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Laredo - Leon

Sono andata a cercare il Faro del Caballo (adoro i fari, ho sempre sognato di viverci).
Ho trovato questo filmato:
Angosciante! Ho leggermente ridimensionato la mia voglia di vivere su un faro....
Davvero vedere quelle scale mi stava facendo venire angoscia e la mente è subito andata ai ricordi: la Escala de cabirol ad Alghero per scendere alla grotta di nettuno. Il problema non è solo scendere, lungo il costone della scogliera, ma rifare in salita i 660 gradini. Quindi immagino che risalire i 700 gradini (che poi sono gradoni!) sia più o meno la stessa faticaccia agevolata, almeno qui, dalla corda cui tenersi.

Però, quel mare trasparente color smeraldo! Non viene voglia di tuffarsi?
Liam, vedo che se non ci sono salite te le vai a cercare. Al raduno sardo devo trovarti un posto tutto salite e niente discese! :)
Patrizia
 
E ho coperto che io non ci sono arrivata. Il faro che ho visto è quello nuovo. Dalle foto il Faro del Caballo è in un posto stupendo. Non ho infilato la deviazione giusta per arrivarci. Non so quando, non so come, ma a quel faro mi piacerebbe arrivarci.
Quale motivazione migliore per tornarci (oltre al fatto di controllare se hanno messo la corda dappertutto)? ;-)
 
(adoro i fari, ho sempre sognato di viverci)
allora ti consiglio di leggere "Il ciclope" di Paolo Rumiz

Ho trovato questo filmato:
Mi ricorda molto la discesa dal castello all'Isonzo sul "sentiero storico di Kobarid" solo che in questo caso (Kobarid) la scalinata è più corta, ma in certi punti più ripida. E alla fine ti tocca un ponte tibetano!
 
Anche a me i fari mi hanno sempre affascinato ma a vedere tutte quelle scale mi è passata la voglia :-(:ciao:
 
29/08 Güemes – Santa Cruz de Besana

Colazione tutti insieme.
Padre Ernesto spiega e consiglia la variante che passa lungo il mare e anche le varie possibilità per domani.
Piove, non forte, ma piove. Saluto questo posto sicuramente particolare.
Inizio a camminare insieme a parecchia gente. Ieri tra deviazioni volute o capitate alla fine non avevo incontrato quasi nessuno. Sembra di essere in Germania però, si sente solo parlare tedesco.
Il tratto sulla scogliera mi piace molto. Con i campi di mais già alto da un lato e il mare giù a picco dall’altro. Bello anche con questo cielo cupo che ogni tanto fa uscire un raggio di sole da qualche parte sul mare.
Un tratto con 2 canadesi e un’australiana. Quest’ultima mi chiede un po’ di informazioni: dopo il Cammino passerà una decina di giorni in Italia, Venezia e Le Cinque Terre. Avremo occasione di parlarne ancora. Invece non sarà così, non la incrocerò più.
Un po’ di spiaggia, un po’ di dune. Con gruppi di surfisti pronti a partire.
Quando prendo la barca ha smesso di piovere. Arrivo a Santander con il sole.
Devo decidere cosa fare del mio telefono. Ieri ho fatto un esperimento, mi sono fatta prestare un telefono e ho messo la mia scheda: funziona. Buono. Decido di aspettare, voglio fare ancora qualche tentativo, se non funzionasse ho ancora Comillas, San Vincente dove posso cercare una soluzione o un telefono nuovo.
Mangio qualcosa al mercato coperto. Scelgo controllando attentamente il prezzo, ho bisogno di un resto con una moneta da 20 centesimi per togliermi il problema bagno, ho la sensazione che l’uscita dalla città non offra grandi possibilità “en plen air”.
Vado a vedere la Cattedrale e poi un giro a caso.
Nessun problema a trovare la via per uscire, un lungo e piacevole viale alberato con panchine, giochi per bambini, fontane al centro.
Poi inizia il brutto: periferia, zona industriale. Ma Santander già mi ha offerto un bell'ingresso in barca, un’uscita così ci può anche stare.
Non so come, ma mi si piazza in testa una canzoncina che non so proprio da dove arrivi:
“c’ho pensato su
non consumo più
a e i o u
metto qualche briciola in un bicchiere
stai a vedere”
Stop. Non riesco ad andare oltre queste parole e neanche capire cosa sia. Malgrado vari tentativi di scacciarla con altre canzoni, mi si attacca e con un po’ di mutazioni me la porto fino all’albergue.
Bella accoglienza.
Porto a Nives i saluti di Donato e Lory. Mentre cerco di farle ricordare chi sono mi viene in aiuto il marito: “Sì, la tartaruga Ninja”. L’idea di Donato in versione tartaruga Ninja mi diverte e mi stupisce anche un po’.
Mi spiega che è per via del nome, gli aveva subito fatto venire in mente “Donatello”.
Ci ridiamo un po’ su.
Si riunisce un bel gruppetto. Come sempre la maggioranza è tedesca, ma c’è anche uno spagnolo, una americana, una norvegese e addirittura una ragazza di Savigliano.
Chiacchiere pre-cena. Il gatto nero, dopo aver valutato a lungo l’opzione più conveniente, decide di dormire sulle mie gambe. Alla facciaccia del Buffone che in vita sua non l’ha mai fatto.
Cena con tortilla e risate.
Post-cena con consigli sulla tappa di domani, altre chiacchiere e risate.
Bell’ambiente.

