troppo fuori strada e nel caso correggo un po’.
Forse il percorso non è sempre ottimale, ma vado abbastanza tranquilla, senza guardare il telefonino troppo spesso.
Un torrente. I segni dei trattori riprendono di là. Con gli ultimi temporali una spanna abbondante di acqua c’è.
Via le scarpe.
Non si vede bene il fondo, meglio mettere le infradito (“le”? “gli”? boh).
Però è il caso di studiare una tecnica di attraversamento, non vorrei perderle anche questa volta.
Di sbieco, un po’ controcorrente. Dovrebbe incastrarmele nel piede e non portarmele via.
Funziona. Forse solo perché la corrente non è forte, ma funziona. Siamo di là, tutti e tre.
Questi campi devono essere autosufficienti. Non ho ancora incontrato nessuno che ci lavora.
Un grosso tubo con dei rubinetti che sparano l’acqua tra le file di granturco.
Modernizzazione dei canali e delle chiuse.
Madonna del Pilone.
Nome abbastanza gettonato per una frazione.
Parto con l’elenco dei nomi dei posti che hanno a che fare con Pilone.
Roreto. Sarà solo zona industriale/commerciale o ci sarà anche un paese? Io non lo vedo.
Mi tocca un po’ di provinciale. Ho bisogno di un ponte. Non si scappa.
Fortunatamente grazie a un cartello pubblicitario che interpreto male, viene a farmi compagnia l’intera squadra del Cuneo, compresi i giocatori degli anni passati.
Chiacchierando con pallavolisti immaginari arrivo alla salita di Cherasco.
Cherasco. Non mi aspetto niente di che. Un paesone industrial-agricolo.
Potrei quasi tagliarlo fuori. Ma c’è questo gelato non preso ieri a Racconigi. Sì è ora di un gelato.
I cartelli parlano di storia, arte, lumache. Cherasco è famosa per le lumache? Ma guarda tu.
E Cherasco mi stupisce. E’ un gran bel posto. Palazzi, chiese, vie.
Il gelato me lo mangio nel fresco e accogliente orto dei padri Somaschi (e non Comaschi come ho letto entrando).
Meglio se tengo d’occhio il cancello però, non sono sicura che si possa entrare e non vorrei essere chiusa dentro.
Colgo l’occasione per un po’ di public relations.
“Sei a Cherasco? Devi assolutamente assaggiare i baci di Cherasco della pasticceria Barbero”
Ho appena mangiato un gelato, ma non posso ignorare un simile messaggio. Non vorrei offendere il mittente.
Oltretutto la pasticceria Barbero l’ho appena vista.
Malgrado il nome non sono tipo baci di dama. Sono una cosa squisita di cioccolato fondente e nocciole.
Questo Cherasco. Non l’avrei mai detto.
Grazie all’energia dei baci di Cherasco decido di fare un giro leggermente più lungo. Salgo e passo tra i noccioleti.
Iniziano anche le vigne, sono ormai nelle Langhe.
La signora da cui dormo stasera mi racconta che la figlia in questi giorni sta girando a piedi da qualche parte tra le montagne del cuneese. La mia pazzia le è familiare.
“Non ti faccio andare fino a La Morra per mangiare, mangi con noi”
E così anche stasera mangio in famiglia, con lei e sua nipote, un’altra ragazzina sveglia e con le idee chiare.
Sulla recensione metterà addirittura che sono una persona socievole. Paura. Mi starò mica trasformando?
Dopo cena: tramonto da un lato, luna gigante che sorge dall’altro, tante lucciole.
Ma cosa voglio di più.

camminando con il Viso di fronte

guadando

grano

Cherasco

Non avendo foto dei baci (finiti nello stomaco prima che ci pensassi), foto della torre

luna



Claudia
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