07/09 Horcadas – Cistierna
Colazione e poi ognuno parte con la sua meta e i suoi ritmi.
Di nuovo il maledetto stradone, ma dovrebbe essere per un tratto molto breve. Poi non dovrei più vedere asfalto per tutto il giorno. Speriamo.
Una galleria. All’uscita ritrovo il lago, che giri strani che fa.
La strada passa sulla diga. Mi piace passare sulle dighe.
Però non dovevo farlo. La deviazione per abbandonare definitivamente questo stradone era all’interno della galleria. L’avevamo anche detto ieri a cena.
Me ne rendo conto quando ho già attraversato tutta la diga. Dietro front.
Non me la posso prendere troppo con me, il piccolo tunnel pedonale era dall’altro lato della carreggiata, c’era solo una piccola freccia, potevo non notarla, sono parzialmente scusata.
Si inizia a salire leggermente. E vai, un po’ di salita mi mette subito di ottimo umore.
L’Esla. Mi farà compagnia per tutto il giorno.
Stradine, mulattiere. Qualche piccolo sali/scendi e la parete di roccia alla mia sinistra.
Un paio di paesini, ma sull’altra sponda del fiume, non li attraverso.
Dopo tutto l’asfalto di ieri mi sto proprio godendo questo pezzo.
Un rifugio per pescatori. Ne avevo già visto uno lungo la senda fluvial sul Nansa, ma questo è molto ben tenuto: veranda, tendine, posizione fantastica. Dormire una notte qui non sarebbe male. Potrei quasi appassionarmi alla pesca. L’unica cosa che potrebbe non piacermi è prendere i pesci, per il resto non la vedo male.
Calzada romana, con il selciato ancora abbastanza evidente. Erano bravi a costruire strade questi romani. Sale a fianco del versante roccioso fino al Pajar del Diablo. Si vede l’Esla e la valle dall’alto. Bello.
Giù verso il fondo valle.
Un tratto nei campi.
Inizia a fare un po’ caldo. Pausa sotto gli alberi in riva all’Esla.
Ci rimango un bel po’. La testa sullo zaino, le cavallette che mi saltano sulla pancia, il rumore e il verde argento delle foglie in alto. Potrei lentamente sparire qui.
Una panca in legno e 2 poltrone. 2 vere e proprie poltrone da salotto in mezzo ai campi. Scoppio a ridere quando le vedo.
L’Esla qui è più vivace.
Un pietrone adatto e metto un po’ i piedi a mollo.
Ci sono un po’ di mulinelli. Emanuele, tutte le elementari insieme, preso da un mulinello a 13 anni.
Mi raggiunge Carlos. Cerca un posto dove fare il bagno. Qui no. Glielo dico forse in maniera un po’ brusca. I mulinelli saranno anche piccoli, la profondità non eccessiva, però.
Ripartiamo e facciamo un tratto insieme. Gli racconto del problema delle nutrie da noi. Confondendo oreja con orilla, gli dico che ci stanno distruggendo tutte le orecchie, si diverte molto.
L’Esla ritorna placido e Carlos si ferma per il suo bagno. Io proseguo.
Lungo la riva, sulla superficie dell’acqua tranquilla, ogni tanto ci sono macchie di piccoli fiorellini bianchi. Guardo bene, non sono petali caduti dall’alto, sono proprio piccoli fiorellini sull’acqua. Micro ninfee? Ci vorrebbe il botanico da tasca.
L’Esla continua ad accompagnarmi e arrivo al Lavadero de Carbon de Vegamediana.
Questo posto mi cattura immediatamente. Non so perché.
Il nero del terreno, tutti questi edifici abbandonati, la vegetazione che li sta a poco a poco avvolgendo, la parete di roccia proprio lì dietro.
E’ come un paese. Con vie, case.
Stabilimenti di mattoni rossi con le alte ciminiere. Altri più recenti.
Binari del treno.
Scheletri di scaffali da muri sventrati. Un pezzo di parete con mattonelle bianche e un porta carta igienica.
Cumuli di macerie con pezzi di sedie e tavoli di metallo.
Mucchi di registri e dossier mezzi marci.
Uno aperto mi incuriosisce. Sono diagrammi di flusso, illeggibili, ma sicuramente diagrammi di flusso.
Questo mi dà il colpo di grazia. Sto li accucciata su questo cumulo di roba cercando di girare con un pezzo di legno pagine illeggibili e appiccicate tra loro.
Mi viene una nostalgia pazzesca. Non so neanche bene di che.
Di Termoli, delle linee di montaggio, della soddisfazione, del fatto che mi illudevo di riuscire a fare qualcosa di buono, di me a 25 anni, delle persone. Non lo so.
Purtroppo non sono una persona dalle lacrime facili (tranne quando leggo o guardo i film, li potrei causare allagamenti), non piangevo neanche da bambina, ma adesso capisco chi piange sul cammino. Questo sarebbe stato un buon momento per farlo, peccato.
Ricomincio a camminare, leggermente stordita.
Mi rendo conto che forse solo un paio di persone potrebbe capire la mia reazione davanti a un flow illeggibile. Una non la sento da un mucchio di tempo. Potrei mandargli una email e raccontarglielo. Ma mentre lo penso so già che non lo farò. Allora glielo racconto adesso, anche se non mi sente, così è facile.
Arrivo a Cistierna.
So che l’albergue è vicino alla chiesa. Chiedo informazioni e ci arrivo.
Un foglio con 5 possibili numeri di telefono da chiamare.
Il primo non risponde, il secondo non risponde, il terzo non risponde, il quarto non risponde. Io avrò anche problemi col telefono, ma lui non mi rende le cose facili.
Non ci spero più. Invece con il quinto mi va bene. Sarà qui con le chiavi tra un quarto d’ora.
Intanto arriva anche Carlos.
Malgrado l’esterno non attiri troppo, dentro l’albergue è ottimo. Al piano di sotto c’è anche una grossa cucina industriale con tutto l’occorrente. Qui ci vorrebbe la squadra cocineros pps!
Oggi ci scambiamo i compiti, Carlos si occupa del piatto forte e io di frutta e colazione.
Andiamo a fare la spesa.
Il piatto forte è arroz con verduras.
Troviamo tutto tranne le posate, ci saranno sicuramente, ma chissà dove. Io mangio con il mio cucchiaio di plastica, Carlos con un grosso cucchiaio di legno. Per il riso non è un problema, per le verdure tagliate a striscioline le mani vengono in aiuto.
Due passi in questo paesone per mandare giù il riso e poi a dormire.
Giornata non banale.
Saluto l’embalse de Riaño
El Pajar del Diablo
Vista su valle dell’Esla
Calzada Romana
Esla e 1 (non bisogna guadare eh, è la freccia che è messa un po' male)
Esla e 2
Esla e 3 con fiorellini sull’acqua
Unica foto che ho del Lavadero de Carbon, quando ormai l’avevo superato e mi sono resa conto che volevo almeno una foto, non si vede ma dietro c’è molto di più