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Anche qui una nota a margine, (visto che l’ho fatta, evito una ricerca a qualche eventuale curioso).
La canzoncina è “Cicciottella” del 1979. Le parole sono anche sbagliate. Ma soprattutto, da dove l’ho tirata fuori?
 
Ultima modifica:
Come è cresciuto il mais in questi mesi e la bellezza delle scogliere si scopre tutta.
Mi fa piacere che Nives e il marito non ci ricordino per "quelli dalle chinchas"...che tanto lavoro gli abbiamo dato.P1220642.JPG
 
30/08 Santa Cruz de Besana – Santillana del Mar

Colazione con breve ripasso delle tante possibili varianti di oggi.
Faccio il ponte della ferrovia. Alla fine proprio niente di tremendo.
La seconda possibile variante-scorciatoia non la prendo. Anche se la strada non sembra trafficata, bisogna fare attenzione e camminare sul bordo. Preferisco allungare un po’ e fare la “panoramica”, camminando come le capre.
E’ una scelta che mi dà soddisfazione. Stradine tranquille. Mi guardo un po’ intorno. Chiacchiero un po’ con me.
Da una strada laterale vedo arrivare Nils e Matthias, dopo aver iniziato sulla strada hanno deciso anche loro di passare alla opzione lunga. Faccio un bel tratto con loro, sosta bar compresa.
Discesa con la lunga tubatura di fianco. Non mi dà così fastidio.
Invece non mi piace per niente il tratto successivo. Zona industriale, strada trafficatissima e soprattutto è venuto fuori un gran caldo.
Ci sarebbe una terza variante-scorciatoia, ma non capiamo neanche bene dove prenderla, il dubbio che basti solo continuare per la strada in cui siamo ce la fa scartare immediatamente.
Il caldo continua ad esserci, ma almeno siamo in mezzo ai campi e passa solo una macchina ogni tanto.
Ci sgraniamo lungo la salita per ricompattarci sulla piazza di Santillana.
Matthias prosegue fino a Caborredondo, albergue consigliato da Nives (c’è l’hospitalero che prima era a Bodenaya).
Anch’io ci avevo fatto un pensierino, ma un giro per Santillana lo vorrei fare e soprattutto non ho tanta voglia di continuare a camminare con questo caldo.
Lascio decidere al caso, se c’è posto al municipal mi fermo qui, altrimenti continuo.
C’è ancora posto. Anche Nils si ferma qui.
Santillana vale la sosta.
Vado a vedere la chiesa e il chiostro. Mi faccio un giro tra vicoli e piazzette.
Ritrovo gli spagnoli che avevo incontrato prima di Noja. Ricevo le ultime notizie sul marito italiano della nipote di uno de 3 e sul loro figlio dal nome veramente strano: Luca, senza s.
Mi prendo qualcosa in un una panetteria (ottima panetteria) e mangio nel cortile dell’albergue con 2 francesi e un gruppo di simpatici Slovacchi (o Cechi? Non me lo ricordo più…).
Sono in 6 ma gli zaini arrivati con l’aereo erano sono 5. Il poveretto che è rimasto senza usa a turno la roba degli altri e porta a turno uno zaino degli altri, per fortuna le scarpe le aveva ai piedi. Tutte le sere telefona per avere notizie del suo zaino, ma per ora risulta ancora desaparecido.
Qualcuno scopre che all’angolo del Museo c’è wifi. La voce corre e il gruppetto di persone cresce.
Trovo notizie confortanti sul mio problema col telefono. Ma poi iniziamo a chiacchierare e non faccio niente neanche oggi. Appena riesco a risolvere il problema quotidiano di far sapere a mia madre che sono ancora viva, sistemare il telefonino passa in secondo piano e mi dico che me ne occuperò domani.
Quando ormai è quasi buio arrivano un ragazzo e una ragazza in bici. Non c‘è più posto, ma riescono a farsi prestare 2 materassini e si sistemano nel piccolo ingresso. Penso vengano calpestati da tutti quelli che di notte vanno in bagno.


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Percorso “panoramico”

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Panorama dal percorso “panoramico”

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Arrivo a Santillana

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Chiesa

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Chiostro

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Piazza del Municipio
 
Cammini con un sacco di gente, ti fermi a far merenda con pellegrini provenienti da ogni contrada dell'orbe terracqueo...ma allora non sei così "orsetto" come volevi farci credere! :rofl: ;)
 
Fly mi fai anticipare una intuizione che ho avuto alla fine di questo cammino:
quando cammino non sono io.
Io non farei mai un mucchio di cose che sul cammino faccio tranquillamente.
Ogni tanto cerco anche di richiamarmi all'ordine, ma mica sempre ci riesco.
O forse non sono io quando non sono in cammino? Difficile da dire.
Ma vista la percentuale di giorni di cammino rispetto a quelli di non cammino, la situazione non è un granché :???:
 
31/08 Santillana del Mar – Serdio

Un po’ assonnati, un po’ infreddoliti.
Nel cortile. Dentro lo spazio è davvero minimo.
Tra scarpe, calze, zaini, cappelli, biciclette, cose da recuperare, cose dimenticate, pezzi di colazioni, saluti, Buen Camino, See you later, Hasta luego.
Stamattina sono particolarmente contenta. Me ne accorgo, ma non ne capisco il motivo. Però cerco qualcosa di negativo. Se parto con il morale così alto difficilmente potrà migliorare. Il telefono! Il fatto che non abbia ancora avuto voglia di occuparmi seriamente di lui. Adesso sì che sono un po’ arrabbiata con me. Posso partire.
Lascio Santillana quasi deserta, solo gli spazzini che puliscono le strade. Tutte le mattine si troveranno tra i piedi gente con lo zaino che li saluta. Temo che per loro sia più un fastidio che un piacere, chissà.
Tranquilli saliscendi su colline molto verdi. Ancora un po’ di nebbiolina in basso, cielo azzurro in alto.
Mi supera il tedesco con le cuffiette. Persona particolare, sempre con le cuffiette, sempre sorridente, anche se non l’ho mai visto parlare con nessuno. A pensarci bene non so neanche se è tedesco.
Una chiesa su una collina. Bello.
I 2 ragazzi in bici, già abbastanza affaticati. Non deve essere stata una notte riposante.
Qualche paesino.
La grande chiesa di San Martin de Tours, aria un po’ abbandonata, abbondante vegetazione intorno. Vicino case che hanno ancora un aspetto molto signorile, anche se non più in buono stato. C’è un’aria di abbandono, di malinconia. Ma non cupa, per qualche verso anche piacevole.
Ogni tanto si vede il mare oltre il verde.
Cobreces con la chiesa rossa e il monumento al pellegrino.
Un paese (chissà quale) con alcune vie con pavimentazione in pietra, alti muri in pietra da cui sporgono e scendono alberi e rampicanti verdi. Mi incanto a guardare. Non so, hanno qualcosa di magnetico, è difficile staccarsi.
Concha. Come fa a non rimanere impresso un paesino che si chiama così. In più ha anche quest’aria un po’ fuori dal tempo.
E sono a Comillas. L’idea era di fermarmi qui. Ma è proprio presto.
Di sicuro voglio vedere la casa di Gaudì. Vado, poi decido.
Più che soddisfatta dalla visita.
C’è anche un bigliettaio simpatico, mi fa lasciare lo zaino nel suo gabbiotto. A volte tra un bigliettaio simpatico e uno normale c'è solo un sorriso, ma la differenza può essere grossa.
Un giro per Comillas, mi sembra molto “distinta”.
Deciso, proseguo fino a San Vincente.
Nella mia scelta non considero una cosa però: è tutto asfalto e oggi il sole picchia, picchia proprio.
Mi pento a più riprese della mia decisione.
Forse potrei cercare un posto all’ombra e fermarmi un po’, ma finisce che le uniche soste che faccio sono per aggiungere un ulteriore strato di crema al mio lato sinistro, che inizia ad avere un colore un po’ preoccupante.
Arrivo all’inizio di San Vincente.
Spiagge, bar, gelaterie, ristoranti, gente, un mucchio di gente.
Noto che la mia abbronzatura è il negativo di quella dei surfisti: piedi e caviglie più abbronzati loro, piedi e caviglie bianchi io.
Uff, sono stanca, ho caldo, sono arrostita, ma soprattutto non mi piace stare qui in mezzo.
Supero il ponte sul lato sbagliato. E’ un casino attraversare. Però le frecce vanno su di qua.
E se proprio non ci entrassi in San Vincente? Un paesino piccolo mi attira di più in questo momento.
Serdio non è proprio vicino. Ci arriverei dopo le 6. E se l’albergue è pieno? La strada sembra ancora tutto asfalto. Però, se dopo l’autostrada giro qui? Sembra una stradina di campagna, arriverei a Serdio da dietro. Sicuramente più corta e mi risparmio l’asfalto. Ma allora perché non passa di lì il cammino? L’unica possibilità è andare a vedere. E allora chi se ne frega, via, si va.
Forse chi dice che la stanchezza è anche una questione di testa un po’ di ragione ce l’ha. Un attimo fa mi sarei buttata per terra, adesso mi sto facendo sta salita di gran lena.
Supero l’autostrada.
La stradina sulla destra c’è. Curiosa di vedere com’è, la prendo.
Attraverso la ferrovia e poi un ponte di legno. Corrisponde.
Si sente ancora un po’ il rumore dell’autostrada.
Una salita, questo non lo potevo prevedere, ma va bene.
Sono su, in mezzo ai campi, autostrada ormai invisibile.
Delle case laggiù. E’ Serdio, sicuro. E vai!
Entro a Serdio, molto soddisfatta della mia trovata.
Potrei arrivare direttamente all’albergue, ma non sapendo dov’è scendo fino alla strada e risalgo seguendo le frecce.
Un ragazzo con una mini chitarra sta suonando sul prato.
C’è solo una coppia tedesca, il ragazzo con la chitarra e un altro ragazzo spagnolo. Ancora un mucchio di posto. Arriverà poi la californiana che avevo già incontrato a Santa Cruz.
Scendiamo tutti nel prato.
Non capisco niente di musica e sono stonata oltre ogni limite, quindi non faccio testo, ma mi sembra che suoni e canti molto bene, in maniera molto dolce. Di quello che canta riconosco solo “Como un pajaro libre”, cantata però in maniera meno “drammatica” di quello che mi ricordo e mi piace molto. Penso che per me rimarrà legata a questo sereno tardo pomeriggio su questo prato.
Non sono più pentita delle mie decisioni di oggi, per niente.
Andiamo fino al bar.
Stanno giocando a “bolos”, quella cosa che mi sembra bocce e bowling insieme.
2 vecchietti cercano di spiegarci come funziona. Le regole più o meno, ma i punteggi sono complicatissimi, neanche i 2 spagnoli ne vengono a capo. Però assistiamo a un gran colpo, almeno così ci dicono, viene buttato giù il centrale e il pequeñito e questo sta di lato, non in diagonale.
Ci sono anche i campionati mondiali e il campione è cantabrico. Ci chiediamo in quale altro posto al mondo giochino a “bolos”, ma dopo, quando andiamo via.
Finiamo la serata mangiando tortilla e insalata di pomodori.
Un bel modo di salutare il Camino del Norte (ok, de la Costa), senza dubbio.
Spero davvero che i sogni di questi ragazzi si avverino, almeno un po’. Glielo auguro.

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Chiesa sulla collina

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Su e giù nel verde

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San Martin de Tours

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Via di ciottoli

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Calle Mayor a Concha

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El capricho de Gaudì

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Bolos: tiro abbastanza buono (almeno credo), non cade il pequeñito, ma il centrale sì
 
Potevi pur chiedere al ragazzo con la chitarrina (forse un ukulele?) di suonarti "Cicciottella"!!! :-)
E' sempre un piacere leggerti! :ok:
 
Ho la risposta! Non era un ukulele. Non che fossi in grado di capirlo, lo ha spiegato lui. Era una chitarra a 6 corde ma più piccola, se ho capito e mi ricordo bene l'ukulele ne ha 4. La chiamava guitalele, ma penso che il nome se lo fosse inventato lui.
Riguardo a Cicciotella, ho la sensazione che in Andalusia non sia ancora così famosa :)
 
01/09 Serdio – La Fuente

I tedeschi fanno i tedeschi e partono prestissimo.
Visto che sono sveglia decido che è venuto il momento.
Tolgo la scheda della memoria, la rimetto, pulisco memoria, cache, con modalità standard, con modalità non tanto standard, giro 2 volte intorno, salto sul piede sinistro, batto le mani, spengo e riaccendo. Si spaventa, mette giudizio, si collega.
Non mi è neanche sparita la mappa, dubbio che avevo avuto dopo tutte queste pulizie.
E se non si collegava? Il Lebaniego senza telefono non sarebbe stata una cosa saggia. Ma si è collegato, quindi inutile pensarci.
Ieri ho iniziato a vedere le prime frecce rosse. Fino a Muñorrodero le rosse affiancano le gialle, la croce affianca la concha.
Secondo le informazioni raccolte ieri, il bar di Muñorrodero avrebbe dovuto aprire alle 8. Ma è ancora tristemente chiuso.
Mangio qualche biscotto sulla panca davanti alla chiesa.
Saluto frecce gialle e primo tratto del mio cammino. In una mattinata ancora fresca e con residui di nebbiolina notturna entro nel secondo.
I primi che mi danno il benvenuto sono un caprone e una lumaca. Vorrà dire qualcosa? Arrampicati con calma?
Inizia la Senda Fluvial. Proprio bella.
Il Nansa è un tranquillo torrentone che scorre incassato in mezzo al bosco.
Sentiero nel bosco o lungo la riva o fiancheggiando le rocce, anche qualche tratto di passerella in legno. Piacevole e molto fresco. Sarebbe stato perfetto nel primo pomeriggio, quando il sole ti cuoce.
Vedo una specie di seggiovia a manovella per attraversare il torrente, ma è incatenata, non la posso provare.
Qualche bella pozza e cascatelle.
Indicazione per un mirador, vado. Si vede il corso tortuoso del Nansa tra gli alberi.
Si sente anche che fuori dal bosco il sole picchia per bene anche oggi.
Fine Senda Fluvial e inizio sali/scendi su colline assolate. Per ora è meno caldo di ieri e soprattutto non ho asfalto sotto i piedi.
Cades. C’è un bar. Colazione striminzita e poi non sono sicura di come funzioni la questione cibo a La Fuente. Mi prendo un panino.
Dal retro esce una signora con una cosa lunga più o meno mezzo metro.
Purtroppo mi hanno costruito con l’opzione “evitare avanzi”.
Mi scelgo un tavolo all’ombra. Scarpe e calze a prendere aria contro il muro.
Con pazienza e determinazione attacco il panino.
Ci vuole il suo tempo, ma lo faccio sparire.
Decido di dare la possibilità al mio stomaco di lavorare un po’ in pace. Intanto mi riguardo le tappe dei prossimi giorni, la follia di ieri mi ha un po’ scombinato la teoria.
Devo anche sentire Portilla e Espinama, dove è meglio prenotare. Adesso ho anche il telefono.
Inizio da Portilla, che mi sembra il più critico. Infatti. Domenica non c’è posto. Prenoto per lunedì, così ritorno alla teoria.
Come piazzo però il giorno in più?
Alla fine decido per un giorno di pausa a Espinama, potrebbe essere interessante. Telefono, hanno posto per sabato e domenica.
E anche questa è fatta.
Detto così sembra una cosa normalissima. Ma il fatto che io, in una pausa post-panino, prenda il telefono e come se niente fosse mi metta a fare telefonate in spagnolo, è una cosa assolutamente fuori dal mondo. Chi è, cos’è che ogni tanto si impossessa di me in cammino? La cosa inizia ad essere preoccupante.
Riparto.
Fino a La Fuente è su strada, ma non passano molte macchine. Caldo, ma ancora sopportabile.
Iniziano a vedersi le montagne. Ogni tanto il torrente in basso.
Chiesa di La Fuente. Peccato sia chiusa.
Chiedo a una signora per l’albergue. E’ nell’altro barrio. E’ buffo che un paese cosi piccolo abbia più di un barrio. Passo in mezzo alle case, attraverso la strada, sono nell’altro barrio.
Un vecchietto mi prende in consegna e mi porta all’albergue, raccontandomi una serie di cose di cui capisco solo che l’albergue era la scuola o poco più.
Entro e ho subito la sensazione di un posto molto ben tenuto.
Scende un ragazzo minuto con grandi occhi azzurri.
Parla in maniera molto pacata, riflettendo sempre un attimo prima di iniziare.
Non ci sono bar, ma lui prepara cena e colazione. Ottimo.
Il posto è stato ristrutturato e tutto è pulitissimo e perfetto.
Dopo le incombenze giornaliere faccio 2 passi per barrio 1 e barrio 2, gioco un po’ con un gattino bianco, mi trovo un bastone.
E’ di legno secco, quindi molto leggero, ma resistente, ha un bel colore chiaro, ha la punta biforcuta. Meglio di così.
Lo chiamo Cencerro. Gli spiego anche perché: dovrebbe essere così gentile da suonare ogni volta che lo dimentico. Non è necessario che lo faccia forte, è sufficiente nella mia testa. Spero abbia capito.
Ora di cena. Non è arrivato nessun altro. Mangiamo fuori.
L’hospitalero è vagano, quindi cena vegana. Un’insalata mista con dentro un po’ di tutto, pezzi di arancia compresi. La mangio proprio volentieri. Poi un guiso. Devo dire che non so bene cosa sto mangiando, però mi piace e ne prendo 2 volte.
Nel frattempo scopro che è polacco, è venuto qui la prima volta per fare il cammino e ci è rimasto, prima a Potes poi qui, non ha la macchina e si muove a piedi o autostop anche quando va a fare la spesa a Potes o San Vincente, quest’inverno ha ospitato ben 3 pellegrini, d’estate molti di più, quasi tutti i giorni aveva qualcuno, e l’anno prossimo con l’Anno Santo Lebaniego dovrebbero ancora aumentare. E tante altre cose.
Mi dà anche una serie di informazioni sulla tappa di domani. Il mirador di Cicera penso che lo salterò, sono 8 km in più e la tappa non è cortissima, però il sentiero nella roccia vorrei proprio farlo, sembra che ci siano solo un paio di punti un po’ critici, ma se non si soffre di vertigini non dovrebbe essere niente di difficile. Mi assicura che è ben segnato, più corto e con meno dislivello rispetto al percorso ufficiale. Sì, mi piacerebbe proprio.
Bella cena e bell’hospitalero.
Se gli albergue sono tutti così, questo cammino promette bene.

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Arrampicati con calma

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Freccia rossa --> Cammino Lebaniego

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Senda fluvial passerella

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Il placido Nansa

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Cascatelle

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Nansa visto dal mirador

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Le prime montagne

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Chiesa di La Fuente
 
Ultima modifica:

